Settimana degli italiani: il ritorno di Errani, Fognini fa quel che può

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Settimana degli italiani: il ritorno di Errani, Fognini fa quel che può

Sara Errani torna e centra subito la semifinale a Tianjin, vincendo il torneo di doppio. Fognini a Shanghai si ferma solo contro un Nadal ingiocabile

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Errani e Fognini, due freschi trentenni, separati da appena 25 giorni – Sara è nata il 29 aprile, Fabio il 24 maggio- e 400 km (la distanza tra i loro luoghi di nascita, rispettivamente Bologna e Sanremo), salvano il bilancio azzurro della sette giorni appena andata in archivio. Un consuntivo che finalmente torna a chiudersi in maniera positiva, grazie alla semifinale raggiunta dall’emiliana al torneo, appartenente alla categoria International, di Tianjin (Cina), la prima sul cemento da febbraio 2016 di Sara, e la seconda in stagione, dopo quella sulla terra rossa di Rabat a maggio. Difficile poter immaginare un ritorno migliore nel circuito per l’emiliana, prima brava a qualificarsi e poi vincitrice di tre partite contro tenniste nella top 100. Incoraggia notare che in ben due casi la nostra tennista sia uscita vincitrice da match molto impegnativi psicofisicamente, durati circa tre ore, a riprova di un’abile conservazione dello stato di forma, nonostante i quasi tre mesi di forzata inattività.

La vittoria del torneo di doppio, in coppia con la Begu, per lei ex numero 1 della specialità, è soltanto un’altra riprova della fame di tennis accumulata e delle ottime condizioni fisiche con le quali Sara è tornata nel circuito. Il nostro settore femminile (proprio la settimana scorsa parlavamo della crisi, anche dal punto di vista quantitativo, di tenniste almeno capaci di giocare nel circuito maggiore) ha bisogno di lei: per capire definitivamente qualcosa in più sul suo futuro occorrerà però attendere il prossimo 9 novembre, quando, davanti al Tas di Losanna, si terrà il processo di appello per la squalifica – due mesi di stop all’attività e l’annullamento di punti e prize money guadagnati tra febbraio e inizio giugno, data del nuovo controllo risultato negativo – comminatale da un tribunale indipendente dell’ITF. La sentenza, va ricordato, arrivò a carico della Errani per essere risultata positiva al letrozolo in seguito a un controllo anti-doping effettuato a sorpresa.

Tra gli uomini, continua invece il buon momento di Fabio Fognini, bravo a ripartire dopo il disastro newyorkese (contro Travaglia agli US Open è arrivata una delle sole sette sconfitte nei 32 incontri del 2017 nei quali ha affrontato tennisti peggio classificati di lui). Con il terzo turno ottenuto al Masters 1000 di Shanghai, il ligure attenua la piccola falla di punti in uscita (i 45 del secondo turno nello stesso torneo l’anno scorso e i 150 della finale di Mosca), gli ultimi da difendere da qui a fine stagione: ne guadagna 90, grazie a due belle vittorie contro tennisti ostici come Verdasco e Pouille (quello contro il francese è stato il settimo successo contro un top 30 di questo 2017). Purtroppo è ancora costante, ma in negativo, l’inerzia di risultati di Paolo Lorenzi, alla quarta sconfitta consecutiva all’esordio nel torneo: se Shanghai è un torneo che non ama per le condizioni di gioco a lui non favorevoli, non si può evitare purtroppo di parlare di crisi per il toscano, che, dopo gli splendidi ottavi raggiunti a New York, ha perso quattro partite di fila contro tennisti classificati peggio di lui.

 

IL DETTAGLIO DEI MATCH: ERRANI E PAOLINI

Passando all’approfondimento sulle partite giocate dai nostri atleti questa settimana, è giusto tornare a partire dalle donne, come non accadeva da agosto, quando a Cincinnati Camila Giorgi, raggiungendo gli ottavi dopo essersi qualificata, ebbe il suo ultimo acuto prima di ripiombare nei problemi fisici che hanno accorciato il suo 2017 agonistico. L’attenzione del nostro tennis era sul ritorno alle gare di Sara Errani: sebbene al momento siano stati cancellati i punti e il montepremi raccolti successivamente al controllo antidoping dello scorso febbraio, costatele la squalifica, l’ex numero 5 del mondo tornava effettivamente a giocare una partita ufficiale da fine luglio, quando perse da Oceane Dodin al secondo turno di Washington. Quasi tre mesi di assenza dal circuito e la relativa disabitudine allo stress psicofisico di una partita ufficiale avrebbero potuto farsi legittimamente sentire, ma non è stato così, per fortuna.

Per il suo rientro Sara ha scelto la quarta edizione del torneo International di Tianjin, la quarta città più popolosa (oltre 15 milioni di abitanti) della Cina: scesa al 281°posto del ranking WTA (ma oggi è già 176°), ha dovuto iniziare dalle quali, dove era 12° testa di serie. Al primo turno del tabellone cadetto ha battuto la 21enne cinese Xiaodi You, 533 WTA, eliminata col punteggio di 6-2 6-1 in 61 minuti, mentre nel turno decisivo Sara ha giocato contro la 27enne mancina cinese Xinyun Han, 122 WTA, sconfitta in 1 ora e 16 minuti con lo score di 6-3 6-2.

Errani b. Kozlova

Nel tabellone principale, la finalista del Roland Garros 2012 ha affrontato in un incontro inedito la 23enne ucraina Kateryna Kozlova, 81 WTA, travolta 6-2 6-1 in 67 minuti di gara, durante i quali l’equilibrio vi è stato solo sino al 2-2 del primo set: troppa la superiorità dell’italiana, che ha vinto il 59% dei punti in risposta, nonostante la sua avversaria abbia messo un buon 70% di prime in campo.

Errani b. Haddad Maia

Negli ottavi l’avversario di Sara è stata una delle giovani tenniste maggiormente in ascesa nel circuito, la 21enne brasiliana di San Paolo, Beatriz Haddad Maia, 58 WTA, già affrontata e battuta in due occasioni dalla nostra giocatrice. L’emiliana, dopo aver vinto il primo set in 57 minuti, si è portata anche sul 2-0 nel secondo set, prima di farsi controbrekkare e subire poi la pressione nel decimo gioco di servire per rimanere nel set, cedendo al quarto set point. Nel terzo parziale, Errani è subito volata sul 5-1 prima di chiudere un paio di giochi dopo una maratona complessiva di 2 ore e 49 minuti, chiusa vittoriosamemte col punteggio di 6-4 4-6 6-3. Interessante notare l’incredibile attenzione di Sara in una partita così lunga, nella quale è riuscita comunque a servire l’89% di prime (vedendo il 25% di punti vinti con la seconda, ha fatto decisamente bene a praticare tale strategia).

Errani b. McHale

Nei quarti la nostra giocatrice affrontava una sua vecchia conoscenza, Cristina Mchale, 65 WTA, affrontata già sei volte in carriera, vincendo i primi quattro confronti, ma perdendo gli ultimi 2 (l’ultimo a gennaio sul cemento di Brisbane). L’Errani, dopo aver perso in 65 minuti con lo score di 5-7 il primo set, nonostante sembrasse averlo raddrizzato annullando sul 4-5 un set point, si è esaltata nell’equilibrio serrato del secondo set (durato 88 minuti!), ma che ha visto la Mchale andare a servire sul 6-5 per il match. Una volta arrivata a due punti dalla vittoria, la statunitense è svanita, lasciando spazio alla feroce determinazione dell’emiliana, vincitrice del tie-break e poi di un terzo set in discesa, che le ha regalato il successo dopo 3 ore e 11 minuti, con il punteggio di 5-7 7-6(2) 6-1. Certamente la più bella vittoria della settimana e simbolicamente, per come e in quali circostanze è arrivata, forse di tutto il 2017 per la nostra giocatrice, abile a vincere una partita quasi persa, nella quale ci sono stati 18 break su 31 turni di servizio (Mchale alla lunga ha pagato anche il 31% di punti vinti con la seconda).

Sabalenka b. Errani

In semifinale, Sara, in campo per il terzo giorno consecutivo, dopo aver giocato 6 ore nei due giorni precedenti e al sesto incontro in otto giorni dopo quasi tre mesi di stop all’attività agonistica, non poteva certamente essere al meglio delle sue possibilità. Contro la 19enne bielorussa Aryna Sabalenka, 102 WTA, tennista in ascesa, reduce dalle semi di Tashkent un paio di settimane fa e dal secondo turno di Wimbledon superando le quali lo scorso luglio, non vi è stato match: la connazionale della Azarenka ha vinto in appena 58 minuti col punteggio di 6-1 6-3 una partita nella quale l’emiliana ha portato a casa un imbarazzante 29% di punti vinti servendo la prima, tenendo il servizio solo una delle 8 volte in cui è andata alla battuta.

Vickery b. Paolini

Per completare la panoramica sulle nostre atlete, anche un’altra tennista azzurra, Jasmine Paolini, 138 WTA, ha provato la scorsa settimana a partecipare a un main draw di un evento WTA, l’International di Linz, in Austria, ma è stata subito stoppata dalla 22enne statunitense Sachia Vickery, vincitrice in 1 ora e 18 minuti col punteggio di 3-6 6-0 6-1.

IL DETTAGLIO DEI MATCH: FOGNINI E LORENZI

Venendo agli uomini, Fabio Fognini è tornato a giocare a Shanghai, come da lui sempre fatto ogni anno dal 2009 ad oggi (ad eccezione del 2010), un Masters 1000 dove, a fronte di un solo accesso agli ottavi (nel 2013), aveva rimediato una delle più brutte sconfitte della sua carriera, nel primo turno dell’edizione 2014, contro Chuhan Wang, allora 553 ATP, il giocatore con la classifica peggiore ad averlo battuto da fine 2004 in poi.

Fognini b. Verdasco

Questa volta Fabio al primo turno affrontava Fernando Verdasco, 43 ATP, tennista già incontrato quattro volte in carriera, perdendo in ben tre circostanze. Gli head to head erano comunque datati e quindi di importanza relativa: i due non giocavano infatti, uno contro l’altro, dal 2010. Fabio, dopo aver perso malamente il primo set in 28 minuti e aver annullato una pericolosissima palla break nel quinto gioco del secondo parziale, nel decimo gioco, quando sugli altri turni di battuta non era arrivato nemmeno ai vantaggi, è stato bravo a sfruttare il momento di tensione dell’avversario, brekkandolo a 0, portando così la partita al terzo. Nel set decisivo, l’azzurro ha subito preso il largo, finendo per vincere col punteggio di 2-6 6-4 6-2 in 91 minuti di partita, chiusa con un lusinghiero 60% di punti vinti con la seconda. Un match durante il quale l’azzurro è stato bravo a giocare costantemente su buoni livelli, approfittando poi del calo di Verdasco per guadagnare l’accesso al secondo turno.

Fognini b. Pouille

Qui ha affrontato Lucas Pouille, 24 ATP, tennista che la settimana precedente aveva avuto due match point per eliminare Nadal a Pechino. Fognini aveva perso dal francese a Bercy nel 2014, quando il transalpino non era ancora esploso (era 176 ATP), per poi prendersi la rivincita nella semifinale dell’ATP 500 di Amburgo. A Shanghai si è avuto un primo set molto equilibrato, nel quale Fabio ha annullato tre complessive palle break, prima di averne tre consecutive sul 5 pari: una volta non convertite, è stato bravo a non innervosirsi e vincere un tie- break, dopo 59 minuti, nel quale era stato sotto anche 2-4. Per portare a casa l’incontro, è stato necessario convertire nel secondo gioco del nuovo parziale, la quinta palla break dell’incontro (ne avrà altre 4) e difendere con facilità i servizi per chiudere 7-6(7) 6-3 in 1 ora e 36 minuti un match nel quale ha per la seconda volta consecutiva servito bene (9 ace e 4 doppi falli, 58% prime in campo, 79% punti vinti giocando con la prima, 65% con la seconda).

Nadal b. Fognini

Negli ottavi Fabio era atteso dal numero 1 del mondo, Rafael Nadal, il tennista più affrontato (13 volte, il secondo è Ferrer con 11) nel circuito dal ligure, che già ci aveva giocato e perso due volte quest’anno (a Miami nettamente, a Madrid con vari rimpianti). Più in generale, Nadal partiva più che favorito, non solo per il suo eccellente stato di forma (era reduce da 13 vittorie consecutive), ma anche per i precedenti, il cui bilancio conduceva per 9-3 (avendo vinto le ultime 5 volte, nelle quali aveva lasciato per strada un solo set, facendo sembrare ormai lontana la magica rimonta di Fognini, sotto di due parziali, ma poi vincitore al quinto nel terzo turno degli US Open 2014). A Shanghai un buon Fabio non ha potuto che arrendersi, senza ottenere che pochi game, allo stato di grazia del maiorchino, sempre in controllo facile del punteggio, in una partita nella quale il nome del vincitore non è mai stato in discussione: impossibile fare partita pari con Nadal, ottenendo il 39% di punti con la seconda e non capitalizzando le pochissime chances di rientrare in partita (come le due palle break, le uniche dell’incontro, per risalire sul 2 pari nel secondo set). Nadal ha così guadagnato l’accesso ai quarti di finale col punteggio di 6-3 6-1 in appena 62 minuti di partita.

Bedene b. Lorenzi

Paolo Lorenzi partecipava per la terza volta a Shanghai, un torneo che nella nostra intervista post partita ha dichiarato di non amare per l’eccessiva velocità dei campi, che non gli permette di imbastire il suo gioco. Il toscano era reduce da tre sconfitte consecutive nella partita d’esordio nel torneo e il sorteggio, che lo aveva abbinato ad Aljaz Bedene, 48 ATP, per essere un tabellone di un Masters 1000, gli aveva dato una mano per riprendersi: il 28enne sloveno naturalizzato britannico è senz’altro un buon giocatore ed aveva già sconfitto in 2 occasioni su 3 il nostro numero 2, ma a livello di un torneo di questa caratura, poteva andare anche peggio. Non è bastato: è arrivata la quarta sconfitta consecutiva (a Paolo non capitava un tale filotto negativo da aprile 2015) grazie anche all’ottima prova al servizio di Bedene (soli 7 punti concessi quando era al servizio) e a una partenza lentissima di Paolo, che perdeva il primo set in appena 24 minuti. Nel secondo Lorenzi ha fatto gara pari sino al 3 pari, prima di perdere malamente il servizio e di consegnare così il passaggio al secondo turno a Bedene, vincitore col punteggio di 6-1 6-4 in 71 minuti.

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Swiatek piglia tutto e la sorpresa Bouzkova. Ecco le giocatrici più vincenti del 2022

Iga Swiatek si conferma la vera dominatrice del circuito WTA del 2022. Seguono Simona Halep e, un po’ a sorpresa, la ceca Marie Bouzkova. Ecco le 10 giocatrici con la miglior percentuale di vittorie nel 2022

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Archiviata la stagione 2022, è tempo di bilanci e statistiche. Anche quest’anno, ci troviamo a fare i conti con una stagione compromessa dal conflitto bellico e soprattutto, quando si parla del circuito femminile, con la tournée asiatica ancora cancellata dal calendario, con motivazioni che vanno al di là della situazione pandemica. Sono note le posizioni della WTA dopo il caso Peng Shuai e non si sa quando e se si potrà tornare a disputare i tornei d’Oriente.

Il ban per le atlete russe e bielorusse che non hanno potuto partecipare allo Slam londinese pregiudica inevitabilmente qualsiasi statistica sui rendimenti di fine anno, ivi compresa la classifica stessa poiché, lo ricordiamo, non sono stati assegnati punti. E nel mondo del tennis femminile sono mancate diverse giocatrici di prima fascia come Aryna Sabalenka, Darja Kasatkina e Vika Azarenka.

In ogni caso, la classifica stilata in base al rapporto vittorie/sconfitte ottenuto durante la stagione può fornire ottimi spunti per una riflessione di fine anno. Non sorprende che a guidare anche questa classifica sia la numero 1 del mondo Iga Swiatek, l’unica capace di superare l’80% e anzi, di avvicinarsi pericolosamente al 90% di vittorie. Di ben 76 match disputati, la 21enne polacca ha perso solo 9 incontri. Sono numeri sorprendenti. Nessun’altra ha giocato quanto lei, nessun’altra ha vinto quanto lei. Da febbraio a luglio, Iga ha messo a segno 35 vittorie consecutive (compresi due incontri di BJK Cup) e nella stagione sulla terra rossa dove meglio si esprime il suo tennis ha interpretato il ruolo di Rafael Nadal al femminile. La sua percentuale l’88.2% è inarrivabile per le sue colleghe.

Al secondo posto figura la sempiterna Simona Halep. Numero 10 del ranking, da quest’anno è allieva di Patrick Mouratoglou, nel finale di stagione è stata sospesa per doping.

La 31enne di Costanza ha giocato 50 match durante la stagione, vincendone ben 39, ottenendo una buona percentuale del 78% – dieci punti percentuali sotto la prima in classifica. Una stagione per Simona un po’ avara di risultati, soprattutto a livello Slam: solo una semifinale a Wimbledon e due titoli (Melbourne 1 e Rogers Cup) e la cocente uscita al primo turno degli US Open contro la qualificata Daria Snigur.

Segue, col 75% Marie Bouzkova. La 24enne ceca ha conquistato quest’anno il suo primo titolo al WTA 250 di Praga. Ha iniziato l’anno come numero 90 del ranking e grazie alle 42 vittorie ottenute (12 delle quali ottenute a livello di qualificazioni), chiude l’anno alla posizione 25, suo best ranking.

Al quarto posto, la numero 2 del mondo Ons Jabeur. La tunisina ha giocato 64 partite vincendone 47 (73.4% di vittorie) ed è stata l’unica apparente antagonista del dominio di Swiatek. Apparente perché, in realtà, negli scontri diretti finora sta dominando (2-0 nel 2022) ma confidiamo in un 2023 complessivamente più combattuto tra le due. Jabeur ha subito la pressione nelle fasi finali dei tornei più importanti (US Open in particolar modo) e speriamo che abbia fatto tesoro delle emozioni vissute e che si faccia trovare pronta per scalzare la trono l’indiscussa regina.

Amanda Anisimova e Belinda Bencic sono vicine con il 70.2% e il 70% di vittorie. L’americana è quella, in questa speciale classifica, che ha giocato meno partite durante l’anno – solo 47. Ha ottenuto il suo primo titolo nel WTA 250 di Melbourne 2 ad inizio anno dove ha iniziato al 78° posto del ranking; conclude l’anno al numero 23 e i quarti raggiunti a Wimbledon. La svizzera, che è scesa in campo in 60 incontri, chiude l’anno a ridosso della top 10 (12° posto), il titolo al WTA 500 di Charleston (vincendo in finale su Ons Jabeur, in una delle partite più belle dell’anno) e l’affermazione in BJK Cup.

Poco distante col 69.7% la “Maestra” 2022 Caroline Garcia, protagonista di un favoloso finale di stagione che la vede finalmente rientrare nelle posizioni che contano. La francese, dopo il grande exploit del 2017, aveva perso efficacia e consistenza, a partire del movimento del servizio che continuava a cambiare. La decisione di aver lasciato il padre-coach sembra averla liberata dei vecchi fantasmi; il 2023 per lei sarà l’anno della conferma e vedremo se sarà capace di gestire la pressione.

Sorprende la presenza in questa classifica della rumena Ana Bogdan. 30 anni, numero 48 del ranking non ha mai vinto un titolo WTA. Quest’anno ha frequentato per lo più tornei minori (WTA 125 e 250) e con le 36 vittorie conquistate, ha costruito la sua classifica attuale che le permetterà di entrare in tabellone nel primo Slam dell’anno.

La vera sorpresa di quest’anno è stata la brasiliana Beatriz Haddad-Maia che ottiene il 68.1% di vittorie ed è l’unica ad aver giocato più di 70 partite nell’anno insieme a Swiatek. A giugno ha sorpreso l’intero mondo della racchetta con due titoli consecutivi – i primi della sua carriera – sull’erba di Nottingham prima e su quella di Birmingham poi, incasellando 13 vittorie consecutive fino alla semifinale di Eastbourne. Ancora, si è spinta fino alla finale della Rogers Cup, persa solo al terzo set dopo un’estenuante lotta contro una mai doma Simona Halep. La mancina di San Paolo ha un gioco fantasioso e divertente che si esprime al meglio con le superfici veloci. La posizione al numero 15 del ranking le garantisce di essere testa di serie al prossimo Australian Open.

In ultima posizione troviamo l’americana Jessica Pegula, numero 3 del ranking. Delle 54 partite giocate, la numero 1 più ignorata della storia del tennis a stelle e strisce ne ha vinte 42 per un 66.7% di vittorie nella stagione. Ha vinto il suo primo titolo, il WTA 1000 di Guadalajara alla fine dell’anno; rispetto alle sue colleghe, la 28enne di Buffalo si distingue per la sua costanza di rendimento che le consente di esserci nelle fasi finali dei grandi tornei a cui partecipa. Nel primo Slam dell’anno potrà sicuramente dire la sua. Infine, una menzione speciale per la grande assente di quest’anno, Ashleigh Barty che si è ritirata dopo aver vinto gli Australian Open

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Vittorio Selmi racconta la storia del torneo di Milano: tutti gli aneddoti dal primo trionfo di Edberg a quello di Federer [AUDIO ESCLUSIVO]

Seconda parte della chiaccherata con lo storico Tour Director dell’ATP che ripercorre le edizioni più caratteristiche dei tornei milanesi

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Vittorio Selmi, un’enciclopedia tennistica: “Quanti ricordi al Palalido, l’epoca d’oro degli svedesi e quella storica nevicata del 1985…” [AUDIO ESCLUSIVO]

L’enciclopedia del tennis Vittorio Selmi rievoca i ricordi delle edizioni più speciali del torneo di Milano. Attualmente nel capoluogo lombardo si svolgono le Next Gen ATP Finals, ma in passato sono passati tanti giocatori e ci sono tante storie da raccontare.
Selmi ricorda il torneo del 1984, quello vinto da Stefan Edberg. Nel 1983 lo svedese aveva fatto il Grande Slam a livello junior, mentre nel 1984 ha cominciato la carriera da professionista. Dopo la sconfitta nelle qualificazioni di Bruxelles riuscì ad avere la wild card a Rotterdam grazie a una rinuncia in tabellone che permise agli organizzatori di liberare e riassegnare l’invito. In Olanda arrivò in semifinale battendo gli americani Chip Hooper, Johan Kriek ed Eliot Teltscher prima di perdere da Ivan Lendl. Grazie a questa semifinale ottenne lo special exempt per giocare a Milano dove vinse il torneo vincendo contro Mats Wilander in finale. Un incrocio non casuale, visto che la fidanzata di Wilander, Annette, sarebbe diventata poi la moglie di Edberg, in un matrimonio che va ancora avanti.

L’ex direttore dell’ATP sposta il suo focus sul torneo del 2001: in questa stagione il torneo di Milano torna al Palalido dopo esser stato al Palatrussardi e al Forum di Assago. Nell’edizione 2001 vince il suo primo titolo ATP un Roger Federer ventenne. Nella finale di quel torneo succede un episodio curioso: Lars Graff, arbitro di quella partita, si confonde dopo il secondo set. Avrebbe dovuto servire per primo Julien Butter, mentre servì per primo Federer e la partita si concluse con un break sul 5-4 del set decisivo.

 

Nel 2002 Federer si presenta a Milano da campione in carica e incontra in finale Davide Sanguinetti. L’italiano batte in semifinale Ferrero testa di serie numero 2, mentre in finale riesce a spuntarla su Federer in tre set recuperando nel primo set da 4-1. Sanguinetti aveva studiato negli Stati Uniti ed era poco conosciuto in Italia, ma proprio per la formazione oltreoceano giocava particolarmente bene sui campi veloci.

L’ultima edizione fu nel 2005 con la vittoria di Robin Soderling contro Radek Stepanek: proprio nell’estate del 2005 il direttore del torneo Franco Bartoni morì e il torneo fu ceduto fino a scomparire dal calendario ATP. Nel 2003 e nel 2004 ci furono vittorie a sorpresa come quelle di Martin Verkerk e Antony Dupuis.

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Holger Rune sogna in grande per il 2023: “Penso sia arrivato il momento di vincere un Grande Slam”

La svolta per il danese è arrivata cambiando piano nutrizionale: “Non assumevo nemmeno la metà del sale e dello zucchero di cui avevo bisogno”

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Holger Rune - ATP Parigi-Bercy 2022 (foto: twitter @atptour)

Holger Rune è senza dubbio uno dei nomi nuovi del 2022, anno in cui ha centrato il primo titolo 1000 (Parigi-Bercy) e la prima top 10 della carriera. Ora il danese classe 2003 si candida per un 2023 da grande protagonista.

Il danese si è concesso al sito “Relevant tennis” in un’intervista a tutto campo dove ha parlato della sua vita e dei suoi obbiettivi prossimi. Su di sé ha detto: “Ho 19 anni, sono una persona molto calma e gioiosa. Sul campo da tennis mi piace lavorare sodo, amo le sfide e amo migliorarmi. Sono super ambizioso e voglio vincere”. Rune si sofferma dunque su quanto sia importante nutrirsi in maniera adeguata e di quanto lo facesse male prima:Senza energia il motore si spegne. Ho un piano nutrizionale ora, quindi so si assumere quello di cui ho bisogno. Abbiamo capito che non assumevo nemmeno la metà del sale e dello zucchero di cui avevo bisogno, per questo avevo cali di zuccheri e crampi”. Il suo allenatore dice sempre: “una Ferrari senza carburante è inutile“. Holger sembra aver imparato la lezione dato che adesso ha molta più consapevolezza di quello che mangia: “anche se adoro la pizza e il gelato”.

Il colpo che fatto le fortune del danese quest’anno è il servizio, riconosciuto già ora come uno dei migliori del circuito: “Sto ancora crescendo – dice – il mio servizio diventerà ancora più letale. Sto lavorando sull’essere ancora più preciso. Quando mi alleno con Novak sono sempre impressionato dalla sua precisione, specie al servizio. Sto lavorando su questo, su spin e altri effetti. L’anno scorso non ho fatto particolare attenzione a questo fondamentale. Mi piaceva di più scambiare la palla. Sto studiando molto ora. Quando ti applichi con energia in qualcosa, migliori sempre“. Rune si sofferma poi sulle sue fonti di ispirazione da bambino: “Ho avuto molti idoli quando ero piccolo. Ora che sono un giocatore professionista, mi concentro sul diventare la versione migliore di me stesso. Anche giocando a tennis, ci sono ancora atleti che mi ispirano: Djokovic è uno di questi. Il serbo è un tennista fantastico e cerco di imparare molto da lui: il servizio, la precisione dei colpi e la tenuta fisica”.

 

Alla memoria riaffiora subito la finale poi vinta a Parigi contro Nole: “Vincere a Parigi contro di lui è stato incredibile. È stata una finale da sogno contro un avversario che rispetto molto per tutto quello che ha ottenuto nel mondo del tennis. Novak è sempre stato molto generoso. Come ho detto prima, è una grande ispirazione per me. I Big 3 sono molto speciali. Sono stato molto felice di vedere Novak vincere le ATP Finals a Torino e uguagliare Roger Federer in un’altra statistica” . In chiusura Rune ha parlato degli obiettivi che cercherà di raggiungere il prossimo anno: “A dicembre, io e il mio allenatore fissiamo gli obiettivi per la stagione successiva. Per noi la classifica non è solo un numero. Analizziamo ogni torneo che intendo giocare. Nel 2022 mi sono posto l’obiettivo di raggiungere la top 25, e l’ho superato di gran lunga. Non vedo l’ora di parlare con il mio allenatore e fissare gli obiettivi per il 2023. So già cosa voglio. Ho vinto un ATP 250 , ho raggiunto la finale di un ATP 500 e ho vinto un Masters 1000. Penso sia arrivato il momento di vincere un Grande Slam” 

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