Tennis allo specchio: a scuola dai professionisti

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Tennis allo specchio: a scuola dai professionisti

Lo psicologo Simone Feola ci spiega una tipologia di mental training che trae spunto dalle neuroscienze, sfruttando le qualità funzionali dei cosiddetti “neuroni specchio”

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Gli articoli precedenti:
Alessandra Parroni – Il metodo SFERA
Federico Di Carlo – L’allenamento visivo nel tennis

L’articolo di questa mese della rubrica ISMCA sulla preparazione mentale è dello psicologo con specializzazione in neuroscienze cognitive Simone Feola, international coach GPTCA (e giocatore ancora in attività con classifica FIT 2.6) che lavora come preparatore mentale in diverse realtà tennistiche dell’Umbria e del Lazio.

“I neuroni specchio diventeranno per la Psicologia ciò che il DNA è stato per la Biologia” (Vilayanur S. Ramachandran).

 

Negli anni novanta un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma, guidati dal professor Giacomo Rizzolatti, fece una scoperta che ebbe un impatto molto forte sul mondo scientifico, la cui risonanza ha coinvolto molte aree applicative dalle neuroscienze alla psicologia fino allo sport.
Studiando il sistema nervoso dei primati, gli scienziati di Parma, trovarono l’esistenza di una tipologia di neuroni che possedevano delle proprietà molto particolari. Si trattava di neuroni motori (coinvolti perciò nel sistema motorio della scimmia) i quali però rispondevano (si attivavano) anche in seguito a stimoli sensoriali. Per le loro qualità funzionali vennero denominati “neuroni specchio” (mirror neurons). Queste particolari cellule nervose si attivavano sia nel momento in cui la scimmia compieva un’azione motoria (come ad esempio afferrare una nocciolina), sia nel momento in cui l’animale vedeva un ricercatore (o un’altra scimmia) compiere la stessa azione. Volendo sintetizzare, si può affermare che una parte del cervello del primate non faceva distinzione alcuna tra un movimento compiuto e un movimento osservato. Successivi studi hanno dimostrato l’esistenza di un sistema di neuroni specchio con le medesime proprietà anche nel sistema motorio umano (Fadiga et al. 1998). Questo ci permette di capire che siamo programmati per entrare in contatto diretto con azioni e comportamenti degli altri, attraverso un sistema che simula internamente (esattamente come se lo stessimo facendo noi) quello che stiamo vedendo.

NEURONI SPECCHIO E TENNIS
Questa scoperta può fornire delle informazioni molto utili a chi si occupa di sport e si pone l’obiettivo di allenare delle abilità motorie: ci permette di migliorare le procedure motorie sottostanti il gesto. L’approccio multilaterale all’allenamento prevede che ogni sessione coinvolga aspetti tecnici, tattici, fisici e mentali. L’esistenza di un circuito di neuroni specchio può suggerirci una tipologia di allenamento mentale che trae spunto dalle neuroscienze e che, sfruttando le caratteristiche funzionali del nostro sistema motorio, può aiutarci a migliorare ed affinare specifiche abilità tecniche. Possiamo pensare di dividere questo training in tre fasi.

FASE 1: ANALISI VISIVA
Come abbiamo visto, le neuroscienze hanno dimostrato che una parte (circa il 20%) dei neuroni attivi quando una persona compie un’azione, si attiva anche quando osserviamo un altro compiere la stessa azione.
Tradotto in ambito tennistico, ciò significa che il pattern di neuroni (o schema motorio) che ci permette (attivandosi) di eseguire il movimento ad esempio di un diritto, si attiva anche quando vediamo eseguire lo stesso colpo.
Sfruttando questa proprietà del sistema sensoriale-motorio, la prima parte del nostro allenamento consiste in una fase di analisi visiva di gesti motori che corrispondono al modello corretto cui il giocatore dovrebbe allinearsi (diritto, rovescio, servizio etc.). Questa attività fisicamente passiva, è in realtà neuromotoriamente attiva, e permette il rafforzarsi di schemi cognitivo-motori efficaci e funzionali.
È una forma di “apprendimento per osservazione” che può risultare maggiormente efficace se vengono rispettati alcuni principi metodologici descritti in tabella.

                                  PRINCIPI                                           SUGGERIMENTI
 

Setting iniziale

Prima di iniziare la visualizzazione è bene accertarsi che il setting non presenti fattori di distrazione, in modo tale che l’atleta possa rimanere concentrato sull’attività. Inoltre è importante valutare e stimolare il suo grado di motivazione.
 

Caratteristiche dell’azione osservata

L’atto motorio osservato è preferibile sia presentato alla velocità reale (non accelerato o rallentato), e che venga rappresentato l’intero corpo di chi svolge l’azione, cosi da veicolare l’attenzione dell’atleta sull’intero atto motorio, piuttosto che sul singolo movimento.
 

Durata attività

Il tempo di osservazione non dovrebbe superare i 3/5 minuti per trials.

Si può suddividere l’attività in vari trials.

FASE 2: ALLENAMENTO IDEOMOTORIO
“La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto” (Albert Einstein).

L’immaginazione, o imagery, è una particolare forma di pensiero, che si presenta come riproduzione ed elaborazione libera del contenuto di un’esperienza sensoriale. Delle capacità di mental imagery, risulta estremamente utile per un miglioramento della prestazione tecnica la “motor imagery” (immaginazione motoria).
Essa rappresenta una vera e propria abilità cognitiva, che permette di rievocare un’esperienza motoria in assenza di una completa attivazione muscolare, consentendo la focalizzazione sulla sequenza dei movimenti che compongono l’azione, attraverso l’utilizzo delle informazioni cinestesiche e dinamiche del movimento (Mahoney e Avener 1987).
Ricerche più recenti hanno dimostrato come lo stesso sistema specchio si attivi non solo quando osserviamo un altro individuo compiere un’azione, ma anche quando noi stessi immaginiamo di eseguirla (Umiltà et al. 2001). Anche in questo caso possiamo sintetizzare affermando che una parte del nostro cervello non distingue un movimento eseguito da un movimento immaginato.
Sulla base di questa evidenza la seconda parte del nostro allenamento mentale prevede una fase in cui l’atleta cerca di visualizzare internamente i gesti motori che aveva precedentemente osservato. Può essere molto utile dividere questa fase in due momenti. Inizialmente si propone una visualizzazione “dissociata”, nella quale il soggetto vede se stesso svolgere quelle azioni come fossero proiettate su di uno schermo. Quando l’atleta riesce ad eseguire in modo corretto il movimento nello stato dissociato, gradualmente si passa alla visualizzazione “associata”. In questa fase il giocatore entra dentro la propria esperienza ed il proprio corpo. È importante che divenga consapevole di tutto ciò che è associato ad una buona performance. Cosa vede (canale visivo); da quali suoni è accompagnata (canale uditivo); quali sensazioni tattili e cinestesiche determina, e come lo fa sentire a livello emotivo: focalizzandosi ad esempio sull’attrezzatura che sta utilizzando, e sul modo in cui “sente” se stesso e il terreno quando è perfettamente coordinato ed in equilibrio. Sarebbe bene che l’azione immaginata si svolgesse alla stessa velocità di quella reale, risultando dinamica e non frammentata. Alcuni principi metodologici vengono riassunti in tabella.

                        PRINCIPI                                               SUGGERIMENTI
Setting iniziale Prima di iniziare l’attività assicurarsi che il setting non presenti fattori di distrazione. È bene  che l’atleta raggiunga uno stato di completo rilassamento attraverso esercizi di respirazione e di rilassamento muscolare.
Caratteristica dell’azione immaginata In una prima fase dell’attività, l’atleta è “dissociato” rispetto all’immagine creata mentalmente. Gradualmente, nel momento appropriato, entra in uno stato “associato” focalizzandosi su tutti i canali sensoriali e sullo stato emotivo.

L’azione oggetto della visualizzazione è preferibile venga rappresentata alla stessa velocità della normale esecuzione.

Durata attività Anche in questa fase il tempo di ogni trials non dovrebbe superare i 5 minuti. Si può dividere l’attività in vari trials.

FASE 3: ESERCITAZIONE IN CAMPO
L’ultima parte del nostro training prevede l’esecuzione in campo delle stesse azioni che sono state precedentemente osservate e successivamente visualizzate nella mente.
Come altre abilità, si diventa bravi attraverso l’esercizio. Ogni tipologia di allenamento per risultare efficace, necessita di costanza e programmazione. L’allenamento proposto dovrebbe prevedere un programma strutturato, che tenda ad un incremento sia della durata di ogni singola sessione sia della sua frequenza settimanale. È consigliabile partire da gesti più semplici (per i quali risulta più facile il processo immaginativo e riproduttivo), per passare poi ad azioni motorie più complesse. È fondamentale inoltre sviluppare script personalizzati, che siano individualizzati per le caratteristiche specifiche di ogni singolo atleta.

VEDERE E “PREVEDERE”
Un altro aspetto molto interessante che lega il sistema specchio e l’atleta tennista è quello correlato alla “anticipazione motoria”, una capacità coordinativa speciale fondamentale per un giocatore di tennis, poiché permette di prevedere le intenzioni altrui, e reagire ad esse nel modo più rapido ed efficiente possibile. Del resto se il mio avversario si appresta a colpire un diritto, più rapidamente capisco dove la palla atterrerà, e con quale rotazione, più velocemente sarò in grado di anticipare la mia risposta alla sua azione.
La caratteristica del nostro sistema motorio di attivarsi alla stessa maniera per azioni compiute o osservate, ci permette di comprendere in modo diretto ed immediato il comportamento che vediamo, e di capirne le intenzioni il più rapidamente possibile.
Alcune ricerche hanno dimostrato come l’attivazione del sistema specchio coincida con la comprensione rapida delle intenzioni di un comportamento osservato. Inoltre, maggiore è la rappresentazione motoria di una azione (che si riflette in un gesto più accurato), più rapida risulterà l’attivazione del sistema specchio che ci permette di capirne l’intenzionalità. In poche parole, è come se il sistema mirror ci permettesse di prevedere l’intenzione di una azione prima che essa sia terminata.

CONCLUSIONI
Più dettagliata diviene la conoscenza del funzionamento del nostro sistema motorio, e del modo in cui il nostro cervello “apprende”, più ci si rende conto della necessità di proporre sistemi e programmi di allenamento diversificati e variabili. È sempre più evidente che non vi sia una netta distinzione tra ciò che è cognitivo e ciò che è motorio. Cognizione ed azione, nel nostro cervello, risultano collegati al punto che è difficile tracciarne una netta linea di separazione. I neuroni specchio sono forse l’evidenza più eclatante di questo legame.
Capire il loro funzionamento, ci permette di proporre programmi di allenamento in grado di migliorare sia la tecnica di specifici colpi sia aspetti cognitivi del gioco, come l’abilità di leggere ed anticipare le intenzioni dei nostri avversari.

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WTA Doha: la giornata degli sgambetti. Fuori Rybakina, Wang e Bencic

Siegemund vince in due tie break una dura lotta con la kazaka, la cinese e Belinda travolte da Pegula e Keys. Avanti anche Jabeur e Pavlyuchenkova

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Scossoni un po’ più sonori nella seconda giornata di gare a Doha. Merito delle partecipanti giunte dalle qualificazioni, in buona parte: Laura Siegemund e Jessica Pegula, uscite dal setaccio del pre-torneo, hanno battuto contro classifica Elena Rybakina e Qiang Wang. Fa particolarmente scalpore la precoce eliminazione della kazaka, la quale, giusto un paio d’anni fa, si era prodotta in una performance d’eccezione in Medio Oriente. Due tie-break e due ore e mezza di gioco hanno invece spedito al secondo round contro Vika Azarenka la riccioluta fantasista di Filderstadt, alla quale il punteggio finale va persino un po’ stretto. Al solito molto intelligente nel scegliere dall’arsenale le variazioni più nocive per i potenti cannoni delle avversarie, Laura ha mandato a lungo fuori giri la collega lucidando il drop shot e imponendo continui cambi di ritmo, che le hanno garantito un break di vantaggio tanto nel primo quanto nel secondo set.

Comunque decisa a giocarsi le proprie chance al meglio, Elena ha rimontato in entrami i casi, arrivando addirittura a set point nel tie break della prima frazione, prima che il rovescio l’abbandonasse nei due punti che l’hanno invece consegnata all’avversaria. Nella seconda, ancor più tortuosa, la numero ventitré WTA ha annullato un match point sul cinque-tre e un altro sul cinque quattro forzando un nuovo decider, stavolta perdendolo con poche attenuanti. Lo sgambetto inflitto da Siegemund è stato il secondo di giornata, preceduto di pochi minuti dallo scherzo, in realtà piuttosto atteso, fatto da Jessica Pegula a Qiang Wang. La classifica diceva Cina, ma se upset è stato, lo è stato solo sulla carta. La cinese è in crisi, nel 2021 la bilancia dice 2-6 laddove sei non sono le vittorie, mentre Pegula è una giocatrice tra le più in forma del circuito, per giunta corroborata dal clamoroso quarto di finale strappato all’Australian Open. I bookies, che difficilmente sbagliano, davano Jessica nettamente favorita, e Jessica ha rispettato tali favori, cedendo quattro game in una passeggiata durata meno di un’ora: vedremo se la nuova potenziale diva del circuito avrà vita altrettanto facile con l’insondabile Aliona Ostapenko nel prossimo turno.

Detto che l’avversaria di Karolina Pliskova, attesa domani all’esordio nel torneo, sarà la scintillante Ons Jabeur che ha spianato la malcapitata Anna Blinkova, il match più atteso era quello tra Bencic e Keys, le quali, non si sa se più per demeriti di Belinda o per meriti di Madison, hanno finito per deludere alquanto le speranze suddette. Forse ancora condizionata dal jet-lag australe e dalla finale di Adelaide ceduta a Iga Swiatek, la svizzera ha ceduto in poco più di un’ora raccogliendo la miserie di cinque giochi. La ventiseienne da Rock Island, alla prima partita dopo il Roland Garros autunnale, ha mostrato invece una forma che non le sospettavamo: probabile l’abbia aiutata un’avversaria in versione fantasma, ma ha spinto bene e convinto alquanto: chissà che questo non possa essere anche il suo anno, dopo un periodo complicato così lungo.

 

Risultati:
[Q] L. Siegemund b. E. Rybakina 7-6(7) 7-6(5)
[Q] J. Pegula b. Q. Wang 6-3 6-1
O. Jabeur b. A. Blinkova 6-2 6-2
A. Pavlyuchenkova b. Kr. Pliskova 6-2 6-3
M. Keys b. [6] B. Bencic 6-4 6-1
S. Zheng vs [LL] M. Do

Il tabellone completo

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ATP

ATP Rotterdam: avanti Rublev e de Minaur, Khachanov elimina Wawrinka

Rublev non brilla contro il qualificato Giron ma vince in due set, il suo connazionale rischia poco contro Stan. L’australiano e Chardy vincono due derby

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Il martedì di Rotterdam si apre con il derby australiano tra Alex de Minaur e John Millman che rispetta il pronostico. Come nell’unico precedente, la vittoria di de Minaur arriva in due set, questa volta per 6-1 6-4, con dieci game consecutivi conquistati dal ventitreenne di Sydney fino a 4-0 del secondo set, quando Millman inizia la rincorsa che lo porta in pareggio nel parziale, prima di cedere definitivamente. A John non ha particolarmente giovato quel 45% di prime in campo, peraltro trasformandone meno della metà, a fronte di una prima avversaria ben più efficace. Ma, in generale, è complicato battere uno che contrattacca e corre meglio di te se non hai le armi per variare o per sfondarlo. Non solo complicato, ma sembra quasi che tu sia lì per fargli fare bella figura, come nel punto da 44 colpi, chiuso sì da Demon in un modo che avrebbe meritato la folla sugli spalti, però con grosso merito di John che, con l’altro per tre volte consecutive a scodellare recuperi in spaccata, non schioda i piedi dalla linea di fondo per andare a chiudere con una volée facile anche per… Ma non tiriamo in ballo gli assenti.

Dopo un primo set equilibrato, Andrey Rublev dilaga nel tie-break e fa suo anche il secondo parziale contro il qualificato statunitense Marcos Giron. È la sedicesima vittoria consecutiva per Rublev a livello di ATP 500: nella seconda parte della scorsa stagione, infatti, il ventitreenne moscovita ha alzato i trofei ad Amburgo, San Pietroburgo e Vienna. Non che questa stagione sia iniziata male, con una sola sconfitta, ai quarti dell’Australian Open, dopo l’en plein in ATP Cup. Al prossimo turno lo aspetta Andy Murray che, pur in grado di girare il match contro un ottimo Haase lunedì, avrà bisogno di più continuità e attenzione per avere possibilità di giocarsela.

 

È un brutto Stan Wawrinka quello che viene sconfitto in due set da Karen Khachanov. Una prima su due in campo per Stan, che sbaglia tanto all’inizio e, se salva il servizio di apertura, capitola al turno successivo. Karen annulla due opportunità consecutive del rientro al sesto gioco, ma Wawrinka continua a essere impreciso, cosa evidente soprattutto nei punti pesanti o quando sta comandando lo scambio, e il set va in archivio per 6-4.
Khachanov gioca un buon match e sfrutta molto meglio la risposta sulla seconda, ma, se vince dei punti remando in difesa, c’è qualcosa che non va dall’altra parte della rete. Se ne va con uno smash sbagliato l’occasione svizzera per il 15-40 in quel secondo gioco dove arriva comunque a un’inutile palla break, l’unica del set. È ancora 15-30 quando affossa una risposta di dritto sulla seconda russa. Nessuna sorpresa all’undicesimo gioco quando sbaglia tutto mandando l’altro a servire per il match, missione oggi fin troppo possibile per Khachanov. Per lui, al prossimo turno, la sfida inedita contro il qualificato Cameron Norrie, mancino britannico dallo stile “personale” e dalla mite velocità di palla, ma che difficilmente commetterà i 30 non forzati odierni di uno Stan ancora alle prese con gli strascichi del Covid-19. Chardy salva due match nel terzo set nel derby contro Humbert prima di chiudere al tie-break decisivo.

In serata, non prima delle 19.30, esordirà il secondo favorito del tabellone Stefanos Tsitsipas contro Egor Gerasimov, esentato speciale in virtù della semifinale raggiunta la settimana scorsa a Montpellier, dimostrando di essersi rialzato senza conseguenze dopo che a Melbourne gli era passato sopra un Karatsev.

Risultati:

A. de Minaur b. Millman 6-1 6-4
[4] A. Rublev b. [Q] M. Giron 7-6(1) 6-3
K. Khachanov b. [8] S. Wawrinka 6-4 7-5
[SE] E. Gerasimov vs [2] S. Tsitsipas
B. Coric vs [WC] B. Van de Zandschulp
H. Hurkacz b. A. Mannarino 6-3 7-6(6)
[Q] J. Chardy b. U. Humbert 4-6 7-6(5) 7-6(4)

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ATP

ATP Buenos Aires, a Mager il derby contro Caruso: “Giocare a livello ATP è bellissimo”

Due set lottati vinti da Gianluca contro Salvatore in Argentina, tra caldo e umidità. “Fare come a Rio? Mi piacerebbe tanto!” dice il sanremese. “Non ho giocato molto a livello ATP e ma la godo al massimo”

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Gianluca Mager - Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Subito in campo il derby azzurro a Buenos Aires per dare spazio sul Centrale intitolato a Guillermo Vilas ai quattro incontri che vedono impegnati sei tennisti argentini. È il primo confronto a livello ATP tra Salvatore Caruso e Gianluca Mager, ma l’ottava considerando i circuiti minori, con Gianluca vincitore solo della prima e dell’ultima. Ed è proprio Mager a uscire vittorioso in due set da un match complicato da affrontare per entrambi, tipico quando si sfidano due connazionali.

Rispetto ad altre partite si è un pochino più tesi” confermato il vincitore, Gianluca, raggiunto in conferenza da Ubitennis poco dopo l’incontro. Poi qui c’è un’umidità davvero incredibile, oltre al sole che picchia fortissimo. Anche questo non ci ha aiutato a giocare bene“. In Argentina è pur sempre estate e si toccano i trenta gradi.

Le difficoltà iniziali sono tutte dal lato sanremese (‘lui ha cominciato bene, giocava ‘giusto’, dice Gianluca) delle rete con il break in apertura. Quando l’altro è capace di maggiore solidità e tu possiedi più penetrazione nei colpi, è elementare intuire cosa fare in campo. Così Mager affretta soluzioni, anche in uscita dal servizio, che si risolvono in errori e Sabbo mantiene il vantaggio con facilità davvero eccessiva, arrivando anche a incrementarlo fino al 5-2 pesante. Poi ti viene il dubbio di aver fondato quell’elementare intuizione su situazioni e conoscenze vere in generale e anche già sperimentate in campo, ma che non necessariamente valgono per il qui e adesso ed è allora una buona idea evitare di essere responsabili dell’avversarsi dei propri timori. Insomma, Gianluca comincia a tenere in campo qualche palla in più prima di tentare l’accelerazione, di cui spesso non ha bisogno perché incassa l’errore del ventottenne di Avola e lo raggiunge sul 5 pari.

 

Lui sul 5-4 mi ha un po’ aiutato, non ha giocato un buon game, e da lì la partita è entrata in lotta” analizza il sanremese. Il tie-break, a questo punto giusta conclusione, ripropone la situazione di punteggio di 5-2 del set con il doppio (in questo caso mini) break di vantaggio, però per Mager. Si fa anch’egli agguantare, ma poi prende a due mani coraggio e racchetta per un rovescio lungolinea che gli spalanca il campo e approfitta dell’errore di Caruso per chiudere 7-5.

Salvatore Caruso – Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Carte scoperte in un secondo set decisamente più lineare, con “Giangi” che si affida al servizio nei momenti di bisogno e il siciliano che, non sfruttato lo 0-40 in risposta nel secondo gioco, a sua volta esce bene dalle difficoltà, ma solo fino al 4 pari, quando cede a zero la battuta. “Nei momenti decisivi del secondo set ho servito sempre bene, anche quando ero sotto 0-40. Lui è uno che risponde molto bene” è la coda dell’analisi di Mager, che ottenuto il break non esita e chiude senza problemi, tornando alla vittoria dopo le due sconfitte all’esordio della trasferta australiana e quella di Cordoba.

Al secondo turno affronterà Pablo Andujar, fin troppo facile vincitore di Londero, ma non certo nel periodo migliore della carriera a dispetto di quel 57° posto nel ranking. Chiediamo a Gianluca se sono già scattate le ‘Rio vibes‘, i ricordi sudamericani relativi alla finale raggiunta a Rio lo scorso anno poco prima che iniziasse la pandemia. “Eh, mi piacerebbe tanto riuscirci di nuovo! A Rio avevo giocato più partite, perché avevo passato le quali, e venivo da un anno ottimo a livello challenger, mentre dopo il lockdown non ho giocato benissimo. Pablo lo conosco, giochiamo insieme la Serie A a Genova e l’ho affrontato un paio di volte. Per me giocare a livello ATP è una cosa bellissima, perché non ci ho giocato tanto ed è ancora una cosa nuova, quindi me la godo al massimo“.

Dopo la vittoria a Melbourne 1 contro Seppi, arriva invece un secondo derby sfortunato per Caruso, che veniva direttamente dal bel confronto Slam con Fognini. “Ho fatto fatica a ritrovare il mio tennis dal 5-2. Poi lui, che stava facendo molti errori, è salito un attimo e la partita si è rimessa in equilibrio. Sono partite particolari perché giochiamo con degli amici: ceniamo assieme e giochiamo a carte assieme, ma in campo diventano avversari e devi pensare a batterli“. Del resto, poter giocare più derby a livello ATP è solo positivo: “Vuol dire che nel circuito siamo in tanti, adesso“.

Tornando ai padroni di casa, a chiudere l’invasione albiceleste del programma di martedì, precisamente (per modo di dire) non prima della mezzanotte italiana, la sfida mancina ma soprattutto arrotina tra Fede Delbonis e il fenomeno della scorsa settimana, il nuovo idolo di casa, il diciannovenne “dalle quali al trofeo senza passare dal via”, Juanma Cerundolo. Nel novembre 2019, a Montevideo, fu il trentenne di Azul a imporsi per 6-2 7-6 contro l’allora n. 483.

Risultati:

G. Mager b. S. Caruso 7-6(5) 6-4
[WC] F. Diaz Acosta vs [Q] J. Munar
[Q] F. Cerundolo vs F. Coria
[SE] F. Bagnis vs [8] F. Tiafoe
F. Delbonis vs [SE] J.M. Cerundolo
[Q] L Klein b. A. Martin 6-4 6-3
[Q] S. Nagal b. J. Sousa 6-2 6-0

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