Da Wimbledon a Milano, nel tempio del tennis

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Da Wimbledon a Milano, nel tempio del tennis

In pieno centro a Milano, una chiesa è stata adibita a campo da tennis. Per creare un ambiente che in realtà con il tennis non c’entra nulla. L’artista Asad Raza in esclusiva

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“Meditate. È il concetto alla base di questa esperienza”. Pochi minuti in cui palleggiare in silenzio, mentre fuori imperversa lo stress. Fa un freddo cattivo, umido, ma non piove. La chiesa di San Paolo Converso si trova nel bel mezzo del caos milanese, a due passi da Corso Italia, che si intreccia con via Torino e in pochi minuti conduce al Duomo. Sconsacrata nel 1808, 250 anni dopo la posa della prima pietra, negli anni la chiesa è stata adibita a magazzino, sala prove, studio di registrazione: tra le altre, anche le voci di Mina e Maria Callas hanno risuonato qui. Da tre anni è stata acquisita da uno studio di architetti, che regolarmente la rende ambiente per mostre e installazioni, riqualificandola per la città.

A meno di cinquanta passi c’è la Basilica di Sant’Eufemia: quella, sì, una chiesa ancora dedicata al culto, uno spettacolo di architettura (romanica all’esterno, neogotica all’interno) che sembra messa per caso, incastonata nel viavai delle auto del centro. Due edifici distanti appena trenta metri eppure infinitamente lontani. Appena oltre l’ingresso di San Paolo Converso c’è infatti una morbida rete protettiva: serve ad attutire le pallate che arrivano dall’interno, perché sul suolo della chiesa è stato montato un campo da tennis. Due terzi in realtà, poco più dei quattro quadrati del servizio. Marco Zanghì, in tuta nera Adidas, si occupa di accogliere i visitatori e far loro da sparring, nei due minuti che ognuno ha a disposizione, insieme a racchetta e palline: “La risposta del pubblico è stata variegata, ma piuttosto positiva. L’installazione non è stata pubblicizzata granché, eppure nelle giornate del sabato abbiamo avuto anche più di mille ingressi”. Scambi lenti, che coinvolgono l’umanità più varia: tennisti amatoriali in abbigliamento tecnico o addirittura pantaloncini, professionisti d’ufficio che tolgono la giacca ma mantengono la cravatta, sneakers e stivaletti con il tacco. C’è chi potrà dire di aver provato il tennis per la prima volta nella propria vita, in una chiesa. E si è pure difeso bene.

Ovviamente, un religioso silenzio. Si sente solo il suono delle corde (nemmeno in perfette condizioni, ma non interessa a nessuno) e dei rimbalzi, con ritmi più o meno regolari a seconda della bravura del visitatore. E poco importa se un principiante stecca e centra il busto di una statua in marmo. Ad osservare tutto dall’alto c’è un sontuoso affresco di Giulio Campi, che ritrae l’Assunzione di Maria in Cielo: sembra tutto un po’ surreale, quando partendo dal soffitto dipinto si abbassa lo sguardo fino all’arancione acceso del terreno di gioco. Peraltro rapido da far invidia al parquet del Paraguay anni ’70-’80. “Per me che sono statunitense è una sensazione difficile da descrivere. Mi guardo intorno e vedo un affresco del sedicesimo secolo, l’unica cosa che mi viene da pensare è wow. Ho pensato a lungo al tennis e al modo in cui avrei potuto costruirci attorno a un concetto: una chiesa, italiana peraltro, mi è sembrato il luogo ideale”. Asad Raza è l’ideatore e autore dell’opera, dal (non) nome Untitled (plot for dialogue).

 

“Detesto l’idea che la verità debba arrivarci da un’autorità, dall’alto quasiracconta mentre sediamo nel backstage della chiesa, un dedalo di impalcature di acciaio e scrivanie brulicanti di laptop e addetti ai lavori. Anticamente questo era lo spazio occupato dal coro, che era separato dalle navate tramite una grata nera. “Il visitatore non deve assistere: sarebbe passivo, per quanto capace di interpretare e dare un senso a ciò che vede. Piuttosto, ho visualizzato la possibilità di un dialogo tra architettura, arte e appunto il visitatore: ho subito immaginato uno scambio tra tennisti, che in fondo sono sempre in dialogo, in confronto. Uno scambio vero e proprio, per l’appunto”. Accanto a lui la sua Olivia, che lo accompagna in veste di assistente. Raza, 43 anni, ha collaborato per svariate stagioni con più testate, compreso un blog del New York Tennis, scrivendo di tennis nelle ottiche più disparate. E in futuro, “perché no, il tennis potrebbe continuare ad essere al centro delle mie idee. Mi piacerebbe”.

Non si tratta di performance art, quella branca dell’arte che ha portato alla ribalta nomi del calibro di Marina Abramovic: “Diciamo piuttosto che è un tipo di arte in cui sono gli spettatori, ad agire, a creare. È grazie a loro che il campo assume una dimensione, un senso. Nelle performance art è invece l’artista a fare di sé l’opera stessa, usando il proprio corpo e i propri movimenti”. A volte addirittura lasciandolo usare ad altri: la stessa Abramovic, in una performance a Napoli negli anni ’70 (Rythm 0), mise a disposizione del pubblico qualsiasi tipo di oggetto da usare su di lei per sei ore. Dal pettine si passò al rasoio, era possibile utilizzare anche una pistola. Intervennero le forze dell’ordine. Nulla a che vedere con la sensazione di pace, riflessione, estraniazione e al tempo stesso introspezione data da un dritto appoggiato al di là della rete a San Paolo Converso.

Pochi minuti, poi tocca al (o ai) visitatori successivi. Si sorride, non si parla. Qualcuno abbozza anche i saltelli in posizione di attesa, come se fosse fondamentale essere perfetti in un momento così insolito. Mentre si colpisce è possibile scorgere l’esterno, in fondo alla navata: auto e passanti a una velocità che sembra tripla, mentre all’interno tutto scorre come fuori dal tempo. “Contro il logorìo della vita moderna” (cit.). Non è neanche un esercizio per immaginarsi a Wimbledon o in chissà quale stadio importante, non serve e tutto sommato non è neanche possibile, tanto è forte l’assorbimento che la splendida chiesa e la geniale installazione propongono. C’è solo, per l’appunto, da meditare. O non meditare, piuttosto. È il concetto alla base di questa esperienza.

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ATP

ATP Cordoba, il tabellone: nove argentini in gara, Cecchinato unico italiano

Primo torneo stagionale su terra battuta. Schwarzman e Francisco Cerundolo guidano l’entry list

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Albert Ramos-Vinolas - Cordoba 2022 (foto Twitter @CordobaOpen)

Come ormai da tradizione, febbraio nel mondo del tennis maschile vuol dire anche “gira sudamericana”, ovvero quella sequenza di tornei che si disputano in Sud America per celebrare la fine della stagione estiva nel continente dell’emisfero australe e dare il via alla lunga serie di eventi sulla terra battuta che si conclude a fine luglio.

Dal 2019 il primo torneo di questa serie è il Cordoba Open, un ATP 250 che si disputa a Cordoba, città da circa 1,3 milioni di abitanti nell’interno dell’Argentina a circa 700 chilometri dalla capitale Buenos Aires.

Prime due teste di serie del tabellone sono naturalmente i primi due giocatori argentini, Diego Schwartzman e Francisco Cerundolo, cui si aggiunge anche la testa di serie n. 4 Sebastian Baez per un torneo a trazione albiceleste. Dopo il bye al primo turno Schwartzman incontrerà il vincente tra lo spagnolo Pablo Andujar e la wild card Juan Manuel Cerundolo, fratello minore di Francisco e vincitore di questo torneo nel 2021 partendo dalle qualificazioni da debuttante assoluto nel circuito ATP.

 

Per la testa di serie n. 2, invece, al secondo turno ci sarà il vincente del match tra un qualificato e il cileno Alejandro Tabilo, il finalista dello scorso anno, sconfitto dalla testa di serie n. 3 Albert Ramos-Vinolas, che esordirà contro Dusan Lajovic o Juan Pablo Varillas.

L’unico italiano ammesso di diritto al tabellone principale è Marco Cecchinato, che esordirà contro un altro dei nove argentini in gara, ovvero Facundo Bagnis.

A Cecchinato potrebbero aggiungersi altri italiani che sono impegnati nel tabellone di qualificazione. Sono infatti arrivati al turno decisivo sia Luciano Darderi, che se la vedrà con l’argentino Ficovich, e Andrea Vavassori, che dopo aver sconfitto Andrea Pellegrino in un derby tutto italiano cercherà la qualificazione contro il tennista di casa Camilo Ugo Carabelli.

Il tabellone completo dell’ATP di Cordoba

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Flash

WTA Lione: continua la favola di Alycia Parks. Affronterà Caroline Garcia nella sua prima finale in carriera

La classe 2000 statunitense centra il best ranking e si avvicina alla top60. Prima finale a Lione per la n°5 del mondo al quarto tentativo

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Alycia Parks, WTA Lione 2023 (foto: twitter @wta)

A. Parks b. M. Zanevska 6-3 7-6(4)

Continua la gran cavalcata di Alycia Parks all’Open 6e Sens, WTA250 di Lione che si disputa in contemporanea a quello di Hua Hin, dove si affronteranno in finale Zhu Lin e Lesia Tsurenko, che ha sfruttato il ritiro di Bianca Andreescu. Per la statunitense si tratta della prima finale in carriera a livello WTA, raggiunta grazie alla 14esima vittoria consecutiva sul cemento indoor.

 

L’attuale n°79 del mondo – che da lunedì sarà almeno n°62, migliorando il suo best ranking – parte forte nel primo set, portandosi sul 3-0 e strappando una seconda volta il servizio a Maryna Zanevska. Avanti 5-1 e servizio, la tennista a stelle e strisce si fa riprendere da 40-0, sciupando quattro set point in totale e restituendo uno dei due break alla quarta occasione. Anche nel nono game non è semplice per lei chiudere la frazione, ma dopo aver annullato due palle break (non consecutive) sfrutta il settimo set point in totale, chiudendo 6-3.

Decisamente più incerto il secondo set, con lo scambio di break tra quinto e sesto gioco che sembra minare un equilibrio incerto. Zanevska perde la battuta a zero nel nono game, spedendo la sua rivale al servizio per il match sul 5-4. Qui, però, Parks è colta dal classico braccino, facendosi rimontare da 40-15. A dirla tutta, la statunitense rischia tantissimo nel dodicesimo game, quando sotto 5-6 deve annullare due break point che sono anche set point. La 22enne di Atlanta, però, mantiene i nervi saldi, approda al tie-break e non si volta più indietro, centrando la prima finale in carriera a livello WTA con il punteggio di 6-3 7-6(4) anche grazie a 35 vincenti e 13 ace.

[1] C. Garcia b. C. Osorio 6-2 6-2

All’ultimo atto del torneo di Lione Parks proverà ad eliminare la seconda testa di serie sul suo cammino, come già accaduto con Petra Martic (n°4 del seeding) al secondo turno. L’impresa però sarà delle più complicate, perché sulla sua strada si presenta Caroline Garcia, campionessa delle ultime WTA Finals e testa di serie numero 1. Domani sarà una prima volta anche per la francese, che al quarto tentativo riesce ad approdare in finale a Lione.

La seconda semifinale è però decisamente meno lottata della prima, con la transalpina che – dopo un’iniziale fase di studio – aumenta i giri del motore e inanella cinque game di fila dal 2-2 del primo set al 6-2 1-0 del secondo. Camila Osorio non ha certo il tennis per mettere in difficoltà la sua avversaria, però non molla e cerca di fare il possibile per restare a contatto. Dopo non aver sfruttato tre break point nel terzo gioco del secondo parziale, nel quarto la colombiana è costretta a cedere nuovamente la battuta. Garcia si porta sul 4-1 e, nonostante qualche momento di nervosismo – che testimonia quanto tenga a far bene nel torneo di casa – annulla un break point nel settimo gioco e alla prima opportunità chiude 6-2 6-2, facendo esplodere il pubblico presente.

Il tabellone completo del WTA250 di Lione

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Flash

WTA Abu Dhabi, il tabellone: Trevisan trova Mertens al primo turno

In corsa anche Elena Rybakina, la finalista dell’Australian Open. La prima testa di serie è Daria Kasatkina

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Martina Trevisan - United Cup 2023 Sydney (foto Tennis Australia/ James Gourley)

Tutto pronto per il WTA 500 di Abu Dhabi, il Mubadala Abu Dhabi Open, torneo sul cemento all’aperto che si gioca presso lo Zayed Sports City International Tennis Centre della capitale degli Emirati Arabi Uniti. Nel tabellone principale è presente per i colori italiani Martina Trevisan, che ha avuto in dote un primo turno contro la belga Elise Mertens. Al secondo turno in caso di vittoria se la vedrebbe contro la russa Veronika Kudermetova.

Le prime teste di serie sono Daria Kasatkina e Belinda Bencic, che sul loro cammino verso la finale avrebbero rispettivamente la n.4 del seeding Kudermetova e la n.3 Rybakina. La finalista dell’Australian Open potrebbe giocare contro Haddad Maia in un’interessante quarto di finale.

QUI IL TABELLONE DEL TORNEO WTA 500 DI ABU DHABI

 

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