Djokovic allarmato: "Sto considerando l'idea di una pausa"

Interviste

Djokovic allarmato: “Sto considerando l’idea di una pausa”

Wimbledon, quarti di finale: [11] T. Berdych b. [2] N. Djokovic 7-6(2) 2-0 rit. L’intervista del dopo partita a Novak Djokovic

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Ieri hai fatto dei trattamenti alla spalla. Da quanto tempo ti fa male?
Non è la spalla. È il gomito che mi dà noia ormai da oltre un anno e mezzo. È un peccato che debba finire così Wimbledon. Se c’è qualcuno che ne soffre, quello sono io. Però ci ho provato. Ci ho provato sin da ieri per cercare di essere in condizione di giocare. Per mezz’ora il dolore era sopportabile. I trattamenti medici però non sono stati utili. Non potevo spingere servizio e diritto, continuare non aveva senso.

Lo scorso anno dicesti che trattamenti di breve periodo non sono utili per il gomito. Qual è la miglior soluzione per risolvere per sempre il problema?
Non è questo il momento né il luogo per scendere nei dettagli. Ne parlerò con gli specialisti, come ho già fatto nell’ultimo anno, per trovare una soluzione definitiva ideale. Ovviamente nel breve il riposo è la cosa migliore. Vedremo.

La scorsa notte o questa mattina hai pensato di ritirarti?
No, non l’ho fatto. Io ci provo sempre a scendere in campo e confidare che tutto vada per il meglio. È tutto ciò che potevo fare. Oggi confidavo che ciò che abbiamo fatto ieri mi aiutasse a giocare. E per un set ce l’ho fatta.

 

Tu e Andy state lottando contro problemi fisici quest’anno. Credi sia dovuto ai vostri successi degli ultimi anni e al modo in cui avete dominato il circuito?
Forse. Per entrambi è stato un anno lungo e faticoso, con molti incontri, emozioni e una posta in palio altissima. Ci è costato tanto fisicamente. Ad un certo punto della tua carriera queste cose devi metterle in conto, purtroppo. Negli ultimi due anni il nostro lavoro è diventato molto fisico. È dura giocare ogni anno al meglio e rimanere integri. Facciamo tutto ciò che è possibile. Per questo abbiamo uno staff di persone così nutrito intorno a noi: per permetterci di esprimerci al meglio. Ma in fondo siamo esseri umani e dobbiamo affrontare anche questi problemi.

Sembravi sulla strada giusta nelle ultime settimane. Quanto è frustrante un infortunio in questo momento?
Il ritiro è duro da digerire per qualunque atleta, soprattutto se stai giocando bene. Io stavo giocando probabilmente il miglior tennis degli ultimi 10 mesi. Non avevo perso un set tra qui ed Eastbourne alla vigilia di questo quarto. Mi sentivo bene in campo. È proprio una disdetta. Ma queste cose nella vita succedono per una precisa ragione. Bisogna pensarci e prendere del tempo per capire il perché e imparare qualcosa da tale esperienza.

Durante questo anno e mezzo hai mai preso in considerazione l’ipotesi di prenderti una pausa e lavorare sul fisico?
Ad essere sinceri, sì. Gli specialisti che ho consultato non sono stati del tutto sicuri da farsi. Qualcuno parlava di intervento chirurgico, oppure altre opzioni. Nessuno era del tutto convincente. Fin quando il dolore è intermittente, va bene. Ma ovviamente più gioco e più mi fa male. Perciò credo proprio che dovrò considerare l’idea di una pausa.

Video-estratto della conferenza

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Australian Open

Australian Open, Tsitsipas mastica amaro: “Potevo vincere. Coaching? Fidatevi, lo fanno tutti”

Dopo la sconfitta in semifinale, l’ellenico non le manda a dire: “Non si può certo dire che Medvedev sia tra le persone più mature”

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Stefanos Tsitsipas all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Stefanos Tsitsipas ci prova, resiste, ma alla distanza deve cedere di fronte a un Daniil Medvedev superiore alla distanza, ben evidenziato dal 7-6 4-6 6-4 6-1 finale. Il russo conquista la sua seconda finale consecutiva all’Australian Open dopo quella dell’anno scorso – persa in tre set contro un Djokovic tirato a lucido – mentre al greco non resta che l’amaro in bocca per quella che è la sua terza eliminazione in semifinale in altrettante partecipazioni a Melbourne (questa è la prima volta che riesce a vincere un set).

Una sconfitta che a Tsitsipas certamente lascia il segno, anche alla luce dei rapporti tutt’altro che idilliaci con il suo avversario odierno. Di seguito le sue dichiarazioni più significative nella conferenza stampa al termine del match.

Hai forse avuto un po’ di sfortuna, ma considerando il breve tempo a tua disposizione nella offseason e la tua operazione, come ti sentiresti di definire il tuo torneo?

 

Tsitsipas: “Innanzitutto sono molto contento di aver avuto l’opportunità di giocare qui, davanti ai miei fans (greci e non). L’Australia ha un posto speciale nel mio cuore e io, quando gioco qui, mi sento sempre a casa. Sono fortemente convinto che riuscirò a fare molto bene qui un giorno e a dare gioia e felicità agli australiani e alla comunità greca. È un torneo che amo moltissimo e in cui voglio senz’altro crescere ancora”.

Che cosa ne pensi del tuo match? Livello alto, ma il risultato credo non sia soddisfacente. Qual è la tua visione?

Tsitsipas: “Beh, una sconfitta è una sconfitta. Chiaramente sono una persona che cerca di combattere fino all’ultimo punto, ma lui ha giocato meglio. Ha giocato davvero un buon tennis. Io cerco di trarre solamente le cose positive da questa partita, non mi focalizzerò su quelle negative. Mi aspetta una lunga stagione, con molte opportunità che credo riuscirò a cogliere per ottenere il meglio dal mio tennis, ma anche dalle mie esperienze. Mi aiuterà a migliorare fisicamente, mentalmente e, in generale, farà bene al mio gioco. Vedo la partita di oggi come una lezione che potrò usare per progredire”.

Per gran parte del match hai giocato davvero bene, ad un livello di tennis molto alto. È più facile, a livello emotivo, giocare bene e perdere o giocare male e perdere?

Tsitsipas: “Penso di aver giocato molto meglio dell’ultima volta. L’anno scorso ero completamente esausto dopo la vittoria in cinque set contro Rafa. Non sono riuscito a recuperare come volevo, mentre quest’anno sono stato in partita fin dal primo punto. Sentivo bene i miei colpi, ma mi sentivo bene anche mentalmente e in termini di convinzione e passione sul campo. È stata una partita molto lottata e il primo tie-break è stato importante, avrei potuto vincerlo. Forse avrei dovuto seguire una tattica diversa, ma di nuovo, è una lezione. Vincere il tie-break del primo set sarebbe stato molto importante. Ho avuto delle opportunità per farlo, ma non ci sono riuscito. Sarebbe stata una partita diversa se lo avessi vinto”.

Quando Medvedev perde la calma cerchi di non dare peso alla situazione o credi che, al contrario, possa esserti favorevole perché sente la pressione?

Tsitsipas: “Beh, è senz’altro divertente! Comunque, io non ci do molto peso, conosco giocatori che agiscono così per intaccarti mentalmente: potrebbe essere una tattica, per me non è un problema. In ogni caso, non si può certo dire che sia tra le persone più mature”.

Medvedev ti ha accusato di ricevere consigli dal tuo angolo e, nel quarto set, c’è effettivamente stata una sanzione nei tuoi confronti. Ti stavano dando indicazioni?

Tsitsipas: “No. Mi avete visto, ho perso il conto del risultato due volte in due partite. Non posso ascoltare tutto quello che c’è intorno a me mentre gioco, è impossibile. Il rumore del pubblico è fortissimo ad ogni punto, dovresti avere un super-udito per riuscire a sentire che cosa ti dice il tuo allenatore. L’altro giorno mi sono messo a ridere perché, credo durante la partita contro Paire, il mio coach era forse a cinque chilometri di distanza e in qualche modo ho comunque ricevuto un warning. Credo sia stato il momento più divertente dell’Australian Open”.

Ti ha dato fastidio? Perché da quanto hai ricevuto il warning non hai più vinto un game. Volevo sapere se questo fatto ti avesse irritato.

Tsitsipas: “Ci sono abituato, sono stato etichettato molto tempo fa. Credo di averne ricevuti un paio in passato, e da lì gli arbitri fanno sempre attenzione al mio angolo, mai a quello del mio avversario. Credo di essere vittima di questa situazione da tanto tempo ormai, ma del resto cosa posso farci? Non credo che gli arbitri potranno mai capire che non riesco a sentire niente quando gioco perché cerco di trovare soluzioni e di leggere le situazioni di gioco, ricreandole nella mia testa prima che inizi il punto. L’ultima cosa che voglio è che qualcuno mi dia consigli su quello che dovrei fare. Non sono il tipo di persona che ascolta consigli durante un match. Forse solo in allenamento. Forse”.

Riesci ad identificare alcune eventuali modifiche da apportare al tuo gioco per passare allo step successivo?

Tsitsipas: “Credo di essere già passato allo step successivo, mentre il prossimo sarà servire senza dolore, una cosa che non sono riuscito a fare quando il mio servizio, qualche mese fa, era nel suo momento peggiore, visto che dovevo convivere con un dolore atroce ogni volta che servivo. Sono molto felice ed orgoglioso di aver superato questo momento e di essere riuscito a tornare più forte, giocando senza dolore. Devo molto al mio servizio. Ho fatto un grande lavoro, portandolo ai suoi massimi picchi in termini di percentuali e potendolo sfruttare, più di prima, come un’arma. Oggi è andata male, lui è riuscito a coprire il campo molto bene mentre servivo, ottenendo profondità e potenza dai suoi colpi”.

Mi chiedevo, hai mai parlato con tuo padre dicendogli di non parlare?

Tsitsipas: “Sì, abbiamo già avuto questa discussione. Mio padre è una persona che, quando entra in un clima di tensione e azione, ha come unica medicina il parlare, e non lo si può fermare: è naturale. Io ci ho discusso, ho provato e ho buttato via tanto tempo cercando di trovare una soluzione insieme, ma è parte di lui. Sono sicuro che continuerò a ricevere delle sanzioni per coaching, anche se non ascolterò mai una singola parola di quello che dice lui. Possono fare quello che vogliono se credono sia la cosa giusta. Questa è stata anche una delle ragioni per cui, l’anno scorso ho rilasciato delle dichiarazioni pubbliche attraverso i miei social media, esprimendomi a favore del coaching semplicemente perché gli allenatori lo fanno comunque. La maggior parte dei giocatori riesce a ricevere indicazioni e lo fa anche in modo intelligente, ve lo garantisco. Ho visto molte situazioni in cui non viene detto veramente nulla agli allenatori, ma nel caso di mio padre non è mai successo. Consentendo il coaching, credo che ci sarebbe meno tensione e più chiarezza in ogni suo aspetto”.

Hai parlato della mancanza di maturità di Medvedev, cosa pensi di lui come persona? Come lo separi questo da quello che pensi di lui come avversario?

Tsitsipas: “Sicuramente è un grande avversario. Corre come un maratoneta, potrebbe correre per ore e ore. Non sono sicuro che questa sua caratteristica possa durare a lungo, dato che corre davvero molto. Osservando le esperienze di altri giocatori e campioni, o addirittura campioni Slam, questo modo di giocare ha avuto un grande impatto sul loro fisico. In ogni caso, rispetto il fatto che lui riesca a correre così tanto e a rendere la partita molto fisica in ogni punto. È uno dei più grandi combattenti insieme a Nadal: credo si sia guadagnato questo titolo”.

Articolo a cura di Giovanni Pelazzo

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Australian Open

Australian Open, Medvedev: “Il padre di Tsitsipas parlava in greco prima di ogni mia risposta”

Il N.2 ATP è pronto per la finale con Nadal: “Sappiamo che dal primo all’ultimo punto combatterà al meglio, ed è quello che cercherò di fare pure io”

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Daniil Medvedev - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)
Daniil Medvedev - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Continua la sua striscia positiva negli Slam Daniil Medvedev, che con la vittoria di oggi contro Stefanos Tsitsipas porta a tredici le vittorie consecutive nei tornei dello Slam a partire dal primo turno contro Richard Gasquet allo US Open. Il tennista russo si è tolto anche lo sfizio supplementare di battere un giocatore con cui non è in ottimi rapporti, per usare un eufemismo, quale il N.4 ATP, con gli attriti tra i due che risalgono al Master 1000 di Miami del 2018 e sono proseguiti anche ora che entrambi sono al top del tennis mondiale. Il numero due del mondo, e possibile numero uno in caso di vittoria domenica, è stato come al solito molto disponibile nel rispondere ai giornalisti nella consueta conferenza stampa post-partita. Di seguito il suo Q&A.

LA QUERELLE CON APOSTOLOS TSITSIPAS E CON L’ARBITRO

Da fuori si potrebbe descrivere la tua strada verso la finale in Australia come tumultuosa ed emotiva. Tu come la descriveresti?

Daniil Medvedev: “È stato fantastico [sorridendo, ndr]. […] È iniziato tutto con il match con Nick, che è stato semplicemente emozionante in tutti gli aspetti. Penso che sia iniziato lì, e questa energia ha continuato ad andare avanti in altri modi durante ogni partita. Qualche partita è stata folle, per vari motivi, mentre quella con Felix è stata solo pazza in termini di tennis e punteggio. Le partite con Stefanos sono sempre emozionanti. È stato un bel percorso e sono felice di avere la possibilità di vincere il titolo domenica”.

 

Perché ti sei arrabbiato così tanto con Stefanos e il suo coaching? Pensi che stesse barando?

Daniil Medvedev: “Non penso che stesse barando. Prima di tutto mi sono rotto, mi sono un po’ arrabbiato. Ho pensato che l’arbitro avrebbe potuto gestire un po’ meglio il pubblico, solo per dire: ‘Silenzio, per favore, o qualcosa del genere’. Non l’ho visto farlo spesso e ho commesso un terribile doppio fallo; poi ho ricevuto un warning quando stavo solo mostrando a tutti che avevo i crampi, e in più non potevo lanciare la palla con la mano sinistra perché tutti stavano urlando, quindi il mio servizio è stato terribile. Ad essere onesti, prima di ogni risposta suo padre parlava greco. Non lo so, forse sta dicendo, dai, dai, non c’è problema. Ma poi ho chiesto all’arbitro se poteva parlare. Ha detto che può parlare ma non può dargli consigli. Poi ho detto: parli greco? In caso contrario, quello (Apostolos ndr) sta parlando, parlando, parlando. Non so cosa dica, ma se è un allenatore. Non considero il coaching come un imbroglio, ma dovrebbe essere un warning. Allora la seconda a quel punto sarebbe valsa qualcosa.

Non voglio soffermarmi sulle cose negative stasera, ma ti faccio solo un’altra domanda sullo sfogo e tutto il resto. È stato chiesto questo a Stefanos quando è arrivato prima, e ha messo in dubbio la tua maturità. Mi chiedevo solo se avessi una risposta a questo.

Daniil Medvedev: “No, non voglio entrare troppo in questo argomento, perché durante il match non ce l’avevo con Stefanos. Ho solo parlato della regola, perché, ripeto, non so cosa stesse dicendo suo padre. Forse stava solo incitando il figlio. È completamente consentito. Non ci sono problemi. Ma sta dicendo qualcosa in greco poco prima della mia risposta, e io sono lì, mi sento come se gli stesse persino dicendo dove servire. Non lo so. Non so il greco. Stessa cosa per l’arbitro. Dovrebbe solo, non so, parlare prima con Stefanos e, non lo so, chiedergli di dire qualcosa a suo padre. Se il mio allenatore mi parlasse in francese prima di ogni punto, anche io direi: ‘Basta. Non è permesso’. Quindi si trattava solo di questo. Ancora una volta, niente di personale contro Stefanos”.

[NOTA: durante la partita, Barbara Schett ha riportato che il supervisor ha incaricato Eva Asderaki, giudice di sedia greca, di mettersi in una postazione vicina al box di Tsitsipas per capire se Apostolos stesse effettivamente facendo coaching. Asderaki ha confermato l’infrazione, e infatti Stefanos ha ricevuto uno warning verso la fine della partita]

LA FINALE DEL 30 GENNAIO CONTRO RAFA NADAL

La tua quarta finale. Hai giocato contro i Big Three ogni volta. Cosa porterai dalle finali precedenti in questa?

Daniil Medvedev: “Sono davvero forti, eh? È davvero difficile arrivare in finale, e quando ci arrivo ci sono sempre loro ad aspettarmi. Ma è divertente. Ancora una volta, quando avevo otto, dieci anni giocavo contro il muro e immaginavo che ci fosse Rafa dall’altra parte, o Roger. Novak non c’era ancora, credo. Ora ho la possibilità, sai, di giocare la seconda finale Slam con Nadal. La prima è stata equilibrata, epica. Cercherò di prepararmi bene e devo mostrare il mio meglio, perché è quello che ho imparato delle tre finali che ho avuto prima, che devi fare meglio del 100% per vincere. Questo è quello che sono riuscito a fare allo US Open. È quello che proverò a fare domenica“.

Arrivando alla partita con Rafa, cos’hai in mente? Qual è la mentalità per affrontarlo nella finale di domenica?

Daniil Medvedev: “Ovviamente parlerò di tattica con il mio allenatore. Ma probabilmente sarà una partita fisica. A Rafa piace trascinare gli avversari in scambi lunghi. Piace anche a me. Penso che sarà una grande battaglia. Ma ancora, ricordo la finale dell’anno scorso in Australia, anche se contro un avversario diverso. Cercherò di essere più pronto, più concentrato, pronto a lottare di più e darò tutto quello che ho in termini di tennis, fisicamente, mentalmente. Rafa, sappiamo che dal primo all’ultimo punto combatterà al meglio, ed è quello che cercherò di fare anche io“.

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Australian Open

Australian Open, la gioia di Nadal: “Grato alla vita: ho pensato anche al ritiro e ora sono qui”

Dopo la vittoria in semifinale su Berrettini, lo spagnolo si è così espresso: “Chiunque dovrò affrontare, mi servirà esprimermi al mio livello più alto per avere delle possibilità di vittoria”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)

Rafa Nadal centra la sua sesta finale all’Australian Open, battendo il nostro Matteo Berrettini 3-6 2-6 6-3 3-6 in 2ore e 55minuti di partita. Il maiorchino, domenica, andrà a caccia del suo secondo titolo nella terra dei canguri (dopo quello del 2009 – vittoria in 5 set su Federer). L’ultima finale disputata, nel primo Slam dell’anno, da parte del mancino di Manacor è stata quella del 2019 (sconfitta per 3 parziali a 0 contro Novak Djokovic). Nell’atto conclusivo dell’edizione 2022 affronterà il N.2 ATP Medvedev, che ha superato Tsitsipas in quattro set. Il sogno del 21° Slam è sempre più concreto, anche se Rafael dice di non dare importanza a questo record. Queste le sue parole più significative nella conferenza dopo la semifinale (quando non sapeva ancora di dover giocare contro Medvedev).

D: Congratulazioni per essere arrivato in finale. Hai parlato molto dei dubbi che avevi sulla tua guarigione. Mi chiedo se c’è stato un momento particolare in cui sei riuscito a superare questi dubbi, in cui hai pensato realmente di poter tornare e raggiungere il livello che hai oggi?

R: “No, i dubbi ci sono sempre stati. Sono stati sei mesi molti difficili, onestamente.Per la vita che ho avuto e che sto avendo, non posso assolutamente lamentarmi, soprattutto se si considerano questi tempi che stiamo affrontando; dove molte persone muoiono in tutto il mondo. Nel senso che i miei mesi non sono stati affatto duri rispetto a tante famiglie che in quegli stessi mesi, hanno perso tante persone care. E’ dura la vita degli altri, non quello che ho vissuto io. Ma, a livello di cose personali, si, perché ovviamente ogni giorno è stato difficile per via dei problemi al piede. Per quanto riguarda il fatto di avere ancora dei dubbi; sinceramente no. Come ho detto l’altro giorno, questi dubbi saranno presenti dentro di me, probabilmente, per il resto della mia carriera. Perché quello che ho, non si può risolvere. Per me, però, è fantastico quello che sto vivendo e sono super felice di poter competere come ho fatto nelle ultime tre settimane. Non solo per il tennis in sé, questo è certo. E’ sorprendente, per me, oltre che essere in grado di giocare al livello che sto esprimendo; anche solo poter nuovamente gareggiare e soprattutto giocare nuovamente a tennis ad alto livello, affrontando i giocatori più importanti del mondo. Questo è per me qualcosa d’incredibile. Come ho già detto, non sto ricercando la storia. Un mese e mezzo fa, non sapevo se sarei stato in grado di poter tornare nel tour. Invece, eccomi qui, grazie alla vita per questo. Questo è tutto”.

 

D: Solo il fatto che tu abbia appena parlato di quanto sia stato difficile negli ultimi mesi, temevi addirittura che non saresti stato nemmeno qui, ti permette di avere un approccio diverso a questa grande finale. Ti permette di essere più libero mentalmente?

R: “Per me è qualcosa di completamente inaspettato, quindi sono super felice di questo risultato. Certo, tutti mi conoscono e sanno che farò sempre del mio meglio in ogni situazione. Ovviamente, adesso, il mio obbiettivo è vincere. Come ho già detto, per me essere qui e giocare a tennis è un grande regalo. Sto vivendo ora questa situazione in modo diverso rispetto al passato. Ovviamente la sto vivendo sempre con lo spirito competitivo che ho, perché non posso andare contro il mio Dna. Quindi, in un certo senso per me, basta essere quello che sono sempre; e avere la possibilità di competere a questo livello mi dà un’energia positiva per andare avanti. Perché alla fine della giornata, è molto più importante per me avere l’opportunità di giocare a tennis; che di vincere il 21° Slam. Perché ciò, mi rende più felice dal punto di vista della mia vita in generale. Perché vuol dire che posso continuare a fare la cosa che mi piace di più, piuttosto che pensare a raggiungere un altro Slam. Alla fine della giornata, la vita riguarda la felicità e ciò che mi rende felice. Si tratta, solo, di avere la possibilità di fare ciò che mi piace”.

D: Ovviamente non sappiamo ancora chi dovrai affrontare in finale, ma potresti parlare un po’ di Daniil e Stefanos?

R: “Beh, hanno stili di gioco diversi, ma sono tra i migliori giocatori del mondo. Se non sarò in grado di giocare al mio massimo livello, semplicemente non ci sarà alcuna possibilità per me. Però, ovviamente ci proverò. Voglio dire, oggi è il giorno per godermi la vittoria in semifinale e domani io e il mio team inizieremo a pensare a cosa dovrò fare in finale, al quel punto saprò quale avversario avrò davanti. Ma ovviamente cambia giocare contro l’uno o contro l’altro. Ma di sicuro ciò che non cambierà sarà il livello che dovrò esprimere, il più alto possibile”.

D: Hai avuto delle forti emozioni dopo il match point. Mi chiedevo cosa ti passasse per la testa in quei momenti.

R: “Non lo so, come ho detto, ho passato molti momenti difficili, molti giorni di duro lavoro senza vedere la luce. Ma continuando a lavorare e a ricevere costante supporto dal mio team e dalla mia famiglia, sono riuscito a risollevarmi ancora una volta. Ho avuto molte conversazioni, con il mio team e la mia famiglia, su cosa sarebbe accaduto se la situazione fosse rimasta quella di sei mesi fa. Ho pensato che, forse, era arrivato il momento di dire addio. Ma alla fine non sono stati tanti mesi (sorridendo).  Per poter essere dove sono oggi, ho dovuto lavorare così duro; che non riesco a spiegare a parole quanto sia importante per me questo risultato: a livello di energia positiva, di soddisfazione personale. Sono veramente grato a tutti i miei fan e soprattutto alle persone a me vicine, per il supporto ricevuto”.

D: Hai parlato di come i numeri, come il 20° o il 21° Slam, per te non siano così importanti; rispetto alla gioia che provi per essere ritornato a giocare. Ma come descriveresti la sensazione di vincere un Major? L’hai fatto 20 volte. Come sarebbe, invece, la vittoria del 21°?

R: “Non lo so. Sono ancora molto lontano dal 21° Slam. Ogni trionfo, per me, è stato speciale, perché ognuno ha una storia alle spalle; una storia di duro lavoro. Quindi ognuno di essi ha una storia speciale di per sé, soprattutto nel mio caso. Perché molti di questi trionfi, sono arrivati dopo il recupero da infortuni. Quindi, mi sono divertito tanto. Penso sempre che ho vissuto momenti molto complicati a causa dei tanti infortuni che ho avuto in carriera. In compenso, però, come risposta ai momenti difficili, ho potuto godere di tante vittorie e momenti positivi. Per questo vincere è speciale, infatti vincere senza tutto il lavoro che hai alle spalle, ovviamente, non è la stessa cosa. Voglio dire, che ciò che ottieni in modo facile, non ha lo stesso valore di ciò che ti guadagni con il sudore del duro lavoro. Nel mio caso, penso, di essermi potuto godere maggiormente queste vittorie più degli altri; perché in molte situazioni, sono stato vicino a non poter rivivere quei momenti”.

Cipriano Colonna

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