Indian Wells, spunti tecnici: Federer, ecco perché è ancora il N.1

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Indian Wells, spunti tecnici: Federer, ecco perché è ancora il N.1

INDIAN WELLS – Bell’allenamento di Roger, ripreso da vicinissimo e di fianco. Un vero show dello svizzero con il gioco di gambe. E un dettaglio simpatico…

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dal nostro inviato a Indian Wells

Poco da fare, alla fin fine sempre lì si ritorna. Practice court 1 del Tennis Garden di Indian Wells, folla sulle tribune ben superiore a quella che segue i match del torneo in svolgimento negli stadi adiacenti, il 4, il 5 e il 6, grida entusiaste, smartphone tenuti alti sopra il mare di teste come se null’altro importasse all’infuori della frenesia di catturare e conservare qualche immagine. Piccoli frammenti, raccolte di pixel a volte sfocati, a volte mossi, a volte fuori inquadratura, come sempre succede in queste circostanze. Non mi serve nemmeno consultare la “daily practice schedule” per sapere chi c’è sul terreno di gioco, mentre mi avvio verso la zona riservata ai media, a bordocampo, e rifletto su quale privilegio sia avere la possibilità di accedere in via esclusiva agli allenamenti dei fenomeni del tennis, evitando la ressa, per osservarli con calma, fotografarli, filmarli e analizzarli tecnicamente.

A due metri da me, nel caldo primo pomeriggio californiano, c’è il più fenomeno di tutti, ovviamente Roger Federer. In questa puntata della rubrica tecnica, invece che le solite foto, potremo goderci una serie di video, perchè quello che mi ha fatto vedere Roger, e che condivido con voi, è stato un “training” con diversi punti di match-play (sparring partner, Diego Schwartzman, il solido e simpatico “trottolino” argentino che sta facendo piuttosto bene nel circuito), che ci consentono di ammirare una tecnica del gioco di gambe, il cosiddetto “footwork“, di livello altissimo. Ovviamente, il modo migliore di apprezzare la leggerezza, la precisione, la fluidità da giaguaro che Federer ha nelle sue movenze in campo è vederlo filmato, le immagini statiche non potranno mai rendere l’idea a sufficienza. Oltre agli spostamenti, naturalmente, ci sono esecuzioni di ogni tipo con i colpi fondamentali che come sempre vale la pena di vedere da una prospettiva diversa dalle consuete riprese televisive. Sono tutti video originali ed esclusivi, che invito a guardare alla massima risoluzione. Andiamo in campo con Roger.

 

Qui sopra, una risposta in slice vincente netta. Split step in avanzamento, e rasoiata secca. Si stava ancora scaldando.

Qui sopra, ancora slice in risposta, seguito dal classico sventaglio di dritto vincente inside-out. Ottimo il posizionamento per sferrare l’attacco, con spostamento laterale-arretrato.

Qui sopra, stavolta la risposta viene impattata piena, poi ancora dritto a sventaglio, seguito da una rapidissima proiezione verso la rete, e dalla volée in chiusura. Dal dritto al colpo al volo passano meno di due secondi, la corsa in avanti-diagonale è leggerissima e precisa.

Qui sopra, altra risposta di rovescio spinta, poi dritto e attacco con chiusura semplice. La cosa più bella è il precisissimo split-step (saltello a piedi pari, in posizione frontale) che Roger esegue per proiettarsi verso il servizio in arrivo, poi come nel filmato precedente lo scatto in avanti è velocissimo.

Qui sopra, ancora due dritti a seguito di una risposta di rovescio, è lo schema di gioco che ha allenato di più, da imitare se ci si riesce la straordinaria facilità con cui Roger esegue gli split step di posizionamento, le accelerazioni che ne conseguono sono micidiali.

Qui sopra, risposta di rovescio lungolinea vincente diretta. Poco da commentare, il gesto è all’apparenza di una semplicità disarmante, il caricamento è leggero, eppure è partita una botta che ha lasciato immobile l’avversario. Da ascoltare il suono dell’impatto sulle corde, pieno che più pieno non si può.

Qui sopra, sempre allenandosi a contrastare le traiettorie esterne e al corpo, Roger prova lo sventaglio di dritto direttamente in risposta, deve andare a colpire la palla ben dal di fuori del corridoio del doppio, e ci arriva con due passetti e altrettanti saltelli frontali, per poi impattare in sospensione con il corpo inclinato in direzione contraria allo spostamento appena effettuato. Il tutto in poche frazioni di secondo, ottenendo ancora un vincente diretto (e chinando la testa in modo simpatico per accertarsi che la palla fosse finita davvero sulla riga dove la voleva lui).

Qui sopra, era passato ad allenare gli schemi di gioco quando è alla battuta, ecco un classico esempio della combinazione preferita di Roger, servizio e dritto vincente. Ancora straordinario il modo fulmineo in cui lo svizzero esce dal movimento di battuta, per poi volare lateralmente con quattro-cinque mezzi cross-step a trovare la palla per la botta risolutiva.

Qui sopra, uno scambio più complesso. Roger recupera con un allungo eccezionale, in controbalzo di dritto, la risposta aggressiva di Diego, e poi dà il via alle danze, nel senso letterale del termine. Rovescio alto, dritto, dritto, rovescio basso, attacco con lo slice. Osservate solo le gambe di Federer, il modo contemporaneamente leggero e potente con cui saltella, tenendo giù il baricentro, sempre in spinta dal basso, sempre in caricamento con le ginocchia, sempre con gli appoggi sugli avampiedi. Un ballerino, appunto.

Qui sopra, un serve&volley, concluso con un divertente mezzo smash rovesciato e no-look sul passante di Diego che impatta sul nastro, facendo impennare la palla. La cosa da notare, trick-shot a parte, è la velocità della transizione verticale di Roger. Dal servizio a quando impatta la volée bassa, poco più avanti della riga di battuta, passa un secondo e mezzo, lo svizzero è una scheggia nello scatto in avanzamento, sempre senza perdere l’assoluta precisione degli appoggi non fa né un passo di meno né uno di troppo rispetto al necessario. Ginocchia semi-flesse anche nella corsa, split step in dinamica precisi al millimetro, controllo totale del peso e dell’equilibrio. Che roba.

Qui sopra, per concludere con la consueta nota leggera e divertente che non manca mai, quando vedo allenarsi quello che potrà anche essere il migliore di tutti i tempi, ma soprattutto è un ragazzone che fondamentalmente a giocare a tennis si diverte un mondo, e si capisce, eccolo in pieno “cazzeggio” tecnico. Provando il servizio in riscaldamento, per sciogliere la spalla e la schiena, a un certo punto tira una prima, che gli esce di poco, ma Schwartzman risponde lo stesso in diagonale. Roger sta facendo il gesto di prendere la seconda palla dalla tasca, vede con la coda dell’occhio il diagonale di Diego in arrivo, e come a un bambino, gli scatta la voglia di colpirla. Ha una palla nella mano sinistra, ma non importa: due passi, e bum! Un rovescio lungolinea piatto di puro polso, con piroetta finale.

Al di là di tanti discorsi sulla tecnica, sulla classe, sul talento e sulla longevità agonistica, il segreto di Roger Federer è tutto lì, nell’ultimo video, racchiuso nel mezzo secondo che passa tra l’occhiata che dà alla palla in arrivo (una risposta messa in campo tanto per, dal compagno di allenamento, su un servizio fuori) e il rovescio da mezzo pagliaccio che sferra, a braccio rigido e polso bloccato, senz’altro motivo che la voglia di farlo, e di provare qualcosa di diverso dal solito. Dopo aver frantumato ogni record possibile e immaginabile, dopo aver affrontato e battuto tre generazioni di avversari, questo matto sta ancora lì, con la voglia di tennis di un bimbo della SAT, a tirare colpi inventati e a volte goffi solo perché l’istinto gli dice “perchè no, proviamoci”. Che cosa gli vuoi dire, a uno così? Lo ringrazi di esserci, e te lo godi finché puoi.

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ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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Wimbledon, uno sguardo tecnico: cosa deve fare Berrettini per battere Hurkacz

Preview tecnica delle semifinali maschili: per Berrettini saranno fondamentali servizio e slice di rovescio, Hurkacz dovrà… rispondere. Le speranze di Shapovalov? Sbracciare come non ci fosse un domani

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Edward Whitaker)

In occasione delle semifinali maschili di Wimbledon, con la storica presenza di Matteo Berrettini, tornano le preview tecniche di Luca Baldissera – purtroppo non da bordo campo, a causa delle difficoltà attuale indotte dalla pandemia. Ma Luca conta di tornare a scrivere presto anche dal campo!


Djokovic contro tutti? Il “mantra” di questi ultimi giorni di torneo, quando i contendenti per il singolare maschile sono rimasti in quattro, sembra essere quello. Da un lato il supercampione, che dà costantemente l’impressione di viaggiare con il “cruise control“; dall’altro tre giovanotti di belle, se non bellissime, speranze. Che potrebbero arrivare a realizzarsi proprio qui a Church Road, chissà, anche se appare onestamente molto difficile. Ma andiamo con ordine, cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio?

Matteo Berrettini vs Hubert Hurkacz

Cosa deve fare Matteo per vincere: testa bassa, e fiducia totale nelle sue armi migliori, che possono essere devastanti per chiunque. Il servizio, innanzitutto, con le straordinarie percentuali di unreturned serves“, le palle che non tornano, dato assai più importante e significativo degli ace, dovrà mantenere l’efficacia mostrata finora. Siamo poco sotto al 50% in 5 partite, prime e seconde aggregate, tantissima roba, in cima alla classifica di questa statistica. Se poi qualcosa dall’altro lato della rete effettivamente ritornerà, entra in azione il dritto, che è una cannonata di velocità e pesantezza molto superiori a qualunque accelerazione dell’avversario. Si entra nello scambio? Allora ecco lo slice di rovescio, sempre interpretato come arma tattica che consenta poi di girarsi e mettere in azione il drittone di cui sopra. Tutto molto semplice tatticamente per Berrettini, dipenderà da lui e dalle percentuali che saprà realizzare.

 

Cosa deve fare Hubert per vincere: rispondere, rispondere, rispondere. Se vieni travolto dal bombardamento di Matteo non hai scampo, i suoi turni di battuta durano poco, e tu vai in affanno anche quando tocca a te servire, sapendo di non poterti permettere la minima sbavatura. Attenzione a non attaccare con troppa disinvoltura il rovescio dell’italiano, che è capace di giocare slice bassi e insidiosi, ma il pallino del gioco deve essere tuo. Tre-quattro colpi al massimo e poi via dentro, sfruttando la qualità dei due fondamentali. In un match del genere, come fosse un duello nel vecchio west, vince chi estrae la pistola e spara per primo. Purtroppo per Hurkacz, il calibro di Berrettini appare di poco superiore.

Novak Djokovic vs Denis Shapovalov

Cosa deve fare Denis per vincere: sbracciare a tutto campo come non ci fosse un domani (anche perché, se non ci riesce, il “domani tennistico” non ci sarà di sicuro). Ricordarsi del 13 maggio a Roma, quando fece soffrire Rafa Nadal per tre ore e mezza, sciorinando un tennis d’attacco di esplosività formidabile. Quando un tipo come Shapovalov decide di spaccare la palla, sono guai per tutti, Djokovic compreso. Ma gli alti e bassi di rendimento tipici del canadese, uno come Khachanov (per esempio) te li perdona, Novak no. Lo schema dritto mancino (e servizio) a spostare lateralmente l’avversario, seguito dall’accelerazione incrociata dall’altra parte può essere letale, specialmente se eseguita con l’anticipo di rovescio. Il problema, per Denis, è che anche tutto questo potrebbe non bastare, visto il mostro di continuità che si troverà davanti. Ma questo non deve impedirgli di provarci con tutta la convinzione possibile. Come lui stesso ha detto, in fondo si parte sempre da 0-0.

Denis Shapovalov – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Cosa deve fare Novak per vincere: presentarsi in campo (ok, scherzo). Il buon vecchio Djoker, per vincere, dovrà “semplicemente” alzare un minimo i suoi standard di rendimento soprattutto in risposta, e ricordarsi del primo set in assoluto giocato (e perso) in questo torneo dal giovane inglese Draper. I servizi mancini danno fastidio a tutti, Nole compreso, ma quando hai una qualità nell’impatto di rovescio di livello clamoroso devi fidarti del tuo colpo, e mollare il più spesso possibile l’anticipo diagonale o lungolinea. Se riesci a togliere da subito l’iniziativa a uno come Shapovalov, il resto (ovvero il controllo del palleggio e delle geometrie da fondocampo) diventa ordinaria amministrazione. Occhio a non rischiare troppo con le seconde palle aggressive, contro Shapovalov – che non è Nadal in risposta – non dovrebbe essere necessario, e regalare punti così è sempre pericoloso. Il pubblico sarà in maggioranza favorevole al canadese, ma questo non ha mai costituito un problema per Djokovic, come ha abbondantemente dimostrato proprio sul campo centrale due anni fa.

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US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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