ATP Challenger Bergamo: Seppi perde l’imbattibilità – Ubitennis

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ATP Challenger Bergamo: Seppi perde l’imbattibilità

Dura meno di un’ora l’avventura di Andreas Seppi al PalaNorda: basta un ispirato Yannick Hanfmann (n.345 ATP) per eliminarlo al primo turno. Escono anche Vanni e Arnaboldi. Bega supera Napolitano, ottimo Berrettini

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BRUTTO SEPPI Prima o poi, Andreas Seppi avrebbe dovuto incassare una sconfitta a Bergamo. Ma non l’aveva immaginata così, contro questo avversario, nel giorno del suo compleanno. In una sessione serale da tutto esaurito, con almeno 1.500 appassionati sugli spalti, si è arreso in due set al tedesco Yannick Hanfmann, numero 345 del mondo, quasi sconosciuto anche nel circuito Challenger. È finita 6-4 6-2 in meno di un’ora, punteggio severo ma che racconta bene quanto si è visto. Hanfmann è stato perfetto per un set, tenendo una clamorosa percentuale di prime palle (oltre l’80%), giocando con grande intensità e costringendo spesso Seppi all’errore. Ma ci sono anche i demeriti del n.72 ATP. Ha commesso troppi, troppi errori e non si è opposto all’inerzia sfavorevole della partita. Nel primo set, un break al nono game era sufficiente al 25enne di Karlsruhe, che poi prendeva subito il largo nel secondo. Sul 6-4 2-1, il braccio di Hanfmann (seguito in tribuna da Michael Kohlmann, capitano del team tedesco di Coppa Davis, al seguito dei tanti giocatori provenienti dalla Germania) ha tremato per la prima volta. Due doppi falli concedevano a Seppi la prima e unica palla break della sua partita. Poteva giocarla sulla seconda palla del tedesco, ma sparacchiava la risposta fuori di metri. Il break mancato cancellava Seppi dal punto di vista agonistico: un disastroso game al servizio (due doppi falli sommati ad altrettanti errori) portava Hanfmann sul 4-1. Finiva 6-2 per l’enorme delusione del pubblico, quasi incredulo nell’osservare il risultato sui tabelloni elettronici. Anche l’applauso finale a Seppi, chiamato dallo speaker Pako Carlucci, è stato condizionato dalla delusione che aleggiava in tutto il palazzetto. “Non è il massimo festeggiare il compleanno con una sconfitta” ha detto Seppi, che ha compiuto 33 anni sotto gli occhi del coach Massimo Sartori e dei genitori Hugo e Marialuise, che raramente lo seguono nei tornei. Nel 2011 avevano portato fortuna, stavolta è andata male. Ha provato a consolarlo il Colonnello Roberto Magnani, che gli ha regalato un volo panoramico su Bergamo, organizzato dalla sua Cantor Air. Sarà un buon modo per distrarsi, e magari consolarsi da una sconfitta più amara del solito.

BEGA SUPERA NAPOLITANO, ELIMINATO ARNABOLDI – C’era grande attesa per Stefano Napolitano, una delle maggiori promesse del tennis italiano. Invece il biellese ha giocato una brutta partita contro Alessandro Bega, entrato in tabellone come lucky loser dopo aver perso all’ultimo turno delle qualificazioni. Il milanese è stato impeccabile, attento e preciso, e si è imposto in meno di un’ora con un netto 6-4 6-1. In particolare, Napolitano non ha quasi opposto resistenza nel secondo set, al punto da far pensare a un problema fisico. Niente di tutto questo, come confermato dal suo staff e dai tecnici che hanno seguito la partita. Semplicemente, Bega ha giocato meglio e si è meritato il secondo turno, dove se la vedrà con il francese Remi Boutillier. A fine partita, fatto insolito per lui, Napolitano ha sfasciato la sua racchetta, picchiandola ripetutamente contro la panchina. A ulteriore testimonianza del nervosismo, il biellese ha divelto un altro telaio appena uscito dal campo. Una giornata negativa che non mette in secondo piano la bella prestazione di Bega, quasi mai in difficoltà quando Napolitano prendeva l’iniziativa. Adesso avrà un test complicatissimo contro Boutillier, in gran spolvero in questi giorni. Il francese ha lottato nel primo set contro Andrea Arnaboldi, poi ha vinto a zero il tie-break e ha preso il largo nel secondo (7-6 6-1 lo score finale). La superficie gli sta dando una grossa mano, esaltando un servizio davvero notevole. In tutta la partita, ha perso la miseria di quattro punti al servizio. Boutillier-Bega è in programma mercoledì alle 15: per i due, entrambi fuori dai top-300 ATP, sarà un’occasione straordinaria per raccogliere punti importanti.

GERMANIA-ITALIA 2-0 – La brutta serata per gli azzurri è terminata alle 23 con la dolorosa sconfitta di Luca Vanni. Il toscano veniva da un buon periodo e nutriva legittime ambizioni, invece si è fatto sorprendere dal lucky loser Nils Langer, un tedesco che a Bergamo gioca sempre bene (lo scorso anno arrivò al secondo turno partendo dalle qualificazioni, perdendo solo da Michael Berrer nel match più bello del torneo). Langer si è imposto 7-5 4-6 6-3 e nel complesso ha meritato la vittoria, anche se Vanni ha polemizzato in più di un’occasione con il giudice di sedia Ruth Concas per alcune chiamate sfavorevoli. In verità, “Lucone” deve recriminare per le palle break sciupate nel primo set (due consecutive sull’1-0, un’altra sul 4-3). Non ha giocato un brutto match, ma il campo veloce ha favorito il tennis leggero e “radente” di Langer, molto ordinato negli schemi e bravo a prendere la rete non appena si presentava l’occasione. Sarà dunque il tedesco ad affrontare Matteo Berrettini al secondo turno. Una bella occasione per prendersi una rivincita dopo il 2-0 che la Germania ha rifilato all’Italia in questo sfortunato martedì sera.

 

LE NUOVE FREQUENZE DI RADIO BERRETTINI – Il progetto è a lungo termine. Non c’è neanche bisogno di fargli domande, poiché Matteo Berrettini lo dice spontaneamente: per adesso non ci sono obiettivi di classifica o di risultati. Dopo il calvario vissuto la scorsa stagione, nel 2017 vuole stare bene fisicamente “Perché la mia maturità fisica arriverà tra qualche anno. Sto lavorando per quello, giorno dopo giorno”. Se però arrivano le vittorie, tanto meglio. Matteo è numero 372 ATP e ha raccolto un buon successo contro Laslo Djere (n.179) al primo turno del Trofeo FAIP-Perrel di Bergamo (64.000€, Play-It). Il romano si è imposto 7-6 7-5 in poco più di un’ora e mezza, ma l’impressione è che il divario fosse più ampio di quanto dica il punteggio. Berrettini ha tenuto con agio quasi tutti i turni di battuta e, come ha confermato dopo il match, “sentivo che ogni game di risposta potesse essere quello buono”. Ha impiegato un po’ per trovare il break, ma alla fine è andata. “Non credo che lui ami molto questa superficie, in particolare ha un’apertura piuttosto ampia dalla parte del dritto. Però è un giocatore ostico, mi faceva muovere con il rovescio e ogni tanto azzeccava la risposta. Non ho giocato benissimo, mi sembrava che la palla rimbalzasse poco, soprattutto con il dritto facevo fatica a piazzarmi. Ripensando a Brescia e Andria non dico che mi aspettassi di più, ma sono sceso in campo con una gran fiducia. Durante il match non ho avuto grandi sensazioni, però ho giocato bene nei momenti importanti e ho lottato. È la cosa principale”. In effetti, Berrettini ha mostrato un ottimo atteggiamento: grintoso, attento, positivo. “È il compito che mi do insieme a Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna prima di scendere in campo. Su questa superficie si decide tutto su pochi punti, e se non hai sempre l’atteggiamento corretto ne paghi le conseguenze”.

PREPARAZIONE INVERNALE LUNGA E PESANTE  L’approccio mentale alla partita è un argomento che sta molto a cuore a Berrettini. “Ci lavoro da tempo, sin da quando avevo 15 anni. All’epoca ero una ‘radio’, parlavo dopo ogni punto. All’Aniene, Vincenzo Santopadre e Stefano Cobolli mi hanno forzato su questo punto e, ammetto, ho faticato. Crescere su questo aspetto è più complicato che migliorare tecnicamente. Si tratta dell’indole di una persona e cambiarla non è facile. Ancora oggi vedo ragazzi di 15-16 anni che si comportano come me all’epoca, e mi rendo conto di quanto fossi indietro”. Un problema al ginocchio ha tenuto Matteo lontano dai campi per buona parte del 2016, ma non si è perso d’animo e quando è tornato è subito stato competitivo. La finale al Challenger di Andria gli ha regalato nuove prospettive, ma lui preferisce non parlare di obiettivi tecnici. Ciò che conta, oggi, è la salute. “Sono soddisfatto della mia preparazione invernale: ho trascorso 2-3 settimane a Tirrenia, il resto a Roma. Ho alternato le superfici, evitando di giocare troppo sul cemento per non sforzare troppo il ginocchio. E’ stata una preparazione lunga e pesante, ma quest’anno la priorità è stare bene”. L’avversario di secondo turno potrebbe essere Luca Vanni, impegnato in serata contro Nils Langer. Sarebbe la rivincita della finale di Andria, piuttosto lottata. “Dovessi affrontarlo potrei essere più pronto. So cosa mi aspetta, mentre prima di Andria non ci mi ci ero mai nemmeno allenato. Col suo servizio sarebbe difficile impostarla dal punto di vista tattico. E’ un giocatore che mi dà fastidio, ma ad Andria arrivava da nove vittorie consecutive…”

IL GRAN GIORNO DI JERZY JANOWICZ – Mercoledì sarà il giorno dell’esordio di Jerzy Janowicz. A parte Andreas Seppi, il polacco è il giocatore con il passato più importante presente a Bergamo. Anzi, ha raggiunto vette mai toccate dall’altoatesino (top-15 ATP, semifinale in uno Slam e finale in un Masters 1000). Il suo esordio è previsto alle 19.30 contro il tedesco Maximilian Marterer. Le belle prestazioni delle ultime settimane hanno aumentato la curiosità per vederlo all’opera. Esordio anche per Lukas Lacko, opposto al serbo Krstin, mentre il pubblico bergamasco farà il tifo per Alessandro Bega nel difficile match contro Boutillier. Il programma sarà poi chiuso da Daniel Brands, opposto al vincitore di Seppi-Hanfmann. Dovesse passare l’azzurro, il secondo turno del Trofeo FAIP-Perrel avrebbe un match degno del circuito ATP. Il programma inizierà alle 10 con Jahn-Basic, mentre all’ora di pranzo ci sarà Ignatik-Krajnovic, due ex giocatori fortissimi a livello junior ma che hanno trovato la loro dimensione nel mondo Challenger. 

Risultati:

Egor Gerasimov (BLR) b. Matthias Bachinger (GER) 6-4 7-6(5)
Quentin Halys (FRA) b. Zdenek Kolar (CZE) 7-6(2) 6-0
Matteo Berrettini (ITA) b. Laslo Djere (SRB) 7-6(5) 7-5
Alessandro Bega (ITA) b. Stefano Napolitano (ITA) 6-4 6-1
Andrey Golubev (KAZ) b. Aleksandr Nedovyesov (KAZ) 6-4 7-6(7)
Remi Boutillier (FRA) b. Andrea Arnaboldi (ITA) 7-6(0) 6-1
Ilya Ivashka (BLE) b. Yannik Reuter (BEL) 6-3 6-1
Yannick Hanfmann (GER) b. Andreas Seppi (ITA) 6-4 6-2
Nils Langer (GER) b. Luca Vanni (ITA) 7-5 4-6 6-4

Ufficio Stampa Trofeo FAIP-Perrel

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Mondo Challenger: Granollers torna al successo, Hurkacz fa tris

Lo spagnolo supera Viola nella finale di Da Nang. Il polacco conquista il terzo Challenger in carriera a Canberra. Sorpresa Wolf a Columbus

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Canberra​ (Australia, $54,160, hard)

Sempre in Australia, un anno fa qui trionfava Andreas Seppi, stavolta tocca al polacco Herbert Hurkacz. Il numero 76 del mondo (più dodici posti per lui), seconda testa di serie del seeding, vince in tre set sul bielorusso Ilya Ivashka (6-4 4-6 6-2) conquistando il terzo titolo Challenger della sua carriera. Fuori subito la prima testa di serie, lo spagnolo Carballes, battuto dal carneade locale Harry Bourchier. Un solo italiano in tabellone, Marco Bortolotti, out al secondo turno per mano del ceco Vesely (6-3 6-3). ​

[2] H. Hurcacz b. [4] I. Ivashka 6-4 4-6 6-2

Da Nang​ (Vietnam, $54,160, hard)

 

Peccato per Matteo Viola, che arriva in finale ma viene sconfitto da Marcel Granollers, anche piuttosto nettamente, per 6-2 6-0 in 53 minuti. Una passeggiata per lo spagnolo, almeno gli ultimi due turni, con un ritiro dell’avversario in semifinale (Yevseyev) e i soli due giochi concessi al veneto. Per Granollers si tratta del settimo trionfo in carriera a livello Challenger, ad esattamente un anno di distanza dall’ultimo (Bangkoko, gennaio 2018). Prova notevole anche per Riccardo Bonadio, che supera due turni e si arrende solo in tre set, 7-6 4-6 7-5, al russo Avidzba: 46 posizioni guadagnate nel ranking per il friulano, ora 456 al mondo. Fuori subito l’altro italiano in tabellone, Alessandro Bega, eliminato dall’indiano Kadje.

​[1] M. Granollers b. [2] M. Viola 6-2 6-0

Columbus​ (USA, $54,160, hard)

Quante volte può capitare che due wild card arrivino in finale? Bene, qua è successo, con una finale assolutamente a sorpresa. Vittoria dell’idolo locale, nato e cresciuto in Ohio, JJ Wolf: vent’anni lo scorso dicembre, 366 del mondo prima del torneo (ora è 290), e solo cinque partite vinte in carriera a livello Challenger, ha sconfitto in tre set il numero uno danese, Mikael Torpegaard. Uno che a Columbus si trova benone, visto che in carriera qui ha vinto il suo unico Challenger, nel 2016, e che è uscito dalla locale università (Ohio State, la stessa dove si disputava il torneo). Ecco il motivo della wild card per entrambi. Stavolta la spunta Wolf 6-7 6-3 6-4. Unico italiano in tabellone, Gianluca Mager, sconfitto al secondo turno proprio dal giovane americano in tre set, 4-6 6-3 7-5.

J.J. Wolf b. M. Torpegaard 6-7(4) 6-3 6-4

Alessandro Ruta

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Mondo Challenger: Dutra Silva ritrova il successo dopo due anni

Mikael Ymer e Marcos Giron iniziano l’anno conquistando il primo Challenger in carriera, rispettivamente a Noumea e Orlando

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Rogerio Dutra Silva - ATP Challenger Playford 2019 (foto via Twitter, @ATPChallenger)

Noumea​ (Nuova Caledonia, $81,240, hard)

Si gioca prevalentemente dall’altra parte del globo, come sempre, a inizio anno. Il torneo della Nuova Caledonia non fa eccezione e incorona lo svedese Mikael Ymer, che non era compreso tra le teste di serie. In finale ha sconfitto l’americano Noah Rubin per 6-3 6-3 dopo che in semifinale aveva battuto altrettanto nettamente il n.1 del seeding, Federico Delbonis. Grazie a questo exploit Ymer (che a luglio aveva costretto Fognini al terzo set a Bastad, al secondo turno) entra nei primi 200 del mondo, ottenendo il suo best ranking. Quattro gli italiani iscritti, con Salvatore Caruso migliore dei nostri, eliminato agli ottavi di finale dal francese Gleb Sakharov. Fuori all’esordio, invece, Giustino e Marcora, mentre Baldi, che era testa di serie, è uscito al secondo turno. ​

M. Ymer b. [3] N. Rubin 6-3 6-3

Playford ​(Australia, $81,240, hard)

 

In Australia torna a sorridere dopo un’astinenza di quasi due anni il brasiliano Rogerio Dutra Silva. Sconfitto in finale il tedesco Mats Moraing 6-3 6-2 dopo aver rischiato grosso in semifinale contro il cinese Zhe Li, rimontato in tre set. Un Moraing che nei quarti aveva eliminato a sua volta il nostro Lorenzo Sonego, testa di serie numero uno del torneo (1-6 7-6 6-4), mentre Li negli ottavi si era sbarazzato di Luca Vanni (1-6 7-5 6-3). Altri quattro, gli italiani in tabellone: Napolitano, Donati e Gaio tutti fuori al primo turno, mentre Travaglia, dopo il bye in quanto testa di serie, ha perso subito dallo spagnolo Lopez Perez. ​

[10] R. Dutra Silva b. [8] M. Moraing 6-3 6-2

Orlando​ (USA, $50,000, hard)

Esordio nel circuito per questo Challenger 80, mentre gli altri due erano da 90. Vittoria piuttosto a sorpresa per Marcos Giron (al primo titolo Challenger in carriera), ex 308 del mondo (adesso 251), non compreso tra le teste di serie. Non più giovanissimo (25 anni), ex campione universitario, lo statunitense ha perso solo un set al primo turno e poi non si è più fermato, fino alla finale contro il bahamense King, sconfitto 6-4 6-4. Solo un italiano in tabellone, Gianluca Mager, fuori subito per mano dell’americano Sarkissian. Un filino meglio per i nostri colori nel doppio, con la finale raggiunta da Vavassori in coppia con Oliveira. ​

M. Giron b. [1] D. King 6-4 6-4

Alessandro Ruta

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Challenger: volti e numeri del 2018

Chi ha vinto di più, come si sono comportati gli italiani e quali sono i vincitori più ‘nobili’ della stagione nel circuito cadetto. Ci sono due anche finalisti Slam

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Il 2018 per il circuito Challenger è stato l’ultimo anno prima della grande riforma, che prenderà piede a partire dal 2019. Quando ci saranno, ad esempio, tabelloni a 48 giocatori (non più a 32), con tutti a ricevere denaro e ospitalità da parte dell’organizzazione dei tornei: l’aumento dei montepremi sarà significativo, e staremo a vedere come i vari circoli riusciranno a gestire questa grossa crescita di costi. Il tutto nell’ottica, da parte dell’ATP, di restringere il numero di tennisti effettivamente professionisti. Comunque questo è il futuro. Il passato, ovvero il 2018, ci ha lasciato diversi spunti di riflessione.

ITALIA AL TOP

Ancora una volta il nostro paese si è rivelato essere una certezza di questo circuito: ben 19 i tornei organizzati sui 159 totali della stagione. Quattro in meno rispetto al 2017, in compenso. Da febbraio a novembre, dai 127mila euro di montepremi di Caltanissetta e Genova, i più ricchi challenger italiani come montepremi, ai 43mila di Barletta, Francavilla, Mestre, L’Aquila, Milano, Recanati, Perugia, Padova, Biella e Andria: eventi per tutti i gusti e tutte le tasche.

 

E anche in quanto a vittorie di tennisti italiani nel circuito possiamo contare 14 successi nel singolare: due per Paolo Lorenzi e Gianluigi Quinzi, una per Filippo Baldi, Matteo Berrettini, Salvatore Caruso, Marco Cecchinato, Thomas Fabbiano, Alessandro Giannessi, Andreas Seppi, Lorenzo Sonego, Stefano Travaglia e Luca Vanni. Meglio dei nostri soltanto gli statunitensi e gli australiani, a quota 17 successi. Quattordici vincitori e 16 finalisti; l’ultimo, Filippo Baldi ad Andria, sconfitto dal francese Ugo Humbert. I titoli sono stati conquistati soprattutto nei Challenger 90, da 64mila euro di montepremi (6), e nei Challenger 80, da 43mila (5). Thomas Fabbiano e Lorenzo Sonego, però, hanno vinto Challenger più “prestigiosi”, il 110 di Ningbo e il 125 di Genova, rispettivamente.

IL BALZO DI CECK E BERRETTINI

Non c’è dubbio, però, che tra gli italiani protagonisti del 2018, e non solo in ambito tennistico, ci sia stato Marco Cecchinato. Forse la più grande rivelazione di tutto il circuito ATP. Il siciliano aveva iniziato la stagione da numero 109 del mondo, barcamenandosi tra qualificazioni ai grossi tornei, con una raffica di eliminazioni al primo turno, o in alternativa i challenger. Fino al capolavoro di Santiago del Cile, la svolta: vittoria in tre set in finale contro il qualificato spagnolo Gomez-Herrera dopo aver rimontato in semifinale un altro iberico, Tommy Robredo. Punti ATP buoni per risalire la classifica, piano piano, fino al 250 di Budapest conquistato da lucky loser, e altri punti, via via, con la clamorosa semifinale del Roland Garros (il primo a riuscirci dai tempi di Barazzutti nel 1978), battendo nientemeno che Novak Djokovic, seppur non al meglio, e la top 20 mondiale. Sarà interessante vedere come nel 2019 si comporterà Ceck con tutto questo patrimonio di punti da amministrare (c’è anche il torneo di Umago vinto in estate), se riuscirà a rimanere a galla oppure non manterrà lo stesso livello di gioco. Intanto, rispetto a dodici mesi fa, non dovrà sudare per entrare nei tabelloni dei principali tornei, visto che ci è già di diritto.

Un bel balzo l’ha fatto anche Matteo Berrettini, che da 135 è salito fino al 52, in classifica: anche lui, come Cecchinato, è riuscito a entrare piano piano nei grossi tornei sudandosi i punti ATP grazie ai Challenger. Vittoria a Bergamo e finale a Irving, fino a un eccellente Roland Garros (fuori al terzo turno con Thiem) e soprattutto il primo titolo ATP in carrieraa Gstaad, senza perdere un set e battendo gente del calibro di Feliciano Lopez e Roberto Bautista Agut in finale.

A CACCIA DI PUNTI

Il circuito Challenger è anche uno straordinario serbatoio di storie. E se le più comuni riguardano i giovani che si affacciano al professionismo, non meno interessanti sono quelle dove ex campioni, per i più svariati motivi, vanno a caccia di punti per risalire le classifiche, o semplicemente per galleggiare, e si gettano nella lotta ripartendo dal basso. Nel 2018, così, abbiamo visto tra i vincitori di un challenger addirittura degli ex top-10, come Kei Nishikori, che doveva riprendersi da un infortunio e a gennaio ha trionfato a Dallas, o Tommy Robredo a Lisbona, senza dimenticare Gael Monfils (Taiwan) e David Ferrer (Monterrey).

I punti fanno comodo anche a chi, come Ivo Karlovic, è decisamente sul viale del tramonto e oltre i quarant’anni, oppure per chi, come Lukas Rosol o Daniel Brands, è reduce da lunghissimi e rognosi problemi fisici. Nell’albo d’oro di inizio anno troviamo John Millman, l’australiano, che a settembre avrebbe sconfitto nella “sauna” newyorkese Roger Federer, agli US Open, ma che in precedenza aveva conquistato i challenger di Kyoto ed Aix-en-Provence. Chi ha trionfato in più tornei challenger (4) nel 2018, comunque, è stato l’argentino Guido Andreozzi, che anche grazie a questi successi ha raggiunto il suo top rank a dicembre (numero 78 al mondo).

Alessandro Ruta

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