Stephens: “L’infortunio mi ha fatto capire che il tennis non è tutto”

La neo campionessa di Miami, l’ultima a Key Biscane, svela anche la sua voglia di tornare a giocare al Foro Italico dopo due anni di assenza

Stephens: “L’infortunio mi ha fatto capire che il tennis non è tutto”
Sloane Stephens - Miami 2018 (foto via Twitter, @SloaneStephens)

D’ora in poi chiamatela “Diesel”. Dopo il clamoroso primo successo in un Major agli scorsi US Open, Sloane Stephens ha cominciato la stagione con le marce basse, con solo 3 vittorie in 4 tornei. Ma nella sua Florida ha cominciato a carburare, stendendo una dopo l’altra tutte le avversarie e conquistando il titolo. In conferenza stampa è la stessa 25enne tennista statunitense a spiegare le origini di questo azzeccatissimo soprannome. “Quando ero giovane avevo un coach che mi chiamava Diesel”, racconta Stephens. “Si chiama Jesse Smatt. Mi è venuto a vedere nel match di primo turno. E io gli ho chiesto se voleva continuare a venire”.

E anche nella finale contro la picchiatutto lettone Jelena Ostapenko, Sloane era partita a rilento. “Ero un po’ nervosa. Avevo bisogno di vincere quel primo set per sciogliermi”, ammette Stephens che ha vinto il primo parziale al tiebreak per poi dominare il secondo per 6-1. Come al solito Ostapenko ha spinto al massimo ogni palla. Peccato che tante di queste accelerazioni non siano rimaste in campo. Da parte sua la giocatrice afroamericana è stata brava a non farsi sopraffare dalla asfissiante pressione dell’avversaria, facendo emergere le sue doti difensive. “Sapevo che avrei dovuto rincorrere un sacco di palle”, sottolinea Sloane. “Lei gioca in maniera molto aggressiva e alcune volte non puoi farci nulla. Devi accettare che lei metterà a segno molti colpi vincenti. È quello che penso di aver fatto meglio oggi. Quando lei faceva dei gran colpi pensavo ‘troppo brava’ e andavo oltre”.

 

E così è riuscita a vincere la partita e laurearsi campionessa della 34esima edizione del Miami Open, l’ultima giocata nello storico impianto di Key Biscane. Dal prossimo anno, come in molti ormai sanno, a causa delle difficoltà ad ampliare la struttura, ci si trasferirà al Hard Rock Stadium. Una location più adeguata per ospitare un moderno evento sportivo ma sicuramente meno suggestiva. “Ovviamente questo posto è speciale per me. Sono cresciuta giocando a tennis qua”, afferma Stephens, nata a Plantation, poco a Nord di Miami. “Quando la USTA aveva la sede qua abbiamo giocato l’Orange Bowl e tutti i tornei. Sono veramente contenta di essere l’ultima donna a vincere il singolare in quest’impianto. Ho avuto delle esperienze fantastiche qui e mi mancherà”. Ma cosa le mancherà in particolare? Il clima, i campi? Non proprio. “Ci sono un sacco di cose speciali di questo posto. A partire dalla gigantesche iguane. Ma anche Sir Pizza, il gelato di Ben and Jerry”. Sui rettili nulla da ridire, sul cibo da fast food forse sì. Ma fa niente.

Di questi tempi un anno fa, Stephens era alle prese con i postumi dell’operazione ad un piede che le ha fatto saltare oltre metà stagione. Un’esperienza sicuramente dolorosa che tuttavia le ha aperto la mente riguardo alla sua esistenza e al tennis.Quando in Australia ho scoperto che mi sarei dovuta operare al piede ho pensato che la mia vita fosse finita perché l’unica cosa che avevo era il tennis ed era l’unica cosa che conoscevo. Poi ho cambiato un po’ la mia prospettiva”, rivela la statunitense. “Ho lavorato a Tennis Channel e ho finito la scuola e ho sentito che c’erano un sacco di obbiettivi che potevo raggiungere nella mia vita. Sentire che ero brava a fare qualcos’altro oltre al tennis mi ha fatto vedere le cose in maniera diversa”. E anche il suo modo di relazionarsi alla sconfitta in campo ne ha giovato. “Anche dopo gli US Open, quando non ho ottenuto grandi risultati pensavo che ci sarebbero state altre occasioni e che non è possibile vincere il titolo ogni settimana. Le persone riescono a reagire e ripartire sono quelle che riescono a cogliere le migliori opportunità”, dice con un aura quasi da filosofa.

La sua opportunità in questa finale era anche quella di entrare per la prima volta nelle prime dieci al mondo. E, manco a dirlo, ci è riuscita. “Sono felicissima. È qualcosa che volevo da tanto tempo. Ero stata al massimo n.11 e mi ero stufata che la gente dicesse che il mio best ranking è n.11” (raggiunto nell’ottobre 2013 ndr), afferma con ironia Sloane. Nel tennis di oggi tuttavia non c’è tempo per adagiarsi sugli allori. Già dalla prossima settimana il circuito femminile riparte con la stagione su terra battuta in Europa. Stephens è pronta a dare battaglia e soprattutto vuole tornare a calcare i campi del Foro Italico. “Non vedo l’ora. Mi è mancato giocare sulla terra. È la mia superficie preferita. Non vengo a Roma da due anni e ho una gran voglia di giocarci di nuovo. Sto giocando bene e spero di farlo ancora durante la stagione su terra rossa”. Ti aspettiamo a braccia aperte Sloane. 

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