ATP Montreal, spunti tecnici: delPo di dritto, Dimitrov di rovescio

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ATP Montreal, spunti tecnici: delPo di dritto, Dimitrov di rovescio

Non ci sono solo Federer e Nadal qui in Canada. Juan Martin e Grigor hanno perso, succede. Ma vale sempre la pena di vedere i loro colpi più belli

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Togliamoci subito il pensiero: per quanto riguarda Grigor Dimitrov, abbiamo perso le speranze. Sembra quasi che lo faccia apposta, a non infilare due settimane buone di fila, e ormai di aspettare che metta a frutto il suo enorme potenziale ci siamo tutti un po’ stufati. Questo non toglie, però, che almeno come esempio di esecuzione impeccabile dei colpi, se non di capacità di vincere le partite utilizzandoli, l’amico Grigor non sia secondo a nessuno. E allora, se non possiamo ammirarlo conquistare i risultati che gli dovrebbero competere, almeno utilizziamolo, con grande piacere, come spettacolo estetico di tecnica classica.
Il buon vecchio Juan Martin del Potro, invece, ce la mette tutta sempre e comunque, ma il suo tennis post-infortunio, seppur aggiustato e anche ben adattato nello swing del rovescio, rimane e temo rimarrà sempre un mezzo gradino sotto il livello di prima. Ma anche qui, dal lato “sano”, ovvero quello del dritto, GianMartino non ha nulla da invidiare a chicchessia, e le botte spaventose che tira non cessano di stupire spettatori e spesso avversari.

Quando l’altra mattina, prima di correre a vedere Rafa Nadal, sono passato tra il campo 6 e il 7, affiancati dal lato nord di Jarry Parc, e me li sono trovati uno da un lato, e uno dall’altro, in pieno training tecnico, non ho potuto esimermi dal fermarmi a dare un’occhiata, e pure bella lunga. Come sempre, visto il livello della gente di cui parliamo, ne è valsa abbondantemente la pena. Iniziamo con delPo.

 

Nel video rallentato a 0.5 qui sopra, lo vediamo regalarci un’esibizione di dritto, in tre colpi consecutivi, a dir poco strepitosa. Prima una spazzolata bassa, con accenno di “reverse forehand” alla Rafa, poi una manata in allungo esterno, e infine la chiusura inside-in a tutto braccio. Andiamo ad analizzare i frame di quest’ultima pallata.


Qui sopra, inizio preparazione e backswing, tutto standard, una bella postura in open stance classica. Ma se guardiamo con attenzione il frame di destra, possiamo notare che nonostante la palla non sia ancora entrata nell’inquadratura, il piede destro, quello su cui si carica la maggior parte del peso in appoggio e successiva spinta, si sta già sollevando (il tallone non tocca il campo), praticamente Juan Martin prepara il dritto in punta di piedi.


Qui la faccenda si fa ancora più interessante, perchè non siamo ancora all’impatto, ma il giocatore sta già scaricando verso l’alto la spinta delle gambe, ed è ben sollevato da terra mentre sviluppa lo swing a colpire.


Bum! Partita la fucilata, delPo continua a salire tanta è la forza con cui sta sbracciando e spingendo con le gambe, fino al passo in sospensione dinamica con accenno di “arabesque”, la proiezione all’indietro della gamba destra necessaria a mantenere centrale l’equilibrio.


Finale dello swing, con braccio-racchetta ad avvolgere la spalla opposta, e appoggio finale del piede sinistro a concludere un balzo che ancora un poco e diventava una pirouette di danza classica. Che bombe, signori, da due metri poi fan quasi paura.
A fine match con Shapovalov, Juan Martin ha dichiarato che era stata una cattiva giornata (e si era visto bene), cose che succedono, ma che il giovane avversario aveva assolutamente meritato di vincere. Alla prossima, cara “Torre di Tandil”, quelle manate di dritto non ci stancheremo mai di ammirarle.
Ma passiamo al campo di fianco, per vedere cosa combinava nel frattempo il nostro cigno che si ostina a rimanere anatroccolo, Grigor dal tennis tanto bello quanto un po’ troppo fine a se stesso. Lo sparring partner che gli stava allenando la risposta era nientemeno che Nick Kyrgios, che simpaticamente diceva a Dimitrov “what do you want me to hit? Slice, kick, hard flat ones? Just tell me mate, ok?” (cosa vuoi che ti tiri? Slice, kick, botte piatte? Basta dirmelo amico, ok?), calandosi benissimo nella parte dell’aiutante coach. E quando uno che, volendo, il servizio lo tira a 230, si mette a disposizione di un collega che evidentemente non sente bene la risposta, lo spettacolo è interessante per forza. Dopo un po’ di “cazzeggio”, con Nick che tirava missili a tutta forza, e Grigor che entrava tipo a occhi chiusi rispondendo d’incontro completamente a caso, ma quando si arriva a certe velocità di palla non c’è molto da fare, i ragazzi si sono messi a lavorare seriamente. Il training di cui aveva bisogno Dimitrov era sull’aggressione alle palle cariche di lift addosso e a uscire da sinistra, Kyrgios gli piazzava i kickoni richiesti, Grigor allenava la brevità del gesto di rovescio e l’approccio in avanzamento con i piedi. Vediamolo insieme.

Qui sopra, il video prima a velocità normale, poi rallentato per meglio apprezzare la rapidità e la compostezza del movimento di Grigor. Splendido da vedere anche l’approccio con le gambe, un passo in avanti svelto e leggero, seguito da un fulmineo split step di posizionamento contemporaneo all’apertura e preparazione ridottissime, così come ridotto, trattenuto e perfettamente bloccato di braccio e polso è il finale dello swing. Uno schiaffetto istantaneo con il dorso della mano, da ping pong più che da tennis.


Qui sopra, il backswing, come vediamo la testa della racchetta di Grigor non supera la linea delle spalle, è un colpo che il bulgaro potrebbe giocare con la schiena appoggiata a un muro senza toccarlo con l’attrezzo.


Qui sopra, più su l’ottimo impatto e sotto la sbracciata in avanti. Come ci faceva vedere anche Roger Federer l’altro giorno, Grigor sale in spinta con i piedi fino al massimo possibile senza andare in vera e propria sospensione, in questa situazione non c’è il tempo materiale di caricare tanto con le gambe, è tutta questione di timing e velocità di braccio.

Qui sopra, la fine del colpo, con Grigor che di puro nervo, e solidità di avambraccio e polso, richiama la testa della racchetta fino a ritrovarla con l’archetto sostenuto dalla mano opposta, è la stessa identica postura del primo frame della sequenza, in alto a sinistra. L’effetto ottico, dal vivo, è quello di un pistolero che fulmineamente estrae la Colt, spara e rinfodera nella fondina, in una frazione di secondo. Mancava solo che Dimitrov avesse roteato la Wilson, e ci avesse soffiato sulla punta, per avere un effetto Cowboy che nemmeno Billy The Kid. I liftoni col servizio di Nick sono palle pesanti e aggressive, questo gesto così rapido e breve è l’unico modo di trovare controllo sulla risposta.
Bravissimo Grigor, numero degno della racchetta più veloce del West.
Però ti prego, hai ancora diversi anni buoni di carriera, il tuo talento merita di più. E anche i tanti appassionati che ammirano il tuo gioco.

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Montreal, spunti tecnici: Medvedev, essenziale e cattivo per arrivare al top

L’efficienza e l’incisività del tennis di Daniil sono clamorose. E c’è un piccolo personalismo tecnico che fa quasi solo lui

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da Montreal, il nostro inviato

The guy is a machine“, quel tipo è una macchina, ha commentato Nick Kyrgios dopo aver sconfitto di misura Daniil Medvedev per conquistare il titolo di Washington. Non potrei essere più d’accordo col buon vecchio Nick. Il 23enne moscovita che oggi affronterà Nadal nella finale di Montreal, prima volta sia contro Rafa che nell’atto conclusivo di un “1000”, è sinceramente impressionante. La prima cosa che si nota, vedendolo giocare da vicino, è che il ragazzo è enorme. 1,98 per 85 chili, stesse misure di Alexander Zverev e Marin Cilic, per capirci, eppure finchè non sei a due metri da lui non te ne rendi conto, si muove talmente bene da sembrare decisamente più piccolo, soprattutto se visto in televisione. E poi inizia il bombardamento.

La “macchina Medvedev” è totalmente strutturata per essere efficiente al massimo livello possibile, niente fronzoli, nessuna concessione al cosiddetto “bello stile” (bello rispetto a cosa, poi? Che il tennis non sia una gara di tuffi o uno spettacolo di danza si spera che sia chiaro a tutti). La palla gli viaggia a velocità spaventosa, siamo dalle parti proprio di Kyrgios (o Del Potro, o del picchiatore che volete) come potenza e rapidità dei colpi, sia il servizio, che il dritto, che il rovescio. Vediamocelo insieme direttamente dal “court level” del centrale della “Coupe Rogers”, per poi svelare anche un dettaglio tecnico quasi unico, un modo di gestire il cambio di impugnatura peculiare di Daniil assolutamente personale. Ma andiamo con ordine.

 

Qui sopra, la sequenza di un dritto lungolinea eseguito dopo un passo laterale, open stance, in piena spinta, con impatto in sospensione. Da notare, ed è la caratteristica tecnica principale di Daniil, la linearità, sia del backswing che della successiva sbracciata a colpire. La racchetta va giusta giusta più su della testa del giocatore, e poi rimane al livello delle spalle (e della palla) fino alla fine del follow-through. Bum!, queste sono fucilate che non tornano.

Qui sopra, alcune esecuzioni del dritto su palle a diverse altezze, partendo dall’inizio della preparazione. Da notare, in alto, come Daniil porti la testa della racchetta in avanti verso la palla in arrivo, sotto come l’assetto braccio-racchetta sia sempre perfettamente allineato con la palla stessa, che sia bassa, all’altezza dei fianchi, oppure alta. Semplice, composto, senza sprecare una virgola di energia cinetica e di spinta. Va ancora meglio, se possibile, analizzando il rovescio.

Qui sopra ho evidenziato con la riga gialla i tre momenti “base” dell’esecuzione, ovvero l’apice del backswing, il movimento a colpire, e il finale (prima del rilascio conclusivo che porterà la racchetta dietro le spalle, ma lì ormai è inerzia pura, non c’è più conduzione volontaria dell’attrezzo da parte del giocatore). Anche qui, credo che la pulizia geometrica del colpo parli da sola, nulla da commentare, c’è solo rimanere ammirati nel veder partire la fiondata.

Ancora qualche immagine, di rovesci diversi, per meglio evidenziare quanto sia preciso il movimento di Daniil. Da notare, in alto a sinistra, la bella decontrazione del saltello di approccio in ricerca della palla, per un ragazzone di questa stazza è tanta roba “steppare” con leggerezza simile.

Qui sopra, per completezza, un paio di volée , niente male (potrebbe usare di più e meglio il gioco a rete, a mio avviso, ma si potrebbe dire lo stesso del 90% dei professionisti di oggi), e il servizio. Di nuovo, un gesto completamente privo di movimenti inutili, semplice, con tutte le leve utilizzate in modo corretto, nè più, nè meno. E son botte serie, come i suoi avversari sanno bene.

Ma veniamo, per concludere, alla cosetta un po’ speciale di cui vi accennavo prima. Ecco un breve video tratto sempre dallo stesso allenamento.

Prima a velocità normale, poi in slo-mo per farlo capire bene da due prospettive, vediamo che Daniil, quando passa dalla sua impugnatura semiwestern di dritto “leggera”, non troppo caricata, alla Federer e Berdych insomma, alla classica combinazione continental/eastern del rovescio bimane, lo fa girando la racchetta in senso antiorario, ovvero al contrario! Questo significa che Medvedev colpisce la palla, sia di dritto che di rovescio, con la stessa faccia delle racchetta, il che è rarissimo (lo faceva per esempio Alberto Berasategui, ma per un motivo totalmente diverso, ovvero il grip full-western di dritto che gli faceva portare la racchetta in avanti già girata dall’altra parte).

Alla fine del video, però, per colpire un rovescio in uscita dal servizio, vediamo Daniil effettuare un cambio di impugnatura standard, con racchetta girata “in avanti”, o in senso orario, come fanno tutti insomma. Probabilmente, l’inerzia del movimento di battuta che porta naturalmente la testa della racchetta in basso a sinistra rende più semplice e naturale il cambio di grip standard. Resta il fatto che questo fenomeno è in grado, a livello e soprattutto velocità da tennis professionistico, di ruotare indifferentemente il piatto corde e l’impugnatura in un verso oppure nell’altro, a seconda delle situazioni di gioco. Ci vogliono una destrezza manuale, una sensibilità, un istinto e un tocco straordinari a dire poco, altro che “picchia la palla e basta”.

In definitiva, l’amico Medvedev è l’ultimo rappresentante di quelli che alcuni definiscono “brutti anatroccoli”, per i movimenti nel complesso meno armonici ed eleganti di altri, ma ragazzi, chi se ne frega, se spari vincenti semipiatti da ogni angolo del campo con facilità disarmante. Immaginate la pulizia cinetica e scolastica di Andreas Seppi, unita al talento coordinativo personale nel gestire le leve lunghe, per esempio, di un Florian Mayer (quanto ci manca!), che produce missili come il miglior Berdych. Il tutto condito dalla corretta dose (negli ultimi tempi si è giustamente dato una regolata) di cattiveria e arroganza agonistica. Questo è Daniil Medvedev, signori. A mio avviso, nei prossimi anni dovranno farci i conti tutti.

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Montreal, spunti tecnici: bentornato, Andy Murray

Bello rivedere in campo un campione che temevamo perduto. Analisi della sua esemplare tecnica della risposta al servizio, in vista del ritorno in singolare a Cincinnati

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da Montreal, il nostro inviato

Onestamente, dopo la gran paura che fece prendere a tutti noi a Melbourne quest’anno, scrivere di Sir Andy Murray è un autentico piacere. All’indomani dell’annuncio della partecipazione al Masters 1000 di Cincinnati in singolare, segno che dopo la rischiosa operazione all’anca si sente definitivamente bene, andiamo a vedere insieme uno dei gesti tecnici da sempre migliori del campione britannico: la risposta al servizio. In particolare, è molto interessante analizzare il gioco di gambe di Andy nella proiezione verso la palla, il footwork in generale di Murray è magnifico.

Nel breve video qui sopra, prima una risposta di rovescio, poi una di dritto. Dal vivo e da vicino, una delle cose che più colpiscono di Andy sono le sue caratteristiche movenze felpate, va verso la palla in modo morbido ed elastico, come fosse un gattone. In particolare, nel passaggio del peso dal primo passo lungo in avanzamento allo split step frontale, che successivamente lo proietterà a sinistra o a destra. Diamo un’occhiata più in dettaglio ai frames tratti dallo stesso filmato.

 

Cose belle belle: il timing nello step, che lo fa praticamente fluttuare verso gli appoggi finali, la coordinazione perfetta della rotazione busto spalle, contemporanea alla proiezione in avanti-sinistra della gamba opposta (la destra), il gesto della mano di richiamo (la sinistra) a “tenere su” la testa della racchetta per compensare un attimo di ritardo nello swing (gli stava servendo a tutta Marin Cilic, quindi botte non indifferenti). Che bravo. Vediamo il lato del dritto.

Cose belle belle: sempre la leggerezza unita alla potenza e alla precisione degli appoggi, la gestione dell’asse di equilibrio (Andy sta su perfetto come un filo a piombo dall’inizio alla fine dell’esecuzione, anche in semi-allungo laterale su uno slice di Cilic, che non è uno scherzo), e soprattutto il passo in dinamica della gamba opposta (la sinistra), ancora più evidente che dal lato del rovescio. Il motivo, ovviamente, è che non essendoci il busto di mezzo, l’allungo è superiore, il che comporta la necessità di un passo e di un successivo appoggio più avanzato e largo per compensare la sbracciata mantenendo centrale il peso. Una vera lezione, coach Andy, grazie davvero.

Qui sopra, infine, un altro paio di rovesci in palleggio (a sinistra Andy è uno spettacolo), uno slice e un diagonale in corsa. Un vero piacere guardarlo.

Personalmente, ho sempre mantenuto un salutare distacco dai fanatismi tennistici, e sto pure imparando ad accettare che pressoché qualsiasi cosa io scriva, ci sarà qualcuno che si lamenta perché a suo dire non ho elogiato a sufficienza Federer, Nadal o Djokovic, o vattelapesca. Vabbè, son dinamiche anche psicologiche davanti a cui mi arrendo. Parlando di Andy Murray, però, specialmente in occasione di questo suo rientro, lo dichiaro da ora: io per Muzza farò il tifo contro chiunque giochi, ma tifo vero, di quelli che si esulta al doppio fallo dell’avversario.

Perché se lo merita, se lo si conosce un minimo personalmente è un ragazzo che definire cordiale e simpatico è poco, perché a livello di carattere e apertura mentale (questo lo potete verificare anche senza essere addetti ai lavori, basta scorrere i suoi profili social) è uno da cui una marea di gente avrebbe solo da imparare. Nel frattempo, a proposito di imparare, riguardo alla tecnica del gioco di gambe nella risposta al servizio in avanzamento, le immagini sono lì sopra.

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Montreal, spunti tecnici: lezione di rovescio e volée con Zverev e Harris

A gran richiesta, tornano gli spunti tecnici da bordocampo. Che vincano o perdano, che siano in forma o meno: dai professionisti a questi livelli c’è solo da imparare

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da Montreal, il nostro inviato

Dalla gradevole estate canadese, benritrovati a bordocampo. Il buon vecchio Alexander Zverev è nel marasma più totale, sia dal punto di vista del gioco che da quello della gestione della carriera. Il conflittuale addio di Ivan Lendl (sul cui lavoro personalmente ero entusiasta tecnicamente, questo divorzio mi ha assai stupito in negativo), i problemi legali con l’ex manager, il ragazzo proprio non c’è con la testa e lo ha detto chiaramente lui stesso. Ma non va dimenticato che ha compiuto 22 anni ad aprile, ha tutto il tempo per rifarsi. Il giovane sudafricano Lloyd Harris, coetaneo di Sascha, è entrato quest’anno nei top-100, ora veleggia verso l’ottantesima posizione, ed è in grande ascesa. Qui a Montreal, però, ha perso nelle qualificazioni dal solido bielorusso Ivashka, sono inciampi che capitano. Rimarrà memorabile per lui il match giocato un mese fa sul centrale di Wimbledon contro Roger Federer, a cui ha pure saputo strappare un set.

Scherzando dopo l’allenamento, sabato mattina, gli ho detto “mi dispiace non essere riuscito a parlarti a Londra, ma non mi aspettavo che perdessi subito, era forte l’altro?“. Lloyd si è fatto una risata, e mi ha risposto: Eh, era uno buono per la sua età, bel rovescio a una mano!, e giù a ridere di nuovo. Tipo simpaticissimo, insomma. Analizziamo un po’ insieme le due cosette molto interessanti dal punto di vista tecnico che mi hanno fatto vedere Harris e Zverev, iniziando dal ricciolone di Città del Capo. Ecco una dimostrazione pressoché perfetta di come si esegue la volée di dritto in avanzamento, da metà campo in su.

Da ammirare e imitare la postura impeccabile del braccio-racchetta, con l’angolo retto tra attrezzo e avambraccio che mantiene il piatto corde in linea con la palla in avvicinamento. Manico più avanti del piatto corde stesso, presa continental, tutto da manuale. Nell’ultima immagine sotto, Lloyd sta spostando il peso verso la sua sinistra per sfilarsi appena appena da una traiettoria veloce che gli sta arrivando un po’ in pancia.

 

Qui sopra, l’impatto è imminente, ed è molto basso, bravissimo Harris a raccogliersi sul colpo senza però ingobbirsi eccessivamente, sempre mantenendo l’assetto dell’insieme braccio-racchetta composto, con la testa dell’attrezzo bella sostenuta anche se siamo quasi rasoterra.

Qui sopra, infine, la palla è stata colpita, è già partita per un paio di metri, ed è splendido il gesto leggero ma secco di accompagnamento dell’esecuzione. Un movimento in avanti che fa scivolare la testa della racchetta sotto la linea del’impatto, con una lieve rotazione interna dell’avambraccio (supinazione), senza mai scomporre l’angolo a 90 gradi tra racchetta e braccio, a conferire la giusta quantità di rotazione all’indietro, che farà schizzare via la palla bella bassa dopo il rimbalzo. Ottimo Lloyd, è sempre un piacere veder colpire sottorete con qualità vera, di questi tempi purtroppo non capita tanto spesso.

Passiamo al pezzo pregiato di casa Zverev, ovviamente il fantastico rovescio bimane, che ho osservato durante l’allenamento con Rafa Nadal.

Qui sopra, poco da dire, spettacolo tecnico puro. Closed stance a sinistra, neutral a destra, lavoro pazzesco delle ginocchia (Sascha è 1.98), precisione nella gestione di peso e asse di equilibrio, il colpo a destra in semi-avanzamento esprime scioltezza totale anche da un’immagine statica. Magnifico.

Qui sopra, dai due lati, l’accompagnamento finale, erano due rovesci su palla alta (i soliti topponi diagonali di Rafa, ovviamente), bello da vedere un ragazzone così alto andare a impattare e poi condurre la testa della racchetta in sospensione, con apparente leggerezza, quasi fluttuando sul campo.

Qui sopra, sempre in fase di stacco dal terreno, a sinistra l’istante dell’impatto, a destra la primissima parte del follow-through. E proprio quest’ultima immagine, per l’angolazione e il momento, ci permette di notare un dettaglio molto interessante. Se vediamo bene, la palla è stata colpita da pochi centesimi di secondo, forse un paio, è ancora all’altezza della gamba destra del giocatore. Lo swing è stato tanto veloce da aver già portato l’attrezzo a puntare il campo, nella direzione che avrà il colpo. Stiamo parlando della testa della racchetta che viaggia a 130-140 kmh. Ebbene, in questo paio di centesimi di secondo, che passano tra la situazione di impatto “fermata” nell’immagine a sinistra e quella a destra, ecco cosa avviene. Ho ingrandito la foto per farlo vedere bene.

Guardate il braccio destro di Alexander: in due centesimi di secondo, è passato dalla contrazione muscolare massima (all’impatto), a uno stato di decontrazione totale, manco si vede la linea del bicipite, la cosa è evidentissima se lo confrontiamo con il braccio sinistro. Che istinto motorio incredibile, questo passaggio contrazione-decontrazione istantaneo, con la conduzione e la spinta che passano completamente al braccio di richiamo, è proprio quello che poi vedendo l’esecuzione a velocità normale dà la cosiddetta impressione di “fluidità”. Sono dettagli, ma a questi livelli fanno la differenza tra un colpo “che viaggia” e uno che non esce bene dalle corde.

Bravi Lloyd e Sascha, grazie per lo spettacolo tecnico.

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