Coach Vagnozzi: “Cecchinato ha il miglior dritto dopo Nadal”

PARIGI – Il coach di Marco: "Cecchinato sa come si vince un match. È una dote che non si insegna"

Coach Vagnozzi: “Cecchinato ha il miglior dritto dopo Nadal”
Marco Cecchinato - Roland Garros 2018 (foto via twitter, @rolandgarros)

Simone Vagnozzi, coach di Marco Cecchinato, è un trentacinquenne di Ascoli che ha smesso di giocare a soli 31 anni raggiungendo il n.161 del mondo in singolare e il n.70 in doppio. Il miglior risultato in carriera è stata la vittoria contro l’ex top ten Juan Monaco a Barcellona (6-3 6-2) nel 2011. Ha raccolto altre tre vittorie, una contro Fabio Fognini (che però si ritirò quando era avanti 6-2 2-4) e una, curiosamente, contro Marius Copil, l’avversario al primo turno del suo Cecchinato (che era sotto 2 set a 0). Massimo Sartori, coach di Andreas Seppi, vedeva in Vagnozzi un allenatore in campo. I fatti gli hanno dato ragione.

Com’è cominciata la collaborazione con Marco?
Sono con lui da due anni, Sartori consigliò a Marco di avvicinarsi a me. Il primo torneo insieme fu a Cordenons, ma la vera collaborazione è partita a Novembre 2016 tra Bologna – dove Cecchinato si allena al noto Cierrebi Club – e Montecarlo. L’anno dopo per preparare la stagione ci siamo spostati ad Alicante, perché a Montecarlo la precedenza ce l’hanno Djokovic e altri giocatori più noti. In Spagna abbiamo 25°C a Dicembre col mare davanti. Ci paghiamo il nostro appartamento, io sto con mia moglie e lui col preparatore atletico (Umberto Ferrara, nda). Marco si allena con Casper Ruud, Garcia Lopez e il nostro Roberto Marcora.

 

Il compagno di doppio Fucsovics gli diceva ‘Ma che ti è successo?’ Lo chiediamo noi a te.
Non si vedono i risultati del lavoro da una settimana all’altra, non sai quando sboccia il fiore. Il rovescio che è sulla bocca di tutti era migliorato già da un po’, non s’inventa nulla. Sono sempre stato convinto che Marco potesse arrivare ad alto livello, altrimenti non l’avrei allenato.

Cosa gli suggerivi ieri durante il match con Djokovic?
La tattica era stare lì tutto il match facendogli sudare i punti. Nole non ha punti deboli ma è meno continuo del passato, non dovevamo lasciargli il pallino del gioco. Marco è stato bravo a crederci nel quarto set: quando arrivi al dunque sono tutti nervi, lui sa vincere le partite, dote che non si può insegnare. Sono fortunato ad allenare uno che ha questa capacità.

Marco si nota per la varietà dei colpi che sta mettendo in campo, a differenza di molti suoi coetanei
Sulla terra variare è più importante che sul cemento, dove la palla rimbalza più alta. C’è una statistica che ci inorgoglisce: ha il dritto più veloce dopo quello di Nadal. Ora non deve snaturare il suo gioco. La semifinale con Thiem è molto legata allo schema servizio-risposta, chi avrà il pallino del gioco vincerà.

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