Che fine hanno fatto Chung e Rublev?

Il coreano e il russo, finalisti alle Next Gen Finals e brillanti a inizio stagione, sono spariti dai radar per guai fisici. Continuano a cancellarsi dai tornei e anche la partecipazione a Wimbledon sembra a rischio

Che fine hanno fatto Chung e Rublev?

Senza il placet di tutti gli esteti, verosimilmente più orientati sui rovesci di Tsitsipas e Shapovalov, Hyeon Chung e Andrey Rublev si erano presi la scena alla fine del 2017. Aveva cominciato il russo a Flushing Meadows, dove niente niente era stato capace di spedire a casa Dimitrov, Dzumhur e Goffin prima di arrendersi a un Nadal debordante ai quarti di finale. Aveva poi risposto il coreano alle Next Gen Finals, imponendosi in finale proprio su Rublev dopo averlo già battuto nel gironcino. Quindi un altro squillo di Rublev a Doha, teatro a inizio stagione della seconda finale in carriera che lo aveva addirittura proiettato tra i possibili outsider dell’Australian Open; a Melbourne è invece emerso prepotentemente Chung, che si è presentato in semifinale da Federer con in mano lo scalpo di Djokovic. Lo svizzero non ne è rimasto minimamente impressionato e con la complicità delle vesciche del suo avversario lo ha respinto con perdite, senza però intaccare le grandi aspettative che il coreano aveva iniziato ad incoraggiare.

Roger Federer e Hyeon Chung -Australian Open 2018 (@RDO foto)

Alle pendici del Sunshine Double in molti sembravano pronti a scommettere che l’assoluta intolleranza ai colpi interlocutori di Andrey Rublev potesse fargli fare strada, e invece il russo è riuscito nella non semplice impresa di farsi schienare da Fritz e Pospisil, rispettivamente al primo turno di Indian Wells e Miami. La fiammella che sembrava sul punto d’affievolirsi si è definitivamente spenta dopo aver ben figurato al secondo turno di Montecarlo contro Dominic Thiem: Rublev ha quindi mancato l’appuntamento di Barcellona – avrebbe affrontato Jaziri al primo turno – e si è seduto in infermeria, ambiente che occupa ormai da 70 giorni, a causa di un problema alla parte bassa della schiena comparso già a Miami.

 

Hyeon Chung invece ha confermato quasi ogni cosa di quanto mostrato all’Australian Open. A Indian Wells ha incontrato ancora Federer, questa volta ai quarti di finale, dandogli appena qualche noia in più e riuscendo quantomeno a concludere l’incontro. A Miami ha sfruttato un buon tabellone ed è stato eliminato da John Isner, che avrebbe poi vinto il torneo, palesando il suo più grande difetto: la difficoltà a ottenere punti facili con il servizio. Proprio in ragione di questa sua caratteristica l’approdo sulla terra battuta sembrava potergli garantire ulteriori vantaggi, ma dopo aver disertato Montecarlo e Barcellona il coreano si è affacciato solo timidamente a Monaco, lasciandosi dominare da Zverev in semifinale, e quindi ha salutato la truppa con i due game conquistati a Madrid al cospetto di Robin Haase, non certo il più irresistibile dei terraioli. Da allora – 49 giorni – Chung ha esercitato l’arte del withdraw compulsivo dai tornei a causa di un versamento articolare alla caviglia che sembra aver reso necessaria una piccola procedura chirurgica.

Se Haase è stato l’ultimo avversario affrontato da Chung, è stato anche l’ultimo sconfitto da Rublev (a Montecarlo). Un curioso (e un po’ nefasto) punto di contatto tra due giocatori che, pur profondamente diversi sotto il profilo tecnico, sono accomunati dalla scarsa attitudine al proscenio fuori dal campo e oggi anche da questo periodo di stop che ha interrotto un abbrivio molto promettente per entrambi.

Così come entrambi sembravano poter giocare ad Halle, ma il rientro è stato ancora rinviato.

Un po’ di ottimismo era trapelato sul fronte russo. Rublev ha ricominciato ad allenarsi (su terra battuta, dettaglio forse dirimente), come testimoniato da questa foto pubblicata l’11 giugno, dopo un periodo nel quale ha lavorato prevalentemente per recuperare il tono della muscolatura: lo confermano un paio di storie Instagram delle ultime settimane nelle quali si vede il russo allenarsi in piscina. Il suo nome figura ancora nelle liste di Wimbledon, il che lascerebbe presupporre l’intenzione di tornare in campo sui prati londinesi; se non che il portale d’informazione sportiva tedesca Regionalsport.de e Tennis-Tourtalk, specializzato nel circuito minore, hanno diffuso la notizia della partecipazione del russo al challenger di Braunschweig, in programma – su terra battuta – da lunedì 9 luglio, in contemporanea alla seconda settimana di Wimbledon.

Il suo nome non figura nell’entry list del challenger tedesco in quanto ai top 50 non è concessa l’iscrizione diretta, ma il direttore del torneo Volker Jäcke ha dichiarato l’intenzione di concedere a Rublev una wild card venendo incontro alla sua volontà di ‘rientrare in campo a Braunschweig‘, probabilmente per preparare al meglio la difesa del titolo di Umago conquistato da lucky loser nel 2017. Tra Wimbledon e l’ATP 250 croato ci sono circa 350 punti in uscita per Rublev, il cui smarrimento gli costerebbe l’uscita dalla top 50. Salvo complicazioni la sua programmazione proseguirà poi con Gstaad (ancora terra rossa) e Washington, per il passaggio definitivo al cemento.

In sintesi: non c’è ancora la conferma del suo forfait a Wimbledon, ma sembra molto probabile.

Andrey Rublev – US Open 2017

Il recupero di Chung in vista di Wimbledon sembra invece più probabile. Sebbene la natura dell’infortunio non si sposi granché con la scelta di disputare un singolo torneo sull’erba, il coreano ha deciso di testare la caviglia malconcia sui prati dell’Hurlingham Club per l’Aspall Tennis Classic, evento di esibizione nel quale affronterà Nadal mercoledì 27 giugno. Sembra questo un segnale della volontà di provare a scendere in campo a Wimbledon. Non c’è invece traccia del 22enne nelle entry list dei tornei delle due settimane successive a Wimbledon: il suo nome ricompare nelle liste del Citi Open di Washington, in programma a fine luglio. Possono essere stimate nell’ordine del 60-70% le sue possibilità di partecipare allo Slam nel quale non ha ancora vinto un incontro, nonostante abbia raggiunto la finale juniores nel 2013.

Non sarebbe comunque del tutto sorprendente se restasse ai box un altro mesetto e si riconciliasse con Rublev proprio sulle rive del Potomac, il fiume che bagna la capitale degli Stati Uniti. Tra estate e autunno, saltellando dal cemento all’indoor, si gioca in tre continenti: schiena russa e caviglia coreana permettendo, ritroveremo due possibili protagonisti.

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