Non è un paese per giovani

Il ritorno di un azzurro in una semifinale Slam ci permette di fare un tuffo nel passato: la "giovinezza tardiva" dei nostri e la scarsa fantasia per la location dei loro exploit

Non è un paese per giovani
Marco Cecchinato - Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

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Con l’universo sportivo – non solo tennistico – italiano ancora scosso, Marco Cecchinato si prepara a giocare una storica semifinale Slam con Dominic Thiem. Pensare al titolo? Forse è utopia, ma d’altronde era utopia anche immaginare il palermitano tra gli ultimi quattro, prima del match di primo turno contro Copil. Ad ogni modo, qualunque sarà lo score finale della partita, all’attuale numero 72 ATP resta il merito, avendo battuto i ben più attrezzati ed esperti Carreno Busta, Goffin e Djokovic, di aver riportato un giocatore italiano tra gli ultimi quattro in un Major quarant’anni dopo Corrado Barazzutti, che nel 1978 raggiunse il traguardo proprio a Parigi. L’affermazione di “Ceck” ci ha permesso quindi di andare ad analizzare, in più di mezzo secolo di storia, a quale età i giocatori azzurri hanno raggiunto l’apice della loro carriera in un torneo dello Slam, prendendo in considerazione chi ha raggiunto almeno i quarti di finale (fonte Repubblica).

 
  • Cristiano Caratti, 20 anni e 8 mesi (quarti all’Australian Open 1991)
  • Paolo Bertolucci, 21 anni e 10 mesi (quarti al Roland Garros 1973)
  • Fausto Gardini, 23 anni e 2 mesi (quarti al Roland Garros 1953)
  • Fabio Fognini, 24 anni (quarti al Roland Garros 2011)
  • Corrado Barazzutti, 24 anni e 7 mesi (semifinale allo US Open 1977)
  • Renzo Furlan, 25 anni e 1 mese (quarti al Roland Garros 1995)
  • Nicola Pietrangeli, 25 anni e 8 mesi (campione al Roland Garros 1959)
  • Marco Cecchinato, 25 anni e 9 mesi (semifinale al Roland Garros 2018)
  • Adriano Panatta, 25 anni e 11 mesi (campione al Roland Garros 1976)
  • Davide Sanguinetti, 25 anni e 11 mesi (quarti a Wimbledon 1998)
  • Marcello di Bello, 26 anni e 5 mesi (quarti al Roland Garros 1948)
  • Giuseppe Merlo, 27 anni e 8 mesi (semifinale al Roland Garros 1955)
  • Giorgio De Stefani, 28 anni e 4 mesi (finale al Roland Garros 1932)
  • Gianni Cucelli, 30 anni e 8 mesi (quarti al Roland Garros 1947)
  • Orlando Sirola, 32 anni e 1 mese (semifinale al Roland Garros 1960)
  • Uberto De Morpurgo, 32 anni e 5 mesi (semifinale al Roland Garros 1930)

Il primo dato che salta all’occhio non è certo una novità: la terra parigina è la superficie dove gli azzurri, a livello maschile, hanno da sempre avuto più chances di raggiungere risultati significativi. Su sedici giocatori, capaci di arrivare almeno una volta nei quarti, tredici hanno fatto registrare nello Slam di Parigi la loro miglior performance. A darne ulteriore conferma ci sono i titoli di Pietrangeli e Panatta (1959, 1960, 1976) e la ormai nota semifinale di Barazzutti, ma anche in tempi recenti dei giocatori italiani si sono spinti sino alla seconda settimana. Oltre alla favola di Cecchinato, nell’edizione in corso del Roland Garros poteva essere ancora tra i protagonisti Fabio Fognini, che negli ottavi di finale ha lottato per cinque set contro Cilic. Il croato è stato superiore, più costante e più concentrato nelle fasi cruciali del quinto, ma Fabio sul mattone tritato ha dimostrato di non aver nulla da invidiare ai top 10 e sicuramente avrebbe fatto partita pari anche, in caso di vittoria, contro del Potro nei quarti.

Una menzione speciale va fatta per Andreas Seppi, che pure avendoci provato per sei volte non è mai riuscito a superare il quarto turno negli Slam. La fantastica vittoria di Cecchinato su Djokovic in quattro set ricorda tanto l’incredibile successo dell’altoatesino su Roger Federer a Melbourne nel 2015 (solamente al terzo turno però), tra l’altro entrambi gli incontri sono stati chiusi da un memorabile passante di marca italiana. Oltre ai quattro ottavi australiani (2013, 2015, 2017, 2018), Andreas nel 2012 andò vicinissimo all’impresa nel quarto turno del Roland Garros. Si ritrovò infatti a condurre per due set a zero su Novak Djokovic, che riuscì purtroppo a negargli l’accesso ai quarti di finale.

Lo spunto più rilevante riguarda però l’età dei giocatori che hanno raggiunto palcoscenici importanti negli Slam. Scordatevi le magie del Nadal appena diciottenne e l’assai contestata NextGen. In Italia non ci si afferma in tenera età a livello Major. Escludendo i casi di Caratti e Bertolucci, che raggiunsero i quarti rispettivamente in Australia e a Parigi a poco più di vent’anni, gli altri atleti maschi almeno quartofinalisti Slam del tennis nostrano hanno centrato il loro miglior risultato nei quattro tornei principali solamente intorno ai 24-25 anni. Cecchinato (quasi 26enne) è l’esempio più estremo, oltre che essere il più vicino a noi, poiché non aveva ancora vinto un match nei tornei dello Slam prima del Roland Garros 2018.

Quali i motivi alla base di questa “giovinezza tardiva”? Scarsa preparazione ai tornei tre su cinque? Eccessiva pressione per i novellini? Dare una risposta precisa risulterebbe fuorviante. Considerando anche che negli ultimi decenni non c’è mai stato un atleta azzurro capace di stanziarsi da subito nei pressi della top 10, il cammino dei nostri ragazzi negli Slam è sempre impervio: gli alti e bassi in classifica, che non facilitano la permanenza tra i primi 32 giocatori del mondo (numero delle teste di serie al sorteggio), potrebbero essere il capro espiatorio più semplice da individuare. Se per Nadal battere Carreno Busta (11 ATP), Goffin (9 ATP) e Djokovic (20 ATP, ma ex n.1) negli Slam è la normalità, per Fognini, Cecchinato o Lorenzi è tutt’altro che semplice, motivo per cui trovare ostacoli simili sin dai primi turni rende la scalata verso la seconda settimana molto più ripida, soprattutto se a tentarla sono giocatori inesperti. È vero quindi che gli exploit del tennis italiano non arrivano nell’immediato e non sono per nulla frequenti, ma se regalano tante emozioni quante ce ne sta regalando questo ragazzo siciliano, vale la pena attendere. Magari non quarant’anni però.

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