Stephens: “L’infortunio mi ha fatto capire che il tennis non è tutto”

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Stephens: “L’infortunio mi ha fatto capire che il tennis non è tutto”

La neo campionessa di Miami, l’ultima a Key Biscane, svela anche la sua voglia di tornare a giocare al Foro Italico dopo due anni di assenza

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D’ora in poi chiamatela “Diesel”. Dopo il clamoroso primo successo in un Major agli scorsi US Open, Sloane Stephens ha cominciato la stagione con le marce basse, con solo 3 vittorie in 4 tornei. Ma nella sua Florida ha cominciato a carburare, stendendo una dopo l’altra tutte le avversarie e conquistando il titolo. In conferenza stampa è la stessa 25enne tennista statunitense a spiegare le origini di questo azzeccatissimo soprannome. “Quando ero giovane avevo un coach che mi chiamava Diesel”, racconta Stephens. “Si chiama Jesse Smatt. Mi è venuto a vedere nel match di primo turno. E io gli ho chiesto se voleva continuare a venire”.

E anche nella finale contro la picchiatutto lettone Jelena Ostapenko, Sloane era partita a rilento. “Ero un po’ nervosa. Avevo bisogno di vincere quel primo set per sciogliermi”, ammette Stephens che ha vinto il primo parziale al tiebreak per poi dominare il secondo per 6-1. Come al solito Ostapenko ha spinto al massimo ogni palla. Peccato che tante di queste accelerazioni non siano rimaste in campo. Da parte sua la giocatrice afroamericana è stata brava a non farsi sopraffare dalla asfissiante pressione dell’avversaria, facendo emergere le sue doti difensive. “Sapevo che avrei dovuto rincorrere un sacco di palle”, sottolinea Sloane. “Lei gioca in maniera molto aggressiva e alcune volte non puoi farci nulla. Devi accettare che lei metterà a segno molti colpi vincenti. È quello che penso di aver fatto meglio oggi. Quando lei faceva dei gran colpi pensavo ‘troppo brava’ e andavo oltre”.

E così è riuscita a vincere la partita e laurearsi campionessa della 34esima edizione del Miami Open, l’ultima giocata nello storico impianto di Key Biscane. Dal prossimo anno, come in molti ormai sanno, a causa delle difficoltà ad ampliare la struttura, ci si trasferirà al Hard Rock Stadium. Una location più adeguata per ospitare un moderno evento sportivo ma sicuramente meno suggestiva. “Ovviamente questo posto è speciale per me. Sono cresciuta giocando a tennis qua”, afferma Stephens, nata a Plantation, poco a Nord di Miami. “Quando la USTA aveva la sede qua abbiamo giocato l’Orange Bowl e tutti i tornei. Sono veramente contenta di essere l’ultima donna a vincere il singolare in quest’impianto. Ho avuto delle esperienze fantastiche qui e mi mancherà”. Ma cosa le mancherà in particolare? Il clima, i campi? Non proprio. “Ci sono un sacco di cose speciali di questo posto. A partire dalla gigantesche iguane. Ma anche Sir Pizza, il gelato di Ben and Jerry”. Sui rettili nulla da ridire, sul cibo da fast food forse sì. Ma fa niente.

 

Di questi tempi un anno fa, Stephens era alle prese con i postumi dell’operazione ad un piede che le ha fatto saltare oltre metà stagione. Un’esperienza sicuramente dolorosa che tuttavia le ha aperto la mente riguardo alla sua esistenza e al tennis.Quando in Australia ho scoperto che mi sarei dovuta operare al piede ho pensato che la mia vita fosse finita perché l’unica cosa che avevo era il tennis ed era l’unica cosa che conoscevo. Poi ho cambiato un po’ la mia prospettiva”, rivela la statunitense. “Ho lavorato a Tennis Channel e ho finito la scuola e ho sentito che c’erano un sacco di obbiettivi che potevo raggiungere nella mia vita. Sentire che ero brava a fare qualcos’altro oltre al tennis mi ha fatto vedere le cose in maniera diversa”. E anche il suo modo di relazionarsi alla sconfitta in campo ne ha giovato. “Anche dopo gli US Open, quando non ho ottenuto grandi risultati pensavo che ci sarebbero state altre occasioni e che non è possibile vincere il titolo ogni settimana. Le persone riescono a reagire e ripartire sono quelle che riescono a cogliere le migliori opportunità”, dice con un aura quasi da filosofa.

La sua opportunità in questa finale era anche quella di entrare per la prima volta nelle prime dieci al mondo. E, manco a dirlo, ci è riuscita. “Sono felicissima. È qualcosa che volevo da tanto tempo. Ero stata al massimo n.11 e mi ero stufata che la gente dicesse che il mio best ranking è n.11” (raggiunto nell’ottobre 2013 ndr), afferma con ironia Sloane. Nel tennis di oggi tuttavia non c’è tempo per adagiarsi sugli allori. Già dalla prossima settimana il circuito femminile riparte con la stagione su terra battuta in Europa. Stephens è pronta a dare battaglia e soprattutto vuole tornare a calcare i campi del Foro Italico. “Non vedo l’ora. Mi è mancato giocare sulla terra. È la mia superficie preferita. Non vengo a Roma da due anni e ho una gran voglia di giocarci di nuovo. Sto giocando bene e spero di farlo ancora durante la stagione su terra rossa”. Ti aspettiamo a braccia aperte Sloane. 

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WTA Toronto, Raducanu: “Giorgi è una grande avversaria. Serena Williams? Ha cambiato il tennis”

La canadese non appare preoccupata dopo la sconfitta contro l’azzurra

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Raducanu Indian Wells 2022

Emma Raducanu è nata in Canada da padre romeno originario di Bucarest e madre cinese proveniente da Shenyang. Si può dire che Toronto sia per lei un torneo di casa, anche se poi alla fine in Canada non ci è cresciuta dato che all’età di appena due anni la famiglia si trasferì a Londra. Tornando alla cronaca recente quella contro Camila Giorgi è stata una sconfitta tutto sommato digeribile per lei: “Sì, penso che sia stata davvero una bella partita, a dire il vero. Penso che il livello fosse piuttosto alto. Soprattutto nel primo set. E Camila è una grande avversaria. Ha vinto questo torneo l’anno scorso. Ho solo bisogno di migliorare nell’affrontare giocatrici che giocano velocemente come lei“. Insomma, la giovane inglese non pare preoccupata, anche se il suo 2022 è stato avaro di soddisfazioni.

La notizia delle ultime ore nel mondo del tennis è il ritiro di Serena Williams, e allora è lecito chiedere ad Emma le sue impressioni su questa grande Regina del tennis femminile: “La sua carriera è incredibile. Ha ottenuto così tanto. E vederla in giro in questo swing americano è davvero stimolante. Come se continuasse a giocare perché ovviamente ama il gioco. E penso che la longevità di una carriera sia qualcosa che molte giocatrici e io in particolare aspiriamo a raggiungere“. L’eredità di una tennista che ha forgiato il nuovo millennio è qualcosa di difficile da quantificare con numeri e parole: “Penso che abbia decisamente cambiato il gioco. A dominare così tanto, penso che sia stata, beh, non c’è stata davvero qualcuna che abbia dominato come lei nel tennis femminile. Quindi penso che abbia cambiato molto il gioco in questo senso“. Le viene quindi chiesto se ha mai avuto la possibilità di parlare con lei di tennis o altro. “No. Ci siamo detto “ciao” un paio di volte. In realtà mi stavo riscaldando accanto a lei questa mattina e poi ha iniziato a piovere“.

Per una tennista professionista non è facile stare fermi in un posto; tra viaggi, allenamenti, partite, si fa una vita da nomade. Però l’occasione di poter visitare la propria città natale è troppo invitante per lasciarsela sfuggire: “Non sono ancora riuscita a visitarla. Sono stata al club tutto il giorno, quindi probabilmente avrò una possibilità oggi e forse domani“. In chiusura una battuta sull’ospedale che le ha dato i natali e sul dottore che l’avrebbe fatta nascere:Non ne sono sicura. Voglio dire, mi piacerebbe incontrarlo. Ma non ne ho ancora avuto la possibilità. E non so davvero il suo nome. Forse i miei genitori lo conoscono”.

 

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL WTA 1000 DI TORONTO

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ATP

ATP Montreal, Kyrgios si prepara alla sfida con Medvedev: “Spero lui sia stanco perchè lo sono anche io”

“Sento che ci sono molte persone che mi ammirano e posso ispirare molte persone con il mio modo di giocare”, così l’australiano in conferenza stampa

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

La vittoria di primo turno a Montreal arrivata contro Sebastian Baez non fa notizia, non con il Kyrgios di quest’estate. Le ultime sono state settimane da incorniciare per Nick: dopo la finale di Wimbledon sono arrivati i titoli in doppio con Kokkinakis ad Atlanta e con Sock a Washington, in aggiunta, sempre al Citi Open, la vittoria in singolare contro Nishioka. Fanno 13 vittorie nelle ultime 14 partite per Kyrgios, nella conferenza stampa post Giron si comincia da qui.

IL MODERATORE: Nick, congratulazioni. Hai vinto 13 delle ultime 14 partite. Sei un rullo. Come ti fa sentire?

NICK KYRGIOS: Sì, sono davvero stanco ed esausto in questo momento. Dopo la finale di singolare e di doppio a Washington, non sono rientrato in hotel a Montreal prima delle 3 del mattino, ieri non mi sono allenato. Sono davvero impressionato dalla mia performance di oggi. Sebastian sta probabilmente vivendo l’anno migliore della sua carriera. È tra i primi 35 al mondo. È un grande concorrente. Quindi sapevo che sarebbe stata dura. Sono felice di dare a tutti quello che vogliono: Kyrgios v. Medvedev secondo turno. Vediamo come va (sorridendo).

 

D. Come gestirai la tua energia? Hai un sacco di benzina nel serbatoio.

NICK KYRGIOS: Sì, sarà dura, questo è certo. So fisicamente e mentalmente che non sono fresco come vorrei. Ma lui ha anche vinto un titolo la scorsa settimana a Los Cabos. Si sentirà un po’ stanco, spero (sorridendo). Ma farò tutto bene. Stanotte mi riposerò bene, poi farò una seduta di fisioterapia e in campo darò il massimo. Si spera che il tempo possa essere un po’ più caldo di oggi, così le palle possono essere un po’ più veloci. Andrò là fuori e mi divertirò e cercherò di giocare al meglio che posso. Non è un brutto risultato se perdi contro Medvedev. La maggior parte dei giocatori del mondo lo fa.

D. Dopo il tuo titolo a Washington, hai detto che è avvenuta un’enorme trasformazione in te stesso. C’è stato un punto di svolta specifico in cui hai capito cosa potevi ottenere in questo sport e cosa vuoi ottenere?

NICK KYRGIOS: No, sento di aver ottenuto grandi risultati già prima della scorsa settimana. Sento solo che ora ci sono molte persone che mi ammirano e posso ispirare molte persone con il mio modo di giocare. Penso che sia una buona forza trainante ed è il motivo per cui sto giocando nel modo in cui sto giocando. Ma appena prima dell’Australian Open ho davvero deciso che volevo allenarmi molto duramente, passare un anno davvero buono. Volevo reinventarmi un po’ di più quest’anno. Volevo ricordare a tutti che sono davvero un bravo tennista e posso ancora giocare ai massimi livelli e vincere tornei. Per ora voglio solo continuare con le mie buone abitudini e continuare a giocare a tennis.

D. Hai parlato di come sei più motivato di recente. Ne hai parlato anche agli Australian Open. Vediamo i risultati in campo. Quali sono le piccole cose che contribuiscono al successo? Quali sono le buone abitudini nel quotidiano? Che tipo di impegno ci vuole?

NICK KYRGIOS: Sì, è un’ottima domanda. Ci vuole molto lavoro, ogni giorno bisogna cercare di svegliarsi con una mentalità positiva. Non ho un allenatore. Non ho davvero una persona a Sydney che mi porti ad allenarmi. Quindi devo alzarmi, organizzare il mio allenamento, andare ai campi da tennis, andare in palestra. In un certo senso devo spingermi oltre. Ma è solo una questione di disciplina. Bisogna lavorare tre, quattro, cinque ore al giorno, assicurandomi di riposarmi bene e mangiare bene. Lo faccio ogni giorno. È difficile perché mia mamma è in ospedale in questo momento, mio ​​padre non sta molto bene, mio ​​fratello ha appena avuto un bambino, non posso essere lì con la mia famiglia quando le persone normali vorrebbero stare con la loro famiglia. È difficile essere australiani perché non possiamo viaggiare avanti e indietro. Ci sono molte cose che le persone non vedono. Vedono solo esattamente quello che hai detto, il vincere, il perdere, lanciare una racchetta, fare quelle cose. Non capiscono davvero le sfide che devi affrontare o cosa affrontano le persone, cosa sta succedendo nelle loro vite personali. Ci sono così tante piccole cose con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno e poi tocca provare a battere giocatori come Daniil Medvedev. Sembra impossibile. Ci vuole molto lavoro.

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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Serena Williams: “Amo giocare a tennis, ma so di non poterlo fare per sempre”

“Sono sempre più vicina alla luce in fondo al tunnel” scherza Williams. “Mentalmente non sono ancora al livello che desidero”

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Serena Williams - Eastbourne 2022 (foto @the_LTA)

Una disinvolta e raggiante Serena Williams si è presentata ai microfoni della sala stampa del Nationa Bank Open, dopo la prima vittoria in singolare arrivata a 430 giorni dalla precedente: la statunitense infatti ha battuto Parrizas Diaz 6-3 6-4 raggiungendo il secondo turno del WTA 1000 canadese.

A questo punto della tua carriera o della tua vita cos’è che continua a guidarti o ti fa venire fame in questo sport?

Non lo so. Immagino che ci sia solo una luce alla fine del tunnel. (Ride) Non lo so, direi che sono sempre più vicina alla luce, quindi… (ride). Sì, è così, ultimamente è stato così per me. Non vedo l’ora di arrivare a quella luce.

 

In che senso una luce?

La libertà. Amo giocare a tennis, per me è fantastico, ma so di non poterlo fare per sempre.

Come si è sentita durante la partita? Il tifo del pubblico l’ha aiutata?

Mi sono sentita bene, tornare a competere era quello che dovevo fare. Mentalmente non sono ancora al livello che desidero, ma è normale dopo aver giocato così poco negli ultimi due anni e scendere in campo mi aiuta a progredire sotto questo punto di vista. Fisicamente mi sento molto meglio in allenamento, sto aspettando di sentire buone sensazioni anche in campo, deve scattare quel clic.

Quanto è stato importante giocare davanti a Olimpia? Probabilmente è in un’età in cui ricorderà di aver visto la mamma in campo.

Vero, ero super emozionata perché non aveva mai assistito dal vivo a un mio match. Scorgendola in tribuna a un certo punto sono entrata in modalità mamma, chiedendomi: c’è il sole, ha la crema protettiva? E poi mi sono detta di rimanere calma (sorride), non era il caso di sbattere a terra la racchetta. In ogni caso sono contenta che questa prima volta sia avvenuta a Toronto.

Molte giovani giocatrici ne hanno parlato proprio in questi giorni: come ci si sente a sapere di aver avuto un impatto sulla crescita tennistica di ragazze come Gauff, Swiatek e Fernandez?

È una bella sensazione, lo so perché è capitato anche a me avere delle persone di riferimento. Sono contenta che sia così e da parte mia continuerò a incoraggiarle per fare in modo che lascino il segno e diventino sempre migliori.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Toronto

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