Video-aneddoti speciali di Clerici e Tommasi: il duo Cult non è a Roma – Ubitennis

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Video-aneddoti speciali di Clerici e Tommasi: il duo Cult non è a Roma

Per la prima volta in 50 anni in sala stampa al Foro Italico assenti Rino Tommasi e Gianni Clerici. Roger Federer ha “saltato” 3 Slam in 20 anni, Rafa Nadal 9. Panatta, re “sgradito” del ’76, non ci mette piede da 15

Ubaldo Scanagatta

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Non è mai successo dacché Rafa Nadal ha giocato i suoi primi Slam nel 2003 (Wimbledon e US Open) che i due più grandi protagonisti del tennis del terzo millennio, lui e Roger Federer, siano stati assenti entrambi ad uno stesso Slam o agli Internazionali BNL d’Italia. Almeno uno dei due c’era sempre. Quando mancava uno c’era l’altro. Merito soprattutto di Federer che di Slam ne ha saltati in tutto soltanto 3 dal ’99, in 20 anni. Fra gli innumerevoli record Roger vanta infatti anche quello delle partecipazioni consecutive agli Slam, ben 65. Soltanto nel maggio 2016, reduce da un’artroscopia al ginocchio sinistro, lo svizzero rinunciò al Roland Garros vinto da Djokovic, ma Nadal – pur k.o. al terzo turno – c’era. Poi Federer ha saltato anche lo US Open 2016 e il Roland Garros 2017, vinto per la decima volta da Rafa. Rafa invece di Slam in carriera ne ha saltati 9: l’Australian Open del 2006 (piede sinistro) e 2013 (virus stomaco), Roland Garros 2003 (gomito) e 2004 (caviglia sinistra), Wimbledon 2004 (caviglia sinistra), 2009 (ginocchio) e 2016 (polso sinistro), US Open 2012 (ginocchio sinistro) e 2014 (polso destro). In altri si è ritirato in corso d’opera.

A Roma, dove ha vinto 7 volte (ma non vince più dal 2013), Rafa Nadal non è mai mancato dal 2005, mentre Roger Federer che non ha mai vinto pur avendo raggiunto tre finali (2003, 2006 e 2015: in quella del 2006 ebbe due matchpoint contro Nadal) non ha giocato nel 2005, nel 2017 (quando il presidente FIT Binaghi fece la famosa gaffe: Tanto io ho sempre tifato Nadal”) e non giocherà quest’anno. Meno male che a Roma Rafa non tradisce neppure quest’anno. Non ci sarà neppure Adriano Panatta. Ma ormai sono 15 anni che l’ultimo Re di Roma, campione al Foro nel memorabile 1976 degli 11 match point annullati al primo turno a Warwick (e 10 sul servizio dell’australiano!), della battaglia in 4 set vinta su Guillermo Vilas, non mette più piede al Foro Italico (se si eccettua quella “premiazione” nel 2016 dei vincitori della Davis 1976 priva di ogni atmosfera, quasi umiliante, e orchestrata soltanto per rimediare alla gaffe: il Roland Garros chiamava Panatta a premiare il vincitore del torneo di 40 anni prima mentre la Fit a Roma lo aveva ignorato prima di un intervento di Giovanni Malagò, buon amico di Panatta che si oppose a quel silenzio non immaginando che l’oscuramento del personaggio Panatta sarebbe stato ugualmente perseguito. Vive il prolungato distacco, lui che ormai vive a Treviso con la sua nuova compagna, con disincanto – così ha detto nella bella intervista concessa a Margherita de Bac de “Il Corriere della Sera” come riportato dalla nostra accurata rassegna stampa (che non capisco perché non raccolga quasi mai commenti neppure dai nostri lettori più grafomani…) –  ma prima è stato certamente con disgusto; del resto anche soltanto pochissimo tempo fa in un suo manifesto dedicato ai campioni del Foro Italico ed esposto alla fermata metro del Colosseo, la Federtennis ha voluto fargli l’ultimo penoso sgarbo, ricordando le vittorie dei grandi campioni, e ci sono tutti, De Morpurgo, Pietrangeli, Laver, Borg, Nadal, ma ignorando quello storico successo di Panatta. Una dimenticanza tutt’altro che casuale. “Sono miserie che si ritorcono contro chi le ha volute e non faccio nomi” ha commentato con grande dignità ed eleganza Re Adriano VIII.

 

Piccinerie umane di un presidente federale che non ha mai voluto “perdonare” neppure Rino Tommasi per “aver osato” presentarsi come candidato alternativo alle elezioni federali del 2000, quando un gruppo di amici (Franco Bartoni con vari presidenti di comitati regionali) lo tirarono per la giacchetta e Rino accettò soltanto quando gli fu data la certezza che non avrebbe mai corso il rischio di essere eletto!Io voglio fare il giornalista, non altro…ma se serve la mia candidatura per vivacizzare un po’ e avere un minimo di dialettica preelettorale, allora spendete pure il mio nome…”. Rino difatti non fece neppure una telefonata per procurarsi un voto, non si lasciò coinvolgere minimamente in alcun comizio elettorale. Parlò una sola volta, all’assemblea elettorale di Fiuggi e ciò bastò perché raccogliesse oltre il 35% dei voti procurando una paura fottuta in chi avrebbe prevedibilmente vinto quella poltrona su cui siede da 18 anni dopo aver mosso e promesso mari e monti a tutta la penisola votante e aver dichiarato che mai e poi mai un presidente federale avrebbe dovuto  restare in carica per più di due mandati, cioè per 8 anni.

I Federer e Nadal del giornalismo tennistico, televisivo e non, italiano ma anche internazionale dal momento che uno è entrato nella Hall of Fame del Tennis a Newport e l’altro ha vinto due volte il Ron Bookman Atp Tennis Award come giornalista dell’anno, sono indubbiamente Gianni Clerici e Rino Tommasi, cui anche Sport Illustrated dedicò a suo tempo un memorabile articolo. Quanti appassionati si siano avvicinati al tennis grazie alle loro straordinarie telecronache non saprei, ma se dico parecchie decine di migliaia, sono certo di non esagerare. Tutti o quasi i primi abbonati di Telepiù  (200.000?) – che non aveva ancora il diritti del calcio- erano stati “conquistati” soprattutto dal tennis e dalle loro telecronache. Davvero un duo “cult”. Due campioni nel loro genere, due Maestri, due grandissimi giornalisti della cui amicizia mi sono sempre davvero sentito onorato. Accanto a loro sono cresciuto, forse anche migliorato (evitate di pensare, please, “chissà com’era scarso prima!”) e con loro abbiamo viaggiato e condiviso mille ore in tutti gli stadi del tennis, ma anche negli alberghi, nei ristoranti, un po’ dappertutto.

Da un paio d’anni, anche tre, Rino (classe 1934) purtroppo non sta più tanto bene e non ha più frequentato sale stampa. Gianni invece, nonostante 4 anni di più (1930), è sempre stato presente agli ultimi Slam europei e a Roma. Ma quest’anno, come Federer dopo una striscia record, non sarà in sala stampa. “Qualche acciacco dovuto all’età, ma niente di cui davvero preoccuparsi” mi ha assicurato quando ci ho parlato stamani. Conta di essere con noi se non a Parigi (“Forse è troppo vicino…”) di certo a Wimbledon. Beh, ho pensato che se per il mondo del tennis giocato un grande torneo senza Federer e Nadal – prima o poi accadrà eh – sarà uno choc, anche una sala stampa senza Rino e Gianni lo è. Di sicuro per me, ma credo anche per molti colleghi che hanno avuto modo di conoscerli e di averli quali vicini di banco al Foro Italico e altrove. Due giornalisti talmente grandi che non hanno mai avuto la fisima di dover dare il “buco” giornalistico agli altri. Spesso anzi dicevano cose, soprattutto Rino, che evitavano ai colleghi di toppare notizie o numeri, infischiandosi di chi più meschinamente li rimproverava di diffondere il loro sapere a testate diverse dalle loro.

Spero che i video che ho loro voluto dedicare, ricordando alcuni aneddoti personali legati alla nostra convivenza, piacciano ai lettori di Ubitennis. Belli o brutti che siano, vi piacciano o meno, li ho fatti con amore, non solo con amicizia. Usciranno a breve altri video aneddoti della serie “Scanagatta racconta” incentrati su: Adriano Panatta, Nicola Pietrangeli, Paolo Bertolucci, Bjorn Borg e Rafa Nadal a confronto, Boris Becker. Ogni sera da questo martedì fino a domenica troverete poi su Ubitennis il video “Riassunto della giornata al Foro Italico e il caso del giorno”.

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Australian Open

Australian Open: Carreno Busta resta tabù per Fognini

MELBOURNE – Partenza a rilento del numero 1 italiano che va sotto due set, poi spreca un break di vantaggio nel quarto

Luca Baldissera

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista di Tennis Canada Tom Tebutt: verso Raonic-Zverev

 

[23] P. Carreno Busta b. [12] F. Fognini 6-2 6-4 2-6 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

PARTENZA LENTA – Inizio da incubo per Fabio Fognini sulla 1573 Arena contro Pablo Carreno Busta. Doppi falli, errori a ripetizione, in generale un approccio dimesso e passivo alla partita. Non si capisce cosa abbia l’azzurro, certo non ci si augura una delle sue sfuriate, ma una reazione ci vuole, e ci vuole in fretta. Un solo vincente, 12 gratuiti, due break subiti, in nemmeno 20 minuti siamo 5-1 per Carreno Busta, che non sta facendo nulla di speciale, si limita – giustamente dal suo punto di vista – a incassare le carrettate di punti che gli vengono regalate. Ancora doppio fallo nel settimo game, set point annullato, alla fine Fabio tiene il servizio del 2-5.

Fisicamente sembra stare bene, almeno se parliamo della capacità di correre, che abbia sempre sofferto l’avversario di oggi si sa (5-0 i precedenti in favore di Pablo), speriamo che sia solo una partenza “diesel”. A un certo punto Fognini perde pure l’equilibrio da quasi fermo, facendo una capriola senza conseguenze, è come se non si sentisse bene in qualche modo. Sta di fatto che il 6-2 per Carreno Busta arriva in 27 minuti, è inutile commentare statistiche o aspetti tecnico-tattici, almeno finché in campo ci sarà un solo giocatore.

SULL’ORLO DEL BARATRO – Anche nel secondo parziale continua lo stillicidio di errori da parte di Fognini, subito sotto di un break, chissà, magari ha un malessere di stomaco o altro. Si arrampica Fabio fino alla possibilità di recuperare e pareggiare 2-2, ma è bravo Pablo col servizio: 3-1 e racchetta che vola per terra, sinceramente va bene, se servirà a dare una scossa nervosa all’azzurro. Nulla da fare, però, Carreno Busta si limita a svolgere il suo ordinato compitino (cosa che peraltro è la sua specialità), e sale 3-1. L’accenno di reazione di Fabio però c’è, e alla fine si concretizza nel contro-break del 3-3. Ma è un fuoco di paglia, con un paio di gran lungolinea ben assestati Pablo strappa ancora il servizio all’azzurro, 4-3, siamo di nuovo sotto. E sono pure finiti i “challenge” a disposizione dell’italiano, altro sintomo della scarsa lucidità agonistica di Fabio oggi.

Fabio Fognini – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Al cambio di campo l’azzurro discute ad alta voce un po’ con l’angolo, un po’ con l’arbitro, nulla di che, la frustrazione è perfettamente comprensibile. Poco prima, ci era sembrato di sentirlo lamentarsi del manico della racchetta, per quel che può significare. Come detto, finché si rimane entro il regolamento, fa bene Fognini a cercare di sfogare i nervi, la speranza è che funzioni. Lo spagnolo prosegue per la sua strada, va 5-3, tecnicamente il tennis di Pablo è lineare che più lineare non si può, è una specie di Andreas Seppi dal punto di vista tattico, anche se spinge più dell’altoatesino. Come mai uno col braccio e il talento di Fabio lo soffra tanto, è difficile capirlo, ma alla fine sono anche sensazioni personali di chi sta in campo, se “piace” un certo tipo di palla e di ritmo, oppure no, è solo il giocatore che lo può percepire. Senza problemi, Carreno Busta tiene la battuta nel decimo game e chiude il secondo parziale 6-4, l’eventuale rimonta appare durissima ora per l’azzurro.

RIMONTA ABBOZZATA – Anche il terzo set si apre con Fognini sul proverbiale cornicione, tre palle break consecutive da affrontare, l’ultima annullata con un nastro assai benevolo, ma dopo altri due vantaggi, lo spagnolo si prende il break dell’1-0– A questo punto, per la prima volta nella sua regolarissima partita, arriva un mini passaggio a vuoto di Pablo che commette un paio di errori di troppo, concedendo il contro-break immediato a Fabio, bravo ad approfittarne. E non è finita qui, perché l’improvviso “risveglio” dell’azzurro continua, per la gioia dei fan italiani che arrivano ad intonare un coretto “c’è solo un capitano”, chissà a chi si riferiscono. Sta di fatto che Fognini brekka ancora, salendo fino al 4-1, vediamo un po’, magari non è finita.

Il calo di Carreno Busta continua, Fabio inizia a piazzare diversi bei vincenti (splendidi un paio di rovesci lungolinea), ancora break per l’azzurro, e siamo 5-1. Sul 15-30 nel settimo game la giudice di linea chiama un fallo di piede a Fognini, sulla seconda palla, portando quindi il punteggio a 15-40, e l’errore successivo dell’italiano costa il break. Fabio, innervosito, chiede all’arbitro di cambiare la “lineswoman”, ma gli viene giustamente risposto che non è possibile, e che anche se era solo la seconda volta in tre set che accadeva, se il fallo c’era stato era corretto chiamarlo. Fognini reagisce alla vicenda nel modo giusto, continuando a spingere, brekkando ancora l’avversario, e prendendosi così il set per 6-2. 6 break in 8 game, decisamente una fase anomala del match.

FABIO SPRECA TUTTO – Il buon momento di Fabio continua all’inizio del quarto parziale, 0-40 sulla battuta avversaria nel secondo game, e alla terza occasione con un bell’attacco chiuso a rete ecco il break (siamo a 6 servizi ceduti a testa con questo, scoccano le due ore di gioco), confermato poco dopo per il 3-0 Fognini. In questo momento pare quasi che la situazione dei primi due set sia ribaltata, l’azzurro gioca ad alto livello, lo spagnolo arranca e sembra deconcentrato. 33 vincenti, 45 errori ora per Fognini (23-25 Carreno Busta), match non bello onestamente, poco logico, però almeno adesso c’è incertezza e non mancano i colpi spettacolari. Nel quarto game si riaffaccia a palla break Pablo, tre consecutive, ma gli vengono cancellate alla grande, da un ace, uno scambio in pressione, e poi un dritto sulla riga. Bravissimo Fabio, ancora ace sulla parità, ma poi tre errori consecutivi regalano il break allo spagnolo, rimettendo tutto in discussione, che peccato.

In un attimo siamo 3-3, poi 4-4, si procede testa a testa, la netta sensazione è che in questi minuti si deciderà molto se non tutto. E purtroppo, la cosa si verifica in negativo per Fabio: quattro errori consecutivi danno il break a Carreno Busta, che ringrazia e chiude la partita, 6-4. 12 punti a 1 Carreno, che cedimento. Sono passate esattamente due ore e 30 minuti, il che significa che l’azzurro ha fatto un game nell’ultima mezz’ora, 6-1 di parziale. Sesta sconfitta su sei con lo spagnolo, niente seconda settimana per Fognini. Pablo avrà Nishikori agli ottavi, non hanno mai giocato contro prima.

FOGNINI FA AUTOCRITICA “Come ho detto a lui (il collega spagnolo, n.d.r.), lui è un giocatore che se non pensa troppo è pericoloso. Contro uno con cui ho sempre perso, ero sotto un set, un break, e stavo quasi per portarla al quinto, vuol dire che c’ero. Ma come ho iniziato, non si commenta, le statistiche sono lì, poco da fare. Devo migliorare certe cose, l’inizio è stato un problema mentale, ho fatto una caterva di errori, lui non ha fatto nulla. Quando giocavo bene lui non sapeva che fare, questo è l’aspetto positivo. Non posso permettermi certe cose a questi livelli, metterlo nelle condizioni di farmi male. Ho anche servito meno bene delle altre volte oggi. Ho un attimo indietreggiato all’inizio del quarto, sul 3-0 mi ha tirato due dritti che avrebbe potuto prendere il gabbiano che volava fuori, e invece mi ha messo due vincenti.

Lì mi sono un attimo irrigidito, sono andato a servire controvento, e quello è stato un game cruciale, perché poi sono andato a servire controvento anche sul 4 pari. Lì ho sbagliato due dritti, uno in manovra in corridoio, quella è stata la chiave dell’incontro, insieme agli errori dell’inizio. È una cosa mentale. I tifosi non li conoscevo, ma mi ha fatto piacere, penso fossero di qui. Eh, Carreno Busta, Pouille, Gulbis, sono certamente nella lista di quelli che hanno raggiunto la top-10 e a cui non mi reputo inferiore. Con questa testa, tutti sanno che avrei potuto fare qualcosa di più, ma magari potevo fare anche di meno. I risultati parlano, è giusto così, anche i numeri parlano chiaro, sono statistiche, io sono sereno così”.

LE PAROLE DI CARRENO BUSTA – “Contro Fabio è sempre durissima, mi aspetto sempre di far fatica con lui. Ho dovuto giocare con intensità, e ho sbagliato troppo a volte. Nel quarto set quando ero sotto sono riuscito a salire di livello. Eh, lui a volte si distrae, si innervosisce, parla con l’angolo, con l’arbitro, non è facile per te, devi cercare di rimanere concentrato punto dopo punto. Tutto sommato è un buon momento per il tennis spagnolo, Bautista Agut gioca bene, io sono qui, Verdasco stava per vincere, Rafa è Rafa… ora ho Kei, sarà durissima, lui non ha gli alti e bassi di Fabio, ma non ha nemmeno le sue qualità”.

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Australian Open

Australian Open: sarà ottavo-super tra Serena e Halep, Osaka passa col brivido

MELBOURNE – La 18enne ucraina raccoglie appena tre giochi contro Williams, che adesso incontrerà la n.1 Halep: si preannuncio un ottavo di fuoco. Osaka e Svitolina superano Hsieh e Zhang in rimonta, bene anche Muguruza

Luca Baldissera

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Serena Williams - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista di Tennis Canada Tom Tebutt: verso Raonic-Zverev

 

da Melbourne, il nostro inviato

SERENA NON FA SCONTI – Tutta la tensione che la bravissima diciottenne ucraina Dayana Yastremska (57 WTA) ha saputo tenere a bada nelle precedenti, ottime vittorie, su Sam Stosur e Carla Suarez Navarro, viene fuori al cospetto di Serena Williams e della Rod Laver Arena. La si può capire, un palcoscenico simile, e una leggenda del tennis dall’altra parte della rete psicologicamente pesano. Doppi falli ed errori gratuiti a ripetizione nei primi game per Dayana, che non riesce a esprimere il gran tennis di potenza e aggressività messo in mostra qui a Melbourne finora. Ovviamente, Serena non si fa pregare, e in un quarto d’ora scarso vola 4-0 con due break, se Yastremska non si scuote in fretta qui rischiamo una stesa memorabile.

Un primo game di servizio tenuto senza patemi dall’ucraina provoca i consueti applausi di incoraggiamento che in questi casi fan spesso più male che bene all’umore della giocatrice in difficoltà. Williams continua il suo bombardamento alla battuta, Dayana cerca di rimanere in partita, ma il 6-2 è inevitabile. Non cambia granché nel secondo parziale, le qualità di Dayana si vedono solo a sprazzi (ricordiamo, per esempio, una legnata lungolinea spaventosa in risposta al servizio), ma con Serena ci vuole ben altro che una pallata ogni tanto. Sul 4-1 e servizio per la statunitense, che sta dominando in scioltezza, Yastremska chiede l’intervento del medico per una storta alla caviglia destra rimediata poco prima, a inizio secondo set, pare nulla di gravissimo ma certamente fastidioso e doloroso. Come si suol dire, piove sul bagnato.

Passata di poco l’ora di gioco siamo 5-1 per Williams, la malcapitata Dayana a questo punto comunica anche con il linguaggio del corpo che vorrebbe essere già sotto la doccia, e la possiamo capire. Poco dopo, Serena la accontenta brekkandola per la quinta volta, 6-2 6-1, un’ora e 7 minuti.

Per Yastremska, un’esperienza preziosa per il futuro. Per Williams, che ha perso 9 game in tre match finora, agli ottavi ci sarà la numero uno Simona Halep, che sembra essere entrata in forma con la gran vittoria ai danni di Venus Williams (6-2 6-3). La giocatrice rumena sta recuperando fiducia e colpi, probabilmente motivata dalla prospettiva di affrontare una dopo l’altra le sorelle statunitensi come ammetterà all’uscita dal campo. Contro Venus gioca una gran partita, per nulla macchiata dalla misera quota di dodici errori gratuiti, offrendo soprattutto una performance notevole in risposta: quasi la metà dei punti vinti, oltre la metà quelli sulla seconda di Venus. La statunitense si assicura raramente la linea di galleggiamento nel primo set, riesce a difendere il servizio solo in due occasioni su quattro e nelle altre due non può esimersi dal salvare occasioni di break. Simona deve tribolare un po’ solo per chiudere il parziale, ma è un set giocato – finalmente – da numero uno del mondo.

Halep continua a infierire e breakka ancora in apertura di secondo set, pungendo così l’orgoglio di una giocatrice pur sempre capace di raggiungere due volte la finale a Melbourne, l’ultima nel 2017 contro sua sorella. La controffensiva di Venus dura però lo spazio di un game, quello che le vale il contro-break propiziato da un paio di rovesci imprecisi di Halep. Quanto a tennis, oggi Halep è troppo superiore e si procura subito due chance di tornare in vantaggio con altrettante risposte lungolinea; Venus annulla con il servizio, ma le energie necessarie per salire 3-2 chiudono di fatto la partita. Halep si aggiudica quattro game di fila, lasciando alla sua avversaria appena cinque punti, e può finalmente sorridere. La leadership è salva per altre 48 ore, ma le sei giocatrici che la seguono in classifica sono ancora tutte in gioco e possono superarla: per continuare a sventare i loro attacchi, dovrà eliminare del torneo Serena Williams.

NAOMI RISORGE – Match con il brivido per Naomi Osaka. La campionessa dello US Open rischia grosso contro la talentuosissima Su-Wei Hsieh. Dopo aver servito per il set sul 5-4, Naomi si fa irretire dal tennis chirurgico e “accarezzato” dell’avversaria ed è costretta a salvare due set point sul 6-5 Hsieh. Ma sul terzo nulla può perché la 33enne di Taipei, che è una vera gazzella in campo, si difende benissimo e recupera tutto, aggiudicandosi così il primo parziale per 7-5. Molto tesa e fallosa, Osaka cerca troppo rapidamente il punto, andando quasi sempre fuori giri. Sempre più impaziente e nervosa, Naomi non riesce a venire a capo di una Hsieh serafica e in palla che, con il suo gioco di fino, sale così 3-0 e poi 4-1 nel secondo parziale.

Naomi Osaka – Australian Open 2019 (foto @AustralianOpen)

Tuttavia, la giapponese trova la chiave per risollevarsi. Gioca il tutto per tutto e, quando sembra sull’orlo del baratro, rientra in partita avvicinandosi sul 3-4. È un attimo. Osaka si calma, riesce a recuperare una situazione quasi disperata e a ribaltare l’inerzia del match prendendosi il secondo set per 6-4. Il resto è tutta un’altra storia. Hsieh, nonostante alcune magie, non riesce più ad essere “tagliente”; la n. 4 del mondo ritrova fiducia in se stessa e le giuste misure che le permettono di prendere definitivamente le redini del match staccando l’avversaria sul 4-1 per poi chiudere il match con lo score di 5-7 6-4 6-1. Agli ottavi di finale sfiderà la testa di serie numero 13 Anastasija Sevastova, che ha liquidato la cinese Qiang Wang con un doppio 6-3.

ANCHE ELINA SI SALVA – Sofferenza anche per Elina Svitolina. In vantaggio 4-2 nel primo parziale, la tennista ucraina subisce la rimonta di Shuai Zhang che, intraprendente e abilissima a rete, si fa sempre più offensiva, recupera il gap per poi andare a servire per il set sul 5-4. 20 i vincenti per lei che, alla fine, chiude il parziale per 6-4. La campionessa delle WTA Finals 2018, nonostante un fastidio alla spalla destra, trova il modo di reagire e questa volta, con un altro 6-4, è lei ad imporsi nel secondo set. L’inerzia dell’incontro cambia ancora poiché la cinese prende il largo sul 3-0 della terza frazione. Elina, mai doma, è bravissima a rialzare la testa; mette a segno 4 giochi di fila, passa in vantaggio sul  4-3 e va a servire per il match sul 5-3. Ma non finisce qui. C’è un ulteriore sussulto dell’avversaria che ripareggia i conti sul 5-5. Dopo tre ore di gioco e al secondo matchpoint, Svitolina chiude un match durissimo per 4-6 6-4 7-5, applaudita e sostenuta anche da Gaël Monfils, suo nuovo compagno. Al prossimo turno troverà Madison Keys, semifinalista a Melbourne nel 2015 (lo scorso anno si fermò invece nei quarti), che ha superato Elise Mertens per 6-3 6-2.

BENE MUGURUZA  Buoni segnali da parte della due volte campionessa Slam Garbine Muguruza. Dopo la sofferta vittoria contro Johanna Konta, la spagnola infatti supera anche la ex Top 10 Timea Bacsinszky con lo score di 7-6 6-2 in poco meno di due ore di gioco. La partita è il più classico degli scontri tra muscoli e cervello: le pesanti bordate di Muguruza contrapposte alle variazioni e di ritmo e agli angoli di Bacsinszky. Dopo un paio di break a testa, il primo set si conclude al fotofinish. Nel momento decisivo, la 25enne iberica gioca con grande incisività, portandosi a casa il tiebreak per 7 punti a 5. L’equilibrio sembra reggere anche nel secondo parziale. Ma piano piano la svizzera, da poco rientrata sul tour dopo una serie di infortuni, comincia a cedere, soprattutto con il servizio. Grazie ad un paio di break e ad una discreta solidità, Muguruza conquista il parziale e l’incontro. Per lei si tratta della quarta apparizione agli ottavi a Melbourne in carriera. Affronterà la vincente del match tra la nostra Camila Giorgi e la testa di serie n.7 Karolina Pliskova. 

Hanno collaborato Laura Guidobaldi e Valerio Vignoli

Risultati:

[1] S. Halep b. V. Williams 6-2 6-3
[16] S. Williams b. D. Yastremska 6-2 6-1

[18] G. Muguruza b. T. Bacsinszky 7-6(5) 6-2
[27] C. Giorgi vs [7] Ka. Pliskova

[4] N. Osaka vs [28] S.W. Hsieh 5-7 6-4 6-1
[13] A. Sevastova b. [21] Q. Wang 6-3 6-3

[17] M. Keys b. [12] E. Mertens 6-3 6-2
[6] E. Svitolina b. S. Zhang 4-6 6-4 7-5

Il tabellone femminile

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Australian Open

Born to run

Amanda Anisimova è una predestinata. L’abbiamo detto tante volte ma credeteci, questa volta è vero. Lei è nata per correre: forse Kvitova la fermerà agli ottavi, ma il viaggio è cominciato

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Dopo la folgorante vittoria ai danni di Sabalenka, da alcuni persino considerata tra le favorite per la vittoria dell’Australian Open, il tennis non può ignorare Amanda Anisimova, non più. A darle i natali circa 17 anni e mezzo fa è stata la cittadina di Freehold, New Jersey, la stessa che cinquantadue anni prima, nel bel mezzo dell’erogazione del Piano Marshall, ebbe l’ardire di regalare al mondo Bruce Springsteen. Col senno di poi si può dire che del piano facesse parte anche lui; nient’altro che un bene di conforto a lento rilascio, Bruce, che avrebbe cominciato a sortire i suoi effetti negli anni Settanta. Born in the U.S.A. ma soprattutto nato per correre, e Amanda sembra essere stata generata sotto la stessa stella da papà Konstantin e mamma Olga, nati a Mosca ma abbastanza facoltosi e lungimiranti da decidere di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1998. Amanda ha una sorella maggiore, Maria, che al momento della trasvolata aveva già dieci anni; ha giocato a tennis durante il college salvo poi concentrarsi sugli studi economici, che l’hanno portata ad assumere la direzione della Bank of America Merrill Lynch (nel 2017) ed essere indicata da Forbes come una delle trenta under 30 più influenti del mondo della finanza (nel 2018).

Due anni formidabili per le sorelle Anisimova. Sono gli stessi in cui la piccola Amanda si affaccia al professionismo e gioca il suo primo Slam tra i grandi, a Parigi nel 2017, qualche mese prima di concludere in bellezza la sua carriera juniores vincendo lo US Open. Nel 2018 comincia a correre per davvero. La spensieratezza con la quale schiena prima Pavlyuchenkova e poi Kvitova a Indian Wells, a soli sedici anni, genera chiacchiericcio attorno al suo nome ed è annebbiata solo in parte dall’infortunio alla caviglia destra a causa del quale è costretta a fermarsi per quattro mesi, appena salita sul trampolino per tuffarsi nel mondo dei grandi. “È stato frustrante perché stavo giocando alla grande, ho dovuto ricominciare da zero ed è stata dura. Mi sono presa un po’ di tempo per pensare ad alcune cose, per questo ho avuto alti e bassi nel corso della stagione”.

In fondo quando hai preso la racchetta in mano a due anni e subito hai capito – prima di poterlo realmente capire – che sarebbe stata la tua vita, non hai fretta di arrivare. Amanda rientra in campo a fine luglio con la caviglia ancora dolorante, giocando però subito bene a San José e Cincinnati (ottavi, come a Indian Wells). Per vederla in finale basta attendere fino a metà settembre, nel torneino di Hiroshima, dove soltanto una Hsieh in stato di grazia può impartirle una severa lezione.

 

Come detto, Amanda non ha fretta. Né di diventare una campionessa, né quando si appresta a servire, né quando costruisce il punto. Affronta ogni quindici come un rompicapo a tempo di cui conosce la soluzione, ragione per cui nei suoi occhi non si legge alcun affanno. A impressionare del suo tennis è poi l’equilibrio, la capacità di dividere il campo in due metà perfettamente equivalenti e utili allo stesso scopo: tirare colpi vincenti. “Molte persone mi dicono che ho un gran rovescio, ma a me piace giocare anche il dritto. Non credo di avere un colpo migliore dell’altro“. Dritto o rovescio che sia, per certo c’è che Amanda colpisce la palla sistematicamente quando sta salendo, giocando a ricattare il tempo, a volte quasi in demi-volée come ha prontamente rilevato un cronista durante la sua ultima conferenza stampa. La frenesia è ristretta all’istante di impatto con la palla, come nel caso di questo dritto tirato oggi a Sabalenka.

La scansione delle movenze di Amanda non ha prodotto una corrispondenza inequivocabile con tenniste del presente o del passato, né lei ci aiuta troppo rifiutando la pantomima degli idoli e dei modelli di comportamento con la consistente eccezione – in effetti ci si poteva pensare – di Maria Sharapova, con la quale ha scambiato qualche parola dopo la vittoria di oggi. “La guardo giocare da quando era piccola, mi è sempre piaciuto guardare anche le sue interviste. È una grande persona anche fuori dal campo“. Lunghe leve e occhi – un po’ meno glaciali – fissi sull’avversaria come quelli di Maria, alla quale proverà a rubare quella sottile capacità di dominare la competizione emotiva con la partita, concentrandosi esclusivamente sulla propria metà di campo. Talenti con cui si nasce, ma che vanno allenati giorno per giorno circondandosi delle persone giuste.

Nel suo team la figura di riferimento è sempre stata papà Konstantin, che per favorire le occasioni di incontro tra sua figlia e i migliori allenatori statunitensi aveva scelto di spostare la famiglia in Florida. Si respira tennis, da quelle parti: a Bradenton sorge l’accademia di Bollettieri, a Lake None il campus USTA dove Anisimova si è spesso allenata. Compiuti undici anni, Anisimova è stata affidata alle ‘cure’ di Nick Saviano, che di lì a un paio d’anni avrebbe contribuito al 2014 miracoloso di Eugenie Bouchard; Saviano continua seguire Anisimova come coach fino al 2017 per poi essere sostituito da Max Fomine, già nel team in qualità di hitting partner. Il rapporto con Saviano è rimasto ottimo, tanto che Amanda torna ad allenarsi con lui quando fa base in Florida, ma ad accompagnarla nei tornei sono rimasti soltanto il papà e Max Fomine.

Questo, di torneo, non è ancora finito. Amanda sarà la prima giocatrice nata nel nuovo millennio a giocare un ottavo di finale Slam e affronterà Petra Kvitova, già malmenata qualche mese fa in California. La giocatrice ceca è in gran forma e intende procedere verso il titolo, ma coincidenza vuole che questo sia esattamente lo stesso obiettivo della 17enne di Freehold. “Il mio sogno? Voglio vincere già questo torneo!” ha risposto con il sorriso a un giornalista, puntando però il dito sul tavolo perché non sembrasse solo un capriccio di gioventù. Quando sei nata per correre, l’ambizione è il tuo destino.

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