Il bicchiere mezzo pieno. Teste di serie: 16 o 32?

Inizia una nuova rubrica mensile, dove analizzeremo i pro e i contro degli argomenti più discussi. Si comincia con le teste di serie: sicuri che averne di meno sarebbe un bene?

Di Daniele Malafarina
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Per molti di voi Ubitennis non è soltanto un sito da aprire quando c’è una notizia. È un’abitudine, un luogo familiare, una voce che accompagna la stagione del tennis. Dagli Slam ai tornei più piccoli, dalle grandi finali alle storie che spesso restano ai margini. Vi sarò grato se vorrete proseguire a leggermi.

Bill: Si sa, è un po’ la storia del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno.

Ted: Quale bicchiere? Quale storia?

Bill: Le teste di serie negli slam. Sedici o trentadue, questo è il dilemma che affligge i fan da ormai quasi un ventennio.

Ted: Magari affligge te. Io non sono afflitto per nulla.

Bill: No?

Ted: No! Trentadue! Facile! Chi non vuole vedere i giocatori più forti arrivare alle fasi finali di uno slam?

Bill: Te lo dico io chi. Chi ha i biglietti per i primi turni. Chi ha comprato un biglietto per i primi giorni del torneo. O anche chi uno slam lo guarda davanti alla televisione dall’inizio. I veri appassionati, non i tifosi di tizio o di caio. Chi guarda il tennis vuole sì vedere i campioni famosi, ma soprattutto vuole vedere una partita. Competizione. Incertezza.

Ted: Certo che se c’è incertezza può ben capitare che il favorito perda (con Istomin? con Zverev?) e allora i turni successivi perdono interesse. Magari ti trovi con un tennista sconosciuto alle fasi finali e poi gli organizzatori chi li sente?

Bill: Sconosciuto non vuol mica dire scarso. A volte ci vuole un exploit per farsi conoscere, specie per i giovani. Oggi salire in classifica per un giovane talento è sempre più difficile. Se per fare punti devi andare per forza a quei tornei là…

Ted: I Masters 1000 e gli Slam…

Bill: Quelli. E per andare avanti devi per forza battere i campioni. Fare punti, farsi conoscere, scalare la classifica è diventata un’impresa ed infatti i giovani faticano ad emergere. Una volta i tornei non avevano sempre tutti i più forti al via, e magari qualcuno perdeva pure presto. Una volta con un tabellone facile un giovane di talento aveva qualche chance di venire fuori dalla mischia prima. McEnroe nel 1977 a Wimbledon arrivò in semi partendo dalle qualificazioni. Grazie a John Lloyd e Sandy Mayer che gli tolsero di mezzo Tanner e Panatta, Supermac arrivò in semifinale battendo solo Dent (Phil) tra le teste di serie (la 12). A posteriori mica ci lamentiamo, no? O Krajicek. Nel 1992 in Australia arrivò in semifinale senza essere testa di serie e poi chiuse l’anno tra i primi 10.

Ted: E l’anno prima aveva perso in cinque set al quarto turno da Caratti, ed in semifinale ci andò McEnroe, Patrick però.

Bill: Che vuoi dire?

Ted: Che poi ti capita la volta che il giovane di talento non c’è o perde presto ed in semifinale ti trovi un carneade, non giovane e senza talento. Magari a Wimbledon ti ritrovi un Voltchkov in semifinale. Anche lui qualificato, come Mac, ma un po’ meno forte.

Bill: Chi?

Ted: Appunto. Vladimir Voltchkov. E lui un po’ di talento l’aveva (aveva anche vinto il titolo junior). Perché se sei davvero sfortunato magari ti trovi Filip Dewulf in semifinale. Come successe a Parigi nel 1997. Non ti dico la gioia di chi ha comprato i biglietti per la semifinale e si ritrova Kuerten (che non era ancora Kuerten) e Dewulf. Con 32 teste di serie situazioni come questa sono più rare.

Bill: Sì ma le teste di serie mica perdevano sempre al primo turno da giocatori classificati tra il 17 ed il 32.

Ted: Come successe a Parigi nel 1990.

Bill: Quello è l’esempio che si ripete sempre. Ma guarda gli altri anni, gli altri tornei. Spesso i primi della classe perdevano da giocatori più in basso del numero 32. O a volte arrivavano al terzo o quarto turno e perdevano con qualcuno di livello intermedio. Oggi non capita. Kuerten quell’anno fece fuori Muster, Kafelnikov e Bruguera, vincitori delle 4 edizioni precedenti. E nella sua parte di tabellone Dewulf face fuori Corretja (numero 8), mentre Moya (numero 9) perse da un qualificato (quindi fuori dai primi 32). Le altre due (la 1 Sampras e la 15 Rosset) persero entrambe da Norman al terzo e al quarto turno (quindi in linea con quanto potrebbe succedere oggi). Voglio dire, guarda un po’ i tabelloni. Con 32 teste di serie siamo sicuri che le cose sarebbero molto diverse? Forse è il tennis di oggi ad essere diverso. Non ci sono più gli specialisti, le superfici sono più simili. Forse oggi uno dei primi 4 ha un margine maggiore sui giocatori compresi tra il 17 ed il 32 rispetto a venti anni fa, indipendentemente da quante teste di serie ci sono. Forse, eh.

Ted: Federer in Australia era numero 17. Te lo immagini a giocare al primo turno con Murray?

Bill: Me lo immagino sì. E me la sarei goduta proprio la partita. Comunque anche quello è un caso particolare, dovuto ai sei mesi di stop.

Ted: Secondo me perdeva, al primo aveva lasciato un set a Melzer. E allora addio diciottesimo Slam.

Bill: Non fare il tifoso adesso. Federer vs Murray non c’è stata non per colpa delle 32 teste di serie ma per colpa di Misha Zverev, numero 50!

Ted: E poi il tennis di oggi è diventato molto fisico, lo dicono tutti. Qualche turno facile ci vuole. Non sono più i tempi in cui ci voleva un match di 5 set al secondo turno per trovare la forma. Oggi un match al quinto nei primi turni con ogni probabilità ti stronca le possibilità di vittoria. Meglio se la salita è più graduale.

Bill: Quindi tu sei favorevole alle 32 teste di serie.

Ted: Assolutamente. Non credo che i primi turni degli Slam sarebbero molto diversi con 16 teste di serie e quel che si perde in qualche match incerto nella prima settimana lo si guadagna con gli interessi nelle fasi finali.

Bill: Mah…

Ted: Non mi sembri convinto.

Bill: Sarò nostalgico ma mi mancano i tempi in cui ogni giornata degli Slam poteva riservare sorprese e partite epiche.

Ted: Ma è ancora così. Pensa a Istomin vs Djokovic in Australia, o Evans vs Wawrinka a New York. O Seppi vs Djokovic. O Darcis e Stakhovsky. Secondo me sei tu che vedi sempre il lato negativo.

Bill: Il bicchiere mezzo vuoto?

Ted: Esatto.

Bill: Sarà, ma io la prima settimana di Parigi me ne vado al mare. Ci vediamo per gli ottavi.

Ted: Ok, ma poi se sei al mare e piove non venire da me a lamentarti, perché si sa, è un po’ la storia del bicchiere mezzo vuoto…

Bill: …e mezzo pieno.

I pro

  • I primi in classifica arrivano in fondo più spesso e più freschi.
  • Le fasi finali dei tornei hanno sempre nomi di richiamo.

I contro

  • Difficile emergere per chi è indietro in classifica.
  • Primi turni con poco interesse.

Una domanda

Siamo sicuri che tornando a 16 teste di serie le cose cambierebbero molto?

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