La preparazione mentale: a scuola dai professionisti

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La preparazione mentale: a scuola dai professionisti

Nuova rubrica, in collaborazione con la ISMCA, sull’aspetto mentale nel tennis. La psicologa dello sport Alessandra Parroni ci spiega il metodo SFERA, per un programma di allenamento mentale personalizzato

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Si arricchisce lo spazio dedicato da Ubitennis alla preparazione mentale nel tennis. In aggiunta alla rubrica “Tennis e mental coaching”, grazie alla sinergia con la ISMCA, l’Associazione Internazionale dei mental coach specializzati nel tennis fondata lo scorso anno da Alberto Castellani, a partire da questo mese offriremo ai nostri lettori una nuova serie di contributi sul tema del mental training. Il primo articolo è di Alessandra Parroni, psicologa dello sport e psicoterapeuta, esperta di Meditazione Mindfulness, coinventrice del metodo “Tennis on the beat” (metodo innovativo di supporto al maestro di tennis per facilitare la coordinazione del ritmo) e membro del Comitato Scientifico della ISMCA.


Integrare tecniche di preparazione mentale tratte da diversi modelli teorici ha la finalità pratica di favorire lo sviluppo o il consolidamento delle abilità mentali necessarie alla massima prestazione, costruendo insieme all’atleta un protocollo personalizzato, cioè adattato al suo specifico profilo di giocatore. Personalmente utilizzo il metodo S.F.E.R.A. teorizzato da Giuseppe Vercelli come punto di partenza perché prevede una rappresentazione grafica delle skills semplice e intuitiva, che consente all’atleta un’ immediata autovalutazione. La somministrazione di questo strumento è seguita dalla compilazione di un Goal Setting attraverso il quale l’atleta focalizza e definisce i propri obiettivi a breve, medio e lungo termine, suddivisi in “obiettivi di carriera” e “obiettivi di miglioramento delle aree di debolezza ” emerse dalla SFERA.

S.F.E.R.A. sintetizza in un acronimo i cinque punti essenziali per una buona preparazione
mentale (Sincronia, Forza, Energia, Ritmo, Attivazione) affinché si realizzi la massima prestazione in campo:

 
  • S come sincronia: indica la totale connessione di mente e corpo durante il gioco. È la capacità di essere nel presente senza lasciare che la mente sia occupata da pensieri interferenti ed equivale alla cosiddetta “presenza mindful”.
  • F come punti di forza: sono le abilità e risorse fisiche, tecniche, tattiche e mentali che il giocatore sa di avere acquisito e sulle quali può contare in ogni situazione di gioco.
    I punti di forza sono strettamente correlati al senso di autoefficacia.
  • E come Energia: è la quantità di forza che permette di svolgere un’azione.
    L’energia fisica è ciò che consente il movimento corporeo ma l’energia mentale è altrettanto fondamentale ed è correlata alla motivazione e all’attivazione o arousal . L’atleta deve imparare a dosare l’energia per poter affrontare la prestazione nel migliore dei modi, ovvero gestendo spinta e recupero nelle varie fasi del match e a seconda dell’avversario. Quando in gara non riesce a modularla può sentirsi affaticato e demotivato.
  • R come RITMO: è il principio che regola la fluidità nelle sequenze motorie. È correlato a una corretta respirazione, all’energia e all’arousal e determina la qualità del gioco. Quando viene a mancare i movimenti sono disarmonici e rigidi.
  • A come ATTIVAZIONE: l’attivazione o arousal è la motivazione, la carica con cui si affronta una partita. Coincide con la condizione fisica e mentale dell’atleta prima della competizione. Quando l’atleta è attivato prova piacere ed entusiasmo nel gioco, ma deve saper regolare l’attivazione a seconda delle necessità, in particolare nelle competizioni di lunga durata.

Questi cinque fattori agiscono in sinergia e si influenzano reciprocamente; tramite la conoscenza della sua S.F.E.R.A. l’atleta può imparare a gestirli e ad analizzare le proprie prestazioni. Le istruzioni sono le seguenti: “Individuata la tua prestazione standard attuale, analizza ogni singolo fattore attribuendogli un valore compreso fra 1 e 5 in relazione alla scala sottoindicata:

Una volta completato il disegno della SFERA, l’atleta ne trae un’immediata consapevolezza delle aree in cui è carente e sul cui rinforzo è necessario lavorare.

È a questo punto che il programma di preparazione mentale può essere personalizzato, ovvero orientato alle specifiche aree di debolezza del singolo atleta e inserito nella tempistica dell’allenamento tecnico in campo o nei microcicli che precedono una competizione. Concretamente questo significa che per rinforzare ogni fattore della SFERA si possono utilizzare metodi e tecniche derivanti da diversi modelli teorici, individuando quelli più idonei all’espressione soggettiva dell’atleta. Ad esempio, la Sincronia può essere potenziata da esercizi di tipo mindfulness finalizzati alla non interferenza di emozioni, stati interni e pensieri auto-sabotanti durante la prestazione. Apprendere la capacità di “presenza mentale” facilita inoltre la condizione di flusso (flow state), ottimale in partita.

I Punti di Forza possono essere consolidati con l’Imagery e l’allenamento ideomotorio. Gli atleti vengono progressivamente allenati alla rappresentazione mentale di immagini visive, inserendovi suggestioni che coinvolgano tutti i canali sensoriali (visivo, uditivo, olfattivo, cinestesico) per creare un maggiore coinvolgimento emozionale e cognitivo. L’allenamento ideomotorio consiste invece nella ripetizione immaginata delle sequenze motorie più appropriate e può seguire l’osservazione di riprese video proprie o di altri atleti in azione, prima di eseguire concretamente i movimenti visualizzati.

L’Energia può essere calibrata ricorrendo nuovamente a esercizi tratti dai protocolli mindfulness adattati allo sport, come ad esempio il MAC di Gardner e Moore (2007). Mindfulness significa consapevolezza del momento presente nella completa accettazione di qualsiasi condizione interiore, incluse emozioni e pensieri negativi, senza che interferisca o sia di ostacolo all’azione in corso. Quando un atleta sviluppa la capacità di vivere semplicemente l’esperienza del gioco invece di perdersi nella ruminazione di pensieri distraenti, diviene più abile nel dirigere intenzionalmente il focus sulla performance senza essere condizionato da stati interni negativi che generano ansia. Pratiche mindfulness di “detachment” come il “body scanner” possono essere eseguite a tale scopo velocemente nel pre-gara, se precedentemente allenate.

Per migliorare il Ritmo si può trarre spunto dal metodo “Tennis on the Beat” di Fabio Valentini, del quale riporto un esercizio di base da svolgere in allenamento: seguendo il ritmo scandito da un metronomo con “helper” settato a 2/4 i due giocatori iniziano a palleggiare a rimbalzo. Si inizia con un ritmo acquisito per arrivare al massimo ritmo sostenibile, poi si ridiscende di bpm fino a ritornare nuovamente al ritmo di partenza. Questo esercizio provoca una sincronizzazione dei due sensi udito e vista con aumento della concentrazione sulla palla e una economia muscolare delle catene cinetiche interessate.

L’Attivazione o Arousal può essere misurata centralmente dall’elettroencefalogramma o perifericamente, attraverso le risposte del sistema nervoso autonomo tramite il battito cardiaco, la pressione del sangue e la tensione muscolare. L’arousal può manifestarsi nelle reazioni psicologiche, fisiche e comportamentali. Nello sport una sovra-attivazione (over-arousal) può causare cambiamenti comportamentali che determinano un decremento della performance. L’Imagery o visualizzazione, come già detto, è un processo cognitivo attraverso il quale è possibile creare esperienze sensoriali in assenza dello stimolo esterno ed è la più nota fra le tecniche di mental training che gli atleti utilizzano per prepararsi alla performance, provando mentalmente la routine relativa alla prestazione prima della competizione. Numerose ricerche suggeriscono che il livello ottimale di arousal è estremamente soggettivo per ciascun atleta e può essere facilitato dall’ascolto di musica durante la visualizzazione. Il metodo “Tennis on the Beat” identifica primariamente la playlist percepita come rilassante o attivante dal singolo giocatore, a seconda della sua necessità di abbassare o innalzare l’arousal.

Questa è naturalmente soltanto una semplificazione di come differenti tecniche di preparazione mentale possano essere utilizzate in sinergia per aiutare gli atleti ed i coach a comprendere e superare gli ostacoli che limitano la performance. Naturalmente le abilità mentali, come quelle tecniche, per essere sviluppate richiedono ripetizione, costanza ed esercizio. Le più comuni barriere mentali includono l’eccessiva aspettativa, il perfezionismo, la paura di fallire, l’interferenza emozionale, la perdita della concentrazione e del focus attentivo. L’importante è che il programma di mental training non sia standardizzato, ma costruito insieme all’atleta nel rispetto delle sue caratteristiche e necessità individuali. Il preparatore mentale, generalmente uno psicologo dello sport, non dovrà pertanto fossilizzarsi su un solo metodo, ma acquisire eclettismo, creatività e flessibilità per proporre strategie diversificate.

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ATP

Si ferma in finale la corsa di Mager, Garin è il campione di Rio de Janeiro

Gianluca Mager ha avuto chance in entrambi i set, ma è stato Cristian Garin a sollevare il trofeo. Best ranking per entrambi la settimana prossima

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Cristian Garin con Gustavo Kuerten alla premiazione di Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

[3] C. Garin b. [Q] G. Mager 7-6(3) 7-5

Si è chiusa con una sconfitta la settimana magica di Gianluca Mager, ma ci sono tutti i motivi per essere soddisfatti di questo torneo che probabilmente segnerà uno spartiacque nella carriera del 25enne di Sanremo. Partito dalle qualificazioni ha infilato due scalpi di assoluto prestigio (Ruud e Thiem sulla terra sono vittorie di cui andare fieri, anche se nessuno dei due era al meglio della condizione) ed ha portato a casa 320 punti (300 per la finale più 20 per la qualificazione) che lo proiettano al 77° posto della classifica ATP, con la pressoché matematica certezza di entrare in tabellone in tutti i rimanenti tornei dello Slam di quest’anno, oltre ad una chance di giocarsi un posto alle Olimpiadi di Tokyo.

Che Mager potesse partire piuttosto lentamente dopo la grande battaglia vinta in semifinale solo poche ore prima era tutto sommato piuttosto prevedibile, quindi in pochi hanno battuto ciglio quando il ragazzo di Sanremo è andato subito sotto 2-0 contro un avversario che aveva invece chiuso molto velocemente il suo impegno precedente contro Borna Coric. Un po’ meno prevedibile era che il buon Gianluca, una volta presa coscienza della sua presenza in finale, rimontasse da 1-3 a 4-3 e si procurasse addirittura due palle break per il 5-3, principalmente grazie alle sue accelerazioni di rovescio che con quella preparazione così lineare e così minima mascherano meravigliosamente la traiettoria dei colpi.

 

Svanite le tre opportunità per andare a servire per il set, si è arrivati abbastanza tranquillamente al tie-break, nel quale Mager, forse sentendo di dover fare qualcosa di più, ha commesso almeno tre errori non forzati che gli sono costati il set con il punteggio di 7 punti a 3 in 50 minuti.

Gianluca Mager – Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Dopo aver perso il primo tie-break del torneo (in precedenza il ligure era a 4 su 4), Mager ha chiesto l’intervento del fisioterapista per farsi massaggiare l’inguine dalla parte della coscia destra, e c’è da chiedersi che mani abbia quel fisioterapista perché Gianluca è riuscito a infilare una striscia di 10 punti consecutivi che lo ha portato in vantaggio per 3-1 con un break ottenuto a zero in grande stile. La pressione di Garin però iniziava ad aumentare: sul 3-2 Mager si salvava dallo 0-40, ma al momento di servire per il set sul 5-4 tre risposte vincenti di Garin rimettevano il set in parità. Il cileno continuava a spingere, e questa volta il serbatoio di Gianluca appariva davvero vuoto: con niente da opporre alla pressione dell’avversario, Mager subiva un parziale di 16 punti a 2 che chiudeva il match dopo 1 ora e 35 minuti.

Prosegue così la striscia di nove vittorie consecutive sulla terra battuta di Cristian Garin, che conquista così il suo secondo titolo dell’anno (il quarto in totale, e il secondo battendo un italiano in finale avendo sconfitto Berrettini a Monaco lo scorso anno) dopo quello di Cordoba due settimane fa e si appresta ad andare nella sua Santiago del Cile per continuare questa cavalcata. Ci arriverà con il nuovo best ranking di n.18 e addirittura come n.4 della Race to London, per far sognare tutti i suoi compatrioti e che sperano di rinverdire i fasti di Nicolas Massu e Fernando Gonzalez alle Olimpiadi di Atene 2004.

Leggi qui la storia di Gianluca Mager

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ATP

Non sempre piove sul bagnato: a Rio è stato il carnevale di Gianluca Mager

L’azzurro supera Balazs al terzo set dopo l’interruzione per pioggia di ieri e raggiunge la prima finale ATP in carriera. Qui vi raccontiamo la sua storia

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Gianluca Mager - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

Il Rio Open 2020 verrà sicuramente ricordato come il torneo di Gianluca Mager, classe 1994, presentatosi sulla terra brasiliana con una sola vittoria a livello ATP e una classifica da numero 128 del ranking e capace di stupire tutti superando nei quarti di finale il numero 4 del mondo, Dominic Thiem. Una vittoria ancora più importante e degna di nota, perché maturata in due giorni a causa della pioggia insistente che ha costretto gli organizzatori a rinviare il programma di gioco quando l’azzurro era in vantaggio di un set e di un break. Mager però non si è fatto sopraffare dalle emozioni e ha portato a casa la vittoria più importante della carriera, ripetendosi poi – sempre in due atti ma questa volta in tre set – contro Attila Balazs, già battuto nelle qualificazioni, per raggiungere la prima finale in carriera (e un best ranking di numero 77).

Una carriera scelta e intrapresa con pieno coinvolgimento solo a diciotto anni, quindi piuttosto tardi rispetto agli standard degli altri colleghi professionisti. Fino alla maggiore età Gianluca – che ha preso in mano la racchetta a Sanremo quando aveva sette anni – giocava a tennis per divertirsi, tant’è che il suo nome non è mai apparso nelle classifiche ITF degli juniores, e anzi aveva rischiato di compromettere sul nascere la sua carriera a causa di uno sfortunato episodio. A 16 anni, fu infatti squalificato per quattro mesi per aver fumato marijuana ad una festa, lui che all’epoca ancora non giocava tornei professionistici.

Se il nativo di Sanremo ha poi deciso di cambiare idea e di fare della propria passione un lavoro, molti meriti vanno dati a Diego Nargiso che, stregato dal suo potenziale, lo ha spronato a dare il massimo, di nuovo, come prima e più di prima. “Grazie a lui ho ritrovato la passione per il tennis, la voglia di vincere e tutto il resto“, ha ammesso lo stesso Mager in una vecchia intervista apparsa su ‘Il Tennis Italiano’. Non va inoltre sottovalutato l’aiuto della Federazione che lo ha ospitato da fine 2016 e per alcuni mesi del 2017 nel centro federale di Tirrenia, nell’ambito del progetto “Over 18” curato da Umberto Rianna (e che ha coinvolto tra gli altri anche Lorenzo Sonego e Matteo Berrettini).

 

I primi punti ATP arrivano nel luglio 2013 e nei tre-quattro anni successivi la sua attività si limita quasi totalmente ai Futures, con quattro titoli e la soddisfazione di sconfiggere un futuro top 10 e finalista Slam come Daniil Medvedev. Nel 2017 esordisce a livello ATP grazie ad una wild card concessagli dagli organizzatori degli Internazionali d’Italia, ma i crampi gli impediscono di terminare il proprio match contro Aljaz Bedene. Ottiene qualche buon risultato nei Challenger, ma, nonostante l’ottimo servizio e un bel drittone carico, la sua dimensione a cavallo tra il 2017 e il 2018 sembra essere ancora quella di giocatore da Futures.

Il salto di qualità arriva nel 2019 che lo vede sempre più continuo e sempre più protagonista a livello Challenger. La sua bacheca si arricchisce di ben tre titoli, equamente distribuiti durante l’anno, a testimonianza dell’ottima condizione raggiunta: Koblenz a gennaio, Barletta ad aprile e Biella a settembre. A fine stagione Mager centra anche la prima vittoria in un torneo ATP, a Stoccolma contro Pablo Andujar, non certo uno specialista del veloce indoor, ma pur sempre un ex top 40 con quattro trofei ATP all’attivo. Evidenti sembrano i miglioramenti in risposta, che assieme al gioco di volo costituisce una fase del gioco in cui Gianluca si porta dietro i maggiori difetti. In prima linea ci sono il gran servizio e un ottimo dritto carico, con il quale ama prendere in mano l’iniziativa e spesso chiudere il punto. Lo aiuta un fisico piuttosto strutturato, perché Gianluca guarda tutti dall’alto dei suoi 188 centimetri nonostante sulle sue doti fisiche non abbia mai creduto di poter fare grande affidamento (‘dal punto di vista fisico mi sento piuttosto scarso!‘, ebbe a dire nella già citata intervista del 2013).

Gianluca Mager (foto Francesco Peluso)

SETTIMANA SPECIALE – Con questa nuova consapevolezza, il venticinquenne azzurro ha iniziato l’anno senza trovare grandi risultati, ma comunque fiducioso. Attualmente nel suo team ci sono Flavio Cipolla (che allena anche Giannessi) e Matteo Civarolo, che lo seguono nei tornei insieme alla ragazza di Gianluca, Valentine Confalonieri, a sua volta ex tennista professionista. Proprio Civarolo, alla vigilia della sfida contro Thiem, non si è detto sorpreso delle prestazioni del proprio pupillo. “Sinceramente me l’aspettavo“, ha dichiarato a RivieraSport. “Vedendo il livello espresso da Gianluca nei primi tornei dell’anno, soprattutto con Purcell all’Australian Open e con Cuevas a Cordoba. Quelli sono stati due match persi per pochi punti, ma giocati alla grande“. Era solo questione di tempo insomma.

Il carattere di Mager si è fatto vedere anche nella ripresa del match contro Attila Balazs, curiosamente già affrontato e battuto dall’azzurro nelle qualificazioni proprio qui a Rio. La partita, interrotta ieri sul punteggio di 7-6 3-3 in suo favore, non ha brillato per la qualità di gioco e si è maledettamente complicata per Mager, che si è trovato sotto di un break nel terzo set dopo aver perso il secondo 6-4. Il tennista italiano è però stato bravissimo a rimanere attaccato al match, aiutato anche dall’avversario che gli ha regalato il contro-break con due doppi falli. Il capolavoro di Mager è stato il tie-break decisivo (il quinto vinto nel torneo su cinque disputati), dominato 7 punti a 2 grazie ad una ritrovata brillantezza e scioltezza nei colpi.

Dopo poche ore, Gianluca è tornato in campo per disputare la finale contro Christian Garin, che ha superato 6-4 7-5 Borna Coric. Una partita, la più importante della sua carriera, che andava presa con spensieratezza e con la sicurezza di avere molte carte da giocare. Purtroppo Garin ha prevalso in due set, vanificando il vantaggio di 4-2 che il sanremese si era costruito nel secondo set e che sembrava una buona base per portare la partita al terzo. Comunque vada da le cose cambieranno per Mager, perché il suo nuovo ranking potrebbe inevitabilmente influenzare le scelte di programmazione dei prossimi mesi.

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ATP

Tsitsipas perfetto, è bis a Marsiglia. Altra finale persa da Auger-Aliassime

MARSIGLIA – Tsitsipas brillante e solidissimo, difende il titolo a Marsiglia salendo a quota sei. Sono invece cinque (su cinque giocate!) le finali perse da Auger-Aliassime

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Stefanos Tsitsipas con il trofeo - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Da Marsiglia, la nostra inviata

[1] S. Tsitsipas b. [7] F. Auger-Aliassime 6-3 6-4

Il Centrale del Palais des Sport mostra il suo volto più giovane per la finale della 28° edizione dell’Open13 di Marsiglia. Stefanos e Felix, generosissimi, battagliano senza esclusioni di colpi dimostrando di possedere un bagaglio tecnico adatto ai piani alti della classifica (quanto alti per Felix lo dirà il tempo), con una differenza piuttosto sostanziale; per il momento, il più forte è Stefanos Tsitsipas. Nonostante l’aggressività e l’esplosività di Felix, il greco è solidissimo, in controllo, da fondo e in avanzamento, sbaglia poco e rischia ancor meno. Dopo un’ora e 26 minuti, il n. 6 del mondo difende con successo il titolo dello scorso anno. Per il greco si tratta del sesto trofeo in carriera, il secondo, appunto, all’Open13. Non solo. Negli ultimi sette match del torneo non ha perso un solo set. Comincia invece ad assumere dimensioni ragguardevoli lo score nelle finali del canadese, che ne ha giocate cinque e le ha perse tutte, senza mai conquistare neanche un set. Auger-Aliassime va comunque applaudito per l’atteggiamento in campo e per la buona qualità di gioco, che ha soddisfatto tifosi e direttore del torneo in primis.

 

TSITSIPAS IN CONTROLLO – Fin dai primi punti, Aliassime appare solido con entrambi i fondamentali e si mostra pronto ad avanzare appena possibile per prendere il tempo all’avversario; infatti chiude il suo primo game a 15 con una stop volley di rovescio da manuale. Anche il greco non scherza prendendo subito la rete per chiudere con una splendida volée, questa volta di dritto. Il tennis è brillante sin dai primi scambi: da parte di entrambi c’è una costruzione solida del punto da fondo che lascia spazio alla chiusura in avanzamento. Tsitsipas si porta ancora avanti sul 2-1, Aliassime deve affrontare le prime due palle break del match ma le annulla entrambe con altrettanti servizi vincenti. Un paio di punti più tardi va ancora fuori giri con il dritto e gli tocca affrontarne una terza. È quella giusta per il greco, che sfrutta un errore da fondo di Felix. Tsitsipas avanza sul 3-1. Ora Auger-Aliassime sembra non trovare più le misure, incalzato dal pressing incisivo e solidissimo del n. 6 del mondo che allunga il passo sul 4-1.  

Felix Auger-Aliassime – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Félix spinge e spinge ancora, ma Stefanos prende tutto, impatta benissimo e, alla fine, è quasi sempre il canadese a sbagliare. Pressato dall’avversario, gli concede ancora una chance di break che però annulla subito con l’ennesimo servizio poderoso. Fa davvero fatica Aliassime in questa fase del match per tenere la battuta, anche se poi accorcia le distanze sul 2-4. Stefanos invece va di fretta e corre sul 5-2, il gioiello di Tennis Canada si difende con le unghie e con i denti e si arrampica sul 3-5. Ora è il n. 6 del mondo a concedere due possibilità all’avversario per riaprire il set; le annulla entrambe e ne cancella una terza spingendo di dritto per poi guadagnarsi il set point. Il pubblico è accesissimo, senza essere particolarmente schierato. Dopo 39 minuti di gioco, con l’ennesima fucilata di dritto, il campione uscente agguanta il primo set per 6-3 e, dagli spalti, si diffondono le note del Sirtaki.

TSITSIPAS DOMINA – Riparte deciso Aliassime ad inizio secondo set, aggiudicandosi il proprio servizio. Il greco comunque continua a deliziare il pubblico con soluzioni intraprendenti e brillanti, a rete e da fondo, per impattare sull’1-1. In perfetto controllo anche Tsitsipas che ora ha tre palle break; Felix ne cancella due con dei servizi ad hoc e la terza con uno smash che questa volta funziona (il precedente era finito quasi sugli spalti). Tuttavia un errore commesso a rete per eccessiva fretta crea il primo squilibrio del set. Il greco sale così 3-2 e servizio, ma subito dopo concede tre occasioni di contro-break. Questa volta è Stefanos a sparacchiare di dritto e si torna in parità sul 3-3. C’è grande instabilità in questo momento del match, ma il terzo break consecutivo – conquistato questa volta da Tsitsipas – ha un seguito positivo per chi lo ha firmato, che approfitta ancora dei troppi errori a rete da parte di Aliassime, che creano lo scollamento definitivo tra i due giocatori. Alla fine Tsitsipas è più concreto, più centrato quando conta e gli basta il primo dei due match point per confermarsi campione a Marsiglia.

Stefanos Tsitsipas – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Tsitsipas adesso farà qualche chilometro verso est per andare a onorare la seconda testa di serie a Dubai. La sua difesa della finale raggiunta lo scorso anno comincerà contro Carreño Busta, un esordio molto complicato. Auger-Aliassime si trasferirà invece in America per affrontare un qualificato ad Acapulco.

Se questa è vittoria è più dolece della prima? Sì, lo è, perché è la seconda di seguito, è stato molto più difficile” conferma Stefanos ai giornalisti. Lui [Felix] ha gocato un ottimo tennis, aggressivo. Ho cercato di stare sempre nel match; ho avuto un ottimo inizio e anche durante il secondo set, mentalmente stavo bene, pensavo che dovevo fare le cose come si deve. Ho continuato a lottare in ogni singolo punto“. Un commento sulla qualità del torneo quest’anno? “C’erano ottimi giocatori, e sono molto orgoglioso di quello che ho fatto. Rispetto al mio avversario oggi sono stato molto incisivo e in alcuni punti ho saputo essere particolarmente concentrato e aggressivo“.

Stefanos ha giocato alla grande” ammette Felix. “Io ho giocato bene, fisicamente stavo bene, ma lui ha alzato tanto il livello. Purtroppo non ho sempre servito bene e questa è stata la più grossa difficoltà dell’incontro per me. Lui oggi ha difeso in modo eccellente, meglio rispetto a quando giocavamo da junior, per esempio. È migliorato molto, anche rispetto all’anno scorso, ti mette in difficoltà con il gioco di volo; sul piano della difesa e del fisico è migliorato, e ha servito benissimo. Era preciso in quello che faceva, anche rispetto all’anno scorso, oggi non è più lo stesso giocatore“.

Qual è la sensazione di aver disputato la quinta finale e di non riuscire ancora a vincere un titolo? “Essere qui e disputare una finale è magnifico ma, certo, ho un po’ di frustrazione e delusione ma bisogna attraversare queste fasi e superarle. Certo perdere ogni volta in finale è pesante, ma è necessario analizzare bene la situazione e counque cerco di non farne un dramma. Certo, c’è un piccolo dubbio che ti fa dire “quando ce la farò?”. In complesso mi sento molto bene fisicamente e ora vado ad Acapulco. Adoro giocare, mi sento bene, è la prima volta per me in Messico. La rivalità con Stefanos? Giocando insieme diventiamo giocatori migliori, come ha detto Stefanos in campo. È una “rivalità” che ci fa migliorare a vicenda e continuerà a farlo anche in futuro“.

Il tabellone completo

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