La settimana degli italiani: lo stato comatoso del tennis femminile, certezza Lorenzi - Pagina 2 di 2

Focus

La settimana degli italiani: lo stato comatoso del tennis femminile, certezza Lorenzi

La terribile sconfitta di Forlì certifica il grave disagio del nostro tennis femminile, come già le classifiche WTA indicavano. Il grande cuore di Paolo Lorenzi, l’unica confortante notizia

Pubblicato

il

Venendo al racconto dei risultati dei nostri giocatori, partiamo ovviamente dall’ATP 250 di Quito, dotato di 482,060 dollari di montepremi :è un torneo particolare, giocato in particolari condizioni altimetriche a quasi 3000 metri di altitudine- giunto alla terza edizione e primo in calendario della stagione sudamericana sulla terra battuta: ben 4 italiani, attirati dall’opportunità di giocare sulla prediletta terra rossa, hanno affrontato la trasferta transoceanica per partecipare: tra di loro, come detto, anche Paolo Lorenzi, che nelle sue precedenti partecipazioni aveva ottenuto i quarti nel 2015 e le semifinali nel 2016.

Paolo, esentato come terza testa di serie dal primo turno, ha esordito nel torneo agli ottavi, affrontando il ventinovenne australiano Matthew Ebden, n° 564 ATP, entrato nel tabellone grazie al ranking protetto (nel 2012 ha avuto come best ranking il 57), del quale ha usufruito per l’infortunio alla gamba sinistra che nel 2016 gli ha fatto saltare 5 mesi. Lorenzi, che aveva vinto l’unico precedente nel 2015 in un challenger turco sul duro, pur servendo il 49% di prime, non solo ha tenuto sempre il servizio, ma non ha neanche mai concesso palle break e, strappando il servizio una volta per set (sul 4 pari del primo e sel 2 pari del secondo) ha guadagnato con un duplice 6-4 l’accesso ai quarti di finale. Qui ha trovato un altro tennista, dopo Ebden, il cui gioco non si esprime al meglio sulla terra battuta, il 32enne statunitense di origini indiane Rajev Ram, 137 ATP (ma 56 nello scorso aprile), atleta che si esprime meglio in doppio, dove è al ridosso della top ten e dove, in coppia con Venus Williams, alle Olimpiadi di Rio ha vinto la medaglia d’argento nel doppio misto. Poteva essere un avversario insidioso, perché tende a togliere il tempo all’avversario con le sue discese a rete. Tuttavia, come nell’incontro degli ottavi, Paolo, che aveva sconfitto lo statunitense nell’unico precedente del 2015 nell’ATP di Vienna, è stato molto bravo a non perdere mai la battuta, aspettando l’occasione propizia per strappare servizio all’avversario, come è avvenuto nell’ottavo gioco del primo set e nel terzo del secondo. Questa volta, il toscano ha dovuto patire qualcosa in più, annullando 3 palle break nel corso del secondo parziale, ma la seconda semifinale consecutiva a Quito è puntualmente arrivata, dopo un’ora e sei minuti di gioco, con lo score di 6-3 6-4. 

Il terzo avversario sulla strada dell’azzurro era di ben altro spessore e coefficiente di difficoltà rispetto ai due precedenti: il ventinovenne catalano Albert Ramos- Vinolas, n°30 ATP e seconda testa di serie di tabellone, contro il quale il nostro giocatore era in parità nei confronti diretti (2-2 considerando anche i challenger, 1-1 nel circuito maggiore). Il toscano ha confermato di stare vivendo un periodo di buona forma e di trovarsi bene nelle particolari condizioni di gioco del torneo della capitale ecuadoregna (nel 2016, sconfisse per la prima volta in carriera un top 20, Bernard Tomic, non ritiratosi nel corso dell’incontro, come accaduto a Paolo quando sconfisse Haas nel 2014, allora 13 ATP). Dopo aver vinto 6-1 il primo set in 27 minuti, non si è scomposto quando l’avversario nel secondo set è risalito del 1-3 al 4-3, infilando un parziale di 12 punti ad 1 che gli ha aperto la strada per la prima finale stagionale, conquistata in 1 ora e 14 minuti col punteggio di 6-1 6-4 al termine di una bella prova, testimoniante l’ottimo rendimento del suo servizio (79% di punti vinti con la prima, 60 % con la seconda) nel corso del torneo. Purtroppo, in finale non è andata bene ed il toscano ha soltanto sfiorato il secondo titolo in carriera: opposto a Victor Estrella Burgos, n°156 ATP, imbattuto nel torneo ecuadoregno, dove aveva vinto le due precedenti edizioni disputate, Paolo ha dato tutto, ma non è bastato. L’allievo del maestro Claudio Galoppini aveva sempre sconfitto l’esperto dominicano nei tre precedenti confronti, ma tale iniezione di fiducia non è bastata: un vero peccato, anche perché il toscano, dopo aver vinto il tie-break del primo set in 46 minuti, ha avuto anche una palla per il 3-0 “pesante”, prima di subire la rimonta del dominicano, salito di rendimento, sino a conquistare il secondo set. Lorenzi è stato poi bravo a rimontare dal 2-4 e trascinare l’assegnazione del torneo al tie-break, dove, sul 6-5, ha avuto un match-point, prima di capitolare e concedere dopo 2 ore e 33 minuti il tris ad Estrella Burgos, vincitore col punteggio di 6-7(2) 7-5 7-6(6).

 

A Quito era folta la pattuglia di tennisti azzurri accorsi al primo torneo su terra battuta del circuito maggiore nel 2017, ma l’unico altro italiano ammesso nel tabellone era Alessandro Giannessi: il n°122 ATP, al suo best career ranking, è stato sorteggiato contro il veterano colombiano Alejandro Falla, proveniente dalle qualificazioni. Il quasi 34enne sudamericano, scivolato al 310° posto del ranking (è stato 48 nel 2012), è stato bravo e lucido nei momenti clou del match, nei quali lo spezzino, nonostante un misero 36% di punti vinti con la seconda di servizio, ha provato a fare partita alla pari: sul 5-4 e servizio nel primo set, il colombiano ha annullato una palla break prima di chiudere 6-4 dopo 50 minuti; mentre nel secondo ha rimontato da 0-3 sotto per poi infilare 6 giochi consecutivi e chiudere il match dopo 1 ora e 26 minuti con il punteggio di 1 ora e 26 minuti.

Vi erano poi altri due italiani nel tabellone delle qualificazioni a tentar di avere gloria, Marco Cecchinato e Federico Gaio, i quali hanno vinto entrambi il primo turno al tie-break del terzo set: il siciliano contro il carioca Gulherme Clezar, 188 ATP, in 1 ora e 56 minuti col punteggio di 4-6 7-6(4) 7-6 (5), il faentino avendo la meglio in 1 ora e 50 minuti sul colombiano, n°383 ATP, Daniel E. Galan, con lo score di 6-2 3-6 7-6(2). Nel turno decisivo, i due italiani si sono trovati uno contro l’altro e, dopo una battaglia di 2 ore e 32 minuti, durante la quale nel secondo set Cecchinato ha avuto sul 5-4 e servizio un match point, è stato Gaio ad accedere al main draw, grazie ad un successo archiviato col punteggio di 6-7(3) 7-6(5) 6-4. Il miglior tennista italiano in classifica a giocare il rovescio ad una mano nei sedicesimi ha affrontato il brasiliano Joao Souza, 129 ATP (ma 69 nel 2015), contro il quale gia aveva avuto la meglio nella semifinale di Biella 2016, challenger poi vinto dal nostro giocatore: al termine di un match molto combattuto, durante il quale Federico si è trovato sotto di un set, perso 7-5 nell’unica occasione nella quale ha smarrito il servizio nel corso dell’incontro (l’allievo di Palumbo, che ha servito solo il 48% di prime palle, ha ottenuto un eccellente 85% di punti vinti con la prima di servizio), è arrivata una vittoria sofferta, la prima nel circuito maggiore in carriera. Infatti, nei successivi due set, Federico ha tenuto quasi sempre facilmente il proprio turno di battuta, concedendo una sola palla break in un momento delicato, il 4-4 del terzo: una volta annullata, il successo è arrivato dopo poco, col punteggio di 5-7 6-4 7-5 in 2 ore e 19 minuti di partita. La classica prova del nove sulla possibile competitività del faentino nel circuito maggiore era rappresentata dal match in ottavi contro Gerald Melzer, 26 enne viennese al 106° posto del ranking ATP, vincitore dell’unico precedente tra i due (nel 2011 un challenger sul duro in Uzbekistan).

Federico, confermando i numeri al servizio della partita precedente (52% di prime in campo, 79% di punti vinti quando entrava la prima) ha affrontato un altro match molto duro. Dopo aver perso il primo set al tie-break, senza aver mai perso il servizio, strappandolo due volte nel corso del secondo parziale all’austriaco, ha portato la partita al terzo, dove, smarrendo la battuta all’ottavo gioco, si è trovato sul 5-3 e servizio Melzer a fronteggiare tre match point consecutivi. In questo frangente, trovatosi spalle al muro, li ha annullati tutti, non fermandosi neanche davanti ad una quarta palla dell’incontro per l’avversario: Gaio con sangue freddo e coraggio è riuscito a trascinare la partita al tie-break, dove ha avuto la meglio, conquistando così, tra quarti e qualificazioni superate, 57 punti ATP preziosissimi, dopo due ore e mezza di lotta, andate all’archivio col punteggio di 6-7(4) 6-3 7-6(2). Purtroppo per Federico, l’incontro nei quarti contro il campione delle due edizioni sin qui disputate del torneo di Quito, il 36enne dominicano Victor Estrella Burgos, n°156 ATP, non è stato positivo: pur mantenendo l’ottimo rendimento con la prima di servizio (82% punti vinti), non è riuscito ad evitare che l’avversario lo brekkasse una volta a set (nel quinto gioco del primo e nel decimo del secondo, quando è andato a servire inutilmente per rimanere nel match), regalandogli la terza semifinale consecutiva con un duplice 6-4 dopo 1 ora e 19 minuti di gioco.

Cambiando continente, Andreas Seppi, nonostante sino a lunedì sera fosse a Buenos Aires per partecipare alla vincente trasferta di Davis in Argentina, non si è ritirato dal Garanti Koza Sofia Open, torneo nella capitale bulgara alla seconda edizione, dove l’altoatesino difendeva i quarti di finale raggiunti lo scorso anno. Andreas, a poco meno di 48 ore dalla vittoria di Fognini su Pella, era in campo in Bulgaria, in uno scontro inedito, contro il 24enne bosniaco Dzumhur, 81 ATP. Seppi, dopo essere stato in vantaggio di un break, si è fatto strappare il servizio al decimo game per poi comunque portare a casa il tie-break dopo 51 minuti. Il nostro giocatore, a causa di un suo calo, è stato trascinato al terzo set, nel quale, strappando 3 volte su 5 il servizio al bosniaco, si è guadagnato l’accesso agli ottavi col punteggio di 7-6(3) 3-6 6-3 dopo 1 ora e 54 minuti di gioco. L’indomani, l’azzurro si è trovato nuovamente in campo, in una sfida, contro il belga Steve Darcis, che sembra un po’ il leit-motiv di questo suo inizio di stagione: dopo averlo affrontato e battuto nel terzo turno degli Australian Open dello scorso mese, Andreas ben sapeva che ad aprile si ritroveranno nuovamente di fronte per l’importante quarto di finale di Coppa Davis tra Belgio ed Italia. A Sofia, probabilmente la stanchezza accumulata dal nostro giocatore si è fatta sentire, in un incontro caratterizzato dalla diversa efficacia dei servizi – il belga ha servito più prime in campo ed ha avuto un rendimento ben maggiore con la seconda (60% di punti vinti contro il 43 di Seppi). Eppure il nostro giocatore ha lottato, rimontando in entrambi i set il break di svantaggio prima di cedere nuovamente il servizio e, anche quando il belga è andato a servire per il match, è arrivato ad avere palla break, prima di capitolare col punteggio di 6-3 7-5 dopo 1 ora e 27 minuti di partita.

Infine, nel terzo torneo in calendario, l’Open Sud de France di Montellier, non vi erano italiani nel main draw ed il solo Stefano Napolitano ha provato ad accedervi tramite le quali, ma il suo tentativo non ha avuto buon esito. Infatti, dopo aver vinto al primo turno contro l’indiano Divij Sharan 6-4 6-0 in 44 minuti, è stato fermato dal veterano francese Julien Bennetau: il 35enne francese, sceso al 128° posto del ranking ATP, ha fermato il piemontese dopo una partita di 2 ore e 8 minuti terminata col punteggio di 3-6 6-4 6-4.

Pagine: 1 2

Continua a leggere
Commenti

Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

Pubblicato

il

By

Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.

 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

Continua a leggere

ATP

ATP Nur-Sultan, Lorenzo Musetti vince all’esordio

Seppur non giocando benissimo, il 19enne italiano la spunta in tre set contro Polmans mostrando solidità mentale nei momenti decisivi

Pubblicato

il

Lorenzo Musetti - US Open 2021 (Rhea Nall/USTA)

Vittoria convincente di Lorenzo Musetti all’esordio nel torneo ATP 250 indoor di Nur-Sultan, contro un avversario non estremamente ostico ma che lo ha messo in difficoltà quel tanto che bastava per stimolare la sua grinta e il suo agonismo. Il giovane tennista italiano contro Marc Polmans ha risposto con una prestazione non brillantissima sotto il punto di vista del tennis espresso ma senza troppe sbavature, e soprattutto nella quale ha mantenuto il controllo del gioco nei momenti chiave, vincendo 6-4 2-6 6-4. Ciò non può che essere valutato positivamente dopo il periodo negativo passato in nord-America, con i primi segnali di uscita dal tunnel si erano già visti a New York. Oggi l’aspetto di maggior rilievo è quello mentale: la reazione che c’è stata a cavallo tra secondo e terzo set infatti la si può avere solo trovando convinzione in sé stessi e a quanto pare Musetti ha riacquisito la voglia di lottare in campo.

IL MATCH – Il qualificato Marc Polmans dispone di un gioco solido nel palleggio, con le traiettorie dei colpi alte e in sicurezza (infatti raramente è incappato in errori gratuiti), e cerca spesso di mischiare le carte con smorzate di dritto e incursioni a rete. Musetti si è adattato presto a questo stile ed è stato sempre avanti nel primo set: dopo un break iniziale che non è riuscito a confermare, lo slancio decisivo è arrivato sul 2-2. Al frizzante australiano non sono mancante chance per rifarsi sotto (aiutato anche da qualche distrazione di Musetti che ha concesso palle break in quattro game differenti) ma l’italiano nei momenti topici ha sempre messo la concretezza al primo posto, vincendo il primo set 6-4 dopo 50 minuti di gioco.

Nel secondo set i demoni tornano a far visita a Musetti e quest’ultimo, dopo un vantaggio iniziale di un break, perde inspiegabilmente incisività con i colpi ridando vigore a Polmans. L’australiano n. 165 del mondo accetta volentieri il regalo e sfrutta al massimo il momento fiacco del suo avversario – calo più mentale che fisico – vincendo cinque game consecutivi (di cui tre break), chiudendo il set 6-2. L’entusiasmo di Polmans trova la sua massima espressione nel parziale decisivo nel quale l’australiano cerca la rete appena possibile facendo affidamento su un’abilità di polso non indifferente. Musetti però disegna bene il campo, e grazie a rapidità di gambe e a colpi precisi trova le contromisure necessarie che gli permettono di stare avanti. Anche la prima di servizio inizia a dargli una grossa mano e il match che fino a quel momento era rimasto su un livello gradevole, regala dei faccia a faccia ravvicinati ancora più entusiasmanti.

 

Alla fine un break nel terzo game si rivela fatale e Lorenzo chiude 6-4 2-6 6-4 dopo 2 ore e 19 minuti di gioco. Con l’uscita di scena inattesa di Andreas Seppi al primo turno, resta dunque Musetti l’unico italiano rimasto in gara nella capitale kazaka e ora al secondo turno per il n. 57 del mondo ci sarà il serbo Laslo Djere, n. 49.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

Continua a leggere

Flash

WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

Pubblicato

il

Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement