Fognini carbura e supera Jarry. È principe di San Paolo

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Fognini carbura e supera Jarry. È principe di San Paolo

Primo set non giocato, poi Fabio ingrana e tiene a bada il cileno. Sesto titolo in carriera, tutti sul rosso. Sale n.19 ATP. Dedica a Davide Astori, tragicamente scomparso

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[2] F. Fognini b. N. Jarry 1-6 6-1 6-4 (Marco Vitali)

L’atto conclusivo del Brasil Open di San Paolo, in cui si affrontavano il nostro Fabio Fognini e Nicolas Jarry, ventiduenne di Santiago del Chile e nipote di Jaime Fillol – icona del tennis cileno agli inizi degli anni ’70 e per tutta la decade successiva, protagonista, tra le altre, della finale Davis che l’Italia vinse nel 1976 in terra cilena – ha appena emesso il verdetto. E Il vincitore è – o, se preferite la locuzione americana vista la concomitanza con la notte degli Oscar – “and the winner is”: Fabio Fognini

 

PERCORSI LONTANI, PERCORSI VICINI – Navigando a ritroso nel torneo, il cammino che ha condotto i due contendenti all’appuntamento odierno è stato molto diverso: Fabio non ha concesso un set ai tre avversari fino a oggi incontrati – Domingues, Garcia Lopez e Cuevas – stando in campo la media di 1h e 10minuti per partita, per un totale di 3h e 27minuti; Jarry ha vinto tutti e quattro gli incontri precedenti – su Lajovic, Pella, Ramos-Vinolas e Zeballos – al set decisivo per una durata media di ogni match pari a 2h e 15minuti, per un totale di 9h e 3minuti. A questa notevole differenza, fa invece da contraltare più di un’affinità nell’avvio di stagione: entrambi semifinalisti a Rio de Janeiro, entrambi alla prima finale stagionale ed entrambi che si trovano ad aver già racimolato, prima di questo torneo, un interessante bottino in termini di punti nell’ATP Race – 450 Fognini, 350 Jarry – tutti elementi che denotano l’attraversamento di un momento molto caldo dal punto di vista tennistico.

PARTENZA SPRINT – L’inizio di Jarry è devastante: primo game di servizio tenuto a zero con 3 prime su 4, primo game in risposta iper-aggressivo vinto a zero e secondo game di servizio tenuto nuovamente a zero con una prima vincente e un ace. Morale: 3-0 in pochi minuti e parziale di 12 punti a 0. Per Fabio non è una partita semplice – Jarry è un giocatore che da poco ritmo – ma può iniziare da due cose che ci può mettere di suo: una maggiore attivazione a livello di gambe e piedi e la conquista di una posizione in risposta più vicina alla linea di fondo per non essere travolto dalla traiettoria alta del servizio del cileno che, complice l’altitudine di 760m del Ginasio, gli finisce spesso sopra la spalla. Questi due fondamentali accorgimenti stentano però per tutto il primo set e così, dopo un game a testa tenuto al servizio, Jarry piazza il secondo break e con un game solido al servizio si aggiudica il primo parziale per 6-1 in 22 minuti.

LA RIBELLIONE – C’è bisogno di una scossa e Fognini lo percepisce. Nonostante un primo turno di servizio tutt’altro che brillante, si porta sull’ 1-0 e l’incoraggiamento che si dà dopo l’ultimo punto del game è un primo segnale di ribellione all’andamento del match. Nel game successivo conquista il break a 15 grazie anche alla complicità di Jarry che commette 4 errori non forzati, ma il game fondamentale è il terzo: Fognini salva tre palle break da 0- 40 – la terza con una palla corta – ne annulla una quarta un po’ fortunosamente su un’accelerazione di Jarry che termina in corridoio di pochi centimetri e si aggiudica il game del 3- 0 con un servizio vincente. Ci sono ancora alcune sbavature, non è la quiete dopo la tempesta, ma quantomeno uno stato di calma apparente. Dopo due game senza scossoni, nel sesto game Fognini piazza il secondo break e, dopo 58 minuti, restituisce il 6-1 del primo parziale.

UN MOTTO, UNO STILE – Fabio comincia bene anche il terzo e decisivo set: riesce a portare gli scambi su un terreno a lui più congeniale, muove l’avversario – e i suoi 198cm – orizzontalmente e verticalmente sia attraverso un servizio vario che col gioco da fondo. Così facendo ottiene il break a zero nel primo game, lo conferma nel secondo e si procura una palla per salire 3-0 nel terzo. In un momento di estrema difficoltà esce il temperamento tipico dei giocatori sudamericani: aggrappandosi al suo colpo migliore, e il preferito, Jarry annulla la palla break con un ace e accorcia le distanze sull’1-2 e sulla scia di una fiducia ritrovata recupera anche il break di svantaggio portandosi a condurre 3-2. Sullo stemma della città di San Paolo compare la scritta “Non ducor, duco” che in latino significa “Non mi faccio condurre, conduco”. Fabio raccoglie il suggerimento: torna a condurre le danze infilando un parziale di quattro giochi a uno che gli danno il 6-4 finale, iscrivendo così all’albo d’oro il suo nome all’albo d’oro e il primo di un giocatore italiano dopo le tre finali perse in passato.

UNO SGUARDO AL FUTURO – Più in generale il momento di forma attraversato da entrambi si inquadra in due istanti ben precisi della loro carriera: Jarry ha affrontato la sua prima finale in un torneo ATP, dopo un 2017 trascorso nel tour challenger con la vittoria di 3 tornei e l’ingresso nei primi 100 della classifica. A questo punto diventa prepotentemente il primo candidato a raccogliere il testimone della ricca cultura tennistica cilena che ha visto come sue ultime espressioni Marcelo Rios e Fernando Gonzalez, ormai un decennio fa. Fognini è di fronte a una delle tante sliding doors a cui un tennista si trova di fronte durante la carriera: superati i 30 anni ormai da diversi mesi, metabolizzati i tempi e gli impegni della paternità, assimilato e consolidato il lavoro con Franco Davin – con cui collabora da più di un anno – conquistato il sesto titolo ATP e raggiunta la 19° posizione del ranking dopo questo risultato, se Fabio riuscirà a dare continuità alla convinzione, alla consapevolezza, alla tranquillità e alla solidità fin qui dimostrate in questo avvio di stagione, si prospetta per lui un anno ricco di soddisfazioni.

LA DEDICA – Tutto quanto di cui sopra in una giornata infinitamente triste per lo sport italiano, quella della scomparsa di Davide Astori, 31 anni, capitano della Fiorentina. Fabio ha dedicato a lui e alla sua famiglia il suo successo odierno.

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ATP Umago: Ramos-Vinolas ferma Travaglia, ma a brillare è la stella di Alcaraz

Niente da fare per l’ultimo azzurro in gara al Croatia Open, mai in partita contro Ramos-Vinolas. In serata, nel match più spettacolare della giornata, il 18enne spagnolo supera Krajinovic

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Saluta Umago anche l’ultimo tennista italiano, Stefano Travaglia, sconfitto nettamente (6-2 6-1) dal n. 1 del seeding, lo spagnolo Albert Ramos-Vinolas. Sul Grandstand, il secondo campo per importanza dell’impianto “Stella Maris” che ospita il torneo, “Steto” non è mai riuscito a fare match pari contro il 33enne tennista di Barcellona, che ha sempre tenuto in mano il pallino del gioco da fondo campo, grazie soprattutto al dritto mancino che ha costretto il 29enne tennista di Ascoli Piceno costantemente sulla difensiva, senza riuscire a trovare la profondità dei colpi necessaria per cambiare l’inerzia degli scambi, pagando in particolare la scarsa incisività con la seconda di servizio (con la quale ha ottenuto solo il 12% dei punti).

Travaglia lascia Umago per trasferirsi a Kitzbuhel, portando con sé comunque delle buone indicazioni, dato che ha interrotto la striscia negativa che non lo vedeva vincere due partite di fila in un main draw dall’ATP 250 di  Melbourne, a febbraio. Può perciò ripartire con fiducia da questo risultato, anche nel lavoro con il suo nuovo allenatore Uros Vico. Anche per Ramos-Vinolas la semifinale di Umago è una bella boccata di ossigeno, considerato che era reduce da una striscia di sette sconfitte consecutive e non vinceva dal match di primo turno del Masters 1000 di Madrid (dopo che la settimana prima aveva vinto il 250 di Estoril).

A meta pomeriggio, ad inaugurare la giornata dei quarti di finale del Croatia Open era stata la sfida tra Richard Gasquet e Damir Dzumhur. La splendida prestazione fornita nel turno precedente da Dzumhur contro Marco Cecchinato aveva fatto pensare alla vigilia che il match potesse rivelarsi molto più equilibrato di quanto si potesse ipotizzare vista la differenza di classifica (n. 59 il francese, n. 127 il bosniaco). L’equilibrio invece c’è stato solo per l’ultima mezz’ora, dato che nei primi 70 minuti sul Centrale di Umago si era vista la versione appannata di Dzumhur che siamo purtroppo abituati a vedere da due anni a questa parte, quella che lo ha fatto uscire dalla top 100 dal febbraio 2020. Merito anche del 35enne francese, che ha saputo imbrigliare sin dall’inizio i tentativi del tennista di Sarajevo di replicare la tattica aggressiva messa in atto con profitto contro l’azzurro. Rallentando ed alzando le traiettorie dei suoi colpi il talentuoso tennista di Beziers ha costretto Dzumhur a prendere sempre dei rischi eccessivi, con conseguenti errori – specie con il rovescio – nel tentativo di prendere l’iniziativa dello scambio.

 

Dopo il 6-3 del primo set, deciso dal break di Gasquet nel secondo gioco, il secondo parziale sembrava scivolare via sulla stessa falsariga, con il francese che strappava di nuovo il servizio nel terzo gioco e poi aveva due chances consecutive per il doppio break e per andare a servire per il match sul 5-2. Il tennista bosniaco sfogava sulla racchetta tutta la sua frustrazione per la scialba prestazione fino a quel momento e lo sfogo si rivelava incredibilmente utile, dato che da quel momento la partita cambiava. Dzumhur infilava infatti un parziale di 10 a 1, impattava sul 4 pari e sembrava poter girare l’inerzia del match, grazie soprattutto ad una ritrovata efficacia della palla corta, decisiva contro Cecchinato, ed al fatto che Gasquet cominciava ad accusare fisicamente il caldo e l’umidità di Umago.

I due alternavano buone cose a brutti errori, con ancora un break per parte e alla fine si arrivava al tie-break. Dove Gasquet riusciva a tirare fuori le ultime energie rimaste e si affidava al braccio ed alla varietà dei colpi, chiudendo al terzo match point, 9-7. “Non sono riuscito a sfruttare le occasioni per andare sul 5-2 e poi è stata dura, anche perché lui ha iniziato a colpire bene. Ma ha lottato, ed ho giocato un bel tie-break” il commento nel post match del tennista transalpino, che giocherà la prima semifinale ATP della stagione (ma la 65° in carriera) e la prima sulla terra battuta da Bastad 2018 (perse poi in finale con Fognini).

La prima sorpresa della giornata arrivava in contemporanea con la sconfitta di Travaglia, dalla sfida sul Goran Ivanisevic Stadium tra due giocatori con il rovescio a una mano, il vincitore dell’edizione 2019 e tds n. 2 Dusan Lajovic ed il tedesco Daniel Altmaier, proveniente della qualificazioni e autore dell’eliminazione di Mager nel turno precedente. Altmaier si è imposto meritamente con il punteggio di 6-2 6-4, ed è sembrato a tratti il bel giocatore spintosi sino agli ottavi del Roland Garros dello scorso anno (eliminando nel percorso anche Matto Berrettini), prima di perdere 8 match di fila a livello ATP, serie interrotta proprio ad Umago con la vittoria su Moutet nel primo turno. Del resto al 22enne di Kempen non sono mai mancati i colpi ma la continuità, frenato sin da giovanissimo dai tanti infortuni.

A onor del vero una mano gliela ha data anche il tennista serbo, mai veramente in partita, che è parso anche avere qualche problema fisico (si è toccato più volte la parte bassa durante il secondo parziale), dopo le quasi due ore di battaglia del giorno prima contro Zapata Miralles. Tanto che anche il break ottenuto nel settimo gioco del secondo set, che lo ha portato a condurre 4-3, è sembrato più figlio di un momentano calo di attenzione di Altmaier, che si è subito ripreso e con un parziale di 12 punti a 5 ha chiuso rapidamente la contesa, conquistando così la prima semifinale in carriera nel circuito maggiore.

Daniel Altmaier – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Il match più atteso della giornata era sicuramente l’ultimo, quello tra il recente finalista dell’ATP 500 di Amburgo, Filip Krajinovic, e la grande promessa del tennis spagnolo e unico under 19 tra i top 100, Carlos Alcaraz Garfia, reduce dalla impressionante vittoria del turno precedente, nel quale aveva lasciato solo 4 game allo slovacco Andrey Martin. Il 17enne spagnolo iniziava come aveva finito la sera precedente, tirando botte impressionanti da fondo e cercando di sovrastare l’avversario sfoderando una condizione fisica stupefacente. Dall’altra parte della rete stavolta c’era però un giocatore in forma ed in fiducia, l’unico top 35 in tabellone stando all’ultima classifica, e soprattutto esperto ad alto livello.

Krajinovic subiva la partenza al fulmicotone di Alcaraz, che si portava sul 4-1, ma riusciva a ricucire lo strappo sfruttando, oltre alla qualità del suo tennis attuale, le ingenuità che ancora ogni tanto fanno fisiologicamente capolino nel gioco del giovanissimo tennista di Murcia (come l’insistere sul colpo migliore del serbo, il rovescio, con il quale da fondo sa fare molto male), che subiva il break a zero al momento di servire per il set. Alcaraz però non si disuniva e si procurava un paio di set point nel game successivo, che il serbo era bravo ad annullare con talento e mestiere. A testimonianza che Alcaraz sta studiando da campione con il suo coach Juan Carlos Ferrero, resettava anche questa delusione e a furia di vincenti portava a casa il tie-break per 7-3.

Krajinovic però non si disuniva e aspettava che Alcaraz rifiatasse. Cosa che avveniva, con il break subito dal n. 73 del mondo – ma dopo stasera entrerà per la prima volta tra i primi settanta al mondo – nel secondo gioco, da 40-0. Il serbo saliva in cattedra e iniziava a comandare il gioco, con Alcaraz che accusava il colpo e scendeva di intensità. Il secondo break con il quale conquistava il set per 62, sembrava certificare che il tennista di Somobor fosse riuscito a domare la furia del giovane spagnolo. Invece dopo il lungo toilet break alla fine del set – verrebbe da dire che anche qui si comporta già da campione – Alcaraz tornava quello ingiocabile della prima metà del primo set, tra vincenti da fondo e recuperi incredibili, e in un attimo era sul 3-0, con doppio break. Krajinovic non demordeva, cercava con orgoglio di ridurre il distacco mettendo in campo tutto quello che aveva, ma Alcaraz era assolutamente “on fire” e non concedeva più nulla.

Il 18enne allievo di “Mosquito” chiudeva 6-1 in 2h21′ di gioco, conquistando la sua seconda semifinale in carriera e diventando il secondo semifinalista più giovane del torneo, dopo un certo Rafa Nadal nel 2004 (“Impressionato? No, non sono impressionato. Sono la conferma che con il mio team stiamo lavorando bene, stiamo seguendo la strada giusta per me” la risposta di Alcaraz al giornalista spagnolo che al termine del match gli ha chiesto se fosse impressionato da questi record di precocità).

Risultati:
[4] R. Gasquet b. D. Dzumhur 6-3 7-6(7)
[1] Ramos-Vinolas S. Travaglia 6-2 6-1
[Q] D. Altmaier b. [2] D. Lajovic 6-2 6-4
[7] C. Alcaraz – [3] F. Krajinovic 7-6(3) 2-6 6-1

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Vit Kopriva stupisce ancora: è in semifinale all’ATP di Gstaad

Il tennista ceco conferma la bella vittoria con Shapovalov lasciando un solo game a Ymer. Gaston annulla 4 match point a Garin

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La vittoria su Denis Shapovalov negli ottavi di finale non è stata un caso. Il 24enne Vit Kopriva è l’uomo della settimana all’ATP 250 di Gstaad. Il tennista ceco ha vinto i match di qualificazione per il torneo svizzero e ha potuto fare il suo debutto in un evento ATP. Nel suo primo quarto di finale in carriera nel circuito maggiore, sfidava il classe 1998 Mikael Ymer. Il giovane svedese aveva tutti i favori del pronostico, ma è entrato in campo con un atteggiamento molto remissivo. Kopriva invece, forte della striscia di vittorie inanellata negli ultimi giorni, ha dominato la partita, soprattutto con il dritto. Ymer non ha avuto la pazienza necessaria per tenere il palleggio e non è mai entrato nel match.

Kopriva ha chiuso 6-1 6-0 in appena 51 minuti. È il secondo giocatore che nel 2021 riesce a raggiungere le semifinali al suo primo torneo ATP (Juan Manuel Cerundolo ci arrivò a Cordoba). L’ultimo a farcela fu Attila Balazs a Bucarest 2012.

La semifinale della parte bassa del tabellone vedrà incrociare le racchette Hugo Gaston e Laslo Djere. Il giocatore francese, già messosi in mostra lo scorso autunno al Roland Garros, ha infiammato il match contro lo specialista Christian Garin, sconfitto nei quarti di finale anche una settimana fa a Bastad. Il cileno, quarta testa di serie, ha sprecato un break di vantaggio nel terzo set (conduceva 4-2) e ha anche servito per il match sul 5-4. Nel tie-break Gaston è riuscito ad annullare 4 match point, chiudendo 13-11 il gioco decisivo. Anche per lui sarà la prima semifinale nel circuito maggiore.

 

Djere è invece arrivato nel penultimo atto di un torneo ATP per la terza volta nel solo 2021 (sempre sul rosso). Anche lui ha vinto al terzo set, contro il francese Rinderknech. Djere non ha mai perso il servizio in tutto il match, ma dopo aver chiuso 6-4 il primo ha ceduto il tie-break della seconda frazione al numero 100 ATP. Ha dimostrato una certa sicurezza a inizio terzo parziale, nonostante i suoi turni siano stati sotto attacco per due volte di fila. Un nastro fortunoso che gli ha accomodato la palla sul match point gli ha dato la vittoria finale.

In chiusura di programma Casper Ruud ha superato in 3 set Benoit Paire, apparso comunque in netta ripresa come attengiamento in campo. Il norvegese continua la sua eccellente estate sul rosso dopo la vittoria nell’Open di Svezia a Bastad la scorsa settimana. Affonterà Kopriva in semifinale

Risultati:

[Q] V. Kopriva b. M. Ymer 6-1 6-0
[3] C. Ruud b. [6] B. Paire 6-2 5-7 6-3
H. Gaston b. [4] C. Garin 6-4 1-6 7-6(11)
[7] L. Djere b. A. Rinderknech 6-4 6-7(5) 6-4

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ATP Los Cabos: Fritz soffre ma passa, Nakashima sorprende Querrey

Cinque tennisti statunitensi nei quarti di finale, avanzano le prime due teste di serie Norrie e Isner

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Taylor Fritz - Los Cabos 2021 (via Twitter, @AbiertoLosCabos)

I tennisti statunitensi si sono riversati in gran numero a Los Cabos, città che si affaccia sul Golfo della California, e ben cinque di loro sono arrivati nei quarti di finale del torneo ATP 250. L’ultimo in ordine di tempo è Taylor Fritz il quale ha sofferto molto più del dovuto restando in campo quasi tre ore contro Ilya Marchenko, che ha rimontato un set annullando persino tre match point. Lo score finale dice 6-1 6-7(9) 7-5 per il n. 37 del mondo e adesso sarà impegnato in un derby a stelle e strisce contro Steve Johnson (di cui recentemente vi abbiamo raccontato come ha superato un periodo difficile della sua vita).

Ha impiegato tre set anche John Isner, accreditato con la testa di serie n. 2, a superare il secondo turno contro Evgeny Donskoy. Il russo ha sfruttato l’unico passaggio a vuoto di Isner al servizio, a metà secondo set, per rimettere il match in equilibrio ma alla fine ha ceduto al tie-brek decisivo 7-5 3-6 7-6(5). La sorpresa più grande di giornata è sicuramente l’uscita di scena del vincitore dell’edizione 2017 del torneo Sam Querrey per mano di Brandon Nakashima. Il 19enne di San Diego ha sorpreso il n. 70 del mondo con una prestazione impeccabile e regolare che non ha dato modo a Querrey di impensierirlo (addirittura 0 palle break concesse da Nakashima) e alla fine il 134 del mondo l’ha spuntata 6-3 6-4. Esordio senza troppi patemi invece per il n. 1 del seeding Cameron Norrie: il britannico ha battuto 7-6(4) 6-3 lo svedese Elias Ymer e adesso se la vedrà con Ernesto Escobedo.

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