L'armata del 1997 contro Venus

Wimbledon

L’armata del 1997 contro Venus

Non è un videogioco, ma la sequenza di partite di Venus Williams a Wimbledon 2017: Osaka, Konjuh e ora Ostapenko, la più pericolosa delle giocatrici nate nel 1997

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Il lunedì degli ottavi di finale di Wimbledon ha mantenuto ciò che aveva promesso: un’offerta così ampia e interessante da diventare esagerata. Personalmente preferirei un torneo in cui la domenica di mezzo venisse dedicata alle partite invece che al riposo, in modo da distribuire il programma su due giorni e poter avere meno sovrapposizioni fra i match.
Nell’articolo di ieri avevo scritto che sarebbe stato impossibile seguire tutto quello che accadeva sui diversi campi, e così è stato. Lo dico subito, senza provare a mascherarlo: di Vandeweghe-Wozniacki, e Konta-Garcia ho visto giusto qualche quindici ogni tanto, per cui non me la sento di dire nulla. A partite concluse, i quarti di finale si presentano così:

Muguruza (14) vs Kuznetsova (7)
Rybarikova vs Vandeweghe (24)
V. Williams (10) vs Ostapenko (13)
Konta (6) vs Halep (2)

Dovessi trovare un filo conduttore ai risultati degli ottavi, direi che in linea di massima hanno vinto le giocatrici di attacco a discapito di chi si affida di più alla difesa: Muguruza su Kerber, Vandeweghe su Wozniacki, Ostapenko su Svitolina, e Kuznetsova su Radwanska. Più equilibrate erano le caratteristiche di gioco delle altre protagoniste. Venus/Konjuh, Halep/Azarenka e Rybarikova/Martic. Forse solo Konta ha vinto con un numero di vincenti piuttosto inferiore alla sua avversaria (29 a 39), e sicuramente Garcia non è meno offensiva di Konta; ma non avendo visto il match devo astenermi dall’entrare nel merito.

Avevo deciso di tenere come campo principale Kerber contro Muguruza e devo dire che la scelta si è rivelata fortunata. È stata una bella partita. Lo dico in modo semplice, perché a volte un aggettivo generico comprende più aspetti di uno più tecnico e analitico. Per essere un ottavo di finale erano in campo due giocatrici con un palmares importante (vittorie Slam, finali a Wimbledon) e con un aspetto in comune: erano reduci da un periodo di risultati al di sotto delle aspettative. Ma la posta in palio le ha stimolate, hanno tirato fuori il loro carattere di grandi giocatrici e hanno espresso un ottimo tennis.

La sconfitta ha significato per Kerber anche l’addio al numero uno del mondo, quindi per lei la giornata è stata particolarmente amara. Però in conferenza stampa, oltre alla inevitabile delusione, traspariva l’orgoglio di avere dato tutto in campo, ed essendo tornata finalmente a giocare ad alti livelli.

Non sorprende che le affermazioni di Angelique siano state praticamente le stesse che ha fatto Garbiñe: se si prescinde dal risultato del match (scusate se è poco) anche Muguruza ha sottolineato l’alta qualità espressa da tutte e due e la soddisfazione di essere tornata a giocare bene. E c’era anche per entrambe la consapevolezza di avere offerto un grande spettacolo. Per questo non è una frase consolatoria dire che se nei prossimi tornei sapranno mantenere questa qualità di tennis otterranno risultati di gran lunga superiori rispetto a quelli degli ultimi mesi.

Meno combattute le altre due partite che vedevano al via vincitrici Slam con finaliste Major: Kuznetsova ha mostrato che in questo momento a Radwanska mancano le armi per contenere le giocatrici più potenti, mentre Halep ha evidenziato i problemi di Azarenka nel recuperare la cattiveria e il killer instinct. Sotto questo aspetto è stata confermata la sensazione che avevo avuto dalle partite precedenti: secondo me è l’aspetto mentale quello più lontano dalla Azarenka dei giorni migliori. Vika ha condotto per quasi tutto il primo set, ma al dunque non ha saputo raccogliere i risultati. Per Simona Halep una iniezione di fiducia in vista del confronto con la giocatrice di casa, Johanna Konta.

Ostapenko, come già contro Giorgi, ha saputo chiudere il suo match con Svitolina in due set malgrado qualche tribolazione lungo la strada, con sette match point mancati distribuiti su più game. Mentre nel confronto fra le due giocatrici non teste di serie ha prevalso alla distanza Rybarikova, forse meno provata mentalmente di Martic. Ricordo che Petra proveniva dalle qualificazioni e ha anche affrontato un paio di maratone (contro Krunic e contro Gavrilova) per approdare al quarto turno. Alla settima partita del suo torneo (contando anche i match disputati a Roehampton) era probabilmente meno fresca di Magdalena. Adesso, senza che ci sia un attimo di respiro, le giocatrici tornano in campo nel giro di 24 ore, dando vita a quattro match ricchi di contenuti. Procedo dall’alto verso il basso in ordine di tabellone.

Con Muguruza e Kuznetsova andranno in campo due vincitrici Slam; in conferenza stampa è stata la stessa Garbiñe a ricordare come abbiano in realtà più punti in comune di quanto potrebbe superficialmente sembrare, visto che tennisticamente Svetlana è stata adottata dalla Spagna. Muguruza ha ricordato che si conoscono molto bene perché si allenano spesso insieme, e quindi avranno poco da inventare. Resta da vedere quanto influirà la variabile erba sugli equilibri, anche se a mio avviso potrebbe favorire Garbiñe. Ma Kuznetsova ha un tale repertorio tecnico per cui nessuna superficie le è del tutto nemica. 3-1 i precedenti a favore di Muguruza che ha vinto gli ultimi tre confronti.

Rybarikova contro Vandeweghe è la partita delle sorprese. Non so in quanti avrebbero pensato che dalla porzione di tabellone presidiata da Pliskova, Wozniacki, Mladenovic, Pavlyuchenkova, Gavrilova, Kasatkina e Zhang, sarebbero uscite loro due. Entrambe hanno però un grande merito: hanno sconfitto in prima persona le due teste di serie più alte: Rybarikova la numero 3 Pliskova, mentre Vandeweghe la 5 Wozniacki.
I precedenti direbbero Rybarikova, che conduce 2-0. Una vittoria è recentissima: al Roland Garros 2017. l’altra molto antica (2011) e risale all’erba di Birmigham con Vandeweghe ancora acerba. Ho seguito una parte del match di Parigi, in cui CoCo in cattiva giornata aveva regalato gratuiti a ripetizione. Sull’erba di Wimbledon credo non capiterà la stessa cosa e ho qualche dubbio sulla qualità della risposta di Rybarikova. Se però Magdalena riuscirà a non farsi sopraffare dal servizio di Vandeweghe, allora tutto potrà accadere.

Venus Williams contro Ostapenko è un match che non ha precedenti ma straordinariamente affascinante. Sembra che a Venus abbiano costruito un tabellone speciale nel quale il tema “Anziana versus Giovane” viene vissuto e rivissuto. Come in un videogioco:  l’armata del 1997 contro Venus.  Dopo avere mandato all’assalto senza successo Osaka (7-6, 6-4) e Konjuh (6-3, 6-2) l’armata del 1997 schiera la sua carta attualmente più forte, Ostapenko. Una partita che dopo la vittoria di Jelena a Parigi è diventata sorprendentemente nobile, visto che vede in campo due vincitrici Slam. Entrambe amano condurre il gioco, e quindi chi non riuscirà a farlo rischia di entrare in sofferenza. Probabilmente Ostapenko ha una mobilità maggiore, ma Venus dispone di un servizio più incisivo.

Di questo match mi affascina anche il confronto caratteriale. Sono curioso di vedere come si esprimerà Ostapenko di fronte a un mostro sacro del tennis femminile come Venus. Intanto nella conferenza stampa di oggi ha dato un primo saggio del suo atteggiamento “sbarazzino”. Alla domanda su cosa pensasse della figura di Venus, Jelena ha risposto che in realtà la conosce relativamente poco, perché il suo idolo da ragazzina era Serena e quindi era l’altra sorella Williams quella che lei seguiva con assiduità… Chissà se hanno riferito a Venus la risposta.

Completa il tabellone Konta contro Halep. Anche in questo caso ci sarebbe spazio per aggiungere pepe al confronto, visto che si ritrovano dopo pochi mesi le numero uno dei team di Fed Cup che si sono affrontati a Costanza, nell’incontro in cui Nastase aveva perso il controllo. E se Nastase non può più entrare a Wimbledon, lo deve proprio a quanto successo durante il match con Johanna Konta in campo (contro Sorana Cirstea).

Il quarto di finale fra Simona e Johanna assume così anche il sapore di una rivincita. Rivincita a campi invertiti: in teoria uno Slam dovrebbe essere campo neutro, ma Konta è la giocatrice di casa, e di sicuro il pubblico non le farà mancare l’appoggio. Aggiungo che sono altrettanto sicuro che fra le due protagoniste il rispetto sarà massimo, non solo perché non erano state loro la causa della “crisi” di Costanza, ma anche perché sono due tenniste sostanzialmente corrette.
Gli scontri diretti sono in parità, 2 a 2 con Halep che ha vinto due match a livello di Fed Cup e Konta le due partite a livello WTA.
Giocare “in trasferta” penalizzerà Simona? Magari mi sbaglio, ma conoscendo il suo carattere penso di no. Halep ha mostrato di soffrire di più le situazioni in cui parte chiaramente favorita rispetto a quelle in cui le responsabilità sono anche sulle spalle dell’avversaria.
Rispetto a Konta, Simona dovrà però cercare di dimenticare che vincendo la partita diventerebbe numero uno del mondo. Magari proprio uno stadio “caldo” potrebbe consentirle di lasciare in secondo piano l’obiettivo del ranking.

Come finiranno gli altri match? Per come è organizzato il calendario di Wimbledon, che non prevede riposo fra ottavi e quarti, non avremo molto da attendere: poche ore ancora e saranno soddisfatte tutte le curiosità.

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