Il bicchiere mezzo pieno: Asian swing or not?

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Il bicchiere mezzo pieno: Asian swing or not?

Tornano i nostri Bill e Ted. Quanto fa bene la parentesi asiatica al circuito mondiale?

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Il bicchiere mezzo pieno. Tutte le discussioni di Bill e Ted

Bill: Quante ore di fuso ci sono con Shanghai?

Ted: Sei. Lo so, non è il massimo, ma sempre meglio dell’Australia. Quindi anche tu invece di lavorare guardi l’Asian swing?

 

Bill: A volte, ma ti confesso che ogni tanto sento la mancanza della vecchia stagione indoor europea.

Ted: Eh, ma ormai il tennis è uno sport globale. Forse il più globale tra tutti gli sport.

Bill: Così dicono tutti, ma è davvero così?

Ted: Che intendi?

Bill: L’idea dell’Asian swing è di portare il tennis verso nuovi mercati ma forse ormai lo dovremmo chiamare Chinese swing perché il mercato cinese ha cannibalizzato tutto. Almeno a livello ATP, ad eccezione di Tokyo che resiste grazie ad una grande tradizione, gli altri tornei asiatici sono tutti in Cina. Ricordo che una volta c’erano Kuala Lumpur e Bangkok. E prima di loro, per un breve periodo ricordo Tashkent e più indietro ancora Seoul.

Ted: Questo è vero, ma è una legge di mercato. A Kuala Lumpur non c’era praticamente pubblico, nemmeno per la finale, e il torneo faticava ad assicurare la presenza di nomi di richiamo. E quindi anche gli sponsor se ne sono andati. È naturale che sia sparito.

Bill: Tutti gli ATP 250 fanno fatica, ma mi pare che in Europa tornei come Metz o Marsiglia riescano in qualche modo a sopravvivere, trovando pubblico e sponsor. Guardando le tribune di Pechino e Shanghai invece non si direbbe che il pubblico cinese sia così interessato.

Ted: Su questo non sono d’accordo. Anche in Europa, nonostante la maggiore tradizione di certi tornei, se non hai uno dei grandi nomi o sponsor forti è dura tirare avanti, pensa al Dutch Open o a Palermo, due tornei con grande tradizione che non hanno retto la pressione della modernità. Anni fa ero stato a Kuala Lumpur e il torneo non era poi molto diverso da un 250 europeo. Più che il pubblico sono gli sponsor a fare la differenza, e questi li attiri se hai grandi nomi.

Bill: Mah, è vero che è dura per tutti però in Europa la gente va a vedere il tennis di più rispetto all’Asia.

Ted: Ma siamo sicuri? Con la crisi che c’era in Europa fino a poco tempo fa molta gente si trovava a dover scegliere se andare ad un evento sportivo o un concerto e non credo che per molti spettatori generici un torneo di tennis sia in cima alle priorità. A me pare che in Europa gli spettatori siano in calo, anche se mi piacerebbe vedere dei dati al riguardo. In Cina invece hanno un bacino di spettatori in costante crescita e se gli stadi di Pechino e Shanghai possono sembrare relativamente vuoti magari è anche perché sono molto grandi. Generalmente più grandi di altri stadi. Shanghai e Pechino entrambi tengono 15000 persone, mentre il centrale di Roma solo 10000, per farti un esempio. Ma il discorso ‘non ci sono spettatori’, almeno per i tornei di Pechino e Shanghai, direi che non regge più. Alcuni anni fa il pubblico non conosceva il tennis e i suoi i campioni. E gli eventi si sono dovuti costruire una tradizione poco a poco. Ma oggi gli spettatori non mancano. I fan cinesi fanno la coda fuori dagli alberghi per vedere i loro beniamini tornare dallo stadio. E nelle fasi finali di entrambi i tornei di spettatori ce ne sono tanti. Il Masters 1000 di Shanghai ormai è un evento di prima grandezza che non ha nulla da invidiare ai suoi parenti europei e nordamericani. E poi c’è il turismo, questo è un settore che potrebbe essere sfruttato meglio.

Bill: Il turismo?

Ted: Con i costi dei voli che diventano sempre più accessibili si dovrebbe invogliare l’appassionato di tennis a viaggiare verso destinazioni con tornei. Per gli Slam si fa, la gente va a Londra o New York per vedere il tennis, ma per i Masters 1000 non tanto. Una settimana a Shanghai con volo, albergo e biglietti per le fasi finali del torneo. Il tutto facilitato, magari dall’ATP, e con offerte o qualche sconto. Io lo farei.

Bill: Non so quanti altri lo farebbero però.

Ted: Ma non devono mica essere tanti. Se su tutto il mondo mille persone decidono di fare un viaggio così, portano un giro di soldi di qualche milione di euro. Per cui già poche centinaia sarebbero sufficienti. Dici che in tutto il mondo non si trovano due o trecento persone disposte a passare una settimana di vacanza a Shanghai durante il torneo?

Bill: In effetti… ciò non toglie che a me l’Asian swing pare sia più un’idea commerciale, che però ha poco appeal sul pubblico, sia sul pubblico occidentale sia su quello asiatico.

Ted: Probabilmente è ancora presto per dirlo. Se ti trovi in Europa magari ti sembra che a nessuno importi del torneo di Shanghai, ma se sei in Cina vedi che non è vero. E finora la Cina non ha prodotto tennisti uomini di buon livello, e tra le donne, dopo il ritiro di Li Na ci sono tanti nomi che fanno su e giù ma nessuno davvero di richiamo. Credo che con un vero campione l’impatto cinese sul tennis moderno diventerebbe ancora più evidente.

Bill: E i tornei che non sono Pechino o Shanghai? Tu credi che tornei come Shenzhen o Chengdu riusciranno a costruirsi una tradizione?

Ted: Sai cosa mi piacerebbe? Un Asian swing itinerante. Lasciando Shanghai come tappa fissa gli altri tornei maschili e femminili potrebbero spostarsi di anno in anno, con un ciclo di due o tre anni magari. E sarebbe bello vedere posti nuovi nel calendario ATP. Chessò Manila, Singapore, Astana…

Bill: Mi pare difficile, specie per Pechino, che è un combined in un impianto molto grande e non sarebbe facile da ricollocare. E Tokyo che non accetterebbe mai di esser giocato ogni tre anni. Potrebbe funzionare per i 250. Un anno a Shenzhen, l’anno dopo a Bangkok, poi Kuala Lumpur e poi il ciclo si ripete. Ma posti nuovi? Dovrebbero costruire le infrastrutture dal nulla per usarle una volta ogni tre anni?

Ted: Era solo un’idea.

Bill: Certo che invece di pensare a come tenere in vita il torneo di Shenzhen si poteva pensare prima a come salvare eventi storici come Stoccolma. L’indoor Europeo è quasi completamente estinto ormai. Non solo per i luoghi ma anche per la superficie e il tipo di tennis.

Ted: Guarda che Stoccolma c’è ancora. Certo rispetto al passato ha patito il declino del tennis svedese. Spariti i campioni sono spariti anche gli spettatori.

Bill: E quindi ci si sposta in Cina che di campioni (uomini) non ne ha mai avuti? In passato come adesso. Guarda, il tennis è uno sport globale, lo dicono tutti. E in un certo senso è vero, ci sono praticanti in ogni angolo del globo. Ma i campioni, che come dici tu stesso, quelli che trascinano le folle, da dove vengono? Sempre più dall’Europa.

Ted: Non è vero. Canada, Giappone, giusto per citare i due più evidenti, hanno da poco prodotto finalisti Slam.

Bill: E poi? L’ultimo vincitore di Slam non europeo è stato del Potro nel 2009. Prima di lui Gaudio nel 2004. Fuori dall’Europa solo Argentina, USA e Australia hanno una tradizione solida al vertice. Paesi come Canada, Giappone, Brasile, Ecuador possono produrre uno o due campioni, per fortuna o caso fortuito. Ma poi? Se guardi alla top ten attuale i giocatori sono tutti europei. Nella top 50 le uniche nazioni presenti fuori dall’Europa sono Canada, Giappone, USA, Australia, Sud Africa, Argentina e Uruguay. Sette nazioni in tutto, mentre gli europei vengono da sedici nazioni, tra cui Bosnia e Lussemburgo.

Ted: Stai suggerendo che si dovrebbe organizzare un torneo ATP in Lussemburgo?

Bill: La WTA ce l’ha e non mi pare se la passi male.

Ted: Quindi tu saresti più propenso ad andare a vedere Gilles Muller in un 250 in Lussemburgo invece di Federer e Nadal in un 1000 a Shanghai?

Bill: Se la metti così…

Ted: Shanghai ha più di venti milioni di abitanti. Milano città non arriva ad un milione e mezzo. Sono d’accordo che in Europa la gente è più incline ad uscire per andare a vedere eventi sportivi, ma se tu dovessi investire in un evento dove lo faresti? In una città in crescita costante e con un bacino d’utenza di venti milioni o in una città in lento declino con un bacino d’utenza di un milione e mezzo?

Bill: Capisco le logiche di mercato. Staremo a vedere con le Next Gen Finals se c’è un mercato per il tennis in Italia. Tennis indoor. Come il vecchio torneo di Milano che qualche bella edizione ce l’ha data, nonostante i gran battitori.

Ted: Erano superfici troppo veloci. Tutti ricordano i fischi ad Ivanisevic durante la finale di Bercy del 1993. Lui fece 27 ace in tre set in finale, oggi sarebbe anche peggio.

Bill: Era un tennis diverso, a me piaceva guardare Ivanisevic, Stich, Krajicek. E non sono sicuro che oggi sarebbe peggio. Con un paio di eccezioni (Karlovic, Isner, Anderson), non vedo tennisti di punta capaci di fare così tanti ace. Ed il tappeto indoor offrirebbe un tipo di tennis che ormai si vede troppo raramente.

Ted: Ma non succederà. Il tennis si sposta verso mercati emergenti. E per attirare più spettatori ci vogliono più scambi e meno ace, quindi cemento. È il futuro, arrenditi.

Bill: Per forza mi arrendo. E capisco tutti gli argomenti a favore della crescita del circuito. È solo che… mi mancano i tornei indoor europei di una volta.

Ted: Consolati con Anversa, Basilea e Bercy, non ti va poi tanto male, e non si può avere tutto dalla vita. Lo sai bene anche tu. È un po’ la storia…

Bill: … del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno.

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Roland Garros: difficile decidere per chi tifare. Old o new generation, Djokovic o Tsitsipas?

PARIGI – Per i bookmaker il favorito è Djokovic, anche se potrebbe essere stanco. Per molti fan, anche non greci, è arrivato il momento della cambio della guardia. 61 Slam dal 2003 in poi sono stati vinti dai Fab 4

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da Parigi, il Direttore

E oggi per chi sto, per l’ambassador della old generation, Novak Djokovic, o per quello della young generation Stefanos Tsitsipas? Capisco che ai lettori di Ubitennis non importi un fico secco. Però l’occasione mi consente di affrontare più genericamente l’argomento… partecipazione emotiva a un match al quale capiti di assistere e possa durare due, tre, quattro ore. Mio figlio infatti mi chiede sempre (quando non gioca un italiano): ma te chi speri che vinca?

Non c’è dubbio che è troppo più piacevole e coinvolgente guardare un match sperando che vinca uno dei due tennisti. Così di solito, anche se non sono rare le occasioni in cui non riesco a dare una risposta a mio figlio,  cerco – sforzandomi anche un po’ – di trovarmi delle ragioni per scegliermi un mio “favorito”. Favorito alle mie corde, intendo. Non favorito per il pronostico. Ebbene, quasi sempre il mio “favorito” è collegato alla storia giornalistica che può venirne fuori. Tanto è più bella, tanto ci tengo di più.

 

Un primo esempio: qui al Roland Garros mi sarebbe piaciuto che a trionfare fosse l’accoppiata greca. Sarebbe stato un assoluto inedito per un piccolo Paese di 11 milioni di abitanti privo di qualsiasi tradizione tennistica. A meno che si vogliano prendere in considerazione campioni discendenti di origine greche quali Sampras, Philippoussis, Kyrgios, Kokkinakis, Baghdatis… (per metà cipriota). E la Grecia con i suoi miti, dalle prime Olimpiadi in poi, con i grandi della filosofia e della storia offre una quantità infinità di argomenti in qualche modo collegabili.

Quindi fino a qualche giorno fa ero ben deciso a sperare che vincessero il torneo Sakkari fra le donne e Tsitsipas fra gli uomini. Maria sembrava avere oggettivamente più chances di Stefanos. Era la sola compresa fra le prime 20 teste di serie, delle quattro semifinaliste mai approdate prima alle semifinali, ma dopo che Maria ha perso contro Krejcikova, già la storia è diventata un po’ meno bella. Mi piace e mi eccita molto meno adesso, anche se all’inizio del torneo scrissi che… incontrando il Mago Ubaldo gli avevo sentito dire che il torneo lo avrebbe vinto Tsitsipas.  

Secondo esempio: anche se non è la prima volta che lo scrivo e quindi me ne scuso con gli habitué di Ubitennis – ma siete in continuo crescendo eh, 218.000 utenti unici domenica 6 giugno, 155.000 giovedì 9 – riguarda le sfide fra Federer e Nadal. Qualche anno fa diversi lettori avevano ribattezzato questo sito UbiNadal, persuasi che io avessi un debole per Rafa e tifassi sempre per lui. Non era vero, ma più lo smentivo e meno venivo creduto, Ho sempre tifato per Federer se i due si affrontavano sulla terra rossa. E per Nadal se dovevano giocare sull’erba e magari anche sul cemento perché consideravo Federer più forte di Nadal su quelle superfici. Quindi, ok, erano più le volte che finivo per sperare in una vittoria di Rafa che di Roger, ma per quel semplice motivo sopra esposto.

Terzo esempio: se c’è in campo un italiano non ho dubbi. Sarò provinciale, lo ammetto, ma è così. In quel caso non è neppure per una questione di interesse, anche se certo lo spirito patriottico e lo spazio che il tennis occupa sui giornali, sui siti, miei e degli altri, vanno a braccetto.

Quarto esempio: mettiamo che io nutra grande simpatia personale e grande stima tennistica per entrambi i contendenti. Allora mi dispiace tifare per uno dei due. Mi sembra di far torto all’altro. Così qualche volta “scelgo” un giocatore se penso che quello abbia più chance di fare strada al turno successivo.

MEGLIO NOLE? – L’ho fatta lunga per dirvi se preferisco che vinca Djokovic oppure Tsitsipas. Anche se non mi sono piaciute per nulla le scene semi-isteriche e di sicuro poco eleganti che Novak ha fatto in campo contro Berrettini (too bad!), prima della fine del match e subito dopo, non posso non nutrire grande ammirazione per il tennista Djokovic e non posso non pensare che se vincesse oggi il prossimo torneo di Wimbledon diventerebbe ancora più interessante perché con lui a quota 19 Major, e con Nadal e Federer a quota 20 – mai Novak gli è stato così vicino –  si potrebbe avere una situazione ex aequo fra i Fab Three.

Novak Djokovic – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

A proposito di Wimbledon altra nota – in inciso – di scarsissimo interesse per i lettori: ho ricevuto l’accredito, come pochi giornalisti per quello che sarebbe il mio quarantasettesimo Wimbledon (tutti di fila, visto che l’anno scorso è saltato per tutti e non solo per il sotoscritto), ma con Boris Johnson che non ha ancora fatto sapere se chi arriva dall’estero e dall’Italia in particolare debba o non debba fare cinque (o anche dieci) giorni di quarantena in un qualche hotel scelto a caro prezzo prima dell’inizio dei Championships, andare o non andare per me dipenderà dal Premier. Se imporrà la quarantena resto a casa, con immenso dispiacere, e guardo il torneo alla TV. Altrimenti vado anche se organizzarsi non sarà semplicissimo. Aereo, alloggio e anche a Wimbledon, come a Parigi, vorrei poter contare sull’assistenza della Piaggio che mi fornisce uno scooter fondamentale per andar via a tarda notte dall’All England Club senza dover fare affidamento sui mezzi pubblici o i taxi. Dicono che il Premier inglese potrebbe annunciarlo il 25 giugno. Con il torneo che comincia lunedì 28… non un timing ideale!

O MEGLIO TSITSIPAS? – Ora che vi ho detto, chissà perché, tutti i fatti miei, vi dirò in conclusione che forse per il tennis sarebbe meglio che a vincere fosse Stefanos Tsitsipas e non solo per i motivi filo-greci sopra descritti, ma perché anzitutto dovrebbe venire considerata una sorpresa.

Non ho ancora letto le quote dei bookmakers raccolte dal nostro Luca Chito, ma sono quasi certo che Novak sia favorito sebbene le 4 ore e 11 minuti di battaglia anti-Nadal seguite alle 3h e 37 minuti della lotta con Berrettini, potrebbero aver lasciato qualche strascico. Vero che Nole ha un fisico pazzesco e che, come ha tenuto lui stesso a precisare, “ho sempre avuto buone capacità di recupero”,  ma 34 anni sono sempre 34 anni. A sentire Fabio Fognini – che non ha fatto altro che riferirvisi per spiegare diverse sue recenti sconfitte –  a 34 anni si fa una gran fatica a recuperare una maratona, anche se passano 48 ore.

Se Tsitsi dovesse vincere, lui che aveva perso tre volte in tre precedenti semifinali ma che ha i migliori risultati quest’anno sulla terra rossa – 23 vittorie e 3 sole sconfitte, con Nadal nonostante match point a Barcellona, con Ruud a Madrid, con Djokovic a Roma 4-6 7-5 7-5 dopo aver condotto nettamente sia secondo sia terzo torneo – scavalcherebbe Rafa Nadal e diventerebbe n.3 del mondo, confermando il suo vantaggio in testa alla Race to Torino. Diciamo che Nadal n.3 a Parigi, dopo 13 trionfi, fa più scalpore che n.4 a Wimbledon, ma con Federer n.8 grazie alla classifica ancora semicongelata – che peccato per Berrettini essere n.9… – il sorteggio potrebbe anche opporre Federer e Nadal già nei quarti. Bello? Non saprei.

Intanto si è concluso il torneo femminile e ne ho parlato a lungo nel video che vedete in testa all’articolo. Barbora Krejcikova, a 25 anni e soltanto al suo quinto Slam in singolare in carriera, lo ha conquistato contro Pavlyuchenkova che ne aveva giocati 52 ed è la terza tennista ceca capace di tanto, dopo Martina Navratilova (due volte, in mezzo alle 7 di Chris Evert) e Hana Mandlikova.

Barbora Krejcikova – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Nel doppio per la seconda volta hanno vinto il Roland Garros Herbert e Mahut che avevano annulato match point nel corso del torneo e anche in finale con il duo kazako Bublik e Golubev (kazako di…Bra) sono stati a due punti dalla sconfitta perché i due kazaki, dopo aver vinto il primo set, hanno servito sul 5-4 per il secondo con Bublik ma una facile volee sbagliata da Golubev e un doppio fallo finale di Bublik – testimonial YOXOI (indirettamente di Ubitennis!) – hanno fatto sfumare la grande occasione. Inutile dire, e non è piaggeria, che Bublik ha fatto vedere le cose più belle ed è stato il migliore in campo. Ma invano.

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Djokovic-Nadal, 3° set da cineteca. Macchè overdose! 58 duelli non ci bastano [VIDEO]

PARIGI – Alla fine Nadal l’invincibile non ne aveva più. Stroncato fisicamente, ma prima tecnicamente. Ora Nole è a un tiro di schioppo dallo Slam n.19, da Nadal e Federer. Ma nessuno ha vinto più di Tsitsipas quest’anno

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Rafael Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (ph. ©Cédric Lecocq _ FFT)

Io non sono proprio così sicuro che vedrò un’altra partita così. Eppure di partite epiche – che dite? – credo di averne viste davvero tante. Potrei non vederne più così, in particolare, fra Djokovic e Nadal. Il film del terzo set nel regno di Nadal secondo me andrebbe fatto vedere e rivedere in tutte le scuole tennis.

Pur avendo apprezzato a sprazzi anche quella vinta in cinque set da Tsitsipas su Zverev (6-3 6-3 4-6 4-6 6-3 in 3h e 36 m), con il greco che ha dimostrato di possedere un tennis più completo rispetto al tedesco e se non si fosse distratto con tre errori gratuiti nel secondo game del terzo set secondo me avrebbe potuto “uccidere” il match in tre set, mi riferisco alla seconda semifinale, quella finita una decina di minuti dopo le 23, e che Novak Djokovic, vittorioso dopo quattro ore e 11 minuti (3-6 6-3 7-6 6-2) ha definito “la mia miglior partita di sempre al Roland Garros, la più bella ed emozionante, una delle mie tre migliori partite di sempre in carriera”.

Sono frasi pronunciate da uno che ha vinto 18 Slam e che di partite ne ha giocate… soltanto 1.155 nel circuito maggiore (960 vinte con ieri sera, 195 perse).  Avrà esagerato lui, esagero io? Per carità, può essere, però al ritmo in cui ho visto giocare contemporaneamente questi due fenomeni ieri sera, scambi, angoli, pallate, finezze, dal secondo set in poi, non ho ricordanza sulla terra rossa. Eppure credo di avere buona memoria. Certo la finale Lendl McEnroe del 1984 fu fantastica, la semifinale vinta da Nadal su Djokovic 9-7 al quinto nel 2013, forse Wawrinka-Djokovic nel 2015, ma era tutto un altro genere di partite, perfino quella citata del 2013 fra gli stessi contendenti.

 

Leggendo su Ubitennis nella cronaca di Vanni Gibertini che secondo lui il match “non è stato per lunghi tratti straordinario dal punto di vista tecnico” – e come detto io sono d’accordo per buona parte del primo set, nel quale Djokovic è partito malissimo, subito sotto 5-0 anche se nei primi due giochi aveva avuto la palla game e anche per l’ultima parte del quarto, perché Rafa negli ultimi game proprio non ne aveva più… –  a me viene il dubbio di essermi lasciato trasportare dalle emozioni, dall’atmosfera fantastica grazie al pubblico finalmente ritrovato. E anche, forse, dall’emozione di scoprire che anche Rafa Nadal può perdere al Roland Garros perfino se gioca bene. Anche se lui, ecco perché è umano, penserà che avrebbe potuto giocare meglio, subire di meno.

Ma, incluso il finale del primo set e l’inizio del quarto, quei due set centrali sono stati, a parer mio, giocati a un ritmo e a una intensita tale, davvero disumani, che per forza chi aveva subito di più il gioco avrebbe dovuto scoppiare. E ciò a prescindere, a parer mio (quindi discutibilissimo), dall’aspetto anagrafico, dai 35 anni di Rafa che oggi mi aspetto in tanti tirino fuori. Mi direte che due set e mezzo di una partita tre su cinque e chiusa in quattro non possono essere dipinti come un intero match davvero memorabile, e forse ci avete ragione. Ma io continuo a valutarlo eccezionale.

Certo il tennis è uno sport di centimetri e non sempre si possono cogliere senza… il metro. Basta che uno tiri più corto o meno angolato di un paio di centimetri in dieci punti importanti e l’equilibrio si sposta senza che se ne possa avere l’immediata percezione. L’ho scritto altre volte: se seguiste una gara di salto in alto e la TV non vi facesse vedere a che altezza viene messa l’asticella, sareste in grado di distinguere un salto record da uno inferiore di tre centimetri e che quindi non lo è? Basterebbe l’eleganza di un salto a farvi capire che quel salto è migliore di quell’altro?  

Parlo di stile, di eleganza, e subito mi viene in mente il più stiloso di tutti, Roger Federer. Fantastico giocatore sull’erba, mille volte grandissimo anche sulla terra rossa dove per tanti anni è stato secondo solo a Nadal – e questa inferiorità l’ha fatto passare ingiustamente per uno che sulla terra non vinceva abbastanza – ma, per intendersi, io Federer sulla terra rossa non l’ho mai visto giocare così come questi due ieri sera. Come intensità ritmo, recuperi, spinta, cioè tutti quegli aspetti del match di ieri sera messi insieme che mi hanno fatto scattare in piedi un sacco di volte, al colmo dell’ammirazione e dell’incredulità giocare?

So bene che per aver scritto questo molti la considereranno una provocazione, salteranno sulla sedia come morsi da una tarantola e mi daranno del matto, dell’anti-Federer, del nadaliano, del diokoviciano. Pazienza. La penso così, anche non mi ritengo davvero infallibile. Anzi. Eppure anche questi due fenomeni, quante volte li avrò visti? Dovrei mettermi a contarli, ora che Djokovic conduce 30 a 28 i confronti diretti, ma i 17 match giocati negli Slam li ho visti tutti (10 a 7 le vittorie per Rafa dopo ieri) e secondo me su 58 me ne possono essere sfuggiti quattro o cinque, perché salvo cinque quarti di finale e quattro sfide di Round Robin (tra Finals e Davis) gli altri duelli sono sempre stati tutte finali o semifinali.  

Rafael Nadal e Novak Djokovic – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Certo posso ritenere che il Nadal di qualche anno fa avrebbe retto meglio fisicamente, perché alla fine Djokovic lo ha proprio stroncato sul fisico facendogli fare il tergicristallo, giocando un match tatticamente perfetto, soprattutto con i cross stretti di dritto che hanno martellato il maioechino impedendogli di girare attorno alla palla per colpire di dritto. Se il merito è di Marian Vajda complimenti a lui. Anche se poi le tattiche vanno sapute eseguire.

Ma se Rafa ha subito il tennis di Djokovic e il “golpe” c’è stato, non si può dire che ciò sia accaduto perché lui abbia incontrato una cattiva giornata, come gli era capitato con Rublev a Montecarlo. Nel quarto set, pur essendo andato avanti di un break, Rafa non ne poteva proprio più, perché Djokovic sembrava quello del 2011 quando batté Rafa sette volte di fila, cedendogli appena sei set fra Indian Wells e la famosa interminabile finale di Melbourne 2012 (7-5 al quinto, 5 ore e 53 minuti. In quella serie lo batté anche a Madrid (7-5 6-4) e a Roma (6-4 6-4), quindi sulla terra battuta. Fino a Montecarlo 2012 non ci avrebbe più riperso.

Allora in tanti, ricordo uno per tutti Gianni Clerici, si persuasero che Novak fosse in assoluto più forte di Rafa per il fatto di possedere due colpi da fondocampo ugualmente efficaci al cospetto di Rafa che aveva invece uno straordinario e unico dritto ma non un altrettanto straordinario rovescio. Poi negli anni Rafa è migliorato tantissimo di rovescio (e col servizio) ed è diventato sempre più completo fino a chiudere il gap. E sulla terra nessuno, nemmeno Djokovic che ora è l’unico ad averlo battuto due volte al Roland Garros ma ancora deve vincere il torneo per la seconda volta, mentre Rafa lo ha vinto 13 volte, poteva considerarsi alla sua altezza.

Ora, così fragili sono le credenze umane, già c’è chi dice che Rafa non vincerà più il Roland Garros, che la sua leggenda si è conclusa ieri. Ebbene, io proprio non credo che sia così. Se fino a ieri era il favorito dei più, può bastare una sconfitta a darlo per spacciato nel 2022 sul suo campo?

Ora, a leggere il punteggio, si può anche pensare che sia stata una sconfitta piuttosto netta. Ma chi la pensa così dimentica che Rafa sul 6-5 per lui del terzo set ha avuto un set point. Lì Djokovic ha avuto un coraggio da leone giocando, dopo essere ricorso alla seconda di servizio (non avrebbe potuto attaccarla di più Rafa?) una smorzata bellissima e vincente, quasi che avesse cancellato dalla sua mente le precedenti smorzate boomerang, finite malissimo.

Poi Nole ha vinto il tie-break che ha finito per spostare quasi definitivamente l’equilibrio, dopo che sul 4-3 Rafa si è mangiato una volée facilissima al termine di uno scambio magnifico, incredibile, in fondo al quale forse è arrivato poco lucido dopo corse e rincorse sue e di Nole da far arrossire Usain Bolt. Lì è girato il match. Stefano Semeraro che seguiva la partita vicino a me mi sarà testimone del fatto che all’inizio del tie-break gli ho detto: “Chi vince questo set al 90% porta a casa la partita”. Niente di geniale, sia chiaro, ma lo sforzo di tutti e due era stato tale perché il perdente di quella frazione non subisse un contraccolpo psicologico terribile.

Per un attimo, nel caos della situazione, il pubblico che gridava e scandiva in coro a più riprese “On ne s’en ira pas!” (“Non ce ne andremo!”) e “Dimission Forget!” “Dimission Guy”), perché oramai erano le 22:40, l’ora in cui per Djokovic-Berrettini era stato evacuato lo Chatrier, e si è temuta una nuova sospensione e il “tutti a casa”. Sarebbe scoppiata una seconda Rivoluzione Francese, ve l’assicuro. La partita era talmente bella che nessuno voleva mollarla lì. La gente ha visto uscire Djokovic e ha cominciato a fischiare temendo il peggio. Due minuti primi i colleghi dell’Equipe, seduti davanti a me, mi avevano avvertito: “Il Governo ha decretato il permesso a continuare con il pubblico!”.

Ma la gente non lo sapeva, così quando lo speaker ha cominciato a parlare per annunciare la lieta novella, tutti hanno preso a fischiare, urla che non vi dico, coprendo la sua voce. Finché qualcuno ha sentito e ha cominciato ad esultare, ad abbracciarsi. Il ghiaccio era stato rotto. Al terzo tentativo lo speaker è riuscito a farsi sentire.

Beh, sembrava avesse fatto gol la Francia al Parco dei Principi. Anche coloro che, più rassegnati, si erano avviati verso le uscite sono ritornati giubilanti ai loro posti. Pregustando magari altri due set di spettacolo straordinario. E quando Djokovic è rientrato in campo qualcuno lo ha fischiato, ritenendo erroneamente che lui avesse preso la strada degli spogliatoi per… facilitare l’evacuazione generale. Come era accaduto con Berrettini (che ora potrebbe fare causa al Governo francese! Scherzo eh, però perché per Nadal sì e lui no? Vabbè scherzo ancora, anche se sono sicuro che Matteo un pensierino del genere lo avrà fatto).

La gente ha cominciato allora a cantare “Merci Macron, merci Macron!”. E anche così, a volte, che si guadagna il consenso popolare. Erano contenti della decisione gli spettatori, i media, le TV, i telespettatori, i giocatori. Di tennis a spalti deserti non se ne può proprio più. Insomma, come dicevo all’inizio, chissà se rivedrò sulla terra rossa – perché è un tennis diverso da quello sul cemento e sull’erba – un Djokovic-Nadal di questo livello. Io che alla vigilia temevo l’overdose da Djokovic-Nadal dopo 57 capitoli della loro telenovela, ora mi dispero all’idea che possa essere stata l’ultima. Che banderuola! Ma sapete che i due si sono affrontati in totale per 139 ore? Sì, qualcuno ha fatto le somme della durata dei loro incontri in 15 anni. Un pazzo. Cui sono grato.

Rafa ha mancato l’occasione di raggiungere il 29 pari, e forse di staccare Roger Federer nel conto degli Slam vinti. Mentre Novak ha sulla sua strada Tsitsipas, ma se lo batterà sarà per la prima volta – con 19 Major – a un solo passo dalla vetta dei 20 Slam di Roger e Rafa e in piena corsa per la famosa questione del GOAT. Anche se dubito fortemente che al Roland Garros gli venga mai eretta una statua alta tre metri come è stato fatto per Rafa Nadal. Se anche dovesse vincere il suo secondo Roland Garros, diventando così il primo giocatore dopo Rod Laver ad aver vinto due volte tutti gli Slam, Novak non potrà mai vincerne tredici.

Poiché neppure Novak è più un bambino (34 anni) viene da chiedersi se questo sforzo di 4h e 11 m e con tante tensioni, che fa seguito a quello compiuto con Berrettini (3h e 28 m), potrà minarne la freschezza domenica alle 15 quando affronterà in Stefanos Tsitsipas il primo greco della storia a giocare una finale di Slam, il più giovane con i suoi 22 anni dacché Andy Murray giocò la sua prima finale Slam all’Australian Open 2010, nonché il più giovane al Roland Garros dopo il ventiduenne Nadal nel 2008.

Non è la prima volta che mi trovo a giocare una finale di Slam dopo una grande battaglia in semifinale, non sono proprio fresco adesso, ma le mie capacità di recupero sono piuttosto buone” ha detto Djokovic perché Tsitispas non si illudesse di trovarsi di fronte un guerriero dimezzato, ferito. Su come Tsitsi abbia raggiunto la finale vi rimando all’eccellente cronaca di Antonio Ortu. Però il livello tecnico della prima semifinale, paragonato alla seconda, mi è parso decisamente inferiore. L’ha vinta il giocatore capace di fare più cose, di venire a rete a prendersi i punti importanti. Ma se non avesse annullato le tre palle break d’inizio quinto set non so come sarebbe andata a finire.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2021 (via Twitter @rolandgarros)

I precedenti parlano a favore di Novak, 5-2 e due vittorie sulla terra rossa. La prima qui a Parigi per 6-1 al quinto in una delle tre semifinali Slam fin qui perse dall’ateniese, ma nella seconda a Roma poche settimane fa, Tsitsipas, che lunedì sarà comunque n.4 del mondo – è stato a un passo dal vincere in due set e anche in tre. Nole starà in guardia. Nessuno ha vinto più di Tsitsipas quest’anno sulla terra rossa: 22 vittorie a fronte di 3 sole sconfitte (una a Barcellona con il match point con Nadal, l’altra con Djokovic a Roma 4-6 7-5 7-5 e poi con Ruud a Madrid).

Per le interviste dei protagonisti delle semifinali di ieri, Ubitennis vi offrirà come al solito la traduzione nel corso della mattinata. Oggi Ladies Day, mi aspetto, da Pavlyuchenkova (n.32 Wta) e Krejickova (n.33 e non è uno scherzo, ma uno stranissimo caso), che non si sono mai incontrate e due delle tante “ova” del circuito WTA, una battaglia più di nervi che di grande spettacolo. D’altra parte nessuna delle due aveva mai raggiunto neppure una semifinale d’uno Slam – eppure la Pavlyuchenkova di Slam ne ha giocati 52! –  che aspettarsi da una finale… se non che a vincerla, per la sesta volta consecutiva a Parigi, sarà una regina inedita, mai incoronata?

Il tabellone maschile del Roland Garros 2021 con i risultati aggiornati

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Roland Garros 2021: rivivi il LIVE delle due semifinali

Una lunga, lunghissima giornata quella delle due semifinali maschili al Roland Garros. Stefanos Tsitsipas si è qualificato per la prima finale della sua carriera, Djokovic ha compiuto l’impresa contro Nadal

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Djokovic e Nadal - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

L’ordine di gioco, i campi e gli orari di venerdì 11 giugno
Le quote delle semi maschili
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23:50 – La nostra diretta di oggi si conclude qui. Appuntamento a domani, ore 15, per la finale femminile tra Krejcikova e Pavlyuchenkova

 

23:21 – 6-2! DJOKOVIC IN FINALE! Nadal alla fine non ne ha più e il serbo vola in finale. Si tratta della terza sconfitta per lo spagnolo in questo torneo, due delle quali proprio contro Djokovic

23:17 – Djokovic tiene il servizio, 5-2. Gli manca un solo game per andare a sfidare Tsitsipas in finale

23:11 – Nadal vola avanti 2-0, poi Nole piazza un parziale di quattro game a zero. L’ultimo colpo è una clamorosa risposta di rovescio sulla riga che Nadal non riesce a tirare su

22:43 – L’organizzazione del torneo annuncia che verrà fatta un’eccezione: il pubblico potrà restare sino al termine della partita

22:40 – Il tie-break è di Nole! Sette punti a quattro! Adesso il serbo è a un solo set dal tornare in finale al Roland Garros

22:28 – Non vorremmo essere nel pubblico che tra poco dovrà abbandonare lo stadio: Djokovic va a servire per il set sul 5-3, poi subisce un parziale di tre giochi a zero di Rafa che sul 6-5 ha un set point in risposta, e Nole lo annulla con una palla corta incredibile. 6-6, ora tie-break

21:49 – Nadal paga lo sforzo precedente e prende il break addirittura a zero. Djokovic sale 4-3 e servizio

21:46 – Contro-break Nadal! Adesso la partita si è letteralmente infiammata. Un colpo straordinario ciascuno, ma sulla palla break Nole sbaglia l’angolo dell’attacco e Rafa lo fulmina col passante di dritto. 3-3!

21:36 – Alla quarta occasione del set, Djokovic buca le difese del suo avversario e lo breakka per la quarta volta nell’incontro: 3-2 e servizio, ora l’inerzia sembra dalla parte del campione serbo che non ha commesso alcun gratuito nel terzo set

21:02 – 6-3 Djokovic, siamo un set pari. Adesso la partita diventa completamente diversa

20:45 – Nel secondo Djokovic vola avanti di un break, ma il ritmo di gioco è molto serrato. 4-2

20:09 – In rete l’ultimo colpo difensivo di Nole dopo altri tre set point annullati: Nadal questa volta riesce a chiudere, 6-3

20:03 – Da 5-0 a 5-3: Nadal ha un po’ rallentato e Djokovic, salvando anche un altro set point in risposta, accorcia

19:55 – Nadal tira leggermente il fiato dopo il forcing iniziale e al momento di chiudere il set inciampa (nonostante un punto maestoso in rovesciata e due set point a disposizione): con un doppio fallo rende uno dei due break a Djokovic, ora è 5-2

19:35 – L’inizio è sostanzialmente identico alla finale dello scorso anno (come dice Lo Monaco in telecronaca su Eurosport, per Nole sembra ‘Il giorno della Marmotta‘); Nadal va avanti 4-0, nonostante il piglio aggressivo di Djokovic nei primi punti. Fatali due smash sbagliati dal serbo

19:09 – Inizia in questo momento la seconda semifinale del Roland Garros tra Rafael Nadal e Novak Djokovic

18:38 – Stefanos Tsitsipas è il primo finalista del Roland Garros: vince 6-3 al quinto set dopo 3h37 di gioco. Per lui è la prima finale Slam della carriera. Zverev non completa la rimonta

18:16 – Tsitsipas ha un prezioso break di vantaggio nel quinto set: 4-1

17:50 – Quinto set in arrivo nella prima finale del Roland Garros: punteggio simmetrico 3-6 3-6 6-4 6-4 in 2h50

17:10 – Zverev vince il terzo set per 6-4 e si rimette in gioco

16:46 – Zverev si trova di nuovo avanti di un break nel terzo set: 3-2 e servizio per lui

16:20 – Tsitsipas infila 6 giochi consecutivi ed ora è avanti due set a zero

16:00 – Tsitsipas recupera il break, Zverev conduce 3-2 ma serve ora il greco

15:52 – Zverev reagisce e stavolta è lui a portarsi avanti 3-0 con un break nel secondo set

15:40 – Tsitsipas incamera il primo set per 6-3 in 37 minuti, decisivo il break in apertura

15:20 – Ottimo avvio di Tsitsipas che va subito avanti 3-0 (con un solo break). Zverev vince poi il primo game di servizio, ora siamo 3-1

14:50 – Tutto pronto sul Philippe Chatrier per l’inizio delle semifinali maschili. Nella prima, quella della parte bassa del tabellone, si sfidano Tsitsipas e Zverev. Il greco è avanti 5-2 nei precedenti

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