Tennis allo specchio: a scuola dai professionisti

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Tennis allo specchio: a scuola dai professionisti

Lo psicologo Simone Feola ci spiega una tipologia di mental training che trae spunto dalle neuroscienze, sfruttando le qualità funzionali dei cosiddetti “neuroni specchio”

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Gli articoli precedenti:
Alessandra Parroni – Il metodo SFERA
Federico Di Carlo – L’allenamento visivo nel tennis

L’articolo di questa mese della rubrica ISMCA sulla preparazione mentale è dello psicologo con specializzazione in neuroscienze cognitive Simone Feola, international coach GPTCA (e giocatore ancora in attività con classifica FIT 2.6) che lavora come preparatore mentale in diverse realtà tennistiche dell’Umbria e del Lazio.

“I neuroni specchio diventeranno per la Psicologia ciò che il DNA è stato per la Biologia” (Vilayanur S. Ramachandran).

 

Negli anni novanta un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma, guidati dal professor Giacomo Rizzolatti, fece una scoperta che ebbe un impatto molto forte sul mondo scientifico, la cui risonanza ha coinvolto molte aree applicative dalle neuroscienze alla psicologia fino allo sport.
Studiando il sistema nervoso dei primati, gli scienziati di Parma, trovarono l’esistenza di una tipologia di neuroni che possedevano delle proprietà molto particolari. Si trattava di neuroni motori (coinvolti perciò nel sistema motorio della scimmia) i quali però rispondevano (si attivavano) anche in seguito a stimoli sensoriali. Per le loro qualità funzionali vennero denominati “neuroni specchio” (mirror neurons). Queste particolari cellule nervose si attivavano sia nel momento in cui la scimmia compieva un’azione motoria (come ad esempio afferrare una nocciolina), sia nel momento in cui l’animale vedeva un ricercatore (o un’altra scimmia) compiere la stessa azione. Volendo sintetizzare, si può affermare che una parte del cervello del primate non faceva distinzione alcuna tra un movimento compiuto e un movimento osservato. Successivi studi hanno dimostrato l’esistenza di un sistema di neuroni specchio con le medesime proprietà anche nel sistema motorio umano (Fadiga et al. 1998). Questo ci permette di capire che siamo programmati per entrare in contatto diretto con azioni e comportamenti degli altri, attraverso un sistema che simula internamente (esattamente come se lo stessimo facendo noi) quello che stiamo vedendo.

NEURONI SPECCHIO E TENNIS
Questa scoperta può fornire delle informazioni molto utili a chi si occupa di sport e si pone l’obiettivo di allenare delle abilità motorie: ci permette di migliorare le procedure motorie sottostanti il gesto. L’approccio multilaterale all’allenamento prevede che ogni sessione coinvolga aspetti tecnici, tattici, fisici e mentali. L’esistenza di un circuito di neuroni specchio può suggerirci una tipologia di allenamento mentale che trae spunto dalle neuroscienze e che, sfruttando le caratteristiche funzionali del nostro sistema motorio, può aiutarci a migliorare ed affinare specifiche abilità tecniche. Possiamo pensare di dividere questo training in tre fasi.

FASE 1: ANALISI VISIVA
Come abbiamo visto, le neuroscienze hanno dimostrato che una parte (circa il 20%) dei neuroni attivi quando una persona compie un’azione, si attiva anche quando osserviamo un altro compiere la stessa azione.
Tradotto in ambito tennistico, ciò significa che il pattern di neuroni (o schema motorio) che ci permette (attivandosi) di eseguire il movimento ad esempio di un diritto, si attiva anche quando vediamo eseguire lo stesso colpo.
Sfruttando questa proprietà del sistema sensoriale-motorio, la prima parte del nostro allenamento consiste in una fase di analisi visiva di gesti motori che corrispondono al modello corretto cui il giocatore dovrebbe allinearsi (diritto, rovescio, servizio etc.). Questa attività fisicamente passiva, è in realtà neuromotoriamente attiva, e permette il rafforzarsi di schemi cognitivo-motori efficaci e funzionali.
È una forma di “apprendimento per osservazione” che può risultare maggiormente efficace se vengono rispettati alcuni principi metodologici descritti in tabella.

                                  PRINCIPI                                           SUGGERIMENTI
 

Setting iniziale

Prima di iniziare la visualizzazione è bene accertarsi che il setting non presenti fattori di distrazione, in modo tale che l’atleta possa rimanere concentrato sull’attività. Inoltre è importante valutare e stimolare il suo grado di motivazione.
 

Caratteristiche dell’azione osservata

L’atto motorio osservato è preferibile sia presentato alla velocità reale (non accelerato o rallentato), e che venga rappresentato l’intero corpo di chi svolge l’azione, cosi da veicolare l’attenzione dell’atleta sull’intero atto motorio, piuttosto che sul singolo movimento.
 

Durata attività

Il tempo di osservazione non dovrebbe superare i 3/5 minuti per trials.

Si può suddividere l’attività in vari trials.

FASE 2: ALLENAMENTO IDEOMOTORIO
“La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto” (Albert Einstein).

L’immaginazione, o imagery, è una particolare forma di pensiero, che si presenta come riproduzione ed elaborazione libera del contenuto di un’esperienza sensoriale. Delle capacità di mental imagery, risulta estremamente utile per un miglioramento della prestazione tecnica la “motor imagery” (immaginazione motoria).
Essa rappresenta una vera e propria abilità cognitiva, che permette di rievocare un’esperienza motoria in assenza di una completa attivazione muscolare, consentendo la focalizzazione sulla sequenza dei movimenti che compongono l’azione, attraverso l’utilizzo delle informazioni cinestesiche e dinamiche del movimento (Mahoney e Avener 1987).
Ricerche più recenti hanno dimostrato come lo stesso sistema specchio si attivi non solo quando osserviamo un altro individuo compiere un’azione, ma anche quando noi stessi immaginiamo di eseguirla (Umiltà et al. 2001). Anche in questo caso possiamo sintetizzare affermando che una parte del nostro cervello non distingue un movimento eseguito da un movimento immaginato.
Sulla base di questa evidenza la seconda parte del nostro allenamento mentale prevede una fase in cui l’atleta cerca di visualizzare internamente i gesti motori che aveva precedentemente osservato. Può essere molto utile dividere questa fase in due momenti. Inizialmente si propone una visualizzazione “dissociata”, nella quale il soggetto vede se stesso svolgere quelle azioni come fossero proiettate su di uno schermo. Quando l’atleta riesce ad eseguire in modo corretto il movimento nello stato dissociato, gradualmente si passa alla visualizzazione “associata”. In questa fase il giocatore entra dentro la propria esperienza ed il proprio corpo. È importante che divenga consapevole di tutto ciò che è associato ad una buona performance. Cosa vede (canale visivo); da quali suoni è accompagnata (canale uditivo); quali sensazioni tattili e cinestesiche determina, e come lo fa sentire a livello emotivo: focalizzandosi ad esempio sull’attrezzatura che sta utilizzando, e sul modo in cui “sente” se stesso e il terreno quando è perfettamente coordinato ed in equilibrio. Sarebbe bene che l’azione immaginata si svolgesse alla stessa velocità di quella reale, risultando dinamica e non frammentata. Alcuni principi metodologici vengono riassunti in tabella.

                        PRINCIPI                                               SUGGERIMENTI
Setting iniziale Prima di iniziare l’attività assicurarsi che il setting non presenti fattori di distrazione. È bene  che l’atleta raggiunga uno stato di completo rilassamento attraverso esercizi di respirazione e di rilassamento muscolare.
Caratteristica dell’azione immaginata In una prima fase dell’attività, l’atleta è “dissociato” rispetto all’immagine creata mentalmente. Gradualmente, nel momento appropriato, entra in uno stato “associato” focalizzandosi su tutti i canali sensoriali e sullo stato emotivo.

L’azione oggetto della visualizzazione è preferibile venga rappresentata alla stessa velocità della normale esecuzione.

Durata attività Anche in questa fase il tempo di ogni trials non dovrebbe superare i 5 minuti. Si può dividere l’attività in vari trials.

FASE 3: ESERCITAZIONE IN CAMPO
L’ultima parte del nostro training prevede l’esecuzione in campo delle stesse azioni che sono state precedentemente osservate e successivamente visualizzate nella mente.
Come altre abilità, si diventa bravi attraverso l’esercizio. Ogni tipologia di allenamento per risultare efficace, necessita di costanza e programmazione. L’allenamento proposto dovrebbe prevedere un programma strutturato, che tenda ad un incremento sia della durata di ogni singola sessione sia della sua frequenza settimanale. È consigliabile partire da gesti più semplici (per i quali risulta più facile il processo immaginativo e riproduttivo), per passare poi ad azioni motorie più complesse. È fondamentale inoltre sviluppare script personalizzati, che siano individualizzati per le caratteristiche specifiche di ogni singolo atleta.

VEDERE E “PREVEDERE”
Un altro aspetto molto interessante che lega il sistema specchio e l’atleta tennista è quello correlato alla “anticipazione motoria”, una capacità coordinativa speciale fondamentale per un giocatore di tennis, poiché permette di prevedere le intenzioni altrui, e reagire ad esse nel modo più rapido ed efficiente possibile. Del resto se il mio avversario si appresta a colpire un diritto, più rapidamente capisco dove la palla atterrerà, e con quale rotazione, più velocemente sarò in grado di anticipare la mia risposta alla sua azione.
La caratteristica del nostro sistema motorio di attivarsi alla stessa maniera per azioni compiute o osservate, ci permette di comprendere in modo diretto ed immediato il comportamento che vediamo, e di capirne le intenzioni il più rapidamente possibile.
Alcune ricerche hanno dimostrato come l’attivazione del sistema specchio coincida con la comprensione rapida delle intenzioni di un comportamento osservato. Inoltre, maggiore è la rappresentazione motoria di una azione (che si riflette in un gesto più accurato), più rapida risulterà l’attivazione del sistema specchio che ci permette di capirne l’intenzionalità. In poche parole, è come se il sistema mirror ci permettesse di prevedere l’intenzione di una azione prima che essa sia terminata.

CONCLUSIONI
Più dettagliata diviene la conoscenza del funzionamento del nostro sistema motorio, e del modo in cui il nostro cervello “apprende”, più ci si rende conto della necessità di proporre sistemi e programmi di allenamento diversificati e variabili. È sempre più evidente che non vi sia una netta distinzione tra ciò che è cognitivo e ciò che è motorio. Cognizione ed azione, nel nostro cervello, risultano collegati al punto che è difficile tracciarne una netta linea di separazione. I neuroni specchio sono forse l’evidenza più eclatante di questo legame.
Capire il loro funzionamento, ci permette di proporre programmi di allenamento in grado di migliorare sia la tecnica di specifici colpi sia aspetti cognitivi del gioco, come l’abilità di leggere ed anticipare le intenzioni dei nostri avversari.

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ATP

ATP Roma LIVE: la finale infinita, Djokovic vs Nadal

Vivi con noi l’atto finale al Foro Italico nell’atto N.57 della sfida più giocata della Storia del tennis

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17:00 – La finale degli Internazionali d’Italia 2021 sta per cominciare: la giocheranno Novak Djokovic e Rafael Nadal: non serve aggiungere altro…

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WTA

WTA Roma: Swiatek tramortisce Pliskova in finale con un doppio 6-0 ed entra in top 10

La finale femminile degli Internazionali d’Italia 2021 dura solo 46 minuti: Swiatek lascia tredici punti a una Pliskova spaesata e vince il suo terzo titolo. Da lunedì sarà in top 10, e a Parigi tra le favorite

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Iga Swiatek - WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

[15] I. Swiatek b. [9] Ka. Pliskova 6-0 6-0

Il quindicesimo e il sedicesimo bagel nella storia delle finali femminili degli Internazionali d’Italia si manifestano insieme, per grossi meriti di Iga Swiatek e cospicui demeriti di Karolina Pliskova, che perde la seconda finale di fila al Foro Italico senza alcuna possibilità di contendere il trofeo all’avversaria. Nel 2020 era stata la coscia sinistra, già fasciata a inizio partita, a costringerla al ritiro sotto 6-0 2-1 contro Simona Halep; quest’anno il fisico era (apparentemente) integro ma è mancato tutto il resto, primariamente la capacità di tenere la palla in campo.

Iga Swiatek ha dominato col doppio 6-0 una non-finale che si è conclusa in soli quarantasei minuti con lo scoraggiante score di 51 punti a 13 in favore della giocatrice polacca, al terzo titolo in carriera dopo il Roland Garros 2020 e Adelaide 2021. Grazie a questo successo, che in un certo senso ci si aspettava in virtù della sua maggior attitudine alla superficie ma che era certamente impossibile prevedere nelle proporzioni, Iga Swiatek farà il suo esordio in top 10 (e salirà al quinto posto nella Race). Quanto mai meritato, dopo le ultra-fatiche di sabato (giorno in cui ha dovuto superare sia i quarti che le semifinali, contro Svitolina e Gauff) e la prestazione impeccabile di questa domenica.

 

Sul match non c’è molto da dire, e poco da dire ha avuto anche Karolina Pliskova in fase di premiazione: “Purtroppo non è stata la mia miglior giornata. Ma devo fare i miei complimenti a Iga, che ha giocato davvero una grande partita. Ho giocato delle belle partite qui, cercherò solo di dimenticare quella di oggi!“.

Come detto non era andata granché bene nemmeno lo scorso anno; Karolina deve così ad archiviare un misero game vinto nelle ultime due finali giocate a Roma, dopo aver vinto quella del 2019 contro Konta. Subisce inoltre l’undicesimo e il dodicesimo bagel della carriera nel circuito maggiore, ma c’è un precedente piuttosto bizzarro che risale alla sua carriera a livello ITF; nel marzo 2009, pochi giorni dopo aver compiuto 17 anni, aveva subito un doppio 6-0 (l’unico della sua carriera prima di oggi) nei quarti dell’ITF giocato a Latina presso il Tennis Club Nascosa, meno di novanta chilometri di distanza dal Foro Italico. Speriamo solo abbia voglia di tornare a giocare a tennis nel Lazio, verrebbe da pensare.

Appare però doveroso concentrarsi sul tennis offerto da Iga Swiatek. Se non c’è mai stata partita, al netto dei sei doppi falli commessi dalla giocatrice ceca e del suo senso di generale impotenza, è principalmente per merito di una Swiatek che ha perso solo tre punti al servizio e interpretato l’incontro alla perfezione, trovando profondità e spin immediatamente con il primo colpo dopo il servizio (o direttamente in risposta) per impedire a Pliskova di colpire alle sue condizioni. Se infatti Karolina è una colpitrice di rara pulizia ed efficacia quando ha il tempo di trovare gli appoggi, quando deve colpire in corsa o è costretta a indietreggiare per trovare la giusta distanza, entra facilmente in confusione e inizia a sbagliare.

Oggi è successo questo, e dall’altra parte ha trovato una giocatrice che ha chiuso praticamente tutti i punti che voleva col vincente. E che ha dimostrato di avere una straordinaria facilità nei movimenti sulla terra battuta, sfruttando alla perfezione l’arte dello scivolamento per raggiungere la palla nel modo migliore e scoccare un vincente.

Con questo biglietto da visita, che è anche il primo 6-0 6-0 nella storia delle finali degli Internazionali d’Italia (ambosessi), Iga Swiatek si presenterà a Parigi con tutte le credenziali per difendere il trofeo sollevato lo scorso ottobre. Non sarà una passeggiata, ma se esisteva un modo ideale per arrivarci, beh, era esattamente questo.

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Editoriali del Direttore

Ancora i soliti due, Nadal e Djokovic. Rischiano, ma alla fine sono i più forti [VIDEO-COMMENTO]

ROMA – Sonego che batte il n.15 Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e lotta alla pari con il n.1 Djokovic è la storia più bella che poteva capitare al tennis italiano, già protagonista in tutti i Masters 1000 dell’anno. Il Connors de noantri

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Rafa Nadal e Novak Djokovic - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

da Roma, il direttore

I soliti due. Dov’è la notizia? Non c’è dubbio che la notizia più clamorosa sarebbe stata quella di un Sonego in finale, come lo fu per l’ultima volta qui al Foro Adriano Panatta nel ’78 battuto da Bjorn Borg al quinto set nel famoso match in cui un calabrone ingaggiò un duello con la Donnay di Borg che dovette schivare anche qualche monetina lanciata da qualche italopiteco che fu rimbrottato perfino da Adriano Panatta, quando lo svedese disse: “Se me ne tirate un’altra me ne vado!”.

Mi pare giusto ricordare, a questo punto, che anche l’anno prima un italiano aveva raggiunto la finale, e cioè Tonino Zugarelli che perse in quattro set contro Vitas Gerulaitis, così come in quattro set nel ’76 era stato Panatta ad avere la meglio su Guillermo Vilas.

 

Non è andato in finale, rimpiangerà forse le tre palle break iniziali del terzo set (“La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega, comunque Sonego ha dimostrato perché aveva raggiunto le semifinali” gli ha subito riconosciuto Novak Djokovic), ma comunque così come nessuno ha dimenticato che Filippo Volandri raggiunse le semifinali qui nel 2007, nessuno dimenticherà che l’eroe azzurro di questa edizione è stato Lorenzo Sonego, un ragazzo capace di straordinari progressi che peraltro il suo coach Gipo Arbino mi aveva garantito di aver constatato già quando ci parlai a gennaio.

Lorenzo ha battuto in un solo torneo il n.15 del mondo Monfils, il n.4 Thiem, il n.7 Rublev e ha giocato per oltre due ore alla pari contro il n.1 del mondo, uno che ha vinto questo torneo cinque volte e che aveva fatto vedere contro Tsitsipas, al termine di un match bellissimo, la sua straordinaria bravura e irriducibilità.

Lorenzo Sonego – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Lorenzo è stato alla sua altezza, all’altezza di un supercampione come Djokovic, assolutamente, dimostrando un coraggio, una personalità e doti tecniche che un anno fa forse solo Gipo Arbino, il suo mentore, aveva intravisto.

Mi è piaciuto da morire anche, conoscendo la sua timidezza e umiltà fuori del campo, la sua grande educazione, quel suo modo di incitare la folla perché a sua volta lo incitasse, lo caricasse ancor più di adrenalina, quasi come se avesse bisogno di ancor più garra. Come se altrimenti potesse rischiare di mollare. Ma quando mai!

Lorenzo, e potrò venire accusato di blasfemia perché ovviamente in termini di risultati il paragone non regge, ma con quel suo modo di caricare la folla mi ha ricordato quel che faceva allo US Open nientemeno che Jimmy Connors. Bellissimo, trascinante. Uno vero, che non si nasconde dietro il politically correct perché corretto, correttissimo è in campo… tant’è che ha subito senza fiatare anche due errori arbitrali di cui si sono resi conto soltanto gli spettatori davanti alla TV.  Immagino la soddisfazione dei suoi sponsor, uno dei quali, Reale Mutua non poteva davvero immaginarsi un simile exploit del suo “ambassador” (ormai si dice così…, chissà perchè il sostantivo testimonial è passato di moda) proprio nel torneo di Roma di cui è sponsor. Giocando sul core business dell’antica società torinese d’assicurazione – sarà mica intervenuta nel mondo tennis perchè proprio a Torino ci saranno le finali ATP per i prossimi 5 anni? – si può dire che essa si è “assicurata” un tennista dal grande presente e da un probabilissimo grande futuro, al di là di ogni più rosea aspettativa: di certo al momento in cui hanno firmato …la polizza, i riflessi mediatici e televisivi di quella sponsorship non erano onestamente prevedibili. A volte nel firmare un contratto con un atleta non sai davvero dove puoi cadere. Ti può andare bene bene perchè quello improvvisamente comincia a vincere match su match o anche male, molto male. Pensate, giusto per accennare ad un paio di “immortali”: Barilla e Uniqlo hanno investito una fortuna su Federer e lo svizzero negli ultimi due anni non ha quasi giocato. Mi direte che a “prendere” un giocatore di 38 anni ci sta che scivoli nella vasca da bagno mentre fa il bagnetto a un gemellino e si rovini un ginocchio, così come ci sta che una prima operazione non basti, ma avete idea degli investimenti, anche se Federer è e resta icona mondiale anche quando non gioca a tennis e gira uno spot in cucina con un Master Chef. Idem il primo anno, disastroso, di Djokovic con Lacoste. Un 2011, un 2015 e i primi 6 mesi del 2016 da Mille e Una Notte, poi un pessimo secondo semestre del 2016, tanto che pure avendo un margini di punti pazzesco nei confronti di Murray, finì proprio con le finali ATP di Londra per perdere la leadership.

Chiusa qui la parentesi sponsor – e non ho accennato al discorso pandemia, ai 6 mesi di stop dovuti al virus, chi poteva immaginarli? E quelli che avevano firmato un contratto di un anno soltanto per il 2020? – avremo certo modo di riparlare degli incredibili progressi mostrati da Lorenzo Sonego, ora che è 12° nella Race è la possibilità che ci sia anche lui fra i tre italiani che lotteranno per arrivare a disputare le finali ATP di Torino alla luce di quanto si è visto in questi primi quattro mesi dell’anno, c’è, è reale, non è pura utopia, un sogno impossibile. Per carità, che ce la facciano tutti e tre, Berrettini, Sinner e Sonego è quasi impossibile, siamo onesti. Però quel quasi uno ce lo può mettere, e io ce lo metto, senza passare da illuso sciovinista. Ragazzi, quando si batte tre top 15 in un torneo, ci sta tutto. Quando si fanno due finali di un Mille con due giocatori e una semifinale con un terzo, sognare è lecito e non è detto che si debba cascare dal letto.

Sonego e Djokovic – ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

VERSO LA FINALE – Pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per lo straordinario torneo di Sonego, devo passare ai due sfidanti della finale maschile. Ancora loro, i duellanti degli ultimi tre lustri che si sono sfidati fino a oggi la bellezza di 56 volte e giocheranno per la sesta volta per il titolo degli Internazionali d’Italia. Snocciolo subito altri numeri, così me li levo tutti di torno. Djokovic ha vinto in 29 occasioni, Nadal in 27. Nelle nove finali di Slam Nadal conduce 5-4, negli incontri giocati in toto negli Slam (16) Nadal è avanti 10-6. Nelle finali dei Masters 1000 invece è avanti, anche lui di misura, Djokovic, 7-6. Nei Masters 1000, fra finali e non, i due si sono incontrati 28 volte e Djokovic è avanti 16 a 12.

Infine eccoci a Roma, dove Nadal ha trionfato nove volte (2005-2006-2007-2009-2010-2012-2013-2018-2019) ed è a caccia della “Decima”. Djokovic si è imposto 5 volte (2008-2011-2014-2015-2020) e cerca le “Sesta”. In totale, sono arrivati in finale rispettivamente 12 e 11 volte (compresa questa) e il Masters 1000 di Roma vanta una particolarità: dopo il 2004, quando Moya batté Nalbandian, in finale c’è sempre stato uno dei due. In cinque occasioni ci sono arrivati entrambi e Nadal conduce 3-2 avendo vinto l’ultima finale nel 2019, 6-0 4-6 6-1. Come dicevo all’inizio di questa sfilza di dati, si contenderanno per la sesta volta il trofeo dei nostri Internazionali.

In totale a Roma però si sono affrontati otto volte e il bilancio è di cinque vittorie per Nadal e tre per Djokovic. Quale anno, quale turno e quale duello fra loro, quale vincitore, quale risultato?

Ecco qua:

  • 2007, quarti, duello n.4, Nadal 6-2 6-3; 
  • 2009, finale, duello n.17, Nadal 7-6 6-2; 
  • 2011, finale, duello n.27, Djokovic 6-4 6-4; 
  • 2012, finale, duello n.32, Nadal 7-5 6-3;
  • 2014, finale, duello n.41, Djokovic 4-6 6-3 6-3; 
  • 2016, quarti, duello n.49, Djokovic 7-5 7-6; 
  • 2018, semifinale, duello n.51, Nadal 7-6(4)6-3; 
  • 2019, finale, duello n.54, Nadal 6-0 4-6 6-1.

Sei loro duelli si sono conclusi in due set, mentre soltanto due sfide – curiosamente – sono andate al terzo. E a Roma le loro non sono sempre state grandi partite. Speriamo che lo sia quella odierna. Anche se Djokovic ci arriva dopo due notevoli battaglie, mentre Nadal, che aveva annullato due match point nei quarti, ieri ha avuto una giornata decisamente più leggera.

A mio avviso nessuno dei due è al massimo, però. Nonostante questo, in fondo sono arrivati ancora una volta loro.

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