Il bicchiere mezzo pieno: Asian swing or not?

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Il bicchiere mezzo pieno: Asian swing or not?

Tornano i nostri Bill e Ted. Quanto fa bene la parentesi asiatica al circuito mondiale?

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Il bicchiere mezzo pieno. Tutte le discussioni di Bill e Ted

Bill: Quante ore di fuso ci sono con Shanghai?

Ted: Sei. Lo so, non è il massimo, ma sempre meglio dell’Australia. Quindi anche tu invece di lavorare guardi l’Asian swing?

 

Bill: A volte, ma ti confesso che ogni tanto sento la mancanza della vecchia stagione indoor europea.

Ted: Eh, ma ormai il tennis è uno sport globale. Forse il più globale tra tutti gli sport.

Bill: Così dicono tutti, ma è davvero così?

Ted: Che intendi?

Bill: L’idea dell’Asian swing è di portare il tennis verso nuovi mercati ma forse ormai lo dovremmo chiamare Chinese swing perché il mercato cinese ha cannibalizzato tutto. Almeno a livello ATP, ad eccezione di Tokyo che resiste grazie ad una grande tradizione, gli altri tornei asiatici sono tutti in Cina. Ricordo che una volta c’erano Kuala Lumpur e Bangkok. E prima di loro, per un breve periodo ricordo Tashkent e più indietro ancora Seoul.

Ted: Questo è vero, ma è una legge di mercato. A Kuala Lumpur non c’era praticamente pubblico, nemmeno per la finale, e il torneo faticava ad assicurare la presenza di nomi di richiamo. E quindi anche gli sponsor se ne sono andati. È naturale che sia sparito.

Bill: Tutti gli ATP 250 fanno fatica, ma mi pare che in Europa tornei come Metz o Marsiglia riescano in qualche modo a sopravvivere, trovando pubblico e sponsor. Guardando le tribune di Pechino e Shanghai invece non si direbbe che il pubblico cinese sia così interessato.

Ted: Su questo non sono d’accordo. Anche in Europa, nonostante la maggiore tradizione di certi tornei, se non hai uno dei grandi nomi o sponsor forti è dura tirare avanti, pensa al Dutch Open o a Palermo, due tornei con grande tradizione che non hanno retto la pressione della modernità. Anni fa ero stato a Kuala Lumpur e il torneo non era poi molto diverso da un 250 europeo. Più che il pubblico sono gli sponsor a fare la differenza, e questi li attiri se hai grandi nomi.

Bill: Mah, è vero che è dura per tutti però in Europa la gente va a vedere il tennis di più rispetto all’Asia.

Ted: Ma siamo sicuri? Con la crisi che c’era in Europa fino a poco tempo fa molta gente si trovava a dover scegliere se andare ad un evento sportivo o un concerto e non credo che per molti spettatori generici un torneo di tennis sia in cima alle priorità. A me pare che in Europa gli spettatori siano in calo, anche se mi piacerebbe vedere dei dati al riguardo. In Cina invece hanno un bacino di spettatori in costante crescita e se gli stadi di Pechino e Shanghai possono sembrare relativamente vuoti magari è anche perché sono molto grandi. Generalmente più grandi di altri stadi. Shanghai e Pechino entrambi tengono 15000 persone, mentre il centrale di Roma solo 10000, per farti un esempio. Ma il discorso ‘non ci sono spettatori’, almeno per i tornei di Pechino e Shanghai, direi che non regge più. Alcuni anni fa il pubblico non conosceva il tennis e i suoi i campioni. E gli eventi si sono dovuti costruire una tradizione poco a poco. Ma oggi gli spettatori non mancano. I fan cinesi fanno la coda fuori dagli alberghi per vedere i loro beniamini tornare dallo stadio. E nelle fasi finali di entrambi i tornei di spettatori ce ne sono tanti. Il Masters 1000 di Shanghai ormai è un evento di prima grandezza che non ha nulla da invidiare ai suoi parenti europei e nordamericani. E poi c’è il turismo, questo è un settore che potrebbe essere sfruttato meglio.

Bill: Il turismo?

Ted: Con i costi dei voli che diventano sempre più accessibili si dovrebbe invogliare l’appassionato di tennis a viaggiare verso destinazioni con tornei. Per gli Slam si fa, la gente va a Londra o New York per vedere il tennis, ma per i Masters 1000 non tanto. Una settimana a Shanghai con volo, albergo e biglietti per le fasi finali del torneo. Il tutto facilitato, magari dall’ATP, e con offerte o qualche sconto. Io lo farei.

Bill: Non so quanti altri lo farebbero però.

Ted: Ma non devono mica essere tanti. Se su tutto il mondo mille persone decidono di fare un viaggio così, portano un giro di soldi di qualche milione di euro. Per cui già poche centinaia sarebbero sufficienti. Dici che in tutto il mondo non si trovano due o trecento persone disposte a passare una settimana di vacanza a Shanghai durante il torneo?

Bill: In effetti… ciò non toglie che a me l’Asian swing pare sia più un’idea commerciale, che però ha poco appeal sul pubblico, sia sul pubblico occidentale sia su quello asiatico.

Ted: Probabilmente è ancora presto per dirlo. Se ti trovi in Europa magari ti sembra che a nessuno importi del torneo di Shanghai, ma se sei in Cina vedi che non è vero. E finora la Cina non ha prodotto tennisti uomini di buon livello, e tra le donne, dopo il ritiro di Li Na ci sono tanti nomi che fanno su e giù ma nessuno davvero di richiamo. Credo che con un vero campione l’impatto cinese sul tennis moderno diventerebbe ancora più evidente.

Bill: E i tornei che non sono Pechino o Shanghai? Tu credi che tornei come Shenzhen o Chengdu riusciranno a costruirsi una tradizione?

Ted: Sai cosa mi piacerebbe? Un Asian swing itinerante. Lasciando Shanghai come tappa fissa gli altri tornei maschili e femminili potrebbero spostarsi di anno in anno, con un ciclo di due o tre anni magari. E sarebbe bello vedere posti nuovi nel calendario ATP. Chessò Manila, Singapore, Astana…

Bill: Mi pare difficile, specie per Pechino, che è un combined in un impianto molto grande e non sarebbe facile da ricollocare. E Tokyo che non accetterebbe mai di esser giocato ogni tre anni. Potrebbe funzionare per i 250. Un anno a Shenzhen, l’anno dopo a Bangkok, poi Kuala Lumpur e poi il ciclo si ripete. Ma posti nuovi? Dovrebbero costruire le infrastrutture dal nulla per usarle una volta ogni tre anni?

Ted: Era solo un’idea.

Bill: Certo che invece di pensare a come tenere in vita il torneo di Shenzhen si poteva pensare prima a come salvare eventi storici come Stoccolma. L’indoor Europeo è quasi completamente estinto ormai. Non solo per i luoghi ma anche per la superficie e il tipo di tennis.

Ted: Guarda che Stoccolma c’è ancora. Certo rispetto al passato ha patito il declino del tennis svedese. Spariti i campioni sono spariti anche gli spettatori.

Bill: E quindi ci si sposta in Cina che di campioni (uomini) non ne ha mai avuti? In passato come adesso. Guarda, il tennis è uno sport globale, lo dicono tutti. E in un certo senso è vero, ci sono praticanti in ogni angolo del globo. Ma i campioni, che come dici tu stesso, quelli che trascinano le folle, da dove vengono? Sempre più dall’Europa.

Ted: Non è vero. Canada, Giappone, giusto per citare i due più evidenti, hanno da poco prodotto finalisti Slam.

Bill: E poi? L’ultimo vincitore di Slam non europeo è stato del Potro nel 2009. Prima di lui Gaudio nel 2004. Fuori dall’Europa solo Argentina, USA e Australia hanno una tradizione solida al vertice. Paesi come Canada, Giappone, Brasile, Ecuador possono produrre uno o due campioni, per fortuna o caso fortuito. Ma poi? Se guardi alla top ten attuale i giocatori sono tutti europei. Nella top 50 le uniche nazioni presenti fuori dall’Europa sono Canada, Giappone, USA, Australia, Sud Africa, Argentina e Uruguay. Sette nazioni in tutto, mentre gli europei vengono da sedici nazioni, tra cui Bosnia e Lussemburgo.

Ted: Stai suggerendo che si dovrebbe organizzare un torneo ATP in Lussemburgo?

Bill: La WTA ce l’ha e non mi pare se la passi male.

Ted: Quindi tu saresti più propenso ad andare a vedere Gilles Muller in un 250 in Lussemburgo invece di Federer e Nadal in un 1000 a Shanghai?

Bill: Se la metti così…

Ted: Shanghai ha più di venti milioni di abitanti. Milano città non arriva ad un milione e mezzo. Sono d’accordo che in Europa la gente è più incline ad uscire per andare a vedere eventi sportivi, ma se tu dovessi investire in un evento dove lo faresti? In una città in crescita costante e con un bacino d’utenza di venti milioni o in una città in lento declino con un bacino d’utenza di un milione e mezzo?

Bill: Capisco le logiche di mercato. Staremo a vedere con le Next Gen Finals se c’è un mercato per il tennis in Italia. Tennis indoor. Come il vecchio torneo di Milano che qualche bella edizione ce l’ha data, nonostante i gran battitori.

Ted: Erano superfici troppo veloci. Tutti ricordano i fischi ad Ivanisevic durante la finale di Bercy del 1993. Lui fece 27 ace in tre set in finale, oggi sarebbe anche peggio.

Bill: Era un tennis diverso, a me piaceva guardare Ivanisevic, Stich, Krajicek. E non sono sicuro che oggi sarebbe peggio. Con un paio di eccezioni (Karlovic, Isner, Anderson), non vedo tennisti di punta capaci di fare così tanti ace. Ed il tappeto indoor offrirebbe un tipo di tennis che ormai si vede troppo raramente.

Ted: Ma non succederà. Il tennis si sposta verso mercati emergenti. E per attirare più spettatori ci vogliono più scambi e meno ace, quindi cemento. È il futuro, arrenditi.

Bill: Per forza mi arrendo. E capisco tutti gli argomenti a favore della crescita del circuito. È solo che… mi mancano i tornei indoor europei di una volta.

Ted: Consolati con Anversa, Basilea e Bercy, non ti va poi tanto male, e non si può avere tutto dalla vita. Lo sai bene anche tu. È un po’ la storia…

Bill: … del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno.

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Australian Open

Berrettini-Nadal, una vigilia tormentata più per noi che per loro. Il torneo l’hanno già vinto

Chi ha più da perdere? Forse Nadal. Però lui non ha mai sofferto troppo le grandi pressioni. E non crede di averla questa volta. Matteo: diventare top-5, battere un top-5, conquistare una seconda finale Slam…forse ne ha più lui

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Sono curioso di apprendere da Eurosport-Discovery il numero dei connessi, via tv, computer, streaming, dispositivi vari, che avranno messo la sveglia alle 4:30 del mattino per seguire il duello Nadal-Berrettini.

Sarà come mettere il termometro alla passione dei fans italiani. Immagino si possano sapere anche i dati di chi ha registrato la partita per vederla con maggior agio.

Chi lavora e deve andare in ufficio per le 8:30 quale opzione avrà esercitato?

Io la sveglia l’ho messa. A volta è accaduto che io fossi fuori per una cena che non potevo mancare e ho registrato una partita (di tennis o della Fiorentina) per vedermela al mio ritorno, ma una semifinale di uno Slam in Australia è un unicum… e poi il rischio che qualcuno mi mandi un WhatsApp che mi dica il risultato di Berrettini-Nadal, quale che fosse, mi rovinerebbe tutto il gusto.

Né posso staccare il telefono per 3 o anche 4 ore al mio risveglio per evitare che qualcuno mi chiami o mi messaggi dicendomi che è successo.

Che cosa succederà davvero non lo so. Mi chiedo anche, nella sera italiana della vigilia, che caldo possa fare alle 14 del pomeriggio in Australia. Con certe temperature, chi sarebbe favorito? E se piovesse e giocassero indoor? In una previsione meteo ho visto che ci si attende una grande umidità. Chi la soffrirebbe di più però?

Non voglio tornare sulla difficoltà di sbilanciarsi in pronostici a decine di migliaia di km di distanza ma i dettagli ignoti sono troppi per farlo. Sarebbe esercizio da presuntuosi.

Lasciatemi prima dire qualcosa su quanto è già successo. Il torneo femminile nelle ultime fasi ha offerto magari vincitrici a sorpresa ma una serie di partite davvero deludenti. A senso unico. Alludo alle due semifinali e a tutti i quarti della parte alta del tabellone. Quattro lotte al terzo set invece nei quarti della parte bassa, ma un livello a mio avviso non straordinario.

Tanto di cappello però per Ashley Barty che fin qui ha dominato le sue avversarie in modo impressionante. Ricordo che una volta Mary Pierce al Roland Garros giunse in finale avendo perso solo 10 game, e poi le due sorelle Williams, capaci di dominare con tanta disinvoltura.

Come ho avuto modo di dire anche nel mio quotidiano lancio su Instagram Ash ha perso solo 21 game in 6 partite, per una media di tre game e mezzo a match! Così Amanda Anisimova che ha fatto 7 game, più di tutte, 6-4,6-3 è stata due volte sopra quella media imbarazzante e Camila Giorgi 5 che era così seccata di aver giocato male…tutto sommato avendo raccolto cinque game non ha fatto poi così male come credeva.

Non ho mai dimenticato, a proposito di domini altrettanto impressionanti, quello di Bjorn Borg al Roland Garros 1978, il terzo di sei che vinse: quell’anno perse soltanto 32 game in 7 match, cioè in 21 set. Fu una media di 4 game e mezzo concessi a partita. Contribuirono ad abbassarla Corrado Barazzutti che in semifinale fece un solo game e alla fine lo ringraziò per averglielo concesso, 6-0,6-1,6-0, ma anche Paolo Bertolucci – in questi giorni molto ricordato per aver raggiunto i quarti a Parigi nel ’73 insieme a Panatta così come Sinner e Berrettini – da Borg rimediò anche lui un 6-0 e un paio di 6-2,6-2. Finì cioè sotto media. Se non fosse stato per Roscoe Tanner che in un match solo strappò, grazie al mostruoso servizio mancino ben 12 game all’Orso Bjorn, le “lezioni” date dallo svedese a tutti i suoi avversari avrebbero avuto numeri complessivi ancora più netti e umilianti.

Fra le donne ad avere dominato così nel terzo millennio ci sono state Serena Williams, che ne perse solo 16 all’US Open 2013 e 19 l’anno prima e poi la sorella Venus 20 a Wimbledon 2009.

Spero a questo punto che la rivelazione Collins, n.30 in procinto di diventare top-ten da lunedì, riesca almeno a lottare con la Barty, visto che anche lei, dopo aver rischiato la sconfitta soprattutto con la danese Tauson e poi anche con la belga Mertens, ha poi dominato sia la Cornet sia la Swiatek.

Senza immaginare chi potrà vincere, anche se posso immaginare in base a che cosa potrebbe vincere Matteo – una grande percentuale di prime in campo! Tanti dritti vincenti, una gran resilienza con il rovescio …- oppure in base a che cosa potrebbe vincere Rafa – massacrando di dritti in topspin il rovescio slice di Matteo (che almeno quando lo deve giocare incrociati dovrebbe coprirli tutti se non vuole fare la fine del tordo) – mi sento di scommettere che assisteremo a una grande battaglia. Almeno me la auguro e …per concludere nel modo più banale, che vinca il migliore.

Vincerà il meno stanco? Io credo che dopo un giorno e mezzo un venticinquenne sia in grado di recuperare al giorno d’oggi, e un trentaseienne dopo qualche ora di più anche. Però come faccio a sapere come si sentono? Sarà semmai un alibi per chi avrà perso.

L’esperienza, anche in situazioni del genere, incide. E Nadal ne ha di più. Però quando l’altro giorno contro Monfils Matteo ha deciso di non spremersi a fondo nel quarto set, una volta subito il break, per tenersi qualche energia per il quinto, ha dimostrato di avere maturato anche lui una discreta esperienza.

A Nadal i grandi battitori hanno sempre dato fastidio. A tutti, per la verità, non solo a Nadal. Ma ricordo Isner portare al quinto Nadal anche sulla terra rossa di Parigi…

Le motivazioni sono straordinarie per entrambi. Rafa ha vinto tutti altri Slam almeno due volte, salvo l’Australian Open dove ha vinto solo nel 2009, e poi c’è – o forse prima… – lo Slam n.21 all’orizzonte. Come trascurare un obiettivo del genere?

Matteo sa che se dopo la finale di Wimbledon centrasse anche questa di Melbourne, e battendo per la prima volta un top 5 in uno Slam …diventando n.5 lui stesso, – e top-five suona meglio che top-ten!-, avrebbe raggiunto un traguardo davvero storico anche se poi dovesse perdere nuovamente in finale. Avrebbe scritto la storia. Non si parlerebbe di lui solo come del miglior tennista italiano negli Slam dell’Era Open (Open lo scrivo per non irritare Pietrangeli!).

Matteo sa di avere un’occasione più unica che rara. Il Nadal del 2022 non è il Nadal di 10 anni fa quando perse a Melbourne quell’assurda finale con Djokovic che durò 6 ore…. Non è quello che fu tradito dal fisico contro Wawrinka… forse non è nemmeno quello del 2017 quando vinceva 3-1 al quinto con Federer.

Ma per Matteo questa consapevolezza è un handicap. In fondo, soprattutto se è vero quel che Rafa sostiene, e cioè che vincere o non vincere lo Slam n.21 o uno più di Djokovic e Federer, non gli fa una grande differenza, Nadal forse può permettersi di giocare più libero, con meno pressione addosso. Lui con la pressione c’è cresciuto e l’ha sempre saputa gestire.

Matteo non è più il Matteo di 30 mesi fa, certamente, ma non lo è nemmeno Nadal.

Ma diciamo la verità, tutte queste sono chiacchiere di presentazione che lasciano il tempo che trovano. Tutto sommato entrambi hanno ragione di ritenere il loro torneo un successo, comunque vada la loro semifinale. Per motivi diversi non era scontato che ci arrivasse né l’uno né l’altro. Ripeto, speriamo solo che sia un bel match.

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Australian Open

Australian Open: Sinner con Tsitsipas, Berrettini contro Nadal e quei pronostici così difficili da indovinare

I bookmakers si coprono e non perdono mai. I critici o non si espongono o se lo fanno spesso sbagliano. Nel femminile Keys e Collins semifinaliste a sorpresa. Bene per Matteo che sia nato il caso Bernardes

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Jannik Sinner ha subìto una dura lezione dal miglior Tsitsipas che io abbia mai visto. Il greco non sembrava neppure lontano parente di quello visto con Fritz. Il tennis è così, nessuna giornata è davvero mai uguale all’altra.

Lo testimoniano del resto la maggior parte dei confronti diretti fra i grandi giocatori. Una volta vince uno e un’altra volta l’altro, se i livelli sono lì lì e oscillano di poco a seconda della giornata di vena del giocatore A o di quello B.

Per questo può accadere che i bookmakers, che avevano dato per favorito Sinner, prendano un granchio, anche se loro hanno sempre modo di coprirsi e di conseguenza guadagnano sempre.

Io invece non avevo nulla da…coprire e così come ho azzeccato il pronostico di Berrettini su Monfils – e avrei dubitato di quello all’inizio del quinto set – ho sbagliato quello di Sinner Tsitsipas.

Ma Tsitsipas era in quella che i tennisti chiamano “The Zone”, gli riusciva tutto. Sparava dritti che pareva il miglior Sampras, ma ha giocato anche alcuni rovesci vincenti da far paura. Sempre sulla riga. Mats Wilander ha fatto vedere un grafico su Eurosport-Discovery secondo cui Tsitsipas ha colpito il 67% per cento delle palle quando erano ancora in ascesa, mentre salivano. E Stefanos non si limitava ad anticipare tutto. Ma tirava fortissimo, spesso di controbalzo. Colpi debordanti sui quali Sinner non riusciva a opporsi e tantomeno poteva tentare di prendere l’iniziativa. Il pallino del gioco è stato costantemente nelle mani del greco.

E Sinner ha mostrato senza tema di smentita quanto ancora oggi lui sia migliore come attaccante in pressing da fondocampo rispetto al difensore costretto ai recuperi. Non è ancora Djokovic, insomma, e neppure Nadal. Difficile intuire se potrà diventarlo, anche se a occhio ad oggi il suo fisico sembra meno elastico rispetto a Nole, meno possente rispetto a Rafa.

Ma lui, dopo aver detto per primo “Mi ha dato una lezione” è un tipo che ha voglia di imparare, che lavora per imparare, che ha le qualità per imparare. Quindi imparerà certamente. Quanto potrà migliorare però, e fino a che punto, nessuno può saperlo.

Ma restiamo sui fatti: a 20 anni non sono tanti quelli che giocando solo 9 Slam hanno raggiunto 2 volte i quarti di finale, se è vero che dai tempi di del Potro (2008-2009) non c’era più riuscito nessuno. Sono trascorsi più di una dozzina d’anni.

Quindi seconda me ci vuole pazienza. Non è il caso di decretare sentenze negative, come è tipico dei leoni da tastiera. Il fatto che Jannik sia perfettamente consapevole per primo di dover fare tanto lavoro per migliorare tutti gli aspetti del suo gioco, garantisce che si applicherà per curare tutti i dettagli necessari per arrivare dove vuole. Chi gli sta accanto oggi e chi affiancherà il team Piatti domani lo aiuterà a farlo. Intanto lui ha confermato che qualcuno noto arriverà “Io so chi è ma non posso dirlo”. Io non credo che possa essere McEnroe. Almeno non John. Patrick? Boris Becker? Se ne dicono tanti. Per quanto mi riguarda spero solo che non si tratti di una mossa di marketing. Francamente Riccardo Piatti non mi sembra tipo portato a quel genere di mossa. Vedremo.

Tornando alla difficoltà di indovinare i pronostici di una partita fra due top-ten, vi chiedo: ma quanti avrebbero pensato che Aliassime fosse in grado di impensierire o addirittura battere Medvedev dopo il 6-4,6-0 patito dieci giorni fa in ATP Cup, o i tre set a zero della semifinale dell’US Open?

Eppure Aliassime ha vinto i primi due set, ha avuto il matchpoint sul 5-4 nel terzo – che Daniil gli ha annullato con una bomba di servizio a 216 km orari – e poi ha cancellato 3 pallebreak importanti anche nel quinto set. Se vinceva Aliassime, come poteva benissimo per un centimetro o due, tutti quelli che avessero dato per scontata la vittoria di Medvedev, avrebbero sbagliato pronostico. Sì, lo avrebbero sbagliato, ma…sarebbe stato giusto sbagliarlo…se capite quel che sto provando a dire.

E i tre set a zero di Shapovalov a Zverev qualcuno li aveva previsti?

Tornando a Tsitsipas…ma che dritti ha tirato? Impressionanti. Perché di fantastici rovesci ne avrà tirati 5 o 6, ma di dritti vincenti e in tutti gli angoli, davvero tanti. Vorrei averli contati.

Nel singolare femminile …non ne parliamo. Abbiamo visto arrivare nei quarti la n.115 Kanepi che dopo aver fatto fuori Kerber e Sabalenka ha messo in difficoltà anche la Swiatek e nella stessa metà tabellone la n.30 Collins e la n.61 Cornet che, a 32 anni, non si era mai spinta così lontano in uno Slam.

E anche nella metà superiore del tabellone, a parte la n.1 Ashley Barty che fino alla semifinale ancora da giocare con la Keys ha letteralmente passeggiato, proprio la Keys n.51 WTA – sia pur finalista d’un US Open – ha eliminato via via la campionessa 2020 Kenin, la Wang che aveva sopreso la Gauff, per lasciare 4 game a Badosa e 5 a Krejcikova. Erano forse pronostici prevedibili?

Allo stesso modo come si fa a pronosticare il vincitore del duello Nadal-Berrettini? Lo si fa con un atto di fede perché Matteo è sembrato fisicamente e mentalmente in una condizione eccezionale, mentre Rafa non ha giocato benissimo contro uno Shapovalov piuttosto sciupone?

E perché Rafa, a 35 anni, potrebbe non aver recuperato altrettanto bene che Matteo, lo sforzo di 5 set molto duri in condizioni climatiche più pesanti?

Se mi sbilanciassi in tal senso e Matteo perdesse, ecco che salterebbero fuori i soliti del senno di poi a sentenziare la “scelta provinciale di Scanagatta”.

Stessa critica verrebbe rivolta a un mio collega spagnolo che avesse pronosticato la vittoria di Nadal e avesse invece vinto Berrettini.

Ho già scritto nell’ultimo editoriale che il dritto mancino di Rafa sembra fatto apposta per …crocifiggere Matteo sul suo rovescio che non vale nemmeno da lontano, nonostante i progressi, quello di Roger Federer.

E anche che Matteo dovrà forzarsi a giocare… contro natura perché il suo dritto a sventaglio prediletto, quello di solito indirizzato nell’angolo sulla sinistra dell’avversario, non potrà giocarlo con la stessa insistenza.

E, infine, che anche al servizio dovrà cercare gli angoli opposti a quelli che è abituato a cercare. Qualcuno può immaginare se pure dovendo comportarsi così Matteo riuscirà a mantenersi su percentuali di prime palle più vicine all’80 per cento che al 65%?

Sarà “in the zone” come Tsitsipas cui tutto riusciva? E se Rafa riuscirà a rispondere anche al 70% dei servizi di Matteo, poi Matteo riuscirà a chiudere con il secondo colpo il punto, pur tirandolo dalla parte opposta rispetto a quella cui è abituato a fare, onde evitare di esporsi ai missili mancini di Rafa?

A tutti questi interrogativi è impossibile rispondere con cognizione di causa da decine di migliaia di chilometri di distanza, senza conoscere il meteo e, al momento, neppure l’orario di gioco. Per non parlare delle condizioni fisiche dei due contendenti.

Un piccolo vantaggio per Matteo può essere quel che è successo fra Nadal e Shapovalov. Sia che avesse ragione oppure torto a lamentarsi il canadese per via dei tempi dilatati e oltre i 25 secondi regolamentari concessi dall’arbitro Carlos Bernardes a Rafa fra un punto e l’altro, chiunque arbitrerà Nadal-Berrettini, sarà inevitabilmente più fiscale.

Nadal è stato spesso accusato di prendersi più tempo del dovuto. Se il codice di condotta è stato pensato e istituito per via delle intemperanze di Ilie Nastase e John McEnroe, l’orologio segnatempo è stato messo per Rafa Nadal e pochi altri.

Nel 2015 Carlos Bernardes affibbiò qualche warning per “time violation” a Nadal. Nadal non gradì e fece quel che facevano un tempo le squadre di calcio più potenti: chiede di non essere più arbitrato da Bernardes.

Vittima della ricusazione Bernardes rischiò di perdere la possibilità di arbitrare tutte le finali dei tornei più importanti sulla terra rossa, dove quasi sempre c’era Nadal fra i duellanti.

Quando in una conferenza stampa di un Roland Garros di qualche anno fa io dissi a Rafa che l’opzione di poter ricusare gli arbitri non mi sembrava assolutamente giusta da esercitare il suo media manager non gradì e mi dette del provocatore.

Forse me lo direbbe anche adesso se io sostenessi pubblicamente, e lo faccio come potete vedere, che adesso Bernardes potrebbe essere un po’ condizionato da quanto successe. Probabilmente è anche quel che ha pensato Shapovalov. Penso anche che, così come le squadre di calcio più importanti, negano che un arbitro possa essere condizionato dal loro maggior peso mediatico e politico, Bernardes non ammetterà mai di aver un occhio di riguardo per i giocatori più importanti.

Di certo comunque, Bernardes, non arbitrerà Berrettini-Nadal

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ATP

ATP Dubai, l’entry list: torna Djokovic. Presente anche Sinner

Il numero uno del mondo dovrebbe esserci per l’ATP 500 in programma negli Emirati dal 14 febbraio

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Novak Djokovic con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @NatSportUAE)

Continua la stagione del tennis sul cemento dopo l’Australian Open, e le entry list ci forniscono informazioni interessanti sul futuro di Novak Djokovic. Il numero uno del mondo non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo il fiasco dell’Australian Open ma ha fatto sentire la sua presenza nell’entry list dell’ATP 500 di Dubai, in programma dal 14 febbraio sul cemento degli Emirati. Non è la prima volta per Djokovic nel torneo arabo: Nole l’ha infatti vinto per sei volte, di cui tre consecutive tra il 2009 e il 2011 e una nell’ultimo torneo disputato pre-lockdown (vinse una semifinale tiratissima con Gael Monfils prima di battere Tsitsipas in finale). Negli Emirati Arabi Uniti non è richiesto l’obbligo vaccinale, fattore che favorisce sicuramente la presenza di un Djokovic che vorrà ritrovare ritmo partita in attesa di capire a quali tornei potrà partecipare nel prossimo futuro, se continuerà nella sua decisione di non vaccinarsi.

Non mancheranno i tennisti di alto profilo oltre a Djokovic. Fra questi il campione in carica Aslan Karatsev, che proprio qui l’anno scorso concluse al meglio in finale contro Lloyd Harris una prima parte di stagione fantastica per gioco e risultati. Presenti anche tre Top 10, tra cui il canadese Felix Auger-Aliassime, Andrey Rublev e il nostro Jannik Sinner, che nel 2021 uscì ai quarti proprio contro Karatsev.

 

Anche fuori dai primissimi ci saranno tanti tennisti di alto profilo come Gael Monfils, Roberto Bautista-Agut e Marin Cilic, tutti reduci da buone prestazioni all’Australian Open, e il croato Borna Coric, al ritorno nel Tour dopo mesi di assenza per un infortunio alla spalla. Poca la presenza degli italiani, che oltre Sinner vedranno soltanto Lorenzo Musetti ai nastri di partenza. Il tennista di Carrara ha deciso di saltare lo swing sudamericano su terra per migliorare il suo gioco sul veloce ma si trova a sei ritiri di distanza dall’entrare nel tabellone principale e per ora dovrà disputare le qualificazioni (Dubai fu peraltro il suo primissimo main draw ATP).

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