AO: Roger, apri gli occhi, è tutto vero. Ora sono diciotto!

Australian Open

AO: Roger, apri gli occhi, è tutto vero. Ora sono diciotto!

MELBOURNE – Finale splendida che si decide solo al quinto set. Federer conquista il 18esimo Slam e sfonda la barriera della leggenda. Quinto trionfo a Melbourne

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dal nostro inviato a Melbourne

[17] R. Federer B. [9] R. Nadal 6-4 3-6 6-1 3-6 6-3

Dopo giorni di aspettative e ansia, dopo discussioni infinite, dopo mille pronostici e altrettanti pareri, l’attesa è finita: la parola, anzi la palla, passa allo spagnolo Rafael Nadal (30 anni, numero 9 ATP) e allo svizzero Roger Federer (35 anni, numero 17 ATP), che scendono in campo in una Rod Laver Arena dove manca solo che abbiano messo posti a sedere sul tetto, siamo oltre il tutto esaurito. I precedenti tra i due, è ormai arcinoto, sono di 23 vittorie a 11 in favore di Nadal, l’ultimo confronto diretto è stato a Basilea nel 2015, vinse Federer. In campo stasera 31 titoli del Grande Slam, diventeranno 32 alla fine di questo match, che è – numeri alla mano – la miglior partita di tennis possibile al mondo. La serata è splendida, la temperatura è gradevole dopo una giornata bella calda, come detto il pubblico è quello delle occasioni non grandi, ma uniche. Perfino Roger e Rafa sembrano intimiditi dall’atmosfera elettrizzante.

 

Primo set

Il primo servizio della finale lo colpisce Nadal, ci sono un paio di errori di Federer, una prima vincente, ancora dritto largo per Roger, e lo spagnolo tiene a zero, 1-0. Siamo già agli strilli “C’mon Roger”, una botta centrale dello svizzero li accontenta, primo punto per lui, poi di nuovo scambio lungo perso, 15-15, servizio esterno Roger, 30-15, dritto vincente Roger, 40-15, ancora errore, 40-30, attacco Roger, 1-1. Per ora, siamo alla fase di studio, rompe gli indugi Federer con un gran lungolinea di dritto nel terzo game, ma Nadal nonostante un doppio fallo non ha problemi a salire 2-1, per lui un nastro vincente, che ci dà l’occasione di vedere Roger esibirsi in uno scatto mica male, anche se infruttuoso, direi che fisicamente ci siamo. Il pubblico parteggia per lo svizzero, senza però esagerazioni o antisportività, che bel momento di festa per il tennis. Pareggia bene Roger spingendo e trovando ottimi vincenti, belli un paio di lungolinea, 2-2, solido ancora Rafa, 3-2, forse troppo attendista Federer in questa fase, almeno sui game di battuta dello spagnolo dovrebbe provare a rischiare qualcosa di più. Nei suoi comunque Roger viaggia spedito tirando forte servizio e dritto, a zero tiene ed è 3-3. Nel settimo game, spettacolare combinazione rovescio esterno e volée per Federer, 0-15, poi errore in risposta, poi ancora super rovescio lungolinea, 15-30, poi favoloso scambio in difesa e contrattacco Roger, 15-40, due palle break, la bella signora accanto a me che tutto è meno che una giornalista salta in piedi strillando come un’aquila (anche gli sponsor vanno accontentati), e l’errore di rovescio di Rafa manda lo svizzero avanti 4-3. Autoritario alla battuta Federer, attacchi e volée, con un ace tiene a zero ed è 5-3 per lui, partita perfetta finora la sua, adesso sembra Nadal quello troppo attendista. Controbalzo di rovescio Roger, 0-15, bell’attacco di dritto Rafa, 15-15, ace con la seconda palla Rafa, 30-15, rovescio largo di poco Roger, 40-15, risposta aggressiva Roger, 40-30, contropiede Rafa, curiosamente accompagnato da un “C’mon!” invece del solito “Vamos!”, 5-4.  Al servizio per chiudere il parziale Federer, prende un gran passante di Nadal, reagisce con l’ace e una battuta vincente, 30-15, anticipa alla grande un rovescio incross, 40-15 e due set point: l’ace dello svizzero fa esplodere lo stadio, 6-4 e un set a zero per lui. Ineccepibile avvio di Roger, farà bene Rafa a scuotersi e aumentare i giri con la pressione da fondo e il dritto, rischia di venire travolto così. Sono passati 37 minuti.

Secondo set

Inizia lo spagnolo al servizio il secondo set, Federer cerca di pressare, ma Nadal è preciso e pesante con i colpi, e tiene a 15 (altro ace con la seconda palla, inconsueto). Doppio fallo Roger ad aprire il secondo game, poi errore sullo scambio, 0-30, poi attacco Federer e nastro favorevole, 30-30, poi passante Nadal, non bene la scelta dell’attacco qui per Federer, 30-40 e prima palla break Rafa, fallita con un passante in rete, poi a rete efficace Rafa, altra palla break, e la pressione del dritto mancino sul rovescio dello svizzero ottiene il 2-0 per lui. Nel game successivo, sul 30-30, aggredisce la risposta Roger, 30-40 e palla del contro-break per lui, mail dritto lo tradisce nei due punti successivi, vantaggio interno, poi ancora gran anticipo con la risposta di rovescio Roger, parità, poi gran volée e smash, seconda palla break del game, ma scappa un dritto allo svizzero dopo uno scambio lungo, e alla fine Rafa tiene e va 3-0. Interessante la continuità con cui Federer aggredisce le risposte di rovescio, non mi stupirei se i grandi misteri degli allenamenti a porte chiuse fossero per nascondere uno sparring mancino, e tanto lavoro su quel colpo, ci ha vinto il primo set in effetti. Il calo di Federer però continua, due errori e un gran passante di Rafa nel quarto game decretano lo 0-40 e tre palle break che sarebbero definitive per il set, annulla bene le prime due Roger, ma sulla terza gli va largo il dritto a sventaglio, 4-0 Nadal e secondo parziale praticamente chiuso. In ogni caso, quasi di rabbia, reagisce Roger, tirando tutto in risposta, si prende lo 0-30, ma Rafa serve e spinge bene, 30-30, poi drittone Roger, 30-40, palla break per accorciare, e uno splendido schema con lo slice stretto seguito dal passante in appoggio diagonale gli dà l’1-4. Stanno giocando bene entrambi, la gente è entusiasta, cosa chiedere di più? Ottimo al servizio Federer, sembra di nuovo centrato, un paio di scambi da applausi, 4-2, ma Nadal non ne molla una, pressa e corre da par suo, tiene a zero il settimo game e sale 5-2. Ancora solido e brillante Federer alla battuta, si prende il 5-3 a forza di vincenti, ma Rafa ormai ha azzannato il set, tiene a zero sparando alla grandissima un paio di drittoni dei suoi, 6-3 per lui, ed è un set pari, dopo un’ora e 17 minuti. Per quanto fatto vedere finora, risultato parziale giusto, più regolare Rafa, più a sprazzi Roger, con la colpa dei due break consecutivi subiti a inizio set. C’è equilibrio, gli spettatori sono felici come pasque.

Terzo set

Il cielo sopra la Rod Laver Arena si è fatto buio, e i riflettori sono accesi, quando Federer va al servizio in apertura di terzo parziale, stecca un paio di colpi, sbaglia una volée complessa ma non impossibile per lui, si fa trascinare ai vantaggi dal 40-15, e addirittura, con un brutto dritto, concede una palla break, annullata con l’ace. Poi ancora dritto decisamente facile in rete, seconda palla break, e ancora ace, ma poi di nuovo volée da chiudere a occhi chiusi sul nastro, terza palla break, e terzo ace ad annullarla, fa tutto lui, poi errore Rafa (da quanto non sbagliava lo spagnolo?), vantaggio interno, scambio duro vinto di forza da Roger, ed è 1-0, che game, era importantissimo per lo svizzero. Nadal senza colpe, sinceramente, non poteva fare molto altro. Nel game successivo due punti pazzeschi di Federer, botte a tutto braccio in serie, 0-30, ma Rafa resiste agli attacchi da campione, 30-30, poi dritto lungolinea in controbalzo da alieno di Federer, si sentono del “My God” e dei “Are you kidding me?” perfino in tribuna stampa, palla break, risposta potente ed errore Rafa,  break e 2-0 Federer. Ogni punto è un “C’mon” ora per lo svizzero, serve&volley, poi due ace, tiene a zero, 3-0 per lui, mamma mia che accelerata di classe Roger. Sembra frastornato Nadal, sbaglia diversi colpi non da lui, Federer molla un rovescio in cross spaventoso dall’alto in basso, 15-30, poi quattro legnate consecutive più schiaffo al volo di dritto, 15-40 e due palle del secondo break per Roger,  le annulla con coraggio e bravura Rafa (dritto e servizio), poi ancora spaventoso lo svizzero con il cross di dritto, terza opportunità per lui, cancellata dall’ace centrale di Nadal, anche questa è classe, eccome. Scappa il rovescio allo svizzero, vantaggio interno, ancora Roger in lungolinea a spingere, Rafa a trovare bene il servizio, vantaggio interno, rovescio anticipato in risposta mostruoso Federer, parità, altrettanto mostruoso Rafa sempre con il cross di rovescio, vantaggio interno, e poi dritto a chiudere, 3-1. A zero Roger per il 4-1, vincenti da ogni parte del campo, anticipi fulminanti, e di là Rafa che risponde colpo su colpo, con grinta da far paura. Ma cosa ci stanno facendo vedere questi due, siamo in 15.000 a bocca aperta, che finale, che torneo. Già che ci siamo, arriva anche il fidanzamento in diretta sulla tribuna a destra dell’arbitro durante il cambio campo, inquadrato dai maxischermi con ovazione anche per i ragazzi protagonisti. Per quanto possa interessare, e per completezza di cronaca, lei ha detto sì. Vamos. Nel sesto game a Nadal scappano lunghi un paio di colpi, 30-30, poi ancora anticipo diagonale di rovescio, quanti punti fatti con quel difficilissimo colpo stasera da Roger, 30-40 e palla break, e l’ennesimo rovescione in risposta dello svizzero gli dà il secondo break del set, e lo manda a servire sopra 5-1. Sul 30-30, doppio fallo Federer, e palla break Nadal, ma lo sventaglio di dritto di Roger è una sentenza e annulla, poi servizio vincente, e siamo al set point, sprecato con un brutto slice dallo svizzero, parità, poi dritto lungo, e seconda palla break Rafa, ma gran servizio centrale Roger, annullata, poi ancora prima palla pesante, e secondo set point, la stop volley vincente appoggiata da Federer provoca la standing ovation di un pubblico oltre l’entusiasmo, e soprattutto provoca il 6-1 in suo favore, due set a uno per lui. Il cambio di marcia e il livello di gioco raggiunto da Roger in questo terzo set è da cineteca, ora tocca a Rafa far vedere di che pasta è fatto, match epico. Siamo appena oltre le due ore.

Quarto set

Parte alla battuta Nadal nel quarto set, Federer lo attacca appena possibile, ma lo spagnolo regge e sale 1-0, Roger ottimo ancora in spinta e a rete, e con un rovescio pazzesco per rendimento, tiene per l’1-1. Sul serio, ha fatto cose da Wawrinka al top con quel colpo stasera. Bravissimo Rafa a salire a sua volta con la spinta e le percentuali, non ha alternative per evitare l’arrembaggio dello svizzero, 2-1 per lui. E nel game successivo, infatti, continua a martellare solido Rafa, trova il 15-40, e alla seconda palla break la volée in rete di Federer gli dà il 3-1. Meno appariscente, ma altrettanto notevole è la reazione di Nadal al set perso, grinta, corsa e botte di dritto, che campione anche lui. Nel quinto game, è lo spagnolo alla battuta, si va ai vantaggi, Roger spinge e Rafa difende, due parità, il punto che manda Rafa sul 4-1, un chop di dritto diagonale che definire felpato è poco, fa esplodere la Rod Laver Arena, spettatori con le bandiere svizzere compresi, qui ormai non ci sono più tifosi di uno o dell’altro, sono solo tutti felici di esserci. Quasi a voler far tornare tutti sulla terra, dal paradiso tennistico dove ci hanno portati questi due fenomeni, Roger spara lungo tre metri uno smash banale, e poi sul 30-40 concede palla break, cancellata da un ace, poi serve&volley vincente, e ancora ace per il 4-1. Bel rischio per lo svizzero, se vuole evitare un quinto set terribile fisicamente, deve provare a rimontare adesso. Ma Nadal non è dello stesso avviso, serve bene e apre il campo mulinando il dritto, e con un ace a sua volta tiene per il 5-2. Sta sbagliando qualcosa adesso Roger, si va ai vantaggi anche nell’ottavo game, comunque tiene lo svizzero per il 5-3, ed è il turno di Rafa andare alla battuta per portare la partita al set decisivo. Perfetto Nadal, tiene a zero senza offrire la minima opportunità a Federer, 6-3 per lui, ed è quinto set. La gente non sta più nella pelle, sono passate 2 ore e 38 minuti, sta per iniziare l’ultimo set giocato di un Australian Open memorabile, se non leggendario.

Quinto set

Pausa prima di riprendere il gioco, Federer lascia il campo qualche minuto per un trattamento medico, al rientro va al servizio e si trova subito sotto 15-40, due palle break, annulla la prima con il dritto, ma sulla seconda lo stesso dritto gli scappa largo, 1-0 Nadal al quinto con break, è durissima per lo svizzero ora. Ci prova ancora Roger, va 15-30, ogni punto è un’ovazione, il clamoroso (ennesimo) rovescio anticipato chiuso in diagonale, che gli dà il 15-40 e due palle dell’immediato contro-break, fa tremare lo stadio. Sulla prima errore sul nastro di Roger, sulla seconda grande Rafa con il dritto, poi nastro favorevole allo svizzero, terza palla break, ma ancora splendido in tenuta e contrattacco Nadal, parità, poi ancora drittone, vantaggio interno, e l’errore dello svizzero decreta il 2-0. Roger è nei guai adesso. Bravo però Federer a muovere subito il punteggio e rimanere attaccato, con un gran game di servizio, 2-1. Di nuovo all’assalto della battuta di Rafa lo svizzero nel quarto game, ancora splendido il rovescio, 30-30, poi 40-40, poi lungolinea favoloso, vantaggio esterno e palla del controbreak, la quarta del set, e qui è favoloso il cross di rovescio dello spagnolo ad annullarla, poi vantaggio interno e 3-1 Nadal, che belva che è Rafa. Sempre in spinta con tutti i colpi Roger, commovente a non arrendersi, siamo a oltre tre ore di battaglia tiratissima, tiene a 15, 3-2. Spara ancora il rovescio vincente Roger (non li ho contati, ma sono stati veramente tanti), 0-15, dritto in rete Nadal e pugnetto con urlo Roger, 0-30, stecca Roger sulla riga presa da Nadal, 15-30, servizio e dritto Nadal, 30-30, poi esce lungo il dritto a Nadal, 30-40, quinta palla break del set, l’urlo della folla è assordante, Nadal ancora servizio e dritto, mostruosa la tenuta dello spagnolo a livello mentale, poi errore in risposta Roger, poi errore anche Rafa, poi ancora rovescio pazzesco chiuso da Roger, sesta palla break, e alla fine arriva il 3-3 con l’errore di Nadal. Standing ovation. Alla grande nel game di servizio successivo Federer, splendido a rete e con il servizio, 4-3 per lui, tutti in piedi. Infiniti, pazzeschi, strepitosi entrambi. Ottavo game, slice perfido Roger, poi attacco a rete, 0-30, doppio fallo terribile Rafa, 0-40, tre palle break che manderebbero Federer a servire per il match. Picchia duro con il dritto Rafa, 15-40, poi serve bene, 30-40, stecca la risposta Roger, 40-40, occasione enorme sfumata per lo svizzero, poi uno scambio indescrivibile, venti botte a tutto braccio chiuse dal dritto di Roger, quarta palla break del game, annulla alla grande Rafa ancora con la prima palla, poi di nuovo dritto pazzesco Roger, quinta palla break, e l’errore di Rafa manda Roger sul 5-3 e servizio. Mamma mia.

Risposta vincente Rafa, 0-15, errore di rovescio Roger, 0-30, ace Roger, 15-30, a rete bene Rafa, 15-40 e due palle del controbreak, ace Roger, 30-40, sventaglio clamoroso Roger, 40-40, è una bolgia lo stadio, servizio vincente Roger, ed è match point. Dopo una seconda contestata e chiamata buona dal falco, errore di dritto Roger, poi ancora ace e ancora match point. Il dritto in diagonale che si stampa sulla riga tirato da Roger Federer è l’ultima palla colpita in questo incredibile, pazzesco Australian Open, ed è anche la palla che lo consegna per sempre, ancor più di prima se possibile, a quella dimensione che non si può più davvero chiamare storia, e nemmeno leggenda, ma Mito. E non ci va da solo, ma con colui che ha diviso con lui il campo stanotte. Grazie a voi, Roger e Rafa, Dio se ci eravate mancati.

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Australian Open

Visto ripristinato per Voracova, la doppista ceca espulsa assieme a Djokovic

Il suo caso è diverso da quello di Djokovic secondo il tribunale: “Non ci sono prove che Voracova non abbia rispettato le sue condizioni per il visto”

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L’enorme caos generato dall’arrivo di Novak Djokovic in Australia nel gennaio di quest’anno ebbe delle implicazioni non indifferenti nel mondo del tennis; e a venir risucchiata in quel vortice di eventi inaspettati (che hanno avuto come palcoscenico, uffici di avvocati e tribunali anziché campi da tennis) c’era anche Renata Voracova, doppista ceca attuale n.102. Lei era una delle persone (l’unica tennista oltre al serbo) ad aver ottenuto un’esenzione dal vaccino per entrare nel paese, e ora, come si legge su The Age, ci sono aggiornamenti sul suo caso.

L’ultimo aggiornamento su Voracova c’era stato nel momento del suo rimpatrio, e la 38enne non era affatto felice del mondo in cui era stata trattata. “Chiederò un risarcimento. Non mi sono sentita al sicuro finché non sono tornata a casa” disse alla stampa del suo paese nel mese di gennaio. Ora sono state prese delle decisioni ufficiali che a tutti gli effetti le riconoscono ragione, e separano il suo tipo di esenzione da quella rilasciata a Djokovic.

A Voracova era stato concesso l’ingresso in Australia grazie ad un’esenzione medica dalla vaccinazione COVID-19, uguale a quella concessa al numero 1 del mondo Djokovic, ma il tribunale ha ritenuto che il suo caso fosse notevolmente diverso. L’Administrative Appeals Tribunal of Australia ha ascoltato le prove secondo cui – dopo i negoziati tra gli avvocati di Voracova e le forze di controllo del confine australiano – le è stato concesso un visto transitorio che le ha permesso di lasciare l’Australia in quanto non cittadina. Non c’erano prove che la signora Voracova non avesse rispettato le sue condizioni per il visto“, ha affermato Jan Redfern, vicepresidente del tribunale e capo della divisione migrazione e rifugiati.

 

“Aveva seguito tutte le regole pertinenti e c’erano prove che si fosse basata sulle dichiarazioni fattele da Tennis Australia e dal Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria in merito alla sua esenzione medica. Accetto l’argomentazione secondo cui non esisteva alcuna legge che impedisse alla sig.ra Voracova di entrare in Australia nel momento rilevante anche se non era vaccinata. Ha risposto in modo veritiero alla dichiarazione di viaggio e aveva prove mediche convincenti a sostegno della sua esenzione, essendo le prove fornite dal suo medico di base sulla sua vulnerabilità alla trombosi. In particolare, la signora Voracova non aveva bisogno di fare affidamento sul fatto di aver precedentemente contratto il COVID-19 come controindicazione medica alla vaccinazione perché aveva una base medica per ritardare la vaccinazione”.

Dunque la differenza col caso-Djokovic sta tutta qui: la doppista ceca aveva motivazioni mediche legate alla sua salute che le permettevano di non farsi vaccinare. “Rilevo inoltre, per completezza, che il caso della sig.ra Voracova può essere distinto dal [caso] Djokovic perché il suo visto non è stato annullato per ‘ordine pubblico’, né le circostanze del suo caso si prestano a tale conclusione” ha precisato Jan Redfern. “Come già notato, la sig.ra Voracova non è contraria alla vaccinazione e, a differenza del caso Djokovic in cui il ministro ha scoperto che c’erano prove che il sig. Djokovic avesse mostrato un disprezzo per i protocolli di auto-isolamento, non ci sono prove del genere in questo caso”.

Djokovic venne espulso alla vigilia del torneo dopo essere stato inizialmente autorizzato a entrare nel paese. Voracova invece lasciò il paese prima ma comunque non è tornata in campo fino ai primi di marzo per il WTA 125 di Marbella, Spagna. I suoi avvocati hanno fatto sapere che a febbraio aveva provato a disputare un torneo in Russia (St Petersburg Ladies Tournament) ma le era stato negato il visto, e anche per questo si sono voluti accelerare i tempi nella soluzione del suo caso. Il ban di tre anni sul suolo australiano dunque per Voracova è stato revocato, e al momento tutto sembra essersi risolto per il meglio per lei. L’unico aspetto su cui si può tornare a lavorare dunque è il tennis, dato che al momento Voracova conta 9 sconfitte negli 10 ultimi incontri, con ben sei compagne di doppio diverse.

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ATP

Tiley (direttore Australian Open) accarezza Djokovic: “Per me qui è sempre il benvenuto”

Il numero uno dello Slam Down Under a Sportklub: “Non dipende da me se lui può giocare o no il nostro torneo”

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Launch of AO18 Craig Tiley

Il successo di Novak Djokovic a Wimbledon è accompagnato, oltre che dalle giuste celebrazioni per il 21° Slam di questo campione – a Belgrado è stato accolto come un eroe in una festa in piazza appositamente organizzata – anche da qualche dubbio sul futuro. Novak, infatti, potrebbe dover aspettare il prossimo Roland Garros per giocare il prossimo Slam. Salvo sorprese non giocherà lo US Open (“Speriamo Biden cambi idea…”, ha detto il suo coach Ivanisevic) e poi, gettando lo sguardo al 2023, ci sarà il tema relativo all’Australian Open, torneo che – come noto – quest’anno Djokovic non ha potuto giocare, essendo protagonista di un caso che ha fatto il giro del mondo a causa della sua riluttanza a vaccinarsi.

Intanto, dall’Australia arriva una carezza a distanza per Nole. È quella del direttore dell’Australian Open, Craig Tiley, che ai microfoni del media serbo Sportklub ha affermato: “Chiaramente non spetta a me decidere se può giocare agli Australian Open, ma Novak è sempre il benvenuto. Sa che a molte persone in Australia piace vederlo giocare.  Sta ad altri prendere una decisione, ma c’è ancora molto tempo prima degli Australian Open del prossimo anno”. Da sempre è noto il rapporto che lega Tiley a Djokovic, consolidato negli anni e cementato dai nove titoli vinti dall’ex numero uno del mondo a Melbourne. In Australia in primavera è cambiato il governo federale, guidato ora dal primo ministro laburista Anthony Albanese, e alcune restrizioni contro il Covid sono venute meno, ma oggi è ovviamente complicato fare previsioni su quello che accadrà a dicembre/gennaio.

Intanto, Tiley non può che complimentarsi con Djokovic. “Penso che ora tutti dovrebbero godersi la sua vittoria a Wimbledon.  Novak ha giocato in modo eccezionale e ha assolutamente meritato di vincere. Sono felice per lui e la sua squadra.  È stato un anno difficile, ma è praticamente invincibile sul Centrale di Wimbledon. Mi sono congratulato con loro per due settimane incredibili”.

 

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata!

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Australian Open

Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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