Roland Garros: Del Potro inferno e ritorno, in semi dopo nove anni

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Roland Garros: Del Potro inferno e ritorno, in semi dopo nove anni

PARIGI – L’argentino supera in 4 set Marin Cilic e torna in semifinale al Roland Garros. Affronterà Nadal. Tanti rimpianti per il croato nel terzo set

Ilvio Vidovich

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[6] J.M. del Potro b. [3] M. Cilic 7-6(5) 5-7 6-3 7-5 (da Parigi, il nostro inviato)

 

BENTORNATO DELPONove anni dopo Juan Marin del Potro torna in semifinale a Parigi. Il 29enne argentino si dimostra scoglio insuperabile per il coetaneo Marin Cilic, a cui infligge l’undicesima sconfitta in tredici head to head, ma soprattutto l’ottava consecutiva dal 2012. Il croato ha provato a disinnescare la maggiore potenza del tandilese adottando una tattica di gioco molto aggressiva e costringendo per lunghi tratti il suo avversario a difendersi (“Penso di esser stato il giocatore migliore in campo, ma il match si è deciso su pochi punti e li ha vinti lui“). Cilic però non è riuscito a capitalizzare la maggiore aggressività messa in campo nella due giorni parigina (il match ieri era stato sospeso ieri durante il tie break del primo set), soprattutto quando si è trovato in vantaggio di un break nel terzo set dopo che i due si erano spartiti i primi due parziali. Anche per merito di del Potro che ha confermato la solidità e la consistenza messe in mostra nei match precedenti. Il n. 6 del mondo è stato attento a non strafare (anche se dalla metà del terzo ha cominciato a spingere di più) e ad attendere l’errore del croato. Che è arrivato nei momenti topici del match. Delpo raggiunge così la sua quinta semifinale Slam (affianca Nalbandian al secondo posto tra i giocatori argentini, dietro a Guillermo Vilas, probabilmente irraggiungibile con le sue 12 semifinali) e soprattutto da lunedì è matematicamente certo di tornare  al quarto posto della classifica mondiale (“Quando sono rientrato dopo essere stato ad un niente dal ritiro, non con credevo che sarei riuscito a tornare tra i top 5 e a fare semifinale a Parigi“), eguagliando il suo best ranking dopo più di quattro anni e scalzando da quella posizione proprio Marin Cilic. Ora per lui la sfida contro Rafa Nadal: “Non ho niente da perdere, gioco contro il re della terra. Ma ho anch’io le mie armi, vedremo domani”.

Juan Martin del Potro – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

IL SET INIZIATO IERI – Il primo set scorreva via senza sussulti per mezz’ora abbondante, anche perché entrambi erano solidissimi alla battuta. Le prime emozioni arrivavano sul 4 pari, quando lo schema tattico principale di Cilic, che prevedeva di confinare l’avversario nell’angolo sinistro per evitare di subire la maggiore potenza del suo dritto e spingere poi con il dritto sull’altro lato rimasto scoperto, dava i primi segni di cedimento. Dopo aver giocato maluccio il punto del possibile 5-4, Marin doveva infatti annullare tre palle break (due con un ace, una con la complicità dell’argentino che sbagliava un rovescio in palleggio). Il croato riusciva a prendere in mano con una certa continuità il pallino del gioco, anche perché cercava di stare con i piedi molto vicino alla riga di fondo mentre del Potro non disdegnava di scambiare da un paio di metri più indietro. Sembrava però che la tattica attendista dell’argentino alla lunga si rivelasse più fruttuosa, perché spesso a Marin mancava uno per fare trentuno, come si suol dire. Come nel nono gioco, quando sbagliava un rovescio abbastanza banale nel punto che poteva portarlo alla prima palla break.

Ci si metteva poi anche la pioggia a complicare la vita al croato, che andava a servire sul 5 pari e perdeva due punti prima che l’arbitro decretasse la sospensione (anche perché Cilic si recava lentamente  verso di lui facendo capire chiaramente di non essere intenzionato a continuare). Pericoloso ritrovarsi a servire dopo una interruzione, specie sullo 0-30. Ed infatti il n. 4 del mondo doveva affidarsi alla prima di servizio per salvare altre tre palle break (altri due ace), due delle quali consecutive. Si arrivava così al tie-break che fino alla nuova sospensione per la pioggia sul 5 pari era la perfetta sintesi di quanto si era visto fino a quel momento sul Lenglen. Faceva infatti tutto Cilic, che alternava vincenti ad errori non forzati, mentre del Potro continuava a giocare sostanzialmente di rimessa. Tattica che sembrava non pagare quando Delpo faceva il suo primo errore non forzato del jeu decisif e si ritrova sotto 5-3. Ma altri due errori di Cilic lo rimettevano in carreggiata prima che la pioggia li facesse nuovamente rientrare negli spogliatoti e costringesse gli organizzatori a rinviare il match alle dodici del giorno dopo. Si riprendeva a mezzogiorno con gli spalti semivuoti, nonostante gli organizzatori in serata avessero comunicato ai possessori dei biglietti per lo Chatrier ed il Lenglen che avrebbero poteva accedere gratuitamente all’impianto ed assistere ai match sul Lenglen anche oggi. Tra pochi intimi, del Potro chiude subito il primo set (“Non ho dormito molto stanotte. Ero lì che pensavo come servire,se profondo o ad uscire” ha scherzato in conferenza stampa“). Prima si procura il set point spingendo finalmente con il dritto e poi attende il 24esimo errore del parziale di Cilic.

REAZIONE MARIN – Il canovaccio dell’inizio del secondo parziale non si discostava da quanto visto ieri: Cilic più aggressivo e del Potro che attendeva l’errore del croato oppure lo spazio per dare la zampata di dritto. Con l’unica differenza che il livello del gioco era sceso di molto. E che entrambi erano molto nervosi. L’argentino sbatteva addirittura la racchetta a terra dopo l’errore che gli faceva perdere il lunghissimo quarto game dove aveva avuto una palla break e in cui Cilic aveva commesso un paio di orribili errori (tipo uno smash finito dritto sui teloni di fondo campo). Il livello del gioco e soprattutto delle emozioni tornava a salire dal settimo gioco, dove arrivavano le prime palle palle break dell’incontro per il croato, che era salito con la riposta, mentre del Potro iniziava a sbagliare qualcosina da fondo. La prima dell’argentino però funzionava sempre bene e si salvava. Anche il croato era tesissimo, come dimostrava protestando con l’arbitro quando doveva ripetere la seconda perché del Potro aveva segnalato di non essere pronto, a suo avviso a movimento del servizio già iniziato. Il clou era però in game successivo, quando Cilic si procurava di nuovo due palle break. E sulla seconda del Potro commetteva doppio fallo. Sembrava quasi che l’argentino avesse capito che senza il suo aiuto l’avversario le occasioni non fosse in grado di sfruttarle . In realtà non era per niente così. Lo dimostrava il fatto che il tennista di Tandil, letteralmente infuriato, se la prendeva con uno spettatore in prima fila, reo a suo dire di averlo disturbato mentre serviva la seconda. Doveva scendere il giudice arbitro per calmare Delpo che si era avvicinato minacciosamente ad un paio di metri dallo spettatore e riportarlo verso la panchina (“Non sapevo che avesse urlato prima della seconda che ho sbagliato e lo stavo cercando. Ma il pubblico  stato fantastico con me oggi, ho sbagliato a comportarmi così”). Come spesso gli capita, Cilic non coglieva l’attimo e con quattro gratuiti restituiva il break. Ma del Potro era rimasto ancora al litigio con lo spettatore e a sua volta giocava un bruttissimo game al servizio, commettendo stavolta lui un paio di errori banali. Cilic stavolta non tremava e chiudeva 7-5 il secondo set.

PASTICCIO CROATO – La partita sembrava a quel punto aver preso la strada verso la Croazia. Cilic continuava ad essere infatti più propositivo e soprattutto più efficace (anche con qualche palla corta, novità odierna rispetto al primo set giocato ieri, per sfruttare la posizione sempre arretratissima dell’avversario), mentre del Potro sembrava stanco e soprattutto era diventato più falloso. C’era subito il break a favore di Cilic che poi con un ace saliva 2-0. Arrivavano due palle per il doppio break sia nel terzo che nel quinto gioco, ma l’argentino si aggrappava alla prima di servizio e la sfangava. Due erroracci di Delpo proprio nel quinto game (smash praticamente sulle stringhe e dritto in tribuna) sembravano però confermare che il tandilese fosse in grossa difficoltà. Invece, all’improvviso, per Marin si spegneva la luce (“Ho cominciato a giocare peggio, non so come mai” ha detto il croato in conferenza stampa, confermando di aver avuto delle difficoltà a causa delle condizioni di gioco, come si era già percepito in campo quando si era lamentato un paio di volte in croato con il suo angolo “Il campo e soprattutto le palline erano pesanti, facevo fatica a controllare i colpi. Ma è inutile scendere adesso in questi dettagli”). Vero è che del Potro cominciava (finalmente) a spingere un po’ di più ed e ora riusciva anche ad aggirare la palla ed a  colpire con la sua arma migliore, il dritto anomalo, anche dal lato sinistro (“Stava giocando bene lui, ma sapevo che dovevo rimanere concentrato e che potevo rimetterla in piedi“). Però ci metteva molto di suo il croato che dal 3-2 in suo favore per lui non faceva più di un punto a game nei quattro giochi successivi, consegnando quasi senza combattere il terzo parziale per 6-3.

GIOIA ARGENTINA – L’espressione  di Marin al cambio campo prima dell’inizio del quarto set pareva quella di uno che non ci credeva più. Invece il croato restava in partita (“Ho avuto le mie possibilità anche nel quarto e di nuovo non le ho sfruttate“) ed il match tornava in assoluto equilibrio, con entrambi i giocatori che tenevano senza problemi i propri servizi. I due ora si affrontavano a viso aperto, dato che del Potro aveva deciso di abbandonare la tattica attendista delle prime due ore e mezza e picchiava da fondo anche lui. Si arrivava così al 5 pari e di nuovo era il croato a non reggere la pressione. Un paio di errori banali ed arrivano tre palle break consecutive, le prime in assoluto del set. E sulla seconda arriva l’ennesimo errore di Cilic (saranno 74 in tutto a fronte di 53 vincenti, 31 vincenti e 36 unforced per l’argentino a dimostrazione della maggiore consistenza del suo gioco), con del Potro molto bravo a tenere la palla sempre profonda. L’argentino chiudeva a zero l’ultimo game e tornava così in semifinale a Parigi nove anni dopo la prima volta tra gli applausi del Lenglen (nettamente dalla parte di Juan Martin, come del resto capita spesso sui campi di tutto il mondo). Nel 2009 affrontò Federer, stavolta sfiderà l’altra metà del Fedal, quella peggiore da incontrare sulla terra rossa: Rafa Nadal (9-5 i precedenti per il maiorchino). 

Marin Cilic e Juan Martin del Potro – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

IN ESCLUSIVA PER UBITENNIS – La delusione di Marin Cilic: “Sì, sono molto deluso, non lo nascondo. Durante tutta la partita ho avuto la sensazione di essere il giocatore migliore in campo. Ma ho perso i punti importanti. Sul 3-1 nel terzo è stato bravo lui ad annullare la palla break ma onestamente non so cosa mi è successo e perché sono calato da quel momento fino alla fine del set. In assoluto, sia oggi che contro Fognini, non sono riuscito ad esprimere il livello di gioco che sentivo di avere in questi giorni. Mi è mancato quel 10% in più”.

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Roi Rafa XI: praticamente imbattibile

PARIGI – Il Roland Garros ha un solo padrone: Nadal doma Thiem in tre set. 11esima vittoria a Parigi, 17esimo Slam (a meno 3 da Roger Federer). Rafa rimane n.1 del mondo

Antonio Garofalo

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep. 29 – Battaglia finale

[1] R. Nadal b. [7] D. Thiem 6-4 6-3 6-2 (da Parigi, il nostro inviato)

 

 

NADAL GARROS – Non c’erano riusciti Roger Federer (quattro tentativi), Novak Djokovic (due), Robin Soderling, David Ferrer, Mariano Puerta, Stan Wawrinka e non ce l’ha fatta nemmeno Dominic Thiem. Nella finale del Roland Garros, Rafa Nadal è semplicemente imbattibile“Ho un piano, so come giocare contro Rafa” aveva detto Thiem alla vigilia. Un piano che può bastare magari a Buenos Aires, a Roma o a Madrid. Ma non qui, nella riserva di caccia di Nadal. Non che non ci abbia provato l’austriaco, ma anche oggi contro uno scatenato Rafa non c’è stato nulla da fare. Arriva così l’undicesimo trionfo parigino per il maiorchino, l’ennesimo senza lasciare nemmeno trasparire la possibilità che il torneo potesse avere un esito diverso. Un dominio imbarazzante, una tirannia spaventosa che consegna  una volta di più Rafa Nadal alla leggenda di questo sport. Uno sport che evidentemente non è per giovani, se è vero come è vero che gli ultimi sette Slam sono stati vinti da ultratrentenni, di cui gli ultimi sei divisi equamente tra Roger e Rafa. D’altra parte stiamo parlando di un signore che ha vinto, con quella di oggi, 111 match su 113 sulla terra rossa al meglio dei cinque set (Soderling 2009 e Djokovic 2015 le uniche “macchie”) e solo quattro volte è stato trascinato al quinto set (peraltro vincendo sempre: finali di Roma 2005-06 contro Coria e Federer, Isner al secondo turno del 2011 e Djokovic in semifinale nel 2013).

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

EQUILIBRIO MA RAFA VA – La partenza è da brividi per il giovane austriaco. Nadal fa capire subito chi comanda in questo campo, mettendo pressione al suo avversario sin dal primo quindici: parziale iniziale di otto punti a uno e set che sembra già in discesa (2-0) e mette i brividi a tutti gli spettatori. Ma Dominic è di tempra dura, incassa senza problemi lo sprint di Rafa e complice qualche inusuale errore dello spagnolo con il diritto (quattro nei primi quattro giochi, di solito li fa in una partita intera) riesce a restituire il break e a riportarsi in parità (2-2). Dopo venti minuti c’è partita. Thiem si ricaccia nei guai nel sesto gioco – durato ben sedici punti – nel quale ferma il gioco sulla palla-game giudicando male un rovescio di Rafa e si trova a dover fronteggiare due palle break, salvate però con grande autorevolezza. Un boato accoglie l’arrivo sullo Chatrier di Zinedine Zidane che ha regalato al tifoso merengue Rafa le ultime tre Champion’s League. La resa per Thiem arriva nel decimo gioco, quando va a servire sotto pressione sul 4-5: volée comoda affossata in rete, tre errori gratuiti di diritto e la frittata è fatta dopo 57 minuti. Un game del genere contro Rafa può essere fatale.

Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

DOMI LOTTA MA È SEMPRE RAFA – L’inerzia ovviamente è tutta dalla parte di Nadal e Thiem accusa subito il colpo ad inizio di secondo set. Resiste strenuamente nel secondo gioco annullando con coraggio quattro break point ma è costretto a giocare sopra ritmo per tenere testa allo scatenato spagnolo e finisce con il commettere troppi errori. Rafa trasforma la quinta chance di break con il rovescio di Dominic che vola via insieme alle speranze di rimanere attaccato al dominatore della terra rossa. Uno 0-30 sul servizio Nadal sul 3-1 viene accolto dallo Chatrier con un boato di speranza: il timore che un’altra finale parigina finisca in una mattanza è dietro l’angolo. Rafa si sa, non è tenero di cuore quando si tratta di ammazzare un match e non si lascia minimamente scomporre neanche da qualche spettatore indisciplinato (4-1). Per la verità Thiem è ammirevole: sul 4-2 per Rafa, avanza in risposta portandosi a ridosso della linea di fondo, gioca un game di risposta pazzesco nel quale riesce a issarsi a palla break, ma Rafa è superlativo (neanche un time violation lo turba) nel ribattere colpo su colpo e nell’inventarsi due palle corte consecutive con le quali scampa il pericolo. In tribuna ci si interroga su cosa possa fare di più l’austriaco, se non riesce a portare a casa neppure game come questo nel quale ha fatto miracoli. Probabilmente nulla e infatti, dopo un’ora e cinquanta siamo 6-4 6-3 Nadal. Considerando che Rafa non ha mai perso un match al quinto sulla terra e solo due volte in carriera ha perso da un vantaggio di due set (in finale a Miami nel 2005 contro Federer e a New York contro Fognini nel 2015) si può cominciare a preparare il podio.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

LA RESA E IL TRIONFO – È bravo a non mollare anche ad inizio del terzo Dominic, quando annulla davvero alla grande quattro palle break nel game di apertura che avrebbero assunto il sapore della resa definitiva. Il disprezzo dipinto sul volto di Nadal su un suo diritto in rete la dice lunga sulla fame infinita del cannibale maiorchino, che non molla di un centimetro dinanzi al suo giovane ma orgoglioso avversario. Nel terzo gioco arriva il break alla seconda occasione che spiana definitivamente la strada. L’unico brivido è un improvviso stop che chiede Rafa sul 2-1 30-30 per un problema (un crampo pare) a due dita di una mano, ma nessuno si preoccupa, al punto che parte immediata la “ola” sullo Chatrier. Imperterrito Rafa continua a martellare con il diritto mostrando i muscoli nel braccio di ferro con Thiem che resiste anche a quattro match point. L’ultimo rovescio lungo dell’austriaco schiude per l’undicesima volta le porte del paradiso rosso di Nadal. Non è ancora tempo di abdicare, probabilmente non lo sarà mai. Forse un giorno tutto questo sarà di Thiem, ma per adesso il monarca assoluto del rosso resta Rafa XI da Manacor.

Rafa Nadal e Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

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Halep corona il sogno: Parigi vale (bene) il primo Slam

PARIGI – Indietro di un set e un break, Simona rimonta Sloane Stephens e conquista il suo primo Slam. Trionfa al Roland Garros 40 anni dopo la connazionale Virginia Ruzici

Laura Guidobaldi

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 28 – Finalmente Halep

[1] S. Halep b. [10] S. Stephens 3-6 6-4 6-1 (da Parigi, la nostra inviata)

 

STORICA HALEP – Sulla terra del Philippe Chatrier oggi Simona Halep è in paradiso. Nella sua quarta finale Slam – la terza a Parigi – la numero 1 del mondo vince finalmente il suo torneo dei sogni. Dopo 2 ore e 3 minuti batte una perfetta e quasi ingiocabile (per un set e mezzo) Sloane Stephens, numero 10 del mondo e campionessa dello US Open 2017, con lo score di 3-6 6-4 6-1. Sul 6-3 2-1 il meccanismo della statunitense si inceppa, Sloane perde in precisione e lucidità, forse in preda a un calo fisico, mentre Halep acquista progressivamente fiducia e precisione. E finalmente il trionfo. Simona può stringere a sé la tanto agognata Coupe Suzanne Lenglen, diventando così la seconda tennista rumena a trionfare al Roland Garros, 40 anni dopo l’exploit della connazionale Viginia Ruzici. “Vendica” inoltre Ruzici nel secondo scontro Slam tra una rumena e una statunitense, dopo che Chris Evert vinse contro Virginia nel 1980. Un sogno che si avvera per Simona, che non solo conquista il suo primo titolo major, ma consolida inoltre la prima posizione della classifica mondiale. La vittoria contro Sloane è la sesta su 8 confronti diretti e Simona ha sempre vinto sulla terra. Halep diventa così la 27esima campionessa dello Slam francese (dieci anni dopo aver conquistato lo Slam parigino nella categoria juniores) e la 49esima vincitrice Slam dell’Era Open. Il successo di oggi le regala il settimo sigillo sulla terra, il 17esimo in carriera. Diventa inoltre la giocatrice con più vittorie, finora, del 2018 (35) seguita da Kvitova (32). È la quarta tennista ad aver vinto più partite al Roland Garros (24) dietro Serena Williams (63), Maria Sharapova (56) e Svetlana Kuznetsova (52).

Simona Halep e Sloane Stephens – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

LA CRONACA DEL MATCH – Sono numerosissimi i tifosi rumeni presenti sugli spalti dello Chatrier che cominciano a gridare “Simona! Simona!” venti minuti prima che entrino in campo le giocatrici. L’atmosfera è febbrile sul centrale perché molti in realtà attendono di vedere come reagirà Simona Halep alla sua quarta finale Slam, la terza a Parigi. All’ingresso in campo delle finaliste, scoppia un boato e il nome di Simona risuona fragoroso, ancora e ancora.

PRIMO SETLa rumena parte molto tesa, commette subito tre gratuiti in risposta facilitando il compito a Stephens che sale 1-0. Sloane si dimostra ordinata e lucida, piazzando colpi tesi e angolati, comandando lo scambio e facendo spostare l’avversaria da una parte all’altro del campo. Le due giocano a specchio studiandosi da fondo e ingaggiando un testa a testa sfiancante. Il secondo game è lottato, ma alla fine la spunta la rumena. Nonostante Halep spinga da fondo imperterrita cercando profondità, Stephens ribatte con un palleggio da playstation. Sloane è dappertutto, prende tutto e rimanda ogni palla, inducendo all’errore l’avversaria che si ostina a restare troppo dietro alla linea di fondo, va fuori giri e si ritrova 1-3. Anche i tifosi rumeni sembrano storditi dall’avvio perfetto dell’americana, anche se poi ricominciano fiduciosi a incitare la loro beniamina. La n. 1 del mondo si avvicina sul 2-4 e ora comincia a mettere in campo palle più alte e liftate, cercando di scardinare così la regolarità, il ritmo e le accelerazioni di Stephens. Ma non basta. La statunitense allunga le distanze salendo 5-2; non sbaglia nulla e, chirurgica con cross tesi e lungolinea, è quasi sempre lei a chiudere il punto. Ecco che la rumena, dopo 40 minuti, ha a disposizione la prima palla break del set grazie a una smorzata; palla break che spreca subito cacciando a rete un rovescio. Non tarda ad arrivare un setpoint tutto americano, e dopo 41 minuti una perfetta e quasi ingiocabile Sloane Stephens conquista il primo set per 6-3. Tutti i loro precedenti incontri si sono conclusi in due set. Un segno del destino anche per questa finale?

SECONDO SETStephens corre veloce e strappa il servizio a Simona in apertura di secondo set. La statunitense continua a dominare e gioca come il gatto col topo con Halep, che non trova le giuste posizioni né la tattica per infondere dubbi all’avversaria. La n. 10 del mondo sale 2-1. Ricordiamo che l’anno scorso Halep era avanti di un set e un break contro Ostapenko e ha perso l’incontro. Ora è la sua avversaria ad essere in vantaggio di un set e un break. Che sia anche questo un segnale? Intanto per la prima volta nel match, non solo la rumena strappa la battuta a Sloane e pareggia i conti sul 2-2, ma sale in vantaggio 3-2. Piccolo passaggio a vuoto dell’americana che sembra un po’ più lenta sulle gambe. A questo punto le due hanno conquistato il 50% dei punti, ma ora il vento soffia a favore di Halep che, più accorta e sempre in spinta, allunga il passo sul 4-2. Il braccio però le trema ancora, e dal 4-2 subisce la rimonta di Stephens. Simona spinge e spinge ancora portandosi sul 5-4. E riparte il coro incessante dei tifosi rumeni, indefessi e scatenati nell’incitare la n. 1 del modo. Ora è Sloane ad andare fuori misura, come se il meccanismo perfetto di un set e mezzo si stesse via via inceppando. Arriva il setpoint rumeno, e dopo 1 ora e 25 minuti di gioco la n. 1 del mondo agguanta la seconda frazione per 6-4, facendo esplodere il Centrale in un boato infinito.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

TERZO SET – Sloane ha perso lo smalto con cui ha brillato nella prima parte del match. Ora concede più errori all’avversaria che sale in vantaggio 2-0 per la gioia incontenibile del pubblico. Se Stephens sembra in confusione, la rumena è più decisa, più centrata e realizza geometrie più insidiose. Halep pare non fermarsi più e sale rapidamente 5-0. “Il centrale sembra Bucarest!” esclama il nostro Ilvio Vidovich in tribuna. Verissimo. Il Philippe Chatrier si “incendia” per Halep, che ora è a un game dalla storia, dalla gloria, dal paradiso. Stremata e in lacrime Simona Halep alza finalmente le braccia al cielo, pazza di gioia e incredula. La n. 1 del mondo entra nella storia diventando la seconda rumena a vincere il Roland Garros, quarant’anni dopo Virginia Ruzici – presente in tribuna – che vinse nel 1978. 3-6 6-4 6-1 lo score contro Stephens, che si scioglie completamente nel terzo set, in preda alla stanchezza fisica ma soprattutto mentale. Lo Chatrier vibra tutto per Simona.

Ai microfoni di Marion Bartoli e Fabrice Santoro, Halep ha la voce che le trema: “Grazie ragazzi per tutto il sostegno, ho fatto di tutto per conquistare il primo Slam, sognavo questo momento fin da piccola e ho realizzato questo sogno qui a Parigi. Ero in svantaggio ma poi mi sono liberata, volevo gustarmi fino in fondo il match e mi sono detta che potevo farcela“.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

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Roland Garros: Nadal affonda del Potro, 11esima finale a Parigi

PARIGI – Semifinale senza storia. Dal 4-4 del primo set non c’è più partita. Nadal vede il trionfo n.11. Non ha mai perso una finale sullo Chatrier. Trova Thiem

Ilvio Vidovich

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 27 – La finale più giusta

[1] R. Nadal b. [5] J.M. del Potro 6-4 6-1 6-2 (da Parigi, il nostro inviato)

 

RAFA NADAL, SEMPLICEMENTE IMMENSO – Non crediamo ci sia molto da dire, ancora, su Rafael Parera Nadal da Manacor. Il 32enne fuoriclasse spagnolo disputerà domenica l’undicesima finale qui a Parigi e la 24esima a livello Slam. Bastano questi numeri per definire la grandezza di questo giocatore, non serve aggiungere altro. Oggi contro Juan Martin del Potro – che tornava in semifinale a Parigi dopo nove anni – tutto è andato secondo le previsioni. Solo nella prima ora di gioco, quanto cioè è durato il primo set, Nadal ha avuto  problemi a tenere a bada la potenza dell’argentino, sceso in campo con l’intenzione di scambiare il meno possibile e di non dare ritmo al suo avversario. Ma appena i giri del motore del maiorchino sono iniziati a salire e nel contempo si sono ridotti i Watt dei fondamentali dell’argentino, non c’è stata più partita. Vinto il primo set con il break decisivo al decimo gioco, gli altri due parziali sono stati un monologo del n. 1 del mondo. Che ora affronterà Dominic Thiem a caccia dell’undicesima affermazione sul Roland Garros.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

RIMPIANTI DEL POTRO – Il maiorchino in realtà era partito un po’ lento dai blocchi e si era ritrovato più volte in difficoltà nei suoi turni di battuta. Merito anche di del Potro che spingeva l’impossibile col dritto (letteralmente: certi lungolinea in allungo vincenti erano sottolineati dagli “ooohhh” di stupore del pubblico)  per evitare di cadere nella ragnatela dell’asfissiante pressione da fondo campo del maiochino. Rafa si trovava 0-30 nei primi tre game di battuta e nel terzo gioco doveva addirittura annullare tre palle break consecutive. L’argentino invece non faticava nei suoi game di servizio: il suo obiettivo era quello di scambiare il meno possibile e si affidava alla potenza di servizio e dritto per applicare, inizialmente con grande successo, la tattica studiata a tavolino. La grande occasione per del Potro si materializzava nel nono gioco dove riuscita a conquistare altre tre palle break. Ma nel momento decisivo era proprio la sua arma migliore, il dritto, che lo tradiva: uno lo mandava in tribuna ed un altro lo steccava e Nadal – che comunque già da un paio di game era entrato nella sua classica modalità “devi tirare almeno tre vincenti per farmi un punto” – si salvava. Mai non sfruttare le occasioni, rare, che Rafael Nadal concede sulla terra (“Forse sono stato anche un po’ fortunato sulle palle break, ma comunque sia le ho annullate“) te lo fa pagare subito. Ed infatti, complice un improvviso calo nel servizio dell’argentino e la conseguente maggiore aggressività alla risposta (è incredibile la capacità di Nadal di leggere immediatamente in campo i cambiamenti che avvengono nello sviluppo del gioco), Rafa, che non era mai stato in vantaggio nei game di servizio di del Potro ed era arrivato solo una volta a fare un paio di punti, saliva 0-30 e poi si procurava due palle break. La seconda era quella buona e il primo set era appannaggio dello spagnolo per 6-4.

Juan Martin del Potro – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

POI SOLO DOMINIO MAIORCHINO – La partita di fatto finiva qui (“Probabilmente sarebbe andata diversamente se avessi vinto il primo set” ha detto l’argentino in conferenza stampa). All’inizio del secondo set Del Potro provava a cancellare il ricordo di quelle due palle break malamente sprecate con il dritto ed iniziava tirando a tutta anche con il rovescio. Ma la potenza non era più quella della prima ora di gioco – e forse aveva ragione il Direttore che nel suo editoriale di ieri aveva ipotizzato che del Potro avrebbe potuto pagare dal punto di vita fisico e mentale le fatiche del tre intensi set giocati ieri contro  Marin Cilic, non avendo un giorno in più per recuperare – e soprattutto Nadal era “on fire”. Era infatti lui a comandare il gioco con le sue rotazioni mancine (“Nel primo set non ho giocato bene, poi sono salito di livello“), ormai quasi infallibili ed adesso anche vincenti (saranno 13 winners e solo 4 unforced alla fine del  secondo parziale). Del Potro cominciava a non saper più che pesci pigliare (“Rafa è salito di intensità con il suo gioco, ha cominciato a farmi muovere tanto.”). Sintomatico in tal senso un suo serve and volley nel quarto game: tattica che la Torre di Tandil usa veramente quando è sull’orlo della disperazione. Ed infatti lo era: in un attimo Nadal saliva 5-0 ed il boato con cui il pubblico dello Chatrier salutava il game dell’1 a 5 di del Potro era sintomatico del fatto che non c’era più partita e il pubblico sperava qualcosa cambiasse. Ma a Nadal la cosa ovviamente non interessava e chiudeva subito dopo 6-1.

Il terzo set iniziava con il break di Nadal e si capiva che si era ormai ai titoli di coda. JMDP cercava di opporsi con orgoglio ed aveva un ultimo sussulto quando riusciva ad arrivare 40 pari sul servizio del maiorchino nel quarto gioco. Ma era inutile, come il “del Po del Po” urlato dal pubblico dopo un tracciante vincente di dritto dell’argentino, colpo che era diventato sempre più raro con il passare dei minuti. Era invece il passante vincente di Nadal sul nuovo disperato ed inutile serve and volley del tandilese sulla palla che dava a Rafa il break del 4-1 il colpo che sigillava il match. Pochi minuti era 6-2 Nadal, che portava così a casa il match dopo due ore e quattordici minuti di gioco. Ora tra Rafa e un ulteriore tassello di leggenda – che solo a dirlo vengono i brividi: l’undicesima vittoria all’Open di Francia – c’è l’unico giocatore ad averlo sconfitto negli ultimi due anni sulla terra rossa, quello che molti considerano il principe ereditario del Re della terra: l’austriaco Dominic Thiem (“La chiave per battere Dominic? Lo so che voi vorreste scrivere molto su questo e ci sarebbero cose da dire. Ma la realtà è che, semplicemente, dovrò giocare bene. Se non giocherò bene contro un grande giocatore come lui sarà dura“). Insomma, domenica sul Philippe Chatrier ci sarà probabilmente la finale più degna.

Juan Martin del Potro e Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

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