Sarah Clarke: sliding doors, da Wimbledon a Buckingham Palace

Dopo più di 30 anni a Wimbledon, Sarah Clarke diventa la prima donna nominata "Usher of the Black Road" in più di 650 anni...

Sarah Clarke: sliding doors, da Wimbledon a Buckingham Palace

D’ora in avanti sarà al “servizio di sua Maestà la Regina d’Inghilterra”. Si è spesso letto che gli Stati Uniti sono il Paese delle grandi opportunità, dove è più possibile che in altri di realizzare dei veri exploit lavorativi partendo dal nulla. Ma quanto apprendo adesso è accaduto in Inghilterra. Ho conosciuto Sarah Clarke, la prima donna in più di 650 anni (dal 1361 a oggi) a ricoprire il ruolo di “Lady Usher of the Black Rod”, un ruolo per descrivere il quale occorrerebbe conoscere la storia del Regno Unito molto meglio di quanto la conosca io. In breve ci sono due Camere nel parlamento Britannico: quella dei Lord, cui si accede per eredità, e quella dei Commons che è invece elettiva. Una volta l’anno la Regina deve fare il suo discorso alla Camera dei Commons, ma non potrebbe accedervi se non le aprissero la porta. Ebbene una delle funzioni principali della “Usher of the Black Rod”, cioè di Sarah Clarke, sarà bussare a quella porta. E la House of Commons dovrà decidere se aprire o meno quella porta. Non chiedetemi se le sia mai stata chiusa, a lei o ai suoi antenati reali, perché non ho il tempo di ripassare la storia.

Ma la cosa per me incredibile è che io ho conosciuta Sarah quando era una ragazzina a Wimbledon, che io ho cominciato a frequentare nel 1974 (l’anno della finale Connors-Rosewall). Non ricordo l’anno in cui l’ho vista per la prima volta, direi almeno una trentina d’anni fa. E sapete che cosa faceva? Stava a volte sulla porta della stampa a controllare che fossero solo i giornalisti muniti di regolare pass a entrarvi. Oppure stava al piano superiore, sulle scale, a vedere che i giornalisti non televisivi e senza posto assegnato in tribuna stampa potessero avere accesso in cabine allargate sul campo centrale per vedere i mathc in corso. A volte in quelle cabine si potevano portare –bei tempi! – i nostri ospiti muniti di biglietti ground o altri pass (io avevo quello di direttore del torneo di Firenze per un accompagnatore/accompagnatrice). Beh con mia grande sorpresa ho visto piano piano Sarah fare una carriera inaspettata. Prima vice e poi capufficio stampa dell’All England Club, poi direttore, con non so bene quali mansioni, ma è diventata improvvisamente molto più stiff, come dicono gli inglesi, quando da ragazzina era invece molto friendly, sia pur sempre assai riservata. Sarah ha poi collaborato anche all’organizzazione della Maratona di Londra e dei Giochi Olimpici di Londra, ma anche con altri ruoli in tre diverse edizioni delle Olimpiadi.

Adesso dai Lord di Wimbledon eccola passare ai Lord della House of Lords e addirittura alla Regina. Chissà, se mi capiterà di rivederla, se mi saluterà ancora come capitava per 14 giorni l’anno per tanti, tanti anni di fila. In maniera anche assai amichevole. Non le chiederò di presentarmi alla Regina. Del resto lei a fine di ogni anno si troverà chiusa la porta in faccia dalla House of Commons. Come a volte era lei a chiudere la porta a chi non aveva il giusto badge. Di fatto però, al di là del tradizionale bussare alla porta, Sarah – dopo 60 uomini che si sono avvicendati in quel ruolo in 656 anni – si dovrebbe occupare di seguire l’organizzazione di alcuni eventi speciali che vedranno coinvolta la Regina. Curioso il modo in cui è stata… assunta. Il Guardian aveva messo un annuncio. Lei ha risposto ed è stata prescelta. Insomma non le è mai mancata l’iniziativa. Ma se me lo avessero detto una trentina di anni fa non lo avrei mai creduto.

La leggenda tramanda che quanfo Enrico VIII si spostò dal palazzo di Westminster al palazzo di Whitehall, Black Rod, un membro della casa reale, gli rimase dietro per agire come usciere alla House of Lords. Sarah ha rilasciato una dichiarazione ufficiale: “In molti anni anni sono stata fortunata a lavorare nel cuore di alcuni delle organizzazioni di eventi e delle istituzioni più complesse. Che mi sia data questa opportunità è un grande privilegio”. Un’ultima nota: la parola usher deriva dal latino, ussarius. Chi l’avrebbe detto?

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