Vinci prepara l’addio a Roma: “Più nessuna come me”. Quali, Baldi e Giorgi solitari – Ubitennis

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Vinci prepara l’addio a Roma: “Più nessuna come me”. Quali, Baldi e Giorgi solitari

ROMA – “Non ho rimpianti. Volevo chiudere davanti al pubblico di casa”. Lascerà dopo dieci titoli e cinque Slam in doppio. Solo due qualificati su dieci: super Baldi che annulla un match point a Fucsovics e Giorgi che supera Chiesa

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da Roma, i nostri inviati Carlo Carnevale e Stefano Tarantino

ARRIVEDERCI A QUANDO?  Abbronzata, sorridente, serena. “È vero che mi ritiro, non ho ripensamenti”, mette subito le cose in chiaro prima ancora di sedersi alla scrivania dell’intervista pre torneo, di fatto l’ultima. Robertina Vinci è pronta a chiudere la porta che dà sulla sua carriera. O quanto meno accostarla, in vista di un futuro che potrebbe vederla ancora per tornei, al fianco di qualche giovane: Non so ancora cosa farò. Di certo dopo Roma prenderò una pausa da tutto, non mi allenerò, mi godrò finalmente un po’ la famiglia e il mare della mia terra. Solo allora capirò le vere sensazioni che il ritiro mi darà. Poi magari mi piacerebbe allenare, un giovane o un top player, chissà”. La decisione è maturata senza patemi, naturale come il talento che Roberta ha portato sui campi del circuito per quasi vent’anni (professionista dal 1999): “Le motivazioni sono varie: non ho più trovato gli stimoli per allenarmi, per fare i sacrifici senza i quali non si arriva ai livelli più alti. E poi diciamoci la verità, non sono più una ragazzina, un acciacco ogni tanto…”

Saluterà quindi a Roma, in un torneo che ha sempre amato per l’atmosfera ma non le ha mai dato soddisfazioni sportive vere e proprie. Tredici partecipazioni, con l’unica cavalcata di rilievo nel 2013 con il terzo turno perso contro Simona Halep in due set. “Roma è stata casa mia per anni e al di là delle sconfitte l’atmosfera del Foro è sempre bella e particolare. Tenevo molto a chiudere davanti ai miei connazionali, pubblico e giornalisti”. Ha sentito la necessità di guardarsi dentro, dice, e di trovare il coraggio per prendere una decisione importante ma lucida circa la sua vita, che le ha donato fotografie incancellabili: “Ovviamente la mia vittoria più bella rimarrà quella con Serena Williams agli US Open, ma porto con me altre immagini anche extratennis”. Roberta chiuderà a trentacinque anni, dopo dieci titoli vinti in carriera, l’ultimo e più importante a San Pietroburgo nel 2016. Il doppio è stata un’altra fucina di successi: venticinque trofei, cinque Slam sempre in coppia con Errani (Career Grand Slam completato a Wimbledon 2014), con la quale è stata anche numero 1 del mondo di specialità. Quattro Fed Cup vinte tra 2006 e 2013.

 

Un tennis in bianco e nero, graffiante, elegante. Che lei stessa ammette non si vedrà più: “Un’altra Roberta Vinci? Mi piacerebbe molto, magari che fosse italiana. Ma dubito si rivedrà mai uno stile di gioco come il mio: troppo fisico, poca intelligenza, sarebbe troppo difficile”. Roberta si è mantenuta poco informata sul circuito e lo riconosce senza troppi orpelli: “No, non mi sono interessata alle giovani, non ho mai fatto caso a quanti anni avessero le mie avversarie. Seguo da lontano le italiane, oggi ho scambiato con Rosatello (vincitrice delle prequali, ndr). Credo ci sia del buon materiale su cui lavorare, non la vedo così nera come dicono in molti”. Mancherà molto al tennis, per personalità, grazie, solarità, con o senza racchetta. “Il tennis mi ha dato tanto, e mi ha preso altrettanto. Ma non ho nessun rimpianto, ho fatto quello che volevo. Altrimenti non sarei mai arrivata dove sono ora”. 

QUALIFICAZIONI HORROR – Due soli azzurri passano il primo turno di qualificazioni. Sconfitte per Fabbiano, Caruana, Pellegrino, Grymalska, Di Sarra e Trevisan, senza nessun set vinto. Filippo Baldi salva l’onore della patria, con una superlativa vittoria in tre set sul favorito ungherese Marton Fucsovics. E viene raggiunto da Camila Giorgi, nettamente migliore di Deborah Chiesa nel derby. Baldi raccoglie, dopo 3 ore e 10 minuti di battaglia all’ultimo colpo, probabilmente la più importante vittoria della sua breve carriera. Il tennista milanese, attualmente nr. 368 del ranking, vince il primo set al tie break, perde nella stessa maniera il secondo (nel tie break era sotto 4-1 ed era riuscito a risalire sino al 5-6), ma poi la spunta in volata al terzo con una grandissima prova d’orgoglio.

Il tennista italiano va subito sotto di un break nel set decisivo, sul 3-5 e servizio finisce 0-30 ma con gran coraggio recupera, annulla un match point e rovescia la pressione sul più quotato avversario (testa di serie nr.6 del tabellone delle qualificazioni e nr. 61 della classifica ATP). Il pubblico incita Filippo che risponde alla grande, va 15-40, si vede annullare la prima palla break, ma sulla seconda il suo avversario sbaglia un rovescio e si va sul 5-5. Pubblico in visibilio dopo aver assistito oggi solo a sconfitte azzurre, Fucsovics pare un po’ infastidito. A Baldi non trema il braccio, tiene la battuta e sale 6-5. Fucsovics è quasi incredulo, vacilla sotto la pressione del tifo degli spalti del campo nr.1. Sul 30 pari c’è uno scambio durissimo, lo vince Baldi con un bel colpo vicino al corridoio, match point azzurro. Bravo Fucsovics, servizio e diritto vincente e match point annullato. Ma l’ungherese non chiude nello scambio successivo uno smash da metà campo, ne approfitta Baldi che pesca l’avversario nella terra di nessuno, match point nr.2. Fucsovics manda fuori un diritto, Baldi cade a terra esausto e felice, il pubblico esulta. Il tennista milanese sfiderà lo spagnolo Guillermo Garcia-Lopez, nr. 69, che ha battuto senza problemi il belga Bemelmans 6-3 6-1, vedremo se avrà energie fisiche e mentali per centrare l’ingresso nel tabellone principale che già aveva sfiorato perdendo il torneo delle pre-quali contro Lorenzo Sonego (e per questo aveva comunque ricevuto una wild card per il draw delle qualificazioni).

Peccato invece per Salvatore Caruso, opposto all’americano Francis Tiafoe. Caruso dopo aver vinto il primo set 6-3 ha perso il secondo 6-4 complici un paio di brutti gratuiti nel decimo gioco. Nel terzo il tennista siciliano è andato avanti di un break sul 3-1 ma ha poi subito il ritorno di Tiafoe, dimostratosi cinico e più esperto nei momenti cruciali della sfida. Ancora una volta decisivo il decimo gioco, nel quale Caruso dal 40-15 ha subito 4 punti consecutivi che lo hanno costretto alla resa.

Nulla da fare nemmeno per Anastasia Grymalska che prova a rendere la vita dura alla kazaka Diyas, nr. 8 del tabellone delle qualificazioni femminili. Dopo aver perso il primo set 6-4 la tennista italiana prova a reagire ad inizio secondo set, trovando l’allungo sul 3-1. I colpi dell’azzurra sono però un po’ troppo difensivi e corti, Diyas non avrà nella terra rossa la sua superficie preferita però sa far valere la sua esperienza ed aggancia sul 3-3 l’avversaria. La partita sembra poter prendere la direzione di Diyas quando sul 4-4 la kazaka ha una palla break, ma Grymalska la annulla e nel game successivo si porta a 2 punti dal set. Ma Diyas vince due scambi estenuanti e si salva. Il set va al tie break dove la kazaka ha la meglio per 7 punti a 4 sbagliando meno della tennista italiana che così deve dire addio agli Internazionali.

Risultati:

Qualificazioni maschili (1° turno)

[1] S. Tsitsipas b. M. Kukushkin 5-7 6-3 7-6(5)
D. Lajovic b. [11] F. Mayer 7-5 3-6 6-2
[2] J. Sousa b. H Zeballos 6-4 6-0
[8] N. Jarry b. N. Kicker 6-7(3) 7-5 7-6(7)
[3] M. Zverev b. [WC] A. Pellegrino 6-1 6-2
[13] F. Delbonis b. C. Norrie 6-2 6-0
[4] F. Tiafoe b. [WC] S. Caruso 3-6 7-5 6-4
[14] V. Troicki b. T. Fabbiano 7-5 6-3
[5] J. Benneteau b. [WC] L. Caruana 6-2 6-0
[12] N. Basilashvili b. M. Copil 6-4 3-6 6-2
[WC] F. Baldi b. [6] M. Fucsovics 7-6(4) 6-7(5) 7-5
[1o] G. Garcia-Lopez b. R. Bemelmans 6-3 6-1
[7] M. Jaziri b. E. Donskoy 6-3 6-2
M. Youzhny b. [9] T. Fritz 6-4 3-6 6-4

Qualificazioni femminili (1° turno)

[1] A. Krunic b. Y. Wang 6-4 6-4
[13] P. Hercog b. [WC] F. Di Sarra 6-3 6-3
[2] A. Sabalenka b. A. Riske 6-3 1-6 6-3
N. Vikhlyantseva b. B. Pera 6-4 5-7 7-5
[3] A. Van Uytvanck b. B. Mattek-Sands 7-5 1-6 6-1
[14] Q. Wang b. L. Arruabarrena 7-6(4) 6-1
[4] D. Collins b. V. Lepchenko 6-2 6-3
[9] C. Giorgi b. [WC] D. Chiesa 6-2 6-3
[5] D. Vekic b. J. Brady 3-6 6-3 6-1
[15] M. Puig b. [WC] M. Trevisan 6-2 7-5
[6] K. Siniakova b. C. McHale 6-3 6-2
[11] K. Kanepi b. S. Kenin 2-6 6-2 6-2
[7] S-W. Hsieh b. Y. Putintseva 1-6 7-5 6-3
M. Barthel b. [10] A. Sasnovich 7-5 6-2
[8] Z. Diyas b. [WC] A. Grymalska 6-4 7-6(4)
A. Tomljanovic b. [16] M. Linette 6-2 3-6 6-4

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Il sogno di Seppi si infrange su De Minaur

Qualche rammarico per Andreas, avanti di un break sia nel primo che nel secondo set. A Sydney arriva il primo titolo in carriera per il 19enne australiano, che chiude 7-5 7-6. Sesta finale ATP persa da Seppi

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Alex de Minaur - Sydney 2019 (foto via Twitter, @SydneyTennis)

[5] A. de Minaur b. [8] A. Seppi 7-5 7-6(5)

Si è da poco conclusa la finale dell’edizione 2019 del Sydney International, tradizionale appuntamento di avvicinamento al primo Slam stagionale che si disputa fin dal lontano 1885. A contendersi il titolo sono stati l’esperto azzurro Andreas Seppi, uno che in Australia storicamente si trova a proprio agio, e Alex de Minaur, papà uruguaiano e mamma spagnola ma nato proprio di Sydney diciannove anni fa, alla seconda finale consecutiva nel torneo di casa dopo la sconfitta rimediata dodici mesi or sono contro Daniil Medvedev. Nona finale della carriera invece per Seppi, con tre vittorie in bacheca, l’ultima nel 2015 persa contro Roger Federer. Nessun precedente tra i due in un main draw. Primo favorito per il computer era il greco Tsitsipas, sconfitto proprio da Andreas, qui accreditato della testa di serie numero 8. Percorso senza sbavature per de Minaur, il quinto favorito del seeding, e nemmeno un set lasciato per strada nel cammino verso l’atto conclusivo. Lo scontro generazionale, quindici anni la differenza tra i due, al termine di una partita che ha progressivamente perso di intensità è andato ad appannaggio di de Minaur, bravo a tenere a bada un avversario che ha saputo far da lepre in entrambi i set ma ha sempre mancato il colpo risolutivo.

 

LA CRONACA – È Seppi a uscire meglio dai blocchi, due game ai vantaggi vinti in un avvio durissimo e primo allungo di giornata per l’azzurro. De Minaur, non un gigante, ha piedi veloci, copre bene il campo e si incita a gran voce a ogni quindici, forse troppo, ma in questo frangente, sul ritmo, Andreas colpisce che è una meraviglia e, anche soffrendo, tiene il naso avanti, forte del break conseguito a freddo. Mezz’ora di gioco, solo quattro game a referto: una battaglia. Il bolzanino non ricava un granché con la battuta dove le percentuali sono troppo basse, in compenso quando può liberare il diritto in corsa è una sentenza. Nel corso del sesto game, però, Seppi è ancora in difficoltà con il servizio a disposizione – purtroppo per lui punti diretti se ne vedono pochi – e qualche titubanza nel prendere la rete in situazioni di inerzia favorevole gli costa prima l’aggancio sul 3 pari e poi il controsorpasso.

La sensazione è che per l’azzurro sarebbe funzionale non farsi agganciare in lunghi scambi da un avversario che dà invece l’impressione di poter correre per giorni senza decadimento della prestazione. Invece è lo stesso Seppi che prova ad addormentare il gioco ma l’uso del back di rovescio è per lui fonte di qualche errore di troppo. Il parziale segue l’ordine dei servizi e, sotto per sei giochi a cinque, l’allievo di coach Sartori è chiamato a rifugiarsi nel tie-break. Il dodicesimo gioco, però, è aperto da un brutto errore dell’italiano a cui fa seguito un vincente di de Minaur con il rovescio. Seppi sbaglia ancora, questa volta con il diritto, e per l’australiano sono tre le palle set. La terza è quella buona e l’enfan du pays incamera così in rimonta un parziale nel quale, avvio a parte, ha avuto le maggiori occasioni per prevalere. Decisiva la scelta (o l’esigenza, magari un momentaneo calo di energie) di abbassare i ritmi operata da Seppi nella seconda parte del set.

De Minaur ha una capacità difensiva che rasenta l’eccellenza e non deve essere facile per Andreas vedersi restituire con continuità palle apparentemente definitive. L’azzurro, con mestiere, alla ripresa delle ostilità esce indenne da un primo turno di servizio complicato nel quale annulla tre palle break e resta in scia. La seconda partita è meno spettacolare di quella che l’ha preceduta ma ha il pregio di mantenersi in equilibrio. De Minaur col servizio cerca spesso il diritto dell’avversario, da destra soprattutto, scelta arguta che si traduce in una fucina di punti. Ma è proprio il servizio a tradire inaspettatamente il Next Gen nel corso del settimo game quando, costretto a difendere un break point, affossa, una seconda in rete: doppio fallo. Per Seppi, fin qui, due chance di break e due capitalizzazioni, un cecchino.

Il game del possibile allungo, però, è un pasticcio, con de Minaur che si ritrova sul quattro pari praticamente senza giocare, tanti sono gli errori ravvicinati commessi dall’altoatesino. Tutto da rifare, una disdetta. I giochi scorrono via rapidi in virtù di scambi ora meno intensi e decisi da rally abbreviati e, analogamente al primo set, Andreas ha il compito disagevole di dover acciuffare il tie-break. Questa volta la missione è compiuta. Il jeu decisif si apre con un mini-break per parte e con l’evidenza che sfidare de Minaur con la palla corta, un felino, non sia mai un buon affare. Seppi, agevolato da una prima di servizio finalmente continua, va al cambio di campo sul 4 a 2 ma un doppio fallo sanguinoso rimette in corsa l’aussie che, tuttavia, restituisce immediatamente il favore. Situazione incerta. De Minaur, nonostante un pizzico di comprensibile tensione alla vista del traguardo, è il giocatore più propositivo in campo e si assicura così il match point. Lo scambio che ne fa seguito, per la verità nulla di particolarmente spettacolare, si conclude con un nastro beffardo che trattiene la palla nella metà campo azzurra e con il pupillo di Gutierrez che si lascia cadere a terra dalla gioia. Profeta in patria, un momento da ricordare.

Per Alex de Minaur (che diventa il più giovane campione di Sydney dai tempi del trionfo di Lleyton Hewitt nel 2001, anche lui 19enne), è dunque il primo meritato successo della carriera, non sarà l’ultimo. Qualche rimpianto per il nostro Seppi, quest’oggi in vantaggio di un break in entrambi i parziali e poi sempre superato sul filo di lana, ma la sua resta comunque un’ottima settimana in vista dell’Happy Slam di Melbourne.

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Tennys Sandgren festeggia: primo titolo ad Auckland

Lo statunitense supera Cameron Norrie con una prestazione superba alla battuta. A 27 anni conquista il primo titolo della sua carriera

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Tennys Sandgren - Auckland 2019 (foto via Twitter, @ASB_Classic)

T. Sandgren b. [WC] C. Norrie 6-4 6-2

La finale dell’ASB Classic di Auckland vede affrontarsi due giocatori ancora a caccia del primo titolo ATP: Cameron Norrie, numero 93 e classe 1995, in tabellone con una wild card, e lo statunitense Tennys Sandgren, numero 63, proveniente dal Tennesse. Questo è il loro primo scontro nel circuito maggiore, ma come rivelerà Sandgren durante la premiazione, i due si conoscono bene dal circuito Challenger. Sarà proprio l’americano ad alzare il trofeo, il primo di una curiosa carriera, sbocciata un po’ tardi ma spesso sotto i riflettori, forse per il nome insolito o per le curiose esternazioni. Entrambi i finalisti hanno eliminato sulla strada giocatori del calibro di Kohlschreiber, Cecchinato e Taylor Fritz, sbaragliando i pronostici.

Inizia Norrie al servizio ma è Sandgren a breakkare subito, con l’inglese che utilizza un hawk-eye già al secondo punto, rivelando un nervosismo da prestazione che lo porterà a commettere numerosi non forzati. Norrie infatti non ricerca bene la palla, sembra non trovare la giusta distanza al momento del colpo e soffre molto la solidità e la pesantezza dei colpi di colui che di nome fa Tennys, che in questo emisfero ha totalizzato la percentuale maggiore dei suoi punti attuali e che finora non ha lasciato per strada neanche un set.

 

Un bel passante di Norrie apre il quarto game che si conclude con il controbreak del britannico: 2 a 2 e l’iniziale doccia fredda sembra averlo scosso dal torpore. È la sua prima finale d’altronde e ci sta una partenza lenta. Norrie infatti è un giovane professionista, dal 2017 appena, ma dimostra di avere nervi d’acciaio quando è sotto nel punteggio. Nonostante ciò questa è una brutta giornata per lui e il suo rovescio, e infatti con una prima a 199kn/h il suo avversario sfrutta il primo set point a disposizione e archivia il primo parziale 6-4 in 41 minuti.

Il primo game del secondo set è l’unico in cui il britannico nato a in Sudafrica sarà avanti nel punteggio, perché, dopo un attimo di pausa dovuto a una pallina forse sgonfia, Sandgren inizia il suo turno di battuta e fa apprezzare a tutti il suo gioco, prima vincendo uno scambio tirato da 17 colpi, poi con un attacco a rete concluso con una bella volée e infine con uno schiaffo al volo di dritto, siamo 1 a 1.

Norrie finora ha commesso 18 non forzati ed è in leggera confusione, a distanza di due punti si gioca due Hawk eye sprecandoli entrambi; annulla un break point e si carica, ma Sandgren spezza il momento fermando il gioco per sostituire l’antivibrazioni che è saltato via. Questa interruzione basta a deconcentrare Norrie che esaurisce le chiamate del falco e subisce il primo break del set. Mentre a 2000 km di distanza de Minaur sta servendo per il match per andare a raggiungere il nostro Seppi nella finale di Sydney, Tennys Sandgren sta preparando il terreno per andare a vincere il suo primo torneo, grazie a una tenuta solida dei turni di battuta, dando l’impressione di essere lo stesso giocatore che l’anno scorso ha spedito a casa Wawrinka e Thiem all’Australian Open.

Intanto avviene un siparietto comico nel quale il dj, ingannato dai giocatori che vanno a cambiare entrambi le racchette, fa partire la musica ma viene stoppato dal giudice di sedia Bernardes, che ringraziandolo gli ricorda che siamo ancora sul 4-2 e non al cambio campo. A questo punto del match Sandgren ormai sta dilagando e breakka di nuovo Norrie sul 5-2. Il britannico annulla il primo match point, dopo un ottimo scambio dove Sandgren colpisce ancora una volta in elevazione.

Norrie non demorde e si procura una palla break per evitare la capitolazione ma spreca: di nuovo 40 pari e stavolta l’americano non fallisce il secondo vantaggio e in un’ora e 19 minuti vince il suo maiden title su due finali conseguite (la prima risale lo scorso anno a Houston contro Steve Johnson). Sandgren ha dominato un match e un torneo impressionando per la resa del servizio. Nessuna grande manifestazione di gioia da parte sua se non le braccia alzate a cielo, la testa è probabilmente già a Melbourne, dove affronterà Yoshiito Nishioka per iniziare a difendere i 360 punti dei quarti di finale conquistati lo scorso anno, mentre Cameron Norrie ritorna ad affrontare Taylor Fritz, battuto proprio questa settimana.

Michele Blasina

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Il solito Seppi d’Australia: battuto Schwartzman, giocherà la finale a Sydney

Ennesimo exploit australiano per il tennista italiano, che batte un altro top 20 e vola in finale (la nona della sua carriera). Affronterà uno tra Simon e De Minaur, per ora bloccati dalla pioggia

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Andreas Seppi - Sydney 2019 (via Twitter, @SydneyTennis)

1301 giorni dopo quella persa ad Halle contro Federer, Andreas Seppi tornerà a disputare una finale del circuito maggiore. Il 34enne di Caldaro ha sconfitto in due set Diego Schwartzman nella semifinale del torneo di Sydney, vincendo un primo set molto lottato e resistendo al ritorno del suo avversario sul finire del match, quando sembrava che la partita potesse improvvisamente cambiare direzione. Per Seppi, che con la vittoria del titolo può tornare in top 30 dopo tre anni, si tratterà della nona finale ATP in carriera: sinora ne ha vinte tre.

ANDREAS D’AUSTRALIA – Ormai dobbiamo smettere di stupirci. Quando arriva l’Australia, Andreas Seppi diventa un altro giocatore. E sono direttamente i numeri a raccontarlo: se il totale dei 989 incontri disputati dall’altoatesino in carriera – challenger e ITF compresi – contempla una percentuale di vittorie del 52%, che si abbassa al 48% se limitiamo l’analisi al circuito maggiore, relativamente ai soli tornei disputati in Australia il giocatore italiano vince sei partite su dieci, con una percentuale del 60,6%. Compresa la vittoria di questa mattina contro Diego Schwartzman, Seppi ha giocato 66 partite down under vincendone ben 40: contro uno tra Simon e De Minaur giocherà la sua seconda finale australiana – lo scorso anno ha vinto il challenger di Canberra – e ci riuscirà per la prima volta a Sydney dopo esserci andato vicino nel 2006 e nel 2013, quando si fermò in semifinale.

LA PARTITA – Si affrontano due giocatori che amano contrattaccare, per questo non deve stupire l’inizio parecchio tribolato per i servizi. Nei primi cinque game le palle break (otto, tre delle quali convertite) superano le palle game (tre, due delle quali convertite): Seppi sciupa le prime due occasioni con altrettanti dritti fiacchi, va sotto 2-0 ma si vede restituire il break da un goffo rovescio sotto rete di Schwartzman, che si avvicina alla palla per imitare Nalbandian e finisce per ricalcare l’esecuzione del primo Roddick. Qualche minuto e Andreas capisce che sul servizio del ‘Peque‘ c’è molto margine di manovra. Gioca un game di risposta molto aggressivo e passa a condurre, tenendo le distanze in modo agevole fino al momento in cui deve capitalizzare il vantaggio. Sul 5-4, Schwartzman ricorda all’italiano perché ha sfiorato la top 10 nonostante fatichi a raggiungere il metro e settanta e si procura tre palle break consecutive; Seppi tampona le prime due, ma sulla terza l’argentino si inventa un rovescio profondissimo che Seppi pretende incautamente di aggirare, finendo per affossare il dritto anomalo in rete.

 

Non c’è più tempo per offendersi e si arriva al tie-break, a cui Seppi accede riuscendo nell’impresa non certo improba di lobbare il suo avversario. Qui l’italiano sfrutta la sua superiorità nei colpi di inizio gioco, vola 6-3 e chiude alla prima occasione con lo schema servizio e schiaffo al volo di dritto, scaraventato al centro del campo con violenza.

Diego prova a cambiare la maglietta ma, come è vero che l’abito non fa il monaco, non ne risulta alcun tangibile miglioramento nel suo tennis. Seppi non patisce quando è al servizio e dà la sensazione di poter entrare in campo piuttosto agevolmente in risposta, senza peraltro alcuna fretta di attaccare. L’occasione si presenta al sesto game: Andreas inaugura con una risposta vincente di dritto, sfrutta un nastro fortunato e quindi si inventa un ottimo passante di rovescio su un attacco per la verità molto prevedibile di Schwartzman. Anche in questo caso la terza palla break è quella buona per chi risponde, con l’argentino che spedisce lungo un dritto in corsa.

Forse eccessivamente tranquillo per la superiorità nello scambio, con il suo avversario spesso costretto ad alzare le traiettorie per non affondare, Seppi commette il pericoloso errore di solleticare l’orgoglio ferito di Diego. L’argentino sguaina ancora la spada a un passo dal baratro e toglie il servizio a Seppi sul 5-3 senza lasciarlo arrivare a match point, ben intenzionato a riaprire la partita. E quasi ci riesce: nel game successivo annulla il primo match point con un gran dritto lungo linea prima di commettere un gratuito di rovescio nel punto che avrebbe potuto portarlo sul 5-5. Seppi capisce che non c’è più da scherzare e piazza una brusca sterzata, questa volta decisiva perché il suo inseguitore perda contatto e veda infrangersi i suoi propositi di rimonta sull’ennesimo rovescio in rete.

Battendo solo giocatori compresi in top 40 – ranking medio 27,5 – e due top 20 consecutivi (Tsitsipas e Schwartzman) Andreas Seppi vola in finale, regalandoci un prezioso sorriso in questa mesta giornata funestata dal ritiro di Andy Murray. Se e quando a Sydney dovesse smettere di piovere, scopriremo se il suo avversario sarà Simon o De Minaur: la seconda semifinale è stata rinviata a sabato, lo stesso giorno della finale. Per certo Andreas dovrà vedersela con un altro discreto lottatore, ma il doppio impegno del suo avversario gli consegna già oggi il ruolo di favorito.

Risultati: 

[8] A. Seppi b. [3] D. Schwartman 7-6(3) 6-4
[4] G. Simon vs [5] A. De Minaur rinviata

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