ATP Finals: niente più Baby Federer. Dimitrov maestro imbattuto

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ATP Finals: niente più Baby Federer. Dimitrov maestro imbattuto

LONDRA – Grisha batte Goffin in tre set. È il primo esordiente a vincere il torneo negli ultimi 19 anni. Non ha perso un match

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[6] G. Dimitrov b. [7] D. Goffin 7-5 4-6 6-3 (dal nostro inviato a Londra)

La vittoria più importante, di una carriera marchiata a fuoco da una somiglianza troppo palese. Grigor Dimitrov supera in tre set David Goffin per laurearsi Maestro, alla sua prima partecipazione assoluta alle Finals. L’ultimo esordiente a vincere era stato Alex Corretja nel 1998. Un match vibrante e di qualità media, segnato da evidenti tracce di tensione specialmente in avvio e in chiusura. Goffin dà tutto, galvanizzato dalle vittorie su Federer e Nadal dei giorni scorsi (il sesto della storia a battere entrambi nello stesso torneo), ma capitola pur avendo avuto occasioni importanti nel parziale decisivo. Dovrà recuperare energie fisiche, e soprattutto mentali, in vista della finale di Coppa Davis che lo vedrà impegnato a Lille il prossimo weekend.

Il dritto di Goffin è l’arma regina, contrariamente a quanto visto durante la settimana; con Nadal ad esempio aveva dominato sulla diagonale sinistra. Dimitrov tiene duro quando sotto nel punteggio (due volte indietro di un break nel primo set), pur limitandosi ad un compitino ordinato almeno all’inizio: lascia sfogare l’avversario e accetta di inseguirlo nello scambio, ma è chirurgico quando ha l’opportunità. Goffin avrebbe una palla per andare al tie-break, ma spreca con un doppio fallo: Grigor rimane concentratissimo e accelera, fino al quinto set point, quando costringe l’avversario ad affondare un dritto in rete. 7-5 in un’ora.

Il pubblico dimostra ancora una volta di adorare Dimitrov, preferendogli forse soltanto David Beckham come intensità e calore degli incitamenti, quando l’inglese appare inquadrato sul maxischermo (numerose le bandiere bulgare in tribuna). Grisha sale di tono progressivamente con servizio slice da destra e dritto lungolinea a chiudere, limitando al meglio le velleità di Goffin: entrambi si muovono benissimo, e il ritmo è sostenuto, piacevole. È però il belga, quasi inaspettatamente, a reagire e rimettere in pari la questione, vincendo il secondo parziale 6-4: una palla break di importanza immane salvata nel quarto gioco, poi lo scossone ottenuto specialmente grazie alla verticalità, con continue sortite a rete e attacchi in controtempo, per lo più, ancora, con il dritto.

Il livello cala sensibilmente nel terzo set, l’ultimo di un stagione che ha regalato valanghe di emozioni, ritorni, e sorprese. Sotto gli occhi del mitico Sir Patrick Stewart, Dimitrov risale da una enorme buca in apertura di frazione, salvando quattro palle break e resistendo alle fiondate di dritto di Goffin: il giudice Lahyani è chiamato agli straordinari per sedare gli animi irrequieti del pubblico, che interrompe più volte il movimento al servizio dei tennisti con urla inopinate. Grigor strappa definitivamente nel sesto game: c’è solo lo scatto d’orgoglio con cui Goffin annulla tre match point e arringa la folla. Dimitrov può finalmente alzare le braccia al cielo dopo due ore e mezza: splendida la sportività di David, che scavalca la rete per andare ad abbracciare il suo avversario.

Grigor Dimitrov e David Goffin – ATP Finals 2017 (foto di Alberto Pezzali/Ubitennis)

“Grisha” chiude il torneo imbattuto per un assegno da due milioni e mezzo, e 1500 punti, come altri grandissimi prima di lui: nove in totale, l’ultimo Djokovic tre anni fa. Inizierà il 2018 come numero 3 ATP, al best ranking. E finalmente può togliersi la scomoda etichetta di Baby Federer: Dimitrov è definitivamente cresciuto, e saprà dire la sua anche nei prossimi appuntamenti importanti.

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A Roma Nadal suona la nona, Djokovic cede al terzo

Lo spagnolo torna a vincere un titolo ATP dopo 9 mesi. Il 34esimo Masters 1000 lo fa guardare con fiducia a Parigi. Djokovic inizia malissimo, poi esausto si arrende

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Il tabellone completo

Rafael Nadal interrompe un digiuno che durava dall’agosto 2018 e conquista a Roma il titolo N.81, il 34° Masters 1000 (record) e il nono titolo al Foro Italico battendo Novak Djokovic. Un match che poteva anche chiudersi molto prima dopo che lo spagnolo aveva dominato il primo set addirittura per 6-0. Ora la sfida verrà rilanciata per il Roland Garros dove Djokovic va alla caccia del doppio career Grand Slam e Nadal del dodicesimo titolo

[2] R. Nadal b. [1] N. Djokovic 6-0 4-6 6-1

Alla fine ha sempre ragione lui. Per tutta la settimana era stato chiesto a Nadal come mai non avesse ancora vinto un titolo e cosa si provasse ad essere in questa situazione a questo punto della stagione e lui, alla fine anche un po’ indispettito di dover ripetere questo concetto ogni volta, spiegava che nel 2015 un titolo lo aveva vinto (Buenos Aires), ma le sensazioni che provava erano decisamente peggiori rispetto a quest’anno. Che questa settimana avesse sensazioni positive lo si è visto sul campo e nemmeno il numero 1 del mondo (ma non della terra) è riuscito a opporsi degnamente. Novak Djokovic infatti, con una prestazione fallosa e nervosa, ha incassato la 26esima sconfitta con il suo storico rivale su 54 sfide, arrivata dopo 2 ore e 25 minuti per 6-0 4-6 6-1. Lo spagnolo dunque è indietro nei confronti diretti ma con il nono trionfo a Roma passa avanti nel conteggio dei Masters 1000, 34 a 33.

Le previsioni meteorologiche erano pessime (tant’è che Binaghi ha ammesso di non aver cominucato prima le modalità per ottenere il rimborso dei biglietti di mercoledì per paura che si ripetesse lo stesso problema anche oggi) ma per la gioia di tutti si sono rivelate errate: le abbondanti nuvole presenti infatti non portavano pioggia e anzi a tratti il sole ha picchiato davvero forte. In condizioni del genere Nadal è solito esaltarsi e a farne le spese è stato il suo avversario che ha subíto la partenza lampo, perdendo la battuta già al secondo game.

Due rovesci sbagliati lo hanno condannato nuovamente a palla break e Nadal il cannibale non si è lasciato pregare. Il pubblico ha intuito le difficoltà del serbo e lo ha spinto come poteva ma quest’ultimo sul lato sinistro ha mostrato fin da subito evidenti difficoltà: per evitare che lo spagnolo prendesse il sopravvento era lui il primo a cercare di spingere, senza tuttavia trovare il giusto tempo sulla palla. Il primo game vinto dal n.1 del mondo è arrivato solamente dopo 45 minuti, quando il suo avversario ne aveva già conquistati 6. Il primo set infatti è finito 6-0.

Dopo aver rimediato il primo bagel della carriera contro Nadal, Nole si è riscattato, seppur in minima parte, piazzando tre ace per partire avanti nel secondo parziale. A questo punto il pubblico ha iniziato a pendere pesantemente dalla parte di Djokovic perché il rischio che il match avesse potuto avere un rapido epilogo era nell’aria. Il rovescio ha continuato a funzionargli ad intermittenza e anche lo smash è stato un colpo che nel momento del bisogno lo ha abbandonato (ma questa non e una novità). Come un fulmine a ciel sereno, nonostante il nervosismo di Nole fosse vistoso, Nadal ha vestito i panni di Babbo Nadal per un solo game, il decimo, e con due gratuiti – di dritto prima e di rovescio poi – ha regalato al pubblico romano un terzo set. L’impressione che si è avuta è che anche quando Nole riusciva a raggiungere il suo massimo livello – accaduto ad inizio parziale – Rafa fosse in grado di tenerlo a bada ma in questo caso non è stato sufficiente.

Il freno a mano Djokovic non l’ha levato neanche nel primo game del parziale decisivo, dove ha subito il quarto break della partita, e l’accaduto è stato seguito da una racchetta rotta. La frustrazione di Nole, oltre che da questo gesto, la si è percepita anche dalle sue scelte tattiche: troppe volte si è ostinato con la palla corta di rovescio e i risultati sono stati così modesti che per poco non finiva sotto 0-3. Il doppio break comunque non si è fatto attendere e, manco a dirlo, decisivi sono stati gli errori di rovescio del serbo. Anche di rovescio, sotto forma di volée, è arrivato l’ultimo punto con Djokovic che ha mandato in rete l’ennesima palla e se non altro era già lì in zona pronto a stringere la mano al suo avversario.

Le prestazioni straordinarie mostrate in questa settimana non possono non mettere Nadal nella posizione di favorito per il Roland Garros. Il servizio è stato un colpo di grandissima utilità e il dritto mancino così efficace, soprattutto in lungolinea, non si vedeva da tempo. Per il serbo invece il discorso è diverso. Troppe volte lo si è visto fragile mentalmente nei tornei ATP ma quando poi si è presentato agli Slam è stato in grado di lasciarsi tutto alle spalle. Vedremo se sarà in grado di farlo anche a Parigi.

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Djokovic piega un grande Schwartzman, a Roma sarà finale con Nadal

ROMA – Il serbo costretto a un’altra battaglia da 2h30, l’argentino dà tutto ma cede al terzo. Ecco la finale più attesa: sarà la sfida N.54 tra Nadal e Djokovic

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Novak Djokovic - Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

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Nadal supera Tsitsipas

[1] N. Djokovic b. D. Schwartzman 6-3 6-7(2) 6-3

Dopo Juan Martin del Potro ieri, Novak Djokovic è stato costretto a rimanere in campo più del previsto a causa di un argentino: Diego Schwartzman. Quest’ultimo infatti, quasi 30cm più basso del suo connazionale, si è fatto valere alla grande nella sua prima semifinale di un Master 1000 della carriera ma comunque non è riuscito a evitare la sconfitta. Per la prima volta i due si sono affrontati al di fuori degli Slam (si erano incontrati agli US Open 2014 e Roland Garros 2017, in quel caso finì al quinto set) e ancora una volta è uscito vincitore Djokovic che domani giocherà la 49esima finale della carriera in un Master 1000 e avrà la chance di compiere la doppietta Madrid-Roma per la seconda volta dopo il magico 2011.

Schwartzman non si è rifiutato di fronteggiare il n. 1 del mondo sul piano della resistenza da fondo nonostante Novak primeggi anche in questo ambito ed infatti l’argentino, che non ha un arsenale particolarmente vasto, nel primo set non ha mai impensierito seriamente l’avversario e lo ha perso 3-6 (è stato il primo perso del suo torneo per lui). Nel secondo parziale il pubblico, forse intimorito dal fatto che le cose avrebbero potuto seguire un andamento simile a quello precedente, ha iniziato a incitare in maniera molto più convinta il piccolo argentino e certamente la cosa non è stata gradita da Nole.

Diego ha risposto ai cori di supporto con delle grandi giocate – tra cui alcune di palle corte vincenti – ma a far la vera differenza in termini di punteggio è stato il calo del serbo. Quest’ultimo infatti si è fatto brekkare due volte consecutive e anche se in entrambi i casi ha recuperato, i rischi corsi sono stati degli assaggi a quello che ha passato poi nel tie-break. Diego in questa occasione non ha sbagliato e si è limitato a questo; Djokovic ha commesso diversi errori da fondo e per 7 punti a 2 il match è tornato in equilibrio.

L’evidente incostanza di Schwartzman si è ripalesata con l’avvento del terzo set. Qui i giocatori sono tornati allo stesso livello si quando erano scesi in campo oltre due ore prima e per Djokovic non è stato difficile imporsi 6-3. Domani con Nadal sarà il 54esimo capitolo di una rivalità intensissima che lo stesso Nole ha definito “la più grande della mia carriera” e lo vede avanti 28-25, mentre tra quelle avvenute a Roma sono 4 a 3 per il maiorchino.

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ATP Roma: un Nadal spietato si prende la rivincita su Tsitsipas

Il rematch di Roma è molto meno combattuto di quello di Madrid. Rafa prende il comando da subito e non molla la presa. Undicesima finale al Foro

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Rafael Nadal - Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

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[2] R. Nadal b. [8] S. Tsitsipas 6-3 6-4

 

Dopo i tre turni precedenti dove Rafael Nadal aveva perso sei game in totale ci si augurava, senza troppa convinzione in effetti, che Stefanos Tsitsipas avesse potuto offrire una resistenza un po’ più solida contro lo strapotere mostrato dallo spagnolo. Il punteggio dice che qualcosa di meglio rispetto a Chardy, Basilashvili, e Verdasco, il 20enne greco l’ha fatto ma i valori mostrati in campo erano separati da diversi ordini di grandezza. Il numero 2 del mondo dunque si è preso una bella rivincita su colui che lo aveva battuto la settimana scorsa a Madrid, sempre in semifinale. Per il maiorchino quella di oggi è stata la 71esima semifinale in un Masters 1000 mentre per Tsitispas appena la terza e oggi ha registrato la prima sconfitta.

Nonostante Nadal un po’ ovunque ma soprattutto a Roma sia un vero beniamino per il pubblico, il 20enne è riuscito a ritagliarsi la sua fetta di sostenitori, principalmente connazionali, i quali poi avranno modo di farsi sentire anche in sostegno di Maria Sakkari, prima greca in semifinale a Roma.

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Ci ha provato in svariate occasioni il numero 7 del mondo, sfruttando il suo dritto dall’apertura ampissima, a inchiodare il suo avversario sul lato del rovescio ma Rafa non ha avuto timore a spostarsi sull’estrema destra del campo per colpire con la sua arma più celebre. Il dritto a uncino si è rivelato fin da subito estremamente efficace e proprio grazie ad esso è arrivato il primo break nel secondo game. La possibilità di contro-brekkare è stata immediata, ma è facile immaginare come Nadal si sia salvato. Su suggerimento del padre che sedeva alle spalle del giudice di sedia al riparo da possibili warning per coaching, Tsitsipas neanche oggi si è fatto mancare le discese a rete anche se non sono bastate a impedirgli di perdere il primo set per 6-3.

Le difficoltà di Tsitsipas sono emerse a questo punto anche sul piano mentale: il nervosismo ha finito per prendere il sopravvento e in un paio di occasioni ha contestato piuttosto animosamente, considerata la situazione, con il giudice di sedia per alcune chiamate dubbie. La cosa ovviamente gli ha fatto perdere anche quei pochi consensi che aveva sul campo centrale e ha avuto ripercussioni negative, se non nel suo gioco, almeno nel punteggio.

Di fatti il secondo set è cominciato come il primo, con un break in favore del n. 2 del mondo che se lo farà bastare. Dopo un’ora e 43 minuti, con il sole che per la prima volta in giornata si è fatto vedere, Nadal ha chiuso 6-3 6-4 conquistando la 60esima vittoria nel torneo romano e solamente agli Australian Open (61), Barcellona (61), Montecarlo (71), e Roland Garros (86) a ottenuto più vittorie, e domani si giocherà l’11esima finale

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