Barcellona: Djokovic, crisi senza fine. Nadal costretto a impegnarsi – Ubitennis

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Barcellona: Djokovic, crisi senza fine. Nadal costretto a impegnarsi

Nole rimedia un’altra sconfitta al primo turno contro Klizan. Nadal perde 8 giochi nello stesso match e fa notizia. Avanti Thiem e Dimitrov. Ritiro Nishikori, forfait Chung

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da Barcellona, il nostro inviato Federico Bertelli

NOLE KO  – Continua il mercoledì nero qui al Godò; dopo i ritiri di Nishikori e Chung cade la prima testa coronata, ovvero quella del serbo, per la disperazione degli organizzatori e del mondo tennistico tutto che già pregustava la 51° edizione del classico della seconda decade degli anni 2000, ovvero Djokovic Nadal. Nole rimanda la prima vittoria all’ATP 500 di Barcelona, dopo che nel 2006 aveva perso al primo turno da Gimeno Traver e da allora non aveva fatto più capolino in terra catalana. Staremo a vedere se farà come nel 2006 quando aveva approfittato per una passeggiata in spiaggia e un visita all’acquario, come aveva raccontato ieri alla stampa. Partita che comincia in una cornice di pubblico di tutto rispetto, considerando che si tratta di un secondo turno, giocato il mercoledì alle 13. Evidentemente gli appassionati non avevano intenzione di farsi scappare l’occasione visto che l’ultima volta di Djokovic qua a Barcelona risale a 12 anni fa, in cui fra l’altro era uscito al primo turno. Precedenti che recitano un 4-0 a favore del tennista di Belgrado, anche se in un precedente datato 2015 a Miami, il tennista slovacco era riuscito a portare al terzo RoboNole.

Pronti via con un Djokovic rimasto negli spogliatoi e un Klizan che macina gioco; desolante la statistica dei punti ottenuti sulla seconda di servizio da Djokovic: 0%. Dall’altra parte un klizan solido che con un gioco potente conduce le danze. Sulle tribune si comincia a temere il peggio. Secondo set che invece ritrova un Djokovic accettabile che grazie a un servizio impeccabile (94% di prime palle con 88% di trasformazione) prende fiducia e comincia a far male anche in risposta; set che inevitabilmente scivola via rapido con un Klizan che si trova a dover subire il contrattacco di Djokovic. Si arriva così al terzo, dopo due set a senso unico. Partita che a questo punto scorre sui binari dell’equilibrio con entrambi i tennisti che mantengono agevolmente il servizio; non si vedono palle break fino al fatidico ottavo game, nel quale Nole cerca giustamente la rete, ma con due esecuzione sciagurate: primo uno schiaffo al volo da metà campo affondato a rete, poi una facile volée di dritto ciabattata che consente a Klizan di arrivare sulla palla e tirare un passante lungolinea di rovescio vincente. 5-3 Klizan dunque, con lo slovacco al servizio; e qua, mentre ci si aspetta (o si spera) una reazione d’orgoglio del serbo, il game scivola via facile. 40-0 Klizan, che spreca il primo match point con un secondo doppio fallo, ma che sul secondo approfitta di un errore di rovescio del serbo per poter finalmente alzare le braccia al cielo. Torna così ad annuvolarsi il cielo sulla testa di Djokovic dopo la fugace schiarita di Montecarlo, dove de facto si era arreso alla seconda potenza attuale su terra battuta, Dominic Thiem.

 

RULLO NADAL – Un ‘altra tranquilla giornata di lavoro, cartellino timbrato dal maiorchino senza troppi straordinari. Dopo lo shock della sconfitta di Djokovic scende in campo Nadal. A onor del vero il venticinquenne canario n.77 del mondo mette sul piatto una notevole propensione agonistica e fa il massimo che al momento sembra essere possibile contro Nadal su terra: ovvero vincere all’interno di uno stesso set 4 giochi; a Montecarlo Thiem, Dimitrov e Nishikori ad esempio non hanno fatto di meglio la settimana scorsa a Montecarlo; ma veniamo alla cronoca della partita; Carballes gioca senza paura sulla diagonale che investe il suo rovescio sul diritto di Nadal tenendo botta con una certa solidità. Buona in generale la tenuta nello scambio e abbastanza fruttifero anche il tentativo di fare la partita senza andare fuori giri. È evidente l’intento di non lasciare che sia Nadal il primo ad aggredire nello scambio. Curiosamente Rafa ottiene solo il 58% di punti con la prima e il 73% con la seconda, dato del tutto inusuale, come se sulla seconda il maiorchino alzasse automaticamente il livello di attenzione. Più normali invece le statistiche di Carballes che ottiene solo il 38% di punti sulla seconda. Primo set che finisce 6-4 Nadal, che però nel finale deve annullare anche un paio di palle break. Secondo set che comincia subito bene per Nadal con un break in apertura; partita poi che si addormenta un po’ fino al sesto game, in cui Spagna n#2 si prende il lusso di breakkare il più titolo compatriota per andare 3-3; in pratica è stato come un puntura di spillo che ha scatenato la furia del maiorchino; controbreak immediato e in un amen si va 5-3; grande carattere di Carballes che costringe Nadal a servire il match e partita che si conclude con duplice 6-4. Complimenti a Roberto che tiene la scena con estrema dignità e Rafa avanti al terzo turno, dove troverà un altro connazionale, Garcia Lopez.

POCO SIMON PER QUESTO DIMITROVIl bulgaro si sbarazza facilmente del ragioniere Simon in meno di un’ora e mezza di partita. I due sono i primi a entrare in campo sulla pista Talismàn di Barcelona; giornata ideale per giocare a tennis, con 20 gradi, sole e niente vento. La partita in pratica dura lo spazio dei primi 5 game, nei quali Simon riesce a tenere il servizio e recuperare un gioco da 0-40, con alcune buone giocate del francese, che comincia a tessere la sua trama fatta di palle senza peso e difese accanite. In un primo momento Dimitrov sembra avere qualche problemi soprattutto sul rovescio, che produce un buon numero di errori non forzati, peccando in ogni caso di profondità, adeguandosi alle pallette di Simon. Il braccio di Dimitrov sembra intorpidito e anche le accelerazioni non escono bene dalla racchetta del bulgaro. Tuttavia, con l’andare del tempo Grigor scalda i motori e con un uso intelligente del rovescio slide prende ritmo; da un lato gli errori crollano e dall’altro approfitta dell’incapacità di Simon di attaccare le palle basse e prende via via comando degli scambi; nel secondo il dominio si amplifica con Simon che cerca di aumentare un po’ l’aggressività con esiti alterni; alcune belle soluzioni di attacco in controtempo strappano gli applausi del pubblico, ma non sono sufficienti per cambiare il vento. La partita poi finisce di fatto sul game più combattuto del match, 4-2 Dimitrov servizio Simon, con Dimitrov che realizza un delizioso passante di rovescio lungolinea in controbalzo.

Nel mentre, dopo il ritiro di Rublev, altre brutte notizie arrivano in mattinata; Chung, dopo aver dato forfait in doppio conferma il forfait anche per il singolare, mentre Nishikori, dopo aver perso il primo set con Garcia Lopez alza bandiera bianca, probabilmente per un problema alla gamba destra.

OCCHIO A TSITSI –  Il giovane greco (farà 20 anni il 12 agosto) non sarà ancora “the greek freak”, ma oggi ha decisamente impressionato. Dopo il match con Moutet in cui non aveva particolarmente impressionato, oggi Stefanos ha tirato fuori una grande prestazione. Schwartzman ci ha messo del suo, mettendo sul piatto una quantità inusuale di errori che hanno aiutato il greco. Evidente il piano di gioco di entrambi; Schwartzman cercava di allungare gli scambi e inchiodare il palleggio sulla diagonale del rovescio. Tsitsipas provava ad essere aggressivo e a far valere la qualità del servizio e delle accelerazioni di dritto; nel primo set il greco era molto consistente sia con la prima che con la seconda di servizio, guadagnando in entrambi i casi oltre il 70% dei punti giocati. La tranquillità al servizio dava così fiducia al giovane ateniese che con cinismo trasformava 2 delle 3 opportunità di break. Nel secondo la musica non cambiava e l’aggressività made in Greece continuava a pagare dividendi; in particolare impressionante la tenuta sul fianco del rovescio, con il quale Tsitsipas manovrava molto bene e si creava gli spazi e le opportunità per girarsi sul dritto. Va detto che rispetto al match con Moutet le palle arrivavano meno lavorate, perfetto per essere colpite da un ragazzo alto 191 cm, che fra l’altro metteva in mostra una discreta mobilità; ormai la soglia dei 190 cm non è più un limite nel circuito, l’atletismo delle nuove generazioni compensa eventuali pecche che potrebbe sorgere negli spostamenti. Il finale è un crescendo di giocate di ottima fattura, fra cui anche un vincente in slice di dritto a prendere in contropiede l’ormai sfiduciato Dieguito.

Vedremo domani con Ramos Vinolas se questa consistenza rimarrà o se verrà messa in crisi da palle maggiormente cariche di effetto. Al termine della partita nelle interviste post partita erano ovviamente opposti gli stati d’animo; un raggiante Tsitsipas racconta come “fin dal principio ho sentito di essere in fiducia, sapevo quale sarebbe dovuta essere la mia tattica e sono riuscito ad eseguirla senza mai avere dei dubbi. Rispetto all’anno scorso quando ho perso con Diego ad Anversa oggi ero molto più fiducioso. Il sevizio l’ho piazzato bene, sulla diagonale di rovescio sono rimasto solido e sono riuscito ad aprirmi per giocare il dritto; si tratta di un’ottima vittoria che mi permette di continuare di inseguire l’obbiettivo di finire l’anno nei primi 50, e il massimo sarebbe vincere anche qualche torneo”. Curiosamente, anche se non si direbbe vederlo giocare, Stefanos si definisce un “natural clay court player” (parole del giocatore ndr) visto che è cresciuto tennisticamente giocando su terra.

All’estremo opposto dello spettro emozionale, uno Schwartzman molto deluso ha raccontato che: “Sicuramente il mio avversario ha giocato bene, però io ho giocato molto male, con tanti errori; non è un periodo positivo dopo la sconfitta al secondo turno a Montecarlo ho continuato ad allenarmi bene e da fastidio poi in partita non riuscire a mettere in campo il lavoro fatto. Per me dovrebbe essere il periodo migliore dell’anno ma non sono in fiducia, la coppa Davis è stata fisicamente ed emotivamente costosa. Soprattutto mentalmente sono scarico, non ho più la stessa pazienza di prima ed evidentemente senza questo difficile fare risultato”. Interrogato sull’argomento Davis anche Schwartzman ha espresso il suo punto di vista: “la nuova formula proposta è migliore per i giocatori anche se forse si poteva trovare un compromesso in modo da non rinnegare completamente il vecchio formato venendo però incontro alle esigenze dei giocatori”.

THIEM SOFFRE NEL PRIMOPartita che dura un set con il giovane Munar (20 anni) che fa partita pari per un set con il più titolato Thiem fino a che la prima di servizio l’assiste (80% di prime nel primo set). Dopo un set equilibrato caratterizzato da un scambio di break per parte si arriva al tie break, vinto sul filo dell’equilibrio da Thiem; decisivo sul 6-6 un dritto d’attacco di poco fuori in uscita dal servizio del giovane spagnolo; nel secondo set probabile crollo anche mentale dello spagnolo non abituato a reggere questi ritmi e set che scivola via verso il 6-1 finale.

Risultati:

G. Garcia-Lopez b. [14] K. Nishikori 6-3 rit.
[2] G. Dimitrov b. G. Simon 6-2 6-1
[LL] J. Kovalik  b. G. Pella 6-3 6-3
[3] D. Thiem b. [WC] J. Munar 7-6(8) 6-1
[Q] M. Klizan b. [6/WC] N. Djokovic 6-2 1-6 6-3
[10] A. Ramos-Vinolas b. [Q] R. Dutra Silva 3-6 6-3 6-4
[1] R. Nadal b. R. Carballes Baena 6-4 6-4
S. Tsitsipas b. [7] D. Schwartzman 6-2 6-1
[6] P. Carreno Busta b. B. Paire 6-3 6-3
[16] K. Khachanov b. L. Mayer 6-4 6-3
[LL] P. Andujar b. [Q] B. Fratangelo 6-4 6-3

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Il sogno di Seppi si infrange su De Minaur

Qualche rammarico per Andreas, avanti di un break sia nel primo che nel secondo set. A Sydney arriva il primo titolo in carriera per il 19enne australiano, che chiude 7-5 7-6. Sesta finale ATP persa da Seppi

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Alex de Minaur - Sydney 2019 (foto via Twitter, @SydneyTennis)

[5] A. de Minaur b. [8] A. Seppi 7-5 7-6(5)

Si è da poco conclusa la finale dell’edizione 2019 del Sydney International, tradizionale appuntamento di avvicinamento al primo Slam stagionale che si disputa fin dal lontano 1885. A contendersi il titolo sono stati l’esperto azzurro Andreas Seppi, uno che in Australia storicamente si trova a proprio agio, e Alex de Minaur, papà uruguaiano e mamma spagnola ma nato proprio di Sydney diciannove anni fa, alla seconda finale consecutiva nel torneo di casa dopo la sconfitta rimediata dodici mesi or sono contro Daniil Medvedev. Nona finale della carriera invece per Seppi, con tre vittorie in bacheca, l’ultima nel 2015 persa contro Roger Federer. Nessun precedente tra i due in un main draw. Primo favorito per il computer era il greco Tsitsipas, sconfitto proprio da Andreas, qui accreditato della testa di serie numero 8. Percorso senza sbavature per de Minaur, il quinto favorito del seeding, e nemmeno un set lasciato per strada nel cammino verso l’atto conclusivo. Lo scontro generazionale, quindici anni la differenza tra i due, al termine di una partita che ha progressivamente perso di intensità è andato ad appannaggio di de Minaur, bravo a tenere a bada un avversario che ha saputo far da lepre in entrambi i set ma ha sempre mancato il colpo risolutivo.

 

LA CRONACA – È Seppi a uscire meglio dai blocchi, due game ai vantaggi vinti in un avvio durissimo e primo allungo di giornata per l’azzurro. De Minaur, non un gigante, ha piedi veloci, copre bene il campo e si incita a gran voce a ogni quindici, forse troppo, ma in questo frangente, sul ritmo, Andreas colpisce che è una meraviglia e, anche soffrendo, tiene il naso avanti, forte del break conseguito a freddo. Mezz’ora di gioco, solo quattro game a referto: una battaglia. Il bolzanino non ricava un granché con la battuta dove le percentuali sono troppo basse, in compenso quando può liberare il diritto in corsa è una sentenza. Nel corso del sesto game, però, Seppi è ancora in difficoltà con il servizio a disposizione – purtroppo per lui punti diretti se ne vedono pochi – e qualche titubanza nel prendere la rete in situazioni di inerzia favorevole gli costa prima l’aggancio sul 3 pari e poi il controsorpasso.

La sensazione è che per l’azzurro sarebbe funzionale non farsi agganciare in lunghi scambi da un avversario che dà invece l’impressione di poter correre per giorni senza decadimento della prestazione. Invece è lo stesso Seppi che prova ad addormentare il gioco ma l’uso del back di rovescio è per lui fonte di qualche errore di troppo. Il parziale segue l’ordine dei servizi e, sotto per sei giochi a cinque, l’allievo di coach Sartori è chiamato a rifugiarsi nel tie-break. Il dodicesimo gioco, però, è aperto da un brutto errore dell’italiano a cui fa seguito un vincente di de Minaur con il rovescio. Seppi sbaglia ancora, questa volta con il diritto, e per l’australiano sono tre le palle set. La terza è quella buona e l’enfan du pays incamera così in rimonta un parziale nel quale, avvio a parte, ha avuto le maggiori occasioni per prevalere. Decisiva la scelta (o l’esigenza, magari un momentaneo calo di energie) di abbassare i ritmi operata da Seppi nella seconda parte del set.

De Minaur ha una capacità difensiva che rasenta l’eccellenza e non deve essere facile per Andreas vedersi restituire con continuità palle apparentemente definitive. L’azzurro, con mestiere, alla ripresa delle ostilità esce indenne da un primo turno di servizio complicato nel quale annulla tre palle break e resta in scia. La seconda partita è meno spettacolare di quella che l’ha preceduta ma ha il pregio di mantenersi in equilibrio. De Minaur col servizio cerca spesso il diritto dell’avversario, da destra soprattutto, scelta arguta che si traduce in una fucina di punti. Ma è proprio il servizio a tradire inaspettatamente il Next Gen nel corso del settimo game quando, costretto a difendere un break point, affossa, una seconda in rete: doppio fallo. Per Seppi, fin qui, due chance di break e due capitalizzazioni, un cecchino.

Il game del possibile allungo, però, è un pasticcio, con de Minaur che si ritrova sul quattro pari praticamente senza giocare, tanti sono gli errori ravvicinati commessi dall’altoatesino. Tutto da rifare, una disdetta. I giochi scorrono via rapidi in virtù di scambi ora meno intensi e decisi da rally abbreviati e, analogamente al primo set, Andreas ha il compito disagevole di dover acciuffare il tie-break. Questa volta la missione è compiuta. Il jeu decisif si apre con un mini-break per parte e con l’evidenza che sfidare de Minaur con la palla corta, un felino, non sia mai un buon affare. Seppi, agevolato da una prima di servizio finalmente continua, va al cambio di campo sul 4 a 2 ma un doppio fallo sanguinoso rimette in corsa l’aussie che, tuttavia, restituisce immediatamente il favore. Situazione incerta. De Minaur, nonostante un pizzico di comprensibile tensione alla vista del traguardo, è il giocatore più propositivo in campo e si assicura così il match point. Lo scambio che ne fa seguito, per la verità nulla di particolarmente spettacolare, si conclude con un nastro beffardo che trattiene la palla nella metà campo azzurra e con il pupillo di Gutierrez che si lascia cadere a terra dalla gioia. Profeta in patria, un momento da ricordare.

Per Alex de Minaur (che diventa il più giovane campione di Sydney dai tempi del trionfo di Lleyton Hewitt nel 2001, anche lui 19enne), è dunque il primo meritato successo della carriera, non sarà l’ultimo. Qualche rimpianto per il nostro Seppi, quest’oggi in vantaggio di un break in entrambi i parziali e poi sempre superato sul filo di lana, ma la sua resta comunque un’ottima settimana in vista dell’Happy Slam di Melbourne.

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Tennys Sandgren festeggia: primo titolo ad Auckland

Lo statunitense supera Cameron Norrie con una prestazione superba alla battuta. A 27 anni conquista il primo titolo della sua carriera

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Tennys Sandgren - Auckland 2019 (foto via Twitter, @ASB_Classic)

T. Sandgren b. [WC] C. Norrie 6-4 6-2

La finale dell’ASB Classic di Auckland vede affrontarsi due giocatori ancora a caccia del primo titolo ATP: Cameron Norrie, numero 93 e classe 1995, in tabellone con una wild card, e lo statunitense Tennys Sandgren, numero 63, proveniente dal Tennesse. Questo è il loro primo scontro nel circuito maggiore, ma come rivelerà Sandgren durante la premiazione, i due si conoscono bene dal circuito Challenger. Sarà proprio l’americano ad alzare il trofeo, il primo di una curiosa carriera, sbocciata un po’ tardi ma spesso sotto i riflettori, forse per il nome insolito o per le curiose esternazioni. Entrambi i finalisti hanno eliminato sulla strada giocatori del calibro di Kohlschreiber, Cecchinato e Taylor Fritz, sbaragliando i pronostici.

Inizia Norrie al servizio ma è Sandgren a breakkare subito, con l’inglese che utilizza un hawk-eye già al secondo punto, rivelando un nervosismo da prestazione che lo porterà a commettere numerosi non forzati. Norrie infatti non ricerca bene la palla, sembra non trovare la giusta distanza al momento del colpo e soffre molto la solidità e la pesantezza dei colpi di colui che di nome fa Tennys, che in questo emisfero ha totalizzato la percentuale maggiore dei suoi punti attuali e che finora non ha lasciato per strada neanche un set.

 

Un bel passante di Norrie apre il quarto game che si conclude con il controbreak del britannico: 2 a 2 e l’iniziale doccia fredda sembra averlo scosso dal torpore. È la sua prima finale d’altronde e ci sta una partenza lenta. Norrie infatti è un giovane professionista, dal 2017 appena, ma dimostra di avere nervi d’acciaio quando è sotto nel punteggio. Nonostante ciò questa è una brutta giornata per lui e il suo rovescio, e infatti con una prima a 199kn/h il suo avversario sfrutta il primo set point a disposizione e archivia il primo parziale 6-4 in 41 minuti.

Il primo game del secondo set è l’unico in cui il britannico nato a in Sudafrica sarà avanti nel punteggio, perché, dopo un attimo di pausa dovuto a una pallina forse sgonfia, Sandgren inizia il suo turno di battuta e fa apprezzare a tutti il suo gioco, prima vincendo uno scambio tirato da 17 colpi, poi con un attacco a rete concluso con una bella volée e infine con uno schiaffo al volo di dritto, siamo 1 a 1.

Norrie finora ha commesso 18 non forzati ed è in leggera confusione, a distanza di due punti si gioca due Hawk eye sprecandoli entrambi; annulla un break point e si carica, ma Sandgren spezza il momento fermando il gioco per sostituire l’antivibrazioni che è saltato via. Questa interruzione basta a deconcentrare Norrie che esaurisce le chiamate del falco e subisce il primo break del set. Mentre a 2000 km di distanza de Minaur sta servendo per il match per andare a raggiungere il nostro Seppi nella finale di Sydney, Tennys Sandgren sta preparando il terreno per andare a vincere il suo primo torneo, grazie a una tenuta solida dei turni di battuta, dando l’impressione di essere lo stesso giocatore che l’anno scorso ha spedito a casa Wawrinka e Thiem all’Australian Open.

Intanto avviene un siparietto comico nel quale il dj, ingannato dai giocatori che vanno a cambiare entrambi le racchette, fa partire la musica ma viene stoppato dal giudice di sedia Bernardes, che ringraziandolo gli ricorda che siamo ancora sul 4-2 e non al cambio campo. A questo punto del match Sandgren ormai sta dilagando e breakka di nuovo Norrie sul 5-2. Il britannico annulla il primo match point, dopo un ottimo scambio dove Sandgren colpisce ancora una volta in elevazione.

Norrie non demorde e si procura una palla break per evitare la capitolazione ma spreca: di nuovo 40 pari e stavolta l’americano non fallisce il secondo vantaggio e in un’ora e 19 minuti vince il suo maiden title su due finali conseguite (la prima risale lo scorso anno a Houston contro Steve Johnson). Sandgren ha dominato un match e un torneo impressionando per la resa del servizio. Nessuna grande manifestazione di gioia da parte sua se non le braccia alzate a cielo, la testa è probabilmente già a Melbourne, dove affronterà Yoshiito Nishioka per iniziare a difendere i 360 punti dei quarti di finale conquistati lo scorso anno, mentre Cameron Norrie ritorna ad affrontare Taylor Fritz, battuto proprio questa settimana.

Michele Blasina

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Il solito Seppi d’Australia: battuto Schwartzman, giocherà la finale a Sydney

Ennesimo exploit australiano per il tennista italiano, che batte un altro top 20 e vola in finale (la nona della sua carriera). Affronterà uno tra Simon e De Minaur, per ora bloccati dalla pioggia

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Andreas Seppi - Sydney 2019 (via Twitter, @SydneyTennis)

1301 giorni dopo quella persa ad Halle contro Federer, Andreas Seppi tornerà a disputare una finale del circuito maggiore. Il 34enne di Caldaro ha sconfitto in due set Diego Schwartzman nella semifinale del torneo di Sydney, vincendo un primo set molto lottato e resistendo al ritorno del suo avversario sul finire del match, quando sembrava che la partita potesse improvvisamente cambiare direzione. Per Seppi, che con la vittoria del titolo può tornare in top 30 dopo tre anni, si tratterà della nona finale ATP in carriera: sinora ne ha vinte tre.

ANDREAS D’AUSTRALIA – Ormai dobbiamo smettere di stupirci. Quando arriva l’Australia, Andreas Seppi diventa un altro giocatore. E sono direttamente i numeri a raccontarlo: se il totale dei 989 incontri disputati dall’altoatesino in carriera – challenger e ITF compresi – contempla una percentuale di vittorie del 52%, che si abbassa al 48% se limitiamo l’analisi al circuito maggiore, relativamente ai soli tornei disputati in Australia il giocatore italiano vince sei partite su dieci, con una percentuale del 60,6%. Compresa la vittoria di questa mattina contro Diego Schwartzman, Seppi ha giocato 66 partite down under vincendone ben 40: contro uno tra Simon e De Minaur giocherà la sua seconda finale australiana – lo scorso anno ha vinto il challenger di Canberra – e ci riuscirà per la prima volta a Sydney dopo esserci andato vicino nel 2006 e nel 2013, quando si fermò in semifinale.

LA PARTITA – Si affrontano due giocatori che amano contrattaccare, per questo non deve stupire l’inizio parecchio tribolato per i servizi. Nei primi cinque game le palle break (otto, tre delle quali convertite) superano le palle game (tre, due delle quali convertite): Seppi sciupa le prime due occasioni con altrettanti dritti fiacchi, va sotto 2-0 ma si vede restituire il break da un goffo rovescio sotto rete di Schwartzman, che si avvicina alla palla per imitare Nalbandian e finisce per ricalcare l’esecuzione del primo Roddick. Qualche minuto e Andreas capisce che sul servizio del ‘Peque‘ c’è molto margine di manovra. Gioca un game di risposta molto aggressivo e passa a condurre, tenendo le distanze in modo agevole fino al momento in cui deve capitalizzare il vantaggio. Sul 5-4, Schwartzman ricorda all’italiano perché ha sfiorato la top 10 nonostante fatichi a raggiungere il metro e settanta e si procura tre palle break consecutive; Seppi tampona le prime due, ma sulla terza l’argentino si inventa un rovescio profondissimo che Seppi pretende incautamente di aggirare, finendo per affossare il dritto anomalo in rete.

 

Non c’è più tempo per offendersi e si arriva al tie-break, a cui Seppi accede riuscendo nell’impresa non certo improba di lobbare il suo avversario. Qui l’italiano sfrutta la sua superiorità nei colpi di inizio gioco, vola 6-3 e chiude alla prima occasione con lo schema servizio e schiaffo al volo di dritto, scaraventato al centro del campo con violenza.

Diego prova a cambiare la maglietta ma, come è vero che l’abito non fa il monaco, non ne risulta alcun tangibile miglioramento nel suo tennis. Seppi non patisce quando è al servizio e dà la sensazione di poter entrare in campo piuttosto agevolmente in risposta, senza peraltro alcuna fretta di attaccare. L’occasione si presenta al sesto game: Andreas inaugura con una risposta vincente di dritto, sfrutta un nastro fortunato e quindi si inventa un ottimo passante di rovescio su un attacco per la verità molto prevedibile di Schwartzman. Anche in questo caso la terza palla break è quella buona per chi risponde, con l’argentino che spedisce lungo un dritto in corsa.

Forse eccessivamente tranquillo per la superiorità nello scambio, con il suo avversario spesso costretto ad alzare le traiettorie per non affondare, Seppi commette il pericoloso errore di solleticare l’orgoglio ferito di Diego. L’argentino sguaina ancora la spada a un passo dal baratro e toglie il servizio a Seppi sul 5-3 senza lasciarlo arrivare a match point, ben intenzionato a riaprire la partita. E quasi ci riesce: nel game successivo annulla il primo match point con un gran dritto lungo linea prima di commettere un gratuito di rovescio nel punto che avrebbe potuto portarlo sul 5-5. Seppi capisce che non c’è più da scherzare e piazza una brusca sterzata, questa volta decisiva perché il suo inseguitore perda contatto e veda infrangersi i suoi propositi di rimonta sull’ennesimo rovescio in rete.

Battendo solo giocatori compresi in top 40 – ranking medio 27,5 – e due top 20 consecutivi (Tsitsipas e Schwartzman) Andreas Seppi vola in finale, regalandoci un prezioso sorriso in questa mesta giornata funestata dal ritiro di Andy Murray. Se e quando a Sydney dovesse smettere di piovere, scopriremo se il suo avversario sarà Simon o De Minaur: la seconda semifinale è stata rinviata a sabato, lo stesso giorno della finale. Per certo Andreas dovrà vedersela con un altro discreto lottatore, ma il doppio impegno del suo avversario gli consegna già oggi il ruolo di favorito.

Risultati: 

[8] A. Seppi b. [3] D. Schwartman 7-6(3) 6-4
[4] G. Simon vs [5] A. De Minaur rinviata

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