Ubitennis cerca te. Sei pronto?

Focus

Ubitennis cerca te. Sei pronto?

Cosa serve per entrare a collaborare in Ubitennis? In primis passione, conoscenza e… pazienza. Poi dipende dai ruoli per i quali ci si candida. Anche per poche ore a settimana. Consigli da seguire.

Ubaldo Scanagatta

Pubblicato

il

Si sta avvicinando Wimbledon, si rinnova l’eterno duello fra Roger Federer “Mister 20 Slam” e Rafa Nadal “Senor 17 Slam”. C’è grandissima attesa per il sorteggio perché mai come questa volta esso potrebbe dar vita a un tabellone particolarmente sbilanciato, a causa delle classifiche inconsuete e anomale di alcuni campioni come Djokovic e Murray i quali potrebbero trasformarsi fin dai primissimi turni in vere mine vaganti. Ma insieme a questo appuntamento top che mi vedrà presente per il quarantacinquesimo Wimbledon di fila – nessun merito, è un dato puramente statistico – c’è anche l’estate con le vacanze di diversi collaboratori. Vorremmo coprire il maggior numero di incontri di Wimbledon per darvi il miglior servizio possibile. E ci potreste dare una mano.

Ubitennis, che ha appena compiuto 10 anni di vita, non intende mollare di un centimetro la sua presenza sui vostri computer, tablet, cellulari. Avete voglia di “saltare il fosso”, come hanno a suo tempo fatto tutti i collaboratori attuali (e passati)? Erano tutti lettori di Ubitennis che hanno cambiato veste. Aspiravano a raccogliere una sfida. E proprio come voi non credevano di poter mai avere il piacere di trovare la propria firma nella prima pagina di quello che rimane il sito di tennis più seguito in Italia. E invece la trafila è semplicissima, basta mandare una mail a direttaubitennis@gmail.comLe prime scelte cadranno su chi si dimostrerà capace di segnalarci un curriculum particolarmente dettagliato con le proprie caratteristiche e aspirazioni, qualità come la capacità di rapportarsi con gli altri in ambienti di lavoro e studio, spirito di equipe, pregi, indicazioni chiare sulle disponibilità di tempo (un giorno a settimana? Due? Tre? Due mezze giornate? Tre, quattro? Meglio Mattina o pomeriggio? Meglio feriali o Weekend? Disponibilità quasi immediata? Oppure solo dopo Wimbledon con agosto? Oppure da settembre in poi? Lingue? ), esempi di esperienze fatte (articoli con link alle pubblicazioni se l’obiettiovo è scrivere), città di residenza, eventuali rapporti con il tennis club locale, contatti per noi facili e immediati da recuperare con vostro nome, città di residenza, e-mail, telefoni, indirizzi Skype, Whatsapp etc. Tutto va inviato a direttaubitennis@gmail.com.

 

Verrete contattati – prima possibile –  per iniziare la vostra collaborazione con noi (con priorità ovvia per i subito disponibili, perché poi l’avvio di Wimbledon ci darà poco respiro). Per chi desideri scrivere sarà bene inviare esempi di articoli o scritti fatti. Sarete seguiti e istruiti, le vostre proposte saranno tenute in considerazione e discusse con voi. Cerchiamo, successivamente a Wimbledon, chi possa approfondire la vita dei circoli e del tennis italiano, ma ovviamente ogni candidatura verrà valutata per le sue caratteristiche (propositività e motivazione in primis). Bussate alla porta di Ubitennis e scoprirete come nascono gli articoli, come si scova una notizia e come ci si districa nella complessa rete di fonti e social network, il Sacro Decalogo della chat redazionale, la magia ‘geografica’ che può tenere in connessione le idee di chi scrive oltreoceano e di chi invece è appena tornato a casa dopo una faticosa traversata del Grande Raccordo Anulare. Ma anche a chi ci riferiamo con la locuzione “Patriaman“, come si impara a decifrare le Sacre Scritture vergate sui taccuini del Direttore; cosa un inviato non deve mai scordare (e a proposito, come si fa a diventare un inviato?), chi è il più saggio e chi il più giovane della truppa, se è vero che per scrivere di tennis è assolutamente vietato avere simpatie e antipatie per i tennisti. Non si possono prendere posizioni sui social privati che nuocciano all’immagine e alla credibilità di Ubitennis.

Le tipologie dei lettori che decidono di collaborare con Ubitennis possono essere le più varie, a seconda delle proprie competenze.Hanno collaborato nel corso di 10 anni   professionisti di varie arti e mestieri,  dirigenti d’azienda, imprenditori, maestri di tennis, studenti, ​ragazzi giovanissimi, signori di mezza età, giocatori​. Ciò è accaduto perché si può dare una mano in mille modi diversi –attenzione, non solo scrivendo… –   a seconda che si abbiano maggiori conoscenze informatiche, grafiche, del web, dei social, di advertising, di statistiche, video e ricerche collegate, del tennis giocato a discreti livelli agonistici, del tennis anche giovanile e minore (non chiedete di scrivere soltanto di Federer e Nadal per favore!). Non siate timidi. Tanti possono rendersi utili. In passato le tipologie più  ricorrenti sono state sostanzialmente queste: a) i giovani appassionati di tennis che ritengono di avere un minimo di competenza b) gli aspiranti giornalisti che vogliono vivere dall’interno un’esperienza che li farà crescere più di qualsiasi Master di Giornalismo e che ha offerto sbocchi professionali a una dozzina di loro) gli appassionati più maturi che fanno tutt’altre professioni ma che, tennisti praticanti o meno, amano scrivere e frequentare i tornei non più come spettatori ma come “cronisti”, “intervistatori”, “fotografi” , video-registi.

Amici disponibili a lavorare in equipe con lo spirito di chi non chiede ma dà secondo i propri tempi, le proprie attitudini e disponibilità. Con l’inevitabile massiccio turn-over che comporta come conseguenza il dover reclutare ed istruire sempre nuove persone a fare nuove cose nel minor tempo possibile. Ho già scritto molte volte di quanti “allievi/e” – permettetemi di chiamarli così _ hanno trovato uno sbocco professionale grazie a Ubitennis, quanti sono diventati giornalisti, quanti hanno avuto accesso da accreditati e memorabili esperienze– sono stati 169 gli accrediti accettati fra 2017 e 2018 in tornei a giro per il mondo in vari tornei  imparando così a comportarsi come gli inviati delle grandi testate internazionali, in tempi in cui le testate nazionali faticano a mandare un loro inviato per un intero torneo…​ Posso garantirvi che tutti quelli che sono stati con noi hanno imparato qualcosa. Molto o poco è dipeso anche dal loro impegno. Un’esperienza che è comunque diventata parte integrante del loro CV.

Ubitennis ha avuto in certi periodi anche 50 collaboratori, distribuiti in 7 turni per ciascun giorno della settimana in modo da non appesantire il lavoro dei “volontari” per più di 4 ore in un determinato giorno della settimana se interessati ai turni redazionali (dove certamente si impara di più). Ma ci sono anche collaboratori, tipo AGF, Pier Zampieri, Garofalo, che seguono rubriche settimanali. E sono quindi svincolati dai turni. Così come cronisti che settimanalmente danno la loro disponibilità per coprire un match in una certa fascia oraria.

Ovviamente c’è un lavoro enorme a monte per trovare il modo di coordinarli, di gestire il continuo turn-over perché c’è sempre chi va e chi viene, chi dopo esser stato spettatore di 2/3 Slam ha raggiunto il suo scopo e ci abbandona, chi trova un lavoro (o un amore) che lo assorbe. Chi perde entusiasmo. E‘ normale che ciò accada. Ubitennis non è e non vuole essere una fabbrica delle illusioni. Ma non chiedete per prima cosa  garanzia di ​compensi,  perché l’approccio al sito deve necessariamente essere diverso. Il turn-over c’è sempre stato. Le possibilità di inserirsi anche. I collaboratori ​i presenti da più tempo sono occasionalmente ​retribuiti in collegamento ai tornei “coperti”​  ma se qualcuno pensa che solo pochi mesi di collaborazione gli possano garantire il diritto ad un compenso preferisco non illuderlo. È accaduto, ma  solo per pochi e molto bravi.  Ovviamente qualità e meritocrazia vengono tenuti in conto.

Non voglio tediarvi con le autocelebrazioni dei nostri dati. Però mi sembra corretto segnalare a chi vorrebbe sapere qualcosa di più sul nostro conto prima di aderire, insieme alla nostra indiscussa leadership fra i siti italiani di tennis in termini di credibilità e vetrina, la crescita dell’Ubitennis.com nel 2018. La nostra crescita è stata superiore al 50% per quanto riguarda le pagine visualizzate in rapporto al primo semestre del 2017. Continuando su questo trend nel secondo semestre 2018, significherebbe superare i 34/35 milioni di pagine viste e i 10 milioni di utenti unici per Google Analytics. Una crescita esponenziale si sta registrando anche nella home inglese Ubitennis.net e in quella spagnola Ubitennis.es che sviluppano contenuti autonomi (e per i quali anche cerchiamo eventuali disponibilità).

Sono più che grato ovviamente a voi lettori, ai 10 milioni di lettori che dimostrano di apprezzarci, leggendo e commentando i pezzi al femminile di AGF; la versione ‘ludica’ degli spunti tecnici di Baldissera; il pagellone formato vacanze di Garofalo, la rubrica sul tennis che ruota attorno a Djokovic di Vidovich (che è anche il nostro mental coach), la rubrica di Roberti, l’ormai consueto appuntamento del venerdì con la piccola biblioteca di Ubitennis coordinata da Pier Paolo Zampieri. E tante altre rubriche, video, podcast che non sto qui a citare perché l’elenco sarebbe troppo lungo. La nostra più recente policy dei commenti non sempre incontra il vostro favore. Recentemente abbiano optato per pre-moderare i commenti, perché c’era chi si era approfittato della libertà concessa in modo negativo. Abbiamo optato per lasciare liberi i commenti soltanto ai nostri live, sempre più frequenti. Ma potremmo anche cambiare idea.​

Entrate nel magico mondo di Ubitennis dunque e scoprirete come nascono gli articoli, chi è il Presidente, qual è la cosa da evitare nella chat redazionale, cosa un inviato non deve mai scordare, chi scrive da una cantina circondato da vini e chi da un comodo ufficio, in che modo si costruiscono le statistiche, qual è l’analisi multicriteri che porta un pezzo in apertura, perché nascono le rubriche, l’esistenza di pagine FB segrete e tanto, tanto altro ancora. Il problema di un giornale on line era quello di assicurare continua linfa nuova ed entusiasmo. Giorno dopo giorno, senza soluzione di continuità, addio sabati e domeniche, feste comandate, vacanze. Il giornale on line deve uscire sempre, perfino più dei quotidiani stampati che non escono il 2 maggio, il giorno dopo Ferragosto e dopo Natale, il primo dell’anno.

E non deve uscire una volta sola al giorno, deve uscire sei, otto, dieci volte al giorno, con almeno tre “ articoli di apertura” al giorno, perché nella frenesia dei lettori delle notizie on-line chi si ferma è perduto. Se ti stacchi un giorno addio. Se ti stacchi cinque ore addio. Qui ogni tanto leggo lettori che si lamentano perché, sebbene arrivino anche 2.000 commenti in un giorno agli articoli che abbiamo pubblicato – 670.000 in 12 mesi! –  “siete lenti nel pubblicare i nostri post. Che vi succede?”. Facciamo quel che possiamo. Potremmo avere bisogno anche di moderatori “collaudati” che temperino gli eccessi. Ubitennis si è spesso occupato anche di trovare alloggi a buon mercato per i propri collaboratori, in Inghilterra, Francia, America, Australia.

Siamo sempre aperti ai vostri suggerimenti ed anche a nuovi innesti di volontari, e futuri collaboratori più presenti, ​un po’ in tutti i settori – quello delle traduzioni in particolare va implementato sicuramente perché un nostro obiettivo è quello di sviluppare maggiormente l’interazione fra la home inglese e quella italiana – fermo restando l’antico principio che per tutti deve restare un piacere collaborare e che quindi non si può pretendere da nessuno un impegno superiore alle quattro ore alla settimana, eccezione fatta per i vicedirettori e i “capitani” di ciascuna giornata della settimana perché è chiaro che questi hanno inevitabilmente maggiori responsabilità rispetto ai redattori “ordinari” e non si limiteranno a coprire turnazioni di sole quattro o otto ore settimanali.​ Molti dei ragazzi che collaborano a Ubitennis hanno fatto progressi fantastici. Diversi di loro hanno trovato sbocchi anche professionali., assunzioni o collaborazioni part-time, in media del settore, dopo essere approdati a Ubitennis da semplici ma sconosciuti appassionati di tennis. Potrei citarvi tanti nomi noti che ascoltate in tv, radio, che leggete su altre testate.

Lo sforzo comune a tutti noi è sempre stato quello di provare a migliorarsi sempre e credo che pian piano ci dovremmo riuscire. Perché no, un giorno Ubitennis potrebbe diventare un prodotto ancora migliore grazie a un’idea lanciata proprio da uno di voi.  Scriveteci dunque a direttaubitennis.@gmail.com, in passato abbiamo ricevuto anche più di 300 offerte di disponibilità. Batterete questo record?

Continua a leggere
Advertisement
Commenti

Focus

La rivoluzione è adesso: entra in vigore il “Transition Tour”

La riforma del mondo Futures sarà presto realtà: l’ITF si disferà dei “professionisti a metà” e promuoverà la crescita degli juniores

Pubblicato

il

La stagione 2019 sarà un importante momento di svolta per il tennis mondiale, dal momento che verranno introdotti sostanziali cambiamenti all’interno delle principali organizzazioni. Se alla riforma della Coppa Davis è stato dato ampio spazio negli ultimi mesi, lo stesso non si può dire dell’introduzione del “Transition Tour” da parte dell’ITF. Il provvedimento è stato preso in febbraio con un obiettivo ben preciso: ridurre il numero di giocatori “pro” e aiutare i giovani a entrare gradualmente nel circuito maggiore. Tutto è partito da un’analisi delle due classifiche, ATP e WTA in cui sono risultati professionisti (quindi inseriti nelle classifiche per l’acquisizione di almeno un punto valido) quasi 2000 uomini e circa 1400 donne. All’interno di questo gruppo però, la maggior parte dei tennisti non possono dirsi a tutti gli effetti “professionisti”, dal momento che -secondo l’analisi della Federazione- solo dai giocatori attorno alla 350esima posizione per gli uomini e 250esima per le donne in su si può parlare di professionismo.

Il circuito di transizione, denominato ufficialmente ITF World Tennis Tour, da inizio 2019 dimezzerà il numero di giocatori presenti in classifica secondo i provvedimenti adottati. L’obiettivo è avere circa 750 professionisti per il Tour maggiore, sia in quello maschile che femminile. Verrà creato un nuovo ranking, che terrà conto dei punti dei tornei ITF da 25.000$ e 15.000$ di montepremi e nelle qualificazioni per i tornei Challenger. Se fino alla stagione 2018 i risultati ottenuti nelle categorie davano dei punti validi per le classifiche ATP e WTA, dal 2019 offriranno “ITF Entry Points”. Nel dettaglio:

 
  • i tornei da 15.000$ di montepremi non offriranno più punti ATP o WTA, ma esclusivamente “ITF Entry Points”;
  •  i tornei da 25.000$ distribuiranno punti in entrambe le classifiche per gli uomini solo per semifinali e finali: nei 25k + Hospitality la vittoria del torneo frutterà 5 punti ATP, la finale 3 e la semifinale 1 ;nei 25k ordinari, la vittoria del torneo frutterà 3 punti e la finale 1; i risultati dai quarti di finale in giù daranno “ITF Entry Points”
    tra le donne continueranno a offrire unicamente punti WTA;
  • verranno denominati ITF Wolrd Tennis Tour 25s e ITF Wolrd Tennis Tour 15s.

A breve l’ITF opererà una selezione. Secondo il prospetto indicato sopra, all’inizio della nuova stagione verranno sottratti al ranking ATP o WTA di un giocatore/giocatrice i punti conquistati dal momento in cui il sistema è stato introdotto e dal 2019 saranno invece validi solo per il “Transition Tour”. Sarà comune perciò per un tennista avere due ranking paralleli, uno del Tour maggiore e l’ITF World Tennis Ranking. Il caso più rilevante è quello di Ugo Humbert, attualmente 84esimo nella classifica ATP. Il giocatore francese entrava a pieni titoli nell’entry list dell’Australian Open 2019, ma gli verranno sottratti 88 punti (dei 97 conquistati) ottenuti in un Futures 25k, scivolando così fuori dalla lista, ma primo tra gli “alternates”.

Nella nuova composizione dei tornei Futures 15k ci sarà un occhio di riguardo per i giovani, ai quali la riforma è in gran parte destinata. Nel tabellone -a 32 partecipanti-, saranno garantiti cinque posti per gli juniores presenti tra i primi cento giocatori del ranking ITF. Si tratta di un chiaro tentativo di consegnare al Tour professionistico dei giocatori con maggiore esperienza internazionale e consentire loro un graduale ingresso tra i “pro”, ma non solo. Ciò che spesso non consente ai migliori giovani prospetti di affermarsi sin da subito sono gli ostacoli economici. Con la riforma del “Transition Tour” l’ITF ha garantito una maggiore omogeneità nella distribuzione dei Futures in calendario. In questo modo anche i giovani potranno prendere parte ai tornei senza dover andare in rosso per le spese del trasferimento.

Continua a leggere

Focus

Il clown nel tennis

Artisti, prima ancora che professionisti nel mondo della racchetta. E chissà come sarebbe se non ci fossero loro

Pubblicato

il

Dustin Brown - Wimbledon 2015 (foto @Gianni Ciaccia)

“Sono un clown e faccio collezione di attimi!” (H. Boll)

Attimi non consecutivi, attimi in contraddizione. L’attimo e quello ad esso contrario. Principio di identità e contraddizione. Estemporaneità. Un clown non vuole intrattenere né essere causa di riso o malinconico pianto. Questo è il ruolo che gli è stato assegnato. Un clown non vuole mostrarsi necessariamente bizzarro. Un clown è uno che dà una diversa interpretazione alle cose. Due punti possono essere uniti da una spirale, una linea retta è più breve, ma non necessario. Un clown da un senso a cose che apparentemente non ne hanno ed è quello il suo senso. Spesso le smonta, mutandone il senso ed è anche quello il suo senso. Un clown gioca con l’apparente non senso ed è questo il suo senso.

 

Il tennis non esiste, esiste un’altra cosa di cui il tennis è un mezzo. Dustin Brown non gioca a tennis, fa un’altra cosa. Non ci sono punti, non ci sono games né set, non contano analisi tecniche o tattiche. Nulla di questo è importante, Dustin è un jazzista, un free styler, un improvvisatore. Brown fa rima con clown e l’insieme delle sue improvvisazioni ne attesta l’esistenza. Palle spedite in rete, nei corridoi, nei teloni, nascoste all’avversario, palle che si afflosciano al suolo come goccia o lo bucano come bombe, palle scagliate da una testa di una racchetta che spunta da dietro la schiena, da sotto le gambe o dalla mano nascosta tra lunghi dreads di un uomo volante. Brown non si giudica dai risultati ma dalla collezione di attimi che regala. L’unica vittoria che conta è aver esplicato se stesso, attestato unico di esistenza in quell’opera d’arte che porta il proprio nome.

Il diavolo fa le pentole e prima che riesca a risolvere il problema coperchi arriva Benoit Paire e le distrugge. La palla rimbalza lontano, l’avversario è a rete. Serve passare con un recupero di diritto, Benoit ci arriva, saltello da etoile del balletto classico e via di tweener. Gli viene meglio così. La banalità stressa ed annoia, non è divertente, l’amore e la fantasia si nutrono d’altro. Benoit Paire e la perenne ricerca della fuga dal banale e dalla noia, un match di tennis l’occasione. La palla corta che torna indietro o muore senza rimbalzare, una volée alta di rovescio giocata da terra, tweener seriale, gratuito di diritto seriale, doppio fallo seriale. La serialità della apparente follia il filo logico portante. Mai fidarsi di un barbuto hipster con racchetta, solo gustarsi il piacere di lasciarsi sorprendere.

Gael Monfils – Roland Garros 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

A tennis gioca Gael Monfils, di indole clown e di professione tennista. Qualche misterioso desiderio masochistico o espiatorio, lo porta a svolgere il proprio lavoro da stoico manovale della racchetta. Corre, sbuffa e rema Gael, ogni tanto se ne dimentica dando sfogo alla sua vera natura e vengono fuori cose meravigliose. Tra prodezze fisiche, recuperi impossibili, spaccate, colpi in elevazione o con sforbiciata, tweener, tocchi irridenti, sguardi, atteggiamenti, scenette ed espressioni da attore consumato, simulazioni di malesseri e di abbandono dello scambio, Monfils porta avanti il suo show a sprazzi con il rimpianto che un tennis più propositivo lo avrebbe reso un tennista ed un clown migliore.

Nick Kyrgios fa il clown per non soffrire. Se quel che potrebbe essere devasta, prima che accada lo si può boicottare. Un clown colleziona attimi, lui lo fa per evitare lo stress di collegarli e dare titolo ad una storia. Nell’altrui attesa di divenir Federer, Grigor Dimitrov gioca a Stoccolma e serve il suo game di battuta. Sock che è uno che in un campo da tennis sa divertirsi, risponde forte sui piedi e Grigor chiude il punto giocando un colpo da dietro la schiena. Punto successivo, Sock risponde ancora più forte ed ancora tra i piedi e Dimitrov avendo ancora meno tempo, colpisce da sotto le gambe e fa ancora punto. Tanta fantasia imbrigliata in cambio di niente non gli basterà, qualcuno ha visto arrivare Godot?

Nick Kyrgios – US Open 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Nastase, Navratilova, McEnroe, Mandlikova, Noah, Mecir, Leconte, Ivanisevic, Rios, Agassi, Sampras, Henin, Federer, Radwanska, dei clown hanno la visionarietà, l’interpretazione dell’attimo, ma mai scollegato dalla visione d’insieme ed infatti chi più, chi molto, chi meno, son stati campioni. Il loro nome lo si può trovare negli albi dei grandi eventi dove ci sarà sicuramente qualcuno qui omesso per fretta e dimenticanza. Di alcuni gli albi e le cronache nemmeno ne portano traccia poiché tennisti dai risultati modesti o dall’attimo singolo che non fa collezione.

Fabrice Santoro lo chiamavano Le Magicienne e non aveva fisico da tennista così come modo di impugnare la racchetta. Ha fatto finire dallo psichiatra molti tennisti con le sue magie per poi passare a divenire una star del senior tour lasciando il suo trono, senza erede. Per dei brevi momenti sembrava dover essere Dolgopolov, ma lo hanno visto scivolare mentre tentava di arrampicarcisi.

Anno del Signore 1988. Boris Becker, il più giovane vincitore della storia di Wimbledon al pieno della sua carriera, incontra sulla terra rossa di Amburgo un tipo strano dagli enormi baffoni e dagli enormi quadricipiti femorali contestualizzati in un fisico da impiegato. Strana è anche la provenienza per un tennista, l’Iran, infatti il tipo vive in Francia da una vita. Mansour Baharami è il suo nome ed è sconosciuto ai più. Si fa notare sin dai primi punti per avere un senso del tennis tutto personale. Colpi bislacchi tirati alla carlona, repertorio di assolute scempiaggini, nessun rudimentale rigore tattico, l’idea di non applicarcisi nemmeno. La gente però si diverte e Becker capisce che quel tipo strano gli porterà via la scena.

Ma cosa può un tennista contro uno show man puro, per la conquista dell’applauso? Becker è uno dei tennisti più presuntuosi e pieni di se mai apparsi e questa cosa lo manda in bestia, ma cosa può fare se non vincere il match a colpi di randellate? Becker sa che l’applauso oggi non sarà per lui. Becker può giocare volée sublimi, drittoni pesantissimi, rovesci da manuale, servire bazookate, ma cosa può contro uno che sulla risposta mima il passo del giaguaro per arrivare a rispondere sulla linea del servizio con una palla corta e vincere il punto? Cosa può un tennista pur superdotato di talento contro uno che ti fa uno scambio di cui due colpi sono tweener o che lobba al volo in controtempo e usa il dropshot come un colpo base? Può giocare a tennis al meglio che può senza lasciarsi condizionare dall’applausometro e da cosa combina l’altro. E questo accade.

Becker si scioglie, si rassegna a lasciare per un giorno la platea all’avversario e i ruoli sembrano essersi pacificamente definiti: uno deve vincere il match, l’altro fare lo show. Il match si chiude con Bahrami che serve non colpendo la palla sopra la testa, ma fa il movimento a vuoto per poi colpirla da sotto, prima che essa caschi a terra. Gioco, partita, incontro Becker, ma quel giorno probabilmente nasce la leggenda di Mansour Bahrami, il clown definitivo del tennis. Bahrami racchetta campo e pallina ha dovuto conquistarseli, l’Iran della Rivoluzione Islamica non vedeva di buon occhio i trastulli degli occidentali, quindi prese la borsa dei giochi e dei trucchi e trasferì i suoi baffoni in Francia. Una volta tennista giullare tendenzialmente doppista, ha deciso di ringraziare il mondo della racchetta donandogli intrattenimento, gioia, divertimento e spensieratezza, specie nel post carriera dove è divenuto star richiestissima per esibizioni, spesso accompagnato dai protagonisti del Senior Tour ed altre ex star del tennis che di volta in volta si prestano a fargli da spalla.

Mansour Bahrami – Australian Open Legends 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

Non prendersi troppo sul serio è una delle miglior vie per vivere seriamente la propria esistenza. “La musica non esiste, esiste un’altra cosa di cui la musica è una serva e come tale va trattata e infatti io non suono faccio tutta un’altra cosa” (A. Bonomo). Per un clown le cose esistono, ma sono un’altra cosa. Un clown non è nato per scatenare il riso o un malinconico pianto, è solo uno che da una diversa interpretazione alle cose.

Continua a leggere

Focus

Piccoli passi verso la rivoluzione: i ‘1000’ avranno lo shot clock

Introdotto la scorsa estate, confermato agli US Open. Dal 2019 lo shot clock arriva sarà implementato nei tornei più importanti. E non è l’unico step verso una nuova versione del mondo ATP

Carlo Carnevale

Pubblicato

il

In principio era il rigore. La compostezza dei gesti in campo e sugli spalti, il silenzio durante il gioco, la seraficità di giocatori, arbitri e spettatori. Il tempo, però, insieme con la non trascurabile rilevanza del denaro che sempre più ha iniziato a pesare con il passare degli anni, ha imposto nuove necessità e nuove regole, che da non scritte si sono e si stanno trasformando in codice vero e proprio. Il tennis cresce e matura, paradossalmente rincorrendo sempre nuove giovinezze dimenandosi con orgoglio tra le spire di una tradizione a tratti vetusta, e lo fa ritagliandosi nuovi abiti (meglio dire accessori forse) per piacere ai nuovi adepti e ai nuovi sponsor. Le richieste televisive hanno alla fine divelto il chiavistello dei long set negli Slam, arrivando a una grottesca frammentazione in quattro soluzioni differenti; e anche i tempi di gioco, ormai, sono destinati alla rivoluzione sulla scia di quanto visto nell’ambiente giovane per antonomasia, le Next Gen Finals.

Il nuovo logo è stato in realtà un minimo ritocco facciale. L’ATP Tour si è rifatto il trucco nel profondo, andando a scardinare gli ancoraggi più arrugginiti, e dal prossimo (veramente prossimo) anno si vedranno i cambiamenti maggiori. Non del tutto nuovi, comunque: si tratta dello shot clock, i 25 secondi di cronometro che separeranno un punto dall’altro in tutti i Masters 1000, dopo l’esordio Major del 2018 agli US Open (era già stato introdotto a Toronto e Cincinnati). Sarà una misura obbligatoria per tutti gli ex Super 9, su tutti i campi e qualificazioni comprese. Le opinioni dei big sull’argomento sono cosa nota, ciascuno munito di secchio per tirare acqua al proprio mulino; sta di fatto che, numeri alla mano, lo shot clock non pare aver invertito alcun ordine di valori in campo o fatto pendere i bracci della bilancia in modo anomalo. Sarà raccomandato e proposto ai tornei di ogni ordine e grado, ma per le categorie minori rimarrà facoltativo fino al 2020, quando invece diventerà parte dei requisiti obbligatori per gli eventi ATP.

 

Si respira dunque l’aria di un cambiamento volto forse più all’ottenimento di maggiore audience che di maggior qualità del prodotto, sebbene l’una potrebbe fare da traino all’altra (come spesso accade viceversa). E il treno delle novità coinvolgerà anche il doppio, disciplina nobile andata negli anni accontentandosi di un ruolo da comprimaria, a essere fortunati. Forti di un lavoro pseudosindacale che va avanti da una decina d’anni ormai, i doppisti hanno finalmente ottenuto concessioni importanti per poter divulgare la variante del tennis in coppia, a partire dal campo di partecipazione ai tornei. Dal 2019, infatti, tutti i Masters 1000 allargheranno il numero di team partecipanti dalle usuali 24 a 32, come già visto nelle ultime stagioni a Indian Wells e Miami, con tre wild card concesse rispetto alle due del passato. Uno sforzo significativo per riportare in auge un lato della racchetta andato oscurandosi, a causa soprattutto delle scelte dei top players che raramente vi si dedicano se non in occasioni particolari (vedasi le Olimpiadi, che nel 2008 e 2016, in doppio, hanno visto iridati prima Federer poi Nadal).

Questione di visibilità, per la quale gli stessi doppisti saranno tenuti a impegnarsi ancora di più rispetto a quanto non abbiano fatto finora (e saranno probabilmente contenti di farlo). Sono state infatti istituite numerose iniziative pubblicitarie per le quali i giocatori dovranno mostrarsi disponibili proprio allo scopo di promuovere i tornei, come appuntamenti sponsor o eventi Pro-Am, molto in voga negli Stati Uniti, in cui professionisti e dilettanti calcano gli stessi campi. A proposito, i campi. Tra le proposte più interessanti, anche se non ancora definitive, c’è quella di un Doubles Only Courtovvero la possibilità di marchiare il campo di una partita di doppio in maniera autonoma e differente rispetto al singolo. Come se fosse un prodotto a sé stante quindi, garantendo maggiore visibilità e introiti pubblicitari separati. E per non farsi mancare nulla, il movimento sulle tribune durante gli incontri di doppio sarà libero.

È il successo dei test introdotti durante le ultime US Open Series, e un passo tutt’altro che piccolo verso una vera e propria rivoluzione, come già si vede da due anni a Milano con le Next Gen Finals. C’è sicuramente parecchia strada da fare prima che la finale di Wimbledon inizi con il warm up accelerato e venga decisa da un servizio deviato dal nastro grazia alla no-let rule, magari sul 40-40 e con il killer point. Ma mai dire mai.

Continua a leggere