WTA Strasburgo: Gavrilova vs Stosur, derby aussie in finale

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WTA Strasburgo: Gavrilova vs Stosur, derby aussie in finale

A Daria basta un’ora e 16 minuti di gioco per disporre di Garcia. Qualche patema in più per Sam contro Peng

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La prima semifinale della giornata contrappone Gavrilova e Garcia: l’australiana vi giunge dopo le cinque ore complessive, e le fortissime emozioni, dei due turni precedenti, mentre il percorso della francese è stato molto più lineare. L’incontro inizia con l’impressione di una Gavrilova più continua e concentrata rispetto ai turni precedenti, mentre Garcia mostra inconsueti limiti nel diritto e perfino un impaccio in talune sortite a rete sconosciuto ad una giocatrice di doppio del suo livello. Ottenuto il vantaggio nel gioco d’apertura, l’australiana lo difende con il minimo sforzo nei proprio turni di servizio che tiene a zero per ben tre occasioni. Il primo set si conclude dunque 6-4 a favore di Gavrilova. Nel secondo ci si aspetta un incontro più equilibrato ma Garcia non sembra in grado di reagire. Due break consecutivi a metà set ne segnano la resa per 6-2 alla combattiva australiana.

Nella seconda semifinale si affrontano Stosur e Peng. Le giocatrici, entrambe giunte a questo punto della competizione senza particolari difficoltà, danno vita ad un match sul filo dell’equilibrio: nel primo set un primo tentativo di allungo di Stosur è recuperato da Peng quando l’australiana serve per il set, ma nel tie break il crollo di Peng consegna a zero il set alla sua avversaria. Nel secondo set Stosur è brava nel recuperare il break subito ed a piazzare l’allungo decisivo che la porta a servire per il match sul 5-3. Peng non è disposta alla resa e, dopo aver annullato un match point, riporta la partita in parità alla terza occasione; a questo punto del match il servizio della cinese non è più efficace come all’inizio contro la risposta di Stosur che, con un break successivo, si aggiudica il set 6-4 guadagnando la finale contro la connazionale Gavrilova che ha riportato il successo nell’unico precedente di Toronto nel 2015.

Risultati:

 

[6/WC] S. Stosur b. [8] S. Peng 7-6(0) 6-4
[7] D. Gavrilova b. [5] C. Garcia 6-4 6-2

Pierluigi Maienza

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Danielle Collins scaccia i fantasmi e vince il suo primo torneo a Palermo

PALERMO – Battuta in due set Elena Gabriela Ruse, la cui striscia di 12 vittorie consecutive si ferma in Sicilia. Per Danielle Collins è il primo trofeo, a due mesi dall’operazione per l’endometriosi

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Danielle Collins e Oliviero Palma - WTA Palermo 2021 (foto Pasquale Ponente)

Danielle Collins ha vinto il suo primo, meritatissimo, titolo nel circuito maggiore femminile. Ci è riuscita a Palermo, città che ha apertamente dichiarato di adorare – i protocolli WTA consentono quest’anno alle giocatrici di girare per la città – e che le ha restituito parte di quanto la doppia diagnosi (prima artrite reumatoide nell’ottobre 2019, poi quest’anno l’endometriosi) aveva rischiato di togliere alla sua carriera agonistica.

Nulla togliere ad Elena Gabriela Ruse, che si è fermata dopo tredici turni superati consecutivamente (e dodici vittorie sul campo), ma il percorso della prima giocatrice statunitense capace di vincere il torneo siciliano, giunto alla 32° edizione, è stato netto in termini di set e livello di gioco. Dopo aver lasciato cinque game alla tedesca Gerlach nel primo set del torneo, Collins non ha mai consentito alle avversarie di superare quota quattro. La finale di oggi non ha fatto eccezione.

Una buona finale, che a un livello tecnico più che accettabile ha abbinato anche alcuni momenti di pathos. Collins è partita con l’handicap come in semifinale contro Zheng, andando sotto 4-2 nel primo set, e ancora una volta è riuscita a ribaltare la situazione aggiudicandosi il set per 6-4. Ma del primo set c’è parecchio da raccontare: palle break in otto game su dieci, scambio di c’mon (e ajde, da parte di Ruse) a decibel piuttosto udibili, una gran battaglia di rovesci che ha prodotto i tre break consecutivi dall’1-1 al 3-2 Ruse, che poi è riuscita a distanziare l’avversaria chiudendo il sesto game con un gran rovescio lungolinea. Il game che ha intrattenuto di più i circa 400 tifosi sugli spalti, anche per motivi extra-tennistici.

 

Sulla palla del contro-break per Collins, infatti, una parabola molto alta di Ruse viene prima chiamata fuori dal giudice di sedia, che poi scende e corregge la sua decisione riportando il game sul 40-40. Collins inizia a spazientirsi, si ritrova in una situazione simile in altri due punti del game perso il quale, invece che disperdere la rabbia, Collins riesce a incanalarla nel modo migliore. Vince un game tirando solo vincenti, trova il break nel game successivo e sul 5-4 raccoglie i frutti dell’eccesso di pressione sulla sua avversaria, che capitola al terzo set point.

La partita è sempre godibile ma adesso la sensazione è che i colpi di Collins, inquadrati nello stesso piano di gioco di inizio partita, siano più profondi e impediscano a Ruse di giocare con profitto in ribattuta – il suo territorio preferito. L’altra sensazione è che gli elementi ambientali favorevoli alla sua avversaria – le tre chiamate dubbie del sesto game e il costante sostegno di un gruppo di tifosi italiani, che ha conosciuto Ruse per le vie di Palermo e da quel momento ha raggiunto ogni giorno il Country Club per sostenerla – stiano in realtà aumentando le motivazioni di Collins, già parecchio elevate per il desiderio di vincere il primo titolo. Ne sono prova il linguaggio del corpo e gli incitamenti a voce sempre più alta; addirittura quando Danielle si trova nel lato di campo che ospita quel gruppetto di tifosi, si rivolge proprio a loro in modo provocatorio per esultare (emblematico un ‘sgooooo‘, la coda di un let’s go rimasto per metà in gola).

Un modo per caricarsi, che sta funzionando e funzionerà fino al termine dell’incontro. Che proporrà un altro momento di tensione (e spavento collettivo): sul 2-2 15-0, con Collins al servizio, Ruse accusa un malore e si accascia per terra nei pressi dei cartelloni pubblicitari, similmente a quanto le era successo – peraltro quasi nello stesso momento della partita – in semifinale contro Dodin. In campo entra il personale medico che la sorregge fino alla sua panchina, le misura la pressione e le dà modo di ritrovare un po’ di vigore. Nel frattempo Collins sta in disparte, e che non creda al malore della sua avversaria lo prova il fatto che non si è neanche avvicinata per sincerarsi delle sue condizioni; piuttosto chiede udienza al supervisor, approfittando del momento di pausa del match, e come apprenderemo più tardi si lamenta del fatto che la sua avversaria ‘si comporta sempre così‘.

L’episodio non ha però influenza sui destini del match. Collins è troppo più esperta (e più forte) di Dodin per subire una rimonta e sebbene il livello di gioco di Ruse rimanga grossomodo immutato, ossia non più basso della fase di partita precedente al medical time out, quello di Collins è sempre un gradino più su. E il 6-2 con urlo acutissimo a seguito arriva inevitabile, così come le frasi di cortesia nella cerimonia di premiazione a fine partita. Abbiamo avuto qualche screzio ma è tutto ok, congratulazioni, e bla bla. La sensazione dalla tribuna stampa è che Ruse possa aver leggermente marciato su una condizione di spossatezza magari esistente (la finale si è giocata dopo le 19:30, con una temperatura assolutamente accettabile) e che Collins, troppo occupata a godersi la vittoria, non abbia voluto specificare quanto detto agli organizzatori del torneo durante la pausa dell’incontro.

Dopo tutto quello che ho passato, momenti in cui ho pensato quasi di ritirarmi, e dopo tutto quello che stiamo passando per via della pandemia è bello poter rivedere il pubblico sugli spalti” ha detto Danielle Collins. E sollevare il trofeo del 32° Palermo Ladies Open, ça va sans dire.

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WTA Gdynia: prima finale in carriera per Kucova e Zanevska

In Polonia si assisterà a una finale tra esordienti. Sia la slovacca che la belga non si erano mai spinte così in là e domenica si contenderanno il primo titolo della loro carriera

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Kristina Kucova (photo by TK Sparta Praha Pavel Lebeda)

Dopo aver vinto in 3 ore e 54 minuti il match più lungo del 2021 e il quinto più lungo dell’Era Open, Kristina Kucova ha spazzato via i dubbi di chi poteva – legittimamente – pensare in un suo crollo fisico e ha dominato la sua semifinale contro Tamara Korpatsch. L’incontro fin da subito si è incanalato su binari decisamente più rapidi della maratona di ieri e il primo set si è infatti concluso in appena 22 minuti con un roboante 6-0. Nel secondo, la musica non è cambiata poi molto con Kucova che si è subito involata sul 4-1, forte di ben due break. A questo punto Korpatsch ha tentato una reazione e ha strappato il servizio alla propria avversaria alla prima occasione utile, salvando anche tre palle break nel game successivo. Troppo poco però per incrinare le certezze di Kucova che non ha lasciato ulteriori spiragli alla tedesca e ha chiuso il set per sei giochi a tre, andando a cogliere la prima finale della sua carriera dopo un’ora e dieci minuti di gioco.

La sua prossima avversaria sarà Maryna Zanevska, anche lei all’esordio in una finale del circuito maggiore. La belga ha vinto le resistenze di una mai doma Kateryna Kozlova, costretta a un faticoso doppio turno. L’ucraina infatti aveva visto il proprio incontro di quarti di finale contro Katarzyna Kawa interrotto sul 3-3 nel secondo set, dopo che l’avversaria si era aggiudicato il primo per 7-5. Al rientro in campo in mattinata, Kozlova ha pareggiato il conto dei set e ha poi preso il largo nel terzo con un perentorio 6-1.

In semifinale però non è riuscita a ripetersi, complice anche la stanchezza probabilmente, e ha finito col cedere in tre set, non senza lottare. Perso il primo 6-2, l’ucraina ha vinto un secondo set molto equilibrato trovando il break decisivo nel nono gioco. Il terzo parziale è stato ancora una volta molto equilibrato, quasi altalenante, e Kozlova si è sempre trovata nella condizione di rincorrere. Alla fine Zanevska è uscita col naso davanti da una serie di cinque break consecutivi, che sarebbero potuti anche diventare sei se la belga non avesse annullato una delicata palla break sul 4-2. Da quel momento Zanevska non si è più voltata indietro e ha vinto l’incontro in poco più di due ore.

 

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WTA Palermo: Ruse non sa più perdere, 12° vittoria di fila e finale contro Collins

PALERMO – La giocatrice rumena centra la seconda finale consecutiva dopo il titolo di Amburgo. Sfiderà ancora Collins, sconfitta ai quarti in Germania

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C’è aria di sport (e pani câ meusa, da assaggiare al mercato Vucciria) anche a Palermo, a oltre diecimila chilometri di distanza dall’epicentro sportivo di queste due settimane, Tokyo, dove si stanno disputando le Olimpiadi. Poco più di quatto ore complessive sono servite per scoprire che la finale della 32° edizione del Palermo Ladies Open sarà un affare tra Danielle Collins – alla prima finale sulla terra battuta, cerca ancora il primo titolo WTA – ed Elena Gabriela Ruse, che sembra aver disimparato la sconfitta e ha vinto la 12° partita consecutiva. Campionessa ad Amburgo partendo dalle qualificazioni, è in finale qui in Sicilia (passata sempre attraverso le forche caudine delle quali) dove ha vinto però una partita in meno, in virtù del ritiro di Teichmann agli ottavi.

Partiamo proprio dalla vittoria di Ruse, che delle quattro ore di gioco odierne ne ha occupate ben tre. A fare da co-protagonista Oceane Dodin, che aveva vinto il primo set ed era riuscita a frenare la rimonta della sua avversaria in ben due momenti del secondo set, salvo poi perdere – a zero – il tie-break che avrebbe potuto darle la vittoria e crollare quindi nel terzo set. Non una partita dai contenuti tecnici memorabili – ne sono prova i ben 22 doppi falli della giocatrice francese, che nel resto del torneo ne aveva commessi altri 30 – ma una partita che si è fatta via via appassionante, e anche più godibile in virtù del sole sempre meno aggressivo.

Dodin era la giocatrice più potente in campo, o quantomeno quella capace di esprimere la maggior velocità sul singolo colpo, ma tante volte l’abbiamo vista sotterrare malamente entrambi i colpi di rimbalzo. Ruse non ha giocato una gran partita, ha anche accusato un mezzo malore dopo il quinto game del secondo set (era in vantaggio di un break, immediatamente svanito al ritorno in campo) a seguito del quale le è stata misurata la pressione, ma sul fatto che lei volesse vincerla più dell’avversaria non c’è mai stato dubbio. Ben incitata dal suo box e da alcuni tifosi dislocati nel resto delle tribune, Ruse ha largamente superato quota venti c’mon nel corso della partita, sbuffato ad ogni errore, incenerito con lo sguardo un gruppo di tifosi troppo rumorosi e proferito a mezza voce qualche frase in rumeno che certamente non aveva i contorni dell’Ave Maria. Dopo aver convertito il match point, ha liberato un urlo tanto acuto da costringere il cameraman a proteggersi dietro l’obiettivo.

 

Insomma, ha tenuto la scena dall’inizio alla fine. Dimostrando grandi doti di mobilità, capacità di colpire in corsa e maggiore abitudine a lavorare la palla per mandare in tilt il fragilissimo cannone avversario. 23 anni, fisico non statuario ma agile e funzionale al suo gioco di rimessa, Ruse forse non diventerà mai una star. Ma probabilmente è destinata a rimanere per tutta la carriera una di quelle giocatrici che non vuoi mai affrontare, specie sulla terra battuta.

Sono morta!” – ha detto Ruse a fine match, – “Ad essere onesta, pensavo che mi sarei ritirata perché mi sentivo davvero male sin dall’inizio. Mi girava la testa, non riesco a immaginare cosa sia successo. Sono così felice di essere in un’altra finale, significa molto per me. Voglio ringraziare il mio allenatore, la mia famiglia, tutti i miei allenatori romeni. Un ringraziamento speciale al mio allenatore di Bucarest e ai miei amici italiani che vengono qui ogni giorno per sostenermi“.

Ha avuto molto meno bisogno di mettere in mostra le sue doti di lottatrice Danielle Collins, che dopo i primi venti minuti disputati a un livello molto alto – da entrambe le giocatrici – nella seconda semifinale contro Shuai Zhang ha alzato di netto i giri del motore, quando era sotto 4-2, finendo per vincere dieci dei successivi tredici game. Decisamente più solida con il servizio (7 ace e il 76% di prime difese, pur avendone messe in campo solo una su due), a un certo punto Danielle ha ritrovato nel borsone il dritto smarrito e ha fatto quello che deve fare la numero uno del seeding, vincere d’autorità. Zhang ha ripreso a colpire qualche buon vincente sul calare del secondo set, col cielo di Palermo ormai scuro, ma Collins aveva smarrito del tutto la voglia di scherzare – ammesso ne abbia, quando va in campo (ci permettiamo di dubitare, visto il temperamento) – e si è presa la finale.

Danielle Collins

La giornata si è poi conclusa lì, perché l’after suitable rest che avrebbe dovuto separare la fine del match dall’inizio della semifinale di doppio con la stessa Zhang in campo si è prolungato ad libitum fino all’annuncio del ritiro della cinese, troppo stanca per scendere in campo dopo le 22.

Sarà quindi ancora Collins vs Ruse, come una settimana fa ad Amburgo con vittoria della rumena in tre set. Oltre al logico sentimento di rivalsa, Danielle (Rose) Collins avrà probabilmente voglia di togliersi dalla spalla la scimmia dei zero tituli in carriera, che per una giocatrice che ha trascorso buona parte degli ultimi tre anni in top 50 è un peccatuccio che deve essere corretto. Sarebbe un peccato, questa volta nostro, dimenticare che in questi mesi ha subito prima una diagnosi di artrite reumatoide e poi quella di endometriosi, storia quest’ultima che si è messa alle spalle appena due mesi fa. Giocherà la sua prima finale in carriera, mentre per la sua avversaria sarà la seconda (ma entrambe negli ultimi sette giorni). Vinca la migliore: si giocherà alle 19:30, col sole basso, alleluja. Anche perché la spiaggia di Mondello dista appena un paio di chilometri e forse è opportuno farci un salto.

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