Cecchinato: “È scattato un click nella testa, sono un nuovo Ceck”

Interviste

Cecchinato: “È scattato un click nella testa, sono un nuovo Ceck”

Marco Cecchinato è in semifinale al Roland Garros. Le sue dichiarazioni al termine della partita

Pubblicato

il

[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 24 – Marco delle meraviglie

Miracolo Cecchinato al Roland Garros: l’Italia torna in semifinale dopo 40 anni

Da Parigi, i nostri inviati Antonio Garofalo e Ilvio Vidovich

 

Marco, hai giocato un tennis fantastico oggi.
Sì, hai detto bene, un tennis fantastico. Ero avanti due set a zero contro Novak, poi nel terzo ero un po’ stanco e anche all’inizio del quarto ho rischiato di andare sotto di due break. Poi ho ricominciato a giocare bene e nel tie break veramente molto, molto bene. Tante occasioni, dei bellissimi punti e alla fine ho vinto. Fantastico!

Cosa vi siete detti dopo il match con il tuo avversario?
Con Novak ci conosciamo molto bene. Dopo il match mi ha fatto le congratulazioni, io ero felicissimo.

Dopo il match tu e Novak vi siete scambiati un caldo abbraccio. Come è stato condividere il momento della tua vittoria?
Novak è una bella persona. Per me è incredibile che Novak sia venuto dalla mia parte del campo e mi abbia detto: “Congratulazioni, è un grande momento per te. Buona fortuna”. Si tratta di un sogno per me.

Fino a dieci giorni fa non avevi mai vinto un match in uno Slam ed ora sei in semifinale. Come te lo spieghi?
Sono molto felice. Prima di venire qui ero in un buon momento di forma. Poi ho vinto il primo incontro e match dopo match mi sentivo meglio… È un momento speciale per me.

Quali sono state le tue emozioni nel tiebreak del quarto, con quei colpi pazzeschi. E come hai fatto a tenere a bada i nervi in quei momenti?
Sì è veramente dura raccontare le emozioni del tie-break. Ero molto nervoso per le occasioni mancate. Specie il terzo match point, quando avrei potuto tirare un vincente e invece ho messo una palla così così. Sull’ultimo, quando ho visto la palla sulla riga sulla riposta, è stato il più bel momento della mia vita.

Perchè hai ricevuto il warning?
Sono andato a cambiare le scarpe in spogliatoio, ma la regola dice che posso farlo solo per andare in bagno. Non sapevo che ci fosse questa regola ed ho preso le scarpe. Ma non era possibile.

Qualsiasi cosa succeda in semifinale, credi cambierà la tua vita dopo questo torneo?
Credo che questo torneo mi cambi la vita. Dopo il Roland Garros avrò bisogno di riposare e di realizzare la cosa e vedere come sarà la mia vita.

Adesso sei tra i primi 30. Sarai testa di serie a Wimbledon. Credi di poter essere in grado di giocare a questo livello anche sull’erba?
Un bene per i miei avversari se sarò testa di serie. Quest’anno cambio i piani e giocherò prima di Wimbledon un paio di tornei, ho il ranking per permettermelo. Così potrò preparare meglio Wimbledon rispetto allo scorso anno. E vedremo. Perché non potrei vincere anche sull’erba?

Hai un 13 sul tuo braccio. Sei superstizioso? Hai qualche rituale prima del match?
Tanti rituali, tanti. Il 13 è il mio numero e volevo tatuarmelo.

Giocherai contro Thiem. Visto quello che hai fatto, credi di poter arrivare in finale?
Sì, ho vinto l’ultimo match contro Thiem. Credo fosse la finale di un Futures. Ricordo quel match e quindi perché no? Voglio credere di poter battere anche Dominic.

Marco, come hai fatto a migliore così in cinquanta giorni? Hai un preparatore mentale?
Sono un nuovo Ceck, è scattato qualcosa nella mia testa. Non ho un mental coach. Magari sto maturando io a venticinque anni, non è tardi. Da due mesi a questa parte credo nelle mie potenzialità, ma c’è un gran lavoro dietro. Credo che ogni tanto possa scattare quel click che ti fa fare un salto del genere.

Tie break clamoroso, due volée incredibili di Djokovic, cosa ti è passato per la testa quando ti ha annullato i match point?
Ho visto i fantasmi. Pensavo di averlo passato, ma ha fatto una gran volée. Anche gli altri match point, soprattutto il terzo. Ma credo di aver avuto un gran coraggio, soprattutto alla fine. Avevo il cuore che batteva a mille ma sono stato lucido, anche se mi tremava un po’ la mano.

Cosa pensavi quando eri indietro nel terzo e hai rischiato di andare sotto di due break? Pensavi di andare al quinto o di poter recuperare il set?
Pensavo che il mio Roland Garros stesse per finire. Però c’era un altro set da giocare. Ho avuto un calo, credo sia normale, ho giocato due set ad un’intensità che per me è nuova, soprattutto contro un giocatore come Novak che spingeva e sinceramente al quinto sarebbe stato il favorito.

Tu giochi sempre al limite, sembrava non potessi vincere punti facili. Come hai visto Novak alla fine, quando ha sprecato tante chance?
Novak l’ho visto un po’ insicuro all’inizio, ma io ho fatto tantissimi vincenti. Sapevo che per vincere contro un giocatore così dovevo prendermi dei rischi. Ho avuto coraggio e sono stato premiato.

Se ti dicessero che vincerai la semifinale per poi perdere la finale con Nadal, firmeresti?
Con il sangue! (ride). Tutti firmerebbero. Intanto ho fatto un’impresa oggi, nei prossimi giorni penseremo a come recuperare, perché oggi ho speso tante energie. Intanto siamo in semifinale e poi penseremo a Thiem.

Il torneo è cominciato con difficoltà, eri due set sotto con Copil. Lì è cambiato tutto?
Sì, all’inizio ho avuto difficoltà ma in quel match anche due set sotto non ho mai smesso di crederci, correvo e tiravo. Lui giocava benissimo, mi ricordo, sembra passato un mese e invece… Da lì è scattato qualcosa e partita dopo partita ho iniziato a giocare in modo incredibile. Prendendo tanti rischi.

Chi erano i tuoi idoli da ragazzino? Qualcuno si è fatto vivo?
Il mio idolo calcistico era Kakà… ma non credo che avrà il pensiero di chiamarmi (ride). Come tennista il mio idolo era Marat Safin, magari lo incontrerò.

Alla fine della partita, quando eri con la testa giù, a cosa pensavi?
Mi sono scese anche due lacrime. Ho pensato di aver battuto uno dei migliori giocatori al mondo e non credevo davvero di aver vinto. Ho fatto tanti sacrifici, tante battaglie, ma il lavoro paga. Ho iniziato da piccolino e vedermi qui fa un certo effetto.

Sai che erano quaranta anni che un italiano non raggiungeva una semifinale in uno slam? Pensi sia una rinascita del nostro tennis?
Beh, è passato tanto tempo. Non lo sapevo nemmeno! Secondo me è un buon momento per il nostro tennis, ci sono tanti giocatori. Oggi ho vinto questo match incredibile, la semifinale al Roland Garros è una cosa grandissima, spero che tutta Italia sia felice e sono contento di aver riscritto un pezzo di storia dopo quaranta anni.

Cosa è successo qui a Parigi? Pensi di poter vincere il torneo?
È il momento migliore della mia vita, non ci credo che sono in semifinale, non penso a vincere il titolo, voglio pensare partita contro partita e voglio pensare al match con Thiem. Nadal? È dall’altra parte…

Continua a leggere
Commenti

Interviste

Auguri a Simone Tartarini, coach di Musetti: “Da bimbo faticava a camminare sugli scogli!”

Lunga intervista all’allenatore di Lorenzo Musetti: “Trasferirci a Montecarlo scelta tecnica prima che economica. Per lui è come fare lo studente fuori sede, sono il suo compagno di stanza”. Verso il 2021: “Possibilità di una wild card in Australia”

Pubblicato

il

Simone Tartarini - ATP Challenger Milano (foto Francesco Peluso)

Qualche giorno fa abbiamo raggiunto telefonicamente Simone Tartarini, da dieci anni allenatore e mentore di Lorenzo Musetti, l’indiscussa punta di diamante, assieme a Jannik Sinner, del nuovo rinascimento tennistico italiano. Approfittiamo del giorno del suo compleanno, il 30 novembre, per fare a Simone gli auguri e pubblicare questa piacevole chiacchierata.


Buongiorno Simone, come va?
Bene, anche se dire bene è una parola grossa. Come saprai in ottobre sono risultato positivo al Covid, subito dopo il torneo in Sardegna. In realtà non ho avuto particolari sintomi e così, dopo la quarantena e ben tre tamponi negativi, ho ripreso le mie attività, forse con troppo entusiasmo. Infatti dopo qualche giorno mi è venuta la tosse e ho scoperto di avere la polmonite, fortunatamente non bilaterale se no questa intervista la facevamo dall’ospedale. Adesso sono finalmente guarito ma è stata un’esperienza di cui avrei fatto volentieri a meno.

Mi dispiace davvero, ti faccio i miei migliori auguri. Adesso che sei tornato a tempo pieno ad occuparti di tennis cosa mi dici di questa straordinaria stagione di Lorenzo?
Una stagione indimenticabile: a Forlì la prima vittoria in un Challenger di alto livello, tanti top 100 battuti con autorità, l’incredibile settimana di Roma con le vittorie su Wawrinka e Nishikori, la semifinale in Sardegna, l’impetuosa scalata in classifica (ora è numero 128, ndr). Non c’è davvero bisogno che dica quanto sono orgoglioso.

 

Il finale un po’ in calando?
L’infortunio in Sardegna era piuttosto serio, più di quanto ci fosse sembrato in un primo momento. È stato fermo 12 giorni e quando è arrivato a Parma non era pronto. Non era veramente guarito e per di più io non ero riuscito a seguirlo di persona perché ero in quarantena. A Ortisei addirittura non voleva nemmeno andare anche perché, dopo Parma, durante un allenamento a Montecarlo con Jérémy Chardy il malanno si era riacutizzato costringendolo a un nuovo stop di un paio di giorni. Voler giocare a tutti i costi è stato un errore grave che non ripeteremo.

A parte questi problemi ho anche l’impressione che il gioco di Lorenzo non sia adatto alle superfici molto veloci come erano sia Parma che Ortisei.
Sicuramente non è il suo campo migliore ma se la può comunque giocare. In fin dei conti l’anno scorso a Ortisei arrivò ai quarti, battendo tra gli altri Mager. E veniva direttamente dalla terra rossa turca dove aveva vinto due Future.

Adesso cosa state facendo? Preparazione invernale?
Lui è arrivato a fine stagione distrutto ed io, come ti dicevo, ho avuto i miei problemi. Così ci siamo presi una settimana di pausa, io qui a Spezia e lui in Francia a fare festa. Anzi, chiamiamola vacanza studio perché deve studiare per la patente. Dopo farà cinque giorni di sola atletica con doppia seduta mattina e pomeriggio. La settimana successiva sempre atletica ma integrata con sedute di tennis. Anche se i programmi agonistici sono in realtà piuttosto nebulosi. Non sappiamo ancora nulla di preciso per quanto riguarda le date dell’Australian Open. Siamo dentro alle qualificazioni, ammesso che si facciano. C’è anche la possibilità di avere una wild card, vedremo.

Farete altri tornei in Australia? Sempre usando il condizionale.
Il programma era di partire il 14 dicembre e fare due tornei preparatori, un ATP 250 e un Challenger. Allo stato attuale quasi sicuramente questi due tornei non verranno disputati o forse verranno messi in coda. L’unica cosa certa è che bisognerà fare la quarantena. E sembra che in quarantena non intendano farci allenare (in realtà, successivamente all’intervista è filtrata la notizia opposta, ndr). Il Governatore dello Stato di Victoria non ne vuole sapere e i giocatori sono tutti molto arrabbiati. La confusione regna sovrana.

Facciamo un passo indietro e torniamo a quando conoscesti Lorenzo, un bambino che aveva poco più di otto anni.
Si capiva subito che la sua manualità con la racchetta era impressionante. Invece da un punto di vista motorio non era uno svelto. Infatti se gli toglievi la racchetta era un po’ impacciato. Un piccolo esempio: una volta andammo al mare e faceva una gran fatica a camminare sugli scogli.

Lorenzo Musetti da piccolo

Adesso il quadro è completamente diverso.
Certo, è migliorato moltissimo ma il lavoro da fare è ancora tanto. Non dimentichiamoci che sia lui che Sinner sono ragazzini che competono con degli adulti. Ci riescono perché hanno un ottimo livello di gioco ma ciò non toglie che abbiano ancora bisogno di tempo per strutturarsi.  

Lavorate più sul potenziamento muscolare o sull’elasticità?
Lavoriamo in tutte le direzioni ricordandoci sempre che il lavoro fisico, essendo una cosa fisiologica, ha bisogno dei suoi tempi. Non si possono saltare dei passaggi come invece sono riusciti a fare, sia Lorenzo che Jannik, dal punto di vista tecnico grazie al grande talento.

Raccontami appunto del lavoro tecnico che hai fatto su Lorenzo.
Lorenzo a otto anni giocava già il rovescio ad una mano. Aveva molta manualità ma poca energia, contrariamente ai ragazzini che giocano il rovescio a una mano. Quindi usava unicamente il back e di conseguenza non sfruttava quasi mai la diagonale, limitandosi al lungolinea. Abbiamo dovuto cambiare impugnatura e apertura del colpo.

Sul diritto invece? Dici sempre che state lavorando molto sugli appoggi che oggi sono un po’ troppo corti.
Nel tennis moderno gli appoggi sono fondamentali, il giocatore che non riesce a colpire in equilibrio difficilmente vince. Lorenzo sul diritto fa ancora un po’ fatica perché arriva spesso con appoggi stretti, cioè con i piedi troppo vicini. Quindi quando colpisce non ha una base di appoggio sufficientemente ampia. Recentemente in Francia abbiamo lavorato col preparatore atletico di Tsitsipas che mi diceva che oggi i grandi campioni si spostano (e non sempre ci riescono) cercando di avere una base di appoggio costante nell’avvicinamento alla palla. La stessa su cui si appoggeranno per colpirla.

Quando parli della Francia intendi la Academy di Mouratoglou?
Adesso parliamo soprattutto di Montecarlo. Da quando risiediamo lì e siamo entrati un po’ più nella routine non ci serve più tanto andare da Mouratoglou, che pure non finiremo mai di ringraziare per la sua ospitalità e per l’aiuto che ci ha dato. Adesso ci alleniamo spesso al Country Club che è chiuso per lockdown ma agibile per i giocatori professionisti. La settimana prossima saremo qui a Spezia con Giannessi. E quella dopo a Montecarlo dove Lorenzo si è già messo d’accordo per due giorni di allenamento con Wawrinka e uno con Dimitrov. Poi la Federazione ci aiuta tantissimo perché ci ha concesso praticamente a tempo pieno il preparatore atletico Roberto Petrignani che quindi verrà con noi a Montecarlo.

Continua a leggere

Focus

Caroline Wozniacki: “Rientro? Mai dire mai”

Le amicizie, i viaggi, i ricordi del Tour e la malattia a nove mesi dall’ultimo match della campionessa danese

Pubblicato

il

Sembra passato molto più tempo dall’ultimo incontro disputato da Caroline Wozniacki, ma è stato all’Australian Open di quest’anno. Da allora, una lunga vacanza in Nuova Zelanda, la scalata del Kilimangiaro, Saint Louis (città natale del marito David Lee). “Per un po’ ho potuto godermi cose che non potevo fare mentre giocavo” commenta Caroline nell’intervista concessa a Marca.

I RICORDI – A proposito della vittoria più importante della carriera, la campionessa danese pensa a diverse pagine importanti: “Ci sono stati molti momenti e match speciali. Ovviamente, il giorno in cui sono diventata la numero uno del mondo [l’11 ottobre del 2010, ndr] e quando ho vinto in Australia. Ma ho molti ricordi: il primo torneo a Stoccolma, vincere a Montreal dopo aver lottato tanto… Mi sono divertita anche nei piccoli eventi come Charleston”. Ha affrontato la finale di Melbourne del 2018 come una delle numero 1 senza trofei Slam in bacheca, ma è riuscita a gestire la pressione. “Avevo già giocato altre finali e contro Simona mi sentivo favorita perché avevamo giocato l’anno prima e l’avevo battuta agevolmente. Eravamo entrambe molto nervose, ma poi mi sono calmata”.

SERENA E LE ALTRE – Grande amica di una Serena Williams ancora all’inseguimento del ventiquattresimo Slam per eguagliare il record di Margaret Court, Caroline non crede che quell’ultimo titolo farebbe poi una grandissima differenza. “Tutti sperano che ne vinca almeno un altro. È ovvio che ha il gioco per realizzarlo, ma non sarà facile perché ci sono tante ragazze che giocano bene. Anche se non lo vincerà, ha già dimostrato di essere la migliore tennista della storia. Possiamo sentirci fortunati ad averla vista giocare ai giorni nostri”. Oltre a Serena e a dispetto delle rivalità nel circuito, le amicizie non sono mancate e sente ancora le sorelle Aga e Ursula Radwanska, Kerber, Vekic e Karolina Pliskova, che vedo spesso quando è a Monaco. L’ultima con cui ho parlato è stata Carla Suárez quando ho saputo della sua malattia. È una persona fantastica e volevo assicurarmi che stesse bene. Siamo come una piccola famiglia e siamo sempre disponibili se l’altra ha bisogno di noi”.

 

IL TOUR – La decisione di lasciare il tennis è arrivata dopo averne parlato per diverso tempo con la famiglia e il marito: Un giorno ci siamo seduti e ho deciso che era ora di fare qualcosa di diverso racconta. E, riguardo a babbo e coach Piotr, aggiunge: “Mio padre è il migliore. Ero un po’ nervosa per lui perché doveva trovare un altro lavoro dopo aver passato tanti anni con me. Mi ha capito e mi ha detto che dovevo fare quello che volevo della mia vita. Che la decisione era mia”. Ha seguito in TV lo US Open, ma assicura di non aver sentito la mancanza di competere, probabilmente a causa delle condizioni in cui si è svolto: “Forse per il fatto della bolla o per l’assenza di pubblico, in nessun momento ho sentito di dover essere lì. Amo il tennis, ma negli stadi pieni.

Il circuito femminile è attualmente caratterizzato da grande imprevedibilità, con campionesse Slam quasi sempre diverse a differenza di quello maschile, dove la rivalità tra Federer, Nadal e Djokovic ha catalizzato l’interesse dei fan. Per il momento, però, Caro non si sbilancia su un giudizio definitivo: “Questa stagione, in particolare, è strana per tutto quello che sta succedendo. Non si sapeva se si sarebbe tornati a giocare, in alcuni paesi ci si può allenare e in altri no. Vedremo cosa succede quando il calendario sarà di nuovo normale. Anche nelle ragazze in passato ci sono state grandi rivalità e abbiamo Serena, che è l’icona del nostro circuito. Penso che stia arrivando una nuova generazione di tenniste pronte per il cambio della guardia”.

Tante ex colleghe di Caro si sono prese una pausa più o meno lunga dal tennis e dopo essere diventate madri, sono rientrate nel Tour, facendosi peraltro valere. Caroline non crede molto nella possibilità di un percorso simile per sé stessa, tuttavia non può non considerare che “in questa vita sono successe le cose più pazze, quindi non dirò mai ‘mai’. In questo momento, quello che voglio è vivere in modo rilassato.

LA MALATTIA – L’artrite reumatoide, diagnosticata due anni fa, le ha cambiato la vita. “Sono diventata una nuova Caroline. Un giorno vuoi alzarti dal letto e non puoi nemmeno muoverti. Sei una delle migliori tenniste del mondo, riconosciuta per le tue capacità atletiche e non ti muovi. È stato uno shock non riuscire nemmeno a muovere le braccia. Ho trovato un buon reumatologo e ora vivo una vita normale nei limiti del possibile. Alcune volte la malattia è più forte, ma in altre occasioni sono io che la sconfiggo. Sono felice di aiutare le persone a capire esattamente cos’è l’artrite reumatoide facendo molte cose tramite social media, interviste o conferenze. Quando ci è voluto così tanto tempo per arrivare alla diagnosi corretta, ho deciso che avrei aiutato in ogni modo, perché può colpire chiunque, giovane o vecchio.

Nonostante tutto questo, non l’ha mai considerata un handicap, anche perché “ho vinto il titolo a Pechino e giocato molto bene nel Masters. Devi imparare a conviverci. Come giocatore di tennis vuoi essere sempre al tuo livello più alto e a volte non è possibile. Lo vedevo come un modo per migliorare me stessa”. Ma, naturalmente, non era possibile allenarsi con continuità e partecipare a tutti i tornei. Ho dovuto ascoltare il mio corpo. A volte mi alzavo e non mi sentivo bene. La soluzione era riposare per un giorno. Alla fine ho imparato a gestirla.

RAFA XIII E IL GOAT – Se Daria Kasatkina ha commentato l’ultimo trionfo al Roland Garros dicendo di aver pianto mentre Nadal alzava il trofeo, per Wozniacki è “incredibile. In condizioni normali sarebbe qualcosa di impossibile da realizzare, ma Rafa ci ha insegnato che credendoci e con il duro lavoro tutto è possibile. È di grande ispirazione ciò che i migliori possono fare”. Sì, ma chi è il migliore? “È una risposta complicata. Forse adesso, sto con Federer. Dobbiamo vedere cosa accadrà nei prossimi anni. Penso che sia Nadal, Djokovic e Roger meritino quel titolo. Al tennis mancheranno quando si ritireranno”.

Continua a leggere

Focus

Steve Flink: “Medvedev ha meritato, ma occhio a dire che sia la fine di un’epoca”

Il Direttore Scanagatta ha commentato l’epilogo delle ultime Finals londinesi in compagnia del collega. Il russo non è bello da vedere ma sa fare tutto, Thiem ha insistito troppo con il back. Djokovic e Zverev erano distratti da questioni extra-campo?

Pubblicato

il

Daniil Medvedev - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

La stagione 2020 si è chiusa con la vittoria di Daniil Medvedev, il sesto campione diverso nelle ultime sei edizioni delle Finals, conclusesi con tre match al cardiopalma. Il russo ha dominato il finale di stagione vincendo anche a Bercy, ma la sua vittoria era prevedibile? Il fondatore di Ubitennis e Mr. Flink si sono trovati per parlare del torneo e delle prospettive del tennis maschile per il 2021 nel video di seguito:

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

0:58 – Ubaldo: “Sei sorpreso o ti aspettavi la vittoria senza sconfitte di Daniil Medvedev ATP Finals?” Steve: “Pensavo che il torneo lo avrebbe vinto Djokovic. Credevo che Tsitsipas, Thiem e Medvedev avrebbero avuto una chance e che Nadal avrebbe giocato bene (come peraltro ha fatto), ma che alla fine avrebbe trionfato Nole. Non avrei potuto prevedere che il russo battesse due set a zero Djokovic nel girone e che poi recuperasse da un set sotto contro Nadal e Thiem: le vittorie sui primi tre del mondo erano qualcosa di non preventivabile. Ritengo però che il successo a Parigi Bercy possa essere stata la miccia”.

 

3:51 – Steve: “Se Thiem aveva mollato nell’ultimo match del girone, Medvedev non lo ha fatto, mentalmente è stato di ferro. Anche in occasione della semifinale contro Nadal, che è riuscito a ribaltare nonostante il maiorchino avesse servito per chiuderla in due set“.

5:27 – Ubaldo: “Entrambe le semifinali sono state incerte. Djokovic ha perso il tiebreak decisivo in cui è stato avanti 4-0, e dopo ben 24 jeux décisifs vinti degli ultimi 26, 16 degli ultimi 17”. Steve: “Il serbo è stato sportivo alla stretta di mano, ma era anche visibilmente scioccato. Ha sbagliato molto nei momenti finali e Thiem lo ha poi sommerso di vincenti, come capitato lo scorso anno nel girone”.

7:40 – Ubaldo: “Parliamo della finale. Dominic si è buttato via in occasione delle palle break avute nel secondo set. Soprattutto in quella in cui ha messo fuori un tocco nei pressi della rete, nonostante secondo lui non fosse così facile come sembrava”. Steve: “Era un continuo serve & volley. Dopo una volée in allungo, palla senza peso poco oltre il nastro e ci arriva a seguito di una rapida rincorsa. Ma oltre a quel momento, anche il tiebreak è stato interessante”. Ubaldo: “Ho notato che ha utilizzato moltissimi slice anziché le sue favolose accelerazioni di rovescio. Certo per togliere ritmo all’avversario, ma Medvedev si è destreggiato bene”. Steve: “Nadal aveva fatto la stessa cosa, forse esagerando”.

11:46 – Ubaldo: “Thiem ha detto che rifarebbe le stesse scelte. Probabilmente è molto complicato variare con continuità ed efficacia, passando frequentemente dal back al topspin”. Steve: “Forse per l’austriaco è stata più dura riprendersi dopo la battaglia contro Djokovic. Il russo sembrava più fresco, e Medvedev è bravo a mischiare le carte in tavola”.

14:34 – Ubaldo: “Steve, sei un ammiratore di Sampras. Medvedev è efficace, spesse volte solido e concentrato, versatile, completo in tutti i fondamentali, ma non ha l’eleganza di Sampras o Federer”. Steve: “Onestamente (non voglio offendere) non assomiglia neanche a Djokovic, Nadal o Thiem. È un gran giocatore, ma esteticamente è il meno bello da vedere – è alto, ha una strana presa per il dritto. Comunque è un ottimo tennista”.

16:54 – Ubaldo: “Alcuni dicono che la vecchia generazione sia ormai in declino e che la partita di ieri rappresenti il cambio della guardia. Che ne pensi?” Steve: “Dobbiamo essere prudenti con i de profundis, come la storia recente ci insegna. Sascha Zverev ha deluso le aspettative a seguito delle Finals 2018, così come Tsitsipas dopo l’anno scorso. È certamente un tassello del puzzle, ma non dobbiamo dargli eccessiva importanza. È un’apertura ad un maggior equilibrio, questo sicuramente. Al prossimo Australian Open in molti potranno fare la voce grossa”. Ubaldo: “Ma l’Australian Open ci sarà? Il governo australiano deve ancora aprire a questa possibilità”. Steve: “Sì, è complicato azzardare una previsione in merito agli eventi in calendario“.

20:51 – Ubaldo: “Hai avuto l’impressione che Djokovic sia stato distratto dalla sfera politica e dalla carica che ha perso nell’ATP Players’ Council?” Steve: “Non credo che la causa della sua sconfitta a un passo dalla finale siano stati i suoi impegni istituzionali. Forse nel girone aveva la testa altrove, ma contro Thiem è stato merito dell’avversario”. Ubaldo: “Non lo so, ho avuto una sensazione leggermente diversa – è stato troppo passivo e poco aggressivo, sempre in difesa”. Steve: “Anch’io pensavo che potesse far girare il match, in particolar modo in risposta. Ma la qualità che ha espresso è stata alta. In generale, nelle ultime settimane, è possibile che le energie profuse durante le riunioni con l’associazione dei giocatori lo abbiano appannato. E significa che ci tiene, non è troppo preso da sé stesso”.

27:24 – Ubaldo: “Parlando ora di Alexander Zverev, pensi che i rumours oltre lo sport possano distoglierlo dal tennis?” Steve: “Difficile da giudicare. Ha vinto entrambi i tornei a Colonia, ha giocato bene a Parigi e non ha sfigurato alle Finals. È molto triste. In queste situazioni speri solo che non sia vero. È senza dubbio un periodo problematico nella sua vita, sbattuto nelle prime pagine dei quotidiani sportivi in tutto il mondo, per qualcosa non legato al suo talento”.

29:14 – Ubaldo: “Vorrei chiudere con un ricordo del primo trofeo delle Finals, chiamate allora Masters Cup, e del suo vincitore all’epoca, vale a dire Stan Smith. È un’opportunità per rammentare che lui è presidente dell’International Tennis Hall of Fame, mentre il nostro compito è aiutare a selezionare altri nomi”.  

32:08 – Ubaldo: “Per concludere, ti chiedo un’ultima parola su questo: Daniil Medvedev è il Maestro 2020”. Steve: “Se lo è meritato. Vedremo come si comporterà nel 2021, soprattutto negli Slam. Sarà ardua per lui al Roland Garros, per niente semplice a Wimbledon, le sue migliori possibilità se le giocherà sul duro”.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement