Oltre al primo grande successo in carriera sulla terra battuta (che va a fare compagnia all’unico altro titolo rosso in bacheca, ottenuto quattro anni fa a Umago sempre contro Carlos Alcaraz), Montecarlo ha regalato a Jannik Sinner anche il ritorno al numero uno del mondo, già sfiorato alla fine della scorsa stagione alle ATP Finals e che dopo il ritiro di Alcaraz da Barcellona resterà al sicuro almeno per altre due settimane.
Il solo fatto che Sinner fosse arrivato a Torino con la possibilità di chiudere l’anno davanti a tutti nonostante tre mesi di inattività era già di per sé qualcosa di straordinario. Non ci è andato lontano, chiudendo il 2025 appena 550 punti dietro ad Alcaraz e mettendo nel mirino il sorpasso a inizio 2026. Certo i piani – che pure nella testa di Jannik, a suo dire, non esistevano… ma noi non ci crediamo troppo – si sono complicati dopo il successo di Carlitos all’Australian Open, che ha consacrato lo spagnolo come il più giovane di sempre a completare il Career Grand Slam. Dopo l’Australia Alcaraz aveva 3350 punti di vantaggio su Sinner – tornato a perdere a Melbourne per la prima volta dal 2023 – e aveva una bella occasione per incrementare il bottino sul cemento nordamericano. Vero che Jannik aveva zero punti da difendere, ma Carlitos l’anno scorso ne aveva raccolti soltanto 410 sui 2000 disponibili.
Proprio dalla California, però, è iniziata la rincorsa mozzafiato di Sinner. “Il blocco di lavoro fatto prima di Indian Wells è stato molto importante”, ha ammesso Simone Vagnozzi dopo il trionfo a Montecarlo del suo allievo, che in seguito al KO di Doha aveva deciso di spostarsi direttamente negli USA, senza passare da casa. Indian Wells, Miami e Montecarlo uno dietro l’altro: solo un’impresa simile, che nella stessa stagione era riuscita soltanto a Novak Djokovic prime nel 2015, poteva riportare l’altoatesino in cima al mondo. E impresa è stata.
Sinner-Alcaraz: è lotta aperta per il numero uno
Certo si può anche dire che il murciano, specialmente a Miami, avrebbe potuto fare qualcosina in più. Con un quarto di finale in Florida Carlitos avrebbe ora, nel ranking ufficiale, 40 punti in più dell’amico-rivale (che gli è invece davanti di 110), ma con i se e con i ma, si sa, non si fa la storia.
Ad ogni modo, i margini restano sottilissimi, anche se per il momento Alcaraz ha ‘mancato’ la prima chance per superare Sinner e tornare numero uno già da lunedì prossimo. Allo spagnolo infatti, finalista uscente a Barcellona, sarebbe servito un titolo per riagguantare il primato. Ma visto il forfait prima di scendere in campo contro Machac (“Il problema al polso è più serio del previsto, ha detto il 7 volte campione Slam”), Alcaraz perde 280 punti e scivola a -390 da Sinner.
“Se davvero inseguissi il numero uno giocherei anche la prossima settimana”, aveva dichiarato Jannik alla vigilia della finale di Montecarlo, tenendo a sottolineare quanto il focus in questo momento sia più sui titoli che sulla classifica. Ed è normale che sia così – anche se a nessuno, anche se solo per una settimana, dispiace essere n. 1 – perché a quelle latitudini l’unico numero uno che conta davvero è quello di fine stagione. Significa (quasi sempre) che nel corso dell’anno sei stato il più forte di tutti.
Per quanto sia prematuro, può essere interessante iniziare a dare un primo sguardo alla Race to Turin, dove Jannik ha già raccolto 3900 punti (contro i 3650 di Carlitos).
Le prospettive del n. 1 in vista della stagione su terra
Per il momento, comunque, la situazione in vetta è tutt’altro che definitiva. Come spesso accade nelle loro partite, bastano pochi punti per fare la differenza, anche se come detto almeno fino a Madrid Sinner è certo del primato. Nella capitale spagnola, però, i primi due giocatori del mondo non difendono punti, visto che – seppure per motivi diversi – nessuno dei due ha giocato il torneo lo scorso anno.
Alcaraz può tornare n. 1 vincendo a Madrid, a patto però che Sinner non arrivi in finale: raggiungere l’ultimo atto nella capitale spagnola darebbe la certezza all’azzurro di presentarsi a Roma da numero uno, anche se lo spagnolo dovesse vincere il torneo (in quel caso specifico Jannik salirebbe a 14000 punti, Carlitos a 13960).
Siamo comunque ancora nel campo delle ipotesi, visto che Madrid resta ancora per entrambi un bel punto di domanda. Per come ha parlato a Montecarlo, Jannik sembrava orientato più a non esserci che a esserci, ma la decisione finale è ancora da prendere. Stesso discorso vale per Carlitos, che dovrà valutare le sue condizioni fisiche.
Roma e Parigi sono invece le tappe che delineeranno definivamente la corsa: Alcaraz non può guadagnare nulla, avendo vinto entrambi i tornei nel 2025, ma anche Sinner può ottenere altri punti solamente in caso di vittorie del torneo. Il filo è sottilissimo, entrambi hanno più da perdere che da guadagnare, ma ormai hanno da tempo imparato a convivere con pressione e aspettative. Si deciderà tutto, come sempre, nei minimi dettagli.
