Wimbledon: Querrey, ancora tu! Fuori Murray, semi con Cilic

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Wimbledon: Querrey, ancora tu! Fuori Murray, semi con Cilic

Lo statunitense si ripete dopo la vittoria su Djokovic dello scorso anno. Eliminato il numero uno del mondo in cinque set. Cilic supera al quinto un eroico Muller

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Forfait Djokovic, Federer vola

[24] S. Querrey b. [1] A. Murray 3-6 6-4 6-7(4) 6-1 6-1 (Antonio Ortu)

 

Sam Querrey un anno dopo è ancora l’uomo della sorpresa. L’americano elimina al quinto set un Andy Murray visibilmente acciaccato, che dopo aver conquistato il terzo set, è riuscito a vincere solo due giochi in quarto e quinto set. Il problema all’anca è riaffiorato e non solo non potrà difendere il titolo, ma anche il posto da numero 1 è a rischio. Sam, dopo aver eliminato Djokovic nel 2016, elimina un altro numero 1 e stavolta supera anche l’ostacolo dei quarti. Un americano non raggiungeva i quarti dal 2009, quando Roddick perse poi in finale contro Roger Federer. Il nativo di San Francisco, a 29 anni, raggiunge il miglior risultato della carriera e centra la prima semifinale Slam dopo 42 tentativi (più di tutti nell’era Open). Rompe inoltre una serie di 25 vittorie di fila di Murray contro gli statunitensi. Chi l’avrebbe mai detto, anche dopo le dispendiose vittorie al quinto dei due turni precedenti?

Negli otto confronti diretti, Querrey era uscito vincitore solo una volta, nel suo eccezionale 2010 (in cui vinse quattro trofei), al torneo di casa a Los Angeles, in cui ha trionfato in tre edizioni. Nei restanti sette, Murray ha lasciato per strada solo un set. Su erba, oltre al lontanissimo confronto, primo in assoluto, datato 2006 a Newport (2 set a 0 Andy), si sono sfidati a SW19 nel 2010 e Murray non ebbe problemi, vincendo in tre set; stesso risultato del loro ultimo confronto, in Australia, un turno prima che il numero 1 del mondo uscisse di scena contro Mischa Zverev. Per gli amanti della storia, mancavano dal 1973 due tennisti britannici nei quarti di finale sia maschili che femminili a Wimbledon, quando Roger Taylor li raggiunse con Virginia Wade. Ma la prima volta accadde nel 1970: al tempo, assieme allo stesso Taylor, arrivò ai quarti Winnie Wooldridge e nel 2017, 47 anni dopo, la storia si ripete per la terza volta con Andy Murray e Johanna Konta. Per gli statunitensi, invece, Querrey è il primo a prendersi un posto negli ultimi otto di Wimbledon da Andy Roddick (una semi e due finali a cavallo tra 2003 e 2005, tutte perse da Federer).

Sotto lo sguardo di Rod Laver e Ken Rosewall nel Royal Box, il Centrale si alza in piedi e accoglie con un applauso il suo beniamino nativo di Dunblane. Il match è stato presentato da Art Spander, come “Sam Querrey contro Murray e tutta la Gran Bretagna”, ma il buon Sam entra in campo con quel mezzo sorriso di chi accetta una tale sfida e sa che è ha già provato di poter far fuori il numero 1 ATP (chiedete a Djokovic). Tuttavia, l’americano non parte per niente bene. Murray tiene a zero il suo primo turno e, grazie agli errori del suo avversario, vince anche il settimo punto dei sette iniziali: 0-40. Querrey vince il suo primo quindici con il 100° ace del suo torneo, ma spedisce lungo un altro dritto d’attacco. Murray va subito un break avanti e si mette al comando delle operazioni. L’intento di Sam è però chiaro e facile da intendere. Attaccare appena ha una chance, soprattutto col primo colpo dopo il servizio. Andy nel primo riesce invece ad ancorarlo sulla linea di fondo e l’americano non trova la via d’uscita. È quindi 6-3 Murray in 28 minuti.

Nel secondo, è ancora Andy a portarsi avanti sul servizio dell’avversario. Sull’1-1, lo scozzese sale 0-30, ma, sfruttando un suo insolito errore di dritto e dei buoni servizi, Sam si salva. La querelle si intensifica notevolmente nel settimo game. Dopo un errore di dritto e un doppio fallo, Murray con un super passante di rovescio si porta 0-40. Anche qui il californiano non fa una piega e ritrova il servizio per impattare sul 40-40. Andy, imbufalito, gioca altri tre punti dei suoi, fa pagare a Querrey qualche scelta in attacco imperfetta e va avanti di un break anche nel secondo. Ma inaspettatamente il match cambia volto proprio qui. Con le palle nuove, Andy non serve a dovere per uccidere il secondo set, dimostra di essere un po’ teso, sbaglia un drop shot sul 15-30 e concede poi a Querrey di prendersi il contro-break. L’americano, ora in the zone come si dice dalle sue parti, ribalta il set e sul 5-4 porta Murray di nuovo in difficoltà nel suo turno. Sul 30-30 un errore non da Murray concede il primo set point a Querrey, ma il numero 1 del mondo riesce ad annullarlo. Un suo altro gratuito di dritto (fuori di metri) concede alla testa di serie n. 24 una seconda chance. Stavolta Querrey tira un fendente di rovescio in risposta che lascia fermo Andy: un set pari sul Centrale.

Murray, cedendo per la seconda volta di fila il servizio e il secondo set dell’intero torneo, ha perso via via campo e fiducia nel finale di set, lasciando spazio all’offensiva di Sam. Non che non sia accaduto anche con Fognini e Paire, ma stavolta anche la fiducia dello scozzese sembra tornare ai bassi livelli dei tornei pre-Wimbledon. Infatti anche i non forzati sono aumentati vistosamente nel quarto d’ora nero del detentore del titolo, soprattutto in momenti in cui la solidità del numero 1 del mondo dovrebbe venir fuori. A sorpresa, il match è ancora aperto.

Ogni dubbio sulla tenuta dello scozzese sembrerebbe fugato dal suo inizio di terzo set. Un break nel primo gioco gli consente di mettersi avanti già all’inizio del parziale. Andy sale 2-0, muovendosi bene e trovando anche punti con il drop shot. Dall’altro lato Sam inizia a raccogliere tanti punti con la battuta e nei suoi turni concede poco o nulla. Anche Murray però non è da meno. Alza la percentuale di prime e si presenta al servizio per il set con soli tre punti persi al servizio. Per la seconda volta nel match, Murray si incarta nel momento decisivo. In maniera del tutto inaspettata concede a Querrey due palle break, mette in campo poche prime e può solo restare a guardare il vincente di rovescio dell’americano che sigla il 5-5. Ritrovandosi a servire per salvare il set, Andy stavolta non ha problemi e porta il terzo parziale al tie-break. La svolta è nel quarto punto: Sam manda in rete uno smash semplicissimo e regala il primo mini-break. Un dritto al volo porta Andy sul 4-1 e in un amen ci son 5 set point per il detentore del titolo. Querrey reagisce e di forza si porta sul 4-6, prima di mancare la risposta su una buona prima di Murray. che mette fine al tie-break. Lo scozzese si porta avanti 2 set a 1, dopo 1 ora e 53 minuti.

Quando un Murray (zoppicante) tiene a zero la battuta nel primo game quarto, chiunque avesse affermato “Querrey in 5” sarebbe stato preso per matto. Invece da lì in poi per il numero 1 del mondo e il pubblico inglese succede l’irreparabile. Nel terzo game, Andy cede a zero la battuta e inizia a essere sempre più farraginoso nei movimenti. Anche il servizio di Murray scende di velocità e la seconda, già statisticamente il tallone d’Achille dello scozzese, permette a Querrey di entrare. Il pubblico prova a incitare il suo beniamino quando perde il sesto punto al servizio di fila. Ma non c’è niente da fare, Querrey si porta avanti 4-1 e servizo e in un attimo Murray si ritrova al quinto, in estrema difficoltà e in un Centrale ammutolito.

Per Sam è la terza partita di fila al quinto, dopo quelle con Anderson e Tsonga. Proprio con Tsonga Murray ha vinto l’anno scorso, nei quarti di finale qui a Church Road, l’ultimo match al quinto, prima di perdere le ultime tre. Il numero 1 del mondo è spalle al muro. Il servizio del californiano non lascia scampo a inizio parziale decisivo e tiene a zero la battuta. Murray continua a fare estrema fatica nei movimenti. Il problema all’anca è riaffiorato proprio quando non doveva. Quando Sam brekka e poi infila altri servizi vincenti per portarsi 3-0, tutto il popolo britannico sembra aver perso le speranze di vedere per la prima volta un loro giocatore in semifinale sia nel maschile che nel femminile. Stranamente, Andy non chiama nemmeno il fisioterapista e torna in campo per difendere con i denti il titolo. Due buone soluzioni di rovescio, una palla corta e un ace lo tengono in partita. Ma Querrey sente l’odore del sangue: altro turno a zero e altro break, conquistato con un punto incredibile in cui Murray non ha mollato un centimetro. Con un ace, da aggiungere agli altri 26 e ai 70 vincenti, Querrey compie la seconda impresa in due anni, chiudendo il match in 2 ore e 42 minuti. Affronterà in semi Marin Cilic, con cui è sotto 0-4 nei precedenti.

La resilienza di Andy Murray si ferma quindi ai quarti, peggior risultato dal 2014, quando, sempre ai quarti, lo batté Dimitrov. Più che la tensione, la scarsa fiducia, stavolta il fisico ha abbandonato sul più bello. Per la seconda volta non difenderà il titolo ai Championships e se il suo avversario nella finale 2013, Nole Djokovic, vincerà il torneò, perderà lo scettro di numero 1 del mondo a fine torneo.

[7] M. Cilic b. [16] G. Muller 3-6 7-6(6) 7-5 5-7 6-1 (da Londra, Luca Baldissera)

Dopo la pioggia di ieri, fa decisamente fresco a Wimbledon in questa giornata di quarti maschili, e un frizzante venticello soffia a tratti sulle tribune del campo 1, quando alle 13 ora di Londra iniziano a palleggiare il croato Marin Cilic (28 anni, 6 ATP) e il lussemburghese Gilles Muller (34 anni, 26 ATP). Due i precedenti, entrambi a favore di Cilic, Rotterdam 2016 (7-6 7-6) e Queen’s due settimane fa (6-3 5-7 6-4), match molto combattuti dunque. L’incognita oggi è capire se Gilles, dopo la gran vittoria su Rafa Nadal (15-13 al quinto) sia riuscito a recuperare dal tremendo sforzo prodotto, anche a livello mentale.

L’inizio è prevedibilmente legato ai servizi, i giocatori tengono la battuta con agio, poche risposte sono competitive, e di conseguenza non ci sono scambi combattuti. Un primo momento divertente si vede nel quinto game, batte Cilic, quando Muller azzecca un bel pallonetto e poi chiude al volo: il pubblico (forse memore dello spettacolo offerto dal lussemburghese l’altro ieri) sembra sostenerlo con simpatia e applaude convinto. In ogni caso, Marin non ha problemi a conquistare il 3-2, subito raggiunto da Gilles sul 3-3. E nel “fatidico” settimo game, all’improvviso si apre il gioco: un paio di incertezze del croato, una gran risposta del lussemburghese, ed è break a 30, alla prima opportunità. “Yes!”, grida il solitamente flemmatico Muller, gli spettatori esplodono in un boato: le preferenze del campo 1 sono chiare adesso. Picchia bene da fondocampo Gilles, la sta vincendo con i rimbalzi, ed è una vera sorpresa, ma per ora il vantaggio è meritato, siamo 5-3 per lui. Stranamente falloso invece Cilic, sembra contratto, e dopo due parità, l’ennesimo rovescio fallito regala un set point a Muller, che risponde a una gran prima, incassa un altro gratuito del croato, stavolta col dritto, e il primo parziale è suo. 6-3 con due break, prestazione da dimenticare di Cilic finora, ottimo Gilles ad approfittarne con precisione chirurgica (due palle break trasformate su due, impeccabile), in tutto il set solo 4 volte a rete, come se non ne sentisse la necessità. Bravissimo.

Sintomatico della scarsa concentrazione del croato un doppio fallo nel quarto game del secondo set, nell’occasione Marin si distrae troppo per allontanare un insetto tra prima e seconda palla, che di conseguenza gli va in rete. Non ci siamo, deve assolutamente aumentare l’intensità, sia dal punto di vista tecnico che da quello dell’attitudine. Piazzando comunque qualche buona prima palla, e ci mancherebbe altro, Cilic rimane in scia a un Muller che continua a giocare come meglio non potrebbe, solidissimo da fondocampo, e che si concede anche diverse finezze al volo e con i pallonetti. Gli spettatori apprezzano, Marin un po’ meno, siamo 4-3 per il lussemburghese. Che nel game successivo, con uno splendido slice lungolinea, si procura il 15-40 e due palle break consecutive, una annullata dal servizio di Cilic, l’altra sprecata col dritto. Di nuovo lo slice maligno di Gilles a mandare in confusione il croato, terza opportunità, stavolta cancellata da un gran dritto, seguito da due ace consecutivi. Ottima finalmente la reazione di Marin, lo scampato pericolo potrebbe scuoterlo, senza scomporsi intanto Muller, ingiocabile al servizio, sale 5-4. Nell’undicesimo game, sul 5-5, un paio di belle accelerazioni di Cilic lo portano, dopo un’ora e un quarto, alla prima palla break, ma il serve&volley di Gilles è perfetto, e due punti dopo siamo 6-5 in suo favore. Anche nel primo momento di difficoltà, il lussemburghese ha fatto la scelta tattica giusta, sta giocando una partita da incorniciare. A zero lo raggiunge Marin, 6-6, ed è tie-break. Sul 3-2 , arriva una risposta fulminante con il dritto di Muller, che allunga 4-2, ma restituisce il minibreak due punti dopo, perdendo il controllo di una difficile demi-volée, e si fa raggiungere sul 5-5. Gran ace centrale per Cilic, che sale a set-point, Gilles non si tira indietro se c’è da sparare prime palle, e lo annulla con una bomba al centro, 6-6, ma poi commette un doppio fallo terribile, 7-6 Marin: secondo set-point, e il passantone di dritto del croato gli consegna il secondo parziale. Un set pari, l’unica distrazione in un’ora e mezza abbondante di partita – non ha mai perso il servizio – Muller l’ha pagata carissima, vediamo come reagirà alla delusione e alle occasioni mancate.

Tocca a Cilic iniziare alla battuta il terzo set, da subito per chi risponde solo le briciole, è salito il livello di continuità e attenzione del croato e si vede. Gilles non è da meno, il gioco è scarno ma vista la posta in palio si può capire perfettamente. Stanno servendo entrambi molto bene nel match, 65% di prime con il 92% di punti fatti Muller, 67% di prime con l’86% di punti fatti Cilic finora, con numeri simili è dura vedere un break a meno di un improvviso passaggio a vuoto di uno dei due. Senza il minimo problema per chi è al servizio, con Marin più potente da fondo, e Gilles più manovriero con i tagli e i colpi al volo, si arriva al 6-5. E qui, con un paio di errori, a cui si aggiunge una ficcante risposta di Cilic, arrivano tutte insieme tre palle break che sono anche tre set point. Muller annulla la prima con il servizio, la seconda con una splendida combinazione volée e smash, ma sulla terza sbaglia male al volo di rovescio, e siamo 7-5 e due set a uno per Marin. Anche psicologicamente, rischia di essere una mazzata definitiva per il lussemburghese, però Cilic è stato ottimo, stiamo rivedendo il gran giocatore delle partite precedenti. Nel terzo set, un clamoroso 20/21 di punti fatti con la prima palla, che gli è entrata il 75% delle volte (21/28), unito a 15 vincenti e soli 5 errori, spiega bene la crescita del croato.

Passato lo “scossone”, il quarto set riprende da dove eravamo rimasti, inizia Cilic al servizio e martella alla grande, non si perde d’animo l’ammirevole Muller, che delizia il pubblico anche con tocchi di alta classe, come una bellissima demi-volée smorzata. Ma per Gilles, come era prevedibile, inizia a farsi sentire la stanchezza, e arrivano due palle break sul 3-2 per Marin, ben annullate, sono segnali preoccupanti. Siamo 3-3, e finora nel set 11 vincenti Cilic, solo 4 Muller, praticamente il croato sta spingendo il triplo. Le ulteriori due palle break che Gilles è costretto ad annullare nell’ottavo game ne sono un evidente sintomo, ma il lussemburghese stringe i denti e arriva al 4-4, e poi ancora al 5-5, che carattere. Carattere che viene premiato nel game successivo, quando – facilitate da un nastro beffardo – arrivano a dir poco a sorpresa tre palle break per Muller, che trasforma la prima chiudendo bene il dritto in avanzamento. Incredibile, potremmo di nuovo vederlo in un quinto set. Due ace consecutivi, un attacco di dritto, e sono tre set point: un comprensibile doppio fallo rischiando la seconda, un errore, ma poi un’altra seconda vincente ed è 7-5 per Gilles e quinto set. Quarto parziale praticamente fotocopia del terzo, ma a parti invertite. Sono passate tre ore di gioco, splendido Muller, ma onestamente Cilic ha avuto tante occasioni, a questi livelli devi concretizzare di più, non ci sono scuse.

Come se ci stesse ascoltando, nel secondo game del set decisivo Marin pianta tre risposte delle sue fulminando l’avversario, strappa il servizio a 15 a Gilles, e autoincitandosi con convinzione, sale 3-0. Potremmo già aver avuto lo strappo definitivo, adesso anche il linguaggio del corpo di Muller è quello di un giocatore in riserva di energie fisiche e mentali. Giustamente Cilic affonda il coltello nella piaga, entra con le risposte e con il dritto, e si prende un’altra palla break che è come un match-point: il dritto di Gilles che vola lungo si porta via anche le sue ultime speranze, il 4-0 per Marin con due break è una sentenza. Il 5-0 è una formalità, tiene il “game della bandiera” Muller per l’1-5, nel game successivo si arrampica d’orgoglio a palla break (annullata col servizio), ma allo scoccare delle tre ore e mezza, dopo 3 quarti di finale negli ultimi 3 anni, arriva il 6-1 e la prima semifinale a Wimbledon per Marin Cilic.
Lo attende il giustiziere del campione in carica, Sam Querrey, i precedenti sono 4-0 per Cilic, comprese due partite sull’erba (Wimbledon 2009 e Queens 2012, un po’ datate), ma il bombardiere visto oggi sul campo centrale contro Murray non va sottovalutato.

Risultati:

[24] S. Querrey b.[1] A. Murray 3-6 6-4 6-7(4) 6-1 6-1
[7] M. Cilic b. [16] G. Muller 3-6 7-6(6) 7-5 5-7 6-1
[3] R. Federer b. [6] M. Raonic 6-4 6-2 7-6(4)
[11] T. Berdych b. [2] N. Djokovic 7-6(2) 2-0 rit.

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Wimbledon è tutto intorno a te: contratto di sponsorizzazione con Vodafone

Il gigante della telefonia fra gli sponsor dei Championships per i prossimi cinque anni. Tim Henman e Laura Robson (e forse Emma Raducanu) saranno i brand ambassador

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Henman Hill a Wimbledon 2018 (foto AELTC/Ben Solomon)

Accordo di notevole portata per il torneo di Wimbledon: come riporta Mark Sweney del Guardian, infatti, Vodafone ha stretto un accordo quinquennale per sponsorizzare il torneo e ha ingaggiato Tim Henman e Laura Robson come ambasciatori del marchio – l’azienda è anche in discussione con Emma Raducanu per il medesimo ruolo.

L’accordo varrà svariati milioni di sterline e permetterà a Vodafone di diventare il partner ufficiale dei Championships. In aggiunta, la multinazionale della telefonia avvierà una collaborazione ad ampio raggio con l’All England Lawn Tennis and Croquet Club e con la Lawn Tennis Association (LTA), l’ente governativo nazionale del tennis in Gran Bretagna, per promuovere la popolarità del gioco ad ogni livello.

Vodafone ha anche confermato pubblicamente per la prima volta che si sta avvicinando ad un accordo con Raducanu. Emma è attualmente uno dei personaggi più in voga dello sport globale per quanto riguarda gli accordi commerciali, con contratti che vanno da quello stipulato con la Nike, passando per Dior fino ad arrivare a Tiffany e Wilson. A dicembre ha annunciato una nuova partnership con Evian e British Airways. Le indiscrezioni suggeriscono che un accordo con Raducanu, che ha vinto il premio della BBC come personalità sportiva dell’anno nel 2021, potrebbe valere tre milioni di sterline, ma questa cifra non ha ancora trovato conferme concrete.

 

Vodafone utilizzerà la sua prima incursione nella sponsorizzazione del tennis per promuovere i vantaggi della prossima generazione nella tecnologia 5G. Inoltre, durante il torneo implementerà realtà aumentata e virtuale, nonché la tecnologia “Internet of things”. Max Taylor (consumer director di Vodafone) ha affermato che un elemento chiave della partnership è quello di sostenere l’ambizione della LTA di aumentare la partecipazione giovanile al tennis britannico del 10%, e di portare un milione di adulti a giocare regolarmente entro il 2025.

Queste le dichiarazioni di Taylor: “C’e grande fermento nel tennis britannico, e Wimbledon rappresenta ancora una volta il momento culminante dell’estate. Vogliamo sfruttare questo slancio a lungo termine supportando la pratica di base per coinvolgere nello sport giocatori di tutte le età, abilità e background. Posso aggiungere che siamo in trattative con Emma Raducanu. Pensiamo che sarebbe un’ambasciatrice fantastica e sarebbe fantastico per la nostra partnership e per le nostre ambizioni nel tennis. Non c’è nulla di formale da annunciare, ma siamo in trattative. Sarà fantastico avere la connettività 5G a Wimbledon”.

Articolo a cura di Cipriano Colonna

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Wimbledon più forte della pandemia: chiuso il 2021 con un utile di 44 milioni di sterline

Nonostante la capienza ridotta e l’aumento dei costi, i Champioships realizzano un attivo di poco inferiore a quello del 2019

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Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Negli ultimi due anni, gli organizzatori dei principali eventi del tour maschile e femminile hanno dovuto lottare contro le difficoltà di uno sport itinerante come il tennis nel contesto pandemico; protocolli anti-COVID, gestione delle bolle ed eventi a porte chiuse o con numero contingentato di spettatori hanno avuto un impatto per nulla banale sui bilanci.

Per questo motivo, sorprendono le notizie giunte dal Regno Unito in merito all’edizione 2021 di Wimbledon: le cifre comunicate ufficialmente ai membri dell’All England Club nel corso del mese di dicembre hanno infatti promosso a pieni voti i Championships, che hanno superato la pandemia senza accusare minimante il colpo o quasi.

Come riportato dal Daily Mail, Wimbledon ha chiuso il bilancio dell’evento, vinto dai numeri uno al mondo Djokovic (su Berrettini) e Barty, con un utile di 44 milioni di sterline, solo 6,8 milioni in meno rispetto a quanto dichiarava il conto economico del 2019, che si era chiuso con un surplus di 50,8 milioni. Questo incredibile risultato è stato ottenuto nonostante le ridotte presenze durante l’evento e il costo relativo alla prenotazione di un intero hotel nel centro di Londra. L’impatto principale sulle presenze degli spettatori si è realizzato nella prima settimana dell’evento. Infatti, la piena capienza degli impianti per i campi principali è stata ripristinata dai quarti in poi, quando le partite diminuiscono ed è più semplice gestire l’afflusso degli astanti.

 

Il torneo si era dimostrato più forte di ogni avversità già nel 2020, quando una lungimirante polizza assicurativa che copriva il rischio di una pandemia ha compensato il contraccolpo monetario derivante dalla cancellazione dell’evento.

La maggior parte dell’utile sarà destinato alla Lawn Tennis Association (LTA), l’ente governativo nazionale che gestisce il tennis nel Regno Unito. L’associazione beneficerà, inoltre, di un contributo governativo di circa 22 milioni di sterline a supporto dello sviluppo del tennis di base. Infatti, l’epico trionfo di Emma Raducanu agli US Open ha portato ad una crescente interesse verso il mondo del tennis. Da qui la scelta del governo di destinare dei fondi per il miglioramento delle strutture pubbliche.

Come riportato dal Direttore Ubaldo Scanagatta nei mesi scorsi, inoltre, l’All England Club ha messo in vendita 1250 biglietti del campo N.1 per i prossimi cinque anni. Ulteriori introiti che serviranno a finanziare l’espansione del club nel vicino campo da golf. Un altro boost alle finanze, infine, arriverà dalla cancellazione del Middle Sunday, che vedrà quindi il torneo svolgersi per quattordici giorni senza interruzioni e con meno sovrapposizioni televisive e più prime time.

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Djokovic coglie l’attimo negli Slam ancora una volta

Pur perdendo il primo set della finale con Berrettini, Nole è riuscito ad eguagliare i 20 Slam di Federer e Nadal avvicinandosi ulteriormente al Grande Slam

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Novak Djokovic con il trofeo - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Stiamo esaurendo i superlativi per l’unico e solo Novak Djokovic. Per tutto l’anno ha continuato ad alzare il livello per conquistare i titoli più importanti. È stato del tutto trasparente riguardo ai suoi obiettivi ambiziosi, mettendosi completamente in gioco in tutti i Major nel tentativo di superare sia Roger Federer che Rafael Nadal nella storica corsa alla supremazia. Nella sua brillante carriera, Djokovic non è mai stato così maniacale nella ricerca dei record più grandi e duraturi del gioco come lo è in questo momento.

Questa forte concentrazione su ciò che ora conta di più per lui ha messo il serbo in una posizione invidiabile mentre si avvia nel cuore dell’estate. Dopo aver rimontato un energico Matteo Berrettini 6-7(4) 6-4 6-4 6-3 – il primo italiano ad apparire in una finale di singolare di Wimbledon – in una gara combattuta e ben giocata, Djokovic si è imposto come il primo uomo da quando Rod Laver ha vinto il Grande Slam 52 anni fa ad assicurarsi i primi tre Slam della stagione. Non è impresa da poco, perché Djokovic ha registrato questi trionfi sul cemento di Melbourne, sulla terra rossa del Roland Garros e sui prati dell’All England Club. La chiamano supremazia su tutte le superfici.

Con questa magnifica prima metà di 2021, Djokovic si è messo in ottima posizione. Alla fine, si trova sullo stesso piano di Federer e Nadal con 20 corone del Grande Slam. Per troppo tempo ha vissuto almeno un po’ all’ombra di quelle due figure luminose, ma Djokovic ha alterato incommensurabilmente il suo status e sta guadagnando il plauso e il riconoscimento che merita non solo dai suoi compagni di gioco, ma anche dal pubblico mondiale. A partire dalla sua vittoria a Wimbledon tre anni fa, la superstar serba ha conquistato otto degli ultimi dodici Major. Ha vinto 12 delle sue ultime 14 finali del Grande Slam da Wimbledon 2015, portando il suo record a 20-10 negli scontri che hanno definito la sua carriera.

 

A dire il vero, ha aumentato enormemente il suo patrimonio storico e ha dimostrato che la vita dopo i 30 anni in questo sport non è necessariamente un momento di fase calante per un atleta di punta. Da quando Djokovic ha compiuto 30 anni, il 15 maggio 2017, ha accumulato il maggior numero di Big Titles mai conquistati da un uomo nella storia di questo sport oltre quella soglia, portando il suo totale a otto Slam in virtù del suo sesto trionfo a Wimbledon. Chiaramente, Djokovic non sembra un trentaquattrenne né gioca come un trentaquattrenne; gareggia come un uomo vivace sulla trentina che raramente ha assaporato lo champagne nei luoghi di prestigio. La sua sete di successo a volte sembra inestinguibile. Dopo la vittoria su Berrettini, ha spiegato: “Ovviamente per me ora sta funzionando tutto. Mi sento come se negli ultimi due anni per me l’età sia diventata solo un numero. Non mi sento vecchio o cose del genere. Ovviamente devi adattarti alle fasi che attraversi nella tua carriera, ma sento di essere probabilmente più completo adesso di quanto sia stato nel corso di tutta la mia carriera”.

I critici più esigenti del gioco non possono che essere d’accordo. Djokovic sta servendo meglio di quanto abbia mai fatto, e la sua capacità di respingere le insidie dei suoi avversari e continuare a resistere ha raggiunto un nuovo livello. Ha perso il servizio solo sette volte in 23 set nelle due settimane a Wimbledon, salvando 26 break point su 33 nel processo. Ha vinto l’84% dei punti sulla prima di servizio e il 56% sulla seconda. Guardando i suoi sei anni trionfali a Wimbledon, i suoi numeri quest’anno al servizio sono probabilmente i migliori che abbia mai avuto. Solo una volta è stato breakkato di meno in un anno vincente ed è stato nel 2015, quando ha perso il servizio solo sei volte – la sua percentuale di punti vincenti sul primo servizio era però stata solo del 77% quell’anno. Inoltre, il suo istinto, il suo anticipo e le sue esecuzioni a rete sono significativamente cresciuti. Negli ultimi due turni di quest’anno contro i suoi avversari più duri (Denis Shapovalov e Matteo Berrettini), Djokovic è stato molto disciplinato nell’assicurarsi di tenere il servizio. Ha salvato 15 break point su 18 contro il canadese e l’italiano, perdendo il servizio solo tre volte in sette set. Questo è stato fondamentale per prendersi il titolo e mantenere vive le aspirazioni di Grande Slam.

Shapovalov ha giocato forse la sua partita più ispirata di sempre in un Major contro Djokovic. Certo, aveva fatto a pezzi il due volte campione Andy Murray e il sempre tenace Roberto Bautista Agut, sbaragliando entrambi in tre set. Il talentuoso mancino, estremamente pericoloso con entrambi i colpi da fondo, è entrato nel penultimo round con notevole fiducia dopo aver fermato Karen Khachanov in cinque set.

Ha iniziato il suo duello con Djokovic molto bene. Shapovalov ha servito per il primo set sul 5-4 ed è andato sul 30-30. Djokovic ha mostrato il suo incomparabile stile difensivo in quel momento cruciale. Completamente disteso sul lato destro e ben fuori dal campo, in qualche modo ha rimesso in gioco il diritto. Shapovalov probabilmente pensava di aver vinto il punto. Con Djokovic bloccato, ha spedito un dritto lungo. Djokovic si è ripreso e ha preso quel set al tie-break per 7-3. Per tutto il secondo set, Djokovic è stato in pericolo. Sotto 0-40 sull’1-2, ha tenuto. Sul 2-3, ha recuperato dal 15-40. Nel frattempo Shapovalov stava servendo in modo stupendo, tenendo sette volte il servizio a 0 nei primi due set. Ma Djokovic era risoluto e irremovibile, composto e sicuro di sé quando contava. Ha tenuto a 0 per il 5-5, ha breakkato il canadese a 30 per il 6-5 su un doppio fallo e ha tenuto a 15 per chiudere il set, vincendo 12 degli ultimi 15 punti del set. Sopravvissuto a due set terribilmente tesi, Djokovic ha affrontato qualche difficoltà in più con onore all’inizio del terzo, tenendo da 15-40 e salvando tre break point per evitare il 2-0. Alla fine ha breakkato sul 5-5 e ha servito per il match tenendo a 0 e vincendo 7-6 (3), 7-5, 7-5 in uno showdown in straight sets.

Chiamatelo opportunista. Classificatelo come il miglior match player che supera il miglior shotmaker. Guardatela come volete. Ma la realtà è che, quando le fiches erano sul tavolo, Djokovic non si è fatto trovare impreparato. Sapeva come ottenere il massimo da sé stesso quando la posta in gioco era più alta.

Parlando dopo la finale, Djokovic ha messo in prospettiva ciò che aveva fatto a Wimbledon e come se l’è cavata così meritatamente alla fine. Alla domanda su cosa sia migliorato di più nel tempo, ha risposto: “Tutte le aree ad essere onesti. Sento che da 15 anni fa ad oggi il viaggio che ho fatto è stato molto gratificante per ogni segmento del mio gioco. Ed è anche la mia forza mentale, l’esperienza, capire come far fronte alla pressione nei grandi momenti e come essere un giocatore tosto quando conta di più. Questo è probabilmente il mio miglioramento più grande negli ultimi 15 anni: la capacità di far fronte alla pressione”. Elaborando su questo tema, ha aggiunto: “Più giochi le grandi partite, più esperienza hai. Più esperienza hai, più credi in te stesso. Più vinci, più sei sicuro di te. È tutto collegato“.

Quando Djokovic ha sconfitto il venticinquenne Berrettini per il suo terzo titolo consecutivo, ha messo in pratica ciò che stava predicando in conferenza stampa. Ancora una volta, ha tirato fuori il suo meglio quando ne aveva bisogno e ha superato la sua evidente apprensione iniziale. Il trentaquattrenne era chiaramente fin troppo consapevole inizialmente dell’immensità dell’occasione. Ha servito due doppi falli sulla strada per un deficit di 30-40 nel game di apertura della partita, ma si è salvato per il rotto della cuffia. Ha servito un altro doppio fallo per lo 0-30 nel terzo game, ma è riuscito a vincere i successivi quattro punti per raggiungere il 2-1. Dopo questo inizio incerto, Djokovic è sembrato distendersi, mentre Berrettini era chiaramente sopraffatto dalle dimensioni dell’occasione. Djokovic ha raggiunto il 5-2 e poi ha spinto il suo avversario a non meno di otto parità nel game successivo. Djokovic ha avuto un set point ma in qualche modo Berrettini ha tenuto. Servendo per il set sul 5-3, i nervi di Djokovic sono riaffiorati. È andato 30-15 quando Berrettini – giostrando molto più liberamente ora – ha spazzolato la riga laterale con un diritto inside out vincente. La pallina è stata chiamata fuori ma la chiamata di Occhio di Falco è andata a favore dell’italiano. Djokovic ha ottenuto la parità ma l’italiano ha approfittato di un approccio errato di diritto del serbo e poi ha tirato un dritto vincente lungolinea su un colpo angolato di Djokovic.

Improbabilmente, Berrettini, così teso all’inizio, ha preso a muoversi molto più rapidamente e a sbracciare da entrambi i lati con molta più convinzione. Quel set è stato risolto al tie-break, dove Berrettini ha raccolto quattro degli ultimi cinque punti dal 3-3 per prevalere 7-4. Berrettini ha concluso in modo impressionante leggendo un drop shot di rovescio di Djokovic in anticipo e correndo in avanti per un dritto lungolinea imprendibile prima di servire a 138 miglia orarie all’incrocio delle righe. È stata una svolta clamorosa perché Berrettini ha trovato il suo raggio d’azione e Djokovic è sembrato ancora una volta troppo consapevole delle implicazioni storiche del confronto. Quando Berrettini è salito sul 40-15 nel primo game del secondo set, sembrava cavalcare le onde dell’inerzia. Ma Djokovic ha fatto la sua mossa, rendendosi conto di quanto fosse importante riportare la partita nelle sue mani e creare più dubbi in Berrettini. Djokovic ha fatto proprio questo. Sul 40-15 per il suo avversario, ha tirato una risposta profonda per impostare un colpo vincente col dropshot incrociato di rovescio, quindi ha tirato un dritto incrociato molto profondo per forzare un errore di Berrettini. Ormai fuori dalla sua zona di comfort, Berrettini ha tirato in rete un rovescio lungolinea. Sul break point a sfavore, Berrettini ha tentato un dropshot di rovescio incrociato che Djokovic ha facilmente anticipato. È avanzato con celerità, ha colpito il rovescio lungolinea e, pronto per il passante di Berrettini, ha tirato una volée di diritto lungolinea vincente.

Era proprio la scossa di cui Djokovic aveva bisogno. È salito in vantaggio per 4-0 e 5-1 prima che l’italiano si assicurasse tre game di fila, salvandosi in qualche modo dallo 0-40 e dal triplo set point a sfavore nel nono gioco. Ma, servendo per il set una seconda volta, Djokovic è rimasto totalmente concentrato e in controllo assoluto. Ha servito esterno per aprire il campo ad un vincente di rovescio incrociato, ha tirato un ace centrale, ha servito di nuovo esterno sulla parità per forzare un errore in risposta e ha scagliato un fantastico secondo servizio centrale a 106 miglia orarie per forzare un’altra risposta errata di Berrettini. Con quel game a 0, Djokovic è tornato a un set pari.

Il serbo ha poi continuato a spingere. Berrettini ha aperto con un ace il terzo game del terzo set. Sul 30-40, Djokovic ha beneficiato di un errore di rovescio tagliato dall’italiano per ottenere l’unico break di cui avrebbe avuto bisogno per prevalere in quel set. Il game cruciale è stato quando Djokovic ha servito sul 3-2 e si è trovato indietro 15-40. Si è fatto avanti per una demi-volée di rovescio lungolinea e Berrettini ha sbagliato un passante di diritto lungolinea sotto pressione. Sul 30-40 Djokovic ha giocato un approccio di dritto sulla linea e Berrettini ha sbagliato un altro passante, questo di rovescio lungolinea in rete. Djokovic ha tenuto da lì con un servizio slice esterno e un ace all’incrocio delle righe, andando in sicurezza sul 4-2. Servendo per quel terzo set sul 5-4, Djokovic è stato disciplinato e determinato. Ha fatto una bella demi-volée di diritto angolata con un tocco delizioso vincente per raggiungere il 40-15, e ha tenuto a 30 quando Berrettini ha messo in corridoio un dritto incrociato.

Passato in vantaggio di 2 set a 1, non si è guardato indietro. Ma c’è stato un altro momento critico in cui ha dovuto affermare la sua autorità e impedire a Berrettini di ritrovare incoraggiamento e trovare ispirazione. Djokovic ha servito sul 2-3, 0-30 nel quarto set. Quello era sicuramente uno snodo fondamentale, ma lui era assolutamente composto. Ha scagliato una prima di servizio profonda sul dritto di Berrettini e la risposta è volata lunga: 15-30. Poi il numero uno del mondo ha dimostrato proprio di essere il giocatore migliore al mondo: Berrettini ha prodotto un rovescio tagliente lungolinea che Djokovic in qualche modo ha tirato su col diritto. Berrettini ha tirato un dritto inside out, e Djokovic si è lanciato a tutta velocità per giocare il rovescio. Berrettini ha giocato il drop shot, ma Djokovic è entrato in modo elegante e ha tirato un passante di diritto incrociato per un vincente sbalorditivo.

Quel vincente ha dato a Djokovic una spinta incalcolabile. Ha vinto i due punti successivi per il 3-3, e nel settimo gioco aveva ancora un po’ più di magia nel suo arsenale. Ha raggiunto il 15-30 con uno splendido dritto in avvicinamento che ha portato ad una drop volley vincente di rovescio eseguita in modo impeccabile. Dopo che Berrettini ha raggiunto il 30-30, Djokovic ha spostato il suo avversario da una parte all’altra con precisione chirurgica e poi ha scatenato un dritto vincente incrociato che è atterrato all’interno della linea di servizio. Forse scosso, Berrettini ha commesso un doppio fallo sul break point e Djokovic ha intuito che la fine era vicina.

Servendo sul 30-30 nell’ottavo gioco, Djokovic ha scagliato un vincente di diritto incrociato e poi ha sfidato Berrettini sulla diagonale del dritto; 5-3 Djokovic. Ora la testa di serie n. 7 era chiamata a servire per rimanere in partita, ma Djokovic stava facendo valere ogni risposta e battendo Berrettini dalla linea di fondo. Sebbene Berrettini abbia coraggiosamente salvato due match point con una drop volley vincente di dritto e un dritto esplosivo lungolinea vincente dalla linea di fondo, non è riuscito a sfuggire all’inevitabile. Berrettini ha commesso un errore di dritto per finire a match point per la terza volta e poi ha messo un ultimo rovescio in rete. Il trionfo di Djokovic per 6-7(4) 6-4 6-4 6-3 è stato duramente guadagnato. Sorprendentemente, ha breakkato uno dei migliori servitori del circuito sei volte nel corso di quattro set.

Nelle sue sei partite verso la finale, l’italiano era stato breakkato un totale di cinque volte. Djokovic ha conquistato 34 punti su 48 quando si è avvicinato alla rete mentre Berrettini ne ha vinti 24 su 39, quindi la percentuale del serbo è stata decisamente migliore. Sebbene Berrettini abbia fatto 57 vincenti e Djokovic solo 31, questo è stato più che bilanciato dal fatto che la prima testa di serie ha commesso solo 21 errori non forzati, 27 in meno del più avventuroso Berrettini. Djokovic — che è diventato il primo uomo dopo Pete Sampras nel 1993 a perdere il suo primo set del torneo e andare a vincere il titolo — ha detto dopo la finale che sentiva di essere stato un po’ sulla difensiva e ha ammesso di essersi sentito teso all’inizio del match, ma resta il fatto che ha svolto il lavoro con precisione e professionalità. Sapeva cosa c’era in gioco e ha giocato di conseguenza. Cosa più impressionante di tutte, non ha trasformato la perdita del primo set in un aspetto negativo, decidendo che era ora di lasciar andare la tensione e iniziare a giocare di più alle sue condizioni.

E così Djokovic ora è proprio dove vuole essere, vicino al Grande Slam. Si sta spingendo fino in fondo per realizzare i suoi più grandi obiettivi e sta usando tutta la sua esperienza insieme al suo fisico straordinariamente resistente per soddisfare le esigenze del tennis di oggi. Solo quattro uomini in precedenza nella storia del gioco hanno vinto i primi tre Major della stagione. L’australiano Jack Crawford fu il primo nel 1933, ma perse una finale di cinque set ai Campionati degli Stati Uniti contro Fred Perry. Cinque anni dopo, Don Budge concluse il Grande Slam a New York. Nel 1956, il dinamico australiano Lew Hoad ne vinse tre di fila e mancava un match al Grande Slam prima che il suo connazionale Ken Rosewall lo fermasse a Forest Hills in finale.

Nel 1962 e nel 1969 Rod Laver li vinse tutti e conquistò due Grandi Slam. Nel 1978-1980 Bjorn Borg vinse i primi due Major della stagione [Roland Garros e Wimbledon, perché l’Australian Open si giocava a fine anno, ndr] e venne allo US Open sperando di mantenere vive le sue speranze del Grande Slam, ma perse nelle finali del 1978 e 1980 rispettivamente contro Jimmy Connors e John McEnroe, venendo invece battuto nei quarti di finale del 1979 da Roscoe Tanner. A quei tempi, l’Australian Open era l’ultimo invece che il primo Major della stagione, quindi Borg sarebbe senza dubbio andato a Melbourne se non avesse perso nelle due finali dello US Open.

Ora Djokovic si è affermato come il primo uomo dopo Laver nel 1969 a venire a New York in cerca del Grande Slam, e molti addetti ai lavori si aspettano che lo raggiunga. Sei anni fa, Serena Williams era in una posizione di comando simile mentre si avvicinava all’Open con tre Major in mano, ma perse in semifinale contro Roberta Vinci. Djokovic a mio avviso dovrebbe avere e avrà successo sul cemento allo US Open. È un Major dove ha avuto molta sfortuna. Il serbo è stato sconfitto in cinque delle sue otto finali, due volte contro Nadal (2010 e 2013), una volta contro Federer (2007), una volta in cinque set contro Andy Murray (2012) e una volta contro Stan Wawrinka nel 2016. Considerando che Djokovic ha vinto nove titoli all’Australian Open e non ha mai perso una finale “Down Under”, cresce la sensazione che dovrebbe avere un titolo di New York quest’anno. Dopotutto è stato probabilmente il miglior giocatore sul cemento dell’Era Open. Ora però merita un po’ di tempo per assaporare il suo sesto titolo di singolare a Wimbledon e il suo ottantacinquesimo in carriera.

La mia opinione è che Djokovic non dovrebbe giocare le Olimpiadi di Tokyo perché ha bisogno di tempo per riprendersi dalle fatiche del Roland Garros e di Wimbledon. Vuole eguagliare l’incredibile impresa di Steffi Graf del 1988 di un “Golden Slam” ma l’idea è che un viaggio a Tokyo (vincente o perdente) potrebbe costargli il titolo a Flushing Meadows. Ha detto dopo aver battuto Berrettini a Londra che la sua partecipazione a Tokyo è 50-50. Sarebbe molto meglio che non andasse in Giappone così presto dopo Wimbledon (è giunta proprio in questa ore la conferma che Nole sarà invece regolarmente in campo alle Olimpiadi, ndr).

Ma Djokovic si spingerà sempre verso le vette perché questo è semplicemente chi è, cosa vuole e come opera. È un campione in tutto e per tutto, un concorrente supremo che prospera sotto un’intensa pressione come nessun altro individuo, ed è un uomo che non dà nulla per scontato. Come ha detto dopo il suo trionfo su Berrettini, “è davvero una fortuna per me ed è incredibile che tutto questo stia capitando nello stesso anno. Questo è qualcosa che non mi aspettavo, ma sogno sempre di raggiungere i record più grandi del nostro sport”.

Traduzione a cura di Andrea Ferrero

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