Challenger Brescia: Seppi eliminato dal n.283 del mondo

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Challenger Brescia: Seppi eliminato dal n.283 del mondo

Eliminati ai quarti di finale gli ultimi due azzurri in gara. L’ex n.1 d’Italia si fa rimontare un set di vantaggio dal lituano Grigelis. Stefano Travaglia sopraffatto da Lacko

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Il Challenger “Città di Brescia” perde un’altra stella. Andreas Seppi, terza testa di serie ma di fatto numero uno del torneo internazionale in corso di svolgimento sui campi del San Filippo, non riesce a superare i quarti di finale e viene eliminato da Laurynas Grigelis, giocatore lituano di 26 anni cresciuto all’Accademia Vavassori di Palazzolo e finalista della passata edizione, in tre set per 3-6 6-3 6-4 dopo un’ora e trenta di partita. “Devo ammettere che Brescia mi porta bene – dice il giocatore di Klaipeda, residente a Costa di Mezzate. E pensare che non volevo neppure venire perché non stato giocando bene. All’ultimo momento ho deciso di partecipare ricordando proprio il torneo dell’anno scorso e devo dire che sono contento di aver fatto la scelta giusta. Il match? Diciamo che dopo il primo set ho capito che dovevo accorciare gli scambi perché Seppi mi schiacciava troppo a fondo campo. Dal secondo, grazie anche ad un passaggio a vuoto del mio avversario, ho giocato meglio e sono andato a vincere”.

La svolta della partita è al sesto gioco del secondo set sul punteggio di 6-3 3-5 per l’azzurro. Il 33enne altoatesino ha un passaggio a vuoto e perde il servizio a zero e senza mettere dentro una prima palla (3-5). Il servizio di Seppi non funziona neppure nel game di apertura del terzo set e Grigelis ne approfitta per infilare un secondo break e rischiare poi di andare sul 3-0. L’altoatesino riesce a riprendersi, ad annullare due palle break e rimettersi in partita (1-2). Ma ormai la frittata è già fatta. Seppi si procura due palle per il contro break al quarto game, ma nulla più perché Grigelis continua a servire a meraviglia (22 ace a 8) e Seppi non riesce a rispondere neppure quando il suo avversario gli concede qualche chance (6-4). E così oggi (non prima delle 18:30) potrà tentare di entrare per il secondo anno consecutivo in finale contro Viktor Galovic che nell’ultimo quarto di ieri ha superato il bielorusso Uladzimir Ignatik per 6-1 6-4.

Il primo a conquistare le semifinali è Mirza Basic. Il 26enne bosniaco, 162 nel ranking mondiale e numero otto del tabellone, non ha però vita facile contro l’astro nascente australiano Alex De Minaur e non è un caso se ci mette quasi due ore (1h43’ per l’esattezza) per imporsi in due set. Il diciottenne di Sidney, 226 al mondo, parte male e va sotto per 4-2, ma non si perde d’animo, ritorna il break al suo avversario e poi va addirittura in vantaggio per 6-5, sfruttando a pieno il servizio (14 ace a 7) e la sua buona risposta sulla seconda palla dell’avversario (60% di punti vinti contro il 38%). Basic mantiene la calma e la giusta concentrazione e porta il primo set al tie break. A quel punto basta un errore per rompere l’equilibrio e a sbagliare non può che essere il più giovane e proprio sul 6-5, con un diritto incrociato che si spegne oltre la linea di fondo campo (7-5). Non ci sono invece break nel secondo set ed è quindi necessario un secondo tie break, ma ancora una volta, nonostante un iniziale 3-1, è De Minaur a sbagliare al primo match ball di Basic e consegnargli la vittoria (8-6).

 

In semifinale, Basic dovrà vedersela oggi (non prima delle 16) contro lo slovacco Lukas Lacko. Il numero 4 del tabellone, 104 al mondo, recente vincitore del ben più quotato torneo della sua città di residenza Bratislava, è davvero spietato contro l’azzurro Stefano Travaglia, numero sei del seeding e 137esimo al mondo. La superiorità dello slovacco è talmente schiacciante che non solo non concede palle break, ma strappa due volte il servizio all’azzurro al quarto e al sesto game prima di chiudere per 6-1, con un settimo game a zero, e dopo solo 25’ di gioco. C’è più equilibrio nel secondo set, almeno fino al 3-3. Al settimo gioco il 30enne di Piestany si procura due palle break. Travaglia, tra un lamento e un altro, annulla la prima con un ace, ma non la seconda ed è 4-3. A quel punto è sin troppo facile per Lacko conservare il proprio servizio (solo sei quindici in cinque turni di battuta) e chiudere il set per 6-4. La differenza è stata nella risposta – dice Lacko. Sin dall’inizio ho risposto meglio di Travaglia e poi io amo questa superficie veloce e questi rimbalzi, mentre il mio avversario è andato in difficoltà ogni volta che acceleravo. Il campo di Brescia mi piace molto perché è veloce. Nel tennis dovremmo avere tre tipi di superficie: la terra battuta lenta, il cemento medio e l’erba veloce. Oggi il trend è di rendere tutto lento, mi sembra una stupidaggine. L’erba quest’anno era molto lenta e nessuno adottava il serve and volley… non so perché lo stiano facendo. Giocare su una superficie così veloce è sempre buono, il gioco è diverso, c’è un diverso tipo di pressione, i match sono molto equilibrati e si decidono su un paio di punti. Mi piacerebbe molto che ci fossero più tornei ATP sul rapido, ma al giorno d’oggi non ce ne sono”.

La prima coppia finalista di doppio è invece quella composta dallo svizzero nato a Brescia Luca Margaroli e dall’austriaco Weissborn, testa di serie numero due, che batte in tre set e dopo una vera e propria spettacolare battaglia il duo Bednarek/Pel, numero tre del seeding, per 6-7 7-5 14-12. Oggi (ore 15) la seconda semifinale tra la coppia numero uno formata da Arends/Gille contro gli azzurri Motta/Travaglia che nei quarti hanno eliminato Bury/Uzhylovskyi, numero quattro, per 7-6 4-6 10-5.

Salvatore Messineo (Giornalista di Brescia Oggi)

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Scanagatta: “Tiafoe ha meritato più di Berrettini” [VIDEO]

“Nel fare le previsioni di crescita di un giocatore, bisogna tenere conto anche degli altri”: mette in guardia il direttore Ubaldo Scanagatta

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Berrettini sconfitto all’esordio contro Tiafoe a Cincinnati. “Si dirà che Berrettini ha perso tre partite di fila – spiega Ubaldo Scanagatta – Contro Tiafoe non ha mai perso il servizio; forse qualcuno arriccerà un po’ il sopracciglio ma non è affatto giusto. Tiafoe è un buon giocatore. Lui può progredire come noi ci aspettiamo che progediscano i vari Sinner e Musetti. Ieri contro Berrettini ha dimostrato di avere una mano che io non ricordavo; è stato continuo e di talento”.

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Andy Murray: “Mi manca la costanza per andare in fondo nei tornei”

“In questo momento devo giocare e competere per cercare di mantenere la classifica e sperare di essere testa di serie negli eventi”, cos’ Murray dopo il successo su Wawrinka

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La scalata per tornare in alto è ardua e ricca di insidie. Murray ci sta provando da anni, combattendo contro i suoi demoni sotto forma di infortuni. La vittoria al primo turno a Cincinnati è arrivata al terzo set contro un vecchio leone come lui, Stan Wawrinka. Tutto quello che Murray vuole è tornare a competere per vincere tornei: “Vorrei che il mio tennis a volte fosse migliore, perché sono ancora convinto che possa essere migliore di quello che è adesso.

D: Un’altra dura battaglia per te oggi. Come ti senti fisicamente?

ANDY MURRAY: Sì, è stata dura fisicamente. Ho lottato un po’ col fisico da Wimbledon, in realtà. Sì, è qualcosa che devo elaborare con la mia squadra nelle prossime due settimane.

 

D. Dopo i crampi, hai giocato in modo davvero aggressivo nel set finale. Come ti sentivi allora? Come ci si sente ad avere problemi fisici del genere?

ANDY MURRAY: Beh ti lascia con meno opzioni, certamente. Sì, ovviamente vuoi provare a finire i punti un po’ più velocemente. Stavo lottando con questo verso la fine del secondo set, quindi psicologicamente c’è la sensazione di sapere che sei vicino alla fine della partita potenzialmente nel secondo set, quindi forse ci proverai e a volte giochi un po’ più prudente, perché quando stavo giocando in risposta e guadagnando palle break Stan stava facendo alcuni errori. Ma poi, ovviamente, quando ho perso quel set e poi ho lottato con i crampi, non avevo alcuna opzione e niente da perdere davvero. Così ho iniziato a cercare di essere un po’ più offensivo e di finire i punti più velocemente, e in realtà ho iniziato a sentirmi bene verso la fine della partita e sono riuscito a trovare una via di mezzo.

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D. Questa è stata la tua 37esima partita della stagione, il massimo che hai giocato dal 2016. Per tutta la stagione hai parlato della prospettiva che stai cercando di mantenere. Sono curioso, con quel numero in mente, cosa significa per te giocare più partite quest’anno dal 2016.

ANDY MURRAY: Sì, mi sentivo bene come a Madrid. Mi sono sentito abbastanza bene durante la stagione su erba. Sono stato sfortunato con l’infortunio agli addominali, il ché non è stato male ma è stato abbastanza per fermarmi durante la preparazione. In termini di come mi sono fermato dopo le partite e cose del genere, non mi sentivo così da molto tempo. Quindi va bene. Vorrei che il mio tennis a volte fosse migliore, perché sono ancora convinto che possa essere migliore di quello che è adesso. Sì, ci sono stati dei bei momenti quest’anno, ma non è stato facile in questi ultimi anni mantenersi in forma e in salute e, sai, giocare abbastanza a tennis per ottenere partite da cui imparare per costruire fiducia o migliorare fisicamente per irrobustirmi. Questa è una cosa positiva il fatto di aver giocato molte o più partite quest’anno. E spero di poter continuare così fino alla fine della stagione.

D. Tornando alla tua forma fisica, è questa la parte più difficile per te in questo momento, trovare il giusto equilibrio tra giocare abbastanza per prendere il ritmo e non affaticarti. Dove vuoi che sia il tuo tennis senza rischiare di giocare troppo e ferire il tuo corpo?

ANDY MURRAY: Sì, la cosa che è stata frustrante per me quest’anno è che molti dei tornei in cui ho giocato fino a quando – e questo è il motivo per cui ho avuto il problema a Stoccarda – è che ho giocato le semifinali a Surbiton, e penso di aver giocato giovedì, venerdì e sabato lì, tipo, dal secondo turno alle semifinali, e poi sono andato a Stoccarda e ho giocato cinque partite quella settimana. Quindi qualcosa come 13 giorni, ho giocato 9 partite o qualcosa del genere, e non lo facevo dal 2016. Quindi il mio corpo probabilmente non era abituato a giocare quel volume di partite ad alta intensità, alto livello, per molto tempo. È comprensibile ma molto frustrante per me che il mio corpo potrebbe avere dei problemi dopo. Quest’anno fisicamente mi sono sentito abbastanza bene negli ultimi mesi, ma molti dei tornei li ho persi al secondo turno, quindi non ho avuto l’opportunità di fare un torneo davvero buono e poi magari prendermi una pausa, che è qualcosa io e la mia squadra speriamo di poter tornare a quel livello in cui arrivo costantemente alle ultime fasi degli eventi, e quindi saremo in grado di pianificare e programmare meglio i miei tornei. Mentre in questo momento devo giocare e competere per cercare di mantenere la classifica e sperare di essere testa di serie negli eventi e partecipare a più tornei, non devo fare affidamento sui jolly. Quindi, sì, è un equilibrio difficile.

D. Solo per dare seguito a questo pensiero: sei 13-3 nei primi turni quest’anno. Mentre sei 5-7 nei secondi turni. Si riduce tutto alla forma fisica? Vedo che la percentuale delle prime di servizio diminuisce leggermente in quelle seconde partite. Quale pensi sia la differenza tra i round 1 e 2?

ANDY MURRAY: Beh, in alcuni casi sto giocando contro giocatori migliori. Voglio dire, questo ovviamente contribuirà un po’. Anche in questo caso, se sei testa di serie negli eventi o sei classificato più in alto, potenzialmente eviti di giocare con giocatori migliori all’inizio dei tornei. Questo è un vantaggio. Ma il motivo per cui mi sento come se non avessi vinto tutte le partite che avrei voluto quest’anno è perché non ho giocato abbastanza bene. Anche in alcune delle partite del primo turno che ho passato, non ho necessariamente giocato un tennis fantastico e poi non ho intensificato la partita successiva o quando ho giocato contro avversari migliori. Sì, è quello che deve cambiare. È una cosa evidente – ne ho parlato molto negli ultimi 18 mesi con i giocatori contro i quali ho vinto e contro cui ho avuto successo -, che il problema sta lì, ma la costanza non c’è stata. Fino a quando questo non cambierà sarà difficile avere corse profonde.

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Alcaraz prova a tornare al top: “A Montreal ho sofferto le aspettative”

“Alzano il livello contro di me? Lo prendo come un complimento”. Inciampato al debutto nel Masters 1000 canadese, il numero 4 del mondo arriva a Cincinnati consapevole di poter far meglo

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il mondo è cambiato, nell’ultimo anno, per Carlos Alcaraz. Con una brusca accelerazione che il filtro del suo ritorno a Cincinnati aiuta a misurare: nella scorsa edizione del Western & Southern Open, lo spagnolo si è arrampicato dalle qualificazioni fino al tabellone principale, per poi perdere al primo turno da Lorenzo Sonego. Dopo 12 mesi, entra nel Masters 1000 dell’Ohio da terza testa di serie con alle spalle cinque tornei vinti (di cui due Masters 1000, Miami e Madrid) in un anno. A Montreal ha iniziato la campagna americana con un passo falso, fuori al secondo turno contro Tommy Paul, per quella che è stata soltanto l’ottava sconfitta in 50 partite giocate nel 2022. Alle spalle, aveva la doppia finale su terra persa contro gli italiani: Musetti ad Amburgo, Sinner a Umago. Qui a Cincinnati riparte contro Mackenzie McDonald, battuto senza affanni a Indian Wells nell’unico (e recente) precedente.

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CONSAPEVOLEZZA – “In questo momento ogni partita è una sfida – ha raccontato alla vigilia -, sono il numero quattro del mondo, uno dei favoriti del torneo, quindi non è semplice gestire la pressione. Ma mi sto allenando al meglio, con l’obiettivo di migliorare e produrre il livello di gioco che ho avuto nella stagione sulla terra e a Miami“. A freddo, il talento di Murcia torna anche sull’incidente di percorso che l’ha fermato in Canada: “Credo di aver capito cosa mi abbia frenato contro Paul – la sua analisi -, ho sofferto la pressione della classifica di vertice che ho in questo momento e delle aspettative sulla mia vittoria nel torneo. Ora sono qui per mostrare il giocatore che sono, per farlo devo questa volta sfruttare la pressione a mio favore“. Anche quella derivante dall’innalzamento del livello di gioco degli avversari, che lo conoscono bene e sono motivati nel cercare l’impresa. “Prendo come un complimento il fatto che gli altri diano il meglio quando giocano contro di me – ha concluso -, penso che se non giocassero un tennis aggressivo e di alto livello tecnico andrebbero in difficoltà“. Senza falsa modestia.

 

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