Khachanov e Tiafoe, prove tra i grandi. Svitolina c'è sempre

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Khachanov e Tiafoe, prove tra i grandi. Svitolina c’è sempre

I numeri della settimana. I giovani iniziano a scaldare i motori, nel femminile si vede anche Van Uytvanck. Fognini ottimo, peccato per il calo di energie

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0 – le vittorie fuori dalla terra battuta ottenute in carriera da Karen Khachanov contro top 20. Questo il record, sino alla scorsa settimana, del giovane russo, se si esclude il ritiro ad inizio match di Nishikori sull’erba di Halle nel 2017. Khachanov, prima di Marsiglia, aveva infatti ottenuto vittorie prestigiose solo sul rosso (nel 2016 contro Bautista Agut; l’anno successivo, su Goffin; al Roland Garros 2017 contro Berdych). Le grandi potenzialità di Karen, già affacciatosi nella top 30 lo scorso agosto, erano ben note al grande pubblico, così come la sua mancanza di continuità di rendimento, persino nello stesso torneo, problema che gli aveva consentito di vincere un solo torneo – l’ATP 250 di Chengdu- e arrivare a una sola sola semifinale nel circuito, ad Halle lo scorso anno. Nel sud della Francia, il russo ha giocato quello che sinora è il suo miglior tennis, arrivando in finale senza perdere nemmeno un set: ha sconfitto di seguito Bemelmans, 113 ATP; Mischa Zverez, 53 ATP, Benneteau, 56 ATP e Berdych, 17. In finale, contro Lucas Pouille, 16 ATP, ha dovuto impiegare quasi due ore e combattere lungo il corso di tre set tirati per sconfiggerlo e portare a casa il secondo titolo in carriera, il primo in condizioni indoor e il più importante sin qui tecnicamente, per il valore dei tennisti sconfitti. A Dubai è atteso alla prova del nove.

1 i quarti raggiunti in un evento del circuito maggiore da Frances Tiafoe: questo il bilancio con il quale il 20enne del Maryland si è presentato in Florida per l’ATP 250 di Delray Beach. Tra i migliori otto di un torneo era arrivato per la prima volta la settimana precedente, nel neonato ATP 250 di New York, a riprova di come l’evoluzione tennistica del giovane statunitense avesse già dato i primi evidenti segnali. E dire che, sino a 10 giorni fa, Tiafoe aveva fatto vedere le cose migliori solo nei Challenger, vincendone quattro in carriera, di cui due l’anno scorso: successi che gli avevano permesso di raggiungere quello che sinora era il suo best career ranking, 60 ATP. Nel circuito maggiore, l’unica vittoria di rilievo era arrivata a Cincinnati, contro il coetaneo Sasha Zverev, forse distratto e stanco dal successo ottenuto due giorni prima al Canadian Open. Questa settimana, Frances è riuscito a fornire quella che sinora è la sua migliore versione, vincendo le prime tre partite del torneo con carattere e qualità, al termine di partite lunghe e dispendiose, tutte finite al terzo. Infatti, al primo turno ha sconfitto (6-2 2-6 6-2) Ebden, 88 ATP; negli ottavi ha ottenuto un prestigioso successo su Del Potro (7-6(6) 4-6 7-5)10 ATP, e nei quarti ha ottenuto una importante prova del nove eliminando (5-7 6-4 6-4) il coetaneo Chung, 30 ATP. In semifinale, contro Shapovalov, 46 ATP, ha centrato la seconda vittoria della settimana contro un coetaneo più quotato e sinora vincente, sconfiggendolo col punteggio di 7-5 6-4. Nella finale contro il 28enne tedesco Gojowczyk,64 ATP, è arrivata la consacrazione definitiva nel circuito ATP: il primo titolo della sua giovanissima carriera è stato archiviato con un successo netto, 6-1 6-4. Con questa ulteriore faccia nuova, il ricambio generazionale si fa sempre più consistente: promette di mostrarsi a breve nei tornei che contano, non appena le “Divinità” si saranno stancate di manifestarsi.

2 – i tornei vinti nel 2018 da Elina Svitolina, entrambi appartenenti alla categoria Premier. La 23enne ucraina, dopo aver vinto a inizio gennaio a Brisbane il primo trofeo stagionale, superando in finale Sasnovich, a Dubai ha confermato il titolo di campionessa conquistato lo scorso anno in finale con Wozniacki, sconfiggendo, nella sfida per il titolo, Kasatkina. Solo una straordinaria Petra Kvitova ha fatto quest’anno quantitativamente bene come lei, vincendo a sua volta due Premier (San Pietroburgo e Doha): una riprova della costanza ad alti livelli di Elina, già fatta vedere nel 2017, stagione nella quale si è issata al terzo posto del ranking, lottando anche per il primato in classifica, grazie ai titoli conquistati negli International di Taipei e Istanbul, ma, soprattutto, alle vittorie di Premier come Dubai, Roma e Toronto. A testimoniare l’avvenuta maturazione e la solidità mentale raggiunta, si può senz’altro definire ragguardevole anche il bilancio nelle finali di Elina, che nel circuito maggiore ne ha persa una sola (a New Haven 2016 contro la Radwanska) delle dodici giocate sin qui in carriera. Soprattutto, impressiona come a partire dal 2017 sia cambiato in positivo il suo bilancio nei confronti diretti contro le top 10, sconfitte in tredici delle diciotto occasioni (in precedenza il bilancio era 8-23) nelle quali le ha affrontate. Elina ha perso da Halep, Muguruza, Wozniacki e Pliskova: tutte tenniste sulle quali nello stesso lasso temporale si è però presa una sonante rivincita, sconfiggendole due volte. L’unica eccezione in tal senso è costituita da Garcia, che a fine anno scorso l’ha sconfitta due volte (Pechino e Singapore).

 

3 – le sconfitte al primo turno rimediate da Daria Kasatkina in questo 2018, partito per lei molto male nella trasferta australiana (eliminata all’esordio contro Kanepi a Brisbane, Strycova a Sydney e Linette al secondo turno di Melbourne). Gli alti e bassi propri della sua giovane età (compie 21 anni a maggio) le avevano comunque permesso di issarsi nel Premier casalingo di San Pietroburgo sino alla semifinale, dove è stata sconfitta in 3 set da Mladenovic, non prima però di aver sbattuto fuori la neo numero 1 al mondo Wozniacki. A Doha, una nuova eliminazione al primo turno (sebbene a seguito di un ritiro, a partita quasi compromessa, contro Bellis) sembrava non promettere nulla di buono nemmeno per Daria, ormai entrata nella top 100 già da fine 2015, quando, partendo dalle quali, arrivò sino al terzo turno agli US Open e alle semifinali a Mosca. L’anno scorso il processo di maturazione era continuato con il primo titolo della carriera, ottenuto nel prestigioso torneo di Charleston e con la finale di Mosca, ma mai Daria nello stesso torneo era riuscita a domare quattro tenniste posizionate all’incirca tra le prime 30 del ranking, annullando, a riprova del carattere che la contraddistingue, in due partite dei match point per superare il turno. Nei sedicesimi, la russa ha infatti avuto la meglio in due set (7-5 6-4 il punteggio), ma già negli ottavi ha dovuto tirare fuori le unghie per eliminare Johanna Konta, 12 WTA: la russa ha fronteggiato con successo due palle match nel tie-break del secondo, per guadagnare l’accesso ai quarti con il punteggio di 4-6 7-6(6) 6-2. In semifinale, sono stati invece tre le palle match da annullare, nel gioco decisivo del secondo set, per sconfiggere la numero 3 del mondo Garbine Muguruza, 3 WTA, col punteggio di 3-6 7-6(1) 6-1. In finale Daria ha fatto partita pari solo nella parte iniziale del primo set, prima di crollare psico-fisicamente davanti a Svitolina, vincitrice con lo score di 6-4 6-0. Una nuova Zarina è all’orizzonte.

5 – i quarti raggiunti in carriera da Marin Cilic nei tornei di categoria più alta – Roland Garros e Masters 1000 – sulla terra battuta. Non certo per infierire, aggiungiamo che ha perso sempre in tali circostanze (Montecarlo 2015 e 2017, Roma 2011 e 2017, Roland Garros 2017). Come si vede dal precedente elenco, l’anno scorso sono stati compiuti miglioramenti sul rosso, da parte del 29enne – compie 30 anni a settembre – croato, capace di arrivare tra i migliori otto in tre grandi eventi su quattro (a Madrid perse al secondo turno da Sasha Zverev). Tuttavia, ancora molta strada deve percorrere il numero 3 del mondo per avere un rendimento sul mattone tritato proporzionale alla sua attuale classifica. Lo si è visto anche a Rio, dove ha giocato per la prima volta l’ATP 500 carioca: dopo aver vinto facilmente (6-3 6-2) contro il qualificato argentino Carlos Berlocq, 139 ATP, appena ha trovato uno specialista di ottimo livello come Gael Monfils (una finale a Monte Carlo 2016, tre semi prestigiose tra Roland Garros 2008 , Roma 2006 e ancora principato monegasco nel 2015) ha capitolato, con l’ex numero 6 del mondo vincitore 6-3 7-6 (8). Marin è nuovamente rimandato sul rosso.

6 – (appena) le semifinali raggiunte in carriera da Diego Schwartzman, quando la scorsa settimana è arrivato a Rio col suo best career ranking di ventitreesimo giocatore al mondo. Un tennista nettamente in ascesa, capace l’anno scorso, una volta compiuti i 25 anni, per la prima volta di battere un top ten (vi è riuscito per la precisione due volte, entrambe sul cemento all’aperto e durante l’estate americana, quando ha eliminato prima Thiem a Cincinnati e poi Cilic a New York). Il piccolo Diego – solo di statura, non certo per intelligenza tattica e abnegazione, qualità in cui a suo onore va detto che eccelle – già vincitore di un solo torneo (ATP 250 di Istanbul, nel 2016) e finalista in altre due circostanze (ad Anversa nel 2016 e nel 2017), era sin qui mancato nei tornei più importanti. Nemmeno una finale negli ATP 500 e stop ai quarti in tre sole circostanze nei tornei che decidono le carriere dei tennisti, Majors e Masters 1000 (sempre nel 2017, a Monte Carlo, Montreal e New York). Nell’ATP 500 di Rio, è riuscito a vivere quella che sin qui è stata la settimana più importante della sua carriera, non perdendo nemmeno un set per conquistare un titolo che lo proietta nei primi 20 giocatori al mondo. L’allievo dell’ex pro argentino Juan Ignacio Chela ha dominato il torneo brasiliano, non concedendo più di sette game ai malcapitati tennisti che lo hanno affrontato – Ruud 120 ATP (ritiratosi a inizio match); Del Bonis, 63 ATP; Monfils, 39 ATP; Jarry, 94 ATP; Verdasco, 40 ATP – fornendo una prova di forza che lo pone di diritto tra gli outsider dei prossimi tornei europei sulla terra battuta. Attenti al Diego argentino.

8 – delle 10 vittorie stagionali di Fabio Fognini, sono arrivate perdendo il primo parziale. Per carità, l’importante è vincere le partite e il tipo di punteggio con il quale le si ottiene è sempre decisamente secondario, tanto più se ricordiamo che il ligure ha avuto un ottimo inizio di 2018, in particolare per lui, abituato a raggiungere la migliore forma durante il corso della stagione. Infatti, Fabio ha già conquistato le semifinali a Sydney e a Rio, gli ottavi agli Australian Open e vinto le tre partite di Coppa Davis contro il Giappone. Tuttavia, a 30 anni compiuti e con la grande esperienza nel circuito acquisita, con una classifica che si fa sempre migliore e più vicina alla migliore mai raggiunta – 13 ATP, nel marzo di 4 anni fa- con Franco Davin e il suo staff occorrerà lavorare su un più corretto approccio alle gare, per evitare di dissipare inutili energie, preziose quando l’asticella del livello tecnico dell’avversario si alza, come accaduto questa settimana a Rio. Nel torneo dove Fabio aveva già raggiunto una finale nel 2015 (persa con Ferrer, dopo aver battuto Nadal in semi) si è forse sprecata una grande occasione per rinsaldare una classifica che tra un mese vede scadere la pesantissima cambiale dei 360 punti della semi di Miami raggiunta lo scorso anno. In Brasile, Fabio in semifinale ha incontrato Verdasco, 40 ATP, contro il quale aveva vinto due degli ultimi tre precedenti, ma vi è arrivato stanchissimo, a causa delle tre vittorie in rimonta nei turni precedenti. Le partite contro Bellucci (6-7(5) 7-5 6-2), 123 ATP; Sandgren (4-6 6-4 7-6(6)), 60 ATP, e Bedene (6-7(3) 6-3 6-1), 43 ATP, hanno inevitabilmente condizionato il rendimento del ligure in semifinale contro l’ex top ten spagnolo. Non si tratta di essere incontentabili, nè di chiedere troppo a un tennista che sta mostrando in ogni caso di essere un lottatore, oltre che dotato di indubbio talento. Basta partenze diesel, Fabio!

10 – le eliminazioni al primo turno, negli ultimi dodici tabelloni del circuito maggiore ai quali aveva partecipato, rimediate da Thomas Fabbiano. Una serie molto negativa iniziata con la sconfitta all’esordio a Wimbledon, dopo aver bene impressionato a Eastbourne, dove Thomas perse di misura al secondo turno contro un ottimo specialista come Johnson. Per fortuna, ci sono stati il secondo turno di San Pietroburgo (con la bella vittoria su Medvedev) e, soprattutto, il terzo di New York a salvare la classifica di quello che attualmente è il terzo miglior tennista italiano. All’ATP 250 di Marsiglia Thomas è riuscito a ottenere il primo successo del 2018 a livello di circuito maggiore, sconfiggendo (6-3 6-4) uno dei più giovani e promettenti prospetti che stanno affacciandosi nel circuito, Felix Auger-Aliassime, classe 2000 e 167 ATP. Contro Dzhumhur, 29 ATP, è mancato solo un pizzico di fortuna e di esperienza a Fabbiano per ottenere una prestigiosa vittoria: dopo tre ore di grande equilibrio, il bosniaco ha avuto la meglio col punteggio di 6-7(5) 7-6(7) 7-6(5) e rimandato il secondo approdo ai quarti in un torneo ATP di Thomas, dopo Chennai 2016. La tenacia e la passione del nostro giocatore meritano migliori risultati.

80 – la posizione nel ranking WTA, con la quale Alison Van Uytvanck, 24 enne belga si è presentata all’International di Budapest. Una classifica piuttosto modesta, basata soprattutto sulla vittoria dell’International di Quebec City – primo titolo in carriera- lo scorso settembre, quando in finale la belga sconfisse Timea Babos, e a due finali negli ITF da 100.000 dollari. Molto probabilmente ce la troveremo di fronte a Genova il prossimo fine aprile nello spareggio per accedere al World Group della Fed cup: sinora era la numero 3 della sua rappresentativa, dietro Mertens e Flipkens, ma aveva già preso parte a diciassette incontri con la sua nazionale, vincendo undici dei sedici singolari giocati. Nel circuito maggiore, può vantare una sola vittoria contro una top 20, nel torneo di Lussemburgo, quando sconfisse Ana Ivanovic nel 2015, e due scalpi comunque prestigiosi come quelli di una Mertens già in crescita (nelle quali di Miami 2017) e di una Mladenovic ancora acerba (al Roland Garros 2015). A Budapest ha raggiunto senza patemi la finale, non cedendo nemmeno un set: ha superato facilmente (6-3 6-2) prima Dodin, 95 WTA, poi Buzarnescu, 39 WTA, liquidata con un nettissimo 6-1 6-0. Nei quarti è stata Zhang, 34 WTA, a essere superata con il punteggio di 6-2 6-4, mentre in semifinale è stata la volta della Kuzmova, 124 WTA, mandata a casa con un analogo 6-4 6-2. In finale, contro Cibulkova, una tennista recentemente top ten e già alla sua diciannovesima finale, Alison ha ceduto il primo set del suo torneo, ma è stata più brava nella volata finale, imponendosi con il punteggio di 6-3 3-6 7-5. Una cosa è certa: Garbin e le sue giocatrici tra due mesi avranno una inattesa gatta da pelare in più.

193 – la posizione nel ranking ATP di Ilya Ivashka, con la quale si è presentato dieci giorni fa a Marsiglia per giocare le quali dell’ATP 250. Nel circuito maggiore era ancora una sola -a Pune a inizio anno, contro il qualificato indiano Nagal, allora 241 ATP – la vittoria nel circuito maggiore da parte di questo tennista sconosciuto al grande pubblico. L’Open 13 Provence sarà un torneo che probabilmente cambierà la carriera e che certamente non verrà mai dimenticato da parte del 24enne bielorusso, che sinora non aveva mai sconfitto un top 100, non vantava che un titolo (nel 2017) e una finale a livello Challenger, e dotato di un best career ranking (159 ATP) modesto da poter esibire. A Marsiglia ha fatto molto bene, pur dovendo partire dalle quali, dove ha sconfitto prima Oscar Otte, 138 ATP, col punteggio di 4-6 6-1 7-6(3), poi Kenny de Schepper, eliminato con lo score di 6-3 6-4. Nel main draw dello storico torneo (si disputa dal 1993) marsigliese, nei sedicesimi ha sconfitto il primo top 100 della carriera, avendo la meglio in scioltezza (6-3 6-1) sul 22enne serbo Djere, per poi approfittare del ritiro (si era sul 6-4 1-1 per il bielorusso) di Stan Wawrinka. Nei quarti Ivashka ha guadagnato la semifinale sconfiggendo con il punteggio di 6-4 4-6 7-5 , al termine di una battaglia di due ore e tre set, il veterano transalpino Nicolas Mahut, 100 ATP. Ilya in semifinale, contro Lucas Pouille, 16 ATP, ha lottato alla pari solo nel secondo set, dove ha avuto un set point, prima di soccombere con lo score di 6-3 7-6(6). Un colpo di fortuna (vedasi ritiro di Wawrinka) che può essere il trampolino di lancio per una nuova carriera, non deve diventare un ingenuo appagamento per le prime belle vittorie contro top 100 e i primi veri soldi guadagnati. Lo attendiamo al guado, sin da Dubai, dove ha usufruito di uno special extempt.

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Identikit statistici: Dominic Thiem

Quali colpi potranno riportare ai vertici l’austriaco dopo un difficile 2021?

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Dominic Thiem
2020 US Open - Campione Singolare Maschile - Dominic Thiem (Photo by Darren Carroll/USTA)

Dopo Medvedev, in questo nuovo articolo per la rubrica “Identikit statistici” ci occupiamo di Dominic Thiem. Classe 1993, il tennista austriaco appartiene a una generazione, a dire il vero, piuttosto sfortunata, dato che è molto difficile sfuggire al cono d’ombra proiettato da tre giganti come Federer, Nadal e Djokovic (detentori di venti titoli del Grande Slam ciascuno).

Tuttavia, un passo alla volta, con grande regolarità, Thiem ha saputo conquistare il suo spazio (in particolare sulla terra e sul cemento) fino ad aggiudicarsi, nel 2020, il suo primo titolo Slam a Flushing Meadows. Cercheremo di capire quali caratteristiche gli abbiano permesso di raggiungere tali risultati e quali ulteriori miglioramenti possano condurlo ancora più lontano quando rientrerà dall’infortunio che lo ha costretto a concludere anticipatamente, e senza grandi risultati, la stagione 2021.

PALMARÈS

Già a livello juniores, Thiem fa parlare di sé, in particolare raggiungendo la finale del Roland Garros nel 2011. Lo stesso anno fa il suo esordio nel circuito ATP, nei tornei di Kitzbühel, Bangkok e Vienna; in quest’ultimo elimina il connazionale Thomas Muster (all’epoca quarantatreenne) in un vero e proprio passaggio di consegne. Nel 2014, vince in Australia la sua prima partita in uno Slam, battendo João Sousa. A Madrid, sconfigge l’allora numero tre del mondo Stan Wawrinka in tre set. A Kitzbühel, raggiunge la sua prima finale a livello ATP, perdendo da David Goffin dopo essere stato avanti di un set. A fine anno, è il più giovane giocatore tra i primi 50 del mondo.

 

Nel 2015 si aggiudica tre titoli ATP (Nizza, Umag e Gstaad) ed entra in Top 20. L’anno successivo, forte anche della sua prima semifinale Slam, centrata a Parigi, fa il suo ingresso in Top 10, venendo ripescato per le Finals di fine anno in virtù del forfait di Rafa Nadal. Nel 2017, continuando il suo regolare e piuttosto impressionante processo di crescita, Thiem si qualifica per la prima volta per la finale di un torneo Masters 1000, a Madrid. Viene sconfitto da Nadal, ma, a sorpresa, sconfigge il maiorchino sulla terra di Roma nei quarti di finale prima di arrendersi a Djokovic in semifinale. Raggiunge nuovamente la semifinale all’Open di Francia e finisce la stagione alla quinta posizione del ranking mondiale, certificando il proprio status di top player.

A questo punto, inizia la caccia al primo titolo Slam: nel 2018 raggiunge la finale a Parigi e viene sconfitto nettamente da Nadal. A testimonianza di una grande solidità tecnica e mentale, raggiunge i quarti di finale dello US Open e, trovandosi ancora di fronte Nadal, lo impegna in una maratona di quasi cinque ore, che lo spagnolo si aggiudicherà sì, ma all’ultimo respiro. Chiude la stagione in leggera flessione, ma sempre in Top 10 (per la precisione, come numero otto).

Il 2019 è un’ottima annata per Thiem: vince il suo primo titolo 1000 sul cemento di Indian Wells, sconfiggendo Sua Maestà Roger Federer in finale. Non solo: bissa la finale al Roland Garros superando Djokovic in una semifinale che rappresenta sicuramente uno dei match migliori della sua carriera. Cede ancora in finale all’eterno Nadal, ma sembra avvicinarsi giocando alla pari per due set prima di crollare. Come ciliegina sulla torta, raggiunge per la prima volta la finale del Master di fine anno, sconfitto da Tsitsipas.

È nel 2020 però che la tenace rincorsa di Thiem allo Slam viene premiata: dopo essere stato ad un set dal titolo a Melbourne, si qualifica per la finale dello US Open e si trova di fronte il grande amico Alexander Zverev. Sascha si porta avanti due set a zero, ma Thiem riesce a rimontare e trova definitivamente il suo posto tra i grandi del tennis. A fine anno raggiunge per la seconda volta la finale delle ATP Finals, sconfiggendo Djokovic in semifinale e cedendo soltanto ad un Medvedev in forma strepitosa.

Nel 2021, qualcosa sembra incrinarsi. Dopo gli ottavi in Australia, un infortunio al ginocchio e, dopo essere rientrato, alcune prestazioni non degne della sua qualità, come ad esempio la sconfitta al primo turno del Roland Garros per mano di Andujar dopo essere stato avanti di due set. Purtroppo, Thiem subisce anche un infortunio al polso (sull’erba di Maiorca) che lo costringe a terminare anticipatamente la stagione. Annuncia di voler tornare in campo in Australia nel 2022, più carico che mai. Su quali armi potrà contare per ritrovare il suo posto tra i pretendenti ai titoli più ambiti?

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Thiem con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare un saldo medio positivo tra vincenti ed errori non forzati su tutte le superfici. Colpisce come la differenza a favore dei vincenti sia massima sull’erba di Wimbledon, lo Slam più avaro di soddisfazioni per l’austriaco (ottavi di finale nel 2017, sconfitte al secondo turno nel 2015 e nel 2016, sconfitta al primo turno nel 2014, 2018 e 2019). Troviamo un primo spunto di risposta al nostro dubbio in altre due statistiche: le palle break ottenute da Thiem e il numero delle discese a rete. Sull’erba, Thiem sembra faticare di più a procurarsi delle occasioni sul servizio dell’avversario, e si presenta a rete in misura molto maggiore rispetto al suo stile abituale. Forse l’efficacia di Thiem nei pressi della rete, specie se verticalizza il proprio gioco in modo un po’ forzato, alla ricerca di variazioni, non è sufficientemente elevata per giustificare una modifica così marcata nel suo stile di gioco?

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa da questo punto di vista:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Osserviamo che, in effetti, l’efficacia di Thiem sotto rete è buona ma non eccezionale e diminuisce sull’erba, scendendo sotto il 70%. Oltre a ciò, osserviamo che, sempre sull’erba, calano le percentuali di palle break realizzate e salvate. Nonostante un buon contributo del servizio (soprattutto della prima palla), l’austriaco, numeri alla mano, mostra di trovarsi in maggiore difficoltà nei punti importanti.

Forse, cercando di interpretare le statistiche in una chiave tecnica, il fatto che non soltanto Thiem giochi il rovescio a una mano, ma lo faccia in modo piuttosto “sbracciato”, con un movimento molto efficace ma piuttosto ampio, lo mette in difficoltà nel preparare il colpo su una superficie veloce e imprevedibile come l’erba. Tale fattore strutturale potrebbe spiegare un maggiore nervosismo del numero uno d’Austria che, trovando uno dei suoi colpi più efficaci tramutato in una potenziale debolezza, fatica a mantenere il consueto equilibrio, e si trova a forzare il proprio gioco, con risultati modesti.

Questa, perlomeno, può essere la nostra prima impressione. Fino a questo momento però, ci siamo concentrati sul gioco di Thiem esaminando un aspetto alla volta: proviamo ora invece, con l’aiuto della tecnologia, a considerare più aspetti contemporaneamente, ovvero a sviluppare un’analisi multivariata, verificando in modo più approfondito e robusto la validità delle nostre ipotesi.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI THIEM

In particolare, ci chiederemo quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, faremo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Thiem alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima superiore di almeno il 5.1% rispetto all’avversario e si aggiudica una percentuale di punti sulla seconda anche peggiore rispetto al suo avversario, ma con uno scarto inferiore al 9% , allora si aggiudica la partita”. Il pattern è piuttosto generale, ed estremamente preciso: si è verificato in 47 casi e, in tutti e 47, Thiem ha vinto il match.
  2. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla seconda superiore di almeno il 6.5% rispetto all’avversario e si procura almeno 6 palle break, allora vince il match”. Il pattern ha simile generalità e precisione rispetto al primo: si verifica in poco più di due terzi dei match vinti da Thiem in tornei del Grande Slam (ovvero in 48 partite) e in nessuna delle sue 30 sconfitte.
  3. “Se Thiem ha un rendimento sulla seconda palla di servizio inferiore all’avversario di oltre il 9% e non si aggiudica più del 77% di punti quando mette la prima in campo, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, 14 volte. In tutti e 14 i casi Thiem è stato sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione austriaco. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, buona parte della partita di Thiem si gioca sull’efficacia dei suoi game al servizio, in particolare quando è costretto a servire la seconda palla. Se riesce comunque a imporre il proprio gioco, ha probabilità decisamente maggiori di portare a casa il match.

Le due feature più correlate con la vittoria di Thiem infatti, sia da sole che in combinazione con altre, sono la differenza nella percentuale di punti vinti sulla seconda e sulla prima rispetto all’avversario. In terza posizione troviamo la superficie di gioco: l’osservazione sulla base delle prime statistiche descrittive, che ci portava a individuare una certa avversione di Thiem per l’erba, trova conferma. In Figura 4 (visibile di seguito) infatti osserviamo in che modo la superficie di gioco è correlata con la vittoria dell’austriaco: positivamente soltanto in caso si giochi su terra o cemento.

In quarta posizione troviamo un dato all’apparenza controintuitivo: la probabilità di vittoria è inversamente correlata (per quanto debolmente) con il numero di vincenti. Leggendo in controluce questo dato però, ci troviamo a riflettere sul fatto che Thiem, se è in controllo della partita, può sfruttare al meglio la propria razionalità e solidità mentale, correndo pochi rischi e guadagnando il punto in progressione. Se mette a segno molti vincenti, più del solito, può significare che è in gran forma, ma anche (a quanto ci dicono i dati, leggermente più spesso) che sta forzando il proprio gioco rischiando di pagarne le conseguenze. In conclusione, la quinta feature più correlata (in questo caso direttamente) con la vittoria è la percentuale di punti vinti con la prima: la prima palla di Thiem è piuttosto pesante e, naturalmente, assicurarsi punti facili riduce anche la pressione sugli altri colpi, facilitandogli il compito.

Figura 4. Value ranking relativo alla superficie di gioco, associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Cercando di sintetizzare, Thiem si presenta come un giocatore di grande solidità e affidabilità nelle occasioni in cui riesce a controllare l’andamento del gioco. Se riesce a portare l’avversario a giocare la sua partita diventa un cliente difficilissimo per chiunque, come dimostra il fatto che abbia saputo battere almeno una volta sia Federer che Djokovic che Nadal. In tutte quelle occasioni invece in cui l’avversario, o la superficie, lo portano su terreni meno esplorati e meno congeniali al suo stile di gioco, in tutte quelle circostanze in cui cioè si sente in dovere di stringere i tempi, e di affrettare la giocata, va in maggiore difficoltà.

Se ne potrebbe dedurre quindi che il recupero dovrà essere psicologico, oltre che fisico: una volta ritrovata la forma fisica, Thiem andrà nuovamente alla ricerca delle proprie certezze e della propria calma. Riguadagnato questo equilibrio, anche i dati dimostrano che l’austriaco potrà tornare a essere un cliente difficile per chiunque e un serio pretendente a nuove, prestigiose vittorie.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Daniil Medvedev - US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

Dopo Berrettini, Zverev e Tsitsipas, in questo nuovo articolo per la rubrica “Identikit statistici” ci occupiamo di Daniil Medvedev, il giocatore in grado di negare a Djokovic la gioia del Grande Slam grazie ad un’eccezionale performance nell’atto conclusivo di Flushing Meadows. Certo, a Medvedev non fa difetto il carattere, e ci si poteva quindi immaginare che, specialmente dopo la brutta sconfitta nella finale dell’Australian Open di quest’anno per mano proprio di Djokovic (analizzata in dettaglio in un precedente articolo), il russo si presentasse in campo con il dente avvelenato.

Carattere e determinazione, però, pur essenziali per emergere ad alto livello, non bastano per sconfiggere tre set a zero uno dei giocatori più forti della storia del tennis in un momento in cui era al massimo della motivazione. Cerchiamo innanzitutto allora di ripercorrere brevemente la carriera di Medvedev per inquadrare meglio il giocatore.

PALMARÈS

 

Daniil Medvedev, classe 1996, gioca la sua prima partita a livello ATP nel 2016, a Nizza: verrà sconfitto in tre set da Guido Pella. La prima vittoria ATP arriverà poco dopo, sempre nel corso del 2016, sull’erba di ‘s-Hertogenbosch, contro Horacio Zeballos. Già a fine anno mostra i suoi progressi, raggiungendo per la prima volta i quarti di finale, nel torneo di Mosca. L’anno successivo centra la sua prima finale, al Chennai Open, e si qualifica per le Next Generation ATP Finals di Milano: supera il round robin e viene sconfitto da Chung (poi vincitore del torneo) in una combattutissima semifinale. Nel 2018 Medvedev compie un primo balzo in avanti: si aggiudica due titoli ATP 250 (Sydney e Winston-Salem) e addirittura un 500, quello di Tokyo. A fine anno, è il sedicesimo giocatore del mondo secondo il ranking ATP, un balzo di quasi cinquanta posizioni rispetto all’anno precedente.

L’anno successivo, una crescita fortemente legata ai risultati sul veloce (la terra battuta gli è ancora oggi piuttosto indigesta) lo porta alla vittoria di quattro titoli, tra cui il Masters 1000 di Cincinnati e quello di Shanghai, e anche a centrare la prima finale Slam allo US Open. Sarà sconfitto da Nadal, ma soltanto al quinto e dopo aver rimontato due set. Accede per la prima volta alle ATP Finals di fine anno, ma viene sconfitto nel girone. Nel 2020, vince il Master 1000 di Parigi-Bercy e, soprattutto, delle ATP Finals in cui mostra un livello di gioco veramente straordinario. Basti ricordare che nel corso del torneo sconfigge Djokovic, Nadal, Thiem e Zverev. Prima di allora, soltanto altri tre giocatori (Becker, Djokovic e Nalbandian) erano stati capaci di sconfiggere i primi tre giocatori del mondo nel corso dello stesso torneo.

E arriviamo così al 2021: l’anno inizia alla grande, con la vittoria della Russia nell’ATP Cup e con una grande cavalcata verso la seconda finale Slam, in Australia. Qui, come già ricordato, Medvedev viene sconfitto seccamente da Djokovic e sembra subire il colpo, perdendo in due set al primo turno di Rotterdam da Dusan Lajovic. Nei giorni successivi al torneo Master 1000 di Miami (in cui viene sconfitto nei quarti di finale da Bautista Agut), Medvedev risulta positivo al test del COVID-19, ed è dunque costretto a fermarsi. Come sempre, la stagione sulla terra di Medvedev è piuttosto incolore (sconfitto al primo turno a Roma, al secondo a Madrid), ma si chiude con l’acuto dei quarti di finale raggiunti al Roland Garros. Il russo si riprende del tutto la scena vincendo il Master 1000 di Toronto, e il resto è storia recente: con uno US Open straordinario dall’inizio alla fine, Medvedev si aggiudica il suo primo titolo Slam e consolida la seconda posizione nella classifica mondiale. Partendo dai dati, cercheremo ora di capire quali siano le armi tecniche e tattiche che gli hanno consentito di raggiungere tale straordinario traguardo e, forse, di poter immaginare qualcosa di ancora più ambizioso. 

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Medvedev con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Daniil Medvedev, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare, su cemento ed erba, l’ottimo saldo tra ace e doppi falli, così come tra vincenti ed errori non forzati. Tutte le statistiche, a cominciare da questa, mostrano un deciso peggioramento sulla terra battuta, sulla quale Medvedev fatica ad imporsi e raramente trova lo spunto per cercare di sorprendere l’avversario con una discesa a rete. In chiave tecnica, tale dinamica si può forse spiegare col fatto che, servizio escluso, Medvedev ha senz’altro la capacità di costruire un vincente, ma diventa straordinario nel farlo se può “appoggiarsi” alla palla dell’avversario, trasformando la sua eccezionale difesa, sorretta da grande mobilità ed infinità apertura alare, in attacco.

In un certo senso, da questo punto di vista Medvedev ricorda un po’ il suo connazionale Nikolay Davydenko (che raggiunse un best ranking di numero 3 al mondo a fine 2006), a cui Medvedev stesso ha dichiarato di ispirarsi dopo la vittoria delle ATP Finals 2020. La differenza sta forse nell’equilibrio tra braccia e gambe nella fase difensiva. Davydenko riusciva a muoversi sul campo (complice una diversa struttura fisica) con ancora più facilità di Medvedev (come dimostrano i risultati molto migliori sulla terra, su cui anche questo fattore diventa determinante) ma, una volta arpionata la palla, spesso finiva per giocare un colpo molto insidioso ma poco pesante e, per questo, difficilmente vincente – per questo motivo il suo successo dipendeva soprattutto dalla capacità di stare molto vicino alla riga di fondo e mettere così pressione agli avversari. Medvedev riesce invece a generare molta più velocità, inducendo anche una forte pressione psicologica sull’avversario, che può trovarsi in un attimo sbalzato dal ruolo di aggressore a quello di disperato difensore; questa abilità, unita alla palla dal rimbalzo molto basso, gli permette di fare gioco anche da molto lontano senza perdere incisività, almeno sulle superfici rapide. Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa sul gioco del russo:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Daniil Medvedev, match di singolare in tornei del Grande Slam

Osserviamo che, anche tra cemento e terra, le gerarchie, come ci ricorda la statistica sui match vinti, sono chiare: Medvedev preferisce il cemento, su cui ha vinto circa quattro match su cinque in carriera a livello di tornei del Grande Slam. Si è portati a dedurre che, data la velocità della superficie, la presenza di specialisti e il maggiore ricorso al gioco a rete, Medvedev abbia meno chance di portare gli scambi, in particolare quelli più critici, sul binario a lui più congeniale, quello della manovra e del contropiede. Dopo aver dato uno sguardo a diverse statistiche, considerate una alla volta, proviamo ora a chiederci quali combinazioni di variabili e valori, quali pattern, risultino più predittivi per la vittoria o per la sconfitta del russo.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI MEDVEDEV

In particolare, chiediamoci quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione. Per maggiore chiarezza, facciamo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Medvedev alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Medvedev totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima superiore di almeno il 5.3% rispetto all’avversario, allora si aggiudica la partita”. Il pattern è molto generale e preciso: si è verificato in 40 casi e, in tutti e 40, Medvedev ha vinto il match.
  2. “Se Medvedev vince almeno il 70.7% di punti sulla prima e non commette più di 31 errori non forzati, vince il match”. Il pattern ha buona generalità ed estrema precisione: si verifica in poco più dell’80% dei match vinti da Medvedev in tornei del Grande Slam (ovvero in 46 partite) e in nessuna delle sue 17 sconfitte.
  3. “Se Medvedev totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima non superiore di almeno il 5.3% rispetto all’avversario e concede più di otto palle break, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, sedici volte. In tutti i casi, Medvedev è stato effettivamente sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione russo. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Medvedev. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, il tema sembra piuttosto chiaro: Medvedev incrementa le proprie probabilità di vittoria se mette l’avversario in condizione, fin da subito, di giocare “in salita”, ovvero a partire da un’efficacia inferiore sulla prima di servizio (feature più significativa), dalla seconda di servizio (seconda feature più significativa) o da un ridotto numero di palle break (terza feature più significativa). A questo punto, se il russo non commette un numero elevato di errori non forzati (quarta feature più significativa, naturalmente con correlazione inversa rispetto alla vittoria) ha ottime probabilità di portare a casa il match, visto che l’avversario sarà prima o poi tentato di alzare il ritmo, non soltanto commettendo più errori, ma anche esponendosi a sorprendenti difese e a micidiali contrattacchi. La quinta feature in ordine di importanza, ovvero la percentuale di punti vinti da Medvedev sulla prima in assoluto (e non la differenza rispetto alla medesima statistica dell’avversario) ci ricorda che, indipendentemente dal rendimento al servizio dell’altro giocatore in campo, se Medvedev porta a casa pochi punti con la prima, la partita può virare verso uno scontro per così dire a bassa intensità, che non è necessariamente favorevole al russo.

Difficile, ci ricordano anche i numeri, trovare un antidoto per questo cocktail di fattori: ottimi colpi di inizio gioco, grande capacità di difendere e ribaltare lo scambio, carattere forte al punto da restituire nell’ultimo Slam dell’anno a Nole il secco tre set a zero subito in Australia. Per il futuro, chiunque vorrà portarsi al vertice della classifica, quando tramonterà la lunga era di Federer, Nadal e Djokovic, dovrà senz’altro vedersela con Daniil Medvedev.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Flash

Medvedev, Berrettini e Tsitsipas hanno le migliori prime del circuito

Il guru dei numeri Craig O’Shannessy ha analizzato i servizi dei Top 10 per vedere chi ne trae più punti diretti e chi è più bravo nello scambio

Pubblicato

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Matteo Berrettini - ATP Queen's 2021 (via Twitter, @QueensTennis)

Qui l’articolo originale

Quando Matteo Berrettini scaglia una prima di servizio da sinistra, è questione di un lancio di moneta se la palla tornerà indietro oppure no. Quando il ribattitore riesce a tenere in gioco la pallina, invece, è Stefanos Tsitsipas che la fa da padrone, vincendo quasi due punti su tre con la prima da destra.

Un’analisi dei Top 10 nella stagione 2021 da parte di Infosys ATP Beyond The Numbers svela chi vince più punti diretti al servizio e chi, invece, vince la maggior parte dei punti quando la prima di servizio torna indietro, sia sul lato destro sia su quello sinistro. Informazioni dettagliate sulla fonte dei dati possono essere trovate alla fine dell’articolo.

 

Lato destro: punti diretti

Daniil Medvedev conduce in questa categoria con una percentuale del 44.3% (227/512), ricavando il maggior numero di errori in risposta dal lato destro. Questo totale comprende 103 ace e 124 risposte che non hanno trovato il campo. 65 ace sono stati segnati al centro, mentre 38 sono stati direzionati esternamente. Matteo Berrettini (44.2%) e Alexander Zverev (43.8%) sono a distanza di un punto percentuale dal N.2 ATP.

Punti diretti con la prima da destra, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Lato sinistro: punti diretti

Berrettini balza in testa alla classifica quando si tratta di causare errori in risposta dal lato sinistro del campo con una percentuale pari al 46.3% (195/421). L’italiano ha messo a segno 80 ace (47 esterni, 33 all’incrocio), collezionando inoltre 115 errori in ribattuta grazie alla sua potente prima di servizio. Gli unici altri due giocatori a trovarsi sopra la soglia del 40% sono Denis Shapovalov (42.7%) e Medvedev (42.6%).

Punti diretti con la prima da sinistra, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Lato destro: punti vinti quando parte lo scambio

Quando la prima di servizio torna indietro, il ribattitore ha guadagnato un certo vantaggio nel punto. Stefanos Tsitsipas conduce questa particolare classifica quando si tratta di servire da destra e vincere il punto, vincendo il 65% degli stessi (241/596). Il N.1 ATP Novak Djokovic (63.5%), Christian Ruud (62.0%) e Andrey Rublev (61.4%) sono gli unici giocatori a posizionarsi al di sopra dei 60 punti percentuali quando la palla torna in gioco.

Punti vinti con la prima da destra quando parte lo scambio, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Lato sinistro: punti vinti quando parte lo scambio

Il ventiduenne mancino canadese, Shapovalov, conduce la Top 10 dei punti vinti servendo da sinistra, con la palla che torna indietro, assestandosi ad un 63.5% (139/219). Medvedev (62.5%), Tsitsipas (61.8%) e Rublev (61.5%) sono quelli che superano la soglia del 60%.

Punti vinti con la prima da sinistra quando parte lo scambio, ATP Top 10 2021 (Credit: ATP.com)

Nel tennis statistiche tradizionali come la percentuale di prime in campo e i relativi punti vinti ci consentono di iniziare a capire il rendimento di un giocatore sulla base della prima di servizio. L’Infosys Serve Tracker getta nuova luce su quante prime di servizio non tornano indietro e su chi gioca meglio quando invece succede. In questa stagione Berrettini e Tsitsipas, per il momento, sono arrivati al top di questi mini-classifiche.

Le fonti dei dati includono le partite giocate nel 2021 nella ATP Cup, negli ATP Master 1000 e alcune tra quelle giocate negli ATP 500 e ATP 250 dove presente la tecnologia Hawk-Eye. I Top 10 (alla data del 23 Agosto) devono aver giocato 20 partite su campi con copertura Hawk-Eye per essere considerati ai fini di questa graduatoria. Il N.11 Christian Ruud e il N.12 Pablo Carreno Busta prendono il posto degli infortunati Dominic Thiem (18 partite) e Roger Federer (13 partite).

Nota di editore: Craig O’Shannessy è lo strategy analyst per la Federazione Italiana Tennis e per i suoi giocatori, incluso Matteo Berrettini

Traduzione a cura di Massimiliano Trenti

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