Quarti da re al Foro. Fognini si regala Nadal per la sua prima volta (Crivelli). Davin: "Se resterà lucido, se la giocherà: al resto potrà pensarci il pubblico" (Cocchi). Nadal: "Sarà dura, sfido un grande talento. Ma io non cambio" (Crivelli). Giorgi: "Azzurra? Non vedo l’ora" (Scalia)

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Quarti da re al Foro. Fognini si regala Nadal per la sua prima volta (Crivelli). Davin: “Se resterà lucido, se la giocherà: al resto potrà pensarci il pubblico” (Cocchi). Nadal: “Sarà dura, sfido un grande talento. Ma io non cambio” (Crivelli). Giorgi: “Azzurra? Non vedo l’ora” (Scalia)

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Quarti da re al Foro. Fognini si regala Nadal per la sua prima volta (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Appuntamento a corte: lo aspetta addirittura il Re dei sette trionfi al Foro. Fabio contro Rafa, sarà l’episodio numero 14 di una saga mica così scontata, perché è vero che il maiorchino è avanti 10-3, ma tanti incroci hanno viaggiato su un filo sottilissimo e il nostro eroe, dopo il successo su Gojowczyk, lo ricorda con parole appuntite: «E’ tornato a casa scontento più di una volta, dopo i match con me…». Un mezzogiorno da sangue e arena. Fogna se lo conquista con pazienza e lucidità, alzando il volume del gioco a metà del secondo set per allungare senza più voltarsi indietro, scacciando con variazioni di ritmo, tagli infernali e un paio di dritti finiti a baciare l’incrodo delle righe la pressione di un traguardo mai raggiunto prima: «Sul 3-3 del secondo set ho capito che dovevo spingere io, perché ho iniziato a sentire le gambe dure per la tensione». L’avvio infatti era stato nervoso: Fabio si ritrova sotto 4-2 con l’altro che serve prime tutte sopra i 200 all’ora (228 la velocità massima). Il tedesco è piuttosto monocorde, ma spacca alla battuta e con il rovescio bimane, quando trova la misura soprattutto in lungolinea, sa far male: «Non lo conoscevo, sapevo solo che giocava piatto; di rovescio è difficile da gestire, sul veloce non vorrei mai incontrarlo». Ma questa è la terra, questa ormai è una casa confortevole. Fognini si ridesta, rimonta il break, mantiene perfino la calma dopo un’animata discussione col giudice di sedia per un servizio buono chiamato fuori e si regala un altro break per il l° set. Il vantaggio rasserena ed è uno stimolo, nel secondo set il servizio diventa un alleato senza balbettii («Sto bene, sto gestendo ottimamente anche la battuta, per me è importante, non sono Karlovic») e quando nel decimo game ogni scambio si fa caldo, Gojowczyk si scioglie con un doppio fallo e un altro paio di regali, fino al passante di dritto vincente che chiude la contesa e rinnova il fresco amore di Fognini per Roma: «Finalmente io e il pubblico ci capiamo, grazie ragazzi». Per il numero 21 del mondo (ma potrebbe entrare di nuovo nei 20) è la quarta volta ai quarti di un Masters 1000 (Montecarlo 2013, Cincinnati 2014 e Miami 2017 i precedenti) e la piccola impresa merita la condivisione con il coach argentino Davin, uno che non ama apparire ma sa costruire: «E’ uno dei migliori allenatori della mia carriera, insieme a José Perlas. Franco e José sono diversissimi l’uno dall’altro: con il primo ogni tanto dovevo intervenire per fermarlo, parlava in continuazione. Franco è molto più pacato, ci sono volte in cui devo tirargli fuori le parole di bocca. A un certo punto avevo bisogno di stimoli nuovi, e lui si è rivelato una scelta eccellente, e poi ci troviamo bene anche fuori dal campo». (…)

 

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Davin: «Se resterà lucido, se la giocherà: al resto potrà pensarci il pubblico» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

E’ colui che sta domando il «bisbetico» Fognini. Franco Davin, il tecnico argentino, entrato nel team da ormai più di un anno, sta cercando di riportare l’azzurro ai livelli migliori. Un binomio che funziona: Fabio si fida di lui e insieme al preparatore Cordero stanno lavorando sodo anche sulla preparazione fisica, come sull’alimentazione e la costanza di rendimento. «La partita di ieri non era per nulla facile – commenta Davin -, perché dopo aver vinto un match difficile contro Thiem si trovava ad affrontare un avversario sulla carta più semplice e poteva perdere la concentrazione. Invece è stato bravissimo e ha giocato bene». Fognini non ha mai amato molto il Centrale, bellissimo stadio che a volte può dare una sensazione di smarrimento eppure, mai come in questi giorni, il campo principale del Foro Italico è stato vicino al suo campione. «Giocare in Italia non è mai facile – ha spiegato il coach – perché sugli spalti il pubblico è fantastico, ma tutti diventano coach… In qualunque posto ti trovi, al bar, in albergo, al ristorante, trovi qualcuno che ti dice che devi vincere, che devi giocare così, che devi fare cosà… e la pressione aumenta». Sembra però che Fabio stia acquisendo una capacità maggiore di tenere la testa in campo senza farsi trascinare dagli eventi. Così ieri, quando ha polemizzato a lungo per una chiamata dell’arbitro alla fine del primo set, il timore diffuso è stato che Fognini perdesse la testa e quindi il set e, con grande probabilità, anche la partita. «Siamo contenti che abbia mantenuto i nervi saldi, ha lottato e se ha vinto è anche merito della gente. Sono stati bravissimi, lo hanno spinto e caricato anche nel momento difficile, sono stati fantastici e Fabio lo ha apprezzato molto». Contro Nadal il Centrale sarà un girone dantesco. Si gioca il match delle meraviglie, un quarto di finale infuocato tra il più grande sulla terra rossa e il beniamino di casa. Fabio sa che cosa aspettarsi, ha già battuto Rafa in passato e con la carica di questi giorni il miracolo potrebbe ripetersi: «Può fare una grande partita, sappiamo che non sarà facile, inutile dire che Rafa su questa superficie è il migliore, ma i tennisti lavorano e si preparano anche per giocare queste grandi partite nella vita. Fognini si farà trovare pronto. Quando ho iniziato a lavorare con lui ho subito pensato che la cosa più importante fosse dargli la tranquillità giusta per giocare con un rendimento costante senza i soliti alti e bassi – spiega l’argentino -. In allenamento ormai ci riesce sempre, mentre in partita a volte inciampa. Magari sente che sta giocando bene, poi se succede qualcosa perde la lucidità». E’ successo al secondo turno con Thiem, mentre ieri ha mantenuto un livello piuttosto stabile: «Sono sicuro – chiude Franco Davin -: se Fabio riuscirà a conquistare continuità in campo, i risultati arriveranno. E allora sì che ci divertiremo».

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Nadal: «Sarà dura, sfido un grande talento. Ma io non cambio» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il ragazzo si farà. Ma il vecchio leone ha gli artigli ancora troppo puntuti per sperare di nuovo nella rivoluzione. E poi se c’è una cosa che più di ogni altra rappresenta plasticamente la grandezza di Nadal, è l’applicazione feroce, la concentrazione terribile che mette nei match contro avversari che l’hanno battuto contro pronostico. Perciò il predestinato Shapovalov si accorge subito che sarà un pomeriggio differente rispetto a Montreal dello scorso agosto, quando a sorpresa sconfisse l’allora n. 1 del mondo agli ottavi del Masters 1000 canadese. La sfida più attesa di giornata, l’incrocio tra l’epigono dell’irripetibile epoca d’oro e il monello più dotato della Next Gen, si stampa sul libro di Rafa e dunque sarà lui l’avversario di Fognini: «Sarà una partita difficile, Fabio ha grande talento, sta attraversando un ottimo momento e gioca in casa. Ma non la preparerò diversamente dal solito, cercherò come sempre di essere competitivo». La terra non è il cemento: qui sopra servono qualità e strategie che il teenager Denis ancora non maneggia, malgrado le indubbie qualità. Per otto game resta a galla, anzi si prende pure qualche soddisfazione con quel dritto tagliente come una lama, ma Rafa è granitico al servizio (alla fine concederà solo cinque punti alla battuta) e alterna palle senza peso a rasoiate con l’uncino mancino, prima di sfondare finalmente con la risposta. Sipario, i 29 gratuiti del canadese sanguinano, ma per provare a stare vicino al monumento («Rafa è un essere oltre l’umano, è una leggenda», lo beatificherà in conferenza stampa) doveva prendere rischi che non pub ancora gestire, non sul rosso. Anche se Nadal gli concede l’onore delle armi: «E’ un giocatore completo, serve bene, si muove bene e non ha bisogno di consigli per crescere e arrivare nella top ten: ci riuscirà da solo». L’anno scorso Rafa ai quarti si fermò contro Thiem e chissà che non sia di buon auspicio per Fognini, ma per certo a Roma, dopo aver banchettato da dominatore per sette volte, non vince il torneo dal 2013: «La verità è che non c’è nulla di strano né ci sono ragioni particolari: il 2015 per esempio è stato un anno molto difficile e non ho vinto da nessuna parte, mentre la scorsa stagione sono arrivato un po’ stanco dopo le vittorie di Montecarlo, Barcellona e Madrid». Dovrà comunque vincere il torneo per tornare al numero uno del mondo, un posto che per la storia prima o poi per forza apparterrà pure a Shapovalov.

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Sascha c’è e dice 11 (Corriere dello Sport)

Fognini fa ciò che deve, Nadal fa ciò che ci si aspettava. La sfida ai quarti di finale che il pubblico romano attendeva è servita. Pochi giri di parole: ci sono partite da vincere e basta. «Ho vinto, basta», è la prima cosa che Fabio Fognini dice sedendosi per la conferenza stampa post-partita. Fogna ha fatto il suo dovere, né più né meno. Doveva vincere perché Peter Gojowczyk non ha il tennis per poterlo battere, almeno sulla terra battuta mentre «sul veloce è uno che non vorrei incontrare», dice Fabio. L’azzurro scivola indietro di un break nel primo set, ma piazza un parziale di quattro game consecutivi che lo porta dal 2-4 al 6-4. Nella seconda frazione la storia si ripete. Entrambi difendono, faticando, la battuta e al tedesco è fatale il decimo game: due doppi falli, un paio di numeri di Fognini e l’ultimo passante straordinario dell’azzurro costano set e match a Gojowczyk. Il successo contro il numero 53 del mondo vale a Fognini i primi quarti di finale agli Internazionali BNL d’Italia dove troverà il peggiore che gli potesse capitare. Sarà, difatti, Rafa Nadal a contendere al ligure l’accesso alle semifinali. Il maiorchino ha vendicato sul Centrale la sconfitta subita contro Denis Shapovalov a Montreal lo scorso agosto. Il baby fenomeno canadese resiste con le unghie in avvio, tanto che cancella sette palle break nei primi due turni di servizio, prima di cedere quasi inevitabilmente nel settimo game. Rafa gestisce, amministra e, col servizio a disposizione, sigilla il set sul 6-4. Di tutt’altro tenore la seconda frazione: il break del maiorchino qui arriva immediatamente e Rafa fa il bis nel quinto game. Nel mezzo Shapovalov riesce soltanto a evitare il bagel, prima di arrendersi sul 6-1 finale dopo un’ora e 22 minuti. Non aveva nulla da vendicare Novak Djokovic, anzi. Il serbo ha confermato la tradizione vincente contro Abert Ramos battendolo per 6-1 7-5. Lo attende ai quarti di finale Kei Nishikori che ha liquidato in soli 63 minuti Philipp Kolschreiber. Continua la striscia verde di Sascha Zverev, arrivato a quota undici successi consecutivi con due tornei vinti sul rosso, Monaco di Baviera e Madrid. Il tedesco ha avuto bisogno addirittura di otto match point – tutti nel tie-break del secondo set – prima di mettere k.o. un arcigno Kyle Edmund. Ai quarti il campione in carica del Foro Italico affronterà David Goffin che ha beneficiato del ritiro di Juan Martin del Potro sul 6-2 4-5 in favore del belga. A fermare Delpo un problema agli adduttori. La stava combinando grossissima Pablo Carreno Busta: lo spagnolo s’è fatto trascinare al terzo set dilapidando un vantaggio di 5-0 nella seconda frazione dopo aver vinto il primo set contro Bedene. Perso il tie-break, Carreno Busta s’è ripreso ed è tornato a macinare, risolvendo il match sul 6-2. Ai quarti troverà Marin Cilic. La quarta testa di serie del torneo ha archiviato la pratica Paire con il punteggio di 6-3 6-4.

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Sharapova alza la voce (Corriere dello Sport)

Se era stato fin troppo semplice l’insidioso esordio contro Naomi Osaka, il match di ottavi di finale di Simona Halep contro Madison Keys non c’è neanche stato. Colpa (o causa) dell’americana, fermata da un problema alla schiena, che aveva già richiesto l’intervento del medico nell’incontro di secondo turno vinto in due tie-break con Donna Vekic. In mattinata Keys ha deciso di non voler rischiare comunicando agli organizzatori il forfait e spianando la strada della numero uno del mondo che accede ai quarti di finale con una partita giocata e un solo game perso. Vincono in rimonta due partite simili la campionessa in carica degli Internazionali BNL d’Italia, Elina Svitolina, e quella del Roland Garros, Jelena Ostapenko. Sulla Next Gen Arena, l’ucraina ha un inizio traumatico che si sintetizza addirittura in un 6-0. La reazione, però, è quella della solita campionessa arcigna e il 6-3 6-2 con cui costruisce la rimonta la porta ai quarti di finale dove sarà partitissima contro Angelique Kerber che ha liquidato con un duplice 6-1 la greca Maria Sakkari, una delle sorprese del torneo. L’altra rimonta d’autore viene dal Pietrangeli dove Ostapenko ricuce un set di svantaggio e la spunta al terzo set per 6-4 grazie a un unico break arpionato nel primo game. Sharapova e Gavrilova si erano affrontate qui al Foro Italico quando l’australiana venne “adottata” dal pubblico di Roma che la trascinò fino alla semifinale. Lì, però, Dasha dovette arrendersi a Masha, contro cui peraltro aveva vinto qualche settimana prima a Miami. Maria Sharapova – tre volte campionessa a Roma – vola ai quarti di finale dopo aver regolato Daria Gavrilova in due set. L’australiana (ma solo di passaporto) probabilmente non aveva ancora smaltito la maratona terminata a notte inoltrata la sera precedente contro Muguruza, e non può andare oltre il 6-3 6-4 finale. La Venere nera del tennis cade sul Centrale, e ad affossarla è ancora una volta Anett Kontaveit, di quindici anni più giovane. L’estone bissa il successo ottenuto contro la maggiore delle sorelle Williams la settimana scorsa a Madrid. Nel torneo spagnolo Kontaveit si è imposta in rimonta, mentre oggi le sono bastati due set per archiviare la pratica, 6-2 7-6 lo score. Vince anche Caroline Garcia contro Sloane Stephens nella sfida tra giocatrici con classifiche più vicine tra quelle del programma odierno.

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Giorgi: «Azzurra? Non vedo l’ora» (Lorenzo Scalia, Corriere dello Sport)

Nelle tristi eliminazioni a raffica del primo turno sia della vecchia guardia (Errani, Vinci e Schiavone) sia del nuovo corso (Rosatello), c’è un raggio di sole sul movimento rosa: la pace scoppiata tra Camila Giorgi e la Federtennis dopo due anni di battaglie legali, multe, fraintendimenti e prove di intesa sfumate. Gli Internazionali Bnl d’Italia sono diventati un’occasione per chiarirsi. Tutto azzerato dopo l’incontro informale tra la numero 56 al mondo e il presidente Angelo Binaghi. Si riparte da capo insieme, cancellando quel gran rifiuto alla maglia azzurra. Gli occhi di Camila sono sereni: «Mi piace poter giocare con la maglia azzurra – ha detto a Supertennis – penso che sia quello che tutti vogliono. C’è stato un malinteso (anche se le cose sono andate diversamente, ndr), ma è il passato. Adesso abbiamo chiarito e ne sono felicissima. E ora di pensare al presente. Non vedo l’ora che arrivi l’anno prossimo per poter indossare di nuovo la maglia azzurra e poter giocare in Fed Cup. Proverò come sempre a dare il massimo». Giocherà il singolare. La sua avversione per il doppio, del resto, è un fatto conclamato: non ha nemmeno un ranking Wta e in carriera ha disputato solamente quattro partite in tandem, perdendole tutte. I primi contatti sono stati avviati immediatamente per la Fed Cup 2019, quando l’Italia giocherà per il World Group II (la Serie B della Davis al femminile). «Se ho già parlato con la capitana Garbin? Si, ma solo della mia partita al Foro. Delle emozioni che ho provato. E stato un incontro cordiale, abbiamo discusso di tennis. Adesso voglio giocare tante partite e cercare di migliorare in campo su tanti aspetti del mio gioco, pensando anche alla Nazionale», ha aggiunto la 26enne, che non è riuscita a centrare il tabellone principale di Roma, fermandosi di fronte a Danielle Collins al terzo set. E’ chiaro anche che c’è da ricreare un feeling con le compagne. «Ho un buon rapporto con tutte le ragazze, siamo abbastanza amiche…», dice Camila. Da segnalare però che Sara Errani ha commentato il rientro della Giorgi con una faccia che era tutto un programma: «L’ho saputo quando è uscito il comunicato stampa. Non ho molto da dire, preferisco non esprimermi sull’argomento». Sembra tutto meno che un silenzio assenso…

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Alcaraz: «Sono da Slam, ma prima imparo a battere Sinner» (Cocchi)

La rassegna stampa di domenica 7 agosto 2022

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Alcaraz: «Sono da Slam, ma prima imparo a battere Sinner» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

A Carlitos Alcaraz non fa paura quasi nulla. A 19 anni il teenager allevato da Juan Carlos Ferrero è già numero 4 al mondo, ha vinto 5 titoli Atp e battuto record di precocità di ogni genere. Eppure, ultimamente, sembra avere un incubo ricorrente: entra in campo per una partita importante, affronta un giocatore italiano e perde. Quest’anno gli è già successo 4 volte: ha cominciato Berrettini agli Australian Open, ha proseguito Sinner a Wimbledon, Musetti ad Amburgo lo ha battuto per la prima volta in finale, e il secondo incrocio con Jannik, a Umago la settimana scorsa, è finito ancora con una sconfitta nella battaglia per il titolo. E dire che Alcaraz, di partite, in tutto il 2022 ne ha perse soltanto sette contro 42 vinte.
Carlos, ma non è che adesso non viene più in vacanza in Italia o boicotta la pastasciutta…

Ma no (ride)! L’ Italia me gusta moltissimo, e mi sono sempre trovato bene. Per questo si salva, altrimenti non ci verrei più: gli italiani mi hanno dato qualche dispiacere di troppo ultimamente (se la ride ancora, ndr). Prima Berrettini, poi Musetti e due volte Sinner. Sono giocatori tutti molto forti e con caratteristiche completamente differenti. Mi hanno dato davvero del filo da torcere, anche se in alcuni casi la vittoria mi è mancata per qualche piccolo dettaglio. Sinner è sicuramente quello che più mi ha sorpreso. Contro Berrettini sapevo a cosa sarei andato incontro, conoscevo il suo stile, con Musetti uguale. Jannik però mi ha sorpreso: per il modo dl stare in campo e per il livello di aggressività che riesce a esprimere in ogni scambio. In campo ci diamo battaglia ma fuori siamo tutti amici.

 

Prima di Amburgo e Umago non aveva mai perso in finale. Come ha reagito a questa novità?

All’inizio mi è presa male, lo ammetto. Forse l’ho vissuta in modo più drammatico del dovuto. Poi, col passare del tempo, e ripetendo la stessa esperienza una settimana dopo, ho capito che a volte perdere può pure fare bene, perché ti insegna come reagire. Impari a gestire meglio i tuoi sentimenti. […] Ora andiamo in America, lì ho vinto Miami e fatto semifinale a Indian Wells, l’obiettivo è giocare al massimo livello possibile e guadagnare tanti punti. E poi c’è Io Us Open: a New York voglio fare quel che non mi è riuscito negli altri Slam, ovvero andare oltre i quarti.

Quanto si sente vicino a vincere uno Slam? E quale vorrebbe conquistare per primo?

Penso di esserci abbastanza vicino visto che ho raggiunto i quarti. Fino a ora mi è mancato qualcosa. magari un po’ di esperienza nei match 3 set su 5, ma non sono lontano dall’arrivarci. Non ho una preferenza su quale vincere prima… Non mi sembra il caso di fare lo schizzinoso sui titoli Slam!

Con Nadal, Djokovic e Federer abbiamo vissuto un’epoca magica. Pensa mai che un giorno potrebbe toccare a lei, magari con Sinner, far sognare gli appassionati per oltre un decennio?

No, non l’ho pensato. Non è mancanza di fiducia nelle mie capacità o in quelle dei miei colleghi, ma non penso che io e gli altri giovani potremmo ripetere quello che è stato fatto da loro. Stiamo parlando di un’impresa impossibile e che per ora non è nei miei pensieri. Preferisco stare con la testa e i piedi ben piantati nel presente. […]

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Agamenone «Non ho paura di sognare» (Ercoli)

La rassegna stampa di venerdì 5 agosto 2022

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Agamenone «Non ho paura di sognare» (Lorenzo Ercoli, Corriere dello Sport)

A ventisei anni stava per abbandonare il tennis, tre stagioni dopo incanta Umago con una semifinale e si porta a un passo dalla top 100 mondiale. Potrebbe sembrare la trama del sequel di “Match Point”, scritta e diretta da Woody Allen, ma è semplicemente la storia di Franco Agamenone. Il racconto del tennista italo-argentino, dal 2020 in campo con nazionalità italiana, inizia nel 1993 a Cordoba, ma ha dei marcati tratti tricolore. «C’è stato un periodo in cui facevo fatica ad entrare in campo e a ogni sconfitta crollavo mentalmente. Prima di trasferirmi in Italia avevo quasi smesso di crederci», raccontava qualche tempo fa l’attuale numero 108 del mondo, a inizio 2020 ripartito fuori dalle prime mille posizioni. Giovane, Franco si era subito fatto strada come uno dei prospetti più interessanti del tennis argentino, ma non appena sono mancati i risultati nei primi anni di professionismo, sono venute meno anche le condizioni di stabilità economica. La rinascita parte da Lecce, dove ha trovato un ambiente ideale e soprattutto un maestro perfetto, Andrea Trono. Ingaggiato dal CT Mario Stasi come semplice giocatore per il campionato a squadre, Franco strega il capitano, che fa di tutto per convincerlo a provarci un’ultima volta. L’opera va a buon fine e regala un nuovo tennista alla batteria tricolore: «Qualche anno fa non stavo bene, ma ci ho provato di nuovo e a Lecce ho trovato la situazione perfetta. La gente mi vuole molto bene ed in qualche modo qui riesco a respirare l’odore di casa: sono davvero felice». La consacrazione di Franco è arrivata a più di 11.000 km dall’Argentina, la stessa distanza percorsa dai suoi bisnonni quando, come centinaia di migliaia di italiani a cavallo tra il 1902 ed il 1912, migrarono in Sud America alla ricerca di un futuro migliore. Più di cent’anni dopo Franco ha percorso la rotta inversa per cercare fortuna qui, lontano dagli affetti più cari. In tempi recenti la famiglia Agamenone è stata lontana per più di un anno e mezzo, la reunion è avvenuta a giugno in occasione della trasferta di Wimbledon. «Per chi ha famiglia in Argentina non è facile fare questo lavoro perché siamo sempre in giro e tornare a casa è molto più difficile per noi che per i giocatori europei. Rivederci dopo quasi due anni è stato un momento toccante per tutti. Siamo stati insieme per un mese e i miei genitori sono rimasti molto sorpresi dai miei miglioramenti in campo». Giocatore sopra il metro e novanta, Agamenone ha scoperto all’improvviso di poter giocare un tennis diverso, in grado di poterlo portare a vincere anche sul cemento. Nelle ultime due stagioni ha impreziosito la sua ascesa con i titoli Challenger di Praga, Kiev e Roma, ma i veri capolavori sono la partecipazione al tabellone principale del Roland Garros e la recente semifinale all’ATP 250 di Umago dove si è fermato al cospetto del n.1 d’Italia Jannik Sinner «Sono contento. Ho sempre creduto di poter arrivare vicino alla top 100 e adesso sono convinto di potermi spingere oltre: non ho paura di sognare. Il mio segreto? Non penso mai alla classifica ma solo a migliorare, il resto viene da sé».

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Zeppieri: «Io, tennista per caso grazie alla scuola» (Burreddu). Un’onda azzurra su New York: 34 italiani (Fiorino)

La rassegna stampa di mercoledì 3 agosto 2022

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Zeppieri: «Io, tennista per caso grazie alla scuola» (Giorgio Burreddu, Corriere dello Sport)

Due anni fa stava per smettere. «Volevo farlo, sì. Fortuna che i miei genitori mi hanno fatto riflettere. Loro sono per la libertà: scegli tu, ma sempre con attenzione. E’ che non mi divertivo più, mi ero rotto. Ero bloccato». Se Giulio Zeppieri avesse lasciato il tennis, oggi mancherebbe un tassello prezioso al maestoso mosaico dello sport italiano. Andate a rivedervi la bellezza delle tre ore giocate da Zeppo (è così che lo chiamano) contro Alcaraz, a Umago, in semifinale, e capirete che il tennis azzurro ha colori infiniti. Uno è lui. «E’ stata la prima sfida contro un giocatore di quel livello. Carlos, sulla terra, è tra i primi tre del mondo. Io fermato dai crampi. Doveva andare così, quasi mi scappava da ridere. Però quel match mi ha fatto capire che a quel livello passo starci e che però devo lavorare ancora tanto. Il mio tennis è moderno, aggressivo per comandare lo scambio. Il gioco migliore lo faccio così, non quando temporeggio».

Il primo a contattarla dopo la partita contro Alcaraz?

 

La mia ragazza. Ma tutti sono contenti per me. E orgogliosi.

Come ha cominciato?

A scuola, prima elementare. C’erano due corsi pomeridiani di tennis, scelsi un po’ a caso. Facevo tantissimi sport. Calcio, nuoto, sci, baseball, basket. Sono iper competitivo. Quando, a dodici anni, ho capito di esserlo ad alto livello, ho pensato di potermi anche divertire.

Per lei che cos’è lo sport?

Apertura mentale. Vedo posti nuovi, conosco gente, altre culture. E poi mamma mi ha inculcato un pensiero: mai stare con le mani in mano.

Ha capito cosa ci vuole per essere un grande tennista?

Sì, da un po’: bisogna lavorare tutti i giorni, il talento non basta e la testa fa molto, il 70%. Ora sto giocando meglio di rovescio rispetto a prima, sto cercando di fare più lavori a rete. Il servizio e il dritto sono i miei colpi migliori, ma sto lavorando su tutto, per essere completo.

Qual è il suo sogno?

Diventare un tennista professionista e essere contento della mia vita. Guardare indietro e dire: no, non ho rimpianti. Mi piacerebbe vincere Roma o uno tra tutti gli Slam. Per ora l’obiettivo è migliorare. So che questo è un anno interlocutorio. Se finisco cento al mondo, bene. Ma non è un pensiero fisso. Vivo a Roma da qualche mese con altri cinque ragazzi, tutti tennisti, più piccoli e anche più grandi. E’ stato un passo importante. Io sono romano, ma sono cresciuto a Latina: gli amici , la famiglia, tutto lì. Lasciare casa non è facile. Però è un passo che andava fatto. Anche così si diventa grandi. 

Un’onda azzurra su New York: 34 italiani (Luca Fiorino, Corriere dello Sport)

Un’ondata azzurra imperversa su New York Matteo Berrettini e Jannik Sinner sono pronti a guidare una spedizione italiana da record per gli Us Open, ultimo Slam stagionale al via il 22 agosto sui campi in cemento di Flushing Meadows con il tabellone di qualificazione, al quale sono iscritti per la prima volta nella storia ben 22 azzurri. I cinque italiani già sicuri di un posto nel main draw – oltre al romano e all’altoatesino ci sono Fabio Fognini, Lorenzo Sonego e Lorenzo Musetti – aspettano buone notizie dal plotone guidato da Franco Agamenone e Giulio Zeppieri. Dopo l’ottima prestazione contro Carlos Alcaraz, il tennista di Latina si prepara all’appuntamento negli States con tanta più consapevolezza. «Sono molto elettrizzato all’idea di poter giocare a New York – confessa Zeppieri – Immagino che assisteremo a tanti derby». Musetti, appena entrato per la prima volta in top 30 dopo essere diventato ad Amburgo il terzo italiano più giovane a conquistare un titolo ATP, è entusiasta. «Partirò martedì prossimo per Cincinnati. Spero di giocare più partite possibili prima degli Us Open per potermi riabituare alla superficie. Voglio mantenere la stessa mentalità propositiva di questo periodo». Nell’entry list femminile figurano invece Martina Trevisan, Camila Giorgi (chiamata a difendere prima il prestigioso titolo conquistato alla Rogers Cup), Jasmine Paolini e Lucia Bronzetti. Nel tabellone cadetto proveranno invece a sbaragliare la concorrenza altre tre azzurre: Sara Errani, Lucrezia Stefanini ed Elisabetta Cocciaretto. «Sarà un’esperienza nuova perché gli Us Open li ho giocati soltanto a livello juniores – rivela la marchigiana – ma darò il massimo per qualificarmi». Tra uomini e donne, dunque, i tennisti azzurri iscritti allo Slam americano sono 34. Una marea tricolore.

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