Tennis in Tour, Barcellona: Gaudí, Rambla e movida

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Tennis in Tour, Barcellona: Gaudí, Rambla e movida

Il nostro appassionato continua il suo tour nel circuito tennistico. Puntando al mix ideale fra la passione sportiva e quella per il viaggio

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Tennis in Tour: jet set, terra rossa e Montecarlo

Avete presente quei piatti deliziosi di cui i cuochi custodiscono gelosamente la ricetta, spesso nella loro mente? Combinazioni perfette in cui ci si imbatte per merito e fortuna, dopo tanti esperimenti non del tutto riusciti. Ebbene, l’incallito suiveur del circuito che ami dosare sapientemente racchette e turismo troverà in Barcellona un connubio perfetto fra tennis, vacanza, cultura e divertimento.

Un torneo di grande tradizione, che di per sé giustifica il viaggio. Disputato per giunta in una metropoli unica, patrimonio del mondo e orgogliosa della sua inconfondibile cifra stilistica. Secoli di storia da percorrere anche in poche ore, in cui si passa dai resti dell’antica dominazione romana all’originalissima interpretazione locale dello stile liberty. Dove ammirare significativi esempi del gotico spagnolo. Per poi essere catapultati nella contemporaneità dei grattacieli post-olimpici, proiettili puntati verso il cielo.

 

Indoor? Outdoor? Entrambi

Quando visitiamo una grande città, veniamo colti da un dubbio classico. Puntare più su un percorso outdoor, con l’intento di assorbire a livello sensoriale tutto l’ammirabile? O concentrarsi sui sancta sanctorum custoditi nei musei, oggetto delle nostre fantasie sin dai tempi del sussidiario? Banalmente, dipende dai gusti e dal tempo a disposizione. Molto utili i suggerimenti del consorzio turistico della città su come pianificare il tour in relazione alla sua durata.

Gaudí e il modernismo catalano

Le sue opere hanno incantato, fatto discutere, sono sfuggite, come le sinuosità delle loro forme, alle facili etichette. Certo è che la produzione di Antoni Gaudí, architetto simbolo del capoluogo, continua a rappresentare un’attrattiva irresistibile. L’artista, insieme a esponenti come Lluís Domènech, Josep Puig e Josep Maria Jujol, ha via via posto il suo sigillo sulla città e contribuito alla declinazione locale dell’art nouveau, quel modernismo catalano di cui è stato grandissimo esponente, seppur iconoclasta. Il profilo curvilineo delle facciate dei suoi palazzi ha un effetto onirico. Uno stile inconfondibile, caratterizzato da un’incredibile inventiva sul piano spaziale e formale, nel quale si fondono riecheggiamenti classici e fantasmagorie decorative. Attraverso l’utilizzo di materiali innovativi, solitamente destinati alla produzione industriale.

Le residenze che danno lustro alla città

Sorprendenti, evocative, dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Le “case” del modernismo catalano, diverse delle quali visitabili, incantano esperti e profani. Lungo il percorso, potremo farci catturare dagli innumerevoli scorci offerti da edifici come Casa Milà, la notissima La PedreraCasa Batlló, Casa Vicens, ma anche il Palau de la Música Catalana e persino l’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau, un ex nosocomio. Molte strutture si trovano nel quartiere Eixample, racchiuse nel cosiddetto Quadrat d’Or. Il tour modernista è un’esperienza appagante, nella quale la fantasia è libera di rincorrere le visioni di chi ha plasmato queste opere. E la macchina fotografica pronta a catturare ricordi preziosi.

Il monumento per antonomasia

Totem di pietra dal cuore pulsante, simbolo del cattolicesimo di una città che da più di 130 anni lavora alla sua realizzazione. Ovverosia, la Sagrada Família, la fabbrica di san Gaudí, diremmo, per la sua eterna incompiutezza, ma anche per la processo di beatificazione dell’architetto, al vaglio delle autorità ecclesiastiche. Opera monumentale, iniziata nel 1882 e tuttora in costruzione, rappresenta al meglio lo slancio spirituale del suo progettista, che ne realizzò però solo una parte, a causa della morte che lo colse prematuramente nel 1926. Inizialmente ideata su un impianto gotico, ma soggetta a febbrili rimaneggiamenti, la struttura colpisce per l’impressionante dinamismo delle tre facciate, pervase da un’ordalia di elementi decorativi dall’intenso simbolismo. Da ognuna di esse, si innalzano quattro torri traforate. Un emblema dell’orgoglio catalano e un tratto distintivo dello skyline cittadino. Così come le gru perennemente in azione fra guglie e pinnacoli. Data prevista per il suo completamento: 2026.

Park Güell

Con il Park Güell, Gaudí sembra raccontare la sua favola visionaria, ideale incontro fra laterizio e giardino. Un alternarsi di scorci naturali ed elementi decorativi, nei quali l’artista trova la sintesi più alta del suo genio architettonico: grotte, parapetti assemblati con materiali eterogenei, mosaici, casette che sembrano uscite dalla penna dei fratelli Grimm e fantasmagorici animali. Ritroviamo qui tutto il simbolismo di Gaudí, esaltato dalla scenografia della collina sul quale poggia il parco.

Rambla, mercati e quartieri tipici

Fulcro vitale di Barcellona, la Rambla si dipana per un buon chilometro e mezzo dal porto alla Plaça de Catalunya, la piazza principale della metropoli. Un must-see, con tutti i pro e contro delle tappe “obbligate”. Dove vivere il fermento della città, con il prevedibile corredo di artisti da strada, bancarelle e localini. In tema podistico, citiamo la la Gran Via de les Corts Catalanes, la più lunga della Catalogna, che taglia l’intero agglomerato urbano con i suoi 13 km. E la Diagonal. Non siamo passati alla fase agonistica, catapultandoci al Camp Nou o al Conde de Godó. Ci riferiamo, invece, ad una lunghissima arteria che misura ben 11 km, l’Avinguda Diagonal, altra importante bisettrice viaria.

Con un occhio al ricordino da portare a casa, possiamo dirigerci verso il Barri Gòtic, antico quartiere dall’urbanistica labirintica. Viuzze e piazze caratteristiche, dove trovare souvenir ma anche opere d’arte. Con una perla per chi ama lo stile classico. La cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia, poderoso esempio di gotico verticale. Infine, segnaliamo il mercato della Boqueria, sorto sulle ceneri di un convento. Con le sue centinaia di bancarelle, è uno dei più noti di Spagna.

Musei

Il Museo Picasso presenta una ricca collezione relativa agli inizi e alla fase blu del grande artista di Malaga. E offre una prospettiva diversa sull’autore, che passò parte della sua formazione giovanile nel capoluogo catalano. Esperienza da cui scaturì il celeberrimo Le Demoiselles D’Avignon, quadro ambientato proprio in una casa d’appuntamenti barcellonese. Altra tappa di grande interesse, la Fondazione Miró. Imperdibile per gli amanti dell’arte contemporanea, il museo fu creato nel 1975 dal grande maestro del surrealismo Joan Miró, enfant du pays. La fanno da padrone i suoi lavori. Ma l’istituto ospita anche mostre sull’avanguardia artistica locale e internazionale. Di stampo classico, il MNAC, Museu Nacional d’Art de Catalunya, ricco di esempi di arte romanica.

Infine, l’oggi e il domani. Contemporaneità e futuro, non necessariamente prossimo, in due proposte. Il Museo del design, meritevole di una visita solo per l’intrigante profilo dell’edificio che lo ospita. E il MiBa, dove ammirare invenzioni che guardano al XXIV secolo, ma anche esercizi creativi dichiaratamente inutili, come quelli presenti nell’Espai Absurd.

La svolta in cinque cerchi

Tutti ricordano il duetto fra Freddy Mercury e il soprano Montserrat Caballé, l’inno ufficiale che cantava l’orgoglio olimpico della Catalogna, fiera di ospitare la XXV Olimpiade. Correva l’anno 1992, un’era fa sul piano sociopolitico. Secondo la sensibilità dell’epoca, la manifestazione fu colta come una grande opportunità per un riqualificazione dell’assetto urbanistico cittadino. E ha lasciato alla posterità impianti nuovi o ristrutturati, quali lo Stadio Olimpico (progettato dall’architetto italiano Vittorio Gregotti), il Palau Sant Jordi e le piscine Bernat Picornell e Municipal al Montjuïc, suggestivo colle, raggiungibile anche tramite teleferica, da cui si gode di una stupenda vista sulla città sottostante. Il colle è famoso anche per la Font Màgica, con i suoi spettacolari giochi d’acqua e di luce.

Cibo, relax e movida

Se la temperatura lo consente, perché non fare una passeggiata in spiaggia? Cinque chilometri di costa attrezzata, dove praticare sport acquatici. O semplicemente cercare un angolino in cui ritemprarsi al caldo sole primaverile.

Volendo chiudere il cerchio, relax chiama cibo. La cucina catalana soddisferà il nostro viaggiatore, data la comune radice mediterranea. Citiamo alcuni piatti caratteristici, rimandando alla sezione dedicata sul sito ufficiale per un approfondimento. Inizio soft, con pa amb tomàquet, ossia pane e pomodoro. Se vogliamo qualcosa di più consistente, passiamo a una escudella i carn d’olla, zuppa a base di carne, fagioli e patate, servita in brodo. Per piatti misti di carne e pesce, proponiamo le mandonguilles amb sèpia, polpette di manzo e maiale servite in salsa arricchite da seppie tagliate a dadini. Fra i dolci, molto popolare la coca de Sant Joan, torta a base di frutta candita, e la celebre crema catalana, simile alla crème brûlée.

The city that never sleeps è uno degli appellativi di New York. In modo forse meno frenetico, Barcellona può farlo suo. Movida, ristoranti, locali notturni. Ma anche proposte più peculiari, come l’avanguardia della musica elettronica di cui la città si è fatta cassa di risonanza con il clou rappresentato dal festival Sonar. Da segnalare anche l’ampia proposta jazz.

Informazioni pratiche

Come arrivare
Dove alloggiare
Come muoversi
Le app 

Una perla del tennis spagnolo

Il più antico torneo in terra iberica, disputato in un club prestigioso, il Real Club de Tenis Barcelona 1899, come l’anno della sua fondazione. La grande tradizione del Conde de Godó, la cui 65esima edizione è iniziata venerdì scorso, non si discute. Una struttura non troppo grande, ma con un campo centrale capace di ospitare circa 8500 spettatori. E da quest’anno dedicato a Rafael Nadal. Il ground conta altri tre campi con capienze che vanno dai 2000 ai 500 posti. Per informazioni sui biglietti, la fonte ufficiale è il sito del club.

L’albo d’oro

Dalla prima edizione del 1953, vinta dallo statunitense Vic Seixas, il trofeo è stato sollevato spesso da protagonisti assoluti del nostro sport. L’anno seguente è il connazionale Tony Trabert ad aggiudicarselo. Campione che, ricordiamo, fece tre quarti di Grand Slam nel 1955. Fra gli australiani, centrano il bersaglio Neale Fraser (1959) e Roy Emerson (1961, 1963-64). Negli anni ’60, con la crescita del movimento spagnolo, la vittoria arride agli eroi di casa. Fa da apripista Gimeno (1960, contro l’azzurro Merlo), con Santana a ruota (1962, 1970). Chiude il ciclo Orantes, con tre titoli (1969, 1971 e 1976). La decade successiva vede le doppiette di Nastase (1973-74) e Borg (1975, su Panatta, e 1977).

Negli anni ’80 Barcellona, dopo la doppietta di Lendl (1980-81) diventa colonia svedese: 3 titoli in fila per Wilander (1982, contro Vilas, nell’imprevedibile prequel della sua prima finale vittoriosa al Roland Garros, 1983-84), due per Kent Carlsson (1986, 1988). Gloria anche per Gomez (1989-90). Da lì molta Spagna, con Emilio Sachez (1991), Carlos e Albert Costa (rispettivamente, 1992 e 1997), Mantilla (1999), Ferrero (2001), Moya (2003) e Robredo (2004). Passando al resto del mondo, interessanti le vittorie di Krajicek (1994), Martin (1998) e Safin (2000). Più prevedibili quelle dei terraioli Muster (1995-96) e Gaudio (2002). Dal 2005, sale al trono re Nadal, con le sue 9 passerelle trionfali in 11 partecipazioni (salta l’edizione 2010, vinta da Verdasco). Ultimo morso all’enorme coppa, nel 2016, contro Kei Nishikori, vincitore nel biennio 2014-15. Dopo la storica decima ottenuta a Montecarlo, riuscirà il maiorchino a centrare lo stesso obiettivo sul campo che porta il suo nome?

Andrea Ciocci

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ATP

Roland Garros: buona la prima per Medvedev, Bagnis battuto con un triplice 6-2

Il russo approda al secondo turno dello slam francese superando in tre set l’argentino. Al secondo turno Djere o Berankis

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Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

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Dopo la sconfitta all’esordio sulla terra rossa in quel di Ginevra contro Richard Gasquet, ritrova il sorriso Daniil Medvedev che in un’ora e 38minuti liquida la pratica Facundo Bagnis, numero 103 del ranking ATP, e approda al secondo turno dello slam parigino, contro il serbo Laslo Djere.

 

Per il russo il successo è arrivato con un periodico 6-2; ha mostrato buona condizione fisica visti i recenti problemi fisici e l’intervento all’ernia, non cedendo alla fatica anche quando lo scambio si è allungato. Positive anche le statistiche con 35 vincenti messi a referto dal russo a fronte di 19 gratuiti, con ben 12 ace. Punto dolente i 7 doppi falli che con un avversario più ostico di Bagnis avrebbero potuto incidere in ben altra maniera. Dal canto suo l’argentino, anch’egli non al 100% della forma (era reduce dal ritiro al primo turno di Ginevra) ha provato a resistere alla potenza di Medvedev, cercando di muovere il russo. Tuttavia, Bagnis si è dimostrato troppo falloso e poco incisivo col servizio.

IL MATCH – Primo set dominato dal russo, che pronti via si procura il palla break. Bagnis ad inizio match è molto combattivo e con un’ottima combinazione servizio e attacco a rete si salva una prima volta, ma due vincenti uno di dritto e uno di rovescio al termine di due scambi durati rispettivamente 16 e 14 colpi regalano il break al numero 2 al mondo.

La seconda di Medvedev è poco incisiva e il russo paga dazio nel secondo game con Bagnis che si guadagna subito due occasioni per l’immediato contro break con un dritto incrociato che trafigge Medvedev a rete. Due aces ad oltre 190 km/h rimettono il game in equilibrio. Un rovescio out del russo e il primo doppio fallo dell’incontro rimettono la sfida in parità.

Da quel momento è un monologo del russo, 92% di punti vinti con la prima (dodici su tredici), 6 aces e una aggressività in risposta che mette in difficoltà un buon giocatore da rosso come Bagnis. A fare la differenza è stata la quantità di errori di Bagnis ben 11 contro i 5 del russo, mentre Medvedev che alterna corsa e potenza non soffrendo neanche gli scambi lunghi. Infatti, quando lo scambio si allungava Medvedev ha vinto 12 punti su 17 scambi andati oltre i 9 colpi.

Il dominio di Medvedev è totale nel secondo set, con il russo che con un doppio break si issa facilmente sul 4-0. Unico passaggio a vuoto il sesto game, con Medvedev che recupera da 0-40, beneficiando prima di un gratuito di Bagnis e poi mettendo a segno tre vincenti di dritto.

Il russo dimostra anche una certa confidenza al gioco sul rosso, sia per l’ottima capacità di lettura dei dropshot tentati da Bagnis, che quasi mai si rivelano pericolosi, sia per la buona capacità nel variare gli scambi con dei dropshot ben eseguiti che spesso trovano impreparato l’argentino.

Anche nel terzo set, così come nei due precedenti, Medvedev piazza il break in apertura approfittando ancora degli errori di Bagnis col dritto. A rimettere in gioco l’argentino ci pensa Medvedev nel corso di un orribile quarto game, nel quale mette in campo solo due prime, commette tre doppi falli e innervosito dalla situazione sparacchia out un dritto che rimette il set in equilibrio.

Bagnis però cede subito alla pressione del russo in risposta, che in un attimo si ritrova 0-40. L’argentino si salva per ben due volte ma poi spreca tutto con un dritto mal eseguito che finisce fuori in lughezza. La fuga di Medvedev viene certificata con il break del 5-2 con l’argentino che prova a correre Medvedev per tutto il campo ma si incarta con una palla corta sulla palla break che finisce in corridoio. Per Medvedev è una formalità chiudere al servizio l’incontro per il 6-2 finale.

Buona prestazione dunque per il russo, ma forse non basta questo match per dire che Medvedev sia tornato al top della forma considerando che in questa prova Slam, prima dello scorso anno aveva uno score di zero vittorie e quattro sconfigge: “Amo il Roland Garros dallo scorso anno, prima non potevo dirlo, non sono mai rimasto molto ha dichiarato il russo a fine incontro spesso la domenica per me era già finito. Quest’anno per fortuna ho iniziato il martedì e sono contento di aver vinto. Ci rivediamo giovedì

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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ATP

Roland Garros, Nadal: “Wimbledon? Sia l’ATP che il torneo hanno una parte di ragione”

Le parole di Rafa dopo l’esordio vittorioso in tre set su Thompson: “E’ stato un buon esordio, ma devo migliorare in tutto”

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Dopo i dubbi romani legati alle sue condizioni fisiche che hanno seguito la sconfitta contro Shapovalov, Nadal torna vincente e lo fa a Parigi con la vittoria n.299 in una prova slam, ai danni dell’australiano Jordan Thompson. Il piede che lo tormenta? Per ora è un ricordo lontano. La testa adesso è proiettata a fare bene, una partita alla volta, un passo alla volta. Ecco le parole dello spagnolo durante la conferenza stampa.

IL MODERATORE: Quanto eri felice della tua prima partita qui al Philippe Chatrier?

RAFAEL NADAL:Beh, è ​​un buon inizio, ovviamente, tre set filati. Questo è tutto. Voglio dire, ho giocato bene per un po’. Ci sono cose che potrei fare meglio e che devo fare meglio. Ma è un inizio positivo, e questo mi dà la possibilità di avere un altro giorno di allenamento domani e poi un’altra possibilità dopo domani”.

 

D. Passando al secondo round. Hai detto che c’erano alcune aree che vorresti migliorare. Quali sono queste aree? È questo il tipo di partita del primo turno che ti aspettavi di avere?

RAFAEL NADAL: “Non prevedo le cose (sorridendo). Non lo so. Ho bisogno di migliorare in tutti i modi. Penso di aver bisogno di migliorare il mio movimento, per qualche istante la velocità del mio diritto, la velocità di palla, che penso potrebbe essere migliore e dovrebbe essere migliore. È vero che ho fatto le cose bene, per un po’ è andata bene. È vero che oggi le condizioni erano più pesanti del solito qui, molto umido, il campo lento. Non so perché. Non so perché oggi il campo fosse molto umido, avendo il tetto sopra per molto tempo. Sì, voglio dire, sono contento della performance, comunque, no? È stato un inizio positivo. Poi ovviamente sono un tipo di giocatore che cerca sempre qualcos’altro, cose da migliorare. È quello che cercherò di trovare negli allenamenti di domani e poi nella prossima partita”.

D. Sembravi abbastanza in forma, almeno per il primo set e mezzo, ma come sta il tuo piede in questo momento? Come va l’infortunio? Con questo infortunio tu hai giocato solo cinque partite sulla terra rossa prima di Parigi, com’è il tuo livello di fiducia rispetto agli anni passati?

RAFAEL NADAL: “Ovviamente la fiducia è maggiore quando vinci Monte-Carlo, Barcellona, ​​Madrid o Roma. Senza dubbio le cose in questo mondo sono facili da capire, no? Quando vinci più partite e più tornei, hai più fiducia. Anche gli avversari lo sentono e alla fine sei più abituato al livello che devi giocare per vincere le partite. Quando questo non è il caso, le cose sono diverse. Ma non mi sarei mai aspettato di vincere 15 Monte-Carlo e Roma, quindi questa è la situazione oggi. Mi sono infortunato, e basta. Quello che è successo è passato, ed eccoci qui. Siamo al Roland Garros. Sono qui per fare del mio meglio. E come è il mio livello di fiducia, come sarebbero le cose o se non mi fossi fatto male, non lo so. Non lo sapremo mai. Non sono un grande fan del pensare alle cose che potrebbero accadere se — “se” è una parola pericolosa. E poi è il momento di accettare il momento, di accettare la situazione e di avere la fiducia per mettere tutti i miei sforzi in ogni singolo giorno, per migliorare sempre di più. Vediamo fino a che punto posso andare avanti”.

D. La mia domanda non riguarda la partita di oggi, ma Toni, tuo zio ed ex allenatore, che ora è consigliere di Felix Auger-Aliassime. Cosa ti ha dato all’inizio della tua carriera e che tipo di allenatore è? Cosa può dare a Felix nella sua carriera?

RAFAEL NADAL: “Beh, più di ogni altra cosa è mio zio, quindi quello che mi ha dato è: tutto. Gioco a tennis grazie a lui. Se sono un giocatore professionista, senza dubbio è merito suo, no? Per il resto è una domanda per Felix, non più per me. Puoi chiedergli quali sono le cose che sente che Toni gli porta, e sono sicuro che Toni può aiutarlo e lo sta aiutando in modo positivo. Ha molta esperienza ed è appassionato di questo sport. È intelligente, no? Sa molto di tennis, quindi sono sicuro che sarà in grado di aiutarlo“.

D. Qual è la tua opinione sulla decisione dell’ATP di rimuovere i punti in classifica da Wimbledon?

RAFAEL NADAL: “Non ho un’opinione chiara. Il problema da parte dei giocatori è sempre lo stesso. C’è sempre una persona e un board, una persona o un board che prendono le decisioni. E il resto delle persone che gestiscono l’evento seguono quella posizione. Nel nostro tour, ogni singolo giocatore ha un’opinione diversa, ed è per questo che non raggiungiamo mai le cose che potremmo ottenere se fossimo coesi. Alla fine, in questo mondo, è necessario che qualcuno prenda decisioni. Se io sono d’accordo o meno, oggi non importa. Il consiglio, il consiglio dell’ATP prende una decisione. Dobbiamo accettare questa decisione. Per il resto non sarò il giocatore che viene qui e che mette il mio board in una posizione difficile per la decisione che prende. Questo è il mio punto di vista. Penso che noi giocatori, non siamo preparati abbastanza bene per prendere decisioni importanti, perché alla fine è uno sport individuale. Ognuno ha la propria opinione personale in termini di quanto profitto ottiene da ogni singola decisione presa dall’ATP. Alla fine, capisco entrambe le parti. Rispetto e capisco la posizione di Wimbledon, senza dubbio, ma d’altra parte capisco e rispetto anche che l’ATP stia proteggendo i suoi membri. Questo è tutto. Non è che uno sta facendo una cosa negativa e l’altro sta facendo la cosa buona. A mio parere personale, hanno entrambi buone ragioni per prendere le decisioni che prendono oggi. Si spera che ATP e Wimbledon possano stare insieme e sedersi insieme e negoziare un futuro migliore per entrambe le parti”.

Q. Ho una domanda sul tuo avversario oggi. Ha servito in kick molto bene da sinistra. Quale pensi sia stata la cosa più difficile da superare per te in questa partita?

RAFAEL NADAL: “Beh, la partita è iniziata bene per me, no? Immediatamente ho avuto dei break, quindi i risultati dicono che è stata più o meno una partita solida da parte mia. È vero che quando sta servendo bene le cose diventano più difficili, no? È veloce. Ha buone gambe e può essere veloce e può essere pericoloso. Ma è vero che qui con un campo così grande come questo e giocando sulla terra battuta si hanno più possibilità contro un giocatore come lui che può fare grandi punti e grandi colpi, ma allo stesso tempo sbaglia anche lui. Quindi sulla terra è difficile”.

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Editoriali del Direttore

Gilles Moretton, presidente Federtennis francese: “Vogliamo persuadere l’ITF a rivedere la Coppa Davis. Era più bella prima!” Oggi 8 italiani in campo: finirà 4 pari? Musetti-Tsitsipas clou by night

Mentre Djokovic domina Nishioka e poi parla dei 2000 punti che non potrà recuperare, una super Martina Trevisan sogna di diventare una top-32 a fine anno. Oggi Sonego e Sinner non devono fare brutti scherzi

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Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta
Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta

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Il primo lunedì delle due settimane del Roland Garros per me è un giorno bellissimo, perfino quando piove o pioviscola, come è accaduto oggi a più riprese.

 

Da non so più quanti anni, dei 46 che ho coperto dal 1976 (l’anno del trionfo di Panatta) a oggi, senza altra soluzione di continuità che il 2020 causa Covid, al lunedì mattina vado a Clichy agli uffici Piaggio per ritirare uno scooter che mi rende molto più facile la vita in questo torneo dove per via del nuovo Philippe Chatrier, del tetto e delle sessioni notturne, si fanno le ore piccole e la caccia al taxi diventa una pura questione di sopravvivenza.

Mi è bastata la serata di domenica, dove mi sono dovuto arrangiare con i mezzi, per sognare questo lunedì e il primo giorno con il “mio” MP3 500 Piaggio (tre ruote e non serve il cavalletto per posteggiarlo!).

Chi esce dalla nuova uscita del Roland Garros è imprigionato per 1.600 metri e una serie di transenne fino alla Metro di Porte D’Auteuil. Ti vedi scorrere davanti i taxi ma non puoi fermarli e se tu avessi l’agilità di Sotomayor e provassi a saltare le transenne, ci sono decine di flics pronti a farti la multa.

Da Clichy-Clignancourt attraverso la circonvallazione “periferica”  si arriva all’uscita del Roland Garros in circa 23 minuti se sei in macchina, in meno di una dozzina in moto. Tutti i lunedì di tanti Roland Garros sorpasso migliaia di auto sulle quattro corsie. Non centinaia, migliaia. Un traffico pazzesco ma veloce. Da far paura se ci devi scorrere nel mezzo. In mezzo alle corsie c’è un po’ più di un metro per le moto. Se appena appena rallenti un po’, ecco che le moto da dietro cominciano a suonare. O vai a minimo 60 l’ora, ma parecchi sfilano a 100 e fanno ginkane pazesche, o te ne dicono di tutti i colori. Però è bello. Ti senti libero. E poter parcheggiare vicino al Roland Garros, se non sotto al Suzanne Lenglen come mi veniva concesso una volta, dà una soddisfazione impagabile. So che non vi importa nulla di tutto ciò, però cominciare bene la giornata e andare via alla svelta dopo più di 12 ore fra campi, sala stampa e conferenze stampa che si susseguono a ritmo da…moto sulla “periferica”, è una gioia impagabile. Anche se il ricordo di quando Internet non c’era, l’articolo per La Nazione era in tipografia per le 20 o le 21, e riuscivo a raggiungere gli amici a un ristorante di St. Germain de Pres a un’ora decente, dopo aver costeggiato la Senna con i suoi Bateaux Mouche e sfilato davanti alla Tour Eiffel ancora illuminata, suscita incredibile nostalgia. Bei tempi.

Non si pensava allora che da anziani si sarebbe lavorato meno e che alla mia età sarei stato in pensione da un pezzo? Macchè! Ma guai a lamentarsi. Anche perché tanti di voi che hanno la pazienza di leggermi – e oggi vi ce ne vuole più del solito – vorrebbero essere qui, a vedere questo grande spettacolo con le più grandi racchette del mondo, in questo complesso straordinario e sempre più affascinante, sempre meglio strutturato e organizzato, più moderno, efficiente e popolato. Io stesso, del resto, mi considero un privilegiato. Faccio il lavoro che mi piace, nessuno mi obbliga a farlo visto che sono padrone di me stesso e anche se ogni tanto (poco?) sogno di lavorare un po’ meno, poi in fondo se non fossi in grado di farlo (con o senza MP3 a tre ruote) sarei molto più triste.

Non posso, ad esempio, non pensare ai miei compagni di avventure tennistico-giornalistiche e televisive, Rino Tommasi e Gianni Clerici, e anche Roberto Lombardi,  che purtroppo non possono essere qui a godersi questo Roland Garros insieme a me. E quante volte li ho portati sui vari modelli delle mie Vespe qui come a Wimbledon. Mi mancano e so che pagherebbero per poter essere qui. Ecco perché dico: guai a lamentarsi prima di passare a parlare di cose diverse. Comprese alcune che magari vi interessano il giusto.

Eccone una di quelle. Domenica sera sono stato al tradizionale cocktail dell’International Club di Francia. Invitato quale segretario onorario dell’International Club d’Italia, il cui presidente (e inesauribile “motore”) è Marco Gilardelli, ex prima categoria italiano, sono diventato membro onorario di quello di Francia…ma siccome pochi sanno cosa sia l’International Club, fondato il 26 novembre 1924 dagli inglesi, con il club francese che gli fece seguito il 24 luglio 1929, e quello statunitense che si è aggiunto nel 1931, vi inserisco qui un link molto datato ma che ne spiega la storia, non senza avervi detto che attualmente i club nazionali che vi aderiscono nel mondo sono nel frattempo diventati 42.

Questi club hanno la vocazione di restaurare attraverso incontri tennistici (e conviviali…) amichevoli di buon livello, i rapporti di amicizia sorti in tanti anni di gare fra tennisti di svariati International Club di vari Paesi. All’inizio quei rapporti erano sorti primariamente fra le nazioni che avevano sofferto le tragedie della guerra 15-18. Il primo presidente dell’International Club di Francia è stato uno dei quattro moschettieri, Jean Borotra. Poi lo sono stati anche Brugnon, Bernard e Cochet (tutti nomi che hanno fatto la storia del tennis francese e mondiale). Quindi Pierre Darmon, antico rivale di mille battaglie contro Nicola Pietrangeli, Beppe Merlo e Fausto Gardini. L’Italia ha sempre fatto fatica ad allineare squadre competitive dell’International Club, nonostante i mille sforzi del suo presidente Gilardelli. Ma le trasferte a volte sono onerose, anche se di solito viene offerta l’ospitalità dal club di casa, e non è facile coinvolgere i nostri migliori giocatori anche per motivi – per così dire – culturali.

Ogni anno si disputano decine e decine di incontri amichevoli bilaterali in tutto il mondo, dalle Bahamas all’Australia (il cui presidente è Frank Sedgman, ma ultimamente in un incontro a Sydney fra Australia e Francia padrone di casa è stato Ken Rosewall, ottantottenne lucidissimo che ogni tanto mi telefona per chiedere degli amici italiani), ma talvolta anche minicompetizioni a squadre, come la Potter Cup che si disputa sempre in Spagna, prima a Maiorca e in tempi più recenti a Barcellona. Recentemente, ad esempio, si è giocato Italia-Francia al TC Parioli alla vigilia degli Internazionali d’Italia. I francesi, nostro ospiti, e per un giorno ospiti anche al Foro Italico in tribuna d’onore, hanno vinto il confronto per 8 incontri a 5. Ha partecipato all’incontro anche Sandrine Testud che ha naturalmente giocato per la Francia. Per l’Italia c’era Vincenzo Franchitti, il solo tennista italiano ad aver battuto Bjorn Borg. E anche lui ha vinto. Giocano di solito questi incontri ex campioni, che hanno vestito i colori delle nazionali (anche junior, anche veterani), ma con il tempo sono stati nominati membri anche dirigenti, personaggi che hanno contribuito al successo del tennis.

E’ stato il presidente francese dell’International Club di Francia Thierry Pham a darmi la cravatta argentea con le sole due strisce rosa.  

Quello britannico ne ha una, quello americano 3, e poi c’è tutta una complicatissima grafica che con gli stessi colori disegna le cravatte di ognuno dei 42 club.

L’altra sera qui a Parigi c’erano più di 200 membri dell’IC di Francia. Incluso il presidente della Federazione Francese Gilles Moretton che mi ha ricordato di aver battuto Adriano Panatta nel mio circolo di Firenze nel 1981: “Ma Adriano cominciava ad essere vecchietto…” ha scherzato. Beh,a vedere certi “vecchietti” di oggi, i Federer che ha vinto fino a 37, Djokovic che vince a 35, Nadal a 36…Adriano nel maggio ’81 non aveva ancora 31 anni! Ma aveva fatto un’altra vita, Adriano. Meno da atleta. Più da bon-vivant. Ognuno fa le sue scelte.

Moretton ha detto alcune cose interessanti: “Stiamo collaborando molto di più di quanto si facesse prima noi dei 4 Slam, cerchiamo di uniformare più cose, ad esempio i tiebreak del set finale a 10, ma anche altro. Poi, però ogni Slam mantiene la sua autonomia, tant’è che noi abbiamo accolto i tennisti russi e bielorussi al Roland Garros, mentre a Wimbledon sono stati di diverso avviso. Stiamo cercando di collaborare maggiormente anche con ATP e WTA, mentre per quanto riguarda l’ITF non siamo in genere contenti di come è stata trasformata la Coppa Davis…vorremmo tornare all’antico. Era più bella prima. Faremo pressioni sull’ITF in tal senso. Anche questo fatto che prima la fase finale dovesse essere a Abu Dhabi, poi in Spagna (Malaga…), o che per la Billie Jean King Cup non sappiamo ancora dove dovremmo giocare…Mah…!” 

A far da madrina alla serata dell’IC al Roland Garros nel Club des Loges l’ex campionessa australiana (avversaria di Lea Pericoli) Gail Sherriff che è stata poi sposata a due tennisti francesi di prima categoria, Lovera e Chanfreau, ma ora ha un italiano Benedetti. Una signora simpatica e molto vivace più a suo agio con francese e inglese di Moretton. Fra i nuovi membri dell’IC de France, con nuova cravatta anche lui, anche il marocchino Youness el Aynaoui (ricordate il suo match maratona contro Roddick all’Australian Open: 21-19 cito a memoria…). Youness che parla benissimo italiano, fu uno degli allievi di Alberto Castellani, ora vive a Nantes: “Mio figlio è centrocampista nel Nantes, ha 18 anni e già diverse richieste da procuratori italiani…”. E io: “Stai attento, c’è un sacco di gente senza troppi scrupoli…”. Lui: ”Lo so, lo so!”

Chiudo questo editoriale diverso dal solito rimandandovi al prossimo perché questo era già fin troppo lungo. In sintesi hanno perso altre teste di serie importanti, dopo la Jabeur domenica e cioè la Krejcikova testa di serie n.2 campionessa in carica ma ferma per il tennis elbow da Doha, quindi da tre mesi,  e k.o. anche la Kontaveit testa di serie n.5 e battuta dall’ex compagna di Matteo Berrettini, Ajla Tomljanovic. La sconfitta di Naomi Osaka con la Anisimova invece non può destare grande sorpresa. Dopo la Swiatek la Anisimova è la ragazza che ha vinto più match di tutte sulla terra battuta. Neppure lei ci aveva fatto caso.

Ho visto vincere alla grande Martina Trevisan cui non sarà dispiaciuta la sconfitta della Jabeur che avrebbe dovuto affrontare al secondo turno. La polacca Linette che l’ha battuta è certo avversaria più addomesticabile. Martina non ricordava di averci giocato in…casa sua, al torneo di Santa Croce sull’Arno diversi anni fa. Meno male che ha avuto l’ispirazione di andare a vederla giocare contro la Jabeur. “Di solito non guardo mai oltre al mio round in tabellone…ma stavolta ho guardato quella partita”.

Io non ho mai capito perché non si debba guardare un tabellone. Mi sembra pura superstizione. Basta non pensare alle semifinali, o anche agli ottavi, quando si deve giocare ancora il primo turno. Però dare un’occhiata ai propri potenziali avversari non dovrebbe distrarre troppo un giocatore e potrebbe invece essere molto utile quando non si sa come giochino tutti e si può andare a studiarseli un pochino. Se poi si perde potrà servire per una prossima volta, no?

Martina, dopo l’exploit di Rabat che l’ha issata a n.59 WTA, punta a raggiungere un posto tra le prime 32 del mondo a fine anno, in modo da essere testa di serie all’Australian Open. Battere la Linette, e poi la vincente di Kvitova-Saville, e poi già che c’è anche la Raducanu (che ha vinto in 3 set sulla Noskova che confesso di non conoscere…) vorrebbe dire essere sulla buona strada. Mi sembra miglioratissima e in fiducia, soprattutto al servizio su cui ha lavorato molto e si vede.

Hanno perso, e avrete letto le cronache i due italiani ripescati dalle qualificazioni, Agamenone (cui è difficile non pronunciare una enne in più se appena si è letto Omero) e Giannessi, quest’ultimo dopo 4 ore e 58 minuti. Decisamente il croato Gojo a noi non porta bene. Peccato perché se avesse vinto lo spezzino avrebbe affrontato poi un argentino dal nome italiano, Carebelli, uscito dalle qualifizionei e protagonista di un’altra maratona (con Karatsev, la prima conclusa al tiebreak a 10 punti nell’ultimo set).

Stava un set pari invece Paolini con Begu. Oggi otto italiani in campo, sette dall’inizio più Paolini per il terzo set con la Begu. E i sette sapete chi sono. Ovviamente il match che ci interessa di più sembra essere Musetti-Tsitsipas. Magari Lorenzo riuscisse a dare battaglia al greco come un anno fa qui contro Djokovic quando vinse i primi due set. Se giocano cinque set e si fa le due di notte …io ci sto. Tanto ho lo scooter Piaggio che mi riporta a casa!

Nel mezzo spero e credo che Sinner non ci faccia brutti scherzi con Fratangelo, idem Sonego con Gojowczyk, Giorgi con Zhang. Sulla carta il Cecchinato d’una volta potrebbe battere Andujar che ha più anni di lui, mentre temo sia molto dura per la Bronzetti con la Ostapenko e per Zeppieri con Hurkacz. E’ – dopo il 2 a 2 di questi primi due giorni, ok Fognini e Trevisan, ko Agamenone e Giannessi, in attesa del terzo set fra Paolini e Begu –  giornata azzurra da 4 pari, 3-5 o 5-3. Un quarto e diverso risultato mi stupirebbe.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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