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Nole, dimentica Daniel e Paire ma ricorda le tue parole

A Indian Wells e Miami abbiamo visto uno dei peggiori Novak Djokovic di sempre, ma ciò che gli ha fatto anticipare inopinatamente il rientro è essenziale per tornare dov’era

Ultimo aggiornamento: 28/03/2018 11:51
Di Ruggero Canevazzi Pubblicato il 27/03/2018
10 min di lettura 💬 Vai ai commenti

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“MI SONO SENTITO COME SE STESSI GIOCANDO PER LA PRIMA VOLTA”

Il vero problema dell’attuale n.12 del mondo sta tutto in queste parole. A Indian Wells, dopo due set di fatica ed errori a ripetizione, Robonole è andato in tilt, travolto sia dalla stanchezza fisica sia dall’inconsistenza tecnica del suo tennis. 61 errori gratuiti – in particolare un rovescio così falloso – da parte sua non si erano praticamente mai visti. Chi è stato per tutti questi anni tra i migliori quattro del mondo non fatica a riconoscere come inaccettabile questa situazione. Solo un giocatore all’esordio sul circuito maggiore può permettersi di non sentire il campo, di essere “completamente fuori ritmo. Ero nervoso. Era uno di quei giorni in cui non riesci a trovare il ritmo da fondo, soprattutto dal lato del rovescio. Alcuni errori sono stati inusuali, non da me”. Contro Paire, nessun miglioramento. Se l’impreparazione fisica si può tutto sommato accettare in cambio del giocatore affamato di competizione, la perdita totale di solidità no. Djokovic da una parte sembra convinto sia una situazione passeggera (“Credo che faccia tutto parte del momento particolare che sto vivendo”, ha detto a caldo dopo la partita con Daniel), dall’altra non può ignorare la situazione difficilissima : “Ovviamente non sto bene quando gioco così, ci sto provando, ma non riesco a giocare meglio”, ha ammesso sconsolato dopo la sfida con Paire.

L’ultimo, decadente, Djokovic era stato protagonista di un Roland Garros in cui comunque aveva raggiunto i quarti di finale. In quell’occasione, il Suzanne Lenglen aveva assistito al dominio del campione uscente da parte del miglior Dominic Thiem della stagione, fino all’impietoso 6-0 finale del terzo set. Fino a quel match, Novak non aveva brillato ma era riuscito senza troppa fatica a vincere le sue partite. Gli era bastata proprio una buona solidità da fondo campo. Contro Ramos Vinolas, la sofferenza era durata solo un set. Chi scrive ha avuto il privilegio di seguire quella partita sul posto da inviato di Ubitennis. Dalla sala stampa non era difficile incrociare gli occhi stralunati e delusi di Gianni Clerici: lo Scriba, assistendo ai lunghi scambi del primo set, sbottò senza giri di parole: “È diventato un pallettaro!”. Era questa infatti l’ultima versione del serbo prima del lungo stop: un giocatore che si rifugiava nella capacità di reggere bene lo scambio dal fondo, aspettando passivamente l’errore avversario. Quando arrivavano i big, questo Djokovic non bastava più.

Contro Daniel e Paire c’è stato un ulteriore peggioramento, da piatto regolarista a giocatore falloso e fuori ritmo. Nole riparte dunque dalla feroce voglia di tornare alla competizione e alla vittoria e dalla lucidissima, immediata e impietosa analisi che ha fatto di se stesso dopo il match col giapponese. A questo unirà meticolosi allenamenti, la supervisione di Radek Stepanek, i consigli di Andre Agassi e le analisi tattiche di Craig O’Shannessy: basterà per tornare a essere davvero Novak Djokovic?          

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TAGGED:atp indian wells 2018ATP Miami 2018Novak Djokovic
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