USA-Germania si apre con l’inno nazista, Petkovic: “Non mi sono mai sentita così offesa”

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USA-Germania si apre con l’inno nazista, Petkovic: “Non mi sono mai sentita così offesa”

Alle Hawaii, durante la cerimonia di apertura della sfida tra Stati Uniti e Germania viene cantata per errore la versione nazista dell’inno tedesco, suscitando imbarazzo e polemiche

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L’inizio del tie di quarti di finale di Federation Cup di scena tra Stati Uniti e Germania di scena a Maui, Hawaii, è stato segnato da un episodio davvero spiacevole che ha scioccato tutta la squadra ospite. Infatti, durante la cerimonia d’apertura, il cantante solista ha intonato la prima strofa dell’inno tedesco, quella utilizzata durante il regime nazista e poi sostanzialmente abolita a partire dal 1952 in favore della terza.

Questa è la traduzione della prima strofa censurata dopo la seconda guerra mondiale:

“Germania, Germania, al di sopra di tutto
al di sopra di tutto nel mondo,
purché per protezione e difesa
si riunisca fraternamente.
Dalla Mosa fino al Nemunas
dall’Adige fino al Belt:
Germania, Germania, al di sopra di tutto
al di sopra di tutto nel mondo”.

Mentre questa è la traduzione della terza strofa in uso ufficialmente oggi:

“Unità, giustizia e libertà
per la patria tedesca!
Aspiriamo orsù a questo,
fraternamente col cuore e con la mano!
Unità, giustizia e libertà
sono la garanzia della felicità.
Fiorisci nel fulgore di questa gioia,
fiorisci, patria tedesca!”

Il clamoroso errore ha immediatamente innescato un incidente diplomatico, con la federazione americana (USTA) che su Twitter si è dovuta scusare con la sua omologa tedesca (DTB). “La USTA estende le più sincere e sentite scuse alla squadra di Fed Cup tedesca ed a tutti i fan per l’incidente dell’inno nazionale. Non accadrà più” ha scritto la USTA. Laconica la risposta della DTB:Lo vogliamo sperare”.

Le più scioccate dall’accaduto sono state proprio le giocatrici teutoniche. In particolare Andrea Petkovic ha espresso la sua amarezza e quella dell’intera squadra. “Questo è il simbolo dell’ignoranza. Non mi sono mai sentita più offesa di così in vita mia, figuriamoci in un incontro di Fed Cup”, ha affermato Petkovic in conferenza stampa dopo il match perso contro Alison Riske, “Sono 13 anni che partecipo a questa competizione e stavolta ho seriamente pensato di prendere la mia roba ed andarmene nel momento in cui era cominciato l’inno”. La n.51 del ranking WTA si è indignata ancora di fronte ai media tedeschi: “Siamo nel 2017, nel ventunesimo secolo, non è semplicemente accettabile una cosa del genere”, ha aggiunto Petkovic, “Ho visto Julia Goerges accanto a me che era in lacrime già dopo aver sentito la prima parola. Era furiosa, io ero furiosa. Siamo negli Stati Uniti, non in un paese piccolo e sperduto. Ho cercato di caricare le mie compagne cantando le vere parole, ma è di gran lunga la cosa peggiore che sia successa nella mia vita”.

Le ha fatto eco Barbara Rittner, capitano della squadra tedesca. “Questo è veramente scandaloso ed ingiustificabile, una presa in giro che mi ha portato alle lacrime perché per me essere in campo con queste ragazze in una competizione come la Fed Cup è un momento sacro, trasformato in un momento da brividi. Ciò che è successo è un colpo veramente basso”, ha detto Rittner.

Le giocatrici di casa invece non si erano inizialmente accorte di nulla. “Devo dire la verità: quando abbiamo sentito l’inno non abbiamo subito realizzato che cosa stesse succedendo”, ha affermato Riske “Poi però le voci hanno cominciato a circolare e noi ci siamo sentite tutte quante in grande imbarazzo ed estremamente dispiaciute. Abbiamo enorme rispetto per le nostre avversarie e questo episodio non dovrà mai più ripetersi in futuro”Speriamo che appunto un tale incidente non ricapiti più. In questo senso le rincresciute scuse della USTA e l’atteggiamento delle ragazze statunitensi fanno pensare che si sia trattato solo di una imperdonabile disattenzione da parte dell’organizzazione hawaiana, forse disabituata ad organizzare eventi internazionali.

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Coppa Davis

COPPA DAVIS: Pavic e Mektic battono Djokovic e Krajinovic, la Croazia è in finale

Il doppio croato si conferma fenomenale: un nervoso Nole deve rinunciare all’insalatiera

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Croazia b. Serbia 2-1

È la Croazia capitanata da Vedran Martic la prima finalista di questa edizione della Coppa Davis, la seconda disputata con il nuovo formato. È stato il doppio a decidere l’esito di un tie fattosi complicato per la Serbia dopo la sconfitta di Dusan Lajovic a opera del sorprendente Borna Gojo, uno svantaggio poi inesorabilmente pareggiato da Novak Djokovic contro Marin Cilic. A differenza di quanto avvenuto contro il Kazakistan nei quarti, però, la coppia di specialisti affrontati da Nole e Filip Krajinovic è la migliore del mondo e non ha lasciato scampo alla squadra di Viktor Troicki. Buona la terza, quindi, per una Croazia battuta nei due precedenti derby balcanici sia in casa, sia in trasferta, e un’altra delusione per Djokovic in una seconda parte di stagione per lui relativamente avara di soddisfazioni.

M. Pavic/N. Mektic b. N. Djokovic/N. Cacic 7-5 6-1

 

Erano favoriti e hanno rispettato il pronostico, Mate Pavic e Nikola Mektic, battendo in due set Novak Djokovic e Filip Krajinovic, quest’ultimo preferito a Nikola Cacic, buon doppista ma evidentemente di livello troppo inferiore rispetto al fenomenale duo croato. E, forse, è anche un premio per il ventinovenne di Sombor, quasi a scusarsi della scelta di schierare Lajovic in singolare – scelta rivelatasi poi decisiva per l’esito dell’intero confronto. La coppia serba ha tenuto il campo per un set, ben affidandosi al servizio e cercando di evitare che la sfida prendesse le caratteristiche tipiche del “vero” doppio, compito assai arduo visto chi aveva di fronte, soprattutto un Pavic sempre propositivo in risposta e preciso nel fornire comode chiusure al partner. Novak e Filip si sono arresi a un passo dal tie-break, poi l’incontro è scivolato via piuttosto rapidamente una volta ceduto il servizio nel quarto game del secondo parziale, momento che ha visto un Djokovic per un attimo rabbioso e poi subito quasi rassegnato di fronte all’evidente superiorità degli avversari.

IL MATCH – Nessun problema per Pavic in battuta, mentre Djokovic, dopo un bel punto croato e due errori serbi al volo, si affida alla prima di servizio per risalire dallo 0-40 e annullare anche un vantaggio esterno. Anche il turno di Mektic scivola via senza grossi patemi, così come quello di Krajinovic. Se la coppia campione in carica di Wimbledon viene sempre avanti dopo il servizio o quando ne ha la possibilità in risposta, gli altri mischiano un po’ le carte, ma anch’essi non perdono l’occasione di mettere pressione facendosi trovare entrambi a rete. Dal secondo turno di battuta il 20 volte campione Slam di nuovo si fa trovare centrato e preciso con la prima battuta; lo stesso riesce a Krajinovic, che con sicurezza salva una palla break. Senza ulteriori scossoni ci si avvia verso il tie-break, con i croati che ci arriverebbero vedendo confermata la propria superiorità ai punti e con in testa le cinque occasioni non sfruttate, per quanto senza veri rimpianti, quindi forse con più pressione. Invece, al dodicesimo gioco, Novak impallinato su una seconda e una volée incerta di Filip aprono la strada al set point, trasformato dal passante ravvicinato di Mektic dopo una strenua ma vana difesa a rete dei due in blu: 7-5 Croazia.

Si ricomincia sui binari del primo parziale, con la coppia medaglia d’oro a Tokyo che appare ancora più sciolta. Mektic, n. 2 di specialità, colpisce male e manca il possibile 0-30, ma Pavic, n. 1, costringe Krajinovic a una volée complicata che favorisce il successivo passante; Mate tira addosso a Nole che non riesce a contenere ed è 3-1. La conferma del vantaggio passa attraverso l’unico momento vagamente difficile per i croati, ma il nastro fortunato sul 30 pari risolve la situazione. Djokovic rifila un calcio al borsone in occasione del break subito, ma lo scatto di rabbia non gli ha dà alcuna carica, anzi, quasi esce dal match e gli avversari ne approfittano per involarsi sul 5-1. Non troppo imprevista, spunta qui l’unica palla break a favore dei serbi, prontamente annullata dalla prima esterna di Mektic che, dopo un paio di punti, può abbracciare il compagno. La Croazia, vincitrice dell’ultima edizione del formato storico, torna dunque in finale. Borna Gojo rischia, per così dire, di vedersi eretta una statua nella natia Spalato.

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Matteo Berrettini è il protagonista del nuovo spot di “Spider-Man: No Way Home”

Il tennista italiano si presta assieme a Spider-Man in uno spot per il nuovo film della Marvel in uscita

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Matteo Berrettini (ITA), (Erste Bank Open 2021, Wiener Stadthalle); Copyright: e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger

La fama di Matteo Berrettini ormai travalica i confini del tennis ed è entrata a far parte della comunicazione mainstream italiana e non solo. Il tennista italiano è entrato, anche solo per uno spot, dentro il mondo della Marvel, popolarissima casa multimediale statunitense produttrice da sempre di fumetti e film ispirati ai suoi supereroi. La Marvel, ora di proprietà della Disney, ha deciso di pubblicizzare in Italia il nuovo film della saga di Spider-Man “Spider-Man: No Way Home” utilizzando il volto di Matteo Berrettini, fresco finalista di Wimbledon e sfortunato partecipante delle Nitto ATP Finals a Torino, dove ha dovuto ritirarsi a causa di un infortunio.

Nello spot si vede Berrettini impegnato in una partita su un campo di terra rossa, molto simile a quello del Centrale del Foro Italico. Durante un cambio di campo il numero sette del mondo si accorge che il suo avversario è improvvisamente cambiato da un tennista moderno a un tennista dall’aspetto tipicamente anni ’70. In tema con il film, che parla di Spider-Man che deve affrontare nemici provenienti da altri universi spazio-temporali, Matteo si chiede “Chi ha lasciato aperto il Multiverso?“, notando poi la presenza di Spider-Man in tribuna e concludendo con un ironico e romanesco “Te pareva. Il film della Marvel, con Tom Holland nel ruolo di Spider-Man, sarà nelle sale italiane dal 15 dicembre.

 

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Nadal: “Djokovic è il favorito per chiudere con più Slam di me e Federer”

Il fuoriclasse maiorchino ha speso parole d’elogio per Medvedev, Tsitsipas e Zverev: “Non ha più senso parlare di Next Gen, ormai sono il presente”

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Djokovic e Nadal - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Intervistato dal programma televisivo “Vamos”, Rafael Nadal ha parlato di alcuni degli argomenti che animano l’attuale dibattito tennistico, vale a dire la corsa al record di titoli Slam che lo vede protagonista con gli altri membri dei Big Three.

LA CORSA AL VENTUNESIMO

Rafa sembra ormai rassegnato ad una realtà che in questa stagione sembra mettere d’accordo la gran parte degli appassionati e degli addetti ai lavori: il parimerito nel numero di Slam conquistati da lui, Djokovic e Federer non è destinato a durare, e Nole sembra essere nella posizione migliore per mettere la freccia e superare i rivali: “Non prendiamoci in giro, Djokovic è sicuramente il favorito per diventare il giocatore con più Slam vinti nel tennis maschile. Federer è in un certo tipo di condizioni, io in un altro. Djokovic, invece, sta giocando, e sta giocando bene, è in un gran momento. Questa è la realtà delle cose e non può essere ignorata: certo, nessuno può sapere cosa succederà fra nove mesi, ma al momento lui è il favorito“.

Per contestualizzare, ricordiamo che Federer ha giocato solo 19 partite fra il 2020 e il 2021, optando per un’altra operazione al ginocchio dopo Wimbledon: in una recente intervista, ha dichiarato che sarebbe una sorpresa riuscire a tornare in campo già per i Championships di inizio luglio. Nadal invece ha disputato 29 incontri nel 2021, 22 dei quali sulla terra battuta dove però non è riuscito a mantenere i disumani standard che hanno accompagnato le sue primavere dal 2005 in avanti: pur vincendo a Barcellona e Roma, ha finito per subire la sua terza sconfitta in carriera nelle semifinali del Roland Garros proprio contro Djokovic, chiudendo il match chiaramente infortunato.

 

Successivamente Rafa ha provato a giocare il torneo di Washington, perdendo agli ottavi, ma subito prima dell’esordio in Canada ha deciso di dare forfait e chiudere la stagione per via di un problema al piede che lo tormenta da tutta la carriera ma con significativi peggioramenti nell’ultimo anno. Per questo motivo, non sorprende la sua affermazione su Djokovic, che nel 2021 ha sfiorato il Grande Slam e completato una rimonta un decennio fa impensabile sui rivali: a fine 2010, Federer aveva 16 Slam, Nadal 9 e Djokovic 1; e ancora al termine del Roland Garros 2018 la classifica era Federer 20, Nadal 17 e Djokovic 12.

Nole ha dunque colmato il gap in poco più di tre anni, tre anni in cui peraltro ha “perso” la possibilità di giocarsi due Slam prima per cancellazione (Wimbledon 2020) e poi per squalifica (US Open 2020); se per il primo il caveat vale anche per i rivali, per il secondo invece la lasciata è persa solo per lui, visto che né Rafa né Roger erano presenti. Ora Djokovic potrebbe mancare un’altra chance di alzare il ventunesimo Major qualora decidesse di saltare l’Australian Open in nome (a suo dire) della privacy sul suo status vaccinale, ma la vulgata è che le chance non gli mancheranno di certo nel corso del 2022.

Nadal dovrebbe esserci a Melbourne, ma si tratta di un torneo che non vince dal 2009 (anche per iella, soprattutto se si pensa all’infortunio occorsogli durante la finale del 2014 contro Wawrinka), e più in generale l’impressione è che le gerarchie sul cemento non lo vedano più ai primissimi posti della griglia di partenza – negli ultimi due Slam giocati sul cemento è stato sconfitto da Dominic Thiem e Stefanos Tsitsipas, subendo nel secondo caso la terza rimonta in carriera da due set a zero in suo favore. Il maiorchino ha inoltre già fatto sapere che non giocherà la ATP Cup: è quindi probabile che decida di disputare l’Happy Slam senza tornei ufficiali di preparazione al di là del Mubadala World Tennis Championship, esibizione in programma ad Abu Dhabi fra il 16 e il 18 dicembre.

LA FINE DELLA NEXT GEN

Va detto, tuttavia, che nonostante Djokovic abbia dominato gli Slam nel 2021, i rivali della Next Gen originale sembrano sempre più vicini: Tsitsipas ha buttato un vantaggio di due set nella finale del Roland Garros, mentre Medvedev l’ha battuto a Flushing Meadows conquistando il suo primo Major; Zverev infine lo ha sconfitto sia alle Olimpiadi che alle Nitto ATP Finals, portandolo al quinto set allo US Open.

Per questo motivo, Rafa non ritiene giusto utilizzare ancora il termine Next Gen per definire gli eredi più probabili al trono del tennis maschile: “Ormai dobbiamo dire che Medvedev, Zverev o Tsitsipas sono il presente del tennis, sono la ‘current generation’, non dobbiamo trattarli in eterno come se fossero soltanto il futuro del tennis“. Allo US Open, Djokovic è stato l’unico Big Three presente per la seconda edizione consecutiva: qualora decidesse di non volare a Melbourne, stavolta sarà Nadal a cercare di posticipare il passaggio di consegne ancora per un po’.

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