US Open: la favola ora è completa, primo trionfo per Sloane Stephens

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US Open: la favola ora è completa, primo trionfo per Sloane Stephens

NEW YORK – Finale a senso unico, Stephens quasi perfetta lascia soltanto tre games a Madison Keys. Campionessa slam a sei settimane dal rientro

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S. Stephens b. [15] M. Keys 6-3 6-0 (da New York, il nostro inviato)

 

Sebbene il tennis femminile riesca a regalare spettacolo ed incertezza esattamente (e forse anche più) del tennis maschile, è ormai diverso tempo che non riserva agli appassionati quelle classiche finali cui si era soliti assistere negli anni ’80, ’90 o 2000. Anche questo US Open non ha rotto questa tradizione “negativa” perché l’atto conclusivo dell’edizione 2017 dello Slam conclusivo dell’anno è stato oltremodo deludente, soprattutto per merito di una prestazione “glaciale” di Sloane Stephens, che senza farsi tradire dai nervi dell’esordio in una finale di Major è riuscita a giocare un match quasi perfetto, con pochissimi errori da fondocampo (solo sei i suoi gratuiti) a rimandare le mazzate di Madison Keys, nella giornata quantomai imprecisa e fallosa.

Se si trattasse di una partita “normale” si potrebbe dire che i primi quattro game rappresentano una fase di studio, ma le due protagoniste, sebbene si siano incontrate una volta sola, si conoscono molto bene e certamente hanno esaminato ogni dettaglio del gioco dell’avversaria nelle 48 ore precedenti il match. Per cui nessuna sorpresa, da parte di nessuno, nel vedere Madison menare fendenti e Sloane rimandare fendenti. Nel quinto game, quattro di quei fendenti finiscono fuori dalle righe, ed arriva quindi il primo break dell’incontro. Stephens gioca con margini maggiori rispetto a Keys, che ben presto si rende conto di dover andare a raccogliere a rete i frutti della pressione esercitata da fondocampo, e lo fa con buoni successi (4 punti su 5 nella prima mezz’ora). I problemi per Madison invece arrivano in risposta, visto che sul servizio dell’avversaria non racimola più di quattro punti in quattro game. Basta mezz’ora per mandare in archivio il primo set nel quale il 6-3 per Sloane Stephens è siglato da un record di 2 errori gratuiti a 17 in favore dell’afro-americana.

Il secondo set comincia con un game ai vantaggi su servizio Stephens, una novità nel match, ma che non conduce a nessuna palla break perché Keys è troppo discontinua con la risposta. Sloane invece non sbaglia un colpo (o meglio, uno lo sbaglia, ma proprio solo uno…) e rendendosi conto della difficoltà dell’avversaria, aumenta la pressione ed entra nel campo per mettere a segno colpi vincenti. La striscia di game consecutivi si allunga inesorabilmente e velocemente, tanto che la regia dell’Arthur Ashe deve affrettarsi ad inquadrare ai cambi di campo la solita parata di stelle che accompagna il weekend delle finali agli US Open: da Emma Stone (che ha presentato il film “Battle of the sexes” nel quale interpreta Billie Jean King) all’habitué Hilary Schwank a Michael J. Fox.
Il primo match point arriva sul 5-0, dopo appena 57 minuti di gioco, e Sloane lo mette in rete di diritto commettendo soltanto il suo sesto errore gratuito. Forse liberata da una partita ormai ampiamente compromessa, Keys ritrova il suo clamoroso martellamento di diritto con il quale annulla la seconda palla match, ma la terza, ottenuta con un clamoroso recupero di diritto in cross, è quella buona, e dopo soli 61 minuti di gioco Sloane Stephens da Plantation, Florida può festeggiare il suo primo titolo del Grande Slam.

Bellissimo l’abbraccio prolungato tra le due a rete al termine del match, che ricorda molto quello di due anni fa tra le amiche Pennetta e Vinci. “Non ho giocato il mio miglior tennis oggi – ha detto Madison durante la premiazione con la voce rotta dall’emozione – e sono molto delusa per questo. Ma se dovevo perdere da qualcuno, sono felice di aver perso da lei”. Roberta, tuttavia, forse sapeva che quella sarebbe stata probabilmente la sua unica occasione per vincere un titolo così prestigioso; Madison invece, classe 1995, ha ancora tanti anni davanti a sé per provarci di nuovo.

Il 23 gennaio scorso ho subito l’operazione al piede, e non avrei mai e poi mai pensato possibile di poter essere qui oggi – ha dichiarato invece una incredibilmente composta Sloan Stephens prima di ricevere il trofeo e l’assegno per 3,7 milioni di dollari (meno le tasse) – ho detto a Madison che forse dovrei ritirarmi, dal momento che non credo di poter mai fare meglio di così”. Flavia Pennetta due anni fa il ritiro lo annunciò veramente, ma questa volta probabilmente non accadrà, e rivedremo Sloane da protagonista per molti altri anni a venire.

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US Open 2021, entry list femminile: quattro italiane a far compagnia a tutte le favorite

Tutta la top 20 presente. Suarez Navarro si concede un ultimo saluto, Bertens no. Dentro Giorgi, Paolini, Trevisan ed Errani

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US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

C’è ancora un’Olimpiade di mezzo ma intanto a New York si portano avanti con il lavoro e dunque è stata rilasciata la lista delle partecipanti agli US Open 2021, l’ultimo Slam stagionale. Al momento non ci sono assenze tra le prime 20 giocatrici del mondo e la prima a non risultare iscritta è proprio la n. 21 Kiki Bertens. L’olandese aveva annunciato un mese fa l’intenzione di chiudere la carriera nel giro di poco tempo e stando così le cose il torneo olimpico di Tokyo sembra essere il suo ultimo evento agonistico. Oltre a Bertens non saranno presenti Svetlana Kutsnetsova (vincitrice dell’edizione 2004) e le due cinesi Zheng Saisai e Zhu Lin. A sfruttare il ranking protetto sarà invece Carla Suarez Navarro la quale dopo il Roland Garros, Wimbledon e le Olimpiadi, sta facendo un vero e proprio tour d’addio più che meritato.

Il numero di italiane ammesse direttamente nel tabellone principale sale a quattro giocatrici rispetto alle tre di Wimbledon perché oltre alle solite Camila Giorgi, Jasmine Paolini e Martina Trevisan, va aggiunto il ritorno di Sara Errani, che occupa proprio con l’ultimo posto disponibile. Per lei, che in passato raggiunse anche una semifinale nel 2012, è la prima apparizione a Flushing Meadows dal 2016.

L’entry list aggiornata degli US Open

 

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US Open 2021, entry list maschile: nessuna assenza tra i big. Nove gli italiani nel main draw

Al momento nessuna defezione tra i primi 103 della classifica ATP, un solo ranking protetto al via. Andy Murray primo degli esclusi dal tabellone principale

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Arthur Ashe Stadium US Open
Fans all'Arthur Ashe Stadium - US Open 2019 (Photo by Allison Joseph/USTA)

Ecco un torneo in cui difficilmente i tennisti rinunceranno a cuor leggero. Sono state rilasciate le liste dei partecipanti all’ultimo Slam della stagione, gli US Open, e al momento non si registrano assenze tra i primi 103 tennisti della classifica mondiale. Gli US Open 2021 inizieranno lunedì 30 agosto per concludersi domenica 12 settembre e fino a quella data il leitmotiv principale sarà il possibile Grande Slam di Novak Djokovic. Ovviamente il nome del serbo è il primo che si legge nella entry list, seguito da Medvedev e Nadal; quello di Federer invece è poco più in basso, alla posizione n. 9. Per lo svizzero sarà un ritorno a New York dopo l’assenza del 2020, e con la capienza di pubblico al 100% durante tutto il torneo ci si aspetta grande spettacolo. L’unico a sfruttare il ranking protetto è stato il tedesco Philipp Kholschreiber che sarà presente con la posizione n. 96.

Ben rappresentati i colori azzurri, l’Italia può contare al momento su nove rappresentati iscritti al tabellone principale del singolare maschile, lo stesso numero di partenza che avevamo a Wimbledon, ma a cambiare sono alcuni interpreti. Ecco i nomi: Matteo Berrettini, Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Lorenzo Musetti, Gianluca Mager, Marco Cecchinato, Andreas Seppi e Stefano Travaglia. Nella lista degli esclusi si legge il nome di Salvatore Caruso alla sesta posizione (ciò significa che avrà bisogno di sei rinunce per accedere direttamente al tabellone principale senza tentare le qualificazioni) mentre al primo posto di questa lista c’è Andy Murray, n. 104 del mondo, il quale con ogni probabilità dovrebbe ricevere una wild card.

L’entry list aggiornata degli US Open

 

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Ufficiale: pubblico al 100% per tutto lo US Open 2021

Nessun limite di pubblico a Flushing Meadows quest’estate: sarà il primo torneo a giocarsi interamente con gli spalti pieni

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Arthur Ashe Stadium US Open
Fans all'Arthur Ashe Stadium - US Open 2019 (Photo by Allison Joseph/USTA)

Lo US Open 2021 sarà il primo torneo del circuito di tennis professionistico a disputarsi per intero con gli spalti pieni, senza riduzioni dovute alla pandemia di Covid-19. Lo ha comunicato lo US Open e l’USTA sui loro canali ufficiali. Potremmo perciò rivedere in estate (dal 30 agosto al 12 settembre) un altro torneo con il 100% della capienza di pubblico per la a livello Slam dall’inizio della pandemia: l’ultimo torneo Major giocato interamente senza restrizioni fu infatti l’Australian Open 2020, vinto da Novak Djokovic.

Un primo assaggio di ciò che ci aspetterà allo Slam di Flushing Meadows lo avremo nella fase finale del prossimo torneo di Wimbledon. Nonostante un preoccupante aumento dei casi di contagio – dovuti alla diffusione della “variante Delta” – in Gran Bretagna, a Church Road il torneo si giocherà quasi interamente con la capienza dimezzata, ma il governo e gli organizzatori del torneo hanno trovato un accordo per cui in occasione delle finali (sabato 10 e domenica 11 luglio) il Campo Centrale di Wimbledon sarà pieno al 100% della sua capacità.

 

Negli Stati Uniti le vaccinazioni procedono a ritmo serrato: quasi metà popolazione è stata già immunizzata con due dosi di vaccino anti-Covid (o con la dose unica Johnson&Johnson). Nello stato di New York il 70% della popolazione adulta ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, riporta la NBC, mentre oltre il 50% è già stata immunizzata. Grazie a questi numeri il torneo quest’estate potrà riaccogliere gli appassionati senza limitazioni all’accesso: nell’ultima edizione “Covid-free”, lo US Open 2019, hanno assistito al torneo oltre 700.000 spettatori, mentre fu desolante quella del 2020, vinta da Dominic Thiem. Si giocò con gli spalti interamente vuoti.

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