Federer-Nadal, staffetta reale (Cocchi). Ecco Federer: in palio il cambio della guardia (Semeraro). Trofei e racchette. I ricordi di Becker all’asta per i debiti (Bruno)

Federer-Nadal, staffetta reale (Cocchi). Ecco Federer: in palio il cambio della guardia (Semeraro). Trofei e racchette. I ricordi di Becker all’asta per i debiti (Bruno)

Federer-Nadal, staffetta reale (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Rieccolo. Fresco e riposato, pronto a sfoderare oggi i suoi gesti bianchi contro Mischa Zverev sul verde di Stoccarda, prima tappa della stagione erbivora. Roger Federer, proprio come lo scorso anno, ha saltato tutta la stagione sulla terra battuta. Dopo la vittoria del primo Slam della stagione, in Australia, King Roger ha lasciato la platea in rosso a Nadal, vincitore a Montecarlo, Barcellona e Parigi per l’undicesima volta e a Roma per l’ottava. Due mesi vissuti intensamente per il maiorchino, che adesso medita di imitare la scelta di Federer. «Ho speso moltissimo in termini fisici e mentali in queste settimane, belle e vincenti — ha detto Rafa — e bisogna vedere se riuscirò a recuperare in tempo per i tornei sull’erba. Vedrò nei prossimi giorni come risponderà il mio fisico a queste fatiche». Difficile che Nadal, reduce da 27 match sul rosso, si presenti al Queen’s, dove non ha giocato negli ultimi due anni. Qualche dubbio ora sorge anche sulla partecipazione a Wimbledon, torneo al via il 2 luglio e da lui vinto due volte, amato e onorato sempre, salvo infortuni. L’erba tuttavia non giova al suo fisico: la pallina rimbalza molto più bassa e sottopone le sue ginocchia a un extra lavoro di flessione, il che potrebbe mettere lo spagnolo 32enne nei guai per la parte finale della stagione sul veloce, dove nel 2017 ha conquistato lo Us Open. Non va poi dimenticato che Nadal è stato fermo mesi, dopo Melbourne, per l’infortunio alla gamba destra. Insomma, è come se i due più grandi dominatori del tennis, 20 Slam Roger e 17 Rafa, in questa seconda e luminosa parte della loro carriera avessero deciso di spartirsi in una sorta di staffetta il territorio tennistico: «Io prendo la terra e ti lascio l’erba» sembra l’accordo tra i due, che nel 2017 si sono divisi due Major a testa. Ha aperto Roger con l’Australia, ha proseguito Rafa con Parigi, poi di nuovo lo svizzero ha centrato Wimbledon e lo spagnolo ha chiuso il cerchio trionfando a New York. I binari su cui scorre il 2018 sembrano gli stessi. Intanto questa settimana torna d’attualità l’avvicendamento al trono mondiale. Basteranno tre vittorie a Federer per strappare di nuovo lo scettro al mancino: «Senza nulla togliere a Rafa — ha detto — sapevo che avrebbe vinto il Roland Garros e quindi sarebbe rimasto numero 1. Tutto previsto. Per tornare al vertice devo arrivare almeno in finale qui ed è una motivazione in più per fare bene. Ma cerco di non mettere troppa carne al fuoco e procedere per piccoli obiettivi. Entrare in campo pensando alla classifica e a Wimbledon è troppo». Roger mette in pratica la politica dei piccoli passi, un metodo che lo ha portato a contendersi ancora titoli Slam e trono mondiale alla vigilia dei 37 anni. «I margini sull’erba sono davvero minimi, e vincere uno Slam su questa superficie vuol dire battere sette avversari di fila: non è così scontato che io vinca Wimbledon». Si che lo è, lo è almeno quanto lui stesso dava per scontato il trionfo di Rafa sul rosso. Numeri alla mano, Federer ha vinto 17 dei 97 titoli in carriera proprio sul prato: otto volte Wimbledon e nove Halle, dove andrà all’attacco della sua prima «decima». Insieme al suo rientro sul circuito, tiene banco anche la questione sponsor. Sembrava che fosse già chiuso l’accordo record con Uniqlo, la marca d’abbigliamento giapponese che veste Nishikori e che ha accompagnato Djokovic negli anni delle meraviglie. Secondo la stampa svizzera Federer avrebbe chiuso un accordo per 300 milioni di euro in dieci anni, lasciando lo storico partner Nike: «L’unica cosa vera al momento — ha precisato -, è che il contratto è scaduto a marzo. Stiamo discutendo, ancora non so che cosa succederà». Intanto, sia in allenamento che in conferenza stampa, Federer si è presentato con il famoso «baffo» su scarpe e maglietta. Il Re non è nudo.

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Ecco Federer: in palio il cambio della guardia (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

L’attesa è finita, Roger Federer oggi esordirà al secondo turno contro Misha Zverev sull’erba dell’Atp 250 di Stoccarda. Un ritorno molto atteso, e accompagnato dalla curiosità sul possibile nuovo sponsor del numero 2 del mondo. Dopo la sconfitta contro Thanasi Kokkinakis a Miami, il Genio si è preso tre mesi sabbatici, approfittandone per riposarsi un po’, stare in famiglia e fare un viaggio nello Zambia, dove ha incontrato i ragazzi seguiti dalla sua fondazione: «È stata un’esperienza bellissima. Non lo faccio per farmi notare, non mi sento superiore, spero solo di continuare a contribuire al miglioramento dell’educazione dei giovani». Nel mirino c’è il traguardo di un milione di ragazzini aiutati. A Parigi Roger si è visto fuggevolmente per un incontro con il suo sponsor Moet e Chandon – che ha creato per lui 20 bottiglie personalizzate dal costo di 20.000 euro ciascuna in vendita per finanziare proprio i programmi benefici in Africa – durante il quale ha rivelato che prima di finire la carriera ha intenzione di giocare almeno un’ultima volta lo Slam francese (vinto solo nel 2009). In Svizzera in questo periodo si è però allenato alternando erba e cemento per preparare questa seconda tranche verde della sua stagione che comprenderà, dopo Stoccarda, anche l’Atp 500 di Halle e Wimbledon. Andasse a segno in tutti e tre i tornei, proprio a Wimbledon Roger arriverebbe a 100 titoli vinti da professionista, a -9 dal record di Jimmy Connors, uno dei pochi che ancora gli manca. L’anno scorso a Stoccarda perse subito contro il suo vecchio amico Tommy Haas, ma fu una sconfitta portafortuna, visto che aveva poi finito per vincere i Championships. «Persi quel match dopo aver avuto un match-point a favore, quindi meglio che resti concentrato», ha detto ieri in Germania. «Ricominciare subito al massimo non è mai facile, specie sull’erba dove contano pochi dettagli. I campi qui sono perfetti, speriamo sia buono anche il tempo, il mio obiettivo è arrivare più lontano possibile. Questi mesi di inattività sono passati in fretta, mi avrebbe forse fatto comodo avere un po’ di tempo in più. Mi sono allenato e ho fatto palestra, ma vi confesso che le ultime settimane sono state un po’ noiose. Ho voglia di giocare». Il tabellone del torneo tedesco sulla carta non è irresistibile, ma può nascondere qualche insidia. Per Roger il Mercedes Open rimane comunque soprattutto una tappa di avvicinamento. La vittoria di Nadal a Parigi gli ha negato il rientro al numero 1, con 100 punti di distacco (8.760 contro 8.670), per mettere la freccia questa settimana ha bisogno quantomeno della finale. «Ma tornare la vertice non è la mia priorità», ha ribadito Federer, che peraltro fra Halle e Londra ha in scadenza una cambiale da 2.500 punti. «Quello che mi interessa è restare in salute e presentarmi nelle condizioni migliori a Wimbledon». L’obiettivo è la nona vittoria a Church Road, mentre a Halle potrebbe arrivare il decimo trionfo, in una gara a inseguimento con Nadal che quest’anno si è portato ad 11 centri a Montecarlo, Barcellona e Parigi. «Rafa è impressionante», ha aggiunto, facendo i complimenti al suo eterno rivale. «Vincere undici volte lo stesso torneo è qualcosa di impensabile, lui invece lo fa sembrare facile». Senti chi parla.

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Trofei e racchette. I ricordi di Becker all’asta per i debiti (Riccardo Bruno, Corriere della Sera)

Potrebbe essere un museo. Racchette e magliette, ricordi e trofei. Come la Renshaw Cup che Boris Becker conquistò a 17 anni, stupendo il mondo come il più giovane vincitore di Wimbledon. E invece non è un’esposizione, ma un’asta su Internet. Scadenza il 28 giugno, 81 lotti al miglior offerente. Così l’ex campione tedesco svende la sua storia per pagare i debiti, 61 milioni secondo la compagnia finanziaria londinese “Smith & Williamson”, somme da restituire a 14 creditori, banche ed ex soci. Una vita di trionfi andata a sbattere come una volée mal riuscita. Dieci giorni fa l’annuncio della separazione «dopo 13 anni insieme e 9 di matrimonio» dall’ultima moglie, la modella olandese Sharlely Kerssenberg. La fastosa e semi abbandonata villa a Maiorca, che più volte ha tentato di vendere, occupata da un manipolo di hippie capeggiati da un 44enne che si fa chiamare «Jesus» e ha fondato il «Comando intergalattico di recupero e salvataggio». Non è un bel momento per l’ex ragazzone biondo che divenne re del tennis riuscendo a dosare forza e tecnica. Il «Boom Boom» dal servizio micidiale adesso è un imbolsito signore di mezza età con quattro figli da tre donne diverse, che dopo una breve esperienza da coach, si dà da fare come commentatore tv e, dall’estate scorsa, direttore tecnico della Federtennis tedesca. Il suo legale (al quale a quanto sembra deve una cospicua parcella) assicura che «il suo cliente ha contestato le somme» che dovrebbe restituire, che i giudici devono ancora decidere. La prova sarebbe proprio in questa vendita online di memorabilia «per la quale non si è nemmeno arrivati a chiedere l’asta giudiziaria». Come dire: è finito a terra ma è pronto a rialzarsi, così come faceva dopo quei magnifici tuffi che mandavano in delirio i fan. I quali adesso hanno l’opportunità di portarsi a casa un frammento di quella straordinaria carriera, tre vittorie a Wimbledon, sei tornei del Grande slam, 49 titoli in singolare, 15 in doppio compreso l’oro olimpico a Barcellona 1992. Per la Renshaw Cup, una miniatura da 17 centimetri, il pezzo più caro in partenza, la base d’asta è 10.250 sterline (circa 13.700 euro). Ma con molto meno ci si può aggiudicare per esempio un libro con le sue gesta comprese due foto da lui stesso firmate. Potrebbero bastare 50 euro. Momenti di gloria per pochi spiccioli.

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