Federer inarrestabile. A Rotterdam il 97esimo titolo in carriera

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Federer inarrestabile. A Rotterdam il 97esimo titolo in carriera

ROTTERDAM – Roger corona la settimana del record. Finale dominata contro Dimitrov. Il numero 100 è all’orizzonte. Sarà N.1 per almeno un altro mese

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da Rotterdam, il nostro inviato

[1/WC] R. Federer b. [2] G. Dimitrov 6-2 6-2

VERSO UN ALTRO RECORD? – Roger Federer non vuole fermarsi. Dal prossimo lunedì sarà di nuovo numero uno, il più anziano di sempre a 36 anni, grazie al successo su Haase in quarti di finale. E nell’attesa, vince il suo 97esimo titolo in carriera, alla 146esima finale, superando in due set a senso unico Grigor Dimitrov che sembra aver avuto un problema fisico ma che ha sportivamente deciso di restare in campo fino alla fine. Pochi dubbi adesso sulla possibilità di raggiungere la tripla cifra in termini di trofei vinti in carriera: il record assoluto appartiene a Jimmy Connors, che conquistò il numero 109 a Tel Aviv nell’89. Federer ottiene la sua dodicesima vittoria consecutiva nel 2018 (sedici se si conta anche la Hopman Cup vinta a inizio anno), e aggiunge poco più di 400.000 euro al suo faraonico portafogli: oltre 115 milioni di soli premi, senza considerare le astronomiche cifre che gli garantiscono i suoi sponsor.

 

TRIPLETTA OLANDESE – Federer trionfa per la terza volta a Rotterdam, in una Ahoy Arena esaurita e festante (record di affluenza settimanale, 133.000): nel 2005 superò in finale il suo attuale coach Ivan Ljubicic, nel 2012 batté del Potro. Risaliva al 2013 la sua ultima partecipazione, quando fu eliminato da Benneteau ai quati, in quello che può definirsi a mani basse l’anno peggiore della sua carriera. Servizio, e soprattutto duttilità le chiavi della finale, per domare un Dimitrov sfrontato ma che va scoraggiandosi: Grigor chiude come miglior servitore del torneo (40 ace prima della finale) e inizia col fuoco spianato, ma non riesce a dare lo scossone decisivo, permettendo a Federer di assorbire l’impeto e poi fare il suo gioco. Comunque positivo il torneo del bulgaro, che ha progressivamente guadagnato tennis e fiducia nel corso della settimana: se nel primo turno contro Sugita sembra legato e poco reattivo, già nel primo set contro Goffin si mostrava a suo agio a ritmi elevati, prima dello sfortunatissimo infortunio del belga. Sarà interessante vederlo agli stessi livelli delle Finals vinte lo scorso anno, magari su palcoscenici ancora più importanti.

COME MUHAMMAD ALI – Federer fa poco più del necessario in avvio, lasciando sfogare l’avversario che disegna il campo e spara passanti di qualità, ma appena decide di accelerare fa impressione. La strategia dello svizzero di appoggiarsi alle corde paga quando Dimitrov si ritrova a strafare, quasi incredulo nel trovarsi Federer ancora attaccato alla schiena nonostante l’ottimo livello prodotto. Roger serve benissimo e tiene con agio il palleggio da fondo, spessissimo in controbalzo, senza mai accorciare: la conseguenza è un concerto a una sola voce, con Dimitrov che si vede investito dalla verve dell’avversario. Il doppio fallo con cui cede il secondo break nel secondo set è una discreta fotografia del suo stato d’aimo. È il settimo successo di Federer in altrettanti confronti diretti.

FEDERER DÀ I NUMERI – Finisce in poco meno di un’ora. Federer tornerà numero uno domani: riprenderà il suo trono dopo quasi sei anni dall’ultima volta, record. E ricomincerà quattordici anni dopo aver iniziato per la prima volta, record assoluto, sfondando anche quota 10.000 punti per la prima volta dal gennaio 2013 (domani sarà a 10.105). La conquista del titolo in Olanda garantisce a Federer la permanenza in vetta fino al termine del torneo di Indian Wells (18 marzo), dove sarà certamente la prima testa di serie. Ininfluente infatti a questo punto il risultato ad Acapulco di Nadal o l’eventuale presenza dello stesso Federer a Dubai nei tornei che si giocano dal 26 febbraio al 4 marzo. Altre 4 settimane garantite per Federer dunque al N.1 portando la quota siderale a 306 and counting. Lo score di Federer dal 1° gennaio 2017 nelle competizioni ufficiali è un clamoroso 64-5 (92,8%) con 9 titoli conquistati: 3 Slam, 3 Masters 1000 e 3 ATP 500.

VENI, VIDI, VICI – “L’obiettivo era la semifinale, e invece ho vinto il torneo” dice Federer durante la premiazione, particolarmente scarna. Addirittura Dimitrov non prende la parola. Federer ringrazia poi l’organizzazione, che lo aveva già premiato nel ’99 con una delle sue prime wild card. Dimitrov a sua volta la ottenne nel 2009, quando battè Berdych e costrinse a una dura battaglia Nadal. “Deciderò in settimana per Duabi, e dopo Miami vedrò se affrontare la stagione sulla terra rossa. Di sicuro non giocherò molti tornei”.

SI FERMA LA STRISCIASembravano destinati a un’ennesima vittoria Oliver Marach e Mate Pavic, che cavalcavano una striscia di diciassette vittorie consecutive in questa stagione. Dopo i trionfi a Doha, Auckland e Melbourne per il loro primo Slam, il team si è fermato solo in finale a Rotterdam contro la rodata coppia francese Herbert/Mahut. Decisivo sul finire di primo set un infortunio per l’austriaco Marach, costretto a un medical time out e a una tenuta non perfetta. 2-6 6-2 10-7 il punteggio finale. I francesi vincono il primo torneo dell’anno, e saranno durissimi avversari per l’Italia in Coppa Davis ad aprile.

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ATP/WTA Montreal, cambia il direttore del torneo: Eugene Lapierre cede il passo

A prendere le redini del National Bank Open sarà Valerie Tetrault. Lo storico direttore: “Farò il consigliere, voglio aiutare a promuovere il torneo”

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IGA Stadium - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

Cambio della guardia al torneo di Montreal, dove lo storico direttore del torneo Eugene Lapierre ha lasciato il suo posto da guida del National Bank Open. A sostituirlo sarà Valerie Tetrault, precedentemente direttrice della comunicazione di Tennis Canada, nonché commentatrice tv ed ex giocatrice professionista. Sotto la guida di Lapierre, il torneo ha conosciuto una enorme crescita. Lapierre, in una conferenza stampa tenutasi oggi a Montreal, ha fatto sapere di rimanere all’interno di Tennis Canada come consigliere. “Voglio focalizzare la mia attenzione sulla promozione del tennis – ha detto Lapierre -. Tennis Canada è stata molto brava a far crescere il movimento dal basso, sino a produrre i grandi giocatori attuali. Ora vogliamo sfruttare il loro aiuto per diffondere il tennis tra i giovani”. Lapierre lascia un ruolo che esercitava dal 2001 (era arrivato nel 1999 come assistente direttore). “Eugene ha dato un contributo fondamentale nel far conoscere il Quebec come fucina di talenti tennistici – ha detto Peter Kruyt di Tennis Canada -. Lo ringraziamo per la sua decisione di rimanere con noi per continuare a promuovere il torneo”. Quello di Montreal non è l’unico grande torneo ad aver salutato una storica guida quest’anno. A Montecarlo, infatti, Zeljko Franulovic ha lasciato il posto a David Massey.

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ATP Astana: Djokovic e Medvedev avanti tutta, schiantati Van De Zandschulp e Ruusuvuori

I due ex numeri uno del mondo proseguono senza intoppi il loro cammino in Kazakistan, conquistando due successi molto simili nel punteggio

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Novak Djokovic - ATP Astana 2022 (foto: twitter @atptour)

I due incontri che chiudono la sessione serale all’Astana Open (qui gli altri match della giornata) vedono protagonisti due ex numeri 1 del mondo, gli ultimi prima dell’ascesa al trono di Carlos Alcaraz. Nel primo match Novak Djokovic, testa di serie numero 4, doma 6-3 6-1 Botic Van De Zandschulp, in una partita comunque più complicata di quanto non possa apparire guardando soltanto al punteggio finale. Vince e convince anche Daniil Medvedev, numero due del seeding, eccezionale come sempre da fondo e al servizio. Il russo si impone 6-3 6-2 su Emil Ruusuvuori e raggiunge i quarti di finale, dove lo attende Roberto Bautista Agut. In caso di vittoria – e di contemporaneo successo di Djokovic su Khachanov – i due si scontrerebbero in semifinale.

[4] N. Djokovic b. B. Van De Zandschulp 6-3 6-1

L’incontro parte all’insegna dell’equilibrio nei primi turni di servizio, dov’è proprio questo fondamentale a farla da padrone. Djokovic muove bene il suo avversario ed è quasi sempre padrone indiscusso dello scambio. Un po’ a sorpresa, tuttavia, è proprio il serbo ad essere costretto ai vantaggi per la prima volta nel match. Nel quinto game, un suo brutto errore a rete e un gran vincente di Van De Zandschulp con un rovescio incrociato dal centro del campo contribuiscono alla prima parità della partita, comunque ben gestita dalla testa di serie numero 4, che sale 3-2. Al cambio campo viene rapidamente medicato al pollice della mano destra, ma il problema è talmente irrisorio che Djokovic quasi si indispettisce con Mohamed Lahyani per aver chiamato il medical time-out.

 

L’ex numero 1 del mondo non mostra segni di cedimento e, nel sesto gioco, trova il break che deciderà le sorti del primo set. Va detto che, in realtà, il serbo non abbia proprio grandi meriti, perché di fatto è Van De Zandschulp a consegnarsi. L’olandese commette tre gravi errori gratuiti e un doppio fallo in un game totalmente da dimenticare: Djokovic ringrazia e si porta avanti di un break. Il 35enne di Belgrado viene nuovamente trascinato ai vantaggi nel settimo gioco e, questa volta, è costretto anche ad annullare un break point. Grazie ad un attacco robusto riesce comunque a salvarsi, chiama a raccolta il pubblico e si porta sul 5-2. A questo punto, per il 21 volte campione Slam chiudere 6-3 il primo set è una semplice formalità.

Il secondo set è un assolo di Djokovic che, specialmente nelle parti iniziali, appare particolarmente nervoso verso il pubblico. Dopo aver perso il primo game, in ogni caso, l’attuale numero 7 ATP vince sei giochi consecutivi. Sull’1-1 il serbo trova il primo break del secondo set grazie ad un’ottima risposta sulla palla break nei piedi di Van De Zandschulp, che non riesce a gestirla e perde la battuta. Nel quinto gioco un altro turno di risposta sontuoso del campione di Wimbledon gli consegna un doppio break, confermato a fatica poco dopo. Il numero 34 del ranking riesce a procurarsi una chance di break nel settimo gioco, ma è di fatto impossibilitato ad entrare nello scambio e, sotto 1-5, alza bandiera bianca. Djokovic sublima il 6-3 6-1 finale con un gran punto sul match point, raggiungendo i quarti di finale: lo attende Karen Khachanov, che ha eliminato in rimonta Marin Cilic.

[2] D. Medvedev b. E. Ruusuvuori 6-3 6-2

L’avvio di partita è decisamente shock per Ruusuvuori, che incappa in alcuni errori di troppo: Medvedev non perdona, si esalta in difesa fin dai primi scambi e si porta subito in vantaggio 2-0. Dopo aver perso otto dei primi nove punti, il finlandese prova a scrollarsi di dosso un po’ di timore, lasciando andare di più il braccio e provando a mantenersi in scia. Per il 23enne di Helsinki, però, incidere in risposta è un compito decisamente arduo, visto che il russo concede solamente tre punti in quattro turni di battuta. Sotto 2-4 Ruusuvuori riesce in qualche modo a resistere ad un game da 16 punti, tenendo il servizio dopo aver salvato con coraggio tre palle break. La sentenza, tuttavia, è solamente rimandata di pochi minuti, perché sul 5-3 Medvedev trova un nuovo break, che gli consegna 6-3 il primo parziale.

Il russo ora può anche sfruttare il piccolo vantaggio di servire per primo e, esattamente come accaduto nella prima frazione, trova un break importante nel primo gioco in risposta. Due gratuiti di dritto di fila dal 30-30 condannano Ruusuvuori che, però, sotto 0-2 trova un’insperata reazione. Coadiuvato anche da un passaggio a vuoto di Medvedev (che commette un doppio fallo sul 15-30), il finlandese il primo break della sua partita, conquistando in un solo game di risposta più punti di quanti ne aveva conseguiti in tutto il primo set. Il numero 53 ATP riesce poi a completare l’opera, ricucendo lo strappo sul 2-2 grazie a due splendide smorzate.

Nel momento migliore della sua partita, tuttavia, Ruusuvuori non riesce a mantenersi a contatto con il suo avversario, che da quando viene raggiunto torna sugli alti livelli del primo set, strappando di forza gli ultimi quattro giochi dell’incontro. Sotto 2-3, infatti, il finlandese sbaglia ancora qualcosina di troppo e viene di fatto condannato alla sconfitta. Medvedev conquista un altro break allunga rapidamente sul 5-2. Al servizio per rimanere nel match, il 23enne di Helsinki si fa recuperare da 40-15 e, ai vantaggi, il numero 4 del ranking chiude i conti. Il 6-3 6-2 finale spedisce il russo ai quarti di finale (il nono in stagione), dove troverà la sua bestia nera Roberto Bautista Agut: lo spagnolo, infatti, ha vinto quattro dei cinque precedenti incontri, inclusi tutti e tre i match giocati sul cemento.

Il tabellone completo dell’ATP500 di Astana

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Moutet e Andreev multati per la rissa di Orleans

I due tennisti se la cavano senza squalifica per il brutto episodio andato in scena nel Challenger francese

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La decisione dell’ATP sul caso Moutet-Andreev dopo la rissa a Orleans è arrivata in tempi rapidi. Diecimila euro di multa per entrambi i giocatori e nessuna squalifica per quanto avvenuto in campo, mentre Moutet è stato multato ancora per cinquemila euro a causa del suo comportamento fuori dal campo. Questo il verdetto secondo quanto è stato riportato da Tennis Majors.

I fatti hanno fatto il giro del web durante la scorsa settimana, con i due giocatori venuti a contatto dopo la stretta di mano seguita alla vittoria del tennista bulgaro al Challenger di Orleans. Moutet, dopo la partita, su Instagram scriveva di non volersi scusare, e anzi, di attendere il momento per fronteggiare l’avversario ancora una volta fuori dal campo. Dal canto suo il bulgaro nei giorni seguenti ha postato su Instagram il video di un frangente del riscaldamento di quella partita, in cui Moutet gli tirava forte al corpo. Il giocatore ha spiegato che le ruggini risalivano ad un match giocato la settimana precedente a Genova, sempre con la vittoria del bulgaro in tre set.

“Durante il match continuava a provocarmi, chiedendomi quale fosse il mio problema, ma io non avevo problemi con lui – ha detto Andreev in una conferenza stampa -. A Genova l’ho battuto e lui alla fine mi ha mandato a quel paese. Quindi è lui ad avere un problema, non io”. Il coach di Moutet ha poi spiegato che nel postpartita di Orleans i due giocatori sono stati tenuti lontani senza dar loro occasione di avere un altro confronto.

 

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