Miami: Isner chiude Key Biscayne a stelle e strisce, è il primo '1000'

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Miami: Isner chiude Key Biscayne a stelle e strisce, è il primo ‘1000’

MIAMI – Cuore e potenza per il trionfo di John. Sascha Zverev battuto in tre set, dopo una lotta punto a punto

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[14] J. Isner b. [4] A. Zverev 6-7(4) 6-4 6-4  (dal nostro inviato a Miami)

Per festeggiare l’ultimo incontro professionistico di singolare a Crandon Park, il “title sponsor” del Miami Open, la banca brasiliana Itau, ha regalato a tutti gli spettatori ed ai fotografi un cappellino arancione, il colore del proprio logo, in modo da dare un bel colpo d’occhio al centrale di Key Biscayne nel suo commiato ufficiale al grande pubblico tennistico. Una bella iniziativa (che era stata adottata anche sabato per la finale femminile, ma con un colore diverso) che ha creato una cornice solare e vagamente sbarazzina per questo giorno potenzialmente malinconico.

 

I protagonisti di questo atto finale hanno onorato in pieno il loro ruolo dando vita ad un match di ottima qualità e grande equilibrio che ha finalmente coinvolto il pubblico di Miami che nelle precedenti giornate del torneo si era infiammato (quasi) solamente per del Potro e per i giocatori argentini. La giornata molto calda e umida (circa 30 gradi con un’umidità relativa superiore al 70%) ha sicuramente avuto un peso nel match, in particolar modo nella prestazione di Isner nel secondo e nel terzo set, tuttavia i due giocatori hanno di dimostrato di adattarsi piuttosto bene al solleone ed alla calura, soprattutto Zverev che aveva giocato i precedenti quattro match del torneo sotto le luci dei riflettori. Il veterano USA, tuttavia, è riuscito ad attraversare nella migliore maniera possibile la sua crisi fisica tra la fine del primo set e l’inizio del secondo, aggrappandosi alla battuta ed aspettando una chance per piazzare la zampata vincente.

L’inizio del match è stato come ce lo si aspettava: Isner avanti tutta, all’attacco con il servizio e con la miglioratissima risposta e Zverev a tenerlo a bada con la sua battuta ed i passanti. L’americano esce meglio dai blocchi, ottiene tre palle break nel primo turno di battuta dell’avversario (saranno ben 12 in totale alla fine, di cui 10 non sfruttate), ma pasticcia e non le trasforma. In metà dei primi sei game ci sono palle break, da una parte e dall’altra, nessuna sfruttata; poi d’un tratto i servizi prendono il controllo del gioco ed i ribattitori ottengono la miseria di cinque punti negli ultimi sei giochi. Il tie-break è paradossalmente simile: servizi vincenti fino al 2-2, cinque minibreak fino al 5-4 Zverev, e chiusura del set in 58 minuti.

Il tedesco esce dal campo, ma è Isner che sembra aver bisogno di una pausa: ciondola da una parte all’altra del campo, la faccia è sofferente, e se un game di risposta si mette male conserva le energie per quello seguente. Le sue gambe spingono meno, soprattutto in risposta e per lui la fine sembra vicina. Ma nei suoi tanti anni in giro per il mondo John ha dovuto superare crisi come queste dozzine di volte, e lo ha fatto confidando nel suo straordinario servizio. Dopo aver racimolato due soli quindici in quattro turni di risposta, Isner si vede omaggiare di due gratuiti da fondo campo ed un doppio fallo: è l’occasione d’oro per lui, e con un diritto anomalo sulla riga se la prende. Cambiatasi la maglia con una giallo canarino va a servire per il set ed insieme al suo avversario dà vita al game più intenso del match: 12 punti due palle del 5-5 per Zverev, ma è Isner che al secondo set point chiude il parziale con un servizio vincente.

Sascha si prende una pausa fisiologica, ma il vento è decisamente cambiato: Isner serve come un treno (saranno nove gli ace nel parziale alla fine), ha palle break a ripetizione ma non le sfrutta. Dalla cabina di commento della ESPN Darren Cahill esorta Zverev a giocare più rovesci lungolinea, un colpo che non ha praticamente mai giocato da metà primo set, ma evidentemente il biondino si sente più sicuro con l’incrociato, andando a cadere proprio nella trappola del dirittone anomalo di Isner. Sul 4-4 un doppio fallo segna l’inizio del game della resa per Zverev, che cede il servizio a 15 e dà così via libera a Isner verso la più prestigiosa vittoria della sua carriera.

È il terzo Masters 1000 consecutivo vinto da un giocatore non europeo dopo 69 consecutivi vinti da atleti del vecchio continente (l’ultimo non europeo era stato Andy Roddick proprio qui a Mami nel 2010), e viene conquistato da un tennista che prima di Miami aveva ottenuto una sola vittoria a livello di circuito maggiore nel 2018. Certamente una sorpresa, ma indubbiamente meritata, visto il gioco espresso da John in questo torneo e gli avversari battuti. Isner sarà numero 9 ATP lunedì, l’ultima volta era stato in top-10 nel maggio del 2014 (n°10).

Il Miami Open lascia dunque Key Biscayne con due campioni in carica statunitensi nel singolare, forse il modo migliore per chiudere questa avventura (Crandon Park ha ospitato per anni il Centro Tecnico della USTA) ed aprirne un’altra in una nuova sede che vuole costruirsi una tradizione altrettanto importante.

Ho sbagliato molti più colpi oggi che nel resto del torneo“, ammette Zverev a fine match. “Ma è difficile contro John, sei sempre sotto pressione a causa del suo servizio. Sono davvero felice che John abbia vinto il suo primo master 1000. Adesso mi prenderò due giorni di vacanza, poi mercoledì e giovedì mi allenerò sulla terra rossa. E poi dovrò giocarci contro un top-20. Non credo che sarò il favorito, in Coppa Davis“.

È stato incredibile riuscire a rimontare dopo un primo set molto deludente“, racconta il nuovo campione John in conferenza stampa.Avevo avuto le mie occasioni, avevo un vantaggio di 4-3 e servizio nel tie-break, e poi ho perso 4 punti di fila. Le sensazioni che si provano in certi momenti, davanti a una folla del genere, sono irripetibili. Ho conosciuto Sascha quando aveva 15 anni, tramite suo fratello. E mi batteva! Non sono minimamente sorpreso dei risultati che ha ottenuto. Mai avrei sognato di essere il vincitore dell’ultimo torneo che si terrà qui, per sempre. Quando arrivi in fondo a una competizione del genere, devi giocare veramente tanto. Io ero arrivato qui con una sola vittoria in stagione, e me ne vado da top-10… mi è già successo 3 volte, devo continuare a spingermi in avanti, e riuscire a fare molti altri tornei come questo. Non ci sono segreti tecnici, è tutto un fatto mentale. La prima volta che mi sono seduto a cena col mio coach, ho cercato di capire cosa mi stava bloccando, cosa mi stava facendo perdere tutte quelle partite tirate. E ho cominciato a entrare in campo meno teso, sapendo che posso essere veramente forte se gioco sciolto. Mi presenterò alla Coppa Davis in fiducia, il capitano Jim Courier ha molte opzioni. Arriverò a Nashville giovedì, e sarò pronto a giocare venerdì“.

Il podcast del direttore con Steve Flink dopo la finale

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Il “Medvedev Express” prenota la semifinale con Djokovic a Cincinnati

Altra prova di forza di Daniil Medvedev, che liquida rapidamente Andrey Rublev e sfida il n.1 Novak Djokovic, vincitore di Lucas Pouille

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Il Western&Southern Open di Cincinnati non è ancora finito, ma è abbastanza certo che il titolo di giocatore di quest’estate americana 2019 spetta a Daniil Medvedev. E non solamente per i risultati ottenuti, che a questo punto contano una finale nell’ATP 500 di Washington, un’altra nel Masters 1000 di Montreal e quantomeno una semifinale qui in Ohio, ma anche e soprattutto per il tennis espresso, un tennis certamente essenziale e senza fronzoli, ma tremendamente efficace.

Dopo i tre giochi lasciati giovedì negli ottavi a Jan Lennard Struff, quest’oggi nei quarti ha disposto del suo connazionale Andrey Rublev, giustiziere di Federer solo 24 ore prima, con un 6-2, 6-3 in un’ora e due minuti (curiosamente la stessa durata di Federer-Rublev) che non lascia spazio a repliche.

Partito alla grande portandosi subito sul 4-0 e servizio, Medvedev ha tirato un attimo il fiato restituendo uno dei due controbreak al suo avversario principalmente a causa di qualche errore non forzato di troppo. Rublev ha cercato di sviluppare il suo solito tennis fatto di grande pressione da fondocampo, ma soltanto in sporadici frangenti è riuscito a sfondare il muro di difesa messo in piedi da Daniil, un vero mostro di efficienza da fondo e una macchina perfettamente oliata al servizio.

 

Rublev ha giocato buona parte del match con una racchetta diversa rispetto a quella che usa di solito: sull’1-1 del primo set ha depositato sulla panchina la Wilson a scacchi bianchi e neri usata durante il vittorioso match con Federer ed ha sfoderato una racchetta nera senza marchio. Non che abbia fatto troppa differenza: Andrey si è sicuramente esibito in qualche scambio di grande effetto, ma sui turni di battuta di Medvedev è stato quasi sempre “un passeggero” trasportato dalle trame dell’avversario.

Nel secondo parziale Rublev ha ripreso la racchetta bianconera quanto è bastato per perdere il servizio a zero nel secondo game per poi tornare al fido attrezzo nero, che però non gli ha permesso di recuperare lo svantaggio accumulato.

Con questo successo Medvedev sale a 12 vittorie e 2 sconfitte da Wimbledon e si assicura di guadagnare almeno un’altra posizione in classifica mondiale, dove da lunedì prossimo sarà almeno alla settima posizione, con la possibilità di arrivare fino al n. 5 in caso di successo finale nel torneo.

In semifinale il suo avversario sarà il n.1 del mondo Novak Djokovic, che nel suo quarto di finale ha battuto il redivivo francese Lucas Pouille in un match che almeno nei 51 minuti del primo set ha tenuto il punteggio in equilibrio. Dopo aver annullato una palla break nel game d’apertura, il francese ha tenuto con ottima autorità i suoi turni di battuta, giocando alla pari con Djokovic negli scambi da fondo e piazzando qualche bella accelerazione vincente. Putroppo per lui, però, ha commesso due errori molto gravi sull’1-2 nel tie-break, concedendo due punti consecutivi sul suo servizio e compromettendo così le sue chance di vittoria nel parziale.

Poco dopo, poi, sullo 0-1 Pouille ha ceduto la battuta per la prima volta nel match dopo essere stato in vantaggio 40-15 e da quel momento in poi il match è scivolato fino al 7-6, 6-1 per Djokovic. Unico asterisco da segnalare un consulto con il medico richiesto da Nole per un dolore al gomito sinistro che comunque non lo ha condizionato.

Medvedev è stato uno dei giocatori che ha messo più in difficoltà Djokovic in questa stagione: ha tenuto in campo il n.1 del mondo per quattro set durissimi a Melbourne e lo ha sconfitto qualche mese dopo sulla terra di Montecarlo. Sarà sicuramente un test probante per Djokovic che finora sembra giocare su una nuvola.

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Continuano le sorprese a Cincinnati: Rublev manda a casa Federer

Non si ferma l’ecatombe di favoriti: Roger Federer cede in due rapidi set contro Andrey Rublev.

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È toccato a Andrey Rublev vendicare, almeno parzialmente, l’ecatombe di rappresentanti della Next Generation a Cincinnati. Con una prestazione impeccabile, solida dall’inizio alla fine, in soli 62 minuti ha mandato a casa Roger Federer, testa di serie n.3 e sette volte campione del Western&Southern Open. Lo svizzero ha pagato la pessima partenza nel match, durante la quale ha perso il servizio per due volte consecutive, facilitando così l’ingresso in partita di Rublev che si è trovato subito a proprio agio e ha iniziato a macinare il suo solito gioco fatto di mazzate da fondocampo. “Ho visto che non ha iniziato bene – ha detto un Rublev quasi in lacrime ai microfoni della ESPN – e quindi mi sono detto che avrei dovuto cogliere l’occasione subito, perché quando comincia a servire bene diventa molto complicato giocare con lui”.

Federer ha recuperato subito il primo dei due break subiti, ma non è riuscito a confondere le idee al suo avversario, che per tutto il match è apparso estremamente composto, centrato e molto tranquillo nonostante fosse la prima volta che incontrava il supercampione elvetico. Decisamente immune dalla “tassa Federer”, dopo aver concesso il controbreak al terzo gioco del primo set, Rublev non ha più dovuto affrontare una palla break, anche se Federer ha fatto di tutto per aumentare la pressione sulla sua seconda, forzando quasi sempre la risposta per ottenere un punto diretto.

Con il pessimo inizio che ho avuto avrei forse bisogno di un giocatore che mi concedesse qualcosa di più, ma non è stato il caso oggi – ha commentato Federer nella sua consueta conferenza stampa pochi minuti dopo aver lasciato il campo – Con un campo così veloce, quando non puoi fare affidamento sull’uno-due sulla tua battuta diventa tutto complicato”.

 

Dopo aver ceduto il primo set in 29 minuti, Federer ha cominciato servendo molto meglio la seconda frazione, continuando nella sua strategia di accorciare quando possibile gli scambi sulla sua battuta. Rublev ha invece continuato con il suo solito gioco, tenendo molto bene gli scambi ed esaltandosi in qualche passante. Un brutto game di Federer sul 3-3, chiuso da un errore di diritto (saranno 19 i gratuiti dell’elvetico alla fine del match, contro i solamente sei di Andrey) ha perfezionato il break decisivo, che Rublev ha conservato fino alla fine del match mantenendo una insolita calma glaciale, arrivando persino a placare con un gesto della mano il suo angolo che lo incitava con “pugnetti” e “come on”.

Si tratta della seconda vittoria su un Top 5 per Rublev in carriera, e la seconda nell’ultimo mese, dopo aver sconfitto il n.4 ATP Dominic Thiem al torneo di Amburgo. Affronterà nei quarti di finale il connazionale Daniil Medvedev che ha lasciato solamente tre game a Jan Lennard Struff.

TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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Cincinnati: Djokovic non si ferma e avanza ai quarti

Novak Djokovic supera in due set Pablo Carreno Busta. Nei quarti di finale affronterà Lucas Pouille

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[1] N. Djokovic b. P. Carreno Busta 6-3 6-4

Le teste di serie continuano a cadere, ma il n.1 del mondo Novak Djokovic rimane fedele al suo ruolo e conquista i quarti di finale del Western&Southern Open di Cincinnati. Novanta minuti di partita per lui nell’umida serata dell’Ohio durante la quale rimane sempre in controllo nel match che lo ha visto opposto allo spagnolo Pablo Carreno Busta, attuale n. 50 del ranking ma con un recente passato da Top 10 ed ora impegnato nella risalita dopo una difficile stagione condizionata da un infortunio alla spalla.

Match solido, pulito per Djokovic, che ha certamente fatto un passo avanti rispetto all’arrugginito esordio contro Querrey, in ogni modo contro un giocatore che fa della pressione da fondocampo la sua arma preferita, senza però avere la potenza per sfondare il n.1 del mondo nè le capacità difensive per poter rivaleggiare con lui in difesa.

 

Il secondo set è stato certamente più combattuto del primo: Djokovic ha dovuto affrontare quattro palle break, che ha salvato con la battuta, dopo che Carreno Busta si era messo in mostra con un paio di belle accelerazioni di rovescio lungolinea e Nole aveva sbagliato qualche volée non troppo difficile.

Nei quarti di finale Djokovic affronterà Lucas Pouille, che sta avendo un ottimo torneo dopo una stagione che, iniziata con il botto della semifinale all’Australian Open, si è rivelata molto più avara di soddisfazioni di quanto non ci si potesse aspettare. Pouille è arrivato ai quarti sconfiggendo il qualificato Kudla, Denis Shapovalov e la testa di serie n. 8 Karen Khachanov (reduce dallo show serale con Kyrgios), e vorrà sicuramente far meglio dell’ultimo confronto diretto, proprio la semifinale dell’Australian Open a Melbourne nel quale riuscì a racimolare solamente quattro games.

TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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