Non è un paese per giovani

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Non è un paese per giovani

Il ritorno di un azzurro in una semifinale Slam ci permette di fare un tuffo nel passato: la “giovinezza tardiva” dei nostri e la scarsa fantasia per la location dei loro exploit

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 26 – La chance di Simona

Con l’universo sportivo – non solo tennistico – italiano ancora scosso, Marco Cecchinato si prepara a giocare una storica semifinale Slam con Dominic Thiem. Pensare al titolo? Forse è utopia, ma d’altronde era utopia anche immaginare il palermitano tra gli ultimi quattro, prima del match di primo turno contro Copil. Ad ogni modo, qualunque sarà lo score finale della partita, all’attuale numero 72 ATP resta il merito, avendo battuto i ben più attrezzati ed esperti Carreno Busta, Goffin e Djokovic, di aver riportato un giocatore italiano tra gli ultimi quattro in un Major quarant’anni dopo Corrado Barazzutti, che nel 1978 raggiunse il traguardo proprio a Parigi. L’affermazione di “Ceck” ci ha permesso quindi di andare ad analizzare, in più di mezzo secolo di storia, a quale età i giocatori azzurri hanno raggiunto l’apice della loro carriera in un torneo dello Slam, prendendo in considerazione chi ha raggiunto almeno i quarti di finale (fonte Repubblica).

  • Cristiano Caratti, 20 anni e 8 mesi (quarti all’Australian Open 1991)
  • Paolo Bertolucci, 21 anni e 10 mesi (quarti al Roland Garros 1973)
  • Fausto Gardini, 23 anni e 2 mesi (quarti al Roland Garros 1953)
  • Fabio Fognini, 24 anni (quarti al Roland Garros 2011)
  • Corrado Barazzutti, 24 anni e 7 mesi (semifinale allo US Open 1977)
  • Renzo Furlan, 25 anni e 1 mese (quarti al Roland Garros 1995)
  • Nicola Pietrangeli, 25 anni e 8 mesi (campione al Roland Garros 1959)
  • Marco Cecchinato, 25 anni e 9 mesi (semifinale al Roland Garros 2018)
  • Adriano Panatta, 25 anni e 11 mesi (campione al Roland Garros 1976)
  • Davide Sanguinetti, 25 anni e 11 mesi (quarti a Wimbledon 1998)
  • Marcello di Bello, 26 anni e 5 mesi (quarti al Roland Garros 1948)
  • Giuseppe Merlo, 27 anni e 8 mesi (semifinale al Roland Garros 1955)
  • Giorgio De Stefani, 28 anni e 4 mesi (finale al Roland Garros 1932)
  • Gianni Cucelli, 30 anni e 8 mesi (quarti al Roland Garros 1947)
  • Orlando Sirola, 32 anni e 1 mese (semifinale al Roland Garros 1960)
  • Uberto De Morpurgo, 32 anni e 5 mesi (semifinale al Roland Garros 1930)

Il primo dato che salta all’occhio non è certo una novità: la terra parigina è la superficie dove gli azzurri, a livello maschile, hanno da sempre avuto più chances di raggiungere risultati significativi. Su sedici giocatori, capaci di arrivare almeno una volta nei quarti, tredici hanno fatto registrare nello Slam di Parigi la loro miglior performance. A darne ulteriore conferma ci sono i titoli di Pietrangeli e Panatta (1959, 1960, 1976) e la ormai nota semifinale di Barazzutti, ma anche in tempi recenti dei giocatori italiani si sono spinti sino alla seconda settimana. Oltre alla favola di Cecchinato, nell’edizione in corso del Roland Garros poteva essere ancora tra i protagonisti Fabio Fognini, che negli ottavi di finale ha lottato per cinque set contro Cilic. Il croato è stato superiore, più costante e più concentrato nelle fasi cruciali del quinto, ma Fabio sul mattone tritato ha dimostrato di non aver nulla da invidiare ai top 10 e sicuramente avrebbe fatto partita pari anche, in caso di vittoria, contro del Potro nei quarti.

 

Una menzione speciale va fatta per Andreas Seppi, che pure avendoci provato per sei volte non è mai riuscito a superare il quarto turno negli Slam. La fantastica vittoria di Cecchinato su Djokovic in quattro set ricorda tanto l’incredibile successo dell’altoatesino su Roger Federer a Melbourne nel 2015 (solamente al terzo turno però), tra l’altro entrambi gli incontri sono stati chiusi da un memorabile passante di marca italiana. Oltre ai quattro ottavi australiani (2013, 2015, 2017, 2018), Andreas nel 2012 andò vicinissimo all’impresa nel quarto turno del Roland Garros. Si ritrovò infatti a condurre per due set a zero su Novak Djokovic, che riuscì purtroppo a negargli l’accesso ai quarti di finale.

Lo spunto più rilevante riguarda però l’età dei giocatori che hanno raggiunto palcoscenici importanti negli Slam. Scordatevi le magie del Nadal appena diciottenne e l’assai contestata NextGen. In Italia non ci si afferma in tenera età a livello Major. Escludendo i casi di Caratti e Bertolucci, che raggiunsero i quarti rispettivamente in Australia e a Parigi a poco più di vent’anni, gli altri atleti maschi almeno quartofinalisti Slam del tennis nostrano hanno centrato il loro miglior risultato nei quattro tornei principali solamente intorno ai 24-25 anni. Cecchinato (quasi 26enne) è l’esempio più estremo, oltre che essere il più vicino a noi, poiché non aveva ancora vinto un match nei tornei dello Slam prima del Roland Garros 2018.

Quali i motivi alla base di questa “giovinezza tardiva”? Scarsa preparazione ai tornei tre su cinque? Eccessiva pressione per i novellini? Dare una risposta precisa risulterebbe fuorviante. Considerando anche che negli ultimi decenni non c’è mai stato un atleta azzurro capace di stanziarsi da subito nei pressi della top 10, il cammino dei nostri ragazzi negli Slam è sempre impervio: gli alti e bassi in classifica, che non facilitano la permanenza tra i primi 32 giocatori del mondo (numero delle teste di serie al sorteggio), potrebbero essere il capro espiatorio più semplice da individuare. Se per Nadal battere Carreno Busta (11 ATP), Goffin (9 ATP) e Djokovic (20 ATP, ma ex n.1) negli Slam è la normalità, per Fognini, Cecchinato o Lorenzi è tutt’altro che semplice, motivo per cui trovare ostacoli simili sin dai primi turni rende la scalata verso la seconda settimana molto più ripida, soprattutto se a tentarla sono giocatori inesperti. È vero quindi che gli exploit del tennis italiano non arrivano nell’immediato e non sono per nulla frequenti, ma se regalano tante emozioni quante ce ne sta regalando questo ragazzo siciliano, vale la pena attendere. Magari non quarant’anni però.

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ATP

Continua lo splendido valzer di Sonego: battuto anche Evans, è in finale a Vienna

Lorenzo non fallisce la prova del nove e si qualifica per la seconda finale in carriera, la prima sia in un ATP 500 che su cemento indoor

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Lorenzo Sonego - ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

Lorenzo Sonego dà seguito alla strepitosa vittoria contro Novak Djokovic e vola in finale a Vienna. L’italiano dispone abbastanza agevolmente di Daniel Evans con il punteggio di 6-3 6-4, in un match in cui ha imposto le proprie condizioni fin dal primo punto, prendendo in mano lo scambio col dritto appena si presentava la possibilità e tenendo a bada l’avversario con un’altra solidissima prestazione al servizio.

Sonego dimostra da subito di non essersi adagiato sugli allori dopo il prestigioso successo su Djokovic e parte fortissimo sia al servizio che in risposta. Un parziale di dodici punti a due lo spedisce subito avanti 3-0. Dopo essere stato investito da questo inizio sprint dell’italiano, Evans rimette insieme i pezzi del proprio tennis e entra finalmente in partita. Le maggiori armi a sua disposizione, dritto e slice di rovescio, oggi non riescono proprio a creare problemi a Sonego: il primo si scontra con il dritto di Lorenzo scintillante come in tutta la settimana del resto, il secondo invece è spesso giocato come colpo difensivo e non come variante offensiva. Sonego infatti insiste molto sul lato sinistro di Evans con il proprio dritto, prendendo campo colpo dopo colpo e andando spesso e volentieri a raccogliere i frutti della propria netta superiorità da fondocampo con ottime discese a rete o sagge smorzate. In appena 31 minuti, Lorenzo incamera il primo set, concedendo appena quattro punti nei propri turni di servizio.

Nel secondo set, l’azzurro continua a giocare a braccio sciolto e trova subito il break. Al cambio campo, Evans chiama il fisioterapista per farsi massaggiare la spalla sinistra, che evidentemente gli crea qualche fastidio. La pausa spezza leggermente il ritmo a Sonego che con un doppio fallo concede la prima palla break dell’incontro, concretizzata da Evans con un bel pallonetto su un buon approccio in slice del torinese. Lorenzo però riprende subito in mano la partita e torna nuovamente in vantaggio di un break, provocando l’ira di Evans che si sfoga sulla propria (incolpevole) racchetta. Ormai l’inerzia dell’incontro sembra essere tornata in maniera decisa dalla parte dell’italiano, che ha un unico altro momento di sbandamento nel settimo gioco. Con l’ennesimo dritto vincente Sonego si toglie dai guai e si garantisce la possibilità di servire per il match. Come nel primo set, nessun tremore percorre il suo braccio al momento di chiudere: turno di servizio a zero e prima meritatissima finale in un ATP 500, la seconda in carriera nel circuito maggiore dopo quella vinta ad Antalya nel 2019. Comunque vada domenica, Lorenzo sarà certo di avere un nuovo best ranking da lunedì: numero 32 in caso di sconfitta in finale, n. 28 in caso di vittoria del torneo.

 
Lorenzo Sonego – ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

LA SFIDA A RUBLEV – In finale se la vedrà con il n. 8 ATP Andrey Rublev (un solo precedente, risalente al 2016 e vinto da Rublev nel challenger di Cortina) che ha approfittato del ritiro a metà secondo set di uno sfortunatissimo Kevin Anderson, fermato da un problema alla coscia destra. Il russo dunque per la terza volta consecutiva ha beneficiato delle precarie condizioni del proprio avversario, dopo il ritiro di Jannik Sinner e la vittoria su un acciaccato Dominic Thiem. A dispetto di questo percorso agevolato, Rublev resta probabilmente il giocatore più caldo del momento e uno dei migliori nell’intero 2020 sia pre che post lockdown. Lo testimonia il livello espresso negli ultimi tornei (18 vittorie su 19 partite disputate), incluso comunque questo di Vienna.

Nel primo set infatti, Anderson è apparso in buone condizioni e comunque non ha avuto chance di insidiare il servizio del russo (ancora nessun break subito nel torneo), che ha poi piazzato l’allungo decisivo nel decimo gioco. L’infortunio si è palesato in maniera evidente solo a partire dal secondo gioco del secondo parziale, quando il sudafricano si è fermato per chiedere l’intervento del fisioterapista. Intervento che però non è riuscito a risolvere il problema e che ha solo rimandato di qualche gioco la decisione di abbandonare il match. Per Rublev quella di domenica sarà la quinta finale del 2020 (tutte vittoriose le quattro precedenti). In caso di vittoria, il russo diventerebbe il giocatore con più titoli vinti in stagione. Questo Sonego di certo non gli renderà il compito facile.

Risultati:

[5] A. Rublev b. [PR] K. Anderson 6-4 4-1 rit.
[LL] L. Sonego v. [SE] D. Evans 6-3 6-4

Il tabellone completo

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ATP

Sonego dopo la vittoria su Evans: “Si festeggia alla fine, c’è ancora un torneo da giocare”

Nell’atto finale dell’Erste Bank Open di Vienna, Lorenzo Sonego dovrà affrontare il giocatore più in forma del momento: “Oltre ai colpi da fondocampo, il servizio è molto migliorato”

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Lorenzo Sonego - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

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Italiani

La crescita costante di Lorenzo Sonego: perché la vittoria su Djokovic non è un caso

Battere il numero uno del mondo non è da tutti. Lorenzo si è fatto trovare pronto: la pazienza, la costanza e la determinazione l’hanno premiato. E continueranno a farlo

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Lorenzo Sonego - ATP Vienna 2020 (via Twitter, @atptour)

Diventare il numero uno del mondo è il sogno di ogni tennista, ma più in generale di ogni sportivo. Lo è quando ci si approccia alla disciplina, quando arrivano i primi risultati importanti, ma non appena si assaggia il circuito professionistico le prospettive per la maggior parte dei giocatori iniziano a cambiare e allora il sogno più realistico non è arrivare al numero uno, ma almeno battere chi quella posizione la occupa. Lorenzo Sonego fa parte di questa ampissima schiera di atleti e dal pomeriggio di venerdì trenta ottobre è entrato anche nel più ristretto club di chi è anche riuscito a battere (con soli tre game concessi) il primo giocatore del mondo (in Italia ci sono riusciti solo in 6 nell’Era Open), tale Novak Djokovic.

L’ascesa silenziosa di Lorenzo Sonego

Ciò che si è visto ieri all’ATP 500 di Vienna ha però radici lontane. E soprattutto è frutto di un mix di pazienza, determinazione e costanza, le tre caratteristiche fondamentali del 25enne torinese. Nel 2018 parlammo di un’ascesa silenziosa, un lavoro a tappe descritto dal suo allenatore, Giampiero Arbino, nel pezzo che vi riproponiamo. Pochi exploit difficili da confermare nel tempo, ma risultati importanti ottenuti in maniera graduale, accostati al miglioramento dei fondamentali di gioco. Insomma, un esempio da seguire per chi vuole fare di questo sport una professione. E ‘Gipo’ al tempo si sbilanciò: “Non bisogna avere fretta, io sono convinto che il suo anno sarà il 2020“. Sembra però che ogni anno sia quello di Sonego: dopo gli ottimi risultati del 2019, si è migliorato nel 2020 e chissà dove arriverà nel 2021. Certamente neanche la pandemia ha potuto fermare l’ascesa (silenziosa) di Lorenzo.

 
Lorenzo Sonego – Kitzbuhel 2019 (foto Felice Calabrò)

Quando uscì quell’intervista, Sonego era già entrato nei primi 100 giocatori del mondo. Il traguardo coincise con la vittoria del Challenger di Genova, probabilmente uno dei successi che il torinese ricorda con più piacere. Vinse contro Dustin Brown in finale 6-1 6-2 di fronte alle tribune gremite che facevano il tifo per lui sin dall’inizio del torneo. Fu un successo significativo non solo per lui, ma anche per il torneo sé e per la città di Genova, colpita un mese prima dal disastro del ponte Morandi, ma pronta a rialzarsi anche con quel piccolo momento di distrazione (e gioia) legato al successo del ragazzo italiano sui campi di Valletta Cambiaso.

Berrettini e Sonego, due gemelli più amici che rivali in cerca di gloria

Come già detto, più che il 2020 (come pronosticava il suo coach) è il 2019 l’anno di Sonego, che a Montecarlo arrivò fino ai quarti di finale, mai così avanti in un Masters 1000. Curiosamente il suo primo titolo ATP lo vince sull’erba di Antalya, non certo la sua superficie preferita, ma arriva nei mesi in cui esplode definitivamente il talento di Matteo Berrettini. I due sono molto amici, anagraficamente li sperano solamente cinque mesi e il loro percorso ha molti punti in comune, soprattutto l’affermazione più “tardiva” dei due nel circuito rispetto ai Sinner e ai Musetti.

Queste somiglianze portarono il direttore Scanagatta a definirli “gemelli e amici” in un pezzo risalente allo US Open 2019, che vi invitiamo a rileggere per scoprire di più sulla loro amicizia. Un rapporto nato nei tornei amatoriali prima, poi rinforzato dai tornei giocati assieme nel circuito maggiore, quando ancora i risultati faticavano ad arrivare, ma la fiducia non mancava. In quello US Open Matteo arrivò in semifinale, Sonego perse al secondo turno un match che poteva gestire meglio contro Andujar. Se i terreni che i due hanno battuto sono pressoché gli stessi, perché non sperare in un qualcosa di simile, Lorenzo?

Sonego vince un tie-break da leggenda: è agli ottavi del Roland Garros

Diciamo che nell’ultimo Slam si è avvicinato abbastanza a un traguardo simile. Sul mattone tritato parigino (insolitamente in autunno), Lorenzo ha giocato per la prima volta negli ottavi di finale di uno Slam. Dopo le vittorie nei primi due turni contro Gomez e Bublik, il tabellone gli ha proposto l’americano Taylor Fritz, un brutto cliente, ma battibile su terra. Questo è lo spirito con cui è entrato in campo il torinese, con la consapevolezza di poter vincere la partita. E non solo ci è riuscito, ma l’ha fatto in tre set, vincendo anche il tie-break più lungo della storia del Roland Garros (19 punti a 17, annullando ben nove set point). Una dimostrazione di forza straordinaria, che ci ha mostrato come il potenziale più grande Lorenzo non lo ha nel dritto o nel rovescio, ma nella mentalità.

Lorenzo Sonego – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Questi risultati che abbiamo sinora ripercorso hanno conferma totale nell’analisi della crescita di Sonego in classifica mondiale:

  • 2014: n. 812
  • 2015: n. 370
  • 2016: n. 300
  • 2017: n. 212
  • 2018: n. 107
  • 2019: n. 52

È sicuro di ottenere il suo nuovo best ranking da lunedì grazie al risultato di Vienna (oggi, non prima delle ore 15, giocherà la semifinale contro Evans). Di sicuro sarà numero 35 ATP, ma in caso di raggiungimento della finale potrebbe salire al numero 32 (proprio dietro Evans, suo avversario oggi in semifinale, alle 15.30 circa) e la vittoria del titolo gli permetterebbe di sfondare per la prima volta tra i primi 30 del mondo, agguantando la 27esima piazza. Ma sicuramente Lorenzo non starà pensando a queste prospettive. E fa bene. Perché, come ci sta dimostrando, è meglio crescere un passo alla volta.

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