Federer grandi numeri, vuole il 20° Slam (Baldissera). Federer si merita un trenta. Peccato Cocciaretto, semifinale stregata dopo 2 match point (Crivelli). Aggressività contro corsa. Finale donne: Halep favorita (Bertolucci). Federer trenta e lode. Cilic, un salto mai così in alto: sarà nr.3 (Semeraro). Chung s'arrende a Federer e si ritira per una vescica. In finale Roger contro Cilic (Azzolini). Federer s'allena contro Chung. Halep-Wozniacki, una è di troppo (Clerici)

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Federer grandi numeri, vuole il 20° Slam (Baldissera). Federer si merita un trenta. Peccato Cocciaretto, semifinale stregata dopo 2 match point (Crivelli). Aggressività contro corsa. Finale donne: Halep favorita (Bertolucci). Federer trenta e lode. Cilic, un salto mai così in alto: sarà nr.3 (Semeraro). Chung s’arrende a Federer e si ritira per una vescica. In finale Roger contro Cilic (Azzolini). Federer s’allena contro Chung. Halep-Wozniacki, una è di troppo (Clerici)

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Federer grandi numeri , vuole il 20° Slam (Luca Baldissera, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

DUE SEMIFINALI maschili, Cilic-Edmund 62 76 62, Federer-Chung 61 52 ritiro del coreano e… una peggio dell’altra! Mille volte meglio le semifinali femminili Halep-Kerber e Wozniacki -Mertens (con le paladine dell’uguaglianza e parità dei montepremi che hanno ricevuto un bell’assist di cui non sarebbero state capaci neppure Billie Jean King e Martina Navratilova) e certamente la finale femminile fra la n.1 del mondo Halep e la n.2 Wozniacki in programma alle 9,30 italiane del mattino di questo sabato con in palio – oltre al primo Slam della carriera per entrambe – anche la leadership mondiale, promette di essere più interessante… Già, infatti se l’attesa semifinale Federer Chung non è praticamente esistita, è stato perché il povero coreano aveva un piede martoriato dalle vesciche, quasi come l’aveva avuto anche Marin Cilic nella finale di Wimbledon 2017 contro lo stesso Federer. Il croato, che aveva sognato fin da bambino di giocare una finale a Wimbledon, si era quasi messo a piangere quel giorno. Chung non ha pianto, ha anzi mascherato alla grande il suo problema e se quando si è ritirato sul 6-1 5-2 30 pari qualcuno ha pensato che sarebbe stato più sportivo concludere almeno il secondo set, è stato proprio Federer a giustificarlo: «Quando ho visto in che condizioni era quel piede mi sono detto che era stato un vero miracolo se era riuscito a stare in campo tutto quel tempo! Avevo saputo prima del match che aveva un problema, ma ho giocato bene per tutto il primo set e dopo cercando di non pensarci. E comunque non immaginavo che fosse in quello stato». Roger ha fatto subito il break a Chung e poi ha tenuto quasi sempre i propri servizi a zero. Chung non riusciva a muoversi. Insomma il succo è che Roger ha raggiunto la trentesima finale di uno Slam e che se batterà Cilic domenica mattina (per l’Italia) avrà vinto lo Slam n. 20. Il primo record, quello delle 30 finali, è quasi più difficile da superare del secondo anche se quando Roger pareggiò i 14 Slam di Pete Sampras sembrò già allora quasi incredibile. Secondo dietro a Federer nel numero delle finali disputate è Rafa Nadal, ma è indietro di 7: ne ha giocate 23. Per arrivare a 30 dovrebbe farle tutte di fila per 2 anni. Rafa è secondo anche nel numero degli Slam, 16. In teoria potrebbe arrivare a 19 come Roger già quest’anno, se li vincesse tutti e tre. Risultati e interviste da Melbourne www.ubitennis.com

Federer si merita un trenta (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Dove la mente sogna, il cuore non invecchia. E in quello di Federer batte il cuore del mondo. Povero Chung, ancora troppo tenero per trovarsi di fronte, oltre quella rete, non un avversario, seppur grandissimo, ma un’entità sovrannaturale capace di fermare il tempo e di sublimare nella sua grazia la passione di milioni e milioni di anime soggiogate dal più grande talento di sempre. Dopo un’ora e due minuti in pratica senza una partita, il giovanotto coreano si arrende alle vesciche che gli martirizzano il piede sinistro ma soprattutto alla leggenda del Divino: non è ancora il momento di battere un mito, uno stadio, un pianeta intero. CERTEZZE Eppure, sulla Rod Laver Arena per l’occasione indoor causa pioggia, non si respira soltanto l’aura di intoccabilità che circonda il Re: Roger impartisce al piccolo maestro milanese della Next Gen innanzitutto una lezione tecnica, che prima disinnesca tutte le sue armi e poi gli entra nella testa fino a rendergli insopportabile il dolore. Tagli, accelerazioni, aggressività: il campione in carica toglie subito campo e tempo a Chung, impedendogli di prendere ritmo, di allungare gli scambi, di farsi difensore impenetrabile di gomma come già accaduto con Zverev e Djokovic. Senza più certezze, l’occhialuto ragazzotto coreano si scioglie fino allo sfinimento, aprendo a Federer la via per la settima finale in Australia, record sottratto a Nole, che però le sue sei le ha vinte tutte e domani può essere per l’appunto raggiunto lassù dal Divino in una triade di plurivincitori che raccoglie anche Emerson. Soprattutto, Federer si giocherà un titolo Major per la 30° volta in carriera (il secondo, Nadal, è a 23), inseguendo il successo numero 20, miraggio così lontano appena dodici mesi fa, quando lo svizzero si ripresentò a Melbourne molto più dubbioso che speranzoso dopo il crac al ginocchio: «Un’altra finale, sono felice, anche se non avrei voluto che la partita finisse così. Magari sembra vicino, ma il 20 Slam è ancora lontano. Per quattro o cinque anni ho cercato di rivincerne uno e un anno fa, di questi tempi avrei pensato al massimo di riuscire a conquistarne un altro. Mi accontentavo di dimostrare a mia moglie e al mio staff di essere capace di vincere il 18° , poi le cose sono cambiate». MALDIVE Più grande di tre generazioni: Federer ha chiuso l’epopea di Sampras e Agassi, ha marchiato quella dei Fab Four e adesso, mentre i formidabili rivali della sua epoca tremano sotto gli acciacchi, lui zittisce pure i nuovi arrivati: «Sicuramente sono più saggio rispetto a dieci anni fa, e sono pure padre. C’è stato un momento, proprio qui, nel 2008 (perse in semifinale da Djokovic, ndr), in cui mi resi conto che la mia carriera stava cambiando, forse in peggio, un pensiero durato sei mesi. Ma sono stato bravo ad uscirne, ho attraversato momenti belli e brutti, ora sono felice di essere ancora qui, ancora in salute e con la possibilità di darmi altre chance». La prossima, così vicina, nella mattina italiana di domani, quando attraverserà i corridoi fino al Centrale da netto favorito contro Cilic, nella replica della finale di Wimbledon, anche se Roger prova l’esorcismo: «Se Marin è arrivato in fondo a un torneo duro come questo significa che sta molto bene e ha grande fiducia in se stesso. A New York, nel 2014, mi ha travolto e poi a volte affronto giocatori che sembrano soltanto felici di essere lì di fronte. Non lui». Tra l’altro, a fine novembre, si sono ritrovati per caso nello stesso resort alle Maldive e dopo due giorni di tranquillità il croato gli ha mandato un messaggio per allenarsi insieme: «E’ stato divertente — ricorda Fed — 45 minuti in relax e senza allenatori, poi abbiamo mangiato una fetta di torta insieme». Ma quello non era uno Slam. Non era la casa del Divino.

Peccato Cocciaretto, semifinale stregata dopo 2 match point (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ci e arrivata a tanto così: un match point sul 5-3 del terzo set, un altro sul 6-5, ma alla fine Elisabetta Cocciaretto deve inchinarsi in semifinale alla cinese di Taiwan En Liang Shuo: 4-6 6-3 7-6 (5) il punteggio, e addio al sogno di diventare la prima italiana in finale del torneo juniores dal 1998 (Adriana Serra Zanetti, che adesso la allena a Tirrenia) e la seconda a imporsi in uno Slam giovanile da Francesca Bentivoglio agli Us Open 1993. CORAGGIO E FUTURO Rimpianti, ma anche la certezza che la marchigiana, fresca diciassettenne, possegga le stimmate per rinverdire un tennis femminile azzurro alle prese con una profonda crisi generazionale, come profetizzato anche da Corrado Barazzutti che era in tribuna: «Ha tutte le qualità per diventare una giocatrice vera». Elisa, con un rovescio che spacca, domina il primo set e si ritrova 3-1 nel secondo, prima di un black out di otto game che porta la Shuo sul 3-0 nel terzo. Da lì parte la rimonta, un doppio fallo millimetrico e un bel punto della taiwanese anestetizzano i due match point fino al tie break decisivo . Un peccato, ma la Cocciaretto ha il talento e la determinazione per uscirne più forte, come dimostra la scelta di saltare i tornei Under 16 dopo l’infortunio alla schiena per buttarsi subito sugli Slam: «Sui due match point, lei è stata più coraggiosa di me. Io pensavo di uscire subito dal torneo, quando ho guardato il tabellone ho pensato che sarei stata eliminata al primo turno, anche se ero 6-4 3-1 in semifinale mi porto dietro un’esperienza indimenticabile. Quindi alla fine devo essere contenta e soddisfatta». E l’Italia con lei.

Aggressività contro corsa: Halep favorita (Paolo Bertolucci, Gazzetta dello Sport)

L’ odierna finale australiana del torneo femminile tra Simona Halep e Caroline Wozniacki non mette di fronte due stelle assolute del firmamento mondiale ma, visto il momento poco brillante in fatto di personaggi e personalità, sicuramente offre sulla carta la miglior sfida possibile. Vedo la romena leggermente favorita, anche se per raggiungere l’atto finale ha dovuto spendere molto dal punto di vista fisico e mentale, con partite tirate e addirittura cinque match point annullati complessivamente in due diverse occasioni. Simona tecnicamente ha qualcosa in più e riesce a produrre un tennis aggressivo, pulito e lineare alzando il ritmo con il dritto. Ha lavorato duro per arrivare in alto e solo dopo aver conosciuto il dolce sapore della vittoria e quello amaro della sconfitta ha trovato il giusto equilibrio. Resta una giocatrice timida che nel proporre un tennis adatto alle sue caratteristiche si basa sulla linearità dei gesti e sulle geometrie dei colpi. Inoltre la Halep possiede una qualità fisica tale da renderla spesso dominante sul terreno di gioco. Non è una giocatrice di ghiaccio e questo suo tallone d’Achille emerge con evidenza in certi frangenti, ma il cammino tortuoso da cui è uscita in questi Australian Open lascia credere che i momenti di vuoto possano essere ormai alle spalle. La Wozniacki, dal canto suo, è una di quelle giocatrici che cattura l’occhio per la grazia, ma per apprezzarne le doti tennistiche deve essere osservata con attenzione. E’ una ragazza solida e concreta, capace di offrire un gioco sicuramente monocorde ma cosparso di trappole. Difettando di potenza, la danese quasi sempre si rifugia nella difesa a oltranza supportata da una grande condizione atletica, ma quando le barriere non sono in grado di reggere l’urto arriva ad azzardare parabole diverse. Per lei correre non è una virtù, ma una necessità primaria e anche in apnea raramente si smarrisce. C’è poi il fattore mentale da non sottovalutare: entrambe possono vincere il loro primo Slam e solo chi non lo avvertirà come un peso avrà la strada spianata

Federer trenta e lode (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Un urrah per Roger Federer: domani il Genio compie 30 finali Slam. Ne ha vinte 19, contro Marin Cilic può arrivare alla cifra tonda – tutti record già suoi per distacco… – e nel corso del 2018 anche superarla, ma a fare impressione più che i numeri ormai è la serenità con cui Federer smista le generazioni di avversari che gli si presentano davanti. «Sono sicuro che Hyeon avrà una carriera piena di successi», ha detto ieri congedando il 21enne coreano Chung, che dopo un torneo fantastico gli ha consegnato l’ennesima finale ritirandosi sul 6-1 5-2 con il piedone dolorante per una vescica «Non posso e non voglio dire però dove arriverà. Quando avevo la sua età molti esperti, o presunti tali, scrissero che sarei diventato numero 1 e avrei vinto tutto. Da un lato è stato bello, dall’altro no, perché ti ritrovi addosso con un sacco di pressione. E alla fine, se ottieni quello che gli altri si aspettano, sembra quasi una cosa normale. Invece diventare numero 1, vincere tornei dello Slam e Masters 1000 non è normale. E straordinario». In Australia la sua prima finale, vinta contro Marat Safin, risale al 2004. Nel corso degli anni ne ha vinte altre quattro l’ultima l’anno scorso, e persa una sanguinosissima nel 2009 contro Rafa Nadal, contro cui in totale si è battuto nove volte nel big match di uno Slam. «Rispetto a dieci anni fa la mia vita è cambiata totalmente», ha spiegato. «Ora ho quattro figli e anche dal punto tennistico mi sento più saggio, forse più rilassato. Sono passato attraverso tante fasi nella mia carriera, mi rende felice essere ancora qui, in salute e in grado di giocare un buon tennis. E quasi sempre divertendomi molto». In vent’anni di carriera è passato da quel singolo acuto contro Sampras, a Wimbledon nel 2001, quando dopo aver eliminato il re dell’erba non fu capace di ripetersi contro Henman, e da una finale contro “nonno” Agassi nel 2005 agli US Open, alla splendida, interminabile faida contro Nadal. Dalla rivalità sempre vincente contro Roddick alle sfide anche dolorose contro Murray e Djokovic. Contro Cilic, con cui ha perso malamente in semifinale a New York nel 2014, ma vinto sul velluto verde l’anno scorso a Wimbledon, siamo al terzo capitolo. Il nono, con quella unica sconfitta agli US Open, se consideriamo il bilancio complessivo in carriera, che però non tiene conto dell’ultimo incontro fra i due: alle Maldive, a fine novembre. «Io ero già li», ha raccontato Federer. «Quando Marin è arrivato mi hanno avvertito, ma non volevo scocciarlo, ma è stato lui a scrivermi un messaggio: se hai voglia che ci vediamo, ci sono. Certo, gli ho risposto, hai voglia di palleggiare un po’? Così è finita che abbiamo giocato due volte, per tre quarti d’ora, senza coach, solo noi. Poi abbiamo anche bevuto qualcosa e mangiato anche una fetta di torta con tutta la mia famiglia, lui mi ha presentato la fidanzata. E stato bello conoscere l’uomo che sta dietro il tennista, anche se un po’ era già successo alla Laver Cup». Dalla piscina alla Rod Laver Arena il passo è breve, oppure lunghissimo, «vincere il ventesimo Slam sarebbe pazzesco, fino ad ora non ho perso un set ma dietro ogni successo c’è tanto lavoro, mesi di preparazione, e Cilic sul campo è un vincente, uno che non si accontenta, ma vuole vincere. Un atteggiamento che mi piace». L’unica concessione alla nostalgia arriva quando gli chiedono un pronostico sulla finale femminile nella quale una fra le campionesse incompiute Halep e Wozniacki romperà il tabù Slam. «In un certo senso le invidio – ha risposto – perché vincere il primo Slam è una sensazione unica». Viverla venti volte, è solo da Federer.

Cilic, un salto mai così in alto: sarà nr.3 (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Quando raggiunse la sua prima semifinale Slam proprio in Australia, nel 2010, a 22 anni, in molti si chiesero se era nato un campione. Quando tre anni fa vinse gli US Open in finale su Nishikori, dopo aver rifilato un triplice 6-4 a Federer in semifinale, ci fu il sospettò che si trattasse di una meteora. Due finali Slam più tardi, quella persa dello scorso luglio a Wimbledon e quella di domani, entrambe contro Federer nessuno più dubita del talento di Marin Cilic, l’ex ragazzino croato nato a Medjugorjie, in Bosnia, ma cresciuto fra Zagabria e Sanremo, dove Bob Brett lo ha allenato per nove anni. A segnalarlo all’ex coach australiano di Becker – uno che prima e dopo Bum bum ha avuto fra le mani anche Gomez, Wilander, Kiefer e Ancic – era stato Goran Ivanisevic, che poi gli ha fatto personalmente da consigliere tecnico per due anni e mezzo fra 2013 e 2016 (oggi seguito da Jonas Bjorianan). «Goran era un po’ folle, in possesso di un servizio terribile ma in qualche modo un giocatore incompleto – raccontava anni fa Brett – Marin è molto serio e ha due grandi qualità: lavora moltissimo e impara in fretta». Un predestinato, che fin da ragazzino a Zagabria palleggiava con il suo idolo Ivanisevic e con Zvone Boban, divo del pallone malato di tennis come pochi. In Italia ha imparato a tifare Milan e a mangiare la pasta, dopo il brutto episodio della squalifica per doping nel 2013 (involontario, ha sempre sostenuto Marin), con Ivanisevic ha migliorato ancora il servizio, irrobustito corpo e mente, stabilizzato i due devastanti fondamentali da fondo. Da tre anni non esce dai primi 15, da uno è fisso fra i primi 8, da lunedì sarà n. 3 dietro Nadal (che ha battuto a Melbourne, anche se per ritiro) e Federer. E l’unico croato insieme a Cavallo Pazzo ad aver raggiunto tre finali Slam, «ma Goran aveva tre personalità – scherza – a me ne basta una». Ha iniziato l’anno con l’ obiettivo «di vincere un altro Slam», gli manca una partita «Rispetto agli US Open del 2014 ora gioco meglio, perché riesco a tenere alta il livello per tutta una stagione». A Wimbledon non riuscì a dare il meglio anche per colpa di una vescica, «ma non cerco vendetta. Federer è sempre una grande sfida, io sono felice di giocare un’altra finale Slam». Con il sospetto che potrebbe non essere l’ultima.

Chung s’arrende a Federer e si ritira per una vescica. In finale Roger contro Cilic (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Al monaco del tennis non manca il senso della realtà. Ha capito che avrebbe perso dopo i primi tre game. Se n’è accorto subito perché qualunque colpo eseguisse, qualsiasi iniziativa prendesse, Federer non faceva una piega. Dev’essersi sentito come un libro già letto, frate Chung, un clone che l’altro aveva già visto all’opera, chissà quando, chissà dove. Si è sentito nudo, con i glutei scoperti davanti a non meno di dieci emittenti coreane giunte di gran carriera per questa semifinale, e ha perso la testa. Si è ritirato. A LEZIONE Nei referti ufficiali si farà cenno a una vescica al piede, che per i tennisti a inizio stagione, sul cemento, è come il raffreddore in un asilo ai primi accenni di fredda. Del resto, nessuno ha ancora scoperto un modo per mettere a referto un ritiro per sopraggiunto stordimento, o perché l’avversario gli ha intorcinato i pensieri. Via, lasciamo che un pizzico di sana ipocrisia faccia il suo corso, e prendiamo atto che una vescica al piede, quando serve, è pur sempre una vescica. Poteva approfittarne Hyeon Chung. La lezione era gratuita. Avrebbe perso il match, e magari un pizzico di autostima, ma avrebbe imparato cose nuove. Intanto, che esiste un tennis al di là della propria immaginazione, poi, che un conto è guardarlo, uno come Federer, altro invece è provarlo su un campo. Avrebbe imparato che se vuole diventare davvero forte, come in tanti credono possa diventare, occorre trovare presto qualche rimedio tecnico e tattico contro quei giocatori che cambiano schema a ogni colpo, anche se sono pochi, si contano sulle dita di una mano, e sono quasi tutti in età da prepensionamento. L’ORGOGLIO Ma Chung è anche orgoglioso. Ha provato a sfondare sul lato del rovescio di Federer, e ha rimediato briciole. Dopo tre game si è giocato la carta della muraglia, coreana in questo caso, e ha scoperto che vi sono infiniti modi per aggirarla. Non lo sapeva, ne è rimasto colpito, forse frustrato. L’ultimo tentativo l’ha fatto all’inizio del secondo set, e si è ritrovato ad abboccare a ogni amo che Federer gli lanciasse, finte e attacchi al centro, infilate di rovescio in contropiede. Si è consegnato al medico per spezzare l’incantesimo, ha mostrato la sua brava ferita. Di lì a poco ha detto basta. Federer ha ringraziato commosso. I turni stabiliti dal tabellone davano un intero giorno di riposo in più a Cilic, promosso giovedì. L’idea fissa era quella di evitare che Chung la trascinasse per le lunghe. Federer ci stava riuscendo per vie naturali, ma il ritiro di Chung ha ridotto il match a un allenamento. Un’oretta sotto il tetto della Laver Arena, per coprirsi dalla pioggia e stop. L’OBIETTIVO Che altro avrebbe potuto desiderare di più? E giunto in fondo al torneo senza perdere un set, meglio di un anno fa, e anche se evita di parlarne, preferendo evitare eccessive pressioni («E speciale poterci provare» è tutto ciò che si concede), l’obiettivo del ventesimo Slam è a un passo. In Australia ha giocato 14 semifinali, sale a 7 finali, ne ha vinte 5, la sesta non è lontana Allargando la visuale, domenica le finali giocate negli Slam diventeranno trenta, e sono numeri che fanno impressione. «Spero di giocare bene sin dai primi game, contro Cilic. Lui ha un bell’atteggiamento, vinca o perda ha l’aria del vincitore. Ci siamo visti alle Maldive, a novembre, eravamo in vacanza, ma ci siamo allenati lo stesso. È stato bello». L’AZZURRINA Non crediamo che Chung conosca la nostra Elisabetta Cocciaretto. Prima di tutto perché è una ragazza, e lui ha ammesso che non ha tempo per queste cose. Poi perché giocano in separate sedi. Ma vi fosse una scuola per giovani tennisti, e un corso didattico sui misteri del Grand Slam, consiglieremmo a entrambi di iscriversi. Studierebbero materie tipo.. Nello Slam mai dare nulla per scontato; Il match point, questo sconosciuto; e la più classica fra tutte… Giocare è un conto, vincere un altro. Spigliata e umile, Elisabetta ha capito l’antifona. Ha buttato al vento una semifinale (junior) già vinta. Aveva dominato la cinese En Liang Shuo, aveva archiviato il primo set e teneva saldamente in mano il secondo. Sul 5-4 e poi sul 6-5 del secondo set, Elisabetta ha avuto due match point, e il primo l’ha consegnato con un doppio fallo. Errori che nello Slam si pagano, anche a livello juniores. La cinese ha ribaltato la situazione, e sul suo match point, nel 3 set, ha mostrato la cattiveria che serviva. Impareranno, Chung e Cocciaretto. Il tempo è dalla loro parte. Melbourne ha festeggiato l’Australian Day e in dono ha avuto Federer.

Federer s’allena contro Chung. Halep-Wozniacki, una è di troppo (Gianni Clerici, La Repubblica)

L’allenamento agonistico previsto prima che il Divino Federer affrontasse la sua trentesima finale di uno Slam non si è svolto. Non aveva torto un signore capace di richiedere un terzo del biglietto, sostenendo che aveva ammirato solo 2 set di Roger, e per di più con un tennista infortunato. Il più che inatteso Hyeon Chung aveva forse mostrato alla mamma Young-Mi il piede spellatissimo, sommerso di vesciche, un piede insomma che gli avrebbe permesso una partita a scacchi e non a tennis, ma aveva mantenuto uno straordinario ritegno nel parlarne. Quel che rimaneva di un incontro non l’ha certo visto scivolare, e nemmeno passare il peso del corpo nella battuta, che già non è il suo colpo migliore. Mentre Roger pareva più inattaccabile di sempre, il ferito riusciva a ricavare 21 punti a 33 nel primo, e, giunto a 12 a 22 nel secondo mostrava, in un arresto più lungo dell’abituale medical time, tutta l’oggettiva incapacità ad andare oltre, con un piede e mezzo. Le indicazioni che ancora si potevano ricavare sulla condizione del Divino prescindono da questa partita, e rimangono dunque quelle di ier l’altro, cioè dei 5 match senza perdere un solo set. Ancorché, tra i suoi avversari, il solo Berdych avesse mostrato in passato qualità tali da impensierirlo. Nell’attesa della finale di domani dedichiamo qualche riga alle ragazze, soprattutto alle due finaliste, che condividono la qualità negativa di non aver mai vinto uno Slam. Caroline Wozniacki ha 27 anni, ed è stata progettata tennista da un papà calciatore e una mamma pallavolista rifugiatisi nella felice Danimarca dai tempi di uno scoraggiante dopoguerra polacco. Simona Halep di anni ne ha uno meno, è nata in una provincia romena da genitori modesti, ma si è trovata uno zio nel coach australiano Darren Cahill, grande tennista tradito dagli infortuni. Wozniacki è donna attraente, Halep ha certamente grandi doti, all’infuori del fascino. Carolina a Melbourne ha trovato nei suoi Dei un aiuto per risalire nel 3 set da 1-5 contro Jana Fett, sconosciuta croata. Simona è sopravvissuta cancellando 3 match point all’altrettanto ignota americana Lauren Davis in un 3 set vinto 15-13. E ancora con l’aiuto dei suoi Dei si è salvata da due match ball della Kerber in un match terminato 6-3,4-6, 9-7. Non possiedo sufficienti qualità, né un’esperienza approfondita del tennis femminile per profetare il nome della vincitrice di una simile finale. Posso solo ricordare che, per gli statistici della Wta, è la prima volta che in una finale Slam si affrontano due tenniste che hanno entrambe salvato match ball avversi. Termino ricordando, nel doppio femminile, la vittoria di Mladenovic e Babos, così spiegata: «Siamo amiche dall’età di sette anni». Ricordate Errani e Vinci? oggi Finale donne Halep-Wozniacki (9.30, Eurosport)

 

 

 

 

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L’espulsione di Djokovic dall’Australia (Crivelli, Mastroluca, Rossi, Piccardi)

La rassegna stampa di lunedì 17 gennaio 2022

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DjoKOvic (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Cacciato dal suo giardino dell’Eden. Gli Australian Open vinti per nove volte, non saranno più il paradiso di Novak Djokovic, certamente non per quest’anno e forse per sempre. Il re è nudo, spogliato e stordito dalla sentenza definitiva di una Corte australiana che ha ritenuto legittima la seconda revoca del visto per ragioni di salute e ordine pubblici disposta discrezionalmente dal Ministro per l’immigrazione Alex Hawke e di conseguenza ne ha determinato l’espulsione immediata dal paese. Alle 7.53 italiane di ieri, le 17.53 di Melbourne, tre giudici hanno stabilito che la decisione sul merito o sul buon senso del provvedimento del ministro non rientrava nelle funzioni della Corte e che in ogni caso si trattava di una sanzione rispettosa della legge.

[…]

 

Si chiude così, dopo 12 giorni irreali, una delle pagine più buie e controverse della storia recente del tennis e dello sport. iniziata il 4 gennaio quando il numero uno del mondo pubblicò sul suo profilo Instagram la foto della partenza per Melbourne con un’esenzione medica da non vaccinato, scatenando un inferno prima mediatico e poi politico. Lo stesso Novak che sempre sui social ha espresso a caldo le sue idee: «Sono estremamente deluso dalla decisione della Corte di respingere il ricorso contro la decisione del ministro di revocare il mio visto, per cui non putrb rima nere in Australia e giocare gli Australian Open. Rispetto la sentenza della Corte e collaborerò con le autorità competenti per il mio rimpatrio. Mi prenderò del tempo per riposare e recuperare. Mi spiace che tutta l’attenzione sia stata su di me nelle ultime settimane. spero che adesso possiamo tutti concentrarci sul gioco e sul torneo che amo. Vorrei augurare il meglio ai giocatori. agli ufficiali, allo staff, ai volontari e ai tifosi».

[…]

Soprattutto, gli viene impedito di puntare nell’immediato al 21′ Slam, cosi da staccare gli arcirivali Rafa e Federer nella classifica dei plurivincitori e, ancor più grave per lui, non avrà la possibilità di tentare di nuovo il Grande Slam sfiorato nel 2021. l n classifica. scaduti a metà febbraio i punti del successo di un anno fa, rischia di perdere ii numero uno ai danni di Medvedev o Zverev, se uno dei due vincerà gli Australian Open. Senza contare i possibili danni economici, dal 4 milioni che potrebbe perdere di soli montepremi da qui a marzo (qualora avesse vinto in Australia e poi i due Masters 1000 americani di Indian Wells e Miami) o i 30 milioni di sponsorizzazioni se l’impatto della vicenda comporterà un crollo del suo appeal da testimonial, anche se per adesso nessuna delle aziende che lo supportano ha annunciato la volontà di staccarsi,

[…]

ll presidente dell’Atp Andrea Gaùdenzi ha affidato il suo pensiero a un comunicato ufficiale: «Le sentenze delle autorità legali in materia di salute pubblica devano essere rispettate… Indipendentemente da come si sia arrivati a questo punto, Novak e uno dei più grandi campioni nel nostro sport e la sua assenza dall’Australian Open è una perdita per il tennis… Gli auguriamo il meglio e auspichiamo di rivederlo presto in campo. L’Atp continua a raccomandare fortemente la vaccinazione a tutti i giocatori». Punto e a capo.

Djokovic “E ora buon Open a tutti” (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Djokovic ha lasciato l’Australia. È ripartito ieri con un volo Emirates per Dubai, decollato alle 22.30. Undici giorni prima, quasi alla stessa ora, atterrava a Melbourne convinto di poter disputare l’Australian Open senza doversi mettere in quarantena grazie a un’esenzione medica. Secondo Alex Hawke, ministro per l’immigrazione che aveva deciso di esercitare il suo potere personale consentito dal MigrationAct del 1958 per chiedere l’espulsione del numera 1 del mondo. Giusto o sbagliato che sia, ha affermato il legale del Governo Stephen Lloyd durante l’udienza, «molti lo considerano un sostenitore di vista contrari ai vaccini». LA SENTENZA. Dunque, la sua presenza in Australia, visti Il suo prestigio e la sua influenza, avrebbe potuto stimolare un consenso maggiore verso le tesi anzi-vacciniste e incoraggiare le persone”, ha concluso Lloyd, «a emulare la sua apparente noncuranza verso i protocolli di sicurezza»

Il chiaro riferimento è all’intervista con annesso servizio fotografico che Djokovic ha effettuato a Belgrado il 18 dicembre per il quotidiano francese L’Fquipe pur sapendo di essere risultato positivo due giorni prima.

[…]

La reazione di Nole: «Sono estremamente deluso dalla decisione – ha dichiarato Novak Djokovic, che ha diffuso una nota per i media, rinviando al futuro, dopo un periodo di riposo, ogni ulteriore commento -. Rispetto la sentenza, e mi spiace che tutta l’attenzione nelle ultime due settimane si sia concentrata su di me. Orad possiamo tutti concentrare sull’Australian Open, un torneo die ama Auguro il meglio ai giocatori, agli ufficiali, allo staff ai volontari e ai tifasi.

[…]

LE REAZIONI POLITICHE. Numerose le reazioni politiche in Australia. Il primo ministro Scott Morrison ha sottolineato i grandi sacrifici durante la pandemia dei cittadini. Ora, ha spiegato, «gli australiani si aspettano che i risultati di questi loro sacrifici siano protetti». Anche il ministro Hawke ha sottolineato gli stessi concetti, e rinforzato l dea che la severitä nelle politiche di gestione degli ingressi al confine sia un fattore determinante perla coesione sociale. LE REAZIONI SPORTIVE. Sul piano sportivo, Tennis Australia si è limitata ad affermare che rispetta la sentenza. L’ATP ha accolto con una nota prudente quella che ha definito »una serie profondamente spiacevole di eventi. La sua assenza è una sconfitta per il tennis». Fra i tennisti, Djokovic ha ottenuto l’appoggio di John Inner e Reilly Opelka, che hanno elogiato le sue qualità umane prima ancora che tecniche. ll canadese Vasek Pospisil, il suo braccio destro nella nuova Professional Tennis Players Association, ha evidenziato un punto chiave. «E stata una decisione politica. Se non gli fosse stata data un’esenzione, Novak non sarebbe partito per l’Australia: sarebbe rimasto a casa e nessuno avrebbe parlato di questo caos» ha det

[…}

Ma il vero sconfitto, ha dichiarato Patrick Mouratoglou, coach di Serena Williams, non è ll serbo. «Chi davvero perde in questa storia è il torneo — ha scritto -. Spero almeno che da questo momento si torni a parlare di tennis»

Non Djoko più (Paolo Rossi, La Repubblica)

Lo status di numero uno gli è rimasto, ma di pericolo pubblico però. E per questa ragione lo hanno espulso. Novak Djokovic non difenderà il titolo di campione 2021 degli Australian Open: è stato sconfitto dal governo australiano e dalla tesi che, non essendo vaccinato, avrebbe reso «controproducenti tutti gli sforzi intrapresi per la vaccinazione del popolo aussie». Insomma, lo hanno trattato come fosse un influencer qualsiasi, e in fondo, anche la difesa legale del tennista serbo ha fatto cenno a «ragionamenti orwelliani». Comunque sia, i tre giudici hanno trovato l’unanimità nel legittimare il potere discrezionale che è nelle funzioni del ministro dell’Immigrazione, Alex Hawke, e dunque: game-set-match.

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Djokovic poi paga quel selfie pre-partenza e tutte le successive discrepanze per le quali ha anche dovuto scusarsi pubblicamente e, lo pensano tutti, la vicinanza con le elezioni politiche australiane a marzo. Non c’era un capro espiatorio migliore di lui, per il premier Morrison e la sua squadra. Un’associazione di avvocati in effetti ha cercato di portare all’attenzione il rischio di questo precedente, che potrebbe essere usato anche per motivi prettamente più politici, ma questo lo vedremo in futuro. Djokovic è sulla strada dell’Europa, ora. Si è congedato dall’Australia senza polemiche, dicendo di accettare la decisione della corte, seppur «profondamente deluso». Ora intende riposare e recuperare lo stress di questi giorni. In realtà dovrà anche pianificare bene la sua agenda, essendogli saltato anche l’obiettivo primario, quello del Grande Slam. Spulciando il calendario, e saltando direttamente a febbraio, potrebbe decidere di iniziare la stagione a Rotterdam, e magari fare un salto a Dubai. Djokovic ha il green pass, avendo avuto il Covid a dicembre: quindi pub. Ma a marzo ci sono i due Masters 1000 americani: Indian Wells e Miami. Il governo Usa non ammette l’ingresso ai non vaccinati, anche se hanno contratto il virus: occorre un’altra esenzione.

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L’Australia espelle Djokovic, l’ira della Serbia (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Volo Emirates Melbourne-Dubai, sola andata. Dopo undici giorni di battaglia legale con il governo australiano, si conclude il Djokovicgate: il numero uno del tennis fallisce l’ultimo assalto alla diligenza, il collegio di tre giudici della Corte Federale stabilisce che il ministro dell’Immigrazione Alex Hawke aveva il diritto di revocare per la seconda volta il visto del campione per ragioni di «pubblica salute e ordine», la decisione non è appellata, espatrio inevitabile con il rischio di essere bandito dal Paese per tre anni.

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Alle 22.3o di domenica sera, mentre 128 tennisti vaccinati si preparano ad affrontare il primo grande torneo della stagione (incluso il siciliano Salvatore Caruso, che si ritrova scaraventato lassì? nel tabellone al nosto del *** fuoriclasse espulso come un corpo estraneo), l’unico no vax s’imbarca verso casa e un futuro incerto («Sono estre mamente deluso, mi prenderò del tempo per riposare e recuperare. Buon tennis a chi rimane») mentre da Belgrado tuona Aleksandr Vucic, il muscolare presidente della Serbia: «Lo hanno maltrattato per giorni per poi consegnargli una decisione che avevano preso dall’inizio: Nole può tornare a testa alta e guardare tutti noi serbi negli occhi». Nick Wood, l’avvocato australiano del giocatore, ha provato a far passare la tesi del reato d’opinione, Djokovic cacciato per le sue teorie anti vaccino senza mai essersi pubblicamente dichiarato no vax; gli ha risposto l’empirismo di Stephen Lloyd, legale del governo australiano: che il serbo sia contro i vaccini è dimostrato dai suoi comportamenti: avrebbe potuto presentarsi in regola con la richiesta del Paese meno disposto al mondo a trattare sull’argomento, e invece ha accettato l’esenzione offertagli incautamente da Tennis Australia, l’ente che organizza il torneo, la terza parte in causa che — insieme al governo centrale e a Djokovic — esce a pezzi da questa storiaccia

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rimangono questioni irrisolte però non secondarie. I molti dubbi sul fatto che sia stato accettato anche se consegnato fuori tempo limite (la deadline era il io dicembre), la violazione dell’isolamento essendo andato in giro positivo prima a sua insaputa e poi consapevolmente (in Italia è un reato penale), la dichiarazione falsa in dogana (della quale ha incolpato il manager italiano). Se è lecito aspettarsi che Djokovic trasformi questa catena di incredibili leggerezze in una battaglia per la libertà quando, a fine torneo, tornerà a parlare, intanto Australia e Serbia se le danno di santa ragione.

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Rassegna stampa

Nole il lungo braccio di ferro (De Ponti, Mastroluca). Nadal: «Pensiamo a giocare» (Crivelli). Chris Evert, la sfida più dura (Pierelli)

La rassegna stampa di domenica 16 gennaio 2022

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Nole il lungo braccio di ferro (Diego De Ponti, Tuttosport)

Nel tabellone c’è, ma Novak Djokovic il suo torneo lo sta già giocando tra centri per migranti e ricorsi. Nella notte il suo caso è stato esaminato dalla Corte federale australiana che potrebbe aver messo fine a questo duro confronto. Djokovic rischia tre anni di espulsione dal Paese. Ieri il campione serbo era tornato in stato di fermo al Park Hotel di Carlton, il centro che ospita i migranti senza visto. Una decisione arrivata dopo il colloquio con i funzionari dell’Immigrazione. l legali del governo hanno sostenuto che, secondo il ministro Alex Hawke, «la presenza di Djokovic può portare ad aumentare il sentimento anti vaccini nella comunità australiana, con cortei e manifestazioni di protesta che potrebbero a loro volta diventare una fonte di trasmissione del virus». Ieri si sono svolte due manifestazioni di protesta a favore del giocatore serbo. A farla da padroni slogan come “Novak libero” e striscioni contro le limitazioni per la pandemia. Persone si sono riunite anche nei pressi del Park Hotel. I legali di Djokovic contestano la tesi del ministro Hawke e hanno presentato un dossier di oltre 250 pagine, inserendo anche sondaggi realizzati dai media locali che dimostrerebbero il desiderio degli australiani di vedere il numero 1 del mondo in campo, ma anche prospettano pericolose ripercussioni economiche e organizzative per il futuro degli Australian Open. Per i legali l’espulsione del serbo «darebbe l’impressione di un processo decisionale politicamente motivato». Una tesi sostenuta anche da alcuni colleghi tennisti come Alexander Zverev. ll tedesco si schiera dalla parte di Djokovic «È qui e deve giocare. Aveva il suo visto, era in regola, non credo che sarebbe partito senza le garanzie necessarie per poter giocare il torneo».

«Djokovic è un pericolo per l’Australia» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Due manifestazioni hanno acceso la giornata di sabato a Melbourne. Una sotto il Park Hotel, il centro che ospita i migranti senza visto dove Novak Djokovic è stato nuovamente trasferito dopo la seconda revoca del visto, l’altra davanti alla Rod Laver Arena. A Melbourne Park, dove nella notte italiana scatterà l’Australian Open, si sono riunite circa duecento persone in corteo per protestare contro i vaccini anti-COVID. La protesta è coincisa con l’annuncio delle motivazioni con cui il ministro per l’immigrazione Hawke ha deciso di proporre respulsione del numero 1 del mondo. Come emerso nell’udienza preliminare alla Federal Court dove si è discusso il secondo ricorso del serbo davanti a tre giudici d’appello, Hawke temeva che la presenza di Djokovic potesse far crescere il consenso verso le posizioni dei no-vax. Il profilo di Djokovic, ha sostenuto Hawke, e la sua popolarità «potrebbero far aumentare cortei e manifestazioni di protesta che a loro volta rischierebbero di diventare una fonte di trasmissione del virus». Gli avvocati della difesa, nelle 268 pagine di affidavit presentato nell’udienza di sabato, hanno contestato questa tesi che può, a loro dire, danneggiare la reputazione dell’Ansiralian Open e mettere a rischio la stessa possibilità che continui a ospitare il primo Slam nel calendario del tennis mondiale. Nella notte italiana di ieri il serbo è comparso davanti alla Federal Court, un tribunale di grado superiore, per discutere íl suo secondo appello. Posizioni diverse tra i colleghi del serbo. Secondo Zverev, «il caos è scoppiato perché è una star – ha detto – non penso che sarebbe partito senza garanzie». Rafa Nadal usa invece la forza del buon senso, e colpisce proprio per la mite ragionevolezza con cui affronta un tema così caldo: «Questa storia è andata un po’ troppo avanti, penso sarebbe importante parlare di tennis anche se il nostro sport conta “zero” rispetto a quello che stiamo affrontando . Abbiamo tutti dovuto affrontare momenti difficili negli ultimi due anni. E comunque non c’è giocatore che sia più importante di un torneo. Novak è senza dubbio uno dei più grandi campioni della storia, ma nemmeno lui, nemmeno io o Roger o Bjorn Borg prima, siamo più importanti di uno Slam. I giocatori col tempo se ne vanno e vengono sostituiti da altri. Il tennis va avanti: l’Australian Open sarà grande con o senza di lui».

Nadal: «Pensiamo a giocare» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ritorno al Park Hotel. Da qualunque parte lo si guardi, un remake di un film dell’orrore sportivo di cui si sarebbe fatto volentieri a meno a poche ore dall’inizio degli Australian Open, che scattano stanotte all’una italiana ma sono stati cannibalizzati dal caso più surreale e imprevedibile della storia del tennis, il visto negato dall’Australia al numero uno del mondo . Una saga dalla risonanza debordante capace di monopolizzare da 11 giorni tutte le attenzioni planetarie e che in queste ore, con la sentenza definitiva sulla legittimità della seconda revoca esercitata discrezionalmente dal Ministro dell’Immigrazione Alex Hawke, dovrebbe finalmente essere giunta a compimento. I legali del serbo, nel giorno di vigilia, hanno ottenuto un successo procedurale importante anche psicologicamente: il nuovo ricorso è stato dibattuto dalla Corte Federale in seduta plenaria, cioè con un consiglio di tre giudici. Significa che in nessun caso le parti in causa potranno presentare un altro appello, e infatti l’accusa si era opposta. I patrocinanti del serbo hanno depositato una memoria di 286 pagine che dettaglia la linea difensiva già emersa nel pre-dibattimento: la scelta della revoca del visto sulla base della presunta pericolosità sociale di Djokovic in quanto convinto no vax in grado di mobilitare sentimenti contrari alla politica sanitaria australiana, è «irragionevole». Intanto perché anche un’eventuale espulsione, da quel punto di vista, potrebbe farne un martire e poi perché è dal marzo 2020, inizio della pandemia, che Nole non esprime opinioni generali sul vaccino. I legali dell’accusa, ovviamente, non recedono e nella loro documentazione hanno confermato che la sua presenza è una minaccia all’ordine e alla sanità pubbliche. Nel frattempo, siccome c’è uno Slam incombente, le operazioni procedono e ieri molti big si sono sottoposti alla classica conferenza stampa pre-torneo, dove come prevedibile l’argomento Djokovic è stato l’oggetto della prima domanda per tutti. tanto che pure il sempre educatissimo Nadal ha finito per risentirsi un po’: «Penso che la situazione sia andata troppo oltre. Onestamente sono un po’ stanco di tutto questo perché credo che sia importante parlare del nostro sport. Djokovic è uno dei migliori giocatori della storia, senza dubbio. Ma non c’è nessun giocatore nella storia che è più importante di un evento. Se non lo farà, l’Australian Open sarà comunque un grande torneo, con o senza di lui. Lo rispetto come persona, come atleta, senza dubbio. Ma ognuno sceglie la propria strada. Gli auguro tutto il meglio e davvero lo rispetto, anche se non sono d’accordo con molte delle cose che ha fatto nelle ultime due settimane. Se la soluzione per uscire dalla pandemia è il vaccino, quella deve essere». Più diplomatico Medvedev: «Aspettiamo di capire cosa succede, bisogna rispettare le regole, ma per quel che so ha un’esenzione valida e quindi può giocare». Sasha Zverev, invece, è dalla parte dell’amico Nole: «È qui e deve giocare, non credo sia giusto quello che sta accadendo. Aveva il suo visto, era in regola. lo non credo che sarebbe partito senza le garanzie necessarie. Il problema è che è una star, altrimenti questo caos non sarebbe scoppiato». Tsitsipas invece è decisamente sull’altra sponda: «Non mento: da due settimane si parla solo di lui e non di tennis giocato, ed è una vergogna».

Evert shock, la sfida più dura. «Ho un cancro alle ovaie» (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

E’ la partita più importante della sua vita, lei che ne ha giocate moltissime sui campi di tutto il mondo negli anni Settanta e Ottanta. Chris Evert, uno dei miti del tennis femminile, ha rivelato al mondo che sta lottando contro un cancro alle ovaie. La vincitrice di 18 Slam, che adesso fa la commentatrice tv, ha anche voluto tranquillizzare tutti. «Raccontare la mia storia è un modo per aiutare gli altri – ha detto la 67enne ex numero 1 del mondo -. Mi è stato diagnosticato un cancro alle ovaie al primo stadio. Mi sento molto fortunata perché la malattia è stata scoperta in fase ancora iniziale e mi aspetto buoni risultati dal ciclo di chemioterapia. Sono fiduciosa». La Evert è poi entrata nei dettagli anche in un colloquio con Espn, emittente con cui collabora da una decina d’anni: provvidenziale un’isterectomia preventiva. Che ha dato esiti confortanti visto che il cancro non si è propagato in altre parti del suo corpo. L’ex campionessa americana ha avuto la terribile notizia un mese fa. A preoccuparla, anche il precedente della sorella Jeanne, morta nel febbraio 2020 per lo stesso male a 62 anni. «Quando faccio la chemio penso a lei e sento che mi darà una mano a superare questa difficile prova». La Evert è in cura alla Cleveland Clinic Florid, a Fort Lauderdale, seguita dal dottor Joel Cardenas che l’ha operata il 13 dicembre scorso. «Se non fossimo intervenuti – ha detto il chirurgo – tra tre mesi o poco più il tumore, anziché lo stadio 1, avrebbe raggiunto il 3 o il 4. Se si sta fermi raggiunge l’ addome» . La Evert ha comunque voluto tranquillizzare ulteriormente («Mi vedrete qualche volta in collegamento su Espn per qualche commento sugli Australian Open») e poi ha chiesto comprensione: «Spero capirete il mio bisogno di concentrarmi sulla salute e sulle cure». Coraggio Chris.

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Rassegna stampa

Cartellino arancione (Crivelli). Djokovic col fiato sospeso (Mastroluca). Murray, la scalata. “Sto tornando”(Viggiani). Djokovic espulso ma resiste (Rossi, Azzolini, Calabresi, Martucci). Bolelli-Fognini, l’Italia ha l’usato sicuro (Guerrini)

La rassegna stampa del 15 gennaio 2022

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Cartellino arancione (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Espulso. Per la seconda volta. Ma rimanendo ancora sospeso nel limbo della più snervante incertezza, in attesa dell’udienza decisiva di stanotte (in Italia) che risolverà finalmente una delle vicende più surreali e scioccanti della storia dello sport. Com’era prevedibile fin dal 10 gennaio, il giorno in cui venne annullata da un tribunale la cancellazione del visto di Novak Djokovic decisa all’ingresso in Australia dalla Polizia di Frontiera, ieri il Ministro dell’Immigrazione Alex Hawke ha esercitato il potere discrezionale di revoca, innestando un nuovo capitolo di una saga infinita con al centro del ring la battaglia tra il giocatore più forte del mondo e il governo di Canberra, mentre gli Australian Open incombono a grandi passi ma non sono mai sembrati così lontani dall’interesse della gente. Le mosse australiane […] Queste le parole ufficiali del Ministro: «Ho esercitato oggi il mio potere in base al Migration Act per cancellare il visto di Novak Djokovic per questioni di salute e di buon ordine, considerando che fosse di pubblico interesse farlo». Scott Morrison, il Primo Ministro, ha aggiunto che i suoi concittadini hanno fatto tanti sacrifici durante la pandemia, e adesso si aspettano giustamente che i risultati di questi sacrifici vengano preservati». Una strategia d’attacco confortata dagli ultimi sondaggi: su un campione di 60.000 intervistati a Melbourne, l’83% ha dichiarato di augurarsi l’espulsione del campione di 9 Australian Open. E anche la tempistica ha il suo significato: le autorità australiane si auguravano forse che il Djoker nei giorni scorsi risolvesse personalmente la questione andandosene spontaneamente senza attendere la nuova revoca e poi hanno aspettato il venerdì sera per rendere più complicato l’eventuale ricorso, portandolo a ridosso, se non oltre, l’inizio degli Australian Open, lunedì mattina (domani notte da noi). Gli avvocati Contrattacco lucido, ma speranze ridotte E invece, dal punto di vista procedurale, la difesa ha messo a segno un punto a favore. Intanto, i legali del serbo sono riusciti a farsi ascoltare d’urgenza dal giudice Kelly, proprio quello del primo verdetto, appena tre ore dopo la cancellazione del visto, mentre la Corte avrebbe voluto trasferire subito il caso a un Tribunale Federale, allungando i tempi ben oltre l’inizio del torneo. Nel frattempo, hanno ottenuto che Djokovic non fosse espulso fino al giudizio definitivo. Ieri sera alle 22 italiane le 8di sabato in Australia, Nole è stato poi portato a un commissariato della Polizia di Frontiera, da dove ha raggiunto una nuova struttura di detenzione diversa dal Park Hotel e non comunicata per non attizzare il circo mediatico. Lì, potrà comunicare con gli avvocati fino all’ora dell’udienza presso la Corte federale presieduta dal giudice David O’Callaghan, fissata alle 10.15 di domani a Melbourne, le 24.15 di stanotte in Italia, quando il numero uno del mondo sarà interrogato in streaming: sentenza attesa dopo qualche ora. […] Un crinale complesso, perché il Governo potrebbe avere gioco facile nel dimostrare che le mosse false di Noie dopo la positività rendono plausibile il provvedimento. Perdesse, oltre all’espulsione il Djoker rischierebbe tre anni di bando dall’Australia (e dal suo Slam). Vincesse, dovrebbe andare in campo dopo poche ore (la sua parte di tabellone gioca già lunedì) e con il peso psicologico di due settimane laceranti. Ai confini della realtà.

Djokovic col fiato sospeso (Alessandro Mastroluca, Il Corriere dello Sport)

 

 Novak Djokovic è di nuovo al punto di partenza. Il ministro per l’immigrazione Alex Hawke ha esercitato il suo potere personale e gli ha revocato il visto. I suoi avvocati hanno presentato un ricorso d’urgenza contro la decisione, discusso davanti allo stesso giudice della Federal and Family Court che gli aveva dato ragione la prima volta. Ma dopo la prima udienza ha deciso di trasferire il caso a un tribunale federale, di grado piú elevato. Il serbo, che non sarà rimpatriato prima della fine del procedimento, resterà in una struttura ancora non resa nota da cui potrà uscire per recarsi nello studio dei suoi avvocati dove sarà però sorvegliato da due ufficiali dell’Australian Border Force, la polizia di frontiera zione dal Paese. Da qui, alle 9 di domani mattina ora di Melbourne, le 23 di stasera in Italia, assisterà all’udienza che il resto del mondo potrà seguire in streaming sul canale Youtube della Federal Court. Se il ricorso non dovesse essere accolto, Djokovic rischia fino a tre anni di interdizione dal paese. POSIZIONE DEL MINISTRO. Il ministro Hawke ha preso la decisione di revocare per la seconda volta il visto del serbo in base alla sezione 133C(3) del Migration Act, la fondamentale legge australiana sull’immigrazione, citando motivi di “salute, sicurezza e di buon ordine, considerando che fosse di pubblico interesse farlo” si legge nel comunicato con cui annuncia la sua scelta. […] Secondo l’avvocato Wood, che ha curato la difesa di Djokovic in entrambi gli appelli, si tratterebbe di una decisione influenzata dalla politica. Per revocare il visto, ha detto Wood, il ministro ha sostenuto che la presenza di Djokovic potrebbe aumentare il sostegno verso posizioni no-vax in Australia. Una giustificazione, ha detto Wood nel corso dell’udienza, «evidentemente irrazionale. Non ci sono basi per affermare che l’eventuale espulsione di Djokovic non porti a un consenso ancora più ampio verso queste tesi». GLI SCENARI. Secondo l’avvocato David Prince, per i legali di Djokovic sarà difficile di dimostrare che la revoca del visto al serbo non sia di interesse pubblico. Il problema, ha sottolineato a West Australia Today, sta nella legge nazionale, molto vaga nel fissare i confini su quello che può rientrare negli ambiti di questa definizione. […] COME CAMBIA IL DRAW. Tennis Australia, la federazione tennis nazionale che organizza il torneo, rimane sotto pressione dopo le accuse di Bernard Tomic che ha giocato un match nelle qualificazioni pur avendo contratto il Covid e mostrandone i sintomi. Ora il tabellone maschile rimane soggetto a possibili cambiamenti. Gli organizzatori hanno annunciato che la parte alta dei due tabelloni di singolare maschile e femminile si completerà lunedì 17. Se Djokovic dovesse essere espulso prima che venga pubblicato l’ordine di gioco della prima giornata, il russo Andrey Rublev prenderebbe il suo posto, Gael Monfils diventerebbe dunque il primo avversario di Gianluca Mager, il kazako Alexander Bublik occuperebbe il posto ora del francese, e al suo entrerebbe un lucky loser. Il ripescato potrebbe essere Salvatore Caruso, che porterebbe a quindici il totale di azzurri in campo in singolare a Melbourne. Se invece, il verdetto del tribunale dovesse arrivare dopo la pubblicazione dell’ordine di gioco di lunedì, allora il lucky loser entrerebbe al posto di Djokovic senza ulteriori modifiche.

Murray, la scalata: “Sto tornando” (Mario Viggiani, Il Corriere dello Sport)

Ventisette-mesi-ventisette, dopo Anversa 2019, Andy Murray oggi nell’ATP 250 di Sydney torna a disputare una finale del circuito. «Comunque vada, è una grande settimana per me. Sto giocando sempre meglio, ho battuto buoni giocatori, a questo punto spero proprio di salire un altro gradino…», sono state le sue parole a commento della semifinale vinta ieri contro il gigante Reilly Opelka, al quale per abbatterlo non sono bastati 20 ace e tre set tiratissimi per 2h24′ di gioco. IL LUNGO DIGIUNO Diciamo subito che i ventisette mesi risentono del calendario fortemente condizionato dalla pandemia: almeno nel 2020, quando l’ex numero 1 del mondo ha disputato solo Masters 1000 Cincinnati, US Open, Roland Garros e 250 Colonia, ma un bilancio di 3 partite vinte (con lo scalpo eccellente di “Sascha” Zverev) e 4 perse. Per il resto, nel 2021 invece il 34enne scozzese è addirittura ripartito dal challenger di Biella (sconfitto in finale da Illya Marchenko), chiudendo l’annata con 20 vittorie e 16 sconfitte: ha fatto terzo turno a Wimbledon e Indian Wells, quarti invece a Metz e Stoccolma (qui ha battuto Jannik Sinner). DISCESA & SALITA. L’anca destra operata due volte, gennaio 2018 e gennaio 2019, ci ha messo un po’ prima di restituirci un Murray competitivo. Certo, non quello che è stato capace di conquistare tre Slam (US Open 2012, Wimbledon 2013 e 2016) e un doppio oro olimpico (Londra 2012 e Rio 2016), e ancora di vincere 46 tornei e essere finalista in alti 22. Finito fuori dai Top Ten il 6 novembre 2017 e dai primi 100 il l’11 giugno 2018, Andy era rotolato giù fino a n. 839 il 16 luglio 2018 e il 30 settembre 2019 era ancora n. 503. Da allora non è stato meglio di 102, il 12 luglio 2021, ma la classe è quella di sempre e la tigna pure. […]. DJOKOVIC. Per forza di cose, dopo la revoca del visto, Murray è stato sollecitato a parlare ulteriormente della tempesta che chissà ancora per quanto travolgerà il mondo di Novak Djokovic Curiosamente, i due sono quasi coetanei al 100%, meno… una settimana: lo scozzese, è nato il 15 maggio 1997, il serbo il 22. «È un brutta storia. per tutti, ma non è il momento di infierire su Novak Non ho intenzione di star qui seduto e cominciare a prenderlo a calci mentre è a terra. E una situazione che si trascina da troppo tempo: non è un bene per il tennis, non lo è per gli Aus Open, e neanche per lui. Non so quale strada abbia percorso, quanto tempo ci voglia per il ricorso, se può allenarsi o no giocare lunedì So solo che serve una soluzione». Netta, invece, la posizione di Andy sull’argomento vaccini, con l’invito a immunizzarsi «Quando in Gran Bretagna mi sono sottoposto al booster di richiamo, l’infermiere che me l’ha inoculato mi ha detto che tutti i pazienti in terapia intensiva erano non vaccinati. Per me ha senso che ognuno si vaccini in quanto, se è vero che i giovani o gli atleti corrono meno rischi, dobbiamo comunque fare tutti la nostra parte. Ogni Paese ha le sue regole, per venire in Australia bisognava essere vaccinati e credo che l’abbia fatto la quasi totalità del primi cento giocatori, forse anche il 98%. Per il reato, preferirei parlare di tennis e non di quello che accade a un altro giocatore fuori dai campi”

Djokovic espulso ma resiste (Paolo Rossi, La Repubblica)

Golia ha dunque schiacciato Davide. Il governo d’Australia ha nuovamente revocato il visto d’ingresso a Novak Djokovic. […] Dunque: il ministro per l’Immigrazione, Alex Hawke, ha esercitato una sua personale prerogativa, quella di revocare il visto a un privato cittadino per (in questo caso) «motivi di salute e ordine, sulla base del fatto che era nell’interesse pubblico farlo». Ma la fionda di Djokovic ha riportato il suo caso di nuovo in tribunale, ottenendo anche il rinvio della sua detenzione fino all’udienza con il giudice. I suoi legali impugneranno la decisione del ministro con questa tesi: “Il visto è stato cancellato solo perché la presenza del numero 1 del mondo alimenta il sentimento anti-vaccinazione”, evitando/rinviando così l’espulsione del serbo, che ora andrà in tribunale per essere ascoltato e può essere sì formalmente detenuto, ma non espulso dall’Australia mentre l’azione legale è in corso. Djokovic si è visto revocare il visto in nome della sezione 133C (3) della legge sull’immigrazione.[…] La partita legale, una sorta di qualificazione per il tabellone degli Australian Open per Djokovic, si è aperta di nuovo, e lo scenario prevede — in caso di sconfitta — anche il divieto di ingresso in Australia per i successivi tre anni, a meno di una «ragione compassionevole». Sarebbe difficile immaginarlo in campo nello Slam edizione 2026. Per questo Nick Wood, uno degli avvocati del n. 1 del tennis, ha già anticipato la strategia difensiva: «Il ministro Hawke non ha preso in considerazione in alcun modo le conseguenze che la rimozione forzata di Djokovic potrebbe avere sul sentimento anti-vaccinazione, ed è palesemente irrazionale». L’avvocato ha poi rincarato la dose, criticando l’approccio al protocollo decisionale di Hawke. Gli avvocati difensori si sono riservati di presentare domanda formale e osservazioni al tribunale entro oggi. E così il caso è stato trasferito al giudice O’Callaghan, presso la Corte federale. In attesa del weekend, resta una grande confusione nel mondo del tennis giocato. Gli Australian Open sono rimasti in silenzio, con il tabellone sospeso: se Djokovic uscisse entrerebbe Salvatore Caruso, e il posto in più in alto nel tabellone spetterebbe ad Andrey Rublev, ma solo se questo accadrà prima che il torneo cominci. Per molti la defezione del serbo porterebbe a un torneo squilibrato, che meriterebbe un nuovo sorteggio (ma che non avverrà). Ma anche la politica australiana è ferma in un limbo. L’unico a parlare è il premier, Scott Morrison: «Gli australiani hanno fatto molti sacrifici durante questa pandemia e giustamente si aspettano che il risultato di quei sacrifici venga protetto. Questo è ciò che il ministro sta facendo oggi nel compiere questa azione. Le nostre forti politiche di protezione delle frontiere hanno mantenuto gli australiani al sicuro, prima del Covid e ora durante la pandemia». E poi ha chiesto bocche cucite anche a tutti gli altri esponenti di governo. Nel tennis non esiste il pareggio, ma una doppia sconfitta non s’era mai vista: è un esito inedito. Comunque vada, Djokovic (volente o nolente) ha scritto un’altra pagina di storia (negativa? Positiva?), ma a posteriori sarà il record di cui avrebbe fatto volentieri a meno.

L’Australia ha il match point (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non è tutto da rifare, non proprio. Ma tutto da riconsiderare sì. […] Il caso Novak Djokovic porta con se lo stesso scompiglio di un match che prende forma sotto la spinta di onde anomale, e obblighi a considerare normali, o inevitabili, i continui ribaltoni disseminati da una trama pazza e per alcuni aspetti ingannevole lungo la strada di un protagonista che in pochi giorni ha del tutto dismesso i panni del buono, per vestire altri, ben più sulfurei, tali da mostrare al grande pubblico le molteplici zone d’ombra che ne definiscono il carattere. È la perfetta visualizzazione delle forze contrastanti che entrano in gioco nei momenti più caldi dei match importanti, quelli che valgono titoli e storia. A un passo dalla conclusione, la folle partita del Djoker non vaccinato che vuole essere a tutti i costi il numero uno di un torneo nel Paese che ha eretto le barriere più alte contro la pandemia è passata di mano, e ha imposto che gli ultimi colpi vadano giocati sul tracciato predisposto dal governo federale australiano. Il primo match point è del ministro dell’immigrazione, Alex Hawke. Ha giocato di fino le sue carte, dicono. Ma Nole è un grande difensore, l’ha dimostrato in tante occasioni. Anche contro Federer. Sarà l’ultima sentenza a stabilire chi davvero abbia vinto questo match giocato tra Corti giudiziali. La decisione di Hawke è giunta alle 18 di venerdì, le 8 del mattino da noi. Poggia su un impianto ampio, e tira in ballo “motivi di salute e ordine pubblico“. Cancella da capo il visto concesso al serbo e non contesta a Djokovic solo le incongruenze presenti nel modulo fornito agli agenti della polizia di frontiera al suo arrivo all’aeroporto di Melbourne il 5 gennaio, quando Nole firmò il foglio nel quale affermava di non aver svolto viaggi prima di giungere in Australia). Né si concentra solo sull’ammissione dello stesso Djokovic di avere disattesole norme del suo Paese per aver concesso il 18 dicembre un’intervista all’inviato de L’Equipe pur sapendo (dal 16, poi corretto al 17 dicembre) di essere positivo. CARTA BIANCA Accanto a questi dati, emersi dalle indagini svelte, Hawke cala le proprie prerogative ministeriali, che gli lasciano carta bianca. E’ il dispositivo 1330 (3) della legge sull’immigrazione, che si rifà alla “salute pubblica” e ai soggetti che possono metterla in pericolo. E l’articolo che potrebbe costare a Nole il visto peri prossimi 3 anni, ed è anche l’articolo che ha indebolito la replica degli avvocati del serbo, convinti che il giudizio spettasse da capo al giudice Anthony Kelly, lo stesso che aveva restituito a Djokovic il visto con la prima sentenza presso la Corte Federale. Rapidamente richiesto di predisporre un secondo giudizio sulla vicenda Kelly ha deciso soltanto che il tennista non fosse espulso fino alla conclusione della bagarre legale e ha stabilito che possa seguire il nuovo processo da un luogo diverso dall’Hotel dei “senza visto dov era ospitato nei primi giorni.[…] Sarà dunque un nuovo giudice a farsene carico. Nella serata italiana Djokovic è stato interrogato dai funzionari dell’ufficio immnigrazione che gli hanno notificato il provvedimento governativo: è da considerare in stato di fermo. Poco dopo (intorno alle 10.15) era prevista un’udienza preliminare davanti al giudice David O’Callaghan. Poi Nole avrà la possibilità di confrontarsi coni suoi legali per organizzare la difesa per l’udienza finale, prevista per le 9 australiane di domenica. […] Continua Hawke: «Nel prendere questa decisione, ho considerato attentamente le informazioni fornitemi dal Dipartimento degli affari interni, dall’Australian Border Force e dal signor Djokovic. Il governo Morrison è impegnato a proteggere i confini dell’Australia dalla pandemia».Lo asseconda il primo ministro Scott Morrison «Prendo atto dia decisione del ministro su Novak Djokovic Questa pandemia è stata incredibilmente difficile per ogni australiano, ma siamo rimasti uniti e abbiamo salvato delle vite. Gli australiani hanno fatto molti sacrifici e giustamente si aspettano che il risultato di questi sforzi venga protetto. Ed è ciò che il ministro sta facendo oggi nel compiere questa azione». Una sentenza celere e favorevole a Djokovic lascerebbe 24 ore al n.1 del tennis per preparare il debutta previsto (da sorteggio)lunedi. Se invece il verdetto fosse negativo (l’Australia al momento conta l’85% di favorevoli all’espulsione del serbo), occorre vedere se esso arriverà prima o dopo il varo dell’order of play della prima giornata. Se prima, il posto di Djokovic sarà preso (da regolamento) dal numero 5, il russo Andrey Rublev, che a sua volta verrà rimpiazzato dal numero 17 Gael Monfils. Al posto di Monfils finirà il primo fuori dalle teste di serie, il kazako Bublik, e al posto di Bublik uno dei 2 “Iucky Loser” sconfitti all’ultimo turno delle qualifiche. Altrimenti, se l’ordine di gioco sarà già varato, toccherà direttamente al Fortunato Perdente prendere (per sorteggio, anche qui)il posto di Nole. I due sono Dzumhur e Caruso. Alla fine, la vicenda potrebbe concludersi con un italiano in cima al tabellone.

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