ATP Atlanta: Isner è a casa, quarto titolo in Georgia

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ATP Atlanta: Isner è a casa, quarto titolo in Georgia

Il gigante americano regola un buon Harrison in due tiebreak, annullando set point in entrambi i set. Da lunedì tornerà ad essere il numero uno USA

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[2] J. Isner b. [4] R. Harrison 7-6(6) 7-6(7)

John Isner conferma lo straordinario feeling con il suolo natio (ben 20 delle sue 24 finali sono state giocate negli USA e 10 dei suoi 12 trofei sono stati vinti in casa) e in particolare con il torneo di Atlanta. Long John giocava infatti la sua quinta finale consecutiva qui, la settima negli ultimi otto anni (nel 2012 fu sconfitto in semifinale dal futuro campione Andy Roddick). Lo statunitense centra la seconda vittoria consecutiva, dopo il trionfo di Newport della scorsa settimana, e da lunedì sarà numero 18 del mondo, scavalcando Jack Sock e tornando ad essere il tennista numero uno degli Stati Uniti. Il suo avversario odierno, Ryan Harrison (42 ATP), ha giocato un ottimo incontro e ha pagato la minore esperienza (una sola finale giocata prima di questa, a Memphis dove emerse vincitore), ma si può parzialmente consolare con un nuovo best ranking (n. 40).

Ci si aspettava una partita scarna e dominata dai servizi, ma l’avvio è veramente disarmante. I primi diciannove punti del match sono a favore del giocatore in battuta ed è un rovescio incrociato vincente in risposta di Harrison a interrompere questa serie. Il tennista della Louisiana arriva addirittura a 30 nel medesimo quinto gioco, ma non riesce ad andare oltre. Nel game successivo, è Isner a ottenere due punti sul servizio avversario, ma anche in questo caso non ci si spinge più in là. Dopo di ciò, il match ritorna agli asfissianti e desolanti ritmi iniziali. Game a zero Isner; game a quindici Harrison; game a zero Isner; game a zero Harrison. Il primo vero scossone si ha sul 5-5, quando Isner si avventura un paio di volte a rete, ma viene beffato prima dal nastro e poi dal passante del connazionale, che sembra aver preso le misure in risposta. Il gigante di Greensboro è costretto ai vantaggi, ma riesce a salvarsi senza concedere palle break. Harrison tiene il proprio turno di battuta senza problemi e porta la partita al tiebreak. Isner inizia male con un doppio fallo, ma rimedia subito con un gran dritto lungolinea. Un non forzato di Harrison permette all’avversario di girare in vantaggio 4-2. L’equilibrio è ristabilito da una serie di tre minibreak che fissano il punteggio sul 5-5. Il primo a procurarsi set point è Harrison, ma Isner lo annulla con lo schema servizio e dritto. Ora è il 32enne del North Carolina ad avere un set point, trasformato con una fulminante risposta di dritto. 7-6 in 50 minuti.

 

Dopo aver tenuto il servizio ai vantaggi, Harrison riesce a procurarsi la prima palla break del match e la sfrutta con un passante in corsa che bacia la linea (è il primo break subito da John dal secondo turno di Wimbledon perso con Sela per un totale di 75 turni di servizio consecutivi senza break). Isner però non ci sta e spinge col dritto, recuperando immediatamente lo svantaggio. Da questo momento in poi, entrambi lasciano le briciole al giocatore in risposta e approdano nuovamente al tiebreak. Harrison sale rapidamente 4-1, ma subisce il ritorno del connazionale che impatta sul 4-4. Qualche punto più tardi arriva il match point per Isner, annullato con coraggio da Harrison. Ora è lui ad avere un set point sul 6-5, ma due ace consecutivi del lungagnone di Greensboro capovolgono di nuovo la situazione. Questa volta non c’è niente da fare per il più giovane dei due statunitensi, schiacciato dal drittone di Isner che cala il poker ad Atlanta.

Lorenzo Colle

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Continuano le sorprese a Cincinnati: Rublev manda a casa Federer

Non si ferma l’ecatombe di favoriti: Roger Federer cede in due rapidi set contro Andrey Rublev.

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È toccato a Andrey Rublev vendicare, almeno parzialmente, l’ecatombe di rappresentanti della Next Generation a Cincinnati. Con una prestazione impeccabile, solida dall’inizio alla fine, in soli 62 minuti ha mandato a casa Roger Federer, testa di serie n.3 e sette volte campione del Western&Southern Open. Lo svizzero ha pagato la pessima partenza nel match, durante la quale ha perso il servizio per due volte consecutive, facilitando così l’ingresso in partita di Rublev che si è trovato subito a proprio agio e ha iniziato a macinare il suo solito gioco fatto di mazzate da fondocampo. “Ho visto che non ha iniziato bene – ha detto un Rublev quasi in lacrime ai microfoni della ESPN – e quindi mi sono detto che avrei dovuto cogliere l’occasione subito, perché quando comincia a servire bene diventa molto complicato giocare con lui”.

Federer ha recuperato subito il primo dei due break subiti, ma non è riuscito a confondere le idee al suo avversario, che per tutto il match è apparso estremamente composto, centrato e molto tranquillo nonostante fosse la prima volta che incontrava il supercampione elvetico. Decisamente immune dalla “tassa Federer”, dopo aver concesso il controbreak al terzo gioco del primo set, Rublev non ha più dovuto affrontare una palla break, anche se Federer ha fatto di tutto per aumentare la pressione sulla sua seconda, forzando quasi sempre la risposta per ottenere un punto diretto.

Con il pessimo inizio che ho avuto avrei forse bisogno di un giocatore che mi concedesse qualcosa di più, ma non è stato il caso oggi – ha commentato Federer nella sua consueta conferenza stampa pochi minuti dopo aver lasciato il campo – Con un campo così veloce, quando non puoi fare affidamento sull’uno-due sulla tua battuta diventa tutto complicato”.

 

Dopo aver ceduto il primo set in 29 minuti, Federer ha cominciato servendo molto meglio la seconda frazione, continuando nella sua strategia di accorciare quando possibile gli scambi sulla sua battuta. Rublev ha invece continuato con il suo solito gioco, tenendo molto bene gli scambi ed esaltandosi in qualche passante. Un brutto game di Federer sul 3-3, chiuso da un errore di diritto (saranno 19 i gratuiti dell’elvetico alla fine del match, contro i solamente sei di Andrey) ha perfezionato il break decisivo, che Rublev ha conservato fino alla fine del match mantenendo una insolita calma glaciale, arrivando persino a placare con un gesto della mano il suo angolo che lo incitava con “pugnetti” e “come on”.

Si tratta della seconda vittoria su un Top 5 per Rublev in carriera, e la seconda nell’ultimo mese, dopo aver sconfitto il n.4 ATP Dominic Thiem al torneo di Amburgo. Affronterà nei quarti di finale il connazionale Daniil Medvedev che ha lasciato solamente tre game a Jan Lennard Struff.

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Cincinnati: Djokovic non si ferma e avanza ai quarti

Novak Djokovic supera in due set Pablo Carreno Busta. Nei quarti di finale affronterà Lucas Pouille

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[1] N. Djokovic b. P. Carreno Busta 6-3 6-4

Le teste di serie continuano a cadere, ma il n.1 del mondo Novak Djokovic rimane fedele al suo ruolo e conquista i quarti di finale del Western&Southern Open di Cincinnati. Novanta minuti di partita per lui nell’umida serata dell’Ohio durante la quale rimane sempre in controllo nel match che lo ha visto opposto allo spagnolo Pablo Carreno Busta, attuale n. 50 del ranking ma con un recente passato da Top 10 ed ora impegnato nella risalita dopo una difficile stagione condizionata da un infortunio alla spalla.

Match solido, pulito per Djokovic, che ha certamente fatto un passo avanti rispetto all’arrugginito esordio contro Querrey, in ogni modo contro un giocatore che fa della pressione da fondocampo la sua arma preferita, senza però avere la potenza per sfondare il n.1 del mondo nè le capacità difensive per poter rivaleggiare con lui in difesa.

 

Il secondo set è stato certamente più combattuto del primo: Djokovic ha dovuto affrontare quattro palle break, che ha salvato con la battuta, dopo che Carreno Busta si era messo in mostra con un paio di belle accelerazioni di rovescio lungolinea e Nole aveva sbagliato qualche volée non troppo difficile.

Nei quarti di finale Djokovic affronterà Lucas Pouille, che sta avendo un ottimo torneo dopo una stagione che, iniziata con il botto della semifinale all’Australian Open, si è rivelata molto più avara di soddisfazioni di quanto non ci si potesse aspettare. Pouille è arrivato ai quarti sconfiggendo il qualificato Kudla, Denis Shapovalov e la testa di serie n. 8 Karen Khachanov (reduce dallo show serale con Kyrgios), e vorrà sicuramente far meglio dell’ultimo confronto diretto, proprio la semifinale dell’Australian Open a Melbourne nel quale riuscì a racimolare solamente quattro games.

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Cincinnati: Kyrgios impazzisce e perde testa e match!

Nick Kyrgios parte bene contro Karen Khachanov ma poi butta via tutto scagliandosi contro l’arbitro. L’ATP dovrà prendere provvedimenti

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Da Cincinnati, il nostro inviato

[8] K. Khachanov b. N. Kyrgios 6-7(3) 7-6(4) 6-2

Quando c’è Kyrgios in campo c’è sempre qualcosa da vedere, nel bene e nel male. Questa volta c’è stato molto più male che bene: il tennista di Canberra purtroppo si è avvitato in una delle sue solite spirali di follia, lanciando una crociata personale contro il giudice di sedia Fergus Murphy, insultato pesantemente alla fine del match, e ha finito per autodistruggersi in un match che aveva quasi dominato per gran parte dei primi due set.

 

Sull’1-1, un game eccessivamente circense da parte di Kyrgios, condito da ben tre tweener, provoca il primo break del match. Nick però è molto bravo a recuperarlo sul 3-5 alzando il suo livello e a riportare il set in parità. La conclusione del primo set è un “Bignami” di Kyrgios: sul 5-6 40-15, l’australiano tenta un contropiede assurdo e mette in corridoio un rovescio semplicissimo a campo vuoto; poi sbaglia un aborto di volée da tre quarti campo, fa un doppio fallo per concedere il set point, che annulla con un ace di seconda e poi arriva al tie-break con altri due ace. Khachanov, probabilmente non troppo divertito da questa sequenza, commette un doppio fallo sul primo punto del tie-break, che viene dominato da Kyrgios per 7 punti a 3.

Nel secondo parziale ci sono otto punti persi dal battitore nei primi otto giochi. Poi Kyrgios si impelaga in un game complicato, durato oltre sette minuti, nel quale deve annullare quattro palle break e che dà inizio ad un suo lungo sproloquio nei confronti del giudice di sedia Fergus Murphy, reo a suo dire di far partire troppo presto il cronometro dei 25 secondi. “Trovami un video in cui Rafa gioca così velocemente e chiudo la bocca per sempre”, e così chiacchierando fino al tie break. In tutto questo vociare, Khachanov rimane impassibile, si conquista il mini-break per il 3-1 a forza di diritti e lo porta fino alla fine, trascinando il match al terzo set dopo un’ora e 42 minuti.

A quel punto Kyrgios perde la trebisonda, urla a squarciagola che Murphy è “il peggior arbitro del mondo” e si prende un punto di penalità, visto che nel primo set aveva già lanciato una pallina nell’iperspazio dopo aver sbagliato un colpo. Nick chiede poi di andare in bagno, lo fa con due racchette in mano che vengono fracassate nel corridoio degli spogliatoi, fuori dal campo visivo di Murphy.

Si parte poi con un time-violation, perché Kyrgios va in campo mentre sistema il grip alla sua nuova racchetta. Nick gioca “fuori tutta”, continua con il suo soliloquio, si procura due break points sull’1-1 che poi non converte, aumentando la sua ira. Al cambio di campo continua urlare “è una barzelletta” sempre a proposito dell’applicazione della regola dei 25 secondi da parte di Murphy e scaraventa una bottiglietta d’acqua aperta a terra. Nessun provvedimento preso.

Kyrgios finalmente subisce il break sul 2-3, e comincia a sparare ancora più forte, sempre continuando la sua pantomima. Non vince più un game, finisce il match gridando a Murphy “sei una fottuta marionetta” e sputando nella sua direzione.

Ci saranno sicuramente strascichi a questa partita, che probabilmente non inficeranno la partecipazione di Kyrgios allo US Open, in quanto competizione non sotto l’egida dell’ATP, ma è inevitabile che l’Associazione giocatori debba prendere provvedimenti seri per sanzionare un comportamento che è stato censurabile e che non avrebbe dovuto essere tollerato in campo.

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