ATP Montecarlo: Ramos e Cuevas, le stelle stanno a guardare

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ATP Montecarlo: Ramos e Cuevas, le stelle stanno a guardare

Giornata di grandi sorprese: fuori Andy Murray contro Ramos-Vinolas. Eliminato anche Wawrinka da Pablo Cuevas

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A. Ramos-Vinolas b. [1] A. Murray 2-6 6-2 7-5 (da Montecarlo, Laura Guidobaldi)

Giornata da dimenticare per Andy Murray. Il n. 1 del mondo esce di scena, superato da Albert Ramos-Viñolas. Ricordiamo che Ramos non è nuovo a exploit illustri; infatti è stato una delle grandi sorprese del Roland Garros l’anno scorso, superando Milos Raonic. Ha tanto da recriminare Andy poiché, dopo aver dominato il primo set 6-2 – e costretto poi al terzo – era in vantaggio 4-0. Ma errori sconsiderati, nervosismo e tanta fretta, hanno facilitato il compito ad un ottimo Ramos che, efficace con il dritto, regolare e molto mobile in campo, ha saputo prendere al volo l’occasione e approfittare della giornata negativa dello scozzese.

È Andy Murray ad inaugurare il big thursday del Montecarlo Rolex Masters, opposto al 29enne spagnolo Albert Ramos-Viñolas (n. 24 Atp). Oggi infatti è la giornata che promette maggiore spettacolo con tutti i big in campo. In una mattinata dalle temperature e dalla brillantezza estive – nonostante la fresca brezza tipica della French Riviera – lo scozzese non perde tempo per imporsi sul servizio di Alberto Ramos-Viñolas. Tuttavia lo spagnolo reagisce immediatamente con il controbreak, per poi lasciarsi sorprendere di nuovo. Comunque, dopo un inizio altalenante, Andy trova le misure, consolida il distacco nello score per chiudere in 48 minuti il primo parziale per 6-2.

 

Stavolta è Ramos a sorprendere Andy all’inizio del secondo set allungando il passo sul 3-1. Preciso, molto mobile in campo e offensivo con il dritto, lo spagnolo approfitta di alcune defaillance del britannico che si lascia andare a troppi errori non forzati. Che continuano inesorabili, tant’è che il tennista di Barcellona prende il largo sul 5-2, per poi chiudere la seconda manche per 6-2. Nervoso e frettoloso, Murray non riesce a imporsi con il servizio, mettendo a segno soltanto 12 punti su 25 alla battuta, a fronte dei 17 su 20 di Ramos. Questi fa suo il secondo set conquistando in tutto 30 punti rispetto ai 15 di Murray.

Tutto da rifare dunque per lo scozzese. Che, però, pare si sia scosso dal “torpore” del secondo set e, tenendo meglio gli scambi e spingendo indietro l’avversario, ritorna a comandare il gioco staccando rapidamento Ramos sul 4-0. Ma ecco che l’inerzia del match cambia di nuovo, con Murray che ricomincia ad essere impreciso ed irrequieto, lasciandosi raggiungere da Ramos-Viñolas sul 4-4. Attenzione perché ora Albert è di nuovo sulla cresta dell’onda, procurandosi due palle break per il 5-4. Le fallisce entrambe, pressato da Andy che, alla fine, con una prima vincente, ritorna in testa sul 5-4. Eppure, ancora una volta, Murray è sul filo del rasoio, in svantaggio 15-40 sul 5-5 al terzo set. E infatti, Ramos non fallisce, scavalcando il n. 1 del mondo 6-5. Continua così la sua bella performance perché al secondo matchpoint, e grazie ad una smorzata scellerata di Murray che non arriva neanche alla rete, lo spagnolo chiude l’incontro 2-6 6-2 7-5 e accede ai quarti di finale. Lo aspetta Marin Cilic, vittorioso su Tomas Berdych.

[16] P. Cuevas b. [3] S. Wawrinka 6-4 6-4 (da Montecarlo, Carlo Carnevale)

Quando piove, grandina. La sconfitta del numero uno del mondo non era abbastanza, ed è allora tempo di salutare anche il campione dell’edizione 2015, Stan Wawrinka. Il pennello che firma la tela è quello di Pablo Cuevas, uruguaiano 27 ATP, che sta attraversando forse il momento migliore della carriera. Dopo aver vinto per la terza volta consecutiva il torneo di Sao Paulo in febbraio, il sudamericano bissa il quarto di finale raggiunto a Indian Wells poche settimane fa (era il primo in carriera in un Masters 1000). Contestualmente, griffa la prima vittoria in carriera contro un top4. Pessima la tenuta di Wawrinka, lentissimo nei tempi di reazioni e quasi sempre in ritardo nello scambio; l’unico scoglio a cui può aggrapparsi è quello del dritto, in netta controtendenza con le sue abitudini, con cui riesce muovere l’avversario sopratutto nell’angolo destro.

Ma non è abbastanza. Il confronto sula diagonale sinistra, degno di fotografie in bianco e nero grazie ai rovesci ad una mano di entrambi, è vinto con ampio margine da Cuevas, molto più vario nelle soluzioni, dal piatto profondo al top in recupero. Entrambi i set si inchiodano da subito sulle rotaie di Pablo, chirurgico nel mettere pressione pochi momenti dopo essersi alzato dal time: i break arrivano nel terzo game, e in apertura di secondo parziale, a testimonianza della scarsa capacità di Wawrinka nell’accendersi o nel ripartire. Poco incisivo anche il servizio dello svizzero, troppo facilmente preda delle risposte bloccate e ficcanti dell’avversario: Cuevas è invece bravissimo a non concentrarsi esclusivamente sulla potenza, trovando soluzioni di pregio anche con traiettorie cariche ma non velocissime. Nessuna palla break concessa in tutto il match per Pablo. Miglior risultato dell’uruguagio nel Principato, in cui conta soltanto due altre partecipazioni: lo scorso anno, sconfitto al secondo turno da Roanic, e addirittura nel 2009, quando si arrese in qualificazioni a Kristof Vliegen. Nel mezzo, la sfilza di serissimi infortuni che ne hanno almeno in parte limitato le possibilità.

Si squarcia dunque il lato di tabellone che secondo pronostico sarebbe dovuto finire comodamente nella borsa di Murray: Cuevas attende un Pouille in formissima per un posto in semifinale, dove con ogni probabilità si troverebbe Marin Cilic. Il croato è l’unico in questo lato di tabellone ad aver mai raggiunto un finale in un Masters 1000 (a Cincinnati lo scorso anno, vinta contro Murray). Chissà che Zverev e Carreno non prendano spunto per ultimare il quadro di una giornata senza precedenti.

[11] L. Pouille b. [Q] A. Mannarino 3-0 RIT (Michele Trabace)

Gli ultimi due esponenti del tennis francese si affrontano sul Campo dei Principi: da una parte Lucas Pouille, numero 11 del seeding, opposto ad Adrian Mannarino, proveniente dalle qualificazioni e numero 56 ATP. Tra i due ci sono due confronti diretti nel circuito maggiore datati 2015 ed entrambi vinti da Mannarino. Purtroppo il match dura ben poco, con Pouille che si porta rapidamente sul 3 a 0, ma dopo altri due punti giocati Mannarino decide di ritirarsi per un problema fisico. Pouille, dopo aver sconfitto Lorenzi, si qualifica cosi senza praticamente giocare per i quarti di finale.

[5] M. Cilic b. [9] T. Berdych 6-2 7-6(0) (Michelangelo Sottili)

Quando incontri qualcuno che sta con il tuo ex, ben figurare è d’obbligo. A maggior ragione se accade sul Campo dei Principi. È lì che Marin Cilic incrocia Tomas Berdych nel cui box siede Goran Ivanisevic, coach del croato fino a pochi mesi fa. 6-5 è il vantaggio nei precedenti per il ceco. Berdych si mette subito nei guai perdendo il servizio d’apertura con tanto di doppio fallo sul 30-40. Se Tomas palleggia senza idee, il croato è decisamente più propositivo, sfrutta il colpo dopo il servizio, risponde in modo aggressivo, regala pregevoli smorzate; il ceco salva quattro set point servendo sotto 1-5 e chiede il MTO per una vescica a un dito della mano al cambio campo successivo, con il 6-2 finale fin troppo generoso per lui (19-4 i vincenti per Cilic). Il tabellone luminoso impazzito fa arrabbiare più volte Berdych che resta in partita trovando maggior efficacia in battuta; deve comunque affrontare due palle break nel quinto game e una nel settimo, mentre una buona prima palla croata non gli permette di giocarsi la sua unica occasione sul 3-2. Pur sceso nettamente di intensità, Cilic trova il break sul 4-4 e serve un match point, ma il ceco salva e pareggia. Nel tie-break, Berdych scompare e Cilic avanza ai quarti dove troverà il vincente fra Albert Ramos Viñolas e Andy Murray che, dopo la netta vittoria di ieri contro il giovane terraiolo Muller (?), favoleggia imprese parigine.

Risultati:

[15] A. Ramos-Vinolas b. [1] A. Murray 2-6 6-2 7-5
[5] M. Cilic b. [9] T. Berdych 6-2 7-6(0)
[16] P. Cuevas b. [3] S. Wawrinka 6-4 6-4
[11] L. Pouille b. [Q] A. Mannarino 3-0 rit.
[4] R. Nadal b. A. Zverev 6-1 6-1
[10] D. Goffin b. [6] D. Thiem 7-6(4) 4-6 6-3
[2] N. Djokovic b. [13] P. Carreno Busta 6-2 4-6 6-4
D. Schwartzman b. [Q] J.L. Struff 6-3 6-0

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Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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