Murray sarà in campo a Eastbourne, ma il dubbio Wimbledon rimane

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Murray sarà in campo a Eastbourne, ma il dubbio Wimbledon rimane

Il Nature Valley International concede due inviti a Wawrinka e Murray. Lo scozzese rimanda però la decisione sulla partecipazione ai Championships: rischia l’azzeramento in classifica

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Andy Murray ha confermato le ipotesi paventate negli scorsi giorni: sarà in campo a Eastbourne per il Nature Valley International, torneo di categoria ATP 250 a cui negli stessi giorni (24-30 giugno) si affiancherà il Premier femminile. Lo scozzese è rientrato in campo al Queen’s con una sconfitta, ma ha mostrato segnali positivi per almeno un’ora di gioco contro Nick Kyrgios.

Ho giocato qui in Coppa Davis nel 2010 e so che campi e strutture sono eccellenti“, recita il comunicato dello scozzese che in realtà contiene un errore. In quella stagione la Gran Bretagna giocò effettivamente un tie di Davis a Eastbourne nel mese di luglio (vittoria contro la Turchia per 5-o), ma Andy Murray scelse di non parteciparvi per lasciare spazio ai giovani e, più prosaicamente, per garantirsi un migliore recupero dalle fatiche di Wimbledon che si sarebbe concluso pochi giorni prima (lo scozzese raggiunse poi la semifinale, sconfitto da Nadal). Murray non ha mai partecipato ad alcun torneo sull’erba di Eastbourne ma una volta ci ha effettivamente giocato: era una sfida zonale della Coppa Davis 2006, che la Gran Bretagna perse 3-2 contro Israele nonostante il punto portato da Murray che battè in cinque set Andy Ram (allora n.662 del mondo).

Il 2006 è stata anche l’unica stagione in cui Murray – all’epoca appena 19enne – è sceso in campo nella settimana che precede immediatamente Wimbledon. Lo scozzese partecipò quell’anno all’International Series di Nottingham perdendo ai quarti contro Andreas Seppi (che sarà in tabellone anche quest’anno a Eastbourne); a Wimbledon Murray avrebbe poi raggiunto gli ottavi di finale.

DUBBIO WIMBLEDON 

La decisione di scendere in campo anche a Eastbourne resta in linea con il proposito di testarsi immediatamente in un altro match ufficiale, soprattutto in virtù della possibilità – di cui lo stesso Murray ha parlato in conferenza – di non scendere in campo a Wimbledon, dove il tre su cinque e il conseguente dispendio fisico potrebbe procurargli qualche problema. “Ho bisogno di attendere qualche giorno e decidere con il mio team cosa è meglio per me. Sono comunque contento di aver giocato decentemente” aveva dichiarato Andy dopo l’uscita di scena dal Queen’s, ipotizzando due possibili scenari: giocare Eastbourne saltando eventualmente Wimbledon, o preferire un’esibizione a un torneo vero per prepararsi allo Slam londinese.

Stante la scelta di chiedere una wild card per il torneo di Eastbourne la prospettiva di un suo forfait a Wimbledon esiste. Sembra però che lo scozzese voglia prendersi ancora del tempo per decidere, e una comunicazione ufficiale arriverà probabilmente nel corso della prossima settimana. La controindicazione più grossa, oltre a quelle eventuali di natura fisica, sarebbe la mancata difesa dei 360 punti guadagnati con i quarti di finale del 2017, punti che rappresentano attualmente l’unico bottino di Murray nel ranking ATP; con una sconfitta all’esordio e Eastbourne e un forfait a Wimbledon, Andy rimarrebbe praticamente senza punti in classifica.

ANCHE WAWRINKA A EASTBOURNE

Intanto il Nature Valley International affianca all’ex numero uno del mondo il nome di Stan Wawrinka, che ha anticipato di poche ore il suo collega assicurandosi una wild card per il torneo britannico. Lo svizzero è sembrato in leggera ripresa al Queen’s, dove ha passato un turno, ma la necessità di recuperare terreno in classifica si fa sempre più urgente; né lo scozzese (attualmente n.154) né tantomeno lo svizzero (addirittura fermo alla 224esima posizione) saranno infatti accreditati di una testa di serie, privilegio al quale avrà invece accesso Marco Cecchinato. L’italiano sarà il quarto nome del seeding e dunque avrà un bye al primo turno.

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Il clown nel tennis

Artisti, prima ancora che professionisti nel mondo della racchetta. E chissà come sarebbe se non ci fossero loro

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Dustin Brown - Wimbledon 2015 (foto @Gianni Ciaccia)

“Sono un clown e faccio collezione di attimi!” (H. Boll)

Attimi non consecutivi, attimi in contraddizione. L’attimo e quello ad esso contrario. Principio di identità e contraddizione. Estemporaneità. Un clown non vuole intrattenere né essere causa di riso o malinconico pianto. Questo è il ruolo che gli è stato assegnato. Un clown non vuole mostrarsi necessariamente bizzarro. Un clown è uno che dà una diversa interpretazione alle cose. Due punti possono essere uniti da una spirale, una linea retta è più breve, ma non necessario. Un clown da un senso a cose che apparentemente non ne hanno ed è quello il suo senso. Spesso le smonta, mutandone il senso ed è anche quello il suo senso. Un clown gioca con l’apparente non senso ed è questo il suo senso.

 

Il tennis non esiste, esiste un’altra cosa di cui il tennis è un mezzo. Dustin Brown non gioca a tennis, fa un’altra cosa. Non ci sono punti, non ci sono games né set, non contano analisi tecniche o tattiche. Nulla di questo è importante, Dustin è un jazzista, un free styler, un improvvisatore. Brown fa rima con clown e l’insieme delle sue improvvisazioni ne attesta l’esistenza. Palle spedite in rete, nei corridoi, nei teloni, nascoste all’avversario, palle che si afflosciano al suolo come goccia o lo bucano come bombe, palle scagliate da una testa di una racchetta che spunta da dietro la schiena, da sotto le gambe o dalla mano nascosta tra lunghi dreads di un uomo volante. Brown non si giudica dai risultati ma dalla collezione di attimi che regala. L’unica vittoria che conta è aver esplicato se stesso, attestato unico di esistenza in quell’opera d’arte che porta il proprio nome.

Il diavolo fa le pentole e prima che riesca a risolvere il problema coperchi arriva Benoit Paire e le distrugge. La palla rimbalza lontano, l’avversario è a rete. Serve passare con un recupero di diritto, Benoit ci arriva, saltello da etoile del balletto classico e via di tweener. Gli viene meglio così. La banalità stressa ed annoia, non è divertente, l’amore e la fantasia si nutrono d’altro. Benoit Paire e la perenne ricerca della fuga dal banale e dalla noia, un match di tennis l’occasione. La palla corta che torna indietro o muore senza rimbalzare, una volée alta di rovescio giocata da terra, tweener seriale, gratuito di diritto seriale, doppio fallo seriale. La serialità della apparente follia il filo logico portante. Mai fidarsi di un barbuto hipster con racchetta, solo gustarsi il piacere di lasciarsi sorprendere.

Gael Monfils – Roland Garros 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

A tennis gioca Gael Monfils, di indole clown e di professione tennista. Qualche misterioso desiderio masochistico o espiatorio, lo porta a svolgere il proprio lavoro da stoico manovale della racchetta. Corre, sbuffa e rema Gael, ogni tanto se ne dimentica dando sfogo alla sua vera natura e vengono fuori cose meravigliose. Tra prodezze fisiche, recuperi impossibili, spaccate, colpi in elevazione o con sforbiciata, tweener, tocchi irridenti, sguardi, atteggiamenti, scenette ed espressioni da attore consumato, simulazioni di malesseri e di abbandono dello scambio, Monfils porta avanti il suo show a sprazzi con il rimpianto che un tennis più propositivo lo avrebbe reso un tennista ed un clown migliore.

Nick Kyrgios fa il clown per non soffrire. Se quel che potrebbe essere devasta, prima che accada lo si può boicottare. Un clown colleziona attimi, lui lo fa per evitare lo stress di collegarli e dare titolo ad una storia. Nell’altrui attesa di divenir Federer, Grigor Dimitrov gioca a Stoccolma e serve il suo game di battuta. Sock che è uno che in un campo da tennis sa divertirsi, risponde forte sui piedi e Grigor chiude il punto giocando un colpo da dietro la schiena. Punto successivo, Sock risponde ancora più forte ed ancora tra i piedi e Dimitrov avendo ancora meno tempo, colpisce da sotto le gambe e fa ancora punto. Tanta fantasia imbrigliata in cambio di niente non gli basterà, qualcuno ha visto arrivare Godot?

Nick Kyrgios – US Open 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Nastase, Navratilova, McEnroe, Mandlikova, Noah, Mecir, Leconte, Ivanisevic, Rios, Agassi, Sampras, Henin, Federer, Radwanska, dei clown hanno la visionarietà, l’interpretazione dell’attimo, ma mai scollegato dalla visione d’insieme ed infatti chi più, chi molto, chi meno, son stati campioni. Il loro nome lo si può trovare negli albi dei grandi eventi dove ci sarà sicuramente qualcuno qui omesso per fretta e dimenticanza. Di alcuni gli albi e le cronache nemmeno ne portano traccia poiché tennisti dai risultati modesti o dall’attimo singolo che non fa collezione.

Fabrice Santoro lo chiamavano Le Magicienne e non aveva fisico da tennista così come modo di impugnare la racchetta. Ha fatto finire dallo psichiatra molti tennisti con le sue magie per poi passare a divenire una star del senior tour lasciando il suo trono, senza erede. Per dei brevi momenti sembrava dover essere Dolgopolov, ma lo hanno visto scivolare mentre tentava di arrampicarcisi.

Anno del Signore 1988. Boris Becker, il più giovane vincitore della storia di Wimbledon al pieno della sua carriera, incontra sulla terra rossa di Amburgo un tipo strano dagli enormi baffoni e dagli enormi quadricipiti femorali contestualizzati in un fisico da impiegato. Strana è anche la provenienza per un tennista, l’Iran, infatti il tipo vive in Francia da una vita. Mansour Baharami è il suo nome ed è sconosciuto ai più. Si fa notare sin dai primi punti per avere un senso del tennis tutto personale. Colpi bislacchi tirati alla carlona, repertorio di assolute scempiaggini, nessun rudimentale rigore tattico, l’idea di non applicarcisi nemmeno. La gente però si diverte e Becker capisce che quel tipo strano gli porterà via la scena.

Ma cosa può un tennista contro uno show man puro, per la conquista dell’applauso? Becker è uno dei tennisti più presuntuosi e pieni di se mai apparsi e questa cosa lo manda in bestia, ma cosa può fare se non vincere il match a colpi di randellate? Becker sa che l’applauso oggi non sarà per lui. Becker può giocare volée sublimi, drittoni pesantissimi, rovesci da manuale, servire bazookate, ma cosa può contro uno che sulla risposta mima il passo del giaguaro per arrivare a rispondere sulla linea del servizio con una palla corta e vincere il punto? Cosa può un tennista pur superdotato di talento contro uno che ti fa uno scambio di cui due colpi sono tweener o che lobba al volo in controtempo e usa il dropshot come un colpo base? Può giocare a tennis al meglio che può senza lasciarsi condizionare dall’applausometro e da cosa combina l’altro. E questo accade.

Becker si scioglie, si rassegna a lasciare per un giorno la platea all’avversario e i ruoli sembrano essersi pacificamente definiti: uno deve vincere il match, l’altro fare lo show. Il match si chiude con Bahrami che serve non colpendo la palla sopra la testa, ma fa il movimento a vuoto per poi colpirla da sotto, prima che essa caschi a terra. Gioco, partita, incontro Becker, ma quel giorno probabilmente nasce la leggenda di Mansour Bahrami, il clown definitivo del tennis. Bahrami racchetta campo e pallina ha dovuto conquistarseli, l’Iran della Rivoluzione Islamica non vedeva di buon occhio i trastulli degli occidentali, quindi prese la borsa dei giochi e dei trucchi e trasferì i suoi baffoni in Francia. Una volta tennista giullare tendenzialmente doppista, ha deciso di ringraziare il mondo della racchetta donandogli intrattenimento, gioia, divertimento e spensieratezza, specie nel post carriera dove è divenuto star richiestissima per esibizioni, spesso accompagnato dai protagonisti del Senior Tour ed altre ex star del tennis che di volta in volta si prestano a fargli da spalla.

Mansour Bahrami – Australian Open Legends 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Non prendersi troppo sul serio è una delle miglior vie per vivere seriamente la propria esistenza. “La musica non esiste, esiste un’altra cosa di cui la musica è una serva e come tale va trattata e infatti io non suono faccio tutta un’altra cosa” (A. Bonomo). Per un clown le cose esistono, ma sono un’altra cosa. Un clown non è nato per scatenare il riso o un malinconico pianto, è solo uno che da una diversa interpretazione alle cose.

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Ubitennis mai così in alto. E adesso ci rifacciamo il look

I numeri del 2018 parlano di un altro anno di successi. Nulla sarebbe possibile senza voi lettori, per questo abbiamo deciso di chiedervi un consiglio. Ancora work in progress, ma puntiamo in alto

Carlo Carnevale

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Gael Monfils - Wimbledon 2017 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

COSA È STATO – Anno nuovo, vita nuova. Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a metterci il 2018 alle spalle, che già stiamo pensando alla prossima stagione. È il bello (o la fatica, sono punti di vista) del carrozzone del tennis, sempre attivo e dinamico anche quando lontano dai campi. Il Natale ci sarà concesso, magari, ma a Capodanno sarà già tempo di tornare su racchette e polsini: l’annata 2019 inizierà infatti il 31 dicembre con gli ATP di Doha e Pune, il combined di Brisbane, i WTA di Shenzhen e Auckland. E la Hopman Cup forse alla sua ultime edizione, ovviamente, l’esibizione per nazionali che da qualche anno vede protagonista Roger Federer, come sempre al centro dei soliti stucchevoli interrogativi sul suo futuro. L’età avanza, ma un altro Slam in vetrina, il ritorno al numero uno e una costante candidatura per andare in fondo, ovunque, dovrebbero bastare quanto meno per dissipare i dubbi. E poi Djokovic che è tornato dominatore, Nadal che scricchiola ma è sempre lì, Murray desaparecido, Dimitrov che fa rabbrividire; Zverev per il definitivo salto di qualità dopo la vittoria al Masters, Tsitsipas per l’assalto ai big. Torneranno tutti, come ogni anno, e avremo nuove occasioni per commentare disfatte e successi.

COSA SARÀ – Perché torneremo anche noi, in realtà non saremo mai andati via, e lo faremo cavalcando la scia di un’altra stagione positiva. Abbiamo viaggiato ad altezze mai toccate prima da Ubitennis, a testimonianza dell’impegno costante e completo di ciascuno dei nostri collaboratori, a qualsiasi latitudine. Quasi 29 milioni di pagine visualizzate (+29% rispetto al 2017), quasi 11 milioni di sessioni (+8%), due milioni e mezzo di utenti (+1,38%): i soliti freddi numeri, probabilmente sterili e insignificanti ai più, che invece per noi restano motivo di orgoglio e soprattutto stimolo. Non sono mai punto di arrivo, bensì punto di partenza per fornirvi un servizio sempre migliore, più puntuale, più coinvolgente. Anche perché per quanto vuota possa sembrare come espressione, ancora una volta ci teniamo a sottolineare quanto senza il vostro apporto tutte queste cifre e questi traguardi non verrebbero mai neanche sfiorati. Potremmo avere avuto qualche disguido, troppo spesso legato alla questione dei commenti e del forum aperto, magari anche acceso quando abbiamo trattato argomenti che vi stanno particolarmente a cuore. Ma voi utenti rimanete la nostra ricchezza più grande, e non vi ringrazieremo mai abbastanza.

 

WORK IN PROGRESS – In qualche modo però ci proviamo. Per questo abbiamo deciso di cambiarci d’abito e allestire una nuova veste grafica. Abbiamo virato verso una soluzione più fresca e flessibile, cercando di allargare il campo visivo su tutto il lavoro che facciamo e continueremo a fare. Valorizzeremo ancora di più i nostri contenuti migliori, daremo nuovo smalto alla sezione video, cureremo con entusiasmo i nostri social networks (a proposito, avete visto che lavoro pazzesco su Instagram?) e insisteremo nel ricercare il massimo della qualità, dell’informazione e dell’interazione con voi lettori. Ci saranno gli ormai consueti spazi per le dirette dei vostri inviati preferiti e aumenteremo la profondità dei nostri contenuti. È però ancora un work in progress, per cui ancora un volta vi chiediamo un aiuto. Ci piacerebbe infatti avere un vostro parere sul nostro nuovo make-up, cosa vi sembra più interessante, a cosa invece rinuncereste volentieri, cosa ancora non trovate e vorreste integrassimo nella nostra homepage. Siamo aperti alle vostre critiche, purché non soltanto distruttive, perché è da quelle che abbiamo sempre imparato e abbiamo colto lo sprone per migliorarci.

CONTATTATECI – Vi rimandiamo quindi ai commenti, sui quali ci riserviamo ancora di intervenire con la moderazione fino al 2019 (ma abbiamo detto anno nuovo, vita nuova, no?), e vi segnaliamo la possibilità di contattarci all’indirizzo direttaubitennis@gmail.com. Cercheremo di rispondere con la maggior tempestività possibile, sperando magari di avviare un discorso costruttivo che possa aiutare noi a migliorare il nostro lavoro, e voi a godervi ancora più a fondo l’esperienza Ubitennis. Grazie, ancora una volta e come sempre. Torneremo presto con nuovi aggiornamenti, ma rimanete collegati; non vorrete mica perdervi gli auguri del Direttore?

 

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Il 2018 in pillole: un anno di cifre tonde

Ripercorriamo il 2018 attraverso i piccoli e grandi traguardi dei protagonisti. Il 20esimo Slam di Federer, il Career Golden Masters di Djokovic, l’eterna giovinezza di Leander Paes

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Roger Federer

LO SPRINT DI ROGER – Il 2018 è iniziato sotto il segno di Roger Federer. Dopo lo straordinario 2017 che lo ha visto tornare a vincere titoli importanti e esprimere picchi di rendimento sorprendenti, lo svizzero ha iniziato l’anno nel migliore dei modi. A Melbourne è arrivato il secondo successo consecutivo, ancora una volta dopo cinque set di battaglia (stavolta contro Marin Cilic). Questa vittoria gli vale il 20esimo titolo in un torneo del Grande Slam, primo uomo a raggiungere tale traguardo, e gli permette anche di eguagliare il record di affermazioni agli Australian Open (6), detenuto ora in coabitazione con Novak Djokovic e Roy Emerson. Meno di un mese dopo arriva un altro risultato insperato e impronosticabile solo qualche mese fa: il ritorno al numero uno. A Rotterdam, con la vittoria nei quarti di finale contro il compagno di allenamenti Robin Haase, Federer scavalca Rafael Nadal e riconquista il trono a 5 anni e 105 giorni dall’ultima volta e a 14 anni dalla prima (entrambi record). Vincerà anche il torneo, ma la notizia passa in secondo piano. A 36 anni e 195 giorni è il più vecchio numero uno della storia. Il suo regno invero dura poco e il 2 aprile è già costretto ad abdicare. Riagguanterà la vetta altre due volte, a maggio e a giugno, ma in entrambe le occasioni solo per una settimana.

Roger Federer – Australian Open 2018 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

PAES, L’IMMORTALE – A 44 anni suonati, Leander Paes non smette di stupire e consegue un importante risultato. Il 7 aprile, vincendo in coppia con Rohan Bopanna il doppio nel playoff di Davis contro la Cina, ottiene la sua vittoria numero 750. Solo cinque giocatori prima di lui sono riusciti a tagliare questo prestigioso traguardo: Mike e Bob Bryan, Todd Woodbridge, Daniel Nestor e Max Mirnyi  (questi ultimi due ritiratisi quest’anno). Questo successo lo proietta anche in vetta alla classifica dei giocatori con più vittorie in doppio in Coppa Davis (43), superando il longevo record di Nicola Pietrangeli. “Per quanto possa suonare assurdo, sto ancora imparando e recentemente ho raccolto qualche dritta sulla risposta al servizio. Questo sport è così dinamico e cambia così in fretta. Ho dovuto reinventarmi durante tutti questi anni”. Dopo quasi trent’anni di carriera, 54 titoli in doppio e un bronzo olimpico in singolare, Paes ancora non accenna al ritiro e gioca con il solito contagioso sorriso. Dato interessante: 42 degli attuali giocatori presenti in top 100 non erano nati nell’anno in cui Paes è diventato professionista.

 

I 10,000 ASSI DI ISNER – Siamo a Houston. Nel quarto game del terzo e decisivo set del proprio quarto di finale contro Steve Johnson, John Isner spara un ace a 222 km/h. Niente di particolare fino qui. Quell’ace però è speciale, perché è il numero 10,000 della carriera di Isner. Il gigante di Greensboro diventa così il quarto giocatore della storia a raggiungere questa straordinaria quota (gli altri sono Ivo Karlovic, Roger Federer e Goran Ivanisevic). Nel 2018, John ha messo a segno 1,213 ace, più di chiunque altro (Kevin Anderson, al secondo posto, ne ha 131 in meno) e per il quarto anno consecutivo chiude la stagione con più di mille servizi non sfiorati dall’avversario (sesta volta in carriera).

John Isner – Miami 2018 (foto via Twitter, @MiamiOpen)

LE 900 DI NADAL E IL DOMINIO SUL ROSSO – Nadal su terra battuta è un’altra categoria, per tutti e da sempre. Il 2018 è l’anno del record di set consecutivi vinti sul rosso (50) e dell’undicesimo successo a Montecarlo, a Barcellona e al Roland Garros. Proprio a Parigi il maiorchino pone un’altra targa importante. Sconfiggendo Maximilian Marterer negli ottavi di finale diventa il quinto giocatore dell’era Open a vincere 900 partite in carriera. Ad ora il tabellino di Nadal riporta 918 vittorie e 189 sconfitte, ponendolo a sole 30 lunghezze dal quarto posto di Guillermo Vilas. Più staccati invece Lendl (1,068), Federer (1,180) e Connors (1,256).

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

GASQUET E VERDASCO NEL SALONE DEI 500 – Anche Richard Gasquet e Fernando Verdasco pongono un’importante pietra miliare lungo il loro cammino. Entrambi infrangono il muro delle 500 vittorie, a poche settimane di distanza l’uno dall’altro. Il 19 aprile tocca a Gasquet, che superando Mischa Zverev a Montecarlo (dove 16 anni fa aveva ottenuto la prima vittoria a soli 15 anni) diventa il primo francese a raggiungere tale traguardo. L’8 maggio è la volta di Fernando che elimina Paolo Lorenzi a Madrid e diventa il nono giocatore in attività con almeno 500 vittorie tra i pro.

DJOKOVIC FA 800 – Nell’anno delle cifre tonde, Novak Djokovic non poteva non mettere la propria firma. Dopo i mille problemi di inizio anno, tra sconvolgimenti nel team, gomito malandato e motivazioni latenti, ecco che il serbo inizia a ingranare con il sopraggiungere della stagione erbivora. Al Queen’s ottiene una vittoria, apparentemente di routine, contro Adrian Mannarino. Scartabellando tra i dati però si scopre che è la numero 800 da professionista per Nole. Le sconfitte invece sono 171, ovvero solo 3 in meno rispetto a Nadal nel giorno in cui ha ottenuto il suo 800esimo successo.

FELICIANO MEGLIO DI FEDERER – Wimbledon 2018. Il torneo che vede Djokovic tornare ad aggiornare la propria bacheca Slam, ma anche quello che fa registrare un nuovo record di longevità. Scendendo in campo contro Federico Delbonis, Feliciano Lopez mette a referto la sua 66esima partecipazione consecutiva negli Slam, superando il precedente record di Roger Federer. “Batterò Federer in qualcosa è già tanto”, scherza lo spagnolo. “È solo un numero ma sono orgoglioso della mia costanza. Non si tratta tanto di quanti Slam ho giocato, ma di quanti anni sono riuscito a giocare ai più alti livelli”. Il 2019 sarà però l’ultimo anno da professionista di Feliciano, che dall’anno prossimo inizierà la sua avventura come direttore del torneo di Madrid.

La storia del 2018 (foto via Twitter, @ATPWorldTour)

I NOVE DI NOLE – Dopo l’800esima vittoria ATP e il quarto successo a Wimbledon, Novak impreziosisce ultimamente il suo 2018 dei miracoli riuscendo là dove nessuno era riuscito. A Cincinnati, il serbo supera in finale un Federer sottotono e completa il cosiddetto Career Golden Masters, diventando il primo giocatore della storia a vincere almeno una volta tutti i Masters 1000. Quello di Cincinnati è un successo lungamente agognato, tante volte sfumato ad un passo dal traguardo (ben 5 finali perse prima di quest’anno) che non può che rendere più dolce il sapore della vittoria. È il 31esimo titolo Masters 1000 per Nole, che più avanti nella stagione vincerà anche a Shanghai ponendosi ad una sola affermazione di distanza da Rafael Nadal. L’incredibile finale di stagione del serbo (solo quattro sconfitte dopo il Roland Garros) lo riporta in vetta alla classifica mondiale e fa di lui il primo giocatore nella storia del ranking ATP a chiudere la stagione al numero 1 dopo aver terminato l’anno precedente fuori dalla top 10.

Novak Djokovic con il trofeo di numero 1 del mondo a fine anno (foto via Twitter, @ATPWorldTour)

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