Tutto quello che avreste voluto sapere sulle WTA Finals*

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Tutto quello che avreste voluto sapere sulle WTA Finals*

(*e che avreste chiesto a breve)

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Si premetta una cosa: trattare l’argomento delle graduatorie WTA a meno di un mese dalle Finals di Singapore, quando ogni punto scotta e vige il lecito dubbio su ogni calcolo perché la stessa WTA ha dimostrato di essere parecchio fallibile a riguardo, è esercizio pericoloso. Eminenze della statistica sono scivolate in questa impervia scalata e altre cadranno per colpe spesso altrui. L’acme si era raggiunta nel 2015 di cui parla l’articolo linkato: il WTA di Lussemburgo, destinato a rientrare nel computo dei tornei validi per la Race to Singapore, ne viene escluso a causa di un banale errore di programmazione. Con buona pace della povera Timea Bacsinszky (nona nella race) iscritta al torneo settimane prima e impossibilitata quindi a giocarsi le sue carte.

Saggiamente la WTA ha fatto in modo che i tornei di Lussemburgo (International) e Mosca (Premier), in programma nella settimana immediatamente pre-Finals, si concludessero al sabato per evitare sovrapposizioni scomode con la rassegna di Singapore. Ma i dubbi non si esauriscono. Proprio nel 2015 la WTA aveva annunciato ufficialmente la qualificazione di Angelique Kerber, con tanto di post di complimenti, salvo poi rettificare cancellando la notizia. La quaestio era legata a un cavillo del regolamento secondo cui la corsa è ufficialmente ristretta a sette giocatrici, mentre sull’ottavo posto vige la priorità della WTA di assegnare un’eventuale wild card a una giocatrice meritevole. In realtà questa possibilità non è mai stata esercitata dalla WTA, che non se l’è mai sentita di escludere una giocatrice qualificata per ranking in favore di un’altra.

La regola era stata introdotta per garantire la partecipazione di atlete che si fossero distinte particolarmente durante la stagione senza però riuscire a qualificarsi. Se consideriamo le ultime 20 edizioni (1997-2016) delle Finals, ben 14 volte (in totale 19 forfait) è stata assente almeno una delle vincitrici Slam stagionali. Di queste 19 defezioni ben 14 sono però arrivate a causa di infortuni occorsi a tenniste qualificate, mentre solo cinque giocatrici hanno effettivamente mancato la qualificazione pur avendo vinto uno Slam. È accaduto due volte a Clijsters (2009 e 2011, stagione però segnata da un infortunio), e una volta a Li Na (2014), Bartoli (2013) e appunto Serena nel 2005. La statunitense ha però saltato altre sei edizioni per infortunio. La prossima potrebbe essere Sloane Stephens, trionfatrice all’US Open 2017 e attualmente fuori dalla rosa delle qualificate.

 

RACE TO SINGAPORE: IL REGOLAMENTO

Cosa ne dobbiamo dedurre? Ufficialmente i calcoli andrebbero fatti su sette giocatrici, ufficiosamente ha più senso considerarne otto ed escludere un’ipotesi così remota. Innanzitutto facciamo un po’ di ordine sul regolamento sottostando al quale le giocatrici accumulano i punti per qualificarsi alle WTA Finals. I risultati utili alla Porsche Race to Singapore sono 16 divisi nel seguente modo:

  • 4 Slam
  • 4 Premier Mandatory
  • I 2 migliori risultati nei Premier 5
  • I “best 6” da selezionarsi tra gli altri tornei disputati

Ok, fermiamoci un attimo. Con questa tabella proviamo a mettere un po’ d’ordine. Abbiamo escluso solo gli International, vale a dire quei tornei che offrono 280 punti alla vincitrice e che per ovvi motivi le top 20 snobbano (tra l’altro non possono giocarne più di 3 all’anno).

Gli otto slot riservati a Slam e Mandatory sono fissi, e un forfait in uno di questi tornei comporta uno “zero” che viene conteggiato nel totale dei 16 e non è sostituibile da altri risultati. Questo però non avviene automaticamente. Nella fattispecie l’eccezione è il mancato “0” di Ostapenko (vedi tabella in basso): nella seconda metà del mese di marzo, quando abitualmente vengono rese note le entry list del Mutua Open di Madrid, la lettone non aveva accesso diretto al tabellone principale a causa di una classifica deficitaria. Non essendo il suo nome tra le 52 giocatrici con ingresso diretto, nessun obbligo di giocare il torneo può naturalmente essere ravvisato. Di conseguenza quello che sarebbe stato il primo dei risultati scartati (i 25 punti conquistati a Stoccarda) soppianta lo “0” in tabella.

La necessità di includere almeno due risultati ottenuti nei Premier 5 (i migliori, ovviamente) è una prerogativa delle tenniste che occupano la top 10, casistica specificata nella sezione XIV (4.b.) delle Rules WTA e che ovviamente investe in pieno le giocatrici in corsa per le Finals. Eventuali altri risultati di rilievo ottenuti nei Premier 5 possono essere inclusi tra i “best 6” che completano la tabella dei 16 risultati. Inseriti gli ultimi 6 migliori risultati, eventuali tornei eccedenti rimangono fuori dal conteggio.

Nonostante tutto tra le Top Ten c’è chi pur avendo presenziato a tutti i tornei obbligatori chiuderà comunque la stagione con uno “0”. Esiste infatti una “Player Commitment Formula” che costringe le prime dieci della stagione appena conclusa a disputare almeno quattro Premier 5 su cinque, alternando di anno in anno le presenze. E pazienza se a poche ore dal tuo match insorga un problemino al piede sinistro, come è successo a Johanna Konta, costretta per il secondo anno di fila a rinunciare, con un posto in tabellone già garantito, al Premier 5 di Dubai (che in realtà dodici mesi prima si era giocato a Doha). Dura lex, sed lex: chiedere a Caroline Wozniacki, che due anni or sono, dopo una brutta sconfitta a Toronto rimediata contro Belinda Bencic, se la prese con la WTA, rea di stringere un tantino più del dovuto il guinzaglio delle top ten a scapito della competizione.

Una breve precisazione: ci si qualifica per Singapore con 16 risultati, ma la partecipazione alla competizione di fine anno – lo stesso vale per l’Elite Trophy di Zhuhai – garantisce alle 19 (8+11+WC) che per classifica hanno ottenuto il pass, la possibilità di conteggiare i punti maturati a Singapore (o Zhuhai) come 17esimo risultato. Un vero e proprio bonus, senza necessità di scartare uno dei 16 già inclusi nel conteggio.

LA SITUAZIONE 2017 (AGGIORNATA A WUHAN)

Specificato questo, qual è la situazione attuale per la qualificazione alle WTA Finals 2017?

*nella riga di Ostapenko, la casella relativa a Madrid ospita il punteggio ottenuto a Stoccarda. Come spiegato in precedenza, l’assenza nel Mandatory viene sostituita dal primo risultato escluso

La prima a qualificarsi è stata Garbiñe Muguruza, e stando all’articolo pubblicato dal sito ufficiale della competizione hanno guadagnato matematicamente l’accesso anche Simona Halep, Karolina Pliskova, Elina Svitolina e Venus Williams. Circostanza quantomeno curiosa, perché consultando la Race aggiornata allo scorso lunedì sul sito della WTA prima di Venus Williams (4612 punti) figura Caroline Wozniacki (4620), che avrebbe effettuato il sorpasso con la vittoria a Tokyo. Va da sé che dando Venus per qualificata, dovrebbe a maggior ragione esserlo anche Wozniacki. Il piccolo equivoco nasce da un conteggio imperfetto dei punti di Caroline. La danese può contare al momento su 15 risultati, poiché il 16esimo arriverà (eventualmente) solo con i punti di Pechino, ultimo Mandatory stagionale. Come detto in caso di forfait a sostituire il suddetto torneo non entrerebbe un altro risultato, mentre i 4620 che vengono attualmente attribuiti a Wozniacki includono anche i 100 punti ottenuti a Charleston (che invece è il primo risultato escluso). Più correttamente Wozniacki ha attualmente 4520 punti nella Race ed è quindi ancora dietro a Venus, che invece risulta qualificata.

Si tratta ovviamente di una sottigliezza. Wozniacki infatti ha ben più di un piede alle Finals di Singapore. Considerando come target massimo realizzabile dalle sue inseguitrici 1750 punti (spiegheremo meglio nel paragrafo successivo), le uniche che potrebbero sopravanzarla sono Mladenovic (2846), Kuznetsova (2846) e Garcia SOLO nel caso in cui dovesse vincere il torneo di Wuhan (a Pechino partirebbe con 2795 punti). Bilanciando i punti in uscita di Garcia e Mladenovic però, emerge che Wozniacki – ammettendo l’ipotesi peggiore, ovvero che venga superata anche da Konta e Ostapenko e passi a occupare l’ultimo posto – può essere superata solo da Kuznetsova vincente in tutti i tornei che restano.

In ballo rimangono gli ultimi due posti, quelli attualmente occupati da Jelena Ostapenko (4120) e Johanna Konta (3655). La tennista lettone, eliminata in semifinale a Wuhan, con gli ultimi due risultati (ha vinto a Seoul) ha comunque fatto un grosso passo verso la qualificazione. Quest’ultima sterzata di Ostapenko lascia quindi a Konta l’onere di difendere l’unica piazza che sembra davvero attaccabile dalle avversarie.

Nessuna delle prime inseguitrici ha però sfruttato la ghiotta occasione di fare punti a Wuhan. Mladenovic, Kuznetsova, Stephens, Sevastova, Keys e Pavlyuchenkova hanno perso tutte al primo turno. L’unica ad uscire rinvigorita dal Premier 5 cinese è Caroline Garcia, che si è issata fino in finale irrompendo in 13esima posizione nella Race (2480 punti). Vincendo il torneo salirebbe a 2795, a -860 punti da Konta. A quel punto quali sarebbero le chance di accorciare ancora il distacco e quali i tornei in cui farlo? Diamo un occhiata al calendario delle prossime tre settimane.

COSA PUÒ ANCORA SUCCEDERE: I PROSSIMI TORNEI

Partiamo col chiarire che l’ammontare teorico di punti che una tennista può ottenere vincendo un torneo a settimana di qui a Singapore – il Mandatory di Pechino (1000), uno degli International di Tianjin/Linz/Hong Kong (280) e il Premier di Mosca (470) – è 1750. Il totale va ulteriormente decurtato di caso in caso, perché se gli eventuali 1000 punti di Pechino sarebbero netti per tutte, l’ingresso di uno (o due) risultat0/i comporterebbe l’uscita di uno (o due) risultato/i peggiori per le giocatrici che hanno già la rosa dei 16 tornei virtualmente compilata. Garcia e Pavlyuchenkova sono le più svantaggiate da questo punto di vista: incamerando due risultati superiori a 100 punti, ne perderebbero rispettivamente 195 e 200.

Mettendo da parte l’aritmetica, che a brevissimo premierà anche Wozniacki, si può con assoluta certezza affermare che, salvo forfait dell’ultim’ora, l’unica a rischiare il posto è Johanna Konta, che lo scorso anno si lasciò immortalare sul lungomare di Singapore con le altre sette mentre Svetlana Kuznetsova, a 8.000 km di distanza, le sfilava la qualificazione. Uno scenario replicabile, considerando Sveta l’unica davvero intenzionata a strappare un pass last-minute, come si evince anche dalla tabella con gli impegni delle giocatrici ancora in corsa nelle tre settimane che ci separano dall’inizio delle Finals.

P.S. poche ore fa Madison Keys si è cancellata dal Mandatory di Pechino per un problema al polso sinistro
P.P.S. a Hong Kong, Linz, Tianjin e Mosca ci sono ancora due paia di wild card destinate alle top 20 da aggiudicare

Il tabellone di Pechinogià sorteggiato – ci permette di fare delle considerazioni. Innanzitutto Johanna Konta è certa di chiudere il discorso qualificazione vincendo il torneo (salirebbe a 4655 punti). Nel caso in cui si fermasse in finale (4305 punti) eliminerebbe dalla contesa Kuznetsova e Stephens, che occupano la sua stessa metà di tabellone. Non sarebbe però al riparo dagli attacchi di Mladenovic, Garcia (sempre nel caso vinca Wuhan) e Vandeweghe, sistemate nella parte opposta. Battendo la britannica in finale e facendo bottino pieno nelle due settimane successive, le tre inseguitrici avrebbero la possibilità di superarla. Mentre Mladenovic ha però l’accesso assicurato a Linz e Mosca, Garcia avrebbe bisogno di una WC a Mosca e Vandeweghe addirittura di due WC. In definitiva la statunitense – assente anche a Wuhan – non sembra essere particolarmente interessata alla rincorsa.

WTA ELITE TROPHY

Come premio di consolazione per chi manca l’accesso a Singapore – ma vedremo che non è una consolazione delle più magre – c’è il WTA Elithe Trophy di Zhuhai, il cosiddetto “Masters B” che raccoglie le prime giocatrici escluse dalle Finals. La formula prevede la qualificazione di dodici giocatrici, formalmente con un criterio sovrapponibile a quello del torneo di Singapore: le prime undici per classifica (posizioni 9-19, al netto di defezioni) e l’ultima che può essere la dodicesima eleggibile per classifica o una wild card a discrezione degli organizzatori del torneo.

Si tratta di una competizione giovane, appena alla sua terza edizione che nasce sulle ceneri del vecchio Tournament of Champions che si è disputato per sei edizioni tra il 2009 e il 2014 (tre volte a Bali, tre volte a Sofia). Pur con regole completamente diverse, l’Elithe Trophy ha ereditato dal vecchio torneo l’abitudine di riservare a una giocatrice di casa l’ultimo posto disponibile: nel 2015 è stata Shuai Zhang, nel 2015 Saisai Zheng. Quest’anno sarà con ogni probabilità una tra Peng (attuale n.24 WTA) e Zhang (n.26), per quanto entrambe siano ancora in corsa per la qualificazione diretta.

Le dodici partecipanti vengono divise in quattro gironi da tre e si sfidano in match “di sola andata”. Le vincitrici dei quattro gruppi si incrociano poi in semifinale, e il mini-tabellone che ne deriva decreta la vincitrice.

Il torneo è obbligatorio per le tenniste che riescano a qualificarsi e prevede una penalità in caso di mancata partecipazione. Come si evince dalla tabella però, al di là degli emolumenti, i punti garantiti anche per la sola partecipazione costituiscono un’importante incentivo: in classifica i punti vanno a sommarsi a quelli già accumulati nella Race (come 17esimo torneo) senza necessità di scartare altri risultati, e possono diventare un “cuscinetto” fondamentale valido per i 12 mesi successivi. Petra Kvitova, vincendo l’ultima edizione, ha portato a casa la bellezza di 700 punti e 653.000$. Roberta Vinci, semplicemente portando la racchetta in campo per perdere i suoi due incontri di Round Robin, è stata ricompensata con 80 punti e 54.000$. Fanno 8 punti e 5400$ per ognuno dei dieci game vinti. Non male per una scampagnata di inizio novembre.

Gli incontri dell’edizione 2017 si svolgeranno dal 31 ottobre al 5 novembre presso l’Hengqin Tennis Center su cemento indoor. Il montepremi – in leggerissimo rialzo rispetto al 2016 – sarà di $2.280.935.

A cura di “Laureati con lode alla Sars Mars”

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ATP

ATP Anversa: Sinner spazza via Rinderknech e vola in semifinale

Sinner si trova ancora bene in questo torneo e supera nettamente Rinderknech. Harris il prossimo ostacolo

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[1] J. Sinner b. A. Rinderknech 6-4 6-2

Ancora un’ottima vittoria per Jannik Sinner, che si libera facilmente in due set di Arthur Rinderknech e si prende il posto nella semifinale contro il sudafricano Lloyd Harris. Una partita ben giocata dal tennista italiano, che ha tenuto botta in un primo set dall’alta intensità ed ha sommerso l’avversario con il suo ritmo insostenbile nel secondo, commettendo pochissimi errori. Non una partita scontata, visto anche l’ultimo precedente da molti ricordato già nel post partita contro Musetti. Rinderknech è un tennista dall’ottimo servizio e aveva già messo in difficoltà Sinner, battuto in tre set durante la stagione su terra a Lione.

La partita inizia con uno spartito tattico chiaro, il francese prova a mettere pressione a Sinner salendo a rete ad ogni occasione possibile. Questa soluzione gli evita molti scambi ma in questa prima fase di partita Jannik trova tanti ottimi passanti. Il primo ad avere palle break è proprio il tennista italiano, che trova un fantastico dritto sulla riga per portarsi sullo 0-40. Sulle prime due palle break è molto bravo il francese a trovare due ottime prime, ma sulla terza si deve arrendere ad uno splendido dritto in diagonale, in teoria difensivo ma reso offensivo dalla maestria di Sinner, che consegna il primo break della partita a Sinner.

 

Rinderknech non ci sta e si rifà sotto approfittando delle solite incertezze al servizio dell’italiano, che concede il controbreak con un errore di rovescio. Le emozioni non si fermano e in risposta Sinner continua a fare male. Un errore di rovescio del francese concede la chance di un’altra palla break, salvata dal servizio vincente di Rinderknech. Le seconde però non aiutano il francese, che non riesce a salvare la seconda palla break concessa e subisce il secondo break consecutivo.

Sinner sfiora ancora una volta il break nel settimo game, ma Rinderknech alza il livello della sua battuta e scaccia via il pericolo. Il francese prova a rimettersi dentro la partita quando è spalle al muro, con Sinner a servire per il primo set. Rinderknech conferma la sua costante pericolosità in risposta guadagnandosi due palle break con un bel dritto lungolinea. Sinner è bravo a reagire e con quattro fantastici punti consecutivi chiude un primo set giocato ottimamente da entrambi, ma con l’italiano più cinico nei punti importanti.

In avvio di secondo iniziano ancora una volta i problemi per Rinderknech, che concede due palle break anche per una palla sporcata dal nastro. Il francese ritenta il serve & volley ma Jannik riesce a passare ed è già break nel secondo set. Poco da segnalare nel finale di secondo, se non un bel contropiede di dritto di Sinner che gli regala palla break, convertito con un doppio fallo di Rinderknech. Pochi problemi per l’italiano nel chiudere il lavoro e regalarsi una semifinale contro Lloyd Harris, la sesta stagionale per Sinner. Il sudafricano sarà un ostacolo di livello e un test importante nella corsa verso le Nitto ATP Finals di Sinner, che con la vittoria del titolo qui tornerebbe molto più alla portata. Non ci sono precedenti fra Harris e Sinner che, nelle classifiche virtuali oggi sarebbe n.12…ma sono appunto classifiche virtuali finchè il torneo di Anversa è ancora in corso.

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ATP

ATP Anversa: Schwartzman piega Murray in due set. Redivivo Malisse in semifinale di doppio

Sir Andy spreca un vantaggio di 4-1 nel primo, lotta fino all’ultimo, ma prevale l’argentino. Convince Lloyd Harris, nei quarti in singolo e in ‘semi’ in doppio col suo coach 41enne

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Diego Schwartzman - Anversa 2021 (foto Instagram @europeantennisopen)

Due giorni dopo aver giocato il match più lungo in assoluto di tutta la stagione 2021, Andy Murray è tornato in campo per il match di ottavi di finale all’ATP di Anversa, il torneo in cui tornò al successo nel 2019 a seguito dell’operazione all’anca. Si è trovato di fronte uno degli avversari peggiori da affrontare quando non si è fisicamente pronti a giocare un continuo braccio di ferro da fondo: Diego Schwartzman. L’argentino ha lavorato ai fianchi Murray per 2 ore e un quarto e ha raggiunto i quarti di finale vincendo per 6-4 7-6(6): anche lui ha un ottimo rapporto con il torneo, avendo raggiunto la finale in due occasioni (2016 e 2017).

Murray ha iniziato meglio la partita, portandosi in vantaggio 4-1 grazie alle ottime verticalizzazioni che non hanno permesso a Schwartzman di tessere la sua tela sin dalle prime battute. Il servizio però non ha aiutato lo scozzese e nel settimo game ha dovuto subire il controbreak, perdendo l’intensità necessaria per tenere Dieguito con la testa sott’acqua. Un game abbastanza confusionario da parte di Andy (condito con un doppio fallo sulla parità) ha dato a Schwartzman l’opportunità di servire per il set sul 5-4, sfruttata prontamente dall’argentino.

La profondità dei colpi di Diego ha continuato a far male a Murray anche a inizio secondo parziale. Stavolta il break in favore di Schwartzman è arrivato sul 2-2, ma con il solito orgoglio Andy l’ha riacciuffato, allungando il match al tie-break. Annullato un primo match point, non è riuscito a prolungare l’incontro, perdendo 8-6 il gioco decisivo. Le fatiche del match precedente senza dubbio hanno influito sull’esplosività e sulla continuità di Murray, ma va riconosciuta a Schwartzman la buonissima prova sul campo, a pochi giorni di distanza dalla pesante sconfitta (6-0 6-2) contro Norrie nei quarti di Indian Wells. Ora affronterà Nakashima (7-6 6-7 6-3 a Laaksonen), una buona opportunità per arrivare in fondo.

 

Nella parte di tabellone presieduta da Jannik Sinner, ha perso Roberto Bautista Agut (sventato l’ennesimo incrocio stagionale con Jannik), rimontato da Fucsovics dopo aver portato a casa un dispendioso primo set. Incrocerà Lloyd Harris che all’inizio del programma di giovedì ha smaltito molto velocemente il suo impegno in singolare – battendo 6-2 6-3 Struff in 70 minuti – per poi dedicarsi al doppio. I riflettori sono tutti puntati sulla coppia formata da lui e dal suo coach, Xavier Malisse. A 41 anni il belga è tornato in gioco in un evento ufficiale otto anni dopo l’ultima volta e sembra averci preso gusto: Harris e Malisse hanno superato al debutto Arneodo e Reid 6-4 7-6(4) e nei quarti di finale sono riusciti a battere la coppia numero 1 del tabellone formata da Ivan Dodig e Marcelo Melo, 6-4 3-6 10-7. La loro corsa verso quello che sarebbe un clamoroso e insperato titolo continuerà contro Koolhof e Rojer in semifinale.

Il tabellone aggiornato

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Italiani

WTA Tenerife: Giorgi ai quarti in scioltezza

Camila gioca una partita quasi perfetta e vola ai quarti, dove aspetta Minnen o Rus. Zheng e Begu vincono alla distanza contro Tauson e Vekic

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[4] C. Giorgi b. D. Kovinic 6-1 6-2

Dopo la rocambolesca vittoria al primo turno contro Bolsova, Camila Giorgi ha disputato un match pressoché perfetto liquidando Danka Kovinic con un sonoro 6-1 6-2 e guadagnandosi l’accesso ai quarti di finale. L’azzurra è apparsa lontana parente della Camila estremamente nervosa e fallosa vista all’esordio nel torneo ed è riuscita a ridurre ai minimi termini l’avversaria nello scambio con una prova balistica davvero di prim’ordine.

Camila fronteggia e salva una palla break nel primissimo game dell’incontro, poi cambia marcia in maniera repentina. Il ritmo imposto dall’italiana è insostenibile per Kovinic, che molto spesso si ritrova a dover osservare impotente i vincenti che le scorrono accanto. Dopo 19 minuti Camila è già avanti 4-0 e poco dopo sale 5-0. Un moto d’orgoglio evita a Kovinic l’onta del bagel, ma non la perdita del primo set che si chiude 6-1 in mezz’ora circa di gioco. Anche nel secondo set Giorgi parte alla grande e si invola sul 3-0. Qui si registra l’unico momento di incertezza dell’azzurra che commette tre doppi falli nello stesso game e restituisce uno dei due break. Camila ha l’occasione di riprendersi subito il doppio vantaggio, ma non converte una palla break e Kovinic ne approfitta per avvicinarsi sul 3-2. Giorgi però non incappa in nessun cedimento nervoso e si scrolla subito di dosso quanto successo. Un parziale di dodici punti a due le spalanca le porte dei quarti di finale, dove troverà la vincente tra Greet Minnen e Arantxa Rus.

 

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GLI ALTRI MATCH – Decisamente più lottati gli altri incontri di giornata. Saisai Zheng ha impiegato quasi tre ore per avere la meglio su Clara Tauson con il punteggio di 7-6(4) 2-6 6-4, in un match nel quale si sono visti ben tredici break. Brutta sconfitta per Donna Vekic contro Irina Camelia Begu. Dopo aver vinto il primo set 6-4, la croata è sparita dal campo nel secondo, perso con un netto 6-2, e finendo sotto 2-0 nel terzo. Vekic è subito rientrata in partita, ma è apparsa in grande difficoltà per tutto il corso del set. Begu infatti ha servito due volte per il match (nel decimo e dodicesimo game) subendo però sempre il controbreak. Nel tiebreak la romena è finalmente riuscita a trovare lo strappo decisivo sul 4-4, chiudendo l’incontro dopo 3 ore e 11 minuti.

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