Halep e Wozniacki, in palio c'è tutto quanto

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Halep e Wozniacki, in palio c’è tutto quanto

Parole “gemelle” per la romena e la danese. Si giocheranno in un match secco il primo Slam della carriera e la posizione di numero 1 mondiale

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Il tennis sarebbe uno sport semplice, in teoria: la palla va di là, punto mio, la palla rimane di qua, punto tuo, chi vince l’ultimo è il più bravo e poco altro. I fatti dicono che ad alto livello tutto è dannatamente più complicato, però, soprattutto tra donne. Ad altissimo livello, specialmente negli Slam, è spesso un dettaglio imprevisto a trasformare l’esito di un incontro e di un torneo, eliminando sicure favorite e rimescolando l’enorme mazzo da 128 carte che compone il tabellone.

Quest’anno  invece le due carte rimaste all’ultimo sabato degli Australian Open sono le due più alte: Simona Halep e Caroline Wozniacki, numero uno e due uscire incolumi dai loro primi sei incontri. Le difficoltà non sono comunque mancate: Halep ha annullato tre match point consecutivi nell’eterno terzo set contro Lauren Davis in quello che si è rivelato il match di svolta per il suo torneo, dal quale sembrava dover uscire azzoppata e che invece la ha paradossalmente rigenerata, più altri due la scorsa notte ad Angelique Kerber. Ancor di più aveva rischiato Wozniacki, che al secondo turno contro la numero 119 mondiale Jana Fett era risalita da 1-5 e doppio match point contro nel parziale decisivo.

L’incontro finale tra di loro a Melbourne Park sarà in un certo senso la congiunzione tra ciò che il circuito femminile è da anni, nel bene e nel male, ovvero una intracciabile fonte di sorprese, e quello che ci si aspetterebbe sempre dalle famose proiezioni dopo il sorteggio, di solito puntualmente disattese. Di più: tra le due favorite dell’Happy Slam (dando retta alle teste di serie, perché al giro di settimana i bookmaker avevano dato probabile campionessa Elina Svitolina) non ci sarà soltanto in palio la Daphne Akhurst Memorial Cup. Ci saranno anche, in un colpo solo, il primo Slam della carriera, che manca a entrambe, e la possibilità di difendere o di riconquistare la migliore posizione della classifica mondiale.

 

Una posizione che la vincitrice potrebbe finalmente “giustificare” con il grande trofeo, per quanto Wozniacki abbia già conquistato pochi mesi fa le WTA Finals e Halep non sia certo digiuna di titoli importanti. Si diceva prima di come il tennis sia uno sport soltanto all’apparenza semplice, e in un certo senso la loro storia di classifica lo dimostra. È un computer, con calcoli ai quali spesso si fatica a star dietro, a stabilire di volta in volta chi è la numero uno al mondo e capita che possa essere qualcuna che all’apparenza ha ottenuto meno delle altre: nella storia del tour femminile ben sette sono state le regine senza neppure una corona Major, tra le quali proprio la romena e la canadese (gennaio 2012 l’ultima volta).

Pur prive di spunti davvero interessanti, le conferenze stampa post-match delle due, dopo le semifinali, hanno mostrato uno spirito simile. Halep e Wozniacki hanno dato risposte equivalenti alle domande poste loro dalla stampa, mostrando a posteriori un percorso quasi identico verso la finale che le attende tra poche ore. Non è soltanto l’essere sopravvissute all’eliminazione, ma l’approccio alla seconda occasione ad essere il primo punto di contatto: “Ci sono stati due momenti in cui ho pensato che l’incontro fosse finito” ha confessato Halep, “non avevo più alcun potere e tutto era andato a rotoli”. Superare lo spavento e uscire vincitrice la ha aiutata molto dal punto di vista mentale, e la romena è specialmente felice di non essersi arresa.

Il merito lo attribuisce al mood dell’Australia, e in particolare a quello di coach Darren Cahill. Mi sta aiutando moltissimo questo modo di pensare e di stare in campo. Prima ero un po’ troppo negativa, sto cercando di cambiare questo aspetto di me. L’ho già fatto in parte, ma devo lavorarci ancora” ha detto. L’influenza positiva citata dalla sua avversaria per il titolo è invece il futuro sposo David Lee, cestista dei San Antonio Spurs: “Si può imparare moltissimo dagli altri sport, ci sono sempre piccole cose che David mi dice e che mi lasciano così: Oh, giusto, non ci avevo mai pensato”. In riferimento al pericolo scampato ormai oltre una settimana fa, Wozniacki usa come metafora il casinò (dove peraltro rivela di essere stata due volte in questi giorni, vincendo un paio di migliaia di dollari):È come se stessi giocando con i soldi del banco. Non hai nulla da perdere, eri già fuori e hai avuto una seconda occasione”.

Per entrambe, l’occasione di questo sabato sarà in realtà la terza: entrambe hanno già perso due finali Slam in carriera, ma sembrano aver imparato a fare i conti con quei fantasmi. Wozniacki sa di essere stata sconfitta dalla giocatrice migliore in campo in entrambe le sue finali agli US Open (Clijsters nel 2009, Serena Williams nel 2014) e a farle male per anni, piuttosto, era stato il match point mancano in semifinale proprio a Melbourne contro Li Na nel 2011. “Penso sia stata la sconfitta più deludente della mia carriera” ha confessato, “sentivo che era il mio momento per arrivare fino in finale”. Ci sono voluti sette anni in più, ma alla fine ci è riuscita e forse stavolta avrà delle armi che la scorsa volta le sarebbero mancate.

Anche Halep, la cui sconfitta all’ultimo atto del Roland Garros è molto più recente, sembra aver maturato dalle sue esperienze una consapevolezza nuova con cui affrontare questa sfida. La situazione, come lei stessa ricorda, è la stessa di Parigi a livello di posta in palio. Ma non essere più la chiara favorita in campo, paradossalmente, potrebbe aiutarla: difficile credere alla frase di circostanza per cui “sarà soltanto un altro match”, ma di sicuro verrà alleggerita del peso del pronostico che la schiacciò nel giorno del trionfo di Jelena Ostapenko. L’ostacolo principale tra lei e la sua prima vittoria Slam – “varrebbe molto più del numero uno”, si è sbilanciata – sembra piuttosto il problema alla caviglia che ha velato di dubbio i suoi ultimi incontri.

“Al momento il piede destro sta un po’ peggio, perché ho spinto tutto su quello. Perciò è dura, ma ad essere sincera adesso non voglio pensarci” sono state le parole con cui Halep ha chiuso la questione. Dopo i cinquanta vincenti (!) contro Angelique Kerber in semifinale, sarebbe un peccato non poterla vedere al meglio quando più conta. “Magari sabato andrà meglio, non si sa. Ma se ce l’ho fatta a tornare di nuovo in finale, vuol dire che ho la forza di ripetere questo risultato e se non sarà sabato il giorno giusto, rimarrò fiduciosa e continuerò a sognare la prossima volta“. Neanche a dirlo, parole simili anche da Wozniacki:“Ho sempre creduto in me stessa. Ho avuto periodi difficili, è stata dura, ma dopo averli superati sapevo che se rimanevo in salute e lavoravo bene il mio tennis era abbastanza buono per vincere”.

La situazione è simile a quella del finale di stagione maschile del 2016, quando Murray e Djokovic si affrontarono alle ATP Finals per il titolo e per la piazza in cima al ranking. Qui però siamo ancora soltanto a gennaio, e più che di corsa a due si tratta di guerra aperta per rimanere the last woman standing. Si può davvero parlare di svolta di una carriera, per due che fanno già parte delle tenniste più forti e acclamate del mondo? A 26 e 27 anni – pochissimi a pensarci, specie se confrontati con il tempo passato da quando comparirono nel circuito WTA per la prima volta – è evidente di sì. Ma sono convinte che non sarà l’ultima, e almeno questo è importante crederlo per il futuro. Perché quella che tra poco non ce la farà, potrà sempre farcela più avanti.

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ATP

ATP Lione: quarto titolo in carriera per Cameron Norrie, battuto Molcan

Il britannico si aggiudica in tre set la sfida con Molcan. Per entrambi ora testa a Parigi

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Cameron Norrie - Roma 2022 (foto Twitter @the_LTA)

[1] C. Norrie b. A. Molcan 6-3 6-7(3) 6-1

Dopo aver fallito l’assalto al titolo nel 2021 fermato in finale da Stefanos Tsitsipas, Lione diventa finalmente terra di conquista per Cameron Norrie. Il britannico si aggiudica in tre set la sfida tra mancini e porta a casa il trofeo dell’Open Parc Auvergne-Rhone-Alpes Lyon 2022.  

Per Norrie si tratta del quarto titolo, il primo su terra rossa, alla finale numero dieci in carriera. Per il britannico è il secondo del 2022 dopo Delray Beach, che si aggiunge ai titoli di Los Cabos 2021 e soprattutto Indian Wells. Terza finale e terza sconfitta per Alex Molcan che si ferma di nuovo all’ultimo atto come accaduto a Belgrado 2021, torneo dove da qualificato si spinse fino in finale prima di arrendersi a Djokovic e a Marrakech lo scorso aprile. Per Molcan rimane la gioia dell’ingresso in Top40, con il suo best ranking al numero 38.

 

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Lione

IL MATCH – Inizio di partita troppo brutto per essere vero da parte dello slovacco. Tanti errori e pronti via Norrie è già avanti di un break. Lo slovacco nel game successivo avrebbe subito l’opportunità di rientrare ma Norrie sembra più in palla. Lo slovacco prova a variare il gioco puntando sul serve and volley, ma sulla prima sortita a rete il passante dritto di Norrie vale la palla break, sul secondo tentativo commette un brutto errore e Norrie si issa facilmente sul 4-1 approfittando anche di un Molcan poco efficace con la seconda.

Quando la partita sembrava totalmente nelle mani di Norrie, sotto 4-1 30-0 Molcan tira fuori il carattere con due vincenti al termine di due scambi dominati che fanno suonare il campanello d’allarme a Norrie. Lo slovacco è costretto a fermarsi per un medical time out visto il ginocchio sinistro sanguinante inseguito ad una scivolata. Al rientro è subito palla break ottenuta per un errore di Norrie dopo una lunga battaglia sulla diagonale di rovescio. E ancora su quella diagonale il rovescio di Molcan punisce il britannico recuperando uno dei due break di svantaggio.

Dopo il breve sussulto Molcan ritorna ad essere falloso, un dritto lungo di misura si trasforma nella palla set per Norrie, con l’aiuto del servizio ne salva una ma poi al termine di uno scambio combattuto ancora sulla diagonale di rovescio, il tentativo di approccio a rete dello slovacco si rivela infruttuoso con Norrie che porta a casa il primo parziale per 6-3.

L’inizio del secondo parziale segue il copione del primo con il break in apertura stavolta appannaggio di un Molcan molto più aggressivo che mette subito in difficoltà un falloso Norrie. Ma al contrario di quanto fatto dal britannico nel primo set, Molcan restituisce subito il favore giocando un bruttissimo game con annesso il primo doppio fallo del match. Più solido al servizio e regolare Norrie mentre va avanti a fiammate Molcan, che gioca più aggressivo andando a caccia del vincente, non sempre con l’esito sperato. Errori che fanno perdere le staffe allo slovacco che getta la racchetta a terra dopo aver fallito un dritto a campo aperto con Norrie in evidente difficoltà nello scambio.

Molcan avrebbe anche l’opportunità di portarsi a servire per il set ma Norrie abbandona lo status attendista e gioca in maniera aggressiva chiudendo a rete prima di tirar fuori ancora un paio di jolly dal proprio servizio. Norrie sfrutta l’abbrivio e conquista due match point ma lo slovacco non ha nessuna intenzione di cedere e prima approfitta di un errore di Norrie e poi a suon di vincenti porta il match sul 5-5.

Si va al tie-break decisivo con la sensazione che sia la precisione di Molcan a decidere l’andamento dello scambio. Norrie parte subito con un doppio fallo e complici alcuni errori si ritrova subito ad inseguire 4-1. Il britannico tenta un accenno di rimonta ma per Molcan è una formalità portar a casa il secondo parziale per 7-3.

Prima il toilet break di Norrie poi un problema che non rende possibile innaffiare il terreno del Centrale di Lione posticipa l’inizio del set decisivo. Il britannico si presenta molto più aggressivo tentando nuovamente l’approccio a rete e proprio la conquista del campo da parte del campo e successiva palla corta valgono il primo break del terzo parziale. La maggior esperienza di Norrie scende in campo il britannico riesce a convertire ogni palla break che gli capiti sottomano mentre Molcan manca di concretezza e un recupero lungo di Molcan si traduce nel 6-1 finale.

Per entrambi adesso la prossima fermata sarà Bois de Boulogne, per Molcan ci sarà l’esordio contro l’argentino Federico Coria mentre Norrie attenderà il francese Guinard.

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Lione

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Flash

Talentuosi, appassionati, sotto i riflettori, l’incredibile vita di due precoci fratelli giapponesi: gli Owaki

Yunosuke e Koujirou Owaki sono dei veri fenomeni con le loro racchette: li abbiamo incontrati in occasione del loro primo viaggio in Europa, dove sono stati invitati dai loro idoli Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic.

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Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Pubblicato da Tennis Majors il 3 maggio 2022

I fratelli Owaki sono esattamente come tutti gli altri bambini: si abbuffano di dolci e bevande alla merenda, regalano enormi sorrisi ai genitori con la medesima facilità con cui respirano e litigano per chi debba usare per primo il tal gioco… Hanno solo un problema di concentrazione quando viene chiesto loro qualcosa di diverso… come un servizio fotografico.

Dicevamo che sono come tutti i bambini, ma con un “piccolo” particolare che li porta vicino ad avere lo status di baby star: giocano a tennis con un’incredibile bravura.

 

Il primo viaggio della famiglia Owaki

I fratelli giocano a tennis nel vero senso della parola: si divertono con palline e racchette, trasportati dall’inesauribile energia dei loro anni – sei e otto – e questo, ci hanno detto, senza risentire del fuso orario.

Yunosuke e Koujirou hanno dunque appena viaggiato fuori dal Giappone per la prima volta, insieme ai loro genitori, Kosuke Owaki, che fa il venditore in un’azienda che produce metalli e la madre Minako Owaki, segretaria in un’azienda di pompe subacquee. Entrambi hanno 35 anni.

Nel momento in cui state leggendo questo articolo, la famiglia Owaki è già tornata a casa, a Mizumaki nel nord dell’isola più meridionale del Giappone, Kyuchu, dopo 20 giorni passati in Europa: 3 settimane da sogno per Yunosuke e Koujirou, così composte: 2 settimane sulla costa francese, prima alla Mouratoglou Academy per una settimana di allenamenti, poi ad assistere al Master 1000 di Monte-Carlo, poi a Belgrado per vedere l’ATP 250 nella Capitale serba.

Come in un sogno, erano stati invitati dai loro idoli: Stefanos Tsitsipas, il giocatore preferito di Yunosuke, e Novak Djokovic, quello di Koujirou.

I fratelli cominciano a essere famosi su Instagram

Il rovescio ad una mano di Yunosuke (e Tsitsipas) e quello a due mani di Koujirou (e Djokovic): questi gesti tecnici, inauditi in termini di precisione e impegno per giocatori così giovani, hanno reso famosi i fratelli Owaki durante il lockdown della primavera del 2020.

“Tutti li conoscono in Giappone – i genitori si sono sorpresi che la gente li conoscesse anche in Europa. Non ci potevano credere”. Così ha detto Magashi Ogawa, l’agente che adesso li accompagna vista l’attenzione crescente che ha già fruttato 25 interviste nel loro paese.

La gente chiede di fare foto con loro e i genitori sono davvero stupiti di quanto i fratelli vengano riconosciuti”.

Ecco il miracolo dei social media. Il loro account Instagram, dove il padre posta regolarmente i loro esercizi, allenamenti e, occasionalmente, partite, dà l’impressione distorta di una vita dedita al tennis, ma i due fratelli non giocano proprio molto…

“Due volte alla settimana e solo due ore al mese con un maestro”, così ci dicono i genitori.

Mizumaki è una città medio-piccola (30.000 abitanti) con una tradizione mineraria, dove il tennis è quasi sconosciuto. Questo spiega perché la maggior parte dei video sono girati in un parcheggio locale oppure in casa: il J Struct Tennis Club, dove si allenano, e il Tagawa Tennis Club, dove la famigli si reca nel tempo libero, sono a un’ora di distanza.

Vedremo presto i fratelli Owaki iniziare a competere?

Yunosuke, il più grande, ha già l’età per fare attività a livello agonistico e ha giocato il primo torneo nell’estate del 2021 ma è l’eccezione che conferma la regola.

“In Giappone gli unici tornei aperti a giocatori della sua età sono nell’area di Osaka o Tokyo” dice la famiglia; per entrambe le città bisogna prendere l’aereo.

“Se ne avranno le capacità e se lo vorranno, potremo certamente pensare a una carriera tennistica, ma adesso vogliamo che i ragazzi si divertano. Al momento il tennis non è preso molto serio, ci giocano e basta” dice la madre.

“Li portai ad una lezione in un club vicino e i ragazzi si divertirono. Tutti dissero che erano molto bravi, lo dicevano i maestri. I ragazzi erano davvero contenti e così hanno cominciato…”.

Una cosa è sicura: se i loro movimenti sembrano assolutamente precisi e promettenti per la loro età, vedendo i video in circolazione, non ti stai ingannando: quello che i ragazzi stanno facendo è davvero eccezionale.

“A questa età non ho mai visto niente di simile”, dice Patrick Mouratoglou, fondatore dell’accademia che porta il suo nome, attuale allenatore di Simona Halep, co-fondatore di Tennis Majors e fondatore della ChampSeed Foundation, che finanzia i sogni dei giovani giocatori a partire dai dieci anni di età. “Il loro livello, me lo spiego con il molto lavoro, soprattutto mimato. I loro genitori mi hanno detto che si esercitavano facendo molti gesti a vuoto (esercitando i movimenti dei colpi), come un pianista si esercita con la sequenza di note della scala. Penso che abbiano anche molto talento naturale. C’è un tempismo eccezionale nei loro movimenti. Sanno giocare la demi volée, sanno giocare palle alte, c’era molto vento durante la nostra sessione e si sono adattati senza alcun problema”.

Alcuni incredibili dritti corti incrociati o passanti di rovescio lungolinea confermano tale osservazione.

Tuttavia, Yonosuke e Koujiro sono ancora lontani anni luce dal diventare campioni. “La cosa più importante per progredire è giocare molte partite”, spiega Mouratoglou. “Vincere è ciò che conta per un tennista e si impara facendolo. Ma giocano poche o nessuna partita. In questa fase adorano giocare, puoi vederlo, ed è la cosa più importante. Se gli piace, progrediranno. Hanno la tecnica, ma è solo uno strumento, che non basta. Il successo ai massimi livelli è una questione di motivazione e personalità. Ci vogliono anni per formare un agonista”.

Wilson, Adidas e altro

Hanno il gusto della competizione? Yunosuke ha esultato facendo il pugnetto parecchie volte durante i suoi primi incontri, ci dice la famiglia. Come reagiranno ai giovani avversari che, senza dubbio, vorranno aggiungere il nome dei piccoli talenti di Instagram alla loro lista di successi? A questo punto dobbiamo accontentarci di supposizioni.

“Sono il loro unico partner”, sorride il padre, Kosuke Owaki. “Vogliono giocare di più. Non escludo di trasferirmi per rendere le cose più facili, e perché non all’estero, perché non qui?” dice, nella caffetteria dell’Accademia Mouratoglou. “Stiamo esaminando come farlo”.

Quando hanno partite di allenamento, non ci sono litigi. Il ragazzo più grande di solito vince con un margine ristretto, nonostante parta in svantaggio con il sistema di punteggio a handicap.

La celebrità dei due ragazzi ha portato loro qualche sponsorizzazione locale, flessibilità da parte del datore di lavoro dei genitori, supporto, di cui non si conoscono i dettagli, da Wilson (ora nella biografia dell’account) e Adidas (che non ha il diritto di farlo). È comprensibile che la famiglia Owaki non debba più preoccuparsi dell’attrezzatura, ma l’esperienza europea che Tsitsipas e Djokovic hanno appena offerto loro non può diventare uno stile di vita.

Per ora i due ragazzi si stanno godendo i primi trofei: polo e racchette autografate dai loro idoli, abbracci e selfie con le loro star preferite, l’amicizia del primogenito di Djokovic, Stefan, con cui stanno giocando, e i posti in prima fila allo stadio. Monte-Carlo e Belgrado sono state le prime partite di alto livello viste dagli spalti.

La loro attenzione nel seguire le partite senza distrarsi, anche se così giovani – hanno una perfetta padronanza delle regole – è un’altra affascinante manifestazione del loro amore per il tennis.

Patrick Mouratoglou ha dovuto rispondere recentemente alle domande del canale televisivo Canal+ sulla possibile sovraesposizione di questi bambini che hanno appena iniziato la scuola.

“C’è il rischio di esporli troppo, sì, ma i genitori non hanno molta scelta”, ha risposto l’allenatore. “Nel tennis il fabbisogno finanziario è enorme. Hai bisogno di un allenatore, di un preparatore atletico, devi pagare le trasferte ai tornei. Quasi nessun genitore ha questi mezzi. Pubblicizzare i tuoi figli quando sono dei fenomeni può aiutare a trovare questi mezzi necessari”. I genitori giurano che se i ragazzi vorranno smettere di giocare a tennis domani, non ci saranno problemi.

I fratelli Owaki sembrano lontani anni luce da tali considerazioni, lontani da essere grandi giocatori come i nostri occhi adulti vogliono spontaneamente vedere nel talento precoce. Sono ragazzi abbastanza fortunati, con le loro capacità naturali e le conoscenze che Instagram ha permesso loro di fare, per vivere al meglio il loro sogno.

Vivere in un territorio privo di tennis, dove giocare su un campo normale è impossibile, in questa fase sembra più un’opportunità. Non puoi sognare qualcosa che trovi ogni giorno sotto casa tua.

Traduzione di Luca Gori e Massimo Volpati

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Flash

Roland Garros: i set decisivi da ricordare insieme a Nadal, Djokovic, Schiavone, Graf, Capriati…

Dal più lungo in assoluto all’invasione di Nole, dall’appena maggiorenne Clijsters contro Hingis alla sfida tra Steffi e Arantxa, una carrellata di match decisi a oltranza

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Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (via Twitter, @atptour)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Che siano o meno i più pazzi come suggerisce l’Equipe, si tratta senza dubbio di incontri che hanno scritto una pagina importante nella storia dell’ultimo quarto di secolo del Roland Garros. Sfide caratterizzate da partite finali che non vedremo più nemmeno a Parigi, ultimo baluardo dell’oltranza, dopo la decisione di uniformare i quattro Slam adottando il “metodo Melbourne”. Partiamo allora con questa breve ma succulenta carrellata.

1996, finale: S. Graf b. A. Sanchez 6-3 6-7(4) 10-8

Arantxa Sanchez gira l’inerzia della 35a e penultima sfida (otto vinte) contro una Steffi Graf avanti di un set e 4-1 nel secondo, andando poi due volte a servire per chiudere nel corso della partita finale, ma alla fine vince Steffi.

 

2001, finale: J. Capriati b. K. Clijsters 1-6 6-4 12-10

Con il trofeo dell’Australian fresco in bacheca, le vittorie su Serena Williams e Martina Hingis nei due turni precedenti, Jennifer Capriati incassa subito un 6-1 da una Kim Clijsters che solo il giorno prima ha soffiato sulle diciotto candeline. Il punteggio parziale non prelude a un match che va via in un soffio, anzi, il terzo set sarà il più lungo nella storia delle finali femminili.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

2004, 1° turno: F. Santoro b. A. Clement 6-4 6-3 6-7 3-6 16-14

Con sei ore e 33 minuti, il derby tra Fabrice Santoro e Arnaud Clement è l’incontro più lungo della storia del torneo, con ottime probabilità di rimanere tale. Interrotto sul 5 pari al quinto dopo che Santoro aveva salvato un match point, l’incontro ha richiesto un altro paio d’ore e un secondo match point annullato prima di finire nelle mani di Fabrice “The Magician“.

2012, 2° turno: P-H. Mathieu b. J. Isner 6-7 6-4 6-4 3-6 18-16P

oteva forse mancare John Isner? Due anni dopo lo storico match Nico Mahut a Wimbledon, il lungo statunitense esce stavolta sconfitto da Paul-Henri Mathieu, sceso al n. 261 ATP dopo l’intero 2011 lontano dai campi in seguito all’intervento chirurgico di osteotomia tibiale per limitare la progressione dell’artrosi al ginocchio sinistro. Con il vantaggio non di poco conto di servire per primo nella frazione decisiva, sul 7 pari salva due palle break. Isner salva invece match point a ripetizione, ma si arrende al settimo.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

2013, semifinale: R. Nadal b. N. Djokovic 6-4 3-6 6-1 6-7 (3) 9-7

La semifinale del “tocco”, non nel senso di mano delicata – almeno nell’episodio in questione – bensì di Novak Djokovic che tocca la rete quando la palla colpita (che sarebbe stata vincente) è ancora in gioco. È 4-3 al quinto e servizio, e il vantaggio sfuma definitivamente al punto successivo e alla fine vince Rafa Nadal.

2015, 2° turno: F. Schiavone b. S. Kuznetsova 6-7 7-5 10-8

Le due campionesse del Roland Garros – Francesca Schiavone nel 2010, Svetlana Kuznetsova l’anno precedente avevano già dato vita a una maratona a Melbourne: 4 ore e 44 minuti per l’incontro femminile più lungo dell’Happy Slam. Vinse l’azzurra 16-14 al terzo. Si ripete, Francesca, annullando un match point al dodicesimo gioco per poi chiudere dopo 3 ore e 50.


2020, 1° turno: L. Giustino b. C. Moutet 0-6 7-6 7-6 2-6 18-16

Non sarà una finale, anzi, è il primo turno, e al momento di entrare in campo i due non possono nemmeno immaginare che stanno per dare vita a un incontro che resterà nella storia dell’Open di Francia. Lorenzo Giustino, proveniente dalle qualificazioni, batte Corentin Moutet che ha inutilemente servito per chiudere. Tre volte. Sei ore e cinque minuti su due giorni. Un azzurro che batte un francese in un duello epico a Parigi non ha prezzo. Non ce l’ha per chi si è limitato a guardare, mentre Lorenzo paga la fatica sulla pesante terra ottobrina al turno successivo contro Schwartzman. Ma la sua pagina Slam l’ha già scritta.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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