AO: Roger, apri gli occhi, è tutto vero. Ora sono diciotto!

Australian Open

AO: Roger, apri gli occhi, è tutto vero. Ora sono diciotto!

MELBOURNE – Finale splendida che si decide solo al quinto set. Federer conquista il 18esimo Slam e sfonda la barriera della leggenda. Quinto trionfo a Melbourne

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dal nostro inviato a Melbourne

[17] R. Federer B. [9] R. Nadal 6-4 3-6 6-1 3-6 6-3

Dopo giorni di aspettative e ansia, dopo discussioni infinite, dopo mille pronostici e altrettanti pareri, l’attesa è finita: la parola, anzi la palla, passa allo spagnolo Rafael Nadal (30 anni, numero 9 ATP) e allo svizzero Roger Federer (35 anni, numero 17 ATP), che scendono in campo in una Rod Laver Arena dove manca solo che abbiano messo posti a sedere sul tetto, siamo oltre il tutto esaurito. I precedenti tra i due, è ormai arcinoto, sono di 23 vittorie a 11 in favore di Nadal, l’ultimo confronto diretto è stato a Basilea nel 2015, vinse Federer. In campo stasera 31 titoli del Grande Slam, diventeranno 32 alla fine di questo match, che è – numeri alla mano – la miglior partita di tennis possibile al mondo. La serata è splendida, la temperatura è gradevole dopo una giornata bella calda, come detto il pubblico è quello delle occasioni non grandi, ma uniche. Perfino Roger e Rafa sembrano intimiditi dall’atmosfera elettrizzante.

 

Primo set

Il primo servizio della finale lo colpisce Nadal, ci sono un paio di errori di Federer, una prima vincente, ancora dritto largo per Roger, e lo spagnolo tiene a zero, 1-0. Siamo già agli strilli “C’mon Roger”, una botta centrale dello svizzero li accontenta, primo punto per lui, poi di nuovo scambio lungo perso, 15-15, servizio esterno Roger, 30-15, dritto vincente Roger, 40-15, ancora errore, 40-30, attacco Roger, 1-1. Per ora, siamo alla fase di studio, rompe gli indugi Federer con un gran lungolinea di dritto nel terzo game, ma Nadal nonostante un doppio fallo non ha problemi a salire 2-1, per lui un nastro vincente, che ci dà l’occasione di vedere Roger esibirsi in uno scatto mica male, anche se infruttuoso, direi che fisicamente ci siamo. Il pubblico parteggia per lo svizzero, senza però esagerazioni o antisportività, che bel momento di festa per il tennis. Pareggia bene Roger spingendo e trovando ottimi vincenti, belli un paio di lungolinea, 2-2, solido ancora Rafa, 3-2, forse troppo attendista Federer in questa fase, almeno sui game di battuta dello spagnolo dovrebbe provare a rischiare qualcosa di più. Nei suoi comunque Roger viaggia spedito tirando forte servizio e dritto, a zero tiene ed è 3-3. Nel settimo game, spettacolare combinazione rovescio esterno e volée per Federer, 0-15, poi errore in risposta, poi ancora super rovescio lungolinea, 15-30, poi favoloso scambio in difesa e contrattacco Roger, 15-40, due palle break, la bella signora accanto a me che tutto è meno che una giornalista salta in piedi strillando come un’aquila (anche gli sponsor vanno accontentati), e l’errore di rovescio di Rafa manda lo svizzero avanti 4-3. Autoritario alla battuta Federer, attacchi e volée, con un ace tiene a zero ed è 5-3 per lui, partita perfetta finora la sua, adesso sembra Nadal quello troppo attendista. Controbalzo di rovescio Roger, 0-15, bell’attacco di dritto Rafa, 15-15, ace con la seconda palla Rafa, 30-15, rovescio largo di poco Roger, 40-15, risposta aggressiva Roger, 40-30, contropiede Rafa, curiosamente accompagnato da un “C’mon!” invece del solito “Vamos!”, 5-4.  Al servizio per chiudere il parziale Federer, prende un gran passante di Nadal, reagisce con l’ace e una battuta vincente, 30-15, anticipa alla grande un rovescio incross, 40-15 e due set point: l’ace dello svizzero fa esplodere lo stadio, 6-4 e un set a zero per lui. Ineccepibile avvio di Roger, farà bene Rafa a scuotersi e aumentare i giri con la pressione da fondo e il dritto, rischia di venire travolto così. Sono passati 37 minuti.

Secondo set

Inizia lo spagnolo al servizio il secondo set, Federer cerca di pressare, ma Nadal è preciso e pesante con i colpi, e tiene a 15 (altro ace con la seconda palla, inconsueto). Doppio fallo Roger ad aprire il secondo game, poi errore sullo scambio, 0-30, poi attacco Federer e nastro favorevole, 30-30, poi passante Nadal, non bene la scelta dell’attacco qui per Federer, 30-40 e prima palla break Rafa, fallita con un passante in rete, poi a rete efficace Rafa, altra palla break, e la pressione del dritto mancino sul rovescio dello svizzero ottiene il 2-0 per lui. Nel game successivo, sul 30-30, aggredisce la risposta Roger, 30-40 e palla del contro-break per lui, mail dritto lo tradisce nei due punti successivi, vantaggio interno, poi ancora gran anticipo con la risposta di rovescio Roger, parità, poi gran volée e smash, seconda palla break del game, ma scappa un dritto allo svizzero dopo uno scambio lungo, e alla fine Rafa tiene e va 3-0. Interessante la continuità con cui Federer aggredisce le risposte di rovescio, non mi stupirei se i grandi misteri degli allenamenti a porte chiuse fossero per nascondere uno sparring mancino, e tanto lavoro su quel colpo, ci ha vinto il primo set in effetti. Il calo di Federer però continua, due errori e un gran passante di Rafa nel quarto game decretano lo 0-40 e tre palle break che sarebbero definitive per il set, annulla bene le prime due Roger, ma sulla terza gli va largo il dritto a sventaglio, 4-0 Nadal e secondo parziale praticamente chiuso. In ogni caso, quasi di rabbia, reagisce Roger, tirando tutto in risposta, si prende lo 0-30, ma Rafa serve e spinge bene, 30-30, poi drittone Roger, 30-40, palla break per accorciare, e uno splendido schema con lo slice stretto seguito dal passante in appoggio diagonale gli dà l’1-4. Stanno giocando bene entrambi, la gente è entusiasta, cosa chiedere di più? Ottimo al servizio Federer, sembra di nuovo centrato, un paio di scambi da applausi, 4-2, ma Nadal non ne molla una, pressa e corre da par suo, tiene a zero il settimo game e sale 5-2. Ancora solido e brillante Federer alla battuta, si prende il 5-3 a forza di vincenti, ma Rafa ormai ha azzannato il set, tiene a zero sparando alla grandissima un paio di drittoni dei suoi, 6-3 per lui, ed è un set pari, dopo un’ora e 17 minuti. Per quanto fatto vedere finora, risultato parziale giusto, più regolare Rafa, più a sprazzi Roger, con la colpa dei due break consecutivi subiti a inizio set. C’è equilibrio, gli spettatori sono felici come pasque.

Terzo set

Il cielo sopra la Rod Laver Arena si è fatto buio, e i riflettori sono accesi, quando Federer va al servizio in apertura di terzo parziale, stecca un paio di colpi, sbaglia una volée complessa ma non impossibile per lui, si fa trascinare ai vantaggi dal 40-15, e addirittura, con un brutto dritto, concede una palla break, annullata con l’ace. Poi ancora dritto decisamente facile in rete, seconda palla break, e ancora ace, ma poi di nuovo volée da chiudere a occhi chiusi sul nastro, terza palla break, e terzo ace ad annullarla, fa tutto lui, poi errore Rafa (da quanto non sbagliava lo spagnolo?), vantaggio interno, scambio duro vinto di forza da Roger, ed è 1-0, che game, era importantissimo per lo svizzero. Nadal senza colpe, sinceramente, non poteva fare molto altro. Nel game successivo due punti pazzeschi di Federer, botte a tutto braccio in serie, 0-30, ma Rafa resiste agli attacchi da campione, 30-30, poi dritto lungolinea in controbalzo da alieno di Federer, si sentono del “My God” e dei “Are you kidding me?” perfino in tribuna stampa, palla break, risposta potente ed errore Rafa,  break e 2-0 Federer. Ogni punto è un “C’mon” ora per lo svizzero, serve&volley, poi due ace, tiene a zero, 3-0 per lui, mamma mia che accelerata di classe Roger. Sembra frastornato Nadal, sbaglia diversi colpi non da lui, Federer molla un rovescio in cross spaventoso dall’alto in basso, 15-30, poi quattro legnate consecutive più schiaffo al volo di dritto, 15-40 e due palle del secondo break per Roger,  le annulla con coraggio e bravura Rafa (dritto e servizio), poi ancora spaventoso lo svizzero con il cross di dritto, terza opportunità per lui, cancellata dall’ace centrale di Nadal, anche questa è classe, eccome. Scappa il rovescio allo svizzero, vantaggio interno, ancora Roger in lungolinea a spingere, Rafa a trovare bene il servizio, vantaggio interno, rovescio anticipato in risposta mostruoso Federer, parità, altrettanto mostruoso Rafa sempre con il cross di rovescio, vantaggio interno, e poi dritto a chiudere, 3-1. A zero Roger per il 4-1, vincenti da ogni parte del campo, anticipi fulminanti, e di là Rafa che risponde colpo su colpo, con grinta da far paura. Ma cosa ci stanno facendo vedere questi due, siamo in 15.000 a bocca aperta, che finale, che torneo. Già che ci siamo, arriva anche il fidanzamento in diretta sulla tribuna a destra dell’arbitro durante il cambio campo, inquadrato dai maxischermi con ovazione anche per i ragazzi protagonisti. Per quanto possa interessare, e per completezza di cronaca, lei ha detto sì. Vamos. Nel sesto game a Nadal scappano lunghi un paio di colpi, 30-30, poi ancora anticipo diagonale di rovescio, quanti punti fatti con quel difficilissimo colpo stasera da Roger, 30-40 e palla break, e l’ennesimo rovescione in risposta dello svizzero gli dà il secondo break del set, e lo manda a servire sopra 5-1. Sul 30-30, doppio fallo Federer, e palla break Nadal, ma lo sventaglio di dritto di Roger è una sentenza e annulla, poi servizio vincente, e siamo al set point, sprecato con un brutto slice dallo svizzero, parità, poi dritto lungo, e seconda palla break Rafa, ma gran servizio centrale Roger, annullata, poi ancora prima palla pesante, e secondo set point, la stop volley vincente appoggiata da Federer provoca la standing ovation di un pubblico oltre l’entusiasmo, e soprattutto provoca il 6-1 in suo favore, due set a uno per lui. Il cambio di marcia e il livello di gioco raggiunto da Roger in questo terzo set è da cineteca, ora tocca a Rafa far vedere di che pasta è fatto, match epico. Siamo appena oltre le due ore.

Quarto set

Parte alla battuta Nadal nel quarto set, Federer lo attacca appena possibile, ma lo spagnolo regge e sale 1-0, Roger ottimo ancora in spinta e a rete, e con un rovescio pazzesco per rendimento, tiene per l’1-1. Sul serio, ha fatto cose da Wawrinka al top con quel colpo stasera. Bravissimo Rafa a salire a sua volta con la spinta e le percentuali, non ha alternative per evitare l’arrembaggio dello svizzero, 2-1 per lui. E nel game successivo, infatti, continua a martellare solido Rafa, trova il 15-40, e alla seconda palla break la volée in rete di Federer gli dà il 3-1. Meno appariscente, ma altrettanto notevole è la reazione di Nadal al set perso, grinta, corsa e botte di dritto, che campione anche lui. Nel quinto game, è lo spagnolo alla battuta, si va ai vantaggi, Roger spinge e Rafa difende, due parità, il punto che manda Rafa sul 4-1, un chop di dritto diagonale che definire felpato è poco, fa esplodere la Rod Laver Arena, spettatori con le bandiere svizzere compresi, qui ormai non ci sono più tifosi di uno o dell’altro, sono solo tutti felici di esserci. Quasi a voler far tornare tutti sulla terra, dal paradiso tennistico dove ci hanno portati questi due fenomeni, Roger spara lungo tre metri uno smash banale, e poi sul 30-40 concede palla break, cancellata da un ace, poi serve&volley vincente, e ancora ace per il 4-1. Bel rischio per lo svizzero, se vuole evitare un quinto set terribile fisicamente, deve provare a rimontare adesso. Ma Nadal non è dello stesso avviso, serve bene e apre il campo mulinando il dritto, e con un ace a sua volta tiene per il 5-2. Sta sbagliando qualcosa adesso Roger, si va ai vantaggi anche nell’ottavo game, comunque tiene lo svizzero per il 5-3, ed è il turno di Rafa andare alla battuta per portare la partita al set decisivo. Perfetto Nadal, tiene a zero senza offrire la minima opportunità a Federer, 6-3 per lui, ed è quinto set. La gente non sta più nella pelle, sono passate 2 ore e 38 minuti, sta per iniziare l’ultimo set giocato di un Australian Open memorabile, se non leggendario.

Quinto set

Pausa prima di riprendere il gioco, Federer lascia il campo qualche minuto per un trattamento medico, al rientro va al servizio e si trova subito sotto 15-40, due palle break, annulla la prima con il dritto, ma sulla seconda lo stesso dritto gli scappa largo, 1-0 Nadal al quinto con break, è durissima per lo svizzero ora. Ci prova ancora Roger, va 15-30, ogni punto è un’ovazione, il clamoroso (ennesimo) rovescio anticipato chiuso in diagonale, che gli dà il 15-40 e due palle dell’immediato contro-break, fa tremare lo stadio. Sulla prima errore sul nastro di Roger, sulla seconda grande Rafa con il dritto, poi nastro favorevole allo svizzero, terza palla break, ma ancora splendido in tenuta e contrattacco Nadal, parità, poi ancora drittone, vantaggio interno, e l’errore dello svizzero decreta il 2-0. Roger è nei guai adesso. Bravo però Federer a muovere subito il punteggio e rimanere attaccato, con un gran game di servizio, 2-1. Di nuovo all’assalto della battuta di Rafa lo svizzero nel quarto game, ancora splendido il rovescio, 30-30, poi 40-40, poi lungolinea favoloso, vantaggio esterno e palla del controbreak, la quarta del set, e qui è favoloso il cross di rovescio dello spagnolo ad annullarla, poi vantaggio interno e 3-1 Nadal, che belva che è Rafa. Sempre in spinta con tutti i colpi Roger, commovente a non arrendersi, siamo a oltre tre ore di battaglia tiratissima, tiene a 15, 3-2. Spara ancora il rovescio vincente Roger (non li ho contati, ma sono stati veramente tanti), 0-15, dritto in rete Nadal e pugnetto con urlo Roger, 0-30, stecca Roger sulla riga presa da Nadal, 15-30, servizio e dritto Nadal, 30-30, poi esce lungo il dritto a Nadal, 30-40, quinta palla break del set, l’urlo della folla è assordante, Nadal ancora servizio e dritto, mostruosa la tenuta dello spagnolo a livello mentale, poi errore in risposta Roger, poi errore anche Rafa, poi ancora rovescio pazzesco chiuso da Roger, sesta palla break, e alla fine arriva il 3-3 con l’errore di Nadal. Standing ovation. Alla grande nel game di servizio successivo Federer, splendido a rete e con il servizio, 4-3 per lui, tutti in piedi. Infiniti, pazzeschi, strepitosi entrambi. Ottavo game, slice perfido Roger, poi attacco a rete, 0-30, doppio fallo terribile Rafa, 0-40, tre palle break che manderebbero Federer a servire per il match. Picchia duro con il dritto Rafa, 15-40, poi serve bene, 30-40, stecca la risposta Roger, 40-40, occasione enorme sfumata per lo svizzero, poi uno scambio indescrivibile, venti botte a tutto braccio chiuse dal dritto di Roger, quarta palla break del game, annulla alla grande Rafa ancora con la prima palla, poi di nuovo dritto pazzesco Roger, quinta palla break, e l’errore di Rafa manda Roger sul 5-3 e servizio. Mamma mia.

Risposta vincente Rafa, 0-15, errore di rovescio Roger, 0-30, ace Roger, 15-30, a rete bene Rafa, 15-40 e due palle del controbreak, ace Roger, 30-40, sventaglio clamoroso Roger, 40-40, è una bolgia lo stadio, servizio vincente Roger, ed è match point. Dopo una seconda contestata e chiamata buona dal falco, errore di dritto Roger, poi ancora ace e ancora match point. Il dritto in diagonale che si stampa sulla riga tirato da Roger Federer è l’ultima palla colpita in questo incredibile, pazzesco Australian Open, ed è anche la palla che lo consegna per sempre, ancor più di prima se possibile, a quella dimensione che non si può più davvero chiamare storia, e nemmeno leggenda, ma Mito. E non ci va da solo, ma con colui che ha diviso con lui il campo stanotte. Grazie a voi, Roger e Rafa, Dio se ci eravate mancati.

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ATP

Djokovic invincibile: batte Thiem in 5 set e vince l’ottavo Australian Open

MELBOURNE – In netta difficoltà, sotto due set a uno, il campione serbo resetta e ritrova il suo tennis. 17° Slam, Nole ritorna anche numero uno del mondo

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

[2] N. Djokovic b. [5] D. Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

Ogni volta che lo crediamo possibile, ogni volta che la sorpresa sembra davvero a un centimetro dal concretizzarsi, questi tre fenomeni spostano l’asticella un centimetro più in là. E alla fine vincono. Non ha fatto eccezione oggi Novak Djokovic, sotto due set a uno contro Thiem e – apparentemente – in balia completa del palleggio e delle bordate dell’avversario. Ha ricomposto le idee, ha ritrovato risposta e precisione nei colpi e si è proclamato padrone degli ultimi due set e poi vincitore del suo ottavo Australian Open, diciassettesimo Slam totale. A tre lunghezze dal record di Federer, a due dall’inseguitore Nadal. Sembra davvero non esserci niente da fare: a New York Medvedev ci era andato vicino, ci è andato vicino anche Thiem oggi ma non c’è stato verso di spodestare i campioni dal loro trono. Ah, a proposito di spodestare: Novak Djokovic tornerà anche numero uno del mondo tra poche ore.

INTRO E NUMERIIl clima è perfetto per giocare a tennis stasera a Melbourne, fresco il giusto, appena appena ventilato. Dopo una toccante cerimonia in onore del corpo dei pompieri dello stato di Victoria, il catino della Rod Laver Arena, strapieno in ogni ordine di posti, accoglie con un boato l’ingresso in campo di Novak Djokovic e Dominic Thiem, che si apprestano a chiudere l’edizione numero 108 dell’Australian Open. Per l’austriaco è la terza finale Slam, la prima sul cemento (le precedenti due perse al Roland Garros da Rafa Nadal, 2018 e 2019), per il serbo è la venticinquesima (fa effetto scrivere questi numeri ogni volta che si parla dei “mostri sacri”), 16 vinte, di cui sette qui.

 

A questo suo ottavo atto conclusivo in Australia Novak si presenta con un bilancio di 74 partite vinte e 8 perse a Melbourne, impressionante (solo Roger Federer gli è davanti, con un ancor più impressionante 102/15). 8 finali qui sono comunque un record assoluto, superato sempre Federer che ne ha giocate 7. Djokovic le sue precedenti finali le ha vinte tutte, e va per il 17° titolo Slam, Thiem va per il 17° titolo complessivo.

PRIMO SET – Inizia Nole al servizio, due ace consecutivi già nel primo game per il serbo, in quello successivo è già battaglia ai vantaggi, dopo uno scambio a rete arriva una palla break per Djokovic. Dritto sotto il nastro di Dominic e siamo 2-0: si alzano i cori “Nole, Nole”, ci sono gruppi di tifosi serbi che definire chiassosi è poco. Djokovic è partito a tavoletta, serve benissimo e sciorina ottime soluzioni in attacco (una gran palla corta in avanzamento), Thiem sembra ancora dover entrare in partita. In 13 minuti siamo 3-0 Nole, l’impressione è che voglia tenere sott’acqua da subito l’avversario, rischiando per primo, sapendo quanto potrebbe diventare pericoloso dovesse diventare una lotta a mazzate. Ineccepibile tatticamente, ma non lo scopro certo io ora. 16 punti a 7 nei primi 3 game, poco altro da dire.

Grande scambio nel quarto game, con tweener di Nole chiuso a rete da Dominic, l’austriaco muove il punteggio tenendo un servizio, Djokovic allunga 4-1. Il problema per Thiem è che finora ha fatto 3 punti su 15 in risposta. Onestamente, rispetto alle tante volte in cui l’ho visto fare la parte del muro inscalfibile affrontando bombardieri vari e giocatori brillanti, concentrato quasi solo sul contrattacco, stasera Nole mi sta piacendo molto, proprio perché lo vedo prendere l’iniziativa per primo. La qualità per farlo ce l’ha eccome, certi anticipi aggressivi sono splendidi, come detto è un piano tattico necessario visto il mazzuolatore instancabile che ha davanti, ma tant’è, il Djokovic da uno-due di oggi è spettacolare. Nel settimo game si capisce bene cosa intendo: l’iniziativa se la prende Dominic a fucilate, Nole è costretto alla difesa, e non ne esce, subendo il contro-break a 15: 4-3, il match si fa veramente interessante.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Tutta la classe in risposta del serbo, che mette un dritto in allungo, porta al 30-40 e a una palla break per ritornare in vantaggio, ma Thiem la annulla bene a rete, per poi scatenare i suoi attacchi e pareggiare 4-4. Punti da ovazione in serie adesso, bellissimo uno smash da fondocampo del serbo, ma da qualche minuto si sta giocando la partita che vuole Dominic, che potrebbe diventare incontenibile. 5-4 Djokovic, molto equilibrio, bene il serbo che cerca di togliere ritmo e certezze all’avversario: un brutto errore di dritto dell’austriaco porta a palla break che è anche set point. A tutto braccio, e margine zero, Thiem la annulla, due rovesci a una mano impattati alti davanti al corpo sono spaventosi; commette anche diversi gratuiti, ma tirando così forte è impossibile evitarli. Arriva così un secondo set-point, e beffardamente è il primo doppio fallo di Dominic a consegnare il parziale a Nole. Un brutto dato per Thiem è il 23% di punti fatti con la seconda palla (dall’altra parte, 80% di prime in campo per il serbo). L’austriaco ha 12 vincenti e 16 errori (Djokovic 9/14), un set teso, emozionante.

EMERGE DOMINIC – Nel secondo set, per la prima volta Dominic tiene un servizio senza andare ai vantaggi, poi spara un rovescio lungolinea irreale, dalla tribuna a occhio eravamo sopra i 150 kmh (ma comodamente!). Nole accusa il cazzotto, e con un doppio fallo (seconda tirata a 180, non vuole proprio entrare nello scambio) offre palla break, la annulla, se ne prende un’altra Thiem con due bombe di dritto, si salva bene in attacco ancora Djokovic, ma sta vacillando. Terzo errore, terza palla break, e stavolta la seconda palla di servizio – fuori di un metro – viaggiava a 192 kmh: che roba, break Dominic, ma autentica follia di nervi da parte di Nole. Non capita spesso di vederlo tanto in difficoltà nel gioco da fondo, e nel palleggio in pressione, tanto da volerlo evitare a tutti i costi. Nel primo set era stato eccezionale a gestire con intelligenza e classe l’irruenza dell’avversario, ora però è nei guai, siamo 3-2 e battuta per Thiem. Gli dà una gran mano Dominic commettendo doppio fallo e regalandogli una palla break, ma due bastonate di dritto risolvono il problema dell’austriaco, che sale 4-2.

Due game dopo, Thiem va di nuovo sotto con un paio di gratuiti evitabili (come se perdesse la pazienza, ma non dovrebbe: il pallino del gioco lo ha lui), giustamente Djokovic annusa l’occasione e la azzanna, piazzando il contro-break. Che fenomeno che è nei momenti importanti, siamo 4-4. Ma subito dopo, un altro game “horror” per lui: un doppio fallo, due time-violation per perdita di tempo alla battuta – che gli costano l’obbligo di servire direttamente una seconda sulla palla break – e un dritto facile sparato sui teloni. Ancora break Thiem, che va al servizio per il set sul 5-4, questi attimi di nervoso e perdita di lucidità da parte di Nole sono strani. Un fuoriclasse come lui ne ha viste e affrontate di tutti i colori, fa specie vederlo così a disagio in campo. Ben contento dell’omaggio, Dominic scatena quattro missili e chiude il parziale, 6-4 e un set pari, match che va a strappi, sia tecnicamente che emotivamente. In totale ora siamo a 25 vincenti e 27 errori per Thiem, 16/27 Djokovic; il dato deficitario per il serbo è però il 36% di punti fatti con la seconda, d’altronde quei due game “da matto” pesano.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

TESTA AVANTI DOMINIC – Sgradevole discussione con l’arbitro Dumusois (quello del match fra Fognini e Sandgren) per Nole, che a fine set gli dice “Bravo, ben fatto, ti sei reso famoso!” con il pollice alzato e la faccia polemica, ma i “time violation” erano corretti: Nole è molto nervoso ora. Nel primo game del secondo set, dopo un momento ancora polemico di Djokovic col pubblico (che aveva fatto il classico “oooh” di delusione per una pallata che sarebbe stata vincente di Dominic deviata fuori dal nastro), arriva il break in avvio per Thiem. Reazione immediata di Nole, che con una bellissima combinazione palla corta e volée si procura l’occasione del contro-break, ma il rovescio lungolinea sontuoso dell’austriaco gliela cancella, siamo 2-0. I serbi provano a incoraggiare Djokovic, ma sembrano meno convinti pure loro, nel frattempo Nole sembra in rottura prolungata, mette due palle di fila sotto la rete, scuote la testa e appare anche rigido con le gambe. Un altro tracciante lungoriga di rovescio di Dominic porta al 15-40 e a due palle del 3-0 e doppio break, una seconda palla a 188 kmh stavolta buona (di nuovo tirata a occhi chiusi), seguita però da un dritto sul nastro, sono fatali al serbo. Thiem non rallenta, poco dopo, sotto 4-1, Djokovic chiama il medico, e prende una pastiglia. In scioltezza Dominic va 5-1, dall’altra parte c’è poca resistenza adesso, solo qualche colpo a sprazzi. Alla battuta per chiudere Dominic si disunisce, forse a causa della tensione. Sciupa tre set-point e deve affrontare una palla break, ma Djokovic spreca in risposta e quando sono passate 2 ore e 29 minuti è 6-2 e due set a uno per Thiem. Nole esce dal campo per la pausa.

IL RUGGITO DI NOLE – Facce preoccupate nel box serbo, Djokovic rientra dopo cinque minuti di trattamento medico: vediamo se avrà le risorse per rimontare. Nole tiene il primo game di servizio, si alzano i cori di incoraggiamento, ma poco dopo, sull’1-1, è palla break Thiem: bravo Djokovic a salvarsi con il serve&volley, poi ancora bene a rete, e con un nastro favorevole sale 2-1. Certo non sono bei segnali per lui dover fare i ricami al volo per fare punto, dura vincerla così. Nonostante non ci sono grandi pericoli per chi serve, però, Nole pare essere più sciolto e pimpante. Dominic, da parte sua, continua a mollare manate spaventose sia di dritto che di rovescio. Un grandissimo punto in attacco dell’austriaco, nel sesto game, lo porta 3-3, il pubblico salta e grida intorno alla tribuna stampa. Negli suoi ultimi due turni di battuta Djokovic è stato autoritario, in quelli di Thiem si è fatto aggressivo, non è mica finita. Sotto 4-3, Dominic commette una sciocchezza a rete, poi subisce una risposta, e si ritrova 15-40. La prima palla break la annulla di dritto, sulla seconda spara lunga un’accelerazione, e siamo 5-3, con Nole al servizio per andare al quinto. Senza tremare il serbo tiene a zero, 6-3 ed è quinto e decisivo set. Bravissimo Djokovic a resistere in difficoltà all’inizio del parziale, brutto passaggio a vuoto di Thiem nel momento cruciale. Sono passate tre ore e 11 minuti, nel quarto set l’austriaco è nuovamente sceso a un tremendo 22% di punti fatti con la seconda palla di servizio.

IL TRIONFO – Si ringalluzziscono i cori dei tifosi di Djokovic, e ne hanno ben donde: Dominic adesso appare meno lucido e convinto, tira sempre fortissimo ma sbaglia molto, Nole è più tranquillo, a questo punto potrebbe succedere di tutto. Nel terzo game, sventaglio fallito da Thiem, ed è palla break Djokovic: il gratuito in lunghezza dell’austriaco regala a Nole un vantaggio che potrebbe essere decisivo, che tensione sia in campo che sugli spalti. Si arrabbia con se stesso Dominic, reagisce a sua volta di rabbia e grinta, arriva a 30-40 e palla del contro-break, ma la sbaglia di dritto, con conseguente sospiro di delusione di tre quarti del pubblico, a parte ovviamente i tifosi serbi. Seconda palla break Thiem, serve&volley Djokovic, ma il passante è lungo. Poco dopo, è 3-1 Nole, le occasioni mancate dall’austriaco stanno pesando tanto, è una partita più emozionante e tesa che bella. Ammirevole la sovrumana capacità di Djokovic di rimanere a galla davanti alle bordate che gli arrivano addosso da tre ore e mezza, e in qualche modo trovare la strada per uscirne in vantaggio alla fine, siamo 4-2.

Dominic continua ad andare in difficoltà ogni volta che serve la seconda palla, e quando dopo tre vantaggi un rovescio in rete dà la palla del 5-2 con due break a Nole, è come fosse un match point. Si salva col servizio Thiem, e accorcia sul 3-4, ma è appeso al proverbiale cornicione adesso. Un’ora fa pareva poterla vincere, è dura psicologicamente per lui. Con freddezza Nole sale 5-3, servendo bene Dominic arriva al 4-5, siamo in dirittura d’arrivo. Due errori di Thiem, e un ace di Djokovic, portano il 40-15 e due match point, il primo è quello che dà a Nole il 17esimo trionfo Slam, ottavo qui a Melbourne, incredibile. Delusione tremenda per Dominic, ma le risorse di un campione come Djokovic sono infinite. Rispetto e ammirazione, null’altro da aggiungere.

Novak Djokovic e Dominic Thiem – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

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Sofia Kenin con il trofeo - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

[14] S. Kenin b. G. Muguruza 4-6 6-2 6-2 (da Melbourne, il nostro inviato)

Alla fine di un pomeriggio fresco e piovoso, almeno 20 gradi in meno di ieri, sotto il tetto chiuso della Rod Laver Arena entrano in campo Garbine Muguruza e Sofia Kenin per giocarsi il titolo degli Australian Open 2020. I precedenti sono 1-0 per Kenin, il primo turno di Pechino l’anno scorso, in tre set. Entrambe hanno vinto contro pronostico (bizzarramente, con lo stesso identico punteggio, 7-6 7-5) le rispettive semifinali, su Halep e Barty. In particolare, la vittoria di Sofia su Asleigh ha procurato una delusione globale, a livello mediatico, dura da digerire per gli appassionati australiani.

Il confronto tecnico vede di fronte due giocatrici sotto certi versi simili, se parliamo della propensione alla spinta costante in palleggio, con Garbine più potente, Sofia più manovriera e incline all’utilizzo della palla corta per destabilizzare l’avversaria in verticale. Sull’1-1, un paio di grandi accelerazioni di Muguruza (bellissimo un rovescio anticipato in risposta) portano al primo break, 2-1 per la spagnola. Garbine e Sofia lottano senza risparmiarsi, il ritmo è notevole, l’impressione è che la partita la stia facendo Muguruza, in tanti scambi Kenin viene cacciata fuori dal campo. Notevole l’intelligenza tattica di Sofia, che sotto nel punteggio alza il livello di rischio e spinge a tutta anche palle che di solito non colpirebbe in accelerazione, ma la cosa non impedisce alla spagnola di salire 4-2. Stringe i denti la statunitense, salva il game successivo annullando quattro palle del secondo break (tre consecutive), poi due doppi falli consecutivi di Garbine le consegnano il 4-4.

Un passaggio a vuoto evidentissimo di Muguruza, che pareva avere il set in mano, la solita bravura di Kenin dal punto di vista agonistico, lei non molla mai, va anche sotto, ma se le concedi un mignolo si mangia il braccio fino alla spalla e ritorna in gioco. Sono qualità straordinarie e non allenabili più di tanto, o ce l’hai o non ce l’hai. Tocca quindi a Muguruza alzare ulteriormente il ritmo, sappiamo tutti che il livello da fuoriclasse lo ha eccome, e lo dimostra pressando in modo incisivo e brekkando ancora per salire 5-4. Alla battuta per chiudere il parziale, la spagnola non trema, spinga subito dopo il servizio, e tiene a 30, 6-4 e un set a zero per lei.

Garbine Muguruza – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

15 vincenti, 17 errori Garbine, 9/15 Sofia, in generale quella che ha voluto e potuto rischiare di più si trova in vantaggio, giusto così. Alla fine di una godibile “It’s raining men” sparata a mille dal dj, nella versione originale delle Weather’s Girls invece che quella più pop ma apocrifa di Geri Halliwell (personalmente approvo), si ricomincia. Il pubblico intorno a me è positivo senza essere entusiasta, certo i biglietti da centinaia di dollari per stasera erano venduti da tempo, ovviamente le persone sono venute (stadio pieno), ma non avere in campo Barty per una festa “aussie” annunciata ha il suo peso e si percepisce.

Avvio di secondo set autoritario per chi va alla battuta, poi nel quarto game Kenin dà tutto e ottiene un 30-40 a furia di “c’mon” urlati a ogni punto: palla break convertita e 3-1 per lei, con allungo sul 4-1, non molla la giovane moscovita trapiantata (da piccola) e creata come tennista in Florida, ammirevole. La sensazione è che non tutti la amino, alcuni atteggiamenti sono in effetti al limite tra il sacrosanto agonismo e l’arroganza (le urla anche se c’è un errore dell’avversaria), ma avrà tempo per limare anche questi dettagli, nel frattempo si sta giocando partite storiche, brava lei e basta.

Tecnicamente, Sofia si fa preferire dal lato del rovescio, ma di un nulla, pure a destra mena che è un piacere. Dall’altra parte, Muguruza la conosciamo, ed è un piacere rivederla ai livelli che le competono, bombe con tutti i fondamentali, non si ottengono i suoi risultati e la sua (passata) classifica per caso. Si arriva al 5-2 per la statunitense, un paio di rispostone di Kenin mettono a rischio il turno di battuta di Garbine. Siamo 30-40 e set-point, convertito subito grazie all’errore della spagnola: 6-2 e un set pari, ma la cosiddetta “inerzia del match” ora è dalla parte di Sofia. Fisio in campo per Muguruza, le dà un’occhiata alla schiena, speriamo tutto a posto. Dal momento del break del 3-1, abbiamo 13 gratuiti di Garbine, sono tanti in 5 game.

 
Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

I primi punti del terzo set preoccupano, con alcune pallate della spagnola che volano lunghe di metri, osservandola con attenzione mi sembra un po’ rigida in effetti. Kenin tiene il servizio in scioltezza, Muguruza pareggia, Sofia va 2-1, negli ultimi sei turni di battuta la statunitense ha perso solo sei punti. Non si capisce bene, dalla tribuna, quale sia (se c’è) il problema fisico di Garbine, sta di fatto che quando non serve lei, e in generale quando si giocano gli scambi, ha perso tanta efficacia e incisività. Con coraggio e bravura, spingendo tutto, Muguruza pareggia 2-2, siamo a un’ora e 40 minuti di partita. Un erroraccio in rete di Kenin procura tre palle break alla spagnola, l’urlo della Rod Laver Arena fa ben capire le simpatie dei tifosi australiani. Due rovesci lungolinea vincenti di Sofia cancellano le prime due, un dritto lungolinea da urlo salva la terza, un ace la manda a vantaggio interno. Quattro winner di fila, mamma mia che qualità e che classe nel momento fondamentale. Il passante di dritto (quinto vincente consecutivo) che la porta avanti 3-2 vede la standing ovation dello stadio, strepitosa Kenin, si è letteralmente conquistata il rispetto e il sostegno del pubblico a forza di prodezze nel giro di un minuto, roba che non si vede tanto spesso.

Muguruza accusa il colpo, con alcuni errori evitabili si fa riprendere da 40-15, e con un doppio fallo regala il break a Sofia, 4-2. La statunitense è lanciatissima adesso, come detto buona parte dei tifosi presenti è con lei. Il servizio vincente che consegna a Kenin il 5-2 viene salutato da un’ovazione, fa davvero effetto dal vivo percepire come Sofia sia stata capace di diventare, in mezz’ora di gran tennis e cuore messo in campo, se non una favorita dello stadio, quantomeno non la “cattiva” della favola di stanotte. Personalmente, mi ricorda quello di cui era stato capace Daniil Medvedev col difficilissimo pubblico dell’Arthur Ashe di New York, che era passato dall’odiarlo cordialmente al sostenerlo almeno al 50% contro un idolo come Nadal.

Il primo match point per lei viene salutato da un applauso assordante, il doppio fallo (tre in tutto nel game, momentaccio) di Garbine che le regala il primo Slam della carriera fa alzare in piedi tutti, per applaudirle alla fine entrambe. Bravissima, bravissime. Serena e Venus Williams sono in dirittura d’arrivo (Kenin da lunedì sarà la nuova numero uno USA, superando proprio Serena), Stephens e Keys non sono abbastanza continue, Gauff è ancora una bambina: ma il tennis femminile USA con Sofia può stare abbondantemente tranquillo. E rivedere una campionessa come Muguruza in fondo ai tornei che contano è un piacere, alla fine bella serata sotto tutti gli aspetti.

Sofia Kenin e Garbine Muguruza- Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

MUGURUZA“Sarò breve, sono emozionata (voce rotta). Congratulazioni Sofia, incredibile, non sarà la prima vittoria per te. Ringrazio il mio team, che ha sofferto qui con me, Conchita, tutti. Voi tutti siete quello che rende speciale un momento come questo, grazie di essere venuti qui. Due settimane indimenticabili, ci siamo sentite tutte a casa”.

KENIN“È il mio primo discorso, ce la metterò tutta! Congratulazioni Garbine, a te e al tuo team. Il mio sogno è diventato ufficialmente reale, quindi tutti, se avete un sogno, credeteci, diventerà vero! Grazie a tutti, agli sponsor e all’organizzazione, non vedo l’ora di essere di nuovo qui. Le due settimane migliori della mia vita, dal profondo del cuore! E alla fine, grazie a mio padre, mia madre, il team, chiunque mi stia guardando, grazie di cuore”.

Sofia Kenin – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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Australian Open

PREVIEW – Australian Open: Djokovic contro Thiem, una finale inedita e molto tosta

Nole è indiscutibilmente favorito per il titolo dell’Australian Open. Ma di fronte avrà un tennista maturo, motivato e capace di tenere il suo ritmo a lungo. E che lo ha battuto quattro volte su dieci

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Dominic Thiem e Novak Djokovic - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il torneo di singolare maschile di questi Australian Open è cominciato con un grande interrogativo: esiste qualcuno che sarà in grado di sconfiggere Novak Djokovic?

Il cannibale serbo arrivava a questa edizione 2020 da campione in carica e primatista assoluto nella storia in termini di titoli vinti, ovvero sette, più di Roger Federer e della leggenda di casa Roy Emerson. In ATP Cup, il nuovo aperitivo in vista del primo Slam stagionale, Nole ha trascinato la sua Serbia al trionfo, vincendo tutti i suoi punti in singolare. E che punti. Djokovic ha infatti piegato in serie Anderson, Monfils, Shapovalov, Medvedev, e soprattutto, in finale, il suo principale avversario per la corsa a n.1 del mondo, Rafa Nadal, in due set equilibrati ma in cui si aveva la sensazione che il serbo avesse sempre qualcosa in più. La domanda era dunque più che lecita. Anzi a molti poteva suonare perfino retorica

Perché per battere un Djokovic al cento per cento delle sue facoltà fisiche e mentali sulla Rod Laver Arena servono delle qualità straordinarie. Serve innanzitutto la capacità di tenere il ritmo e la concentrazione da fondocampo. Perché a meno che non ti chiami Federer, sai che la partita sarà una lotta, in cui a fare la differenza saranno le cose che ti fanno fare la differenza nel tennis moderno: percentuali di prime di servizio, capacità di sfondare con i propri fondamentali, guadagnare campo e non farsi trovare impreparato nel momento di concretizzare. Insomma, giocare solido. Quello che Nole fa meglio di ogni altro essere umano.

Novak Djokovic – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Serve la condizione atletica per mettere in pratica questo tennis per almeno tre ore, ma eventualmente anche 4 o 5. Perché non ti basteranno uno o due colpi potenti per conquistare un punto. Ne potrebbero servire 8, 9, persino 10, ripetuti centinaia di volte, per portare a casa un set e poi un altro set, e poi forse il match. Per tirarli tutti questi colpi non basta un grande braccio, ma servono anche delle gambe che girano maledettamente veloci. Come quelle di Nole.

Serve, infine, la capacità di reggere ai mille urti psicologici che possono arrivare in un match del genere. Non giriamoci attorno: è molto difficile che la finale si concluderà in tre set. Solo due volte Nole ha perso una finale Major senza vincere nemmeno un parziale, la prima contro Roger agli US Open e nel 2013 contro Murray in finale. Insomma, bisogna essere psicologicamente pronti al fatto che anche se sei in svantaggio lui potrebbe sempre rimontarti. E che sei sotto difficilmente ti concederà molte chance di recuperare. E, che, infine, nella stazione delle occasioni di treni se ne fermano pochi.

Tutto ciò serve per battere Djokovic nel campo in cui lui forse si sente più a suo agio al mondo. E, forse, in questo momento, anche inclusi Nadal e Federer, il tennista che è maggiormente in possesso di queste qualità porta il nome di Dominic Thiem. In palleggio da fondo, l’austriaco è letteralmente mostruoso. La sua palla è complessa, pesante, arrotatissima, di dritto e di rovescio, in grado sia di impedire all’avversario di attaccare facilmente, sia, all’occorrenza, produrre vincenti o comunque colpi in grado di fargli guadagnare campo.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Inoltre, il 26enne viennese è, con tutta probabilità, il miglior atleta nel circuito ATP. Le sue doti fisiche, costruite grazie al costante e durissimo allenamento (potete farvene un’idea qui), gli permettono ormai di giocare il suo tennis così dispendioso molto molto a lungo, senza calare mai di rendimento. Sul suo killer instinct, soprattutto se paragonato a quello dei big 3, si sollevano maggiori perplessità. Non sempre Thiem riesce a giocare i punti decisivi alla sua maniera. Ma i suoi schemi sono talmente rodati e la sua potenza talmente debordante da sopperire spesso a qualche crepa psicologica. 

Insomma, Thiem è forse l’avversario concretamente più pericoloso che Djokovic si poteva ritrovare in finale. Più di Federer e Nadal, che svestiti del loro alone di carisma, oggi come oggi, pagano rispetto all’austriaco sicuramente una inferiore condizione atletica e, probabilmente anche qualcosa dal punto di vista dello scambio da fondocampo. Tanto che lo stesso Thiem è stato in grado di battere Nadal su questo terreno nella semifinale.

Inoltre, l’austriaco, tra gli “umani” del circuito, è quello che sa meglio come si sconfigge Djokovic. Ci è riuscito per ben quattro volte su dieci faccia a faccia in carriera. Un record molto più che invidiabile. E, alle Finals del 2019, giusto qualche mese fa, ci è riuscito per la prima volta anche su una superficie veloce, anzi molto veloce, in un match molto intenso durato quasi tre ore e terminato per 7 punti a 5 nel tie-break del set decisivo. Così come la semifinale contro Nadal è terminata al tie-break del quarto set, dopo che Thiem ne aveva vinti altri due. Alla faccia di chi mette in luce le sue carenze nei momenti topici degli incontri.

 
Novak Djokovic e Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Detto ciò Djokovic rimane il favorito d’obbligo e sarebbe comunque una sorpresa se non vincesse il match. Ma non potrà contare su un avversario dall’altra parte della rete che non picchia abbastanza forte, non corre abbastanza veloce, non è in grado di fare entrambe le cose praticamente all’infinito. Già protagonista di un paio di finali inevitabilmente perse al Roland Garros contro Nadal, Thiem è pronto per vincere il suo primo Slam in carriera, da ogni punto di vista: tecnico, fisico e anche mentale. Per contenere la sua esuberanza, Nole dovrà necessariamente dare fondo a tutte le sue risorse. E attingere alla sua capacità insuperabile di giocare alla grande i punti decisivi. Perché sono pochi quelli sui quali potrebbe girare una partita che si preannuncia come una notevole scazzottata da fondocampo. Una finale per veri duri.

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