Thiem chiama, Nadal risponde. Ma Montecarlo ritrova Djokovic

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Thiem chiama, Nadal risponde. Ma Montecarlo ritrova Djokovic

MONTECARLO – L’austriaco batte Djokovic al terzo. In quarti trova Rafa, finale anticipata? Novak è sulla buona strada per tornare

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da Montecarlo, Carlo Carnevale, Lorenzo Colle e Laura Guidobaldi

 

Due ore e mezza di battaglia che portano in dote quasi esclusivamente conferme. Solo poche settimane fa, Novak Djokovic trotterellava mesto a Indian Wells, mentre l’ultimo vincente di Taro Daniel siglava un’inopinata sconfitta. Il risultato di oggi contro Dominc Thiem è lo stesso, ma il Nole visto sul caldissimo Campo Ranieri III di Montecarlo sembra sulla buona strada per tornare dove gli compete.Se non fossi convinto di poter riprendere il numero 1, non sarei qui aveva detto ieri Djokovic. “Sta tornando, sarà presto ai suoi livelli. È migliorato tantissimo dalla trasferta negli Stati Uniti, e il ritorno di Vajda lo aiuterà moltissimo” dirà a fine match Thiem, che si conferma invece la vera alternativa a Nadal. Rafa si sbarazza di Khachanov in due set. Domani in quarti di finale sarà la partita della verità.

COLOSSEO RANIERI III – Per mezz’ora il match non ha storia. Thiem sposta l’avversario come vuole, spazzandolo via dal campo e fulminandolo con i suoi potenti colpi al rimbalzo. Solo la sua solita testardaggine impedisce che il parziale si chiuda con un 6-2 in suo favore. Dominic infatti sciupa tre set point (uno sul 5-2 e servizio Nole, altri due nel gioco successivo) peccando di eccessiva foga. Il controbreak che ne segue, figlio di un inutile e sconsiderato bombardamento a occhi chiusi, viene accolto dal tripudio del Centrale e da un urlo a pieni polmoni di Djokovic. La partita ora è più lottata: Thiem è visibilmente nervoso e contratto, mentre Djokovic, da vecchia volpe qual è, rimane attaccato ad ogni punto e porta la contesa al tiebreak. Qui Dominic spegne definitivamente la luce: sparacchia quattro rovesci e, sul 6-2 per l’avversario, commette un sanguinoso doppio fallo, ponendo così fine al set. Gli spettatori parteggiano chiaramente per Djokovic, ma si riservano comunque qualche applauso sportivo ai bei colpi di Thiem.

Anche in avvio di secondo parziale, i vincenti dell’austriaco arrivano in discreta quantità (come sempre), ma non presentano nessun costrutto alle spalle e sono (come sempre) scortati da un altrettanto ingente numero di non forzati. Nole dal canto suo, anche se con discontinuità, lascia intravedere qualche barlume del bel tennis che fu. Dopo un primo momento di assestamento, Thiem però torna a spingere con più solidità e Djokovic, che pure sembra recuperato dal punto di vista della concentrazione, non ha al momento il tennis per resistere alla carica dell’avversario. In realtà avrebbe qualche chance per rimanere vicino nel punteggio, ma Dominic stavolta fa buona guardia e chiude rapidamente col punteggio di 6-2. Nel terzo set lo spettacolo latita. Il match è sostanzialmente un mix di tensione, errori e sporadiche soluzioni vincenti, che però sono sufficienti per appagare il pubblico presente. Sul 3-3, Thiem riesce a strappare il servizio all’avversario con una splendida accelerazione di rovescio giunta al termine di uno scambio giocato però in maniera timorosa. È la svolta che decide il match: Nole non ha la forza né i colpi per ribaltare la situazione e lascia il campo sconfitto dopo due ore e mezza di gioco.

SENTENZA NADAL – Il possente Karen Khachanov nulla può con questo Rafa Nadal. Il maiorchino entra in campo agguerritissimo con una gran fame di tennis e di vittoria. Sì, di tennis; perché come dichiarato ieri alla stampa, Rafa si rammaricava di aver giocato molto poco dal torneo di Shanghai. Detto, fatto. Ora avrà tutto il tempo e, se il buongiorno si vede dal mattino, il n. 1 del mondo sembra il grande favorito per dominare il tennis nei prossimi due mesi. In 1 ora e 19 minuti (un minuto in più rispetto al tempo impiegato ieri per sconfiggere Bedene) il tennista di Manacor si sbarazza di Khachanov – 21 anni e n. 38 del mondo – con un severissimo 6-3 6-2. Si trattava del loro terzo scontro diretto, tutti appannaggio di Rafa. Ottimo da fondo e impeccabile al servizio, lo spagnolo non ha lasciato respiro al NextGen russo. Ai quarti di finale ecco che arriva l’atteso rendez-vous con Dominic Thiem che, quest’oggi, ha tenuto testa a un convincente Novak Djokovic. “È stato un giorno molto positivo per me ed è stato un match positivo” Adesso ci sarà Thiem. Fiducioso dopo la semifinale vinta contro di lui al Roland Garros? “No, era un altro anno. Sarà un incontro difficile“. E cosa pensa Rafa del traguardo di Gasquet?Sono molto felice per lui. È una persona fantastica, umile, grande giocatore, di un estremo fair play. Poi siamo cresciuti insieme tennisticamente quando eravamo ragazzini, avevamo la stessa età, venivamo da paesi diversi e condividevamo i nostri primi passi nel tennis internazionale. Sono bei ricordi ed è fantastico per lui”.

ZVEREV SÌ, PERÒ… – Mentre il maggiore Misha è ancora sui campi secondari per prepararsi al match contro Gasquet, con in palio proprio uno scontro con Sascha, Alexander Zverev vince il suo terzo turno contro Jan Lennard Struff in un incontro a tratti inquietante: Struff ieri aveva superato Fognini. Un andamento da circuito femminile, con la media di un break ogni due game, in totale contrasto con il gioco di entrambi che fanno del servizio una delle armi principali. Zverev trova la soluzione rallentando i ritmi nel terzo set, comprendendo l’importanza di entrare nello scambio stante l’irruenza dell’avversario, che soprattutto con il dritto spinge fino all’esasperazione. Struff conferma comunque un buon feeling con il torneo, che lo scorso anno lo vide battere Dimitrov al secondo turno prima di cedere il passo a Schwartzman, e denota una buona propensione all’attacco, che quest’anno lo ha aiutato anche in doppio (semifinale a Melbourne). Dritto in avanzamento e volèe gli permettono di tenersi in superficie nel secondo set e allungare al terzo, prima che la diversa mentalità di Zverev prenda il sopravvento. Sascha resta ancorato a fondo e scatena la sua frustrazione prima sulla racchetta, poi su uno dei cuscinetti che proteggono i giudici di linea, sul quale rischia di inciampare. Il servizio si riprende quando deve, e gli ulteriori gratuiti di Struff fanno il resto. Ma con questa altalena, non andrà lontano.

DIMITROV, OCCHIO A GOFFIN  Una particolare lente a contatto contenitiva protegge l’occhio sinistro di David Goffin, per proteggerlo da eventuali ricadute dopo il grottesco infortunio di Rotterdam (una volèe steccata gli provocò una pallata in viso). E lo aiuta a superare Roberto Bautista Agut, che sfiora la rimonta nel secondo set, crollando al dodicesimo gioco dopo essere risalito da 1-5. “La porto sempre quando gioco, in allenamento e in partita. Poi, nella vita di tutti i giorni la tolgo”, dirà Goffin in francese dopo il match. Al prossimo turno giocherà contro Grigor Dimitrov, che ha battuto in tre set Philipp Kohlschreiber.

Risultati:

[3] A. Zverev b. J.L. Struff 6-4 4-6 6-4
[6] D. Goffin b. [11] R. Bautista Agut 6-4 7-5
[5] D. Thiem b. [9] N. Djokovic 6-7(2) 6-3 6-4
[4] G. Dimitrov b. P. Kohlschreiber 4-6 6-3 6-4
[1] R. Nadal b. K. Khachanov 6-3 6-2
R. Gasquet b. M. Zverev 6-2 7-5
[2] M. Cilic b. [14] M. Raonic W/O
K. Nishikori b. [Q] A. Seppi 6-0 2-6 6-3

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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Thiem contro il fondo di solidarietà: “Non vedo perché dovrei regalare i miei soldi”

“Molti giocatori non danno tutto per il tennis e sono poco professionali”, ha dichiarato Dominic a ‘Kronen Zeitung’

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Qui l’articolo originale pubblicato su tennisnet.com

Dominic Thiem si è espresso in merito al progetto di un fondo di solidarietà per i giocatori dal ranking più basso (il Player Relief Fund, su cui stanno lavorando a stretto contatto ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam, ndr). All’austriaco non piace l’idea che vengano stanziati nove milioni di dollari per i professionisti con una classifica compresa tra la posizione n. 250 e 700. “Conosco il circuito Future, ci ho giocato per due anni: ci sono molti giocatori che non danno tutto per il tennis e sono poco professionali. Non vedo perché dovrei regalare loro dei soldi, ha detto Thiem in un’intervista al quotidiano austriaco Kronen Zeitung. “Preferisco fare donazioni alle persone o alle istituzioni che ne hanno veramente bisogno”.

Soltanto lo scorso dicembre ha destato scalpore un match del circuito ITF: un giocatore ucraino ha disputato una partita di qualificazione a Doha senza riuscire a conquistare un solo punto. Nessuno di noi top player ha ricevuto tutto in dono, ce lo siamo dovuti sudare. Nessun lavoro ti dà la garanzia di arrivare a guadagnare tanti soldi un giorno” ha detto Thiem, che poi ha aggiunto: Nessun giocatore deve lottare per la sopravvivenza, neppure quelli con un ranking più basso. Nessuno muore di fame”.

ALLENAMENTO AD ALT-ERLAA – A seguito dell’abrogazione delle misure restrittive per gli sportivi professionisti in Austria, Thiem ha ripreso ad allenarsi nei giorni scorsi sui campi da tennis. Contrariamente agli anni scorsi non si allena più al Centro di allenamento Südstadt a Maria Enzersdorf, bensì ad Alt-Erlaa, nella zona sud-ovest di Vienna.È un bell’impianto. Ci alleniamo sulla terra indoor. Rispetto a Südstadt le cose non sono molto diverse. Mi ci allenerò quando sarò a casa”, ha detto Thiem.

Il padre Wolfgang ha ritirato da Südstadt il suo gruppo di allenamento con Dominic, Dennis Novak e gli altri per lanciare un segnale in seguito alle divergenze con la federtennis austriaca. È stata respinta l’ipotesi che Thiem possa abbandonare la squadra di Davis per via di queste tensioni. “Abbiamo buone chance a Madrid. Ovviamente voglio giocarci assolutamente”, ha aggiunto Thiem con la condizione che entro autunno si torni a giocare regolarmente sul tour. “Non mi faccio coinvolgere in questioni dietro le quinte. Se voglio giocare, gioco”.

Thiem spera in un ritorno sul tour ad agosto e nel frattempo prova a ritrovare un certo ritmo. Secondo le sue parole, inizierà una preparazione più intensa soltanto cinque o sei settimane prima del ritorno in campo.

Traduzione a cura di Andrés Enrique Liss

 

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