Tutti i numeri di Camila Giorgi

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Tutti i numeri di Camila Giorgi

A suo agio con le top ten, in costante crescita in classifica. Camila si presenta così ai quarti di finale contro Serena Williams

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2 – le sconfitte rimediate il mese scorso in tornei giocati su erba dalla Giorgi, contro tenniste non comprese nella top 100, durante la sua marcia d’avvicinamento a questa edizione dei Championships. Camila, che sui prati ha espresso sempre il meglio del suo potenziale – ottenendo a ‘s-Hertogenbosh nel 2015 l’unico titolo in carriera e raggiungendo a Wimbledon un ottavo e due terzi turni, di gran lunga risultati migliori rispetto a quelli guadagnati negli altri Majors – aveva molto deluso, perdendo al primo turno di Nottingham dalla Jakupovic, 118 WTA, e nel secondo turno delle quali di Birmimgham, dalla Dodin, 179 WTA.

3- i precedenti, tutti persi senza vincere un set, contro Serena Williams, prossima avversaria della Giorgi. Se il primo è molto datato e poco confortante (2013 sulla terra verde di Charleston, con la nostra giocatrice capace di raccogliere soli cinque games), qualche spiraglio in più lasciano i successivi due. Nel primo di questi, nel 2015 in Fed Cup a Brindisi Camila giocò un ottimo primo set alla pari con la Williams, perso solo al tie-break, prima di cedere di schianto nel successivo parziale. Nell’ultimo, giocato al primo turno degli Australian Open 2016, Camila tenne testa alla campionissima statunitense, perdendo solo 7-5 6-4 e risultando la giocatrice che in quel torneo maggiormente mise in difficoltà Serena per numero di giochi persi e durata dell’incontro, seconda solo a una Kerber in stato di grazia, che in finale avrebbe sconfitto la Williams. Altro piccolissimo appiglio al quale aggrapparsi: in tutti i tre precedenti la più piccola delle figlie di papà Richard era al numero 1 del mondo e si esprimeva al meglio (o quasi) del suo potenziale. Tutt’altra situazione rispetto all’attuale, che sebbene veda Serena nettamente in ripresa (in questo Wimbledon non ha perso un set) la lascia comunque al 183° posto del ranking e con pochissime partite messe alle spalle dopo la lunga degenza post parto. Se c’è un momento per batterla, è davvero questo.

 

8 – i successi di Camila Giorgi contro tenniste posizionate nella top 10 del ranking WTA. Per dare maggiore valore a questi numeri, è opportuno notare come quattro delle giocatrici (Pliskova, Wozniacki, Sharapova e Azarenka), sebbene non quando sconfitte dalla maceratese, siano state numero 1 al mondo. A fare da contraltare a queste prestigiose vittorie, sono giunte anche 14 sconfitte contro tenniste con la suddetta classifica, che portano la percentuale di successi dell’azzurra al 36,3 %. Risulta interessante confrontare questa sua percentuale con quella delle nostre campionesse giunte alla top 10 del ranking WTA. Sebbene i seguenti numeri riguardino un numero di partite perlomeno doppio di quello giocate da Camila – e in questi casi è quindi più facile che la percentuale si abbassi- la maceratese vanta un miglior score: Pennetta ha chiuso al 32,9%, Vinci al 23,8%, Schiavone è al 22,9 %, Errani attualmente al 19,4%.

25 – gli Slam giocati da Camila Giorgi prima di riuscire a centrare i quarti di finale. Precedentemente a questa edizione dei Championships, aveva raggiunto due volte gli ottavi (Wimbledon 2012 e Us Open 2013), in altre cinque il terzo turno (Australian Open 2015, al Roland Garros quest’anno, a Wimbledon nel 2013, nel 2015 e nel 2017), fermandosi in sette circostanze al secondo, e in ben undici al primo. Continuando il paragone con le tenniste italiane capaci di arrivare almeno di arrivare in finale in un Major, per quanto poco indicativo possa essere, è però interessante rilevare che Schiavone arrivò per la prima volta ai quarti al suo terzo Slam, Errani al 18° tentativo, Pennetta al 23 °, Vinci al 32°.

26 – i mesi di durata della battaglia legale tra Federtennis e Camila Giorgi. Una diatriba nata a seguito del rifiuto della maceratese di partecipare nell’aprile del 2016 al play-off del World Group di Fed Cup in programma a Lleida tra Spagna e Italia. Una decisione presa da Camilaper privilegiare la sua attività nel circuito: in quelle settimane si giocava il torneo di Katowice, dove difendeva i per lei pesantissimi punti della finale dell’anno precedente, senza contare che avrebbe anche dovuto saltare le quali del ricco Premier di Stoccarda. L’Italia perse malamente il tie e, contemporaneamente, si scatenò la durissima reazione della Federtennis. Tra sentenze, ricorsi, dure parole vicendevolmente rivoltesi tra le due parti e vari gradi di giudizio affrontati (furono coinvolti Tribunale Federale, Corte d’appello federale, Collegio di garanzia del Coni) sembrava che una vicenda sgradevole, che non lasciava vincitori ma solo vinti (per diverse ragioni) dovesse purtroppo ancora continuare a lungo. Invece, dopo gli Internazionali d’Italia, è stata fortunatamente annunciata da ambo le parti la volontà di chiudere consensualmente e pacificamente la vicenda, con Camila nuovamente disponibile a rispondere alla convocazioni in Fed Cup e la federazione intenzionata a chiudere ogni pendenza verso la tennista. Sarà un caso che la crisi di risultati e nella classifica di Camila sia coincisa perfettamente con questa vicenda?

30 – il best career ranking della Giorgi, raggiunto nel luglio 2015, dopo aver vinto S- Hertogenbosch, essere arrivata in finale a Katowice e aver raggiunto due terzi turni a Melbourne e Wimbledon. Quando Camila nel 2012 irruppe nel grande tennis, quasi tutti erano pronti a pronosticarle che avrebbe raggiunto una classifica ben migliore di quella sin qui conquistata ai nostri giorni, quando, a 26 anni e mezzo, è ancora giovane e nel meglio delle sue potenzialità fisiche, ma non è più giovanissima. Per mera curiosità statistica e per continuare a farci venire un pò di nostalgia per lo splendido quindicennio vissuto dal nostro tennis femminile, ricordiamo che alla stessa età che Camila ha in questi giorni, Errani era al suo best ranking- 5 WTA-, Schiavone era già stata al numero 11, Flavia era arrivata al numero 12 del ranking, mentre Vinci solo al 43.

100 – la posizione nel ranking WTA di Camila Giorgi nel gennaio di quest’anno, quando si è iscritta alle qualificazioni del Premier di Sydney. Colpa di un 2017 deludente e sfortunato, nel quale ha saltato per infortunio la parte finale di stagione (quella successiva agli US Open), ma che in precedenza l’aveva vista conquistare una sola semifinale (a Shenzhen) e appena tre quarti di finale. Ma il calo in classifica della nostra numero 1 era iniziato già due anni fa, successivamente a due anni solari trascorsi sempre nella top 60: più precisamente la crisi partì nel giugno 2016, dopo che la Giorgi perse i punti della vittoria del torneo di s- Hertogenbosch. Camila è rientrata tra le prime 60 giocatrici del mondo solo ad aprile di quest’anno. Una classifica maggiormente dignitosa conquistata dopo il terzo turno a Charleston e soprattutto a seguito della semifinale di Sydney, uno dei migliori tornei della carriera dell’italiana, relativamente al livello delle avversarie sconfitte (nell’ordine, Witthoeft, Stephens, Kvitova e Radwanska). Negli ultimi mesi è arrivata infine la miglior campagna sulla terra rossa europea della sua carriera: dopo aver conquistato i quarti a Lugano, ha raggiunto per la prima volta una semifinale su questa superficie (a Praga) e, soprattutto, ha guadagnato il primo terzo turno al Roland Garros, dove ha poi perso di un soffio dalla futura finalista, Stephens.

145 – la classifica di Camila Giorgi nel giugno del 2012, quando da semi-sconosciuta -in precedenza aveva giocato solo due tornei a livello maggiore, perdendo al primo turno dopo essersi qualificata, a Wimbledon 2011 e a Charleston 2012- colse, ai Championships, le prime vittorie nel circuito maggiore, giungendo sino agli ottavi. Camila vi riuscì senza perdere un set tra le tre partite delle quali e le tre del tabellone principale, sconfiggendo, oltre che, al secondo turno del main draw, la georgiana Tatishvili, 73 WTA, due top 20: Flavia Pennetta e Nadia Petrova. Contro l’allora 3 del mondo Aga Radwanska, in quell’edizione spintasi sino alla finale, non vi fu partita e Camila dovette “accontentarsi” di essere entrata per la prima volta nella top 100.

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Coppa Davis

Davis Cup: oltre le più azzurre previsioni. Un’Italia così forte può vincere la Davis? Isner: “Sinner sicuro top 3”

Capitan Fish: “L’Italia può battere qualsiasi squadra”. Forse non la Russia di Medvedev e Rublev. Il mio ricordo di Siviglia 2004, il Sinner di ieri mi ha ricordato quel Nadal

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

“Abbiamo una squadra fortissima”. Ipse, Sinner, Dixit. Come dargli torto? “Sinner diventerà certamente un top-3 del mondo!”. Ipse, Isner, dixit. Come dargli torto dopo quello che ho visto oggi?

Due esordienti hanno stroncato le reni ai giganti made in USA. Mi è tornata in mente la finale di Coppa Davis, quella vera, di Siviglia nel 2004 quando due tennisti nati e cresciuti nella piccolissima isola di Maiorca, l’esordiente diciottenne Rafa Nadal e il ventottenne Carlos Moya, stroncarono le reni a un Paese di 300 milioni di abitanti. Già, anche in quell’occasione, sul banco degli sconfitti ci finirono gli Stati Uniti, vincitori di 32 Coppe Davis, che schieravano Andy Roddick e per l’appunto l’attuale capitano di Coppa Davis Mardy Fish.

La Coppa Davis non è più la stessa, purtroppo, ma è vero che abbiamo una squadra fortissima se anche senza il nostro numero uno, Matteo Berrettini, siamo stati capaci di risolvere in due ore e mezzo la pratica americana a Torino.

 

In 2 ore e 31 minuti in totale l’Italia dei due esordienti in azzurro, con tanto di scritta Italia sulle spalle blu, Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, ha dominato i giganti degli Stati Uniti, Reilly Opelka e John Isner, senza neppure perdere un solo game di servizio. Nessuno dei due azzurri. Sonego in un’ora e 29 minuti (6-3 7-6) ha concesso una sola palla break nel sesto game del primo set, cancellandola coraggiosamente. Sinner (6-2 6-0 in un’ora e 2 minuti) ne ha salvate tre consecutive nel secondo game del secondo set quando peraltro già era avanti di un break.

Se ieri ci avessero detto che un paio di giocatori avrebbero potuto chiudere il loro match senza perdere il servizio, avremmo probabilmente pensato che quelli sarebbero stati gli americani. C’è qualcuno al mondo che batte più forte di loro? Invece a non perdere il servizio sono stati gli azzurri e non quei due tipacci che tirano giù noci di cocco a 235 km orari da più di 4 metri e mezzo d’altezza, sommando la loro, la lunghezza delle braccia, quella della racchetta con l’aggiunta del saltino che hanno imparato a fare per incocciare la malcapitata pallina più su ancora per strapazzarla ben bene.

Francamente neppure il tifoso più ottimista avrebbe potuto immaginarsi uno scenario del genere. Io, ad esempio, non avevo nascosto la mia preoccupazione. Temevo soprattutto che Lorenzo Sonego patisse l’emozione di giocare nella sua Torino, a coronare un sogno di qualunque bambino che prende la racchetta in mano: giocare in Coppa Davis per l’Italia e proprio nella tua città, davanti alla tua famiglia, ai tuoi amici, con l’obbligo di vincere perché… il doppio americano aveva i favori generali del pronostico contro qualsiasi coppia azzurra. Sulle spalle c’era un carico di pressione assai pesante. Pesantissimo. Roba da far tremare i polsi, insomma. Sinner si era già più abituato, nel corso dell’anno, giocando finali davvero importanti, a situazioni pesanti.

Beh, Lorenzo ha cominciato il suo match mettendo dentro 4 prime palle sui primi 4 punti, tutti vinti. Meglio di così non poteva cominciare. Ha perso meno punti sul proprio servizio che non Opelka anche nel primo set: lui 6 in 5 turni, l’americano 7 in 4 turni. 28 punti per Sonego nel primo set, 21 per Opelka. E nel secondo, fino al tiebreak, la differenza è stata ancora più netta: Sonego ha ceduto 3 punti soltanto in 6 turni, Opelka 8. Quando Lorenzo ha fatto subito il minibreak nel tiebreak è apparso quasi fosse la logica conseguenza di quel che avevamo visto fono a quel momento.

Così come il fatto che Lorenzo, mettendo a segno l’ace n.4 e l’ace n.5 nel secondo e nel sesto punto di quel tiebreak, è stata la dimostrazione di una straordinaria lucidità e capacità di concentrazione. Quel minibreak gli è bastato, tenendo tutti i suoi servizi a non concedere la minima chance a un Opelka così stranito da apparire quasi rassegnato. Ma era furibondo… tanto che, obbligato a presentarsi in conferenza stampa, è stato di una scortesia, e di una mancanza di professionalità, pazzesca. Ha risposto a monosillabi, un vero gigante nella maleducazione.

Tutto il contrario di John Isner. Un Isner che aveva molte più ragioni di essere furioso. Mai aveva perso con un punteggio simile. 6-2 6-0! Ma vi rendete conto? Mentre arrivava in sala stampa ero andato di corsa a leggere i suoi risultati di 15 anni, dal 2021 al 2006 e non avevo trovato nessuna batosta così dura. Mai neppure un 6-0. La volta in cui aveva fatto meno game erano stati 4. Con Sinner ne ha fatti 2.

Cercando di non maramaldeggiare, ma solo dopo essermi reso conto della sua educazione – ha anche detto che era stata bellissima l’atmosfera, il tifo degli italiani e che l’unico dispiacere era stato quello di non essere riuscito a essere più competitivo – gli ho dovuto dire che avevo cercato nelle statistiche un punteggio altrettanto duro da lui subito nel corso della sua lunga carriera e lui ha ammesso con grande savoir faire: “Non ricordo che mi sia mai successo, ce lo siamo chiesti anche noi negli spogliatoi, ma Sinner ha giocato in un modo incredibile, non mi ha dato alcuna possibilità… è stato davvero troppo bravo. Non c’era davvero nulla che io potessi fare e se mi guardo indietro ci sono poche volte nelle quali non ho avuto un colpo in canna, una chance per rovesciare un match. Oggi invece è stato così. Non ricordo un match che io abbia perso altrettanto facilmente. Credo sia la prima volta. Naturalmente tutto il credito va a lui… che, ed è ancora più importante, è un bravissimo ragazzo, a very nice kid, davvero”.

È stato lì che gli ho chiesto se a suo avviso Sinner aveva le carte in regola per aspirare a un posto fra i primi 3 tennisti del mondo. E lui non ha avuto dubbi: “Anche se avessi giocato al meglio delle mie possibilità non so se sarei riuscito a batterlo oggi. Credo che questa indoor sia probabilmente la superficie più adatta al suo tennis. Forse se avessi avuto qualche match in più d’allenamento alle mie spalle avrei potuto giocare un match un po’ più equilibrato, ma non so se ci sarebbero molti giocatori che potrebbero batterlo su questo campo. Sono sicuro che sentirete parlare molto di lui in futuro, avrà molta pressione sulle sue spalle, ma la risposta è sì, lo vedo arrivare fra i primi 3 tennisti del mondo. Questa superficie è probabilmente la migliore per lui, ha avuto davvero ottimi risultati indoor quest’anno, penso che abbia solo 20 anni. Ma sì, penso che avrà certo un futuro radioso. Il nostro sport è fortunato ad avere un ragazzo come lui”.

E Mardy Fish ha poi detto: È la prima volta che vedo Sinner così da vicino e sono rimasto incredibilmente impressionato. Sì, perché avrò visto giocare Isner 600 o 700 volte e non ho mai visto nessuno rispondere al suo servizio come ha fatto stasera Sinner… E anche John mi ha detto la stessa cosa… Ci sono tanti giocatori che ho visto rispondere particolarmente bene, i del Potro, i Medvedev, ma stando lontani dalla riga di fondo. Lui sembra vedere bene prima dove andrà la palla. Decisamente il tennis italiano ha davanti a sé un brillante futuro. Per come gli italiani hanno giocato oggi, avrebbero vinto contro qualunque squadra al mondo”.

Beh… e se avessimo avuto anche il miglior Berrettini? Davvero forse soltanto la Russia di Medvedev e Rublev sembra più forte di noi, se i nostri giocano così. E il rimpianto per il formato della vecchia Coppa Davis cresce a dismisura. Perché potendo giocare 4 singolari invece di due, e riducendo l’importanza del doppio che oggi vale il 33 per cento dei punti e nella antica Coppa Davis invece valeva il 20 per cento, avremmo avuto vere chances di conquistarla per più di uno, due o tre anni. Se pensiamo che l’abbiamo vinta una volta sola… beh, cavolo, come sono cambiate le cose in un paio d’anni, da quella semifinale parigina raggiunta da Cecchinato a Parigi (dopo un “buco nero” di circa 40 anni e 160 Slam!), al trionfo monegasco di Fabio Fognini nell’aprile 2019, con gli 11 tornei vinti da allora dai tennisti italiani in mezzo a 13 finali raggiunte.

Oggi dobbiamo stare attenti. Dobbiamo vincere entrambi i singolari perché il doppio contro Cabal e Farah (campioni a Wimbledon nel 2019) non ci vedrebbe favoriti. Non credo che Galan possa combinarci lo scherzo di battere Sinner e che Mejia (se gioca lui invece di Cristiano Rodriguez) possa creare veri problemi a Sonego. Ragionevolmente giocheremo i quarti di finali lunedì contro la Croazia di Cilic e Gojo. Sinner dovrà giocare contro Cilic e Sonego contro Gojo. E anche in quel caso sarà meglio vincere entrambi i singolari, perché contro Pavic e Mektic, n.1 mondiale del doppio, sarebbe meglio non dover giocare un match decisivo.

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Coppa Davis

Sonego, esordio in Coppa Davis da sogno. E prima ci aveva confessato: “Sensazione indescrivibile”

SPONSORIZZATO – Così il 25enne torinese raccontava le sue emozioni poco prima di entrare in campo: ecco come si prefigurava il match contro Opelka

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Lorenzo Sonego - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

L’esordio in Davis nella propria città, a due passi dal proprio circolo, coronato con la vittoria: di certo il 26 novembre 2021 resterà una data indimenticabile per Lorenzo Sonego. Nel suo match vinto con Reily Opelka aveva dovuto annullare un’unica palla break nel settimo gioco, sul 3 pari. Scampato quel pericolo è stato lui a brekkare l’americano nel game successivo. Ha giocata una partita perfetta e sembrava quasi che avesse previsto quel che poteva succedere. Grazie alla collaborazione dello sponsor Mizuno, abbiamo raccolto le sue sensazioni a pochi minuti dall’ingresso in campo al PalaAlpitour di Torino, leggerle a posteriori rende ancora più l’idea di quello che ha rappresentato per Lorenzo la sua prima partita in Coppa Davis.

QUI LA COLLEZIONE UOMO PER IL TENNIS DI MIZUNO

Quali sono le sensazioni in avvicinamento al match in cui rappresenterai la tua nazione nella tua città?

 

“È una sensazione indescrivibile, un sogno che s’avvera. Man mano che si avvicina la partita mi sento sempre più carico e non vedo l’ora di giocare davanti al mio pubblico, che riesce a tirarmi fuori tutto quello che ho dentro”.


Sul piano mentale, come sei solito avvicinare partite così importanti? Ci sono concetti che ti ripeti,
“riti” del pre-partita?


“Per me ogni partita è uguale. Cerco di dare il massimo in ogni partita, ogni game, ogni punto. Prima del match mi rilasso con un po’ di musica insieme al mio team e faccio un breve riscaldamento subito prima della partita”.


Quanto è importante l’aiuto del tuo mental coach? In cosa consiste il lavoro che fate insieme?

“Più lavoro con Lorenzo Beltrame e più mi accorgo di quanto sia importante parlare delle proprie sensazioni e delle proprie emozioni. Spesso si hanno delle percezioni sbagliate, e un occhio esterno può aiutarti a vederti in modo più obiettivo e vero. E questo ti fa crescere più rapidamente”.


Immagine di essere 0-40 sul 4-3 per un gran battitore come Opelka, perdere il servizio può costarti il match. Come gestiresti mentalmente una situazione simile? E a parti invertite?


“(Sorriso) Mi è già capitato più di una volta. Un giocatore in crescita, come sono io, non ha ancora degli schemi prestabiliti per determinati punteggi. Questo, a volte, può crearmi qualche problema e qualche dubbio ma, mi rende comunque imprevedibile. Credo che l’importante sia essere convinti che il match non è mai finito: anche se vai sotto 5-2 al terzo puoi ancora vincere. Stessa cosa per il punteggio inverso. L’avversario, a volte, nella disperazione rischia il tutto per tutto e ti ritrovi in parità senza poter recriminare niente”.


Come riesci a unire la grande combattività che esprimi con la serenità che emani verso chi ti
guarda?


“La chiave sta nella mia grande competitività e l’amore che ho per la battaglia. Più difficile e lunga è la battaglia più trovo energie e mi esalto. La serenità viene anche dal fatto che sono felice al di fuori del campo e so di lavorare sodo e di essere preparato e in crescita”.


Cosa ti aspetti dagli incontri contro gli Stati Uniti e Colombia? Quali sono gli avversari e le difficoltà
che ti aspetti?


“Entrambi gli incontri non saranno facili. Io cercherò di essere molto reattivo soprattutto alla risposta, che su questi campi è importantissima, e di comandare il gioco”.

Sonego ha giocato da protagonista a Torino pochi giorni dopo aver preso parte nel centro della città a un evento organizzato da Mizuno, il brand multisport che ha la sede italiana proprio a Torino. L’uomo-Davis dell’Italia ha palleggiato insieme ai suoi tifosi e all’altro tennista torinese Andrea Vavassori in un campo temporaneo allestito davanti al Mizuno Store di via Soleri. Mizuno accompagna Sonego fin dagli albori della sua carriera, avendo creduto nelle sue potenzialità in tempi non sospetti. Potenzialità che, è il sogno di Lorenzo e anche di Mizuno, in futuro potranno spingere Sonego sempre più in alto, magari fino a giocare le ATP Finals nella sua città.

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Coppa Davis

Coppa Davis: Sonego e Sinner show, l’Italia schianta gli Usa

L’Italia batte gli Usa 2-1. Sonego non delude nella sua Torino e piega Opelka, Sinner annichilisce Isner. L’Italia ad un passo dai quarti

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Lorenzo Sonego - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

da Torino il nostro inviato 
L’America è lontana, dall’altra parte della luna. Ma è l’Italia dei giovani esordienti a guardare dall’alto i giganti statunitensi, letteralmente abbattuti sotto i colpi degli scatenati Sonego e Sinner. 
Giampiero Galeazzi ruggiva al microfono quando gli “eroi di Milwaukee”, Sanguinetti, Gaudenzi e Nargiso, capitanati da Paolo Bertolucci, consegnarono all’Italia l’ultima vittoria sugli Stati Uniti in Davis. Quell’impresa  di ventitré anni fa portó gli azzurri in finale, la vittoria di oggi contro gli americani consente a Sinner e compagni di ipotecare la qualificazione ai quarti di finale – basterà non commettere clamorosi harakiri contro i modesti colombiani – dove lunedì con ogni probabilità potremmo sfidare la Croazia con in palio la final-four di Madrid.

Dopo l’esordio con i fiocchi di Sonego nella sua Torino, è stato un solidissimo Jannik Sinner, sempre più a suo agio nelle vesti di top-10 a completare l’opera e a far spellare le mani agli spettatori del Pala-Alpitour. A Punteggio acquisito ko il doppio Musetti-Fognini.

Pur con l’assenza pesante dello sfortunato Matteo Berrettini (“Matteo mi ha mandato un messaggio prima della partita” – ha ricordato Sonego – “questa vittoria è anche per lui, è stato devastante vederlo in quello stato dopo il ritiro con Zverev“), l’Italia ha una squadra davvero competitiva e la sensazione è che non solo in questa edizione, ma anche nei prossimi anni ci sarà da divertirsi.

 


L. Sonego (ITA) – R. Opelka (USA) 6-3 7-6(4)

Ha vinto un torneo in Sardegna, ha giocato un tennis stellare a Roma raggiungendo le semifinali, non poteva certamente tradire alla “chiamata alle armi” della sua Torino. Lorenzo Sonego si conferma gladiatore, bagna il suo esordio in Davis battendo  in due set il gigante americano Reilly Opelka e regala così il primo preziosissimo punto all’Italia. Prestazione davvero impeccabile dell’ azzurro che premia la scelta di Capitan Volandri di preferirlo al veterano Fognini.

“Sapevo da ieri sera che avrei giocato, non ero tanto teso, ero soprattutto felice di questa opportunità e non vedevo l’ora di giocare questa partita”
Se Lorenzo è teso non lo dà a vedere: parte al servizio, quattro prime e game a zero. Il clan Usa è munito di un rumoroso campanaccio bovino che risuona ad ogni punto di Opelka tra gli applausi della panchina.

Sarà vero che il campo è meno rapido rispetto a quello delle Finals  ma praticamente non si scambia, si gioca sull’uno-due e i giocatori raccolgono le briciole nei game di risposta fino al settimo gioco. Qui Sonego si complica la vita concedendo la prima pericolosissima palla break, salvata con coraggio con  il diritto dietro una buona prima. I due scambi successivi, i più lunghi del set, li porta  a casa l’azzurro e vengono sottolineati dal ruggito di Lorenzo e dal boato del pubblico che entra finalmente in partita. È la svolta perché al cambio di campo Opelka combina due disastri a rete che concedono due palle break all’azzurro, salvate con il servizio e con una volee tremebonda di rovescio sulla linea. Il primo doppio fallo del gigante americano offre la terza chance a Lorenzo che è bravissimo a rispondere ad una prima a 232 km/h di Opelka e indurne l’errore di diritto. “Picchia Lollo!” invoca uno spettatore, il granata non si fa pregare e dopo 37 minuti l’Italia è avanti di un set. 

Lorenzo è molto propositivo in risposta e questo mina le sicurezze del bombardiere americano nel colpo chiave del suo gioco. Quando poi Opelka si avventura a rete viene puntualmente beffato dall’azzurro. Sul 3-3 Lorenzo ha la prima palla break del set che potrebbe indirizzare definitivamente la partita  ma l’americano si aggrappa al servizio e sventa il pericolo. I colpi vincenti di Lorenzo sono accompagnati dal Po-poro-popopopo  del PalaAlpitour che rimanda ai tempi del Mondiale 2006, ma l’equilibrio regge fino a condurre i giocatori al tiebreak. Il diritto lungo di Opelka sul primo punto regala il mini break che indirizza il tiebreak. Lorenzo chiama il pubblico e il PalaAlpitour risponde presente. L’azzurro controlla con autorità i suoi punti al servizio e con la classe di un veterano – altro che esordiente! – porta l’Italia in vantaggio. La volee vincente di Sonego fa esplodere Torino: Lorenzo salta di gioia e contiene a stento le emozioni al microfono, chiedendo di parlare italiano: “Non è scontato fare bene con la pressione di giocare in casa, ma è bellissimo nella mia città! E ora tutti tifo per Sinner”.

Dopo il match Lorenzo non ha nascosto la sua soddisfazione: ” E’ stato tutto incredibile, sono nato a 200 metri da qui, oggi c’era la mia ragazza, la mia famiglia, i miei amici. Vedere le lacrime del mio allenatore a fine partita mi ha emozionato molto. Sono partito dal basso, non avevo le qualità che hanno altri giocatori. Mi sono buttato anche in posti e tornei dove era difficile stare, ma mi è servito per migliorare il mio livello”.

Jannik Sinner – Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

J. Sinner (ITA) – J. Isner (USA) 6-2 6-0
Non sappiamo se la grande prestazione di Lorenzo Sonego abbia galvanizzato ulteriormente Jannik o se il numero 10 del mondo era già di suo caricato a mille, fatto sta che Sinner è partito dai blocchi subito aggressivo, mettendo in grande difficoltà Inser sin dal primo quindici. Tre palle break sfumate nel game di apertura non hanno turbato il nostro alfiere che nell’occasione successiva ha strappato il servizio ad Isner mettendo in discesa il set. La potenza e profondità dei colpi di Jannik hanno devastato la difesa americana ma le condizioni di Isner (e anche di Opelka in verità) lasciano il sospetto che Fish abbia toppato nelle scelte, con un Tiafoe che era parso negli ultimi tornei in buona forma.

Entusiasma comunque il modo con il quale Jannik ha inchiodato il suo avversario sulla diagonale di rovescio per poi finirlo puntualmente con diritti penetranti. Il 6-2 del primo set è stata una logica conseguenza e nel secondo parziale la musica non è cambiata, anzi le cose sono decisamente peggiorate per gli Stati Uniti. Break in apertura, poi Jannik ha dimostrato tutta la sua lucidità nell’annullare le tre palle break consecutive del possibile contro break, per involarsi anche nel secondo set. Il doppio fallo con il quale Isner ha ceduto per la terza volta consecutiva il servizio è stato l’emblema della resa totale della squadra americana. Addirittura un bagel sul cemento indoor non ricordiamo che l’americano lo abbia mai subito. “No, non avevo mai perso con un punteggio così netto” dirà Jhon in conferenza dopo il match “ma per Jannik prevedo un futuro da top3”.

Gli anni passano per John e sicuramente i bei tempi sono andati per l’americano, ma contro il Sinner visto oggi ci sarebbe stato poco da fare per quasi chiunque.
Un “andiamo a vincere” di bistecconiana memoria risuona al PalaAlpitour che canta “Olè olè olè olè Janniiiik Janniiiik”.Il nostro giovane campione non si fa pregare, completa l’opera per la festa azzurra.

R. Ram/ J. Sock – L. Musetti/ F. Fognini 7-6(5) 6-2

A risultato acquisito, Volandri ha scelto di far esordire Lorenzo Musetti al fianco di Fabio Fognini, in un match che contava soprattutto per gli americani per alimentare le speranze di un possibile ripescaggio. Gli azzurri hanno giocato un buon primo set, con alcune soluzioni di Musetti che hanno incantato il pubblico e si sono trovati 5-4 e servizio nel tiebreak, ma due errori abbastanza banali hanno vanificato il vantaggio e regalato il set agli statunitensi. Nel secondo set poca storia.

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