Roland Garros, Andreeva: “Il destino per noi è tracciato prima che nasciamo”

La russa: "Ai giornalisti piace aggiungere pepe alle domande. Ma ormai so che c'è chi lo fa solo per essere più pungente"

Di Pellegrino Dell'Anno
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Mirra Andreeva - Roland Garros 2026 (x @rolandgarros)

Nel 2025, sotto il tetto del Philippe Chatrier, il Roland Garros di Mirra Andreeva si era concluso ai quarti di finale contro Lois Boisson. Quest’anno la giovane russa prende le misure molto meglio e lascia le briciole a Cirstea per la seconda semifinale Slam dopo quella qui nel 2024. Prima sorprese Aryna Sabalenka, poi si arrese a Jasmine Paolini. Ma ora è una giocatrice molto diversa, più matura. Come emerge anche in conferenza stampa.

D: Ciao Mirra. Sorana non prende bagel molto spesso. Nel primo set in particolare, perché pensi che sia successo, considerando il modo in cui stavi giocando?
Andreeva: “Onestamente non me lo aspettavo. Ho fatto un riscaldamento fantastico in campo, mi sembrava di non sbagliare una palla e questo mi ha resa un po’ nervosa, perché di solito quando fai un gran riscaldamento poi in partita non giochi allo stesso livello. Invece mi sono sentita molto concentrata, molto aggressiva, andavo sempre per i miei colpi. Non so cosa sia successo, ma ero proprio ‘in the zone’. Sorana è un’avversaria molto tosta da affrontare, quindi sono felice per la vittoria di oggi“.

D: Il quarto di finale dell’anno scorso qui è stato duro. Quest’anno è sembrato l’opposto. Puoi parlare di quanto sia diverso lo stato mentale in cui ti trovi ora e di dove senti che sia il tuo tennis rispetto ad allora?
Andreeva: “Stamattina scherzavo un po’ perché pioveva e sapevo che avremmo giocato con il tetto chiuso, quindi dicevo che avevo qualche flashback dello scorso anno. Cercavo però di avere flashback solo sul meteo e sul campo coperto, non su come avevo giocato. Sono contenta di essere riuscita a cambiare le cose: sono due partite completamente diverse rispetto all’anno scorso e sono felice di esserci riuscita quest’anno“.

D: Sei molto giovane eppure parli delle semifinali qui come se fosse normale, quasi logico che sia il tuo posto. Ti è sembrato che sia passato tanto tempo dall’ultima semifinale rispetto alle tue aspettative, o siamo noi troppo impazienti di vederti con questi trofei?
Andreeva: “L’ultima volta che sono stata in semifinale è stato due anni fa, quindi forse sì, è passato parecchio tempo. Però credo che tutto accada per una ragione e se non sono riuscita prima a raggiungere un’altra semifinale in uno Slam, probabilmente era ciò che doveva succedere. Sono felice di essere di nuovo in semifinale e cercherò di mantenere la stessa mentalità: dare il massimo, il 100%, qualunque cosa accada. Con questa mentalità mi è più facile giocare“.

D: Volevo chiederti del ritorno di Serena. Sei all’inizio della tua carriera: riesci a comprendere cosa succede dall’altra parte della rete? È madre di due figli, ha vinto tutto in questo sport e adesso torna. Quanto è ispirante per te vederlo?
Andreeva: “È un’atleta incredibile. A dire la verità non ci credevo fino all’ultimo annuncio, quando è uscita la pubblicità che ha fatto con Nike per il suo ritorno. Ho pensato: ‘Ok, allora è reale’. Non pensavo davvero che sarebbe tornata, ma è fantastico vederla di nuovo in campo. Ha già ottenuto così tanto nello sport, nella sua carriera, ed è madre di due figli. Sono molto curiosa di vederla tornare, so che giocherà al Queen’s“.

D: Tornando a quel quarto di finale dell’anno scorso: allora avevi ammesso che il pubblico ti aveva condizionato. A distanza di dodici mesi, pensi di essere in uno spazio mentale migliore per gestire questo tipo di situazione o è ancora un lavoro in corso per te?
Andreeva: Quest’anno qui a Parigi il pubblico non era davvero così tanto contro di me, quindi per me è stato più semplice. Però se dovesse succedere di nuovo, credo che per me sarebbe un po’ più facile gestirlo, perché so cosa è successo l’anno scorso, so come mi sentivo e cosa mi metteva pressione. Se accadesse quest’anno, saprei come aggiustare le cose“:

D: Tornando a quello che hai detto su “tutto accade per una ragione”. Ci hai sempre creduto? È difficile crederci a volte e perché ci credi?
Andreeva: “A volte è difficile crederci, ma è quello che i miei genitori mi hanno sempre detto e io sento che è vero. Ho la sensazione che in qualche modo abbiamo un destino che è stato già tracciato prima che iniziassimo a vivere questa vita. È questa l’idea che ho, per questo ci credo. A volte è più facile pensarla così quando qualcosa non va come vorresti: ti dici ‘è successo per una ragione’. In un certo senso è più semplice vedere le cose in questo modo e credo sia per questo che ci credo“.

D: Abbiamo visto il tuo programma dopo la partita: quante interviste prima di venire qui, quante ancora dopo. Quanto è piacevole, dopo una partita così, una vittoria così rapida, venire a raccontare tutto questo? E quanto è strano che, probabilmente, passerai più tempo alle interviste che in campo?
Andreeva: “In realtà per me non è mai un problema fare interviste, occuparmi dei media, raccontare della partita, degli allenamenti, del processo di lavoro. Mi piace parlare, quindi per me è più un piacere, soprattutto quando le cose vanno bene: ho giocato un bel match, sono in semifinale in uno Slam, perché non parlare, no? Si può discutere di tutto. Oggi ovviamente c’è un po’ più stampa del solito, ma fa parte dei nostri doveri e io sono d’accordo, non ho niente in contrario a parlare con tutti quelli che mi fanno domande“.

D: Quando dovevi entrare in top‑20 ti avevano promesso un cane. Sei entrata in top‑20, il cane c’è. Adesso l’obiettivo ovvio è vincere uno Slam. C’è già qualche promessa da parte dei genitori o di qualcun altro per il caso in cui vincerai uno Slam?
Andreeva: “Sinceramente non ci ho ancora pensato. Anche se mi mettessi a pensarci, non saprei cosa vorrei in cambio di un titolo Slam. Mi sembra di avere già tutto, non c’è niente di particolare da chiedere. Forse qualche gioiellino, un accessorio, una borsa, un vestito, non so neanche cosa chiedere. Vedremo, dovrò pensarci, ma ho la sensazione che ho già tutto e non mi serva davvero niente di speciale“.

D: Se ricordiamo quella semifinale di due anni fa che hai perso qui, quali lezioni porterai con te questa volta?
Andreeva: “Probabilmente cercherò di non essere nervosa allo stesso livello di due anni fa. Certo, il nervosismo ci sarà comunque, sono tesa prima di ogni partita, ma ora capisco che è un processo assolutamente normale, con cui bisogna imparare a convivere. Mi sembra che ultimamente lo gestisca un po’ meglio. Cercherò di concentrarmi non sul fatto che sia una semifinale, ma sul fatto che è un’altra partita: fare quello che mi dice Conchita, lottare fino all’ultimo punto. Se mi focalizzo su questo, sarà più facile non pensare che si tratta di una semifinale“.

D: Anche adesso, in questa conferenza, soprattutto i media stranieri cercano di aggiungere un “flair” extra alla partita (riferendosi a una domanda su Kostyuk, ucraina, prossima avversaria, ndr) spostando il focus dal gioco. Quanto ti distrae o ti irrita questo, o ormai negli anni ti sei abituata e lasci semplicemente che vada così?
Andreeva: “Ai giornalisti piace aggiungere un po’ di pepe alle domande. Sono pronta a questo. So che molto dipende dal giornalista: ormai capisco più o meno chi è più amichevole e chi invece ama ‘buttare lì’ qualcosa e fare una domanda più pungente. In generale immagino e mi aspetto che tipo di domande possano arrivare e rispondo sempre in modo molto sincero, quindi per me non è un grande problema“.

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