Shot clock: Nadal pro domo sua, Djokovic il sindacalista

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Shot clock: Nadal pro domo sua, Djokovic il sindacalista

Si riapre il dibattito sull’orologio in campo. Djokovic difende i diritti dei giocatori, Nadal chiama in causa la storia del gioco. Kyrgios e Del Potro appaiono più possibilisti

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È cosa nota che gli organizzatori degli US Open abbiano deciso di implementare lo shot clock anche nel torneo di singolare. Finora l’orologio che scandisce i 25 secondi tra un punto e l’altro era stato usato solo nelle qualificazioni e nei tabelloni junior, mentre con questa mossa si cerca di assicurare che tutti rispettino la regola. Ovviamente, come ogni decisione in ogni ambito della vita, questa mossa ha prodotto reazioni differenti. Molto agguerriti i giocatori contrari, tra cui figurano Novak Djokovic e Rafael Nadal, due “ritardatari” cronici quando si trovano a servire, mentre non mancano anche opinioni più possibiliste, sostenute da chi magari non ha nessun problema a servire velocemente tra un punto e l’altro.

Rafael Nadal – “Ho trentadue anni. Non so per quanto giocherò ancora. Spero per tanto, ma la cosa non mi infastidisce. Da un punto di vista personale non penso che sarà una cosa che mi recherà fastidio. Per quanto riguarda il gioco invece, dipende. Se volete vedere una partita veloce e giocata senza pensare allora va bene. Se invece volete continuare a praticare uno sport che richiede pensiero e tattica. Se volete vedere scambi lunghi e divertenti, allora la direzione è sbagliata. A volte sembra che tutto giri intorno al business e non posso supportare questa cosa. Penso che i match che sono stati importanti per la storia di questo sport sono durati quattro, cinque ore. Per giocare questo genere di partite hai bisogno di tempo tra un punto e l’altro perché non puoi giocare scambi lunghi e punti emozionanti tutti di fila, avendo solo 25 secondi di riposo.

Novak Djokovic – “Non sono per niente contento, come del resto ogni altro giocatore del consiglio dei giocatori, per una semplice ragione. Non tanto per lo shot clock, di quello possiamo discutere, ma perché noi giocatori non siamo mai cercati, mai avvisati. Non partecipiamo al processo decisionale. È una cosa davvero frustrante dal punto di vista di un giocatore. So che lo hanno testato l’anno scorso nelle qualificazioni e che non ci sono stati molti commenti negativi, ma inserirlo sui campi principali e al meglio dei cinque set è tutta un’altra cosa. Credo che dovremmo essere interpellati su questioni che interferiscono sul ritmo del gioco e del giocatore. Per quanto riguarda lo shot clock in sé non sono del tutto contrario. Si sta cercando di modernizzare uno sport come il tennis che è sempre stato molto legato alle tradizioni. Capisco tutto il meccanismo che c’è dietro, ma penso che il cambiamento dovrebbe essere più nel solco della tradizione. Ad ogni modo, per quanto ho capito, i venticinque secondi partono da quando il giudice di sedia chiama il punteggio. Sta a lui. Quindi dopo uno scambio di trentacinque colpi magari, può aspettare che la folla finisca di esultare e poi chiamare il punteggio e solo a quel punto scatta il tempo. Così andrebbe bene e sarebbe rispettoso per i giocatori”.

 

Juan Martin del Potro – “Cercano di farci andare più veloce. Se questi cambiamenti funzionano per il pubblico, per la televisione e anche per noi ovviamente, allora possono essere un’occasione per migliorare il gioco. Siamo in grado di adattarci a questo genere di cose, quindi penso vadano bene“.

Nick Kyrgios – “Beh è una regola scritta. Non penso che ci debba essere bisogno dello shot clock. Il giudice di sedia ha l’orologio di fronte a sé, quindi… sì, credo che sia ok“.

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Australian Open, il programma di giovedì 27 gennaio: per la prima volta semifinali femminili sotto le luci

Per la prima volta le semifinali femminili si giocheranno sotto i riflettori a Melbourne. Doppio Kyrgios/Kokkinakis sulla Rod Laver Arena

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Rod Laver Arena by night - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

A partire da quest’anno, gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di modificare il programma spostando le semifinali femminili dalla sessione pomeridiana del giovedì a quella serale. Ciò è stato reso possibile dallo spostamento della prima semifinale maschile dalla serata di giovedì al pomeriggio di venerdì, ponendo fine all’anomalia tutta “australiana” che vedeva il vincitore della prima semifinale avere un giorno di riposo in più prima della finale rispetto al suo avversario.

A partire dalle 19.30 locali (le 9.30 in Italia) scenderanno in campo prima Ashleigh Barty opposta a Madison Keys e a seguire sarà la volta di Danielle Collins che affronterà Iga Swiatek o Kaia Kanepi.

Nel corso del pomeriggio la Rod Laver Arena ospiterà anche la semifinale del doppio maschile che vedrà Nick Kyrgios e Thanasi Kokkinakis giocare contro Marcell Granollers e Horacio Zeballos. Tennis Australia ha confermato che chiunque avrà un biglietto di ground potrà entrare nell’arena principale per seguire il match di doppio.

 

Di seguito gli orari completi (NOTA: basta scorrere il file per vedere tutti i match con l’orario locale, ricordando che Melbourne è 10 ore avanti rispetto all’Italia, quindi “11:00 AM” significa le 01 della notte italiana, “7:00 PM” significa 09 di mattina e così via):

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Il punto di Ubaldo: “Berrettini, il nostro gladiatore”

Il direttore Scanagatta commenta la qualificazione di Matteo in semifinale dopo l’epica vittoria in cinque set su Monfils

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Australian Open, Monfils amaro: “Nei momenti decisivi Berrettini fa sempre la cosa giusta, io mai”

Le considerazioni del numero uno di Francia sconfitto dall’azzurro: “Ho giocato contro un Top 10 più giovane di me e più esperto a questi livelli”

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Gael Monfils - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dopo la sconfitta con Berrettini nei quarti di finale dell’Australian Open, Gael Monfils si è presentato in conferenza stampa per spiegare i motivi della sconfitta in cinque set contro l’azzurro. Piuttosto amare le considerazioni del numero uno di Francia, che comunque torna dalla trasferta australiana con un titolo ATP 250 vinto ad Adelaide, un quarto Slam e un’ascesa di quattro posizioni nel ranking ATP (sarà numero 16 da lunedì prossimo).

D. Ti è andata male. Sembrava che l’inerzia fosse dalla tua parte dopo aver vinto il terzo e il quarto set, ma cosa è cambiato all’inizio del quinto?

Monfils: “Questa è esattamente la domanda che mi faccio anche io. Immagino che io non sia stato sufficientemente bravo a mantenere l’inerzia dalla mia parte. Spero che nei pochi anni di carriera che mi rimangono possa fare meglio se mi ricapita una situazione del genere”.

 

D.: Che bilancio fai di questa parte di stagione in Australia?

Monfils: “Mi porto a casa un sacco di cose positive. Anche se ancora una volta ho perso da un giocatore tra i primi 10 del mondo. In qualche modo non perdo la fiducia in me stesso. Credo ancora di poter fare qualcosa di grande. In realtà sono vent’anni che non riesco a ottenere un grande risultato in uno Slam, ma chi lo sa? Magari quest’anno succede che scatta il click giusto”.

D.: Dopo i primi due set persi, come hai fatto a ribaltare la situazione?

Monfils: “Ci credo sempre. Il problema è che qualche volta le aspettative intorno a me sono esagerate. Ogni tanto ci si dimentica che giocavo contro un top 10 che è più giovane di me ed è più esperto a questi livelli, perché mi ha già battuto in una situazione simile e ha già fatto una finale Slam a differenza mia. Lui ha giocato bene, ha gestito bene la situazione, ha fatto una grande partita. Però penso di essere anche io un buon giocatore. Magari non migliore di lui, ma un buon giocatore. Ha avuto bisogno di sudare per battermi”.

D. Che cosa fa Matteo per essere così tosto da battere negli Slam? L’anno scorso ha perso solo da Djokovic a questo livello…

Monfils: “Serve alla grande, ha un grande diritto. E nei momenti importanti è parecchio solido. Ha un rovescio lungo linea che certe volte usa bene. Ma soprattutto, nei momenti importanti gioca molto bene e punta sul suo piano A che funziona sempre”.

D. Il successo ad Adelaide e il quarto di finale qui non ti rendono ottimista per il prosieguo della stagione?

Monfils: “Sto lavorando duro. Penso che sto giocando bene. Sono stato fortunato a vincere un 250, ma vorrei qualcosa di più. Giocare bene nei 1000, andare in una semifinale in uno Slam. Siamo solo all’inizio della stagione, vado a casa con energia positiva”.

D.: Hai parlato di un click che deve scattare. Cosa intendi?

Monfils: “Intendo dire che nei momenti decisivi bisogna avere la capacità di fare la scelta giusta. Penso che in tutta la mia carriera nei momenti davvero decisivi questa capacità non l’ho mai avuta ed è per questo che non ho fatto grandi cose negli Slam. Lo accetto e continuo a credere che prima di ritirarmi io possa riuscirci”.

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