Yonex Power Cushion Eclipsion 2, le scarpe di Wawrinka

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Yonex Power Cushion Eclipsion 2, le scarpe di Wawrinka

Confort, stabilità e durata sono le caratteristiche della scarpa Yonex Power Cushion Eclipson 2, un modello che migliora costantemente e che si rivolge ai tennisti esigenti

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Stan Wawrinka pesa poco più di 80 kg e basa tutto il suo gioco sulla potenza dei colpi da fondocampo. Chiave di questa potenza è la stabilità dei suoi piedi a terra prima di impattare la pallina. Stan non potrebbe impattare così forte se non avesse quindi questi appoggi stabili, e quindi un’ottima scarpa, solida e robusta visto il peso dell’atleta ma ovviamente anche confortevole, perché il livello è quello dei professionisti. E la scelta di Stan, che veste Yonex dalla testa ai piedi, è ovviamente il meglio disponibile oggi sul mercato da parte della casa giapponese, ovvero il modello Power Cushion Eclipsion 2, e cioè la versione migliorata di una scarpa già ottima nella prima edizione. La scarpa è disponibile nel rosa scuro usato da Stan agli Australian Open, in giallo-blu navy e anche in un celeste scuro.

La tecnologia alla base di questa scarpa, che è quella che poi dà il nome alla stessa, si chiama Power Cushion, e consiste in tre strati sovrapposti per formare l’intersuola del tallone. I due esterni sono rigidi mentre quello centrale, molto ampio, è morbido. Questo nella parte del tallone perché nell’avampiede lo strato è unico per favorire la sensibilità. I due strati, quello in alto e quello in basso, assorbono gli urti nella misura di un 30% in più rispetto alla versione originale del Power Cushion. Assorbire gli urti vuol dire restituire energia all’atleta e questo avviene tramite lo strato centrale che torna rapidamente in posizione originare trasformando lo shock in energia, come una spugna (Yonex dichiara che un uovo lanciato da 7 metri di altezza sul Power Cushion rimbalza per 4 metri senza alcun danno). Fra le altre tecnologie implementate da Yonex su questo modello segnaliamo la Round Sole, ovvero una suola disegnata per facilitare il footwork, il gioco di gambe dell’atleta, e poi la Durable Skin, ovvero il rivestimento della parte superiore della scarpa, rinforzato per aumentarne la durata senza diminuire il comfort di gioco. Un’altra tecnologia usata ha il nome di Toe Assist Shape, e cioè la tomaia adattiva che si adatta alla forma del piede riducendo la possibilità di scivolamenti laterali del piede favorendo il supporto nei movimenti. La scarpa pesa poco più di 400 grammi circa per il numero 44.5, 28,5 centimetri.

In campo
La prima sensazione che proviamo è quella di una calzata avvolgente, che stringe il piede fin da subito cercando di modellarvisi attorno per eliminare qualsiasi effetto di scivolamento dello stesso all’interno della scarpa. C’è quindi una prima fase di assestamento della tomaia, specie se il vostro piede è a pianta larga. Dopo questo mini periodo di adattamento potrete concentrarvi su tutti i benefici di questa scarpa. La tomaia si rivela molto flessibile, offre un grande sostegno al piede specie quando si tratta di ripartire o quando si effettuano torsioni improvvise in seguito a repentini cambi di direzione. La suola ha un grip ottimo sul terreno e finalizza tutto il gran lavoro del Power Cushion, ovvero del sistema di ammortizzazione degli urti. Eccellente la protezione del tallone e della caviglia. Ai piedi il feeling è quello di assoluto comfort, di una calzata “alta” rispetto al terreno. I materiali che compongono la scarpa assicurano anche ottima traspirabilità. Ma quello che colpisce, la caratteristica di questa scarpa che rimane più impressa al termine del gioco, è la spinta che offre la scarpa subito dopo l’impatto con il terreno. È il Power Cushion il motore di questa spinta aggiuntiva, questa energia che torna utile dopo uno shock e che, unitamente al confort e alla sensazione di stabilità e protezione del piede, rende questa scarpa un ottimo prodotto.

 

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Il test di Artengo TR960 Control Tour, la racchetta di Gael Monfils

Recensione e test in campo della racchetta Artengo TR960 Control Tour, il modello di punta del brand tennistico di Decathlon usato nel Tour da Gael Monfils

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Il passaggio di Gael Monfils in casa Artengo, il brand del tennis di Decathlon, era stata una notizia importante a inizio anno. C’era curiosità per capire con quale telaio avrebbe affrontato la stagione il tennista francese, la risposta è Artengo TR960 Control Tour, oggetto di questo test. Si tratta di una racchetta molto ben curata dal punto di vista del design, non la distinguereste da modelli di altri brand se non faceste caso alla vistosa scritta ARTENGO su uno dei lati del telaio, e come vedremo questo modello rappresenta un’ottima soluzione per i giocatori avanzati, sempre tenendo presente la questione prezzo. L’accessibilità è difatti la più grande innovazione di Decathlon e anche questa racchetta non è eccezione avendo un prezzo di 109 euro, praticamente il costo di una racchetta da junior di questi tempi. Detto dell’estetica della racchetta, colorata di nero satinato con una parte grigia sul cuore e delle serigrafie quasi impercettibili, il telaio è un modello boxed, sottile e flessibile. Fra le tencologie adottate è presente MPO, che dà stabilità al piatto corde.

CARATTERISTICHE TECNICHE

Head size: 97,6 inch2
Peso: 305g
Bilanciamento: 315 mm
Swingweight: 316
String Pattern: 16×19
Rigidità: 62 RA (rilevata)
Profilo: 21 mm
Lunghezza: 68.5 cm

PROVA IN CAMPO

Le prime sensazioni in campo sono quelle di avere in mano una racchetta che si rivolge a tennisti che sanno bene cosa fare e come sfruttarla. Non c’è potenza che si ottiene facilmente, il telaio preferisce rispondere precisamente agli input forniti dallo swing. TR960 fa uscire la palla dal piatto corde in maniera molto fluida, gli impatti sono morbidi per via della rigidità a quota 62 punti, un dato che centra un ottimo equilibrio in termini di stabilità del telaio all’impatto, e quindi controllo, e comfort di gioco.

 

Non è una racchetta costruita per generare topspin esasperato. Si capisce che fra le mani si ha un telaio per il giocatore dai colpi ben definiti e che predilige un gioco a tutto campo, la racchetta ama usare il topspin solo per tenere in campo la palla, senza esasperarlo troppo, lo schema d’incordatura 16X19 va comunque incontro a chi ama arrotare la palla. Nei colpi piatti si ha la resa migliore da fondo, anche perché la caratteristica migliore della TR960 è il controllo: sembra di avere per le mani uno dei telai classici, i 21 millimetri costanti di spessore sono una garanzia in tal senso.

Sembra più leggera di quel che è in realtà, e cioè 305 grammi, e questo si traduce in una maneggevolezza che si ricollega a quanto detto prima sulla finalità del telaio, e cioè che nasce per il gioco a tutto campo, per chi ama costruire il punto da fondo e poi cambiare ritmo per finirlo a rete. In questo senso colpisce l’equilibrio del telaio, che risponde bene alle soluzioni. In fase difensiva il piatto 98 risponde presente quando si decentrano i colpi, aiuta anche lo schema corde molto largo rispetto ad altri 16X19. Anche nei colpi di volo le esecuzioni piatte sono quelle che hanno la rese migliore. Per ottenere grandi risultati in termini di kick al servizio c’è da lavorare parecchio.

Rispetto alle concorrenti (Wilson Blade, Babolat Pure Strike, Yonex VCORE Pro), la sensazione è di avere un telaio con le stesse caratteristiche ma più facile a livello di giocabilità e meno esigente in termini di prestanza fisica da abbinare al telaio se si pratica un gioco in spinta da fondo in maniera continua. Un telaio quindi molto equilibrato, diremmo.

Artengo TR960 Control Tour

Artengo TR960 Control Tour

Abbigliamento tennis Artengo per il 2022

CONCLUSIONI

La TR960 è il telaio più impegnativo di Artengo, e finalmente l’agonista esigente può pescare in casa Decathlon una soluzione tecnicamente ineccepibile e a un prezzo imbattibile rispetto alla concorrenza.

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Il test di Artengo TB920, la pallina dei Challenger italiani

Artengo consolida la sua presenza nel tennis con la sponsorship degli ATP Challenger Tour d’Italia con la sua pallina TB920. Noi l’abbiamo provata in campo

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Dopo aver messo sotto contratto Gael Monfils, Artengo si assicura che ogni punto dei tornei Challenger giocati in Italia sarà giocato con la TB920, la sua pallina da tennis. Infatti nei tornei Challenger di Barletta, Roma, Forlì, Napoli, Bergamo e Bari si giocherà con la pallina di Artengio, che ha ricevuto l’ok di diversi tennisti professionisti come Steve Darcis, Oliver Marach, Nicolas Escude e che ovviamente è stata omologata dall’ITF, dalla FFT (Federazione Francese di Tennis) e dalla nostra FIT.

Donato Bevilacqua, Italy Racket Sports Category Manager di Decathlon, ha commentato così il percorso del brand tennistico di Decathlon:  “Con Artengo stiamo portando avanti un percorso di crescita e affermazione nel mondo del tennis, perseguendo un unico obiettivo: dalla racchetta al tessile, passando da scarpe, borse, palline e accessori, ogni sforzo di ideazione e produzione è indirizzato al desiderio di rendere la pratica del tennis sempre accessibile a tutti.

L'abbigliamento Artengo 2022

L’abbigliamento Artengo 2022

I capi d’abbigliamento Artengo per il 2022

 

Il nostro test in campo

La prima considerazione è che non ha nulla da invidiare agli altri modelli di altre marco. La TB920 è composta in feltro naturale al 63%, e questo consente di avere una buona durata. Il rimbalzo, su terra battuta, è alto il giusto. Inoltre, fattore molto importante, le palle sono giocabili fin da subito al livello di terza o quarta categoria, nel senso che si sconta poco l’effetto “palle appena aperte”, e cioè quella sensazione di difficile governabilità della pallina che sparisce dopo qualche minuto di gioco. Con l’Artengo questo non c’è, il feeling generale con la pallina è costante dall’inizio fino ai primi segnali di usura, che nel caso di buoni terza categoria si percepiscono dopo la quarta ora di gioco. Si allunga notevolmente il tempo di durata nel caso di tennisti di quarta categoria o amatori.  

La pallina Artengo TB920 sarà presente nei sei tornei ATP Challenger Tour:

ATP80 – BARLETTA – 11/04

ATP80 – ROMA – 25/04

ATP125 – FORLÌ – 06/06

ATP125 – NAPOLI – 05/09

ATP80 – BERGAMO – 31/10

ATP80 – BARI – 21/11

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Wilson Blade V8, più carattere e reattività (ma per tutti)

La nuova versione della Blade, modello storico di Wilson, è un telaio più rigido rispetto al passato e con tanta tecnologia in più.

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Wilson ha rinnovato uno dei suoi modelli più venduti in Italia, la Blade. Si tratta di uno dei telai di punta del brand, una racchetta da sempre molto bella esteticamente e che offre molto dal punto di vista tecnico, a patto di manovrarla con la mano giusta. In questa recensione analizziamo il setup più comune della Blade, quello pesante 305 grammi e con schema d’incordatura 16×19, praticamente il compromesso migliore fra esigenza tecnica e risultati sul campo. Wilson rinnova anche i colori della gamma, avendo deciso di abbandonare i classici tre colori per le sue racchette; per quanto riguarda Blade rimane il verde ma in tonalità cangiante, che a seconda della luce diventa color rame/bronzo. A livello di realizzazione la racchetta invece è composta dalla nuova grafite Braid 45, e cioè grafite intrecciata a 45 gradi invece che a 30. A livello di rigidità la nuova Blade si attesta di poco sopra i 60 punti, con un’inerzia intorno ai 320 punti. Vedremo poi in campo in cosa si traducono questi due fattori derivanti proprio dalla nuova composizione del telaio. Il bilanciamento arretra un po’ rispetto al passato attestandosi sulla cifra di 32 centimetri, questo per avere una maneggevolezza maggiore. Un’altra novità è il sistema Direct Connect per quanto riguarda l’impugnatura, che vede la fusione del tappo direttamente nella porzione di fibra di carbonio del manico allo scopo di ottenere maggiore stabilità e sensibilità.

CARATTERISTICHE TECNICHE

Paitto corde 98 pollici
Peso 305 g
Schema incordatura 16×19
Bilanciamento 32 cm
Swingweight (incordata) 323-324 kgcmq
Rigidità 62 RA
Profilo 20.6 mm
Lunghezza 68.6 cm

IN CAMPO

Fin dai primi colpi questa Blade fa capire di volere un braccio serio per essere sfruttata al meglio. La nuova rigidità consente di avere soluzioni perfette da un’ampia gamma di giocatori: non scontenterà gli agonisti dallo swing deciso, che vedranno la racchetta rispondere stabilmente a impatti ad alta velocità, e neanche gli amatori, che potranno colpire senza avvertire troppa rigidità e difficoltà sul braccio. Rispetto al modello versione 7, questa nuova versione riabbraccia maggiormente le caratteristiche del modello storico, una maggiore severità agli impatti. Avevamo detto del dato dell’inerzia, di poco superiore ai 320 punti. Questo consente un’uscita di palla abbastanza semplice anche a chi non usa il fisico per generare potenza nei colpi. Il telaio è infatti potente, ce ne accorgiamo quando nella velocità media di palleggio riusciamo a sostenere lo scambio senza fare fatica, con più facilità rispetto al modello precedente. A livello di top spin non ci sono incertezze: c’è un miglioramento rispetto alla Blade 7, anche se non rivoluzionario. Lo spin sulla palla viene rilasciato con maggior facilità rispetto al passato,  certo il colpo va effettuato molto velocemente per avere il risultato perfetto. Perfetta nel gioco da fondocampo, con una preferenza marcata verso i colpi con topspin, Blade V8 è sublime nell’esecuzione del rovescio tagliato. Il backspin esce in maniera naturale, profondo. Il telaio risulta maneggevole anche a rete, buono nelle esecuzioni piatte ma anche migliore in quelle con leggero taglio quando si impatta la volée. Al servizio, la prima colpita di piatto è la soluzione preferita con Blade, buone anche le rotazioni a patto che le esecuzioni siano effettuate in maniera decisa: Blade non ama le cose fatte a metà. Ultima nota: su Blade V8 cambia anche il suono della palla quando esce dalle corde, più ovattato, mentre le vibrazioni sono sempre basse.

 

CONCLUSIONI

La versione 16×19 di Blade V8 è un buon miglioramento della V7, il feeling segna un ritorno al passato ma le prestazioni non ne risentono. Gli agonisti sapranno sfruttare al meglio le caratteristiche e il piglio deciso di questa V8, che comunque per via dei dati di inerzia e flessibilità non impossibile si farà amare anche dai tennisti di ogni livello.

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